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Come vincere la sindrome da troppe idee

sindrome-ideeQuando ho parlato della mia continua indecisione sulle storie da scrivere, ho voluto provare a fare una ricerca nel web per vedere se qualcuno ne avesse già parlato. E che bella sorpresa è stata trovare un articolo di Leigh Anne Jasheway-Bryant, 9 Ways to Overcome Too Many Ideas Syndrome sul sito Writers Digest.

Già, pare che esista la Sindrome delle troppe idee. Ci sono autori che hanno il blocco dello scrittore e altri che hanno invece il problema opposto, come fa notare Leigh Anne, che parla nel suo articolo di ben 9 modi per vincerlo. Non sono d’accordo su tutti, quindi qui citerò i modi che, secondo me, sono più validi, almeno per il mio carattere.

La teoria del vestito rosso

Anne fa l’esempio delle donne a una festa: ce ne saranno ben poche col vestito rosso, più appariscente di quelli neri. Ebbene, secondo Anne dobbiamo trovare quell’idea che più spicca fra le altre, la nostra idea col vestito rosso.

Questo secondo me è un ottimo modo, che userò per fare una prima cernita fra le storie da scrivere. Ce ne sono infatti alcune che per ora non mi attirano molto.

Una data di scadenza

Ho voluto inserire questo metodo anche se non lo condivido al 100%. Con me non credo funzioni, perché so che quella data è fittizia, quindi il mio lato realistico prenderebbe il sopravvento e io continuerei a prendermela comoda come se niente fosse.

Per qualcuno di voi, però, magari funziona. È un po’ come la famosa tecnica del pomodoro: fissi un’ora di sessione per scrivere e non smetti finché il timer a forma di pomodoro non squilla, facendoti saltare dalla sedia.

La passione

Quale storia vi appassiona di più fra le idee che avete? Sì, è un metodo senz’altro interessante, ma a me quelle della lista che ho fatto appassionano tutte, chi più chi meno. Però si potrebbero analizzare più a fondo e visualizzarle a mente, finché capiamo quale storia ci dà la spinta maggiore a scriverla.

Organizzazione visiva

Ossia creare un cartellone su cui appuntare le varie idee, in modo da averne una panoramica generale. Come un generale che osservi il diorama del campo di battaglia per rendersi conto della giusta strategia da attuare per vincere il nemico.

Questo è un lavoro che devo fare per il mio ebook: creare riquadri delle varie parti per vederle nel loro insieme e relazionarle fra loro. Al computer non sono riuscito a visualizzare la storia, quindi devo ricorrere a tecniche preistoriche.

Gli amici

Se no a cosa servono? A chiedergli “senti, quale storia devo scrivere per prima, secondo te?” Non è niente male come suggerimento. Esistono gruppi di lettura, in cui i vari autori si danno consigli a vicenda, quindi perché non crearne uno per averne sulla scelta della storia da scrivere?

In particolar modo se si vuol pubblicare quella storia in self-publishing, perché allora il lettore-amico diventa il cliente che richiede un prodotto specifico. Vi sembra folle come idea?

La lista delle storie

Fai una lista partendo dalla storia che dovrebbe essere più breve a quella più lunga, oppure basati sulla mole di lavoro che prevede. Seme Nero su Quale storia scrivere?

Fra tutti i commenti ricevuti al mio post, questo è quello che mi ha fatto riflettere di più, perché era qualcosa a cui non avevo pensato. In quel mio elenco ci sono storie molto diverse fra loro, qualcuna richiede una documentazione maggiore, altre sono più brevi, altre ancora più difficili da scrivere.

Farò quindi una lista ordinandole dalla più semplice alla più complessa, dove per semplice intendo: meno documentazione, meno pagine, meno difficoltà a scriverla.

Di tutti i metodi elencati qui, la teoria del vestito rosso, la passione e la lista sono i 3 che userò senz’altro.

Come vincete la sindrome da troppe idee?

Per quelli fra voi che ne soffrono, ovvio: quali di questi metodi vi sembrano più utili? E di tutti quelli citati da Anne nel suo articolo?

