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Le difficoltà della scrittura

difficolta-scrittura

La scrittura è sofferenza.

Lo avevo scritto tempo fa e per me è un concetto sempre più vero. La scrittura per il web mi riesce facilissima, forse anche perché, facendo due conti, ho scritto più parole in articoli che in narrativa. Al giorno, fra post e alcuni testi per dei clienti, ho anche scritto 3000 parole, ma questi numeri in narrativa sono un sogno.

Quali difficoltà incontrate nella scrittura creativa? Ora elenco le mie, in ordine cronologico o, meglio, di apparizione durante il processo di scrittura.

Trovare un’idea che funzioni

Non tutte le idee che mi vengono in mente diventeranno storie. Ma è naturale, come capita anche che non tutte le idee per i post si tradurranno poi in articoli del blog. Qui ne ho fatti fuori ben 170.

Ma come facciamo a capire se l’idea possa funzionare o no? Io mi pongo alcune domande.

  • È già stato pubblicato qualcosa su quel tema?
  • Riesco a figurarmi la storia, almeno nelle linee generali?
  • Riesco a focalizzare l’ambientazione e il protagonista?
  • È una storia che mi piacerebbe scrivere e leggere?
  • Penso di riuscire a dedicarmici con impegno o è solo una momentanea attrazione?

Quest’ultima domanda per me è una delle più importanti e adesso mi spiego perché ho abbandonato diverse storie negli ultimi anni.

La scelta della storia

Quale storia scrivere fra le tante che abbiamo nel cassetto dei sogni da scrittore? Ne ho parlato martedì scorso e il prossimo martedì torno sull’argomento con una possibile soluzione. Questa difficoltà è strettamente legata all’ultima delle domande su menzionate.

Quando riuscirò a finire il benedetto P.U., ci sarà un periodo di intensa meditazione per valutare quale progetto iniziare.

Come portare avanti la storia

Non vi capitano intoppi durante la stesura di un romanzo? Ho smesso di scrivere P.U. due volte, perché non ero sicuro che fosse una buona storia. Ora ho deciso di finirla, anche perché un’amica, lettrice forte e esigente, ha letto le prime due parti e l’ha trovata buona. Alle volte servono interventi esterni per proseguire.

Nella terza parte che sto scrivendo – la terza di sette – ho avuto un blocco e questo ha causato un rallentamento enorme, tradotto in un mese perso di scrittura. Come uscire da questi blocchi? Se avete una soluzione, caso per caso, andate e divulgatela.

L’indecisione

Qui ci sarebbe da discutere molto. Io sono un indeciso di natura, ma cosa mi rende indeciso nella scrittura? Il pensiero che non serva a nulla il lavoro che sto facendo, che alla fine tutte le fatiche per scrivere un romanzo non si tradurranno in qualcosa di valido, di compiuto, di apprezzato.

Indecisione anche su cosa voglio davvero ottenere dalla scrittura, perché io ancora non lo so. Se fosse stato davvero importante, per me, pubblicare con un editore, avrei già scritto più di un romanzo e inviato a tutta la schiera infinita di case editrici che abbiamo.

La paura dell’insuccesso

L’ho chiamata paura, ma non la vedo come una paura. Piuttosto come quel fallimento che ti fa chiedere “devo continuare a scrivere o è meglio lasciar perdere?”. Non si può avere sempre successo e il fallimento può capitare a tutti, questo è vero.

Eppure, fallire è uno spettro dietro l’angolo, un’ombra che ti segue e non ti molla, un pensiero che s’installa nella mente e non riesci a togliere.

La sensazione che non cambi nulla

Che è forse persino peggiore del fallimento. Scrivi, pubblichi, la storia piace, vende, ma nella tua vita, alla fine, non è cambiato assolutamente nulla. Sei ancora lì coi tuoi problemi e i sogni a occhi aperti, a scrivere un’altra storia che non influirà minimamente nel corso della tua esistenza.

