Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

10 parole nuove da usare #11

10 parole nuove

Questo numero della rubrica dedicata alle parole nuove lette nei libri e ai conseguenti esercizi di scrittura è riferito a un unico romanzo, quello d’esordio di Cormac McCarthy: Il guardiano del frutteto.

Questa volta seguirò una strada diversa per gli esercizi, come ha fatto Romina nei precedenti, utilizzando in un unico testo per tutte e dieci le parole.

  1. Accipitrali: trovata a pagina 70 del romanzo Il guardiano del frutteto di Cormac McCarthy. Significa ciò che è caratteristico di un falco o sparviero.
  2. Modiglioni: trovata a pagina 74 del romanzo Il guardiano del frutteto di Cormac McCarthy. Forme architettoniche di sostegno, come se ne vedono sotto alcuni antichi balconi.
  3. Eupatoria: trovata a pagina 75 del romanzo Il guardiano del frutteto di Cormac McCarthy. Pianta erbacea, anche se andrebbe scritta al maschile.
  4. Trichinella: trovata a pagina 75 del romanzo Il guardiano del frutteto di Cormac McCarthy. Verme parassita che vive nell’intestino, anche dell’uomo.
  5. Mortasatura: trovata a pagina 106 del romanzo Il guardiano del frutteto di Cormac McCarthy. Esecuzione di una mortasa, ossia intaglio per inserire un pezzo detto tenone (vedi n. 10).
  6. Galloccia : trovata a pagina 146 del romanzo Il guardiano del frutteto di Cormac McCarthy. Termine marinaresco. Pezzo a forma di T, in legno o ferro, su cui si fissano le cime.
  7. Tagliamare : trovata a pagina 146 del romanzo Il guardiano del frutteto di Cormac McCarthy. Spigolo della prua dello scafo.
  8. Rallo: trovata a pagina 177 del romanzo Il guardiano del frutteto di Cormac McCarthy. Uccello dal becco lungo e dal folto piumaggio.
  9. Idraste: trovata a pagina 178 del romanzo Il guardiano del frutteto di Cormac McCarthy. Altra pianta erbacea.
  10. Tenoni: trovata a pagina 183 del romanzo Il guardiano del frutteto di Cormac McCarthy. Il tenone è la parte del legno che si incastra in una mortasa.

Esercizio con le dieci parole nuove

Eredità

Venezia riposava quando l’uomo passò sotto il balcone della casa paterna. I modiglioni sgretolati e ingrigiti dal tempo resistevano agli attacchi, come suo padre, maestosa figura nonostante la malattia che da anni lo consumava.

Entrò nella corte, come un fantasma silenzioso, chiuso nella sua maschera accipitrale, così da apparire, a chiunque lo vedesse, una creatura divina piovuta da un paese lontano. Trasse di tasca l’infuso preparato con eupatoria e idraste. Un bagliore guizzò appena quando la luce di un lampione colpì il vetro della bottiglietta. Era per suo padre. Un antico rimedio imparato nelle campagne dove s’era rifugiato.

Aprì la porta di casa e fu nella grande sala. Alla penombra poteva scorgere il massiccio tavolo di legno lavorato a mano, anche se il protettivo era andato scrostandosi, specialmente lungo la mortasatura. Ma i tenoni erano ancora saldi, nonostante il tempo e l’incuria.

La stanza dove riposava il vecchio era rischiarata da una candela. Sotto le coperte, seppur flebile, riusciva a percepire il ritmico movimento del respiro, come di un pistone che non voglia arrendersi, ma tenti ancora di dar vita a un motore ormai andato.

Suo padre.

Che moriva, con estrema lentezza, divorato dalla trichinella che aveva trovato in lui carne di cui nutrirsi.

Carne corrotta dal male.

«Padre» disse e l’anziano mosse appena le palpebre, ma non le aprì. Da lontano, come in un sogno, il verso di un rallo ruppe il silenzio tetro della camera di morte.

L’uomo gli sollevò la testa e gli fece bere un po’ dell’infuso. Il vecchio bevve, senza dir nulla, poi ricadde sul cuscino, abbandonandosi di nuovo nel suo limbo fatto di immagini confuse.

I ricordi dell’uomo, allora, tornarono a quando il padre andava per mare, pescatore come altri. Fu lui a insegnargli a volgere le cime sulla galloccia. Lui a salvarlo quando cadde in acqua, da ragazzo, e il tagliamare gli lasciò la cicatrice che portava, con una certa ostentazione, sulla fronte.