60 Commenti

  1. LiveALive
    7 ottobre 2014 alle 08:04 Rispondi

    Ci sono autori che hanno rituali misteriosi per scrivere. D’Annunzio componeva in piedi, girando per la stanza, e si era fatto fare un leggio più alto del normale proprio per questo. Era Camilleri che scriveva solo con abiti da festa? Era una cosa comune anche in passato, mi pare che pure Nabokov lo facesse. Proust invece scriveva a letto.

    …perché sto dicendo codeste cose? Perché credo che anche certi rituali aiutino a scrivere. Vuoi perché evocano Shakespeare (ma invero per farlo devi recitare l’Amleto al contrario davanti a uno specchio), vuoi perché creano la condizione mentale che ti aiuta a stare lì a scrivere e non pensare ad altro.

    Per esempio, la questione abbastanza comune dello scrivere solo con vestiti eleganti: ti fa sentire importante, e per prepararsi ci vuole un po’, e fa sentire importante il lavoro stesso che si svolge. Credo crei una condizione che favorisce l’autostima e la concentrazione sulla scrittura.

    • Salvatore
      7 ottobre 2014 alle 10:45 Rispondi

      Vero. Io ad esempio prima di iniziare a scrive pulisco sempre la scrivania. È un modo per rendere importante il lavoro che sto per iniziare, come dici tu, ma anche per mettere un po’ d’ordine le idee. :)

      • Daniele Imperi
        7 ottobre 2014 alle 14:00 Rispondi

        Io sono maniacale nell’ordine, la mia scrivania è sempre pulita e in ordine :D

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2014 alle 13:59 Rispondi

      Non credo di avere un rituale. Scrivo in pantofole, con abiti da casa – io non uso indossare in casa gli abiti con cui esco.

      Odiando l’eleganza, non potrei scrivere neanche un appunto su un post-it coi vestiti eleganti, che tanto non indosso.

      • Eli Sunday Siyabi
        7 ottobre 2014 alle 14:02 Rispondi

        Idem per quanto riguarda i vestiti eleganti.
        Però un piccolo rituale ce l’ho: leggere una o due pagine di un libro degli anni Sessanta della fu Brunella Gasperini, che mi mette nella condizione psicologica giusta per scrivere. O di Erica Jong.

  2. Carlo Armanni
    7 ottobre 2014 alle 08:13 Rispondi

    Purtroppo non riesco a vincerla questa sindrome. In effetti di tutte le possibili idee, diciamo che elaboro una specie di breve scaletta e inizio a scrivere. Se la storia va avanti da sé non ci sono problemi, se invece la storia ha delle lacune, non riesco a proseguire o necessita di troppe ricerche, la congelo in un progetto su Scrivener… magari in futuro potrei rimetterci mano.

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2014 alle 14:01 Rispondi

      Beh, ma se ha delle lacune, cosa normnale, devi invece andare avanti e scoprire come riempirle.

  3. Marco Amato
    7 ottobre 2014 alle 09:34 Rispondi

    Aggiungerei un’altra possibilità valida e fondamentale per gli esordienti.
    Non tutte le idee sono uguali. Esistono le storie complesse, quelle intriganti e innovative, o magari le più immediate e possibilmente commerciali. L’esordio in qualche modo segna il cammino dello scrittore. Anche come marketing gli esordiente hanno maggiori possibilità per emergere.
    Partire con la storia sbagliata, soprattutto se si sceglie il self publishing, potrebbe rivelarsi la peggiore iattura.
    In qualche modo la “prima” determina il solco del nostro destino.
    Avere consensi dall’inizio incrementa autostima, accende interessi negli editori, rende i lettori predisposti alle prossime storie.

    La mia scelta si basa anche su questo. Ma una cosa è certa. Non potrei scrivere una storia senza passione.

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2014 alle 14:02 Rispondi

      Adesso che hai scritto sta cosa m’hai messo addoso una preoccupazione enorme :|

      Sui consensi sono d’accordo. Ora devo ragionare bene sull’ebook che sto scrivendo. Se l’abbandono, sarà colpa tua :D

  4. Chiara
    7 ottobre 2014 alle 09:50 Rispondi

    Non conoscevo il metodo dell’organizzazione visiva anche se può considerarsi un’evoluzione pratica di quello della “visualizzazione” di cui parlerò nel mio guest-post.