Non parlo di influenze economiche, che so – e spero sappiate anche voi – che non ci saranno. Parlo di soddisfazione personale, di quell’appagamento naturale che dovrebbe conseguire alla riuscita di un progetto, ma che magari non ci sarà mai. Vai a capire perché.

Le difficoltà della scrittura

Le vedo solo io o esistono anche per voi? E se esistono, quali sono le vostre?

48 Commenti

  1. wawos
    2 ottobre 2014 alle 07:39 Rispondi

    Se le difficoltà esistono per te, Daniele, figuriamoci per me. Le idee per portare avanti le storie, per ora, non mi mancano ma, in ogni caso, devono funzionare. Le mie difficoltà risiedono soprattutto nella tecnica della scrittura e nella grammatica. Buona giornata.

    • Daniele Imperi
      2 ottobre 2014 alle 08:24 Rispondi

      Beh, io non sono mica un autore famoso, quindi le diffoltà ci sono come per tutti :)

      Tecnica di scrittura e grammatica si migliorano leggendo e scrivendo.

  2. LiveALive
    2 ottobre 2014 alle 08:02 Rispondi

    Per il non cambiare nulla, credo sia una cosa dovuta al culto della personalità. Tutti quelli che scrivono, consciamente o meno, lo fanno per dimostrare qualcosa, e perché sognano di essere i nuovi Tolstoj. Anche chi gioca a scacchi lo fa per dimostrarsi più intelligente degli altri, anche se magari consciamente non lo sa.
    Credevo che nella scienza non ci fosse il culto della personalità: in fondo, dobbiamo solo impegnarci per mandare avanti il mondo, non importa chi lo fa, no?
    E invece anche lì è la stessa cosa. Ho letto interviste di scienziati dove dicevano che certe intuizioni ti rendono nevrotico perché ti fanno dire “Se ho avuto io questa idea, può averla avuta anche qualcun altro, devo risolvere il problema per primo, devo sbrigarmi…”.
    Anche Einstein aveva paura che i matematici risolvessero il suo problema prima di lui. Ma che si chiamasse equazione di Einstein o equazione di Eisenbach cambiava qualcosa?

    • Daniele Imperi
      2 ottobre 2014 alle 08:26 Rispondi

      Io non scrivo per dimostrare qualcosa, né tanto meno mi interessa diventare il nuovo Tolstoj.

      Scienza e scrittura sono temi diversi. Nella scrittura, secondo me, nessuno arriva prima o dopo gli altri.

      • LiveALive
        2 ottobre 2014 alle 14:41 Rispondi

        Vuoi dirmi che non ti piacerebbe se in futuro nascesse la critica imperica, con corso alla celebre università Daniele Imperi di Roma?

  3. Salvatore
    2 ottobre 2014 alle 08:05 Rispondi

    Ci sono difficoltà e difficoltà. Non sono tutte uguali. Alcune poi sono generali e valgono per tutti, altre invece molto peculiari e valgono solo per l’individuo in sé e le sue caratteristiche caratteriali uniche.

    Per quanto riguarda le difficoltà tecniche, leggere molto e scrivere molto aiutano a superarne il maggior numero, mettendoti in grado di scrivere quasi ogni storia. Io oggi, a un anno di distanza dall’apertura del mio blog, scrivo molto meglio di prima. Il blog mi è servito sia a fare molto allenamento, a scrivere i miei pensieri su carta con chiarezza e semplicità – direi con naturalezza -, sia a confrontarmi con chi mi legge. È sempre molto utile confrontarsi con gli altri.

    Per quanto riguarda le difficoltà di altro tipo, in particolare quelle motivazionali, sai bene – perché l’ho già raccontato più volte – che io stesso mi sono fermato per ben dieci anni proprio a causa di queste. N’è valsa la pena? È cambiato qualcosa in meglio? No. Se non scrivi la tua vita rimane esattamente com’è ora. Se scrivi invece, magari non cambia, ma magari sì. Quindi tanto vale provarci.

    Per quanto riguarda me, le mie difficoltà sono due: la strategia e la serenità mentale.