Adesso toccava a lui salvare quell’uomo e gli parve d’indossare, in quel momento, i panni del genitore, solo che suo figlio, adesso, era suo padre.

E d’un tratto scoprì che tutto si ricollegava, come una sorta di anello, un eterno ripetersi che non si sarebbe mai estinto, tramandato di padre in figlio come un’eredità a cui nessuno poteva sfuggire.

10 Commenti

  1. Romina
    20 ottobre 2011 alle 08:13 Rispondi

    Grazie per avermi citata! Secondo me, hai fatto un ottimo lavoro! Questo tuo brano mi è piaciuto motissimo, davvero! I tanti incipit che facevi di solito erano illuminanti, ma è bello anche lasciarsi guidare da una trama! E poi delle 10 parole di questo mese non ne conoscevo nemmeno una! Se trovo un po’ di tempo in questi giorni, anch’io penso di fare ancora l’esercizio delle 10 parole, perché é troppo bello e creativo!

  2. Il rallo sul tagliamare | Giuseppe Vitale's web site
    20 ottobre 2011 alle 15:07 Rispondi

    […] per voi che lo leggete quanto lo è stato per me scriverlo. Le parole in grassetto e linkate sono le dieci parole nuove trovate da Penna Blu e che sono state il pretesto per […]

  3. Giuseppe Vitale
    20 ottobre 2011 alle 15:12 Rispondi

    Anche io ho voluto esercitarmi con queste 10 parole con il raccontino Il rallo sul tagliamare. Fatemi sapere che ne pensate. Grazie.

  4. Daniele Imperi
    20 ottobre 2011 alle 15:15 Rispondi

    Bravo Giuseppe :)

  5. Giuseppe Vitale
    20 ottobre 2011 alle 22:36 Rispondi

    Daniele Imperi,

    Grazie Daniele.

  6. Romina
    22 ottobre 2011 alle 23:51 Rispondi

    Ce l’ho fatta anch’io, finalmente… non vedevo l’ora di avere un’oretta libera per fare l’esercizio! Ho appena postato il mio testo sul mio blog al link http://tamerici-romina.blogspot.com/2011/10/esercizio-di-scrittura-10-parole-nuove.html#more
    Mi sono permessa anche di mettere dei link al tuo brano e a quello di Giuseppe Vitale… se vi va, fatemi sapere cosa ne pensate!
    Non vedo l’ora di sapere le dieci parole del mese prossimo!

  7. Romina
    22 ottobre 2011 alle 23:53 Rispondi

    Ops… ho fatto un pasticcio con il link… scusate! Ormai sono un paio d’anni che non uso più il linguaggio html…

  8. Romina
    23 ottobre 2011 alle 00:16 Rispondi

    @ Giuseppe: Ho cercato di inserire un post nel tuo blog, ma non mi è stato possibile, quindi lo riporto qui.
    “Ciao! Ho letto questo tuo brano e avevo già letto anche quello del mese scorso. Anch’io ho tentato l’impresa sul mio blog (http://tamerici-romina.blogspot.com/2011/10/esercizio-di-scrittura-10-parole-nuove.html#more). Secondo me, potremmo creare una nuova corrente letteraria… i testi che risultano da questi esercizi sono davvero interessanti e un po’ di pratica non fa mai male. Finché Daniele continuerà a offrirci le sue dieci parole al mese, io continuerò l’impresa e spero anche tu.

    Per quanto riguarda il tuo testo, devo dire che mi è piaciuto più del precedente (che comunque era interessante). Sei riuscito a creare una trama interessante in un testo breve e hai fatto un buon uso delle dieci parole, anche se con qualche licenza (es. che cosa ci fanno quelle piante sulla nave?) che tutti ci siamo dovuti prendere per arrivare alla fine… non è una critica, solo una constatazione che vale anche per il mio testo!

    P.S. Mi sono permessa di inserire un link a questo post nel mio blog… spero non ti dispiaccia!”

  9. Daniele Imperi
    23 ottobre 2011 alle 17:21 Rispondi

    @Romina: ho corretto io. :)

    Le 10 parole continueranno finché non si esaudirà il dizionario :D

  10. Romina
    23 ottobre 2011 alle 17:48 Rispondi

    @ Daniele: grazie per la correzione…
    Allora la saga delle 10 parole continuerà a lungo! Per fortuna!

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.