    Invece il timer (che io ho a forma di limone e non di pomodoro) funziona molto bene. Io rendo quando scrivo senza pensare. Nel periodo fissato (solitamente mezz’ora) mi impongo di andare avanti senza nemmeno alzare la mano dal foglio, senza curarmi di punteggiatura e grammatica. Quando il timer suona concludo il brano “razionalmente” e con una seconda stesura, o una terza se necessario. Una volta concluso, rimetto il timer! :)

    • LiveALive
      7 ottobre 2014 alle 10:05 Rispondi

      Scrivi a mano, come Irving?

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2014 alle 14:10 Rispondi

      Neanche io conoscevo quel metodo.

      Il timer io lo odio, quando squilla fa un casino terribile :D

      Però potrebbe essere un buon metodo.

  5. Salvatore
    7 ottobre 2014 alle 10:41 Rispondi

    Mah… a parte il vestito rosso, nessuna. Perché alcune sono fittizie, come dici tu, altre troppo distanti da me, come il cartellone o la lista con tutte le idee. Mi passerebbe la voglia prima ancora di aver finito. Semmai il vero problema, secondo me, non è avere troppe idee, ma iniziarne una e esserne stimolati fino alla conclusione… Il problema, credo, è che la passione – fortissima all’inizio – scema con il passare del tempo. Fino a annullarsi. Sarà per questo che King suggerisce di finire la prima stesura in tre mesi? Certo, lui può; lo fa per lavoro.

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2014 alle 14:11 Rispondi

      Concordo che bisognerebbe avere un’idea e portarla avanti con passione fino alla fine.

      Può benissimo essere come dici, su King. E, vero, per lui è “facile”, visto che è il suo lavoro: prima finisce e prima guadagna e può scrivere altro.

  6. Giuliana
    7 ottobre 2014 alle 11:05 Rispondi

    A parte scale e scalette e appunti vari sparsi per il mondo…
    Quando le idee sono troppe le butto giù (vedi Organizzazione visiva) e cerco di capire quali posso fondere tra loro per utilizzarle nello stesso libro/racconto. A volte mi capita di avere due idee che sembrano così distanti l’una dall’altra e poi riflettendoci sopra con calma arriva l’intuizione che magicamente riesce ad abbinarle in modo perfetto. Che goduria :D A quel punto, una volta fatta la selezione creo una scaletta (se si tratta di un libro suddivido già in capitoli) e inserisco le idee secondo l’ordine mentale che mi sono creata.

    Quelle che “avanzano” dal processo le conservo e cerco di utilizzarle per un eventuale scritto futuro. Perché se un’idea è buona, è un peccato cestinarla, no?

    L’articolo mi è piaciuto. Ora ci vorrebbe la versione “Come vincere la sindrome da poche idee”. Aspettiamo dunque ;)

    • LiveALive
      7 ottobre 2014 alle 11:25 Rispondi

      Anche a me serve quello per le poche idee XD

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2014 alle 14:16 Rispondi

      Questa delle due idee distanti che vengono fuse non mi è chiara.

      Non avevo previsto quell’articolo, ma ci penso su sicuramente :)

      • LiveALive
        7 ottobre 2014 alle 14:40 Rispondi

        Idea uno: la storia di una cagna che prende un peluche come cucciolo. Idea due: una storia narrata dal punto di vista di un armadio. fondiamo: “la cagna nell’armadio”. Un racconto in cui la cagna sceglie l’armadio come cuccia, in particolare il reparto della biancheria intima. Non lascia più nessuno prendere le mutande! Alla fine si scopre che era attratta dalle mutandone in pelliccia d’orso del nonno: pensava fosse un cucciolo.

        …qualcosa del genere?

      • Giuliana
        7 ottobre 2014 alle 14:42 Rispondi

        Ti faccio un esempio pratico, banale, ma tanto per farti capire :)
        Mi vengono due idee, del tipo:
        1) Pipino si scontra con Amelda e nota che ha un ciondolo identico al suo.
        2) Quasimodo è sordomuto e analfabeta; lavora in una chiesa, dove aiuta il parroco nelle piccole faccende.
        Le due idee mi sono venute così, in due momenti distinti, e sembrano non avere nulla a che fare l’una con l’altra
        A questo punto ci ragiono un po’ su e salta fuori che Amelda frequenta la chiesa in cui lavora Quasimodo, e quest’ultimo è al corrente della storia che lega tra loro i due ciondoli identici, solo che essendo muto non può raccontarla, ed essendo analfabeta non può nemmeno scriverla.
        Ecco che le due idee, apparentemente distanti e nate in due momenti diversi, si fondono nella stessa trama. Spero di essermi spiegata meglio…

        • Daniele Imperi
          7 ottobre 2014 alle 14:48 Rispondi

          Per me queste, però, non sono idee, perché non portano a nessuna storia. Pipino che si scontra con Amelda non è una storia, è solo una piccola parentesi all’interno di una storia.
          Idem per Quasimodo.