    Ogni storia raccontata è un percorso che l’autore vuole far compiere al lettore. Questo richiede strategia. Io sono un animale istintivo e impulsivo, incapace di stratagemmi o di autoanalisi. Trovo molta difficoltà nella stesura di una trama. Molta.

    La serenità mentale dipende da tanti fattori. Io ho una compagna che adoro, ma non posso fare a meno di pensare che se fossi solo, completamente solo, avrei una marcia in più. Forse non è vero, forse è solo un’idea che mi sono fatto. Il risultato però è che il tempo ritagliato per scrivere non è quello adatto per fare di questa passione un mestiere.

    Ti ruberò l’idea di questo post e ne farò un guest post per Chiara, visto che me lo ha chiesto. A rileggerci presto fratellino. ;)

    • Daniele Imperi
      2 ottobre 2014 alle 08:31 Rispondi

      Ho anche io le stesse difficoltà: strategia e serenità mentale.

      Sul discorso dell’avere o meno una compagna, hai ragione, in un certo senso. Io sono solo e per ora è meglio così. Ma è chiaro che se hai qualcuno al tuo fianco, il tempo va ritagliato in modo diverso. Ne hai per forza di meno per scrivere. Il fatto che molti scrittori famosi siano felicemente sposati, beh, per loro è un lavoro, quindi il tempo lavorativo si traduce per loro nella scrittura e il tempo libero da dedicare a moglie e figli.

      Neanche io ho quindi il tempo giusto da dedicare alla scrittura per farne un lavoro. Ma parliamoci chiaro: secondo te in Italia davvero puoi campare scrivendo narrativa?

      Ok per il furto del post :)

      • LiveALive
        2 ottobre 2014 alle 14:45 Rispondi

        La moglie di Tolstoj ha dato un contribito consistente all’opera del marito.

        • Chiara
          2 ottobre 2014 alle 15:31 Rispondi

          Questo perché gli uomini da soli non sanno fare niente! :D (tiè!)

      • Chiara
        2 ottobre 2014 alle 15:33 Rispondi

        Daniele, però tu lavori con la scrittura: fra il copywriting, i blog e le tue storie si può dire che ne abbia fatto un lavoro, o sbaglio?
        Arrivare a questo per me sarebbe già un gran successo. Ci sono un sacco di attività che, pur non essendo narrativa, sono comunque legate alla scrittura ed in un certo senso altamente creative. è un tipo di vita che a me piacerebbe moltissimo.

        • Daniele Imperi
          2 ottobre 2014 alle 18:45 Rispondi

          Le storie non danno guadagni :)
          E scrivere in senso generale può portare soddisfazioni, certo.

    • Chiara
      2 ottobre 2014 alle 08:45 Rispondi

      Grande Salvo! Che ne dici se lo pubblichiamo giovedì 9? Io il 13 sarò ospite qui, così invece di preparare il mio preparo quello per Daniele. Sarebbe un incastro perfettissimo (parola che non esiste, ma che rende l’idea).

      • Salvatore
        3 ottobre 2014 alle 05:59 Rispondi

        Per il 9 va bene, anche se avendomi messo una scadenza non riuscirò a scrivere nemmeno più un post per il resto della mia vita… ;)

        • Chiara
          3 ottobre 2014 alle 08:54 Rispondi

          Va beh ma se non ce la fai fa nulla! Poi comunque ne parliamo per benino :)

  4. Chiara
    2 ottobre 2014 alle 08:43 Rispondi

    Dal momento che chiedi un suggerimento per i blocchi creativi e che io qualche giorno fa ho scritto un post al riguardo, lo pubblico sperando che possa esserti utile (ed esserlo ai lettori) : http://appuntiamargine.blogspot.it/2014/09/cio-cui-resisti-persiste-qualche.html … Se non gradisci la presenza del link, rimuovilo pure!

    Le mie difficoltà invece sono altre. Ne ho riscontrate in particolare tre, sulle quali sto lavorando per migliorare:

    1) Avere il freno a mano tirato sulle scene ad alta intensità emotiva.
    Pur essendo una persona caratterialmente empatica, mi incaglio sulle scene che hanno al centro sentimenti forti oppure mostrano rabbia, violenza, sesso. è come se inconsciamente avessi il timore di espormi troppo, davanti al lettore e davanti a me stessa.

