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10 parole nuove da usare #16

10 parole nuove

Siamo arrivati al nuovo appuntamento con le dieci parole nuove. Questa volta, come la scorsa, sono un po’ particolari e non sarà molto facile scrivere un racconto che le contenga tutte e mantenga un minimo di credibilità.

Sono tutte tratte da tre libri, due romanzi, Primavera di Sigrid Undset e I pilastri della Terra di Ken Follett, e un saggio, La svastica e la runa di Marco Zagni.

  1. Rampognare: trovata a pagina 57 del libro Primavera di Sigrid Undset. Biasimare, rimproverare.
  2. Posset: trovata a pagina 718 del libro I pilastri della Terra di Ken Follett. Bevanda calda britannica, fatta con latte e vino, o birra, e anche speziata.
  3. Mozarabico: trovata a pagina 719 del libro I pilastri della Terra di Ken Follett. Relativo ai Mozarabi, cristiani dei tempi del dominio arabo in Spagna. Nel contesto è la lingua.
  4. Casara: trovata a pagina 739 del libro I pilastri della Terra di Ken Follett. Chi lavora nell’industria dei formaggi.
  5. Vecce: trovata a pagina 95 del libro Primavera di Sigrid Undset. Pianta erbacea delle Leguminose.
  6. Denier: trovata a pagina 747 del libro I pilastri della Terra di Ken Follett. È una m oneta francese d’argento.
  7. Epilobio trovata a pagina 102 del libro Primavera di Sigrid Undset. Pianta erbacea delle Onagracee.
  8. Aconiti: trovata a pagina 102 del libro Primavera di Sigrid Undset. Pianta erbacea delle Ranuncolacee.
  9. Armaniche: trovata a pagina 136 del libro La svastica e la runa di Marco Zagni. Proprie dell’Armanesimo, ideologia mitologica, culturale e razziale.
  10. Umbles: trovata a pagina 888 del libro I pilastri della Terra di Ken Follett. Piatto fatto di interiora bollite.

Esercizi con le dieci parole

La vecchia uscì di casa sbattendo la porta, una figura sudicia e rattrappita come uno straccio da buttare. Sputò in terra con disgusto e menò un man rovescio contro uno dei ragazzini che facevano baccano fuori. Lo mancò e gli altri risero. Se ne restò lì, ferma sulla soglia, rampognando quelle pesti del diavolo, incurante degli scherni che le lanciavano. Quando i ragazzi se ne andarono, tornò dentro. Scostò le tende della finestra e spiò fuori, ma sembrava che ne fossero andati sul serio.

Mise a scaldare il latte e prese un boccale per il posset. Poi sedette, in attesa che arrivasse il compratore.

L’uomo arrivò poco dopo. L’anziana aveva bevuto tutto il posset e si sentiva rinvigorita e anche un po’ eccitata.

«Ciao», la salutò lo straniero, annusando l’aria. Parlava in mozarabico, ma la vecchia si diceva conoscesse tutte le lingue del mondo. «C’è odore di formaggio», disse.

«Che t’aspetti di trovare da una casara?», gli chiese sdegnata.

«È pronto?»

«Da ieri», rispose la donna. «È fuori, nel magazzino». E si alzò. Aprì la porta e uscì, seguita dall’uomo.

Il vento scompigliava le vecce come fossero i capelli di una bambina spensierata, mentre i due raggiungevano una baracca di legno malmessa.

«Fanno venti denier», disse la vecchia prima di aprire la porta.

«Sono troppi», rispose il compratore.

«Sai meglio di me con quale latte produco quel formaggio». La voce della donna era un sussurro. L’epilobio e l’aconito frusciarono nel prato al soffio del vento, come in risposta.

L’uomo scostò il mantello e la vecchia poté riconoscere una delle rune armaniche sul pugnale appeso alla cintura, il simbolo di una confraternita di indemoniati che aveva imbevuto di sangue innocente le campagne del paese.

«Dieci denier», concesse, ma la sua mente ragionò veloce e calcolò dettagli che all’uomo sfuggirono.

Il compratore sorrise e lasciò andare il mantello. La vecchia aprì la porta del magazzino ed entrò. Era buio e un forte odore di formaggio saturava l’aria. L’uomo si portò d’istinto una mano al naso, ma la donna era abituata. «Là», disse, indicando un tavolo poco più avanti, su cui stava una forma tondeggiante e scura.

L’uomo fece per avvicinarsi, ma la vecchia fu più veloce. Gli afferrò un braccio e, quando l’altro fece per voltarsi, lo sbudellò senza cambiare espressione. Lo straniero spalancò gli occhi e aprì la bocca, ma non riuscì a dire nulla. Si portò una mano al ventre e stramazzò a terra.

La vecchia prese un recipiente e lo riempì delle interiora, anche se l’uomo non era ancora morto. «Mi servono per gli umbles», disse.

E se ne andò ridendo, come una baldracca sguaiata di un bordello dimenticato.

5 Commenti

  1. ferruccio
    22 marzo 2012 alle 10:23 Rispondi

    Oh Gesù, Rampognara e casara le conoscevo, le altre?

    Mi mancano i libri:-)

  2. Romina
    22 marzo 2012 alle 21:59 Rispondi

    Bellissime parole, anche se non semplici. Il tuo testo è davvero bello, uno dei tuoi più belli con le 10 parole a mio avviso, anche se il finale mi ha un po’ sconvolta… mi passerà!
    Appena posso scrivo l’esercizio anch’io.

  3. Daniele Imperi
    23 marzo 2012 alle 11:20 Rispondi

    Grazie, Romina, è bello scrivere cose che sconvolgono, vero? :D

  4. Romina
    23 marzo 2012 alle 18:15 Rispondi

    Sì! Ed è bello anche leggerle!

  5. Romina
    13 aprile 2012 alle 02:35 Rispondi

    Meglio tardi che mai, no? Ecco il mio esercizio (http://tamerici-romina.blogspot.it/2012/04/esercizio-di-scrittura-10-parole-nuove.html) in meno di 240 parole! Lo so che sembra incredibile… forse a furia di leggere i tuoi racconti da 300 parole ho imparato qualcosa! Grazie!

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