          Ok, le hai scritte al volo, ma io parlo comunque di idee da cui può nascere una storia che abbia qualcosa da dire.

          • Giuliana
            8 ottobre 2014 alle 08:09

            La storia implicita nell’esempio che ti facevo era che Amelda e Pipino cercavano di scoprire il legame tra i due ciondoli e Quasimodo, suo unico depositario, prova e riprova trovava il modo di aiutarli tramite l’uso di gesti e immagini.
            Lo so, l’esempio era banale e non portava chissà dove, ma era solo per farti capire cosa intendevo con “fusione di idee che nascono in due momenti distinti e che sembrano non poter trovare posto nello stesso contesto” ;P

  7. helgaldo
    7 ottobre 2014 alle 11:19 Rispondi

    Prendi due idee dalla tua lista, prova a collegarle, vedi se ne nasce una nuova idea più interessante e dinamica. Magari ti dà già un abbozzo di trama, quantomeno una direzione. Direi quindi, rispetto alla tua lista, organizzazione visiva.
    Da non scartare neppure l’amico: nel cinema, per esempio, si lavora sempre in coppia. Ora che ci penso anche nella pubblicità. Però dev’essere un amico attivo, che entri nella costruzione dell’idea e della trama.
    Personalmente preferisco creare prima un personaggio. Poi lo metto in una situazione anomala o nuova o imprevista. Vedo che gli accade, come reagisce. Che cos’è un’idea se non il fatto che capita qualcosa a qualcuno? Quindi parto dal qualcuno e ci aggiungo il qualcosa. Detto così sembra anche facile. Ovviamente non lo è per niente, però questo faccio.

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2014 alle 14:19 Rispondi

      Non ho amici con cui parlare di scrittura. Non di persona, almeno.

      Provo senz’altro a mettere insieme due idee di 2 storie diverse, ma dubito possa venir fuori qualcosa.

      Io parto invece dalla storia, mai dal personaggio.

  8. Luciano Dal Pont
    7 ottobre 2014 alle 11:23 Rispondi

    Magari soffrissi della sindrome da troppe idee, sarei la persona più felice del mondo! E concordo con Giuliana: aspetto con ansia la versione dell’articolo su come vincere la sindrome da poche idee. In realtà infatti il mio problema è proprio questo, io ho poche idee, ma quelle poche mi prendono in maniera viscerale, mi entusiasmano, mi appassionano, mi coinvolgono in maniera totalizzante e quasi drammatica e non mi abbandonano finché non le ho portate a termine. Per il resto invece, non seguo nessun rituale quando scrivo. Da escludere comunque gli abiti eleganti, anzi, di solito sono sempre in tenuta da casa, in piena libertà e comodità. E devo essere assolutamente solo, isolato dal mondo e dalla realtà che mi circonda. Inoltre non posso programmare quando scrivere, perché riesco a farlo solo quando una forza misteriosa e irresistibile mi trascina brutalmente verso la tastiera del computer. Ma per fortuna questo avviene abbastanza spesso… :-)

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2014 alle 14:21 Rispondi

      Anche se hai poche idee, però è bello che riescano ad appassionarti così tanto.

  9. Ispy 2.0
    7 ottobre 2014 alle 12:07 Rispondi

    Mah… io quando scrivo non mi prefiggo nulla. I miei romanzi, fin dall’inizio, ho sempre saputo come inziavano e come finivano, il mio compito era di sedermi davanti al pc con word innescato, e creare quel filo conduttore che andasse dal punto A (inizio) al punto B (fine). Non ho mai saputo cosa avrei scritto fino al momento in cui iniziavo a farlo… niente cartelloni, niente scadenze, niente consigli… io ho fatto sempre così, e per i miei modesti intenti son riuscito abbastanza bene. ;)

    Ispy 2.0

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2014 alle 14:24 Rispondi

      Neanche io so mai cosa scriverò, prima di iniziare a farlo.