    2) Tendo ad essere eccessivamente prolissa ponendo l’accento sullo stile e non sulla trama. Certo, posso tagliare, ma se evitassi la cosa a monte risparmierei un sacco di tempo.

    3) Temo di essere scontata. Il tema dell’originalità mi sta talmente a cuore che ne parlerò nel post che pubblicherò stasera.

    • Daniele Imperi
      2 ottobre 2014 alle 13:45 Rispondi

      Poi mi leggo il post sui blocchi :)

      Forse non ho mai scritto scene del genere, anche perché, essendo molto riservato, forse riverso questa parte del mio carattere sui miei personaggi :)

      L’originalità è fondamentale, infatti. Ma anche io ho paura di risultare scontato.

  5. Luciano Dal Pont
    2 ottobre 2014 alle 11:55 Rispondi

    La mia difficoltà maggiore sta nel fatto che ho un metodo di lavoro estremamente incasinato. Tanto per cominciare, non riesco assolutamente a concentrarmi per troppo tempo su uno stesso romanzo; ci lavoro assiduamente magari per due o tre settimane, poi rallento, sospendo, comincio magari a sviluppare una nuova idea che mi è venuta, poi la accantono e riprendo a fare quello che stavo facendo salvo interrompere ancora per dare spazio all’ennesima illuminazione e poi… ma non solo, anche nei periodi in cui mi concentro su uno stesso lavoro, il mio metodo non segue una logica e una programmazione precisa; ad esempio, non riesco a completare la prima stesura per poi passare alla seconda e così via, nel mio nuovo romanzo che sto scrivendo, che presumo diventerà il secondo pubblicato, allo stato attuale ci sono alcune parti ancora alla prima stesura, altre alla seconda, altre ancora alla seconda ma in procinto di essere modificate, e ci sono appunti e bozze ancora da sviluppare, mentre l’incipit è già in versione definitiva, almeno credo… ecco, mi rendo conto che non è certo il modo migliore per lavorare, ma mi viene naturale così e alla fine sono giunto alla conclusione che forse non mi conviene nemmeno sforzarmi più di tanto per cercare di cambiare, anche per non imbrigliare la mia disordinata creatività, che dopotutto mi ha pur sempre portato a pubblicare con l’editoria tradizionale il mio primo romanzo, in uno schema troppo rigido e ingessato che mal si adatterebbe alla mia personalità e al mio modo di essere. Per il resto, invece, come ho già avuto modo di scrivere qui altre volte, io non soffro né ho mai sofferto delle classiche paure dello scrittore. Non ne ho mai avuta nemmeno una. Ammetto di avere una forte autostima, al limite del narcisismo, e forse è per questo che me ne frego e vado avanti per la mia strada senza preoccuparmi di possibili fallimenti, che, se ci saranno, verranno accantonati e dimenticati in fretta per lasciare spazio a nuovi tentativi. E davanti a me ho un obiettivo ben preciso, un sogno al quale non intendo rinunciare, anche contro ogni logica e ogni razionalità: quello di affermarmi come scrittore.

    • Daniele Imperi
      2 ottobre 2014 alle 13:48 Rispondi

      L’autostima è molto importante per vincere paure e difficoltà nella scrittura.

      La mia è persino sottoterra :D

  6. MikiMoz
    2 ottobre 2014 alle 12:51 Rispondi

    Le cose che hai elencato hanno proprio come comune denominatore… il fatto (o meglio, la paura) che nulla cambi.
    La sensazione la conosco, non in merito alla scrittura. Non è bello, perché ti senti uguale a prima, come se non ci fosse soddisfazione.
    Evidentemente devi dar retta solo alle spinte forti, a quelle che dentro hanno un fuoco particolare.

    Le mie difficoltà? Al massimo possono essere distrazioni inattese, mentre avevi deciso di scrivere XD

    Moz-

    • Daniele Imperi
      2 ottobre 2014 alle 13:49 Rispondi

      Vero, c’è il pensiero che potrebbe venire a mancare la soddisfazione.
      Spinte forti? Non credo di averne.

