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10 parole nuove da usare #25

10 parole nuove

Ancora Suttree a tirare le fila della rubrica sulle parole nuove con altri dieci termini, questa volta però non così difficili da mettere in relazione. Sono abbastanza dissimili, è vero, si parla di oggetti moderni e antichi e di animali e cibo.

Non ho però trovato alcuna difficoltà a scrivere di getto il breve racconto che segue. L’importanza di questi esercizi di scrittura sta anche in questo: riuscire a creare una breve storia con dieci parole a caso.

  1. Pania: trovata a pagina 353 del libro Suttree di Cormac McCarthy. È uno dei dischi di sughero che si trovano in certe reti da pesca.
  2. Aune: trovata a pagina 357 del libro Suttree di Cormac McCarthy. È un’antica misura di lunghezza che assume valori diversi in Francia e Belgio.
  3. Coutil: trovata a pagina 359 del libro Suttree di Cormac McCarthy. È un tessuto fitto e robusto, con cui si fanno i busti.
  4. Michette: trovata a pagina 360 del libro Suttree di Cormac McCarthy. Panini di forma rotonda.
  5. Argironeta: trovata a pagina 381 del libro Suttree di Cormac McCarthy. Famiglia di ragni in grado di vivere sott’acqua in fossi e stagni.
  6. Sciuridi: trovata a pagina 390 del libro Suttree di Cormac McCarthy. Famiglia di roditori, a cui appartengono marmotte e scoiattoli.
  7. Oscillum: trovata a pagina 390 del libro Suttree di Cormac McCarthy. Disco in legno o altro materiale che veniva appeso nell’Antica Roma a porte e alberi e oscillava, in occasione di feste.
  8. Amaurotici: trovata a pagina 395 del libro Suttree di Cormac McCarthy. Relativi all’amaurosi, forma di cecità non definibile con esami clinici diretti.
  9. Geenna: trovata a pagina 405 del libro Suttree di Cormac McCarthy. Luogo di torture e sofferenze, come l’Inferno.
  10. Spetezzare: trovata a pagina 450 del libro Suttree di Cormac McCarthy. Produrre peti.

Esercizi di scrittura con le parole nuove

Dalla barcaccia su cui navigava, lungo le acque melmose del fiume, osservava l’alba illuminare quel mondo ormai andato, i raggi del sole che parevano non aver più voglia di lambire quelle terre putride e malate. Sfilava una a una le panie da una rete da pesca rovinata, mettendo da parte i fili che avrebbe potuto riutilizzare, buttando quelli più corti di un’auna. In un sacco accanto alle gambe teneva le cianfrusaglie e la robaccia che ripescava dall’acqua, un busto di coutil, un cappello da pastore, il manico di un’ascia, un vecchio ombrello, pantaloni sbrindellati.

Sbocconcellò un pezzo di michetta che aveva portato con sé dalla baracca, masticando lentamente per far durare più a lungo quel pasto povero e insapore. Quando la barca passò sotto un ramo che si protendeva verso l’acqua come il braccio di un supplicante, notò bolle d’aria salire in superficie e sotto al velo liquido e giallastro del fiume la forma scura di un argironeta tremolare alla debole corrente dei flutti. E sciuridi rincorrersi sui rami degli alberi acquatici come indifferenti al mondo che marciva in un’infinita palude.

Da sotto la camicia di lana tirò fuori un oscillum di bronzo, la figura sbalzata ormai non più riconoscibile, antico monile d’un valore ormai perso o pendente di qualche collana moderna. Ci giocherellò mentre ingoiava il resto del pane, facendolo oscillare davanti al volto barbuto e chiedendosi se potesse autoipnotizzarsi. Gli occhi amaurotici a stento distinguevano il movimento del pendolo e i colori della vita intorno. Non era più una terra, quella, si disse, infame geenna che lo condannava a sopravvivere senza redenzione, castigo inflitto a chi, testardo, non s’era arreso al suicidio collettivo liberatorio.

Nel silenzio del suo vagare spetezzò e il lezzo dei suoi gas intestinali si confuse col tanfo di quella mota che esalava dal mondo che imputridiva e non si decideva a soccombere.

10 Commenti

  1. Cristiana Tumedei
    20 dicembre 2012 alle 10:11 Rispondi

    Alcune di queste parole, essendo di origine francese, le conoscevo già. Altre, invece, non le avevo mai sentite!
    Quanto al racconto, devo dirti che l’ho davvero apprezzato. Molto di più di altri tuoi scritti. Forse perché rievoca un’atmosfera che mi affascina e mi intriga.
    Bellissimo il finale. Proprio quello che ci voleva per concludere al meglio questo “esercizio di scrittura”.
    Complimenti davvero!

  2. Lucia Donati
    20 dicembre 2012 alle 13:05 Rispondi

    Michetta (forse si usa più nel milanese per indicare quel tipo di pane) e Geenna le uniche parole conosciute.

  3. Lucia Donati
    20 dicembre 2012 alle 13:08 Rispondi

    Forse c’è una località che si chiama Auna…(magari con un significato simile a quello qui descritto). E credo sia nel nord Italia.

  4. Alessandro C.
    20 dicembre 2012 alle 13:24 Rispondi

    oddio… che parole. Non sapevo che il buon Cormac fosse calabrese.

  5. Romina Tamerici
    21 dicembre 2012 alle 01:13 Rispondi

    E io che credevo che “michetta” fosse un termine milanese! Anche da me si usa, ma non così tanto, comunque ero certa del significato!
    Oltre a “michetta” conoscevo bene solo il termine “Geenna” che viene usato nella Bibbia.

    Non so come hai fatto con il racconto di questo mese, a me sembra molto difficile questa volta, ma in qualche modo farò. Di certo non mi arrendo senza tentare!

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