      Per quanto possa pianificare con trama e scaletta, non credo che qualcuno sappia dall’inizio cosa scriverà.

  10. Eli Sunday Siyabi
    7 ottobre 2014 alle 12:24 Rispondi

    Io la sindrome da troppe idee devo ancora vincerla, purtroppo. Al momento, non c’è stato verso di guarire. Ho mille idee, e quando chiesi consiglio alla mia migliore amica, mi rispose “Ho letto di una scrittrice che ha cominciato a scrivere a 70 anni, dopo una vita a sfornare idee e metterle da parte”. Che consolazione, ah ah.
    Bella l’idea del vestito rosso, meno quella della data di scadenza, perchè – come hai già detto anche tu – è fittizia quindi il mio inconscio non ne sarebbe minimamente influenzato.
    @LiveALive: ho notato che quando mi dipingo le unghie (che tengo cortissime) una di un colore diverso dall’altro, sono più creativa. Mah! E anche se scrivo tenendo una pianta sulla scrivania. Mistero.

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2014 alle 14:25 Rispondi

      Già, che bella consolazione :D

      Sei più creativa perché forse ricrei un’ambientazione che ti piace.

  11. Tenar
    7 ottobre 2014 alle 13:08 Rispondi

    Mi piace l’immagine del vestito rosso! Per me un po’ è così, ci sono idee che si fanno notare di più, da me e da chi mi sta attorno. È molto motivante avere qualcuno che dice “devi assolutamente sviluppare l’idea x”.
    Al momento, però, la mia sindrome è quella della mancanza di tempo. E per quella di cure ce ne sono poche.

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2014 alle 14:26 Rispondi

      Sì, avere qualcuno che ti dice quale storia scrivere forse è positivo. Dico forse, perché poi devi sentirti di scrivere quella storia.

      Per la mancanza di tempo non c’è cura, no.

  12. Fabio Amadei
    7 ottobre 2014 alle 13:38 Rispondi

    Ispirazione e idee vanno e vengono: ti colgono di notte mentre sogni e la mattina molto presto. L’importante è saperle coglierle e curarle come un bambino o un un fiore e non lasciarsi sfuggire la “sacra fiamma”, che se non alimentata, si spegne inesorabilmente e rimani come un babbeo. Secondo me, quando arriva l’idea, bisogna scrivere di getto, quasi furiosamente e dopo va fatto un grande lavoro di rivisitazione.

    • Eli Sunday Siyabi
      7 ottobre 2014 alle 13:42 Rispondi

      Sono d’accordissimo con te, Fabio: le volte in cui non ho scritto di getto una volta arrivata l’idea – di solito, la mattina prestissimo – poi ho perso tutto.

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2014 alle 14:28 Rispondi

      Per esempio, due giorni fa ho avuto l’idea per un racconto, non ho pensato di appuntarmela e adesso è svanita per sempre. Segno che non valeva un tubo?

      Concordo sul dover scrivere subito di quell’idea: ho visto che alla lunga la passione scema.

  13. SAM.B
    7 ottobre 2014 alle 14:15 Rispondi

    Ah, ma dai! Quindi è una sindrome. Evviva (provvedo ad aggiornare la cartella clinica).
    A parte questo, i metodi della data di scadenza e della “passione” non funzionano neanche con me e per i tuoi stessi motivi.
    Saranno almeno un paio di anni che mi dico: scrivo la storia X perché nel mese Y mi devo assolutamente autopubblicare. Ah.Ah.Ah.
    Quanto al dedicarmi alla storia che mi appassiona più di tutte… finirei per fare quello che faccio adesso: lavorare su quattro romanzi di varia lunghezza – uno in stesura, uno in revisione e due in brainstorming.
    Neanche a dirlo, sono le quattro storie vestite di rosso, quindi via anche la “teoria del vestito”.
    Proverò il metodo dell’organizzazione visiva, invece. Anche per tenere traccia dei progressi. Tenere il contatore sul blog non basta, specie nei periodi in cui sono perlopiù off-line.