      • MikiMoz
        2 ottobre 2014 alle 16:25 Rispondi

        Te ne potrei dare una mentre stai sull’orlo del burrone :D
        A parte gli scherzi, se è come dici… non ti conviene staccare un po’, fare altro e aspettare che torni quella voglia di un tempo?? :)

        Moz-

        • Daniele Imperi
          2 ottobre 2014 alle 19:00 Rispondi

          La voglia di scrivere c’è, ma non la vedo come una spinta.

  7. Alessandro
    2 ottobre 2014 alle 13:04 Rispondi

    Parlo per me. Se la scrittura fosse “sofferenza” l’avrei già mollata. Scrivo perché è una cosa che mi diverte, mi tiene impegnato. Mettere nei casini un personaggio e poi cercare la soluzione con lo stesso impegno che si impiega nella risoluzione di un rebus enigmistico mi piace un sacco.

    Secondo me, la scrittura diventa “sofferenza” se si è così timorosi di infrangere questa o quella regola da comportarsi come se ci si muovesse in una casa degli specchi. Questo disagio si traduce in una rigidità che il lettore percepisce.

    La revisione, quella sì… è una doppia sofferenza: in primis per l’esercizio in se stesso, in secondo luogo perché rileggere una bozza a mente lucida fa venir fuori degli orrori che ti fanno pensare “hey, ma davvero ho potuto scrivere una porcata del genere?”.

    • Daniele Imperi
      2 ottobre 2014 alle 13:51 Rispondi

      Diverte anche me, in un certo senso. O, meglio, la sento come qualcosa che devo e voglio fare.

      La revisione per me sarà sofferenza maggiore :D

    • LiveALive
      2 ottobre 2014 alle 14:58 Rispondi

      Ti quoto molto sulla rigidità. Io, in particolare, sono troppo rigido.

  8. SAM.B
    2 ottobre 2014 alle 14:14 Rispondi

    Il mio problema sono le “attrazioni momentanee”: non so quante storie ho bruciato, bruciando di passione per loro. Poi… tutto finito, dall’oggi al domani. So anche essere fedelissima, nel tempo – ho storie a cui non ho rinunciato e che mi porto dentro dal lontano 2005. Però il loro turno viene sempre posticipato da idee che appena arrivano mi sembrano bellissime, fantastiche; e che dopo un tot di tempo e di parole scritte finiscono in cantina – senza avere più particolari speranze di rivedere la luce.
    In qualche caso subentra anche la repulsione e comincio a chiedermi come diamine ho potuto pensare che una certa storia potesse essere tanto buona da pensare addirittura di pubblicarla. Mi succede soprattutto con i racconti.
    Per il resto, se c’è qualcosa che non mi chiedo affatto è se è stato pubblicato altro riguardo a ciò di cui voglio scrivere: la risposta è (quasi) sempre sì, per cui… chissenefrega! Fate largo, arrivo anche io :)

    • Daniele Imperi
      2 ottobre 2014 alle 18:49 Rispondi

      Un po’ quello che succede a me. Ho una storia che vorrei scrivere da almeno 20 anni, ma viene sempre soppiantata da idee più fresche. Ma diciamo anche che è forse l’unica idea vecchia che ancora resiste al tempo.

      Per qualcosa di già pubblicato io intendo una storia molto conosciuta, giusto per non cadere nel plagio. Ormai è impossibile sapere tutto ciò che è stato pubblicato di narrativa. Quindi: largo, ché arriviamo anche noi :D

  9. Fabio Amadei
    2 ottobre 2014 alle 15:07 Rispondi

    Scrivo dei piccoli post sulla vendita. Mi rendo conto che questo mi aiuta anche nella scrittura. Senz’altro è doveroso leggere e ancora leggere. Credo che uno assorbi quello che legge e lo “riporti” in quello che scrive.
    Scrivere per me è divertimento e passatempo. Le difficoltà vere le trovo nello scovare le ripetizioni, nell’esprimere chiarezza e profondità, nel cesello, nel tagliare e nel modificare. Insomma, nel perfezionare il racconto, nel renderlo interessante e non banale. In definitiva, nel riuscire a sorprendere me e il potenziale lettore.
    Credo che per lo scrittore professionista sia una cosa diversa. Penso comunque che, se lo scrittore affermato scriva senza suscitare emozioni agli altri e a se stesso non sia un vero artista. Ma un mestierante.