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2014 alle 14:30 Rispondi

      Aggiorna, aggiorna :D

      4 romanzi insieme? Ma sei matta? Come fai?

      Prova a togliere il vestito rosso e vederle nude: quale delle 4 è meglio carrozzata? :D

  14. MikiMoz
    7 ottobre 2014 alle 14:22 Rispondi

    Io soffro di questa sindrome, allora! :)
    Come la si vince? Metti in pratica quelle idee, le sviluppi!
    Per fortuna a me vengono idee in campi diversi, campi dove posso materialmente agire. Così non impazzisco, e prendo e porto a casa XD

    Moz-

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2014 alle 14:31 Rispondi

      Sì, se ne hai in campi diversi è più facile portarne a termine qualcuna :)

      • MikiMoz
        7 ottobre 2014 alle 14:57 Rispondi

        Vero, da questo punto di vista mi sento fortunato^^

        Moz-

  15. franco zoccheddu
    7 ottobre 2014 alle 14:54 Rispondi

    Io ho un’ottima soluzione al problema delle troppe idee. E’ semplice: non le scrivo.

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2014 alle 18:55 Rispondi

      E ti sembra funzionale come soluzione? :D

      • franco zoccheddu
        8 ottobre 2014 alle 11:50 Rispondi

        Si, molto. Le lascio decantare/evolvere/maturare/etc nella mia mente, in una specie di multitasking con cui le faccio rimbalzare nei miei pensieri, e ho notato che, se non superano la decina, nel giro di un mese, un mese e mezzo, avviene una sorta di selezione “naturale” e diminuiscono. In questo momento ne ho solo due in mente, non dovrei rivelare nulla, ma tanto cambieranno nel tempo: una storia di altruismo assoluto (inspiegabile, totalmente disinteressato, oltre ogni apparente spiegazione) di un essere umano nei confronti di un altro, e la storia di un essere umano che assume qualità e poteri divini.

  16. LiveALive
    7 ottobre 2014 alle 16:09 Rispondi

    La mia storia era più bella.

    • LiveALive
      7 ottobre 2014 alle 16:10 Rispondi

      Questa era la risposta alla storia di Eli, perché mi ha cancellato il quote?

  17. Lisa Agosti
    7 ottobre 2014 alle 18:11 Rispondi

    Stavolta il problema non mi riguarda, avendo solo un’idea…
    ma se ne avessi troppe studierei il mercato editoriale per vedere se una delle mie idee è considerata un possibile “hot spot” per i prossimi anni. (Poi probabilmente scriverei qualcos’altro per differenziarmi dalla massa!)

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2014 alle 18:56 Rispondi

      Anche questo può essere un buon metodo: studiare il mercato. Però anche io poi scriverei qualcosa di diverso :)

  18. Grazia Gironella
    7 ottobre 2014 alle 21:31 Rispondi

    Non mi è mai capitato di avere le storie che fanno a pugni per essere scritte, almeno non per i romanzi. Quando scrivevo racconti mi succedeva di scegliere l’argomento dal mio quadernetto delle idee, mentre con i romanzi di solito c’è al massimo un paio d’idee in lizza, e non competono a lungo. Se però mi succedesse di essere indecisa, il criterio del vestito rosso è quello che preferisco tra i suggeriti. Non farei mai decidere agli amici, per esempio, perché è una scelta troppo mia, e sarebbe comunque inquinata dalle loro opinioni, anche se le ignorassi. L’organizzazione visiva invece la trovo molto utile, anche se la uso per pianificare la storia e poi per la sua revisione, e non per scegliere le idee da sviluppare. E’ un sistema impagabile per capire se la storia sta in piedi e come.

    • Daniele Imperi
      8 ottobre 2014 alle 08:03 Rispondi

      Quella degli amici, in effetti, non mi sembra una buona scelta, anche perché potresti chiedere a 4 persone e ricevere 4 scelte diverse.