    • Daniele Imperi
      2 ottobre 2014 alle 18:51 Rispondi

      In che modo quei post ti aiutano nella scrittura di storie?

      La lettura è irrinunciabile se si vuole scrivere.

      Riguardo alle emozioni, io dico che ognuno di noi le percepisce in modo diverso. Ci sono autori che a me non hanno comunicato nulla, ma che altri osannano sempre e viceversa.

      • Fabio Amadei
        2 ottobre 2014 alle 21:17 Rispondi

        I post mi aiutano semplicemente ad avere le idee più chiare sull’argomento della vendita e di conseguenza mi regalano degli spunti alle mie storie e mi rendo conto di scrivere con più scorrevolezza. Lo prendo come una specie di allenamento.

  10. Ispy 2.0
    2 ottobre 2014 alle 16:31 Rispondi

    In questo post mi ci ritrovo molto poiché i tuoi dubbi li ho avuti anch’io, e i più sono ancora vivi tuttora. Ebbene: io ho scritto un romanzo che ho iniziato a stendere tre anni fa, ma prima di tramutare la mia storia in romanzo essa era nata come un racconto di venti pagine word postato su un mio vecchio blog. I dubbi erano molti: ce la farò? Chi mi leggerà? Per chi lo faccio? Sarà lunga? Be’, ho impiegato un anno esatto con molte interruzioni, poiché spesso le idee non giungevano, e se ho scritto quel romanzo l’ho fatto solo per me. In effetti non l’ho porposto ad alcuna casa editrice, ho stampato qualche copia per me grazie ad un sito, altre per amici e nulla più… se avessi aspirato a tanto mi sarei adoperato altrimenti, ma, almeno finora, non me la son sentita. Sicuramente è una storia che avrei voluto leggere, quindi me la son scritta per far sì che quella vicenda esistesse con quelle sfumature… ad alcuni è piaciuta, ad altri un po’ meno, ma l’importante è che io l’abbia fatto per me… così come il secondo romanzo iniziato da due anni che è al 40% di stesura, lo sto scrivendo per me… senza fretta, senza impegno… comunque ha ragione Stephen King quando dice: “quello dello scrittore è un mestiere solitario, è il fatto che ci sia qualcuno che creda in te che fa la differenza”, ma io, per il momento, continuerò a scrivere per me.

    Ispy 2.0

    • Daniele Imperi
      2 ottobre 2014 alle 18:55 Rispondi

      Ciao Ispy e benvenuto.

      Il primo romanzo ti sarà servito come palestra e lo sarà anche il secondo.

      Quando ero agli inizi, pensavo che tutte le schifezze che avevo scritto avrebbe dovuto pubblicarle qualche grande editore. Adesso, per fortuna, sono consapevole che quella roba neanche gratis andrebbe fatta leggere. :)

      Ora me la sento di proporre qualcosa – se avessi qualcosa da proporre – ma sono passati tanti anni per raggiungere quella consapevolezza, con svariate interruzione nella scrittura.

  11. Lisa Agosti
    2 ottobre 2014 alle 18:40 Rispondi

    Mi ritrovo descritta in cinque delle sei difficoltà, l’unica che non mi attanaglia è la scelta della storia, perché ho solo un’idea. In un certo senso, è ancora peggio, preferirei avere il dubbio di che storia scrivere!

    • Daniele Imperi
      2 ottobre 2014 alle 18:56 Rispondi

      Beh, un’idea è già qualcosa :D
      E poi non è detto che tante idee=buone idee. Chiediti come ti sia venuta questa idea e magari ne arriveranno altre.

  12. Grazia Gironella
    2 ottobre 2014 alle 19:30 Rispondi

    Le difficoltà ci sono eccome. Scegliere tempo verbale, persona e punti di vista, in modo da rendere al meglio la storia. Dare voci distintive ai personaggi principali (e che non siano la mia voce). Creare ambientazioni speciali senza dilungarmi troppo (detesto le lungaggini, che riescono bene solo ai grandi scrittori). Le scene di combattimento, difficili! Ma ce ne sono anche altre.

    • Daniele Imperi
      2 ottobre 2014 alle 19:59 Rispondi

      Queste per me sono le difficoltà minori, nel senso che le vedo come parte integrante della storia.

  13. enri
    3 ottobre 2014 alle 12:49 Rispondi

    Altro bel post, Daniele! Da 11 anni lavoro come terapeuta olistico, quindi massaggio & co., ma il mio pallino da sempre è lo studio della persona.

    Non ho particolari difficoltà nella scrittura, forse perché non è lo scopo della mia vita. Ne fa parte, ed è una parte rilevante, come ne fanno parte tutte le altre forme di comunicazione ed arte verbale e non verbale. La comunicazione è vita e la vita è cambiamento, e non solo a livello cellulare.

    A differenza tua, quindi, e di altri simpatici Blogger che praticano queste lande, non ho grandi “blobblighi” e pressioni a riguardo. Avere centinaia di bambini che aspettano il prossimo post è già di per sé un bel l’impegno

    Sapete cosa uccide una seduta (parlo di terapia) ancora prima che inizi? Le eccessive aspettative. L’idea del terapeuta e o del paziente che tutto si deve risolvere lì, in quell’ora, e magari vedere anche la madonna.

    Io ho problemi di costanza e di organizzazione. Scrivo il più delle cose su un cellulare di grandi dimensioni e questo non è il massimo. Non vivo isolato nel Texas o in un isola deserta e neanche lo vorrei. Quindi nei ritagli di tempo scrivo un diario e dei brevi racconti, oltre ad una miriade di idee e di considerazioni sia di carattere personale che professionale.

    Ho iniziato un mese fa un romanzo, che sicuramente proseguirò non appena potrò dedicarci il tempo quotidiano che richiede. Allora, abbiamo una splendida idea – anche la mia lo è :p – abbiamo anche l’idea di una possibile trama, ci viene in mente un vecchio cugino pazzoide e lui sarebbe il perfetto protagonista. Ci mettiamo al lavoro, ma senza metodo, solo con la pancia o ci facciamo un programma? Su questo ci dobbiamo confrontare e una volta trovato il nostro sistema, dobbiamo noi stessi applicare una certa disciplina. Per verificare la sua validità non basta un giorno, ma neanche una settimana. Oppure scriviamo un racconto o una lettera alla mamma o ci facciamo una passeggiata o una birra con gli amici, che è meglio. Non ci si rovina l’umore e si stimolano endorfine ed appetito!

    E buona giornata a tutti!

    • Daniele Imperi
      3 ottobre 2014 alle 14:13 Rispondi

      Grazie :)

      Forse se non senti di avere obblighi, è diverso e tutto sembra filare più liscio.

      Per un romanzo, però, parlo per me, almeno, costanza e organizzazione servono.

  14. Marco
    3 ottobre 2014 alle 20:40 Rispondi

    La mia sofferenza è che il meglio è alle spalle ormai, ma alle spalle non c’è niente, purtroppo. Essere autodidatta non è un problema, ma da un certo punto in avanti lo diventa eccome. Mancano idee e profondità. E non vale dire: “Studia, impara, eccetera”. Certo, lo puoi o lo devi fare, ma col passare degli anni la faccenda si complica, diventa difficile assimilare, imparare. E tutto questo si ripercuote sulla scrittura, sui temi che affronti. Il rischio di ripetere gli stessi temi, quasi le stesse storie, smette di essere una minaccia, e diventa una realtà.