  19. enri
    18 ottobre 2014 alle 23:58 Rispondi

    Sono d’accordo con Franco, ma anche con Daniele. Le idee devono maturare, ma non è detto che tutte quelle scordate siano da scartare. Io le scrivo sul notes o, se sono in studio, un post it che poi attacco da qualche parte. Ho letto l’articolo del Rider’s e mi è piaciuto molto anche il paragone con le pentole, dove le idee sono come pietanze sul fuoco, che vanno coperte e lasciate scaldare. Ti infili il cappello da chef e ogni tanto alzi il coperchio e mangi prima quella che più assomiglia ad una zuppa. Io tendo a posporre, per cui credo dovrei pormi regole e scadenze l e tentare di rispettarle, pianificando il lavoro quotidiano in tale ottica. Che incubo. Piuttosto che il timer (io ce l’ho a forma di micio), che odio, preferisco però il conteggio delle parole.

    • Daniele Imperi
      20 ottobre 2014 alle 10:38 Rispondi

      Io infatti non cancello nessun’idea né file. Magari un giorno potranno fruttare.

  20. Come capire se hai la sindrome da troppe idee
    27 ottobre 2014 alle 10:31 Rispondi

    […] Fino a qualche giorno fa quando ho letto questo post Come vincere la sindrome da troppe idee. […]

  21. Il meglio del blog nel 2014
    31 dicembre 2014 alle 05:03 Rispondi

    […] ami la fantascienza?, Come curare la propria scrittura e Come vincere la sindrome da troppe idee […]

  22. Irene Sartori (Erin)
    10 aprile 2015 alle 13:55 Rispondi

    Questo è veramente un buon articolo, come tutti i tuoi … e molto utile. L’ultima idea mi sembra perfetta. Ci proverò con la lista, magari funziona. ;) Ti ringrazio per avermelo consigliato.

    • Daniele Imperi
      10 aprile 2015 alle 14:03 Rispondi

      Grazie :)
      Fammi sapere se funziona, allora.

  23. Veronica
    4 settembre 2015 alle 22:11 Rispondi

    Ho scoperto adesso questo luogo fantastico e ho iniziato subito a vagare rapita tra le tue righe. Grazie a te adesso so che soffro di una terribile sindrome, ecco spiegato come mai è tanto difficile tirare avanti un’idea quando altre cinque si accavallano l’una sull’altra nella testa.
    Neanche io ho particolari rituali per scrivere, ma sicuramente ho bisogno di un qualche tipo di ordine e di impormi tempi e obiettivi minimi giornalieri. Proverò a seguire i tuoi consigli e sicuramente d’ora in poi seguirò il tuo blog.

    • Daniele Imperi
      5 settembre 2015 alle 07:23 Rispondi

      Ciao Veronica, benvenuta nel blog. Devi riuscire a dare priorità a un’idea, io mi sono imposto di fare così, altrimenti non porto avanti nulla.

  24. Annapaola
    5 settembre 2015 alle 11:16 Rispondi

    Quando ho iniziato a scrivere “seriamente” ( in maniera disciplinata), un anno e mezzo fa, pensavo che il difficile sarebbe stato cavarmi idee dalla testa tutti i giorni. Oggi ho sul mio computer: una prima bozza di romanzo breve, la prima bozza di due romanzi, svariati racconti di svariate lunghezze. Non faccio in tempo a buttare giù un’idea che me ne viene in mente subito un’altra. Il risultato è che ad oggi ho completato pochissime cose, visto che salterello da un progetto a un altro e le prime bozze sono lontanissime dalle ultime. Ma non riesco a non lavorare così. Invidio un po’ chi ha un’idea e ci si dedica anima e corpo per mesi oppure per anni. Di questo passo mi ci vorranno anni per pubblicare qualcosa, ma almeno mi sto divertendo :D Buon fine settimana!

    • Daniele Imperi
      5 settembre 2015 alle 11:42 Rispondi

      Ciao Annapaola, benvenuta nel blog.
      Il problema del saltare da un’idea all’altra è proprio quello che hai detto: ci metterai una vita a finire qualcosa :)
      Ma se comunque ti diverti, va bene così :)

  25. Sara
    23 giugno 2016 alle 18:27 Rispondi

    Un post che mi sarà utilissimo! Ho una storia nel cassetto che si è letteralmente arenata: i personaggi sono numerosi e non riesco a scegliere la soluzione migliore per procedere perchè ne ho diverse valide, mi sembra di “castrare” il personaggio. E non decidendo cosa fargli fare, alla fine non fa niente e la storia è lì a prendere polvere :(

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