    • Daniele Imperi
      6 ottobre 2014 alle 14:01 Rispondi

      Non so, non la vedo così nera riguardo all’età, altrimenti tanti grandi scrittori che continuano a pubblicare opere interessanti come farebbero?

  15. Kinsy
    5 ottobre 2014 alle 08:16 Rispondi

    Mi ritrovo molto nel primo punto. Sia per racconti sia per romanzi, le idee in testa sono tante, ma poi ne scarto la maggior parte. Il motivo principale è perché mi rendo conto che sono idee banali e sempliciotte. Poi mi chiedo se piacerebbe ad un ipotetico lettore, o se è la solita storia trita e ritrita. Per quelle che superano queste due fasi, poi, c’è la fase della domanda “ma questa storia regge?”.
    E questo mi succede molto di più con il blog: i post che ho in testa al 99% vengono eliminati (ed in effetti il blog langue…).
    A volte, però mi chiedo se non gioverebbe al mio stile, scrivere di getto quello che ho in testa, senza pormi tante domande e solo alla fine rileggere e pormele, prima di sottoporre i miei testi alla lettura di qualcuno. Sono convinta che scrivere continuamente sia l’unico allenamento utile per uno scrittore.

    • Daniele Imperi
      6 ottobre 2014 alle 14:03 Rispondi

      Sono due fasi da far passare a tutte le idee: quelle non valide si trovano subito.

      Come allenamenamento va senz’altro bene scrivere tutti i giorni, sullo scrivere di getto e poi porsi delle domande non ti so dire, ma puoi sempre fare una prova e vedere come va.

    • LiveALive
      7 ottobre 2014 alle 08:49 Rispondi

      Non credo che scrivere di getto possa aiutare il tuo stile, ma potrebbe comunque essere una cosa positiva perché: 1- almeno scrivi! Non vale la pena farsi tante domande se poi non produci. 2- istintivamente potresti trovare delle soluzioni che con la sola riflessione ti sarebbero sfuggite.

  16. Claudia
    7 ottobre 2014 alle 00:12 Rispondi

    Difficoltà nella scrittura? I primi venti righi.
    L’inizio, il principio, l’origine di tutto ciò che la mente ha in serbo per i prossimi… vediamo un po’, mesi? Anni?
    Questi venti righi sono come venti scalini da salire su una sola gamba e con le braccia legate dietro la schiena, ma quando alla fine arrivi in cima, tutto sarà chiaro.
    Naturalmente quando ci si trova a un bivio e non sai che direzione prendere, anche perché di segnaletica manco a parlarne, fermati e pensa, ma quello che sto creando conduce sulla via di ciò che io voglio? Tutto quello che sto scrivendo, è ciò che sento, che sono?
    Se la risposta è sì, con un po’ di disciplina accompagnata da una buona costanza e chi ti ferma più!

    “Uno scrittore professionista è un dilettante che non ha mollato”
    Diceva così la citazione di Bach?
    Forse dovevo controllare prima. :)

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2014 alle 08:18 Rispondi

      Le prime venti righe però non hanno alcun senso, non trovi? Magari non danno ancora il via alla storia.

  17. Claudia
    7 ottobre 2014 alle 08:34 Rispondi

    No, perché io la storia ce l’ho già incisa nella mente. Tutto sta nel cominciare con il piede giusto. Se i primi passi non mi soddisfano, sono capace di rimanerci sopra per settimane.
    Non immagini che rottura di scatole.

  18. Renato Mite
    17 ottobre 2014 alle 14:34 Rispondi

    La mia difficoltà è un blocco nei punti critici della storia, la scrittura rallenta forse perché quella parte va scritta con più cura.
    Anche se lentamente, io però continuo a scrivere. A me scrivere da grande soddisfazione.
    Daniele, se hai maggiore soddisfazione con la scrittura tecnica anziché la scrittura letteraria, forse il tuo campo è il primo, la scrittura tecnica, e dovresti puntare su quello.

    • Daniele Imperi
      17 ottobre 2014 alle 14:46 Rispondi

      Mi riesce meglio, ma non dà più soddisfazione. Preferisco la narrativa.

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