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Come il fumetto aiuta la scrittura creativa

Jacovitti

Tutto nasce dalla scrittura, ma la scrittura stessa può essere migliorata conoscendo altre forme di comunicazione. Il fumetto e il cinema sono legati, perché molto simili: nati più o meno nello stesso periodo e entrambi con un uso esclusivo di dialoghi e immagini.

Oggi ho voluto riassumere l’essenza del fumetto per capire come possa tornare utile per scrivere una storia. Perché anche il fumetto racconta e nei suoi limiti – l’assenza di un narratore che spieghi gli eventi – concentra l’intera sua forza.

Soggetto e sceneggiatura: progettare una storia

Negli anni in cui ho frequentato una scuola del fumetto ho provato a scrivere qualche breve sceneggiatura, inizialmente di una tavola autoconclusiva, poi di 4 e anche più. Due di queste sceneggiature divennero racconti qualche tempo fa, Il candidato e Senso inverso, un personaggio di serie B nato per una miniserie a fumetti di 4 tavole e mai concretizzato, alla fine.

Come si scrive un fumetto? Si parte da un’idea, come qualsiasi racconto e romanzo, poi si scrive il soggetto, cioè una trama abbastanza dettagliata. Il soggetto, quindi, viene trasformato in sceneggiatura.

Per 4 tavole il mio soggetto era di qualche riga, ma per una serie a fumetti che stavo progettando, che prevedeva numeri di 60 tavole, il soggetto che ho scritto per il primo numero era di 15.000 caratteri. Ora quel soggetto diventerà un romanzo, quando ovviamente mi deciderò a scriverlo.

La sceneggiatura a me piaceva molto, anche se è un tipo di scrittura tecnica. Ecco un esempio tratto da quel progetto:

Vigg. 1 e 2: unica striscia.

CM. Max e Danny si stanno avvicinando alla locanda, sulla destra, vista in prospettiva d’angolo. È un locale scalcinato. L’insegna, in legno marcito e pendente da un lato, porta la scritta “MERMAID” affiancata dalla figura di una sirena avvenente. Fuori del locale ci sono botti, casse e funi arrotolate. Appesi accanto all’entrata, uno per lato, 2 salvagenti.

Vigg. 3 e 4 su un’unica striscia.

Vig. 3: Sulla destra, in PP, un marinaio seduto a fumare. Sullo sfondo, a sinistra, i 2 ragazzi in FI, appena entrati. L’ambiente è pieno di fumo.

Max: “Cerchiamo un tavolo libero!”

Si fa uso di sigle per le inquadrature (CM= Campo Medio, PP= Primo Piano, FI=Figura Intera), si danno indicazioni su cosa disegnare e come posizionare i vari elementi nella vignetta, ecc. Io usavo un tipo di sceneggiatura ferrea, quindi dettagliavo tutto, ma molti si limitano a scrivere solo quale personaggio compare e dove.

Per inquadrare una scena in un romanzo possiamo usare le tecniche di sceneggiatura, i vari campi delle inquadrature, così come i dettagli che compongono la scena. Più volte ho detto che io immagino la scena come se la vedessi in un film, ma anche in fumetto: inquadro la mia scena, quindi, per poterla rappresentare meglio.

Scrivere una sceneggiatura significa sviluppare la storia a fumetti a partire da un soggetto. Alla stessa maniera possiamo imparare a sviluppare un romanzo a partire da una trama.

Riconoscibilità dei personaggi

Nel fumetto questo è essenziale. Non importa che nella vita reale possano esserci persone somiglianti, persone anonime, che ci cambiamo i vestiti, ecc. Nel fumetto Paperino e Tex devono vestire sempre allo stesso modo, altrimenti non saranno più riconoscibili. Nel fumetto l’immagine è quasi più importante delle parole, ma soltanto per un motivo di memorizzazione.

PaperinoQuando si deve disegnare un personaggio in silhouette, ossia la forma del personaggio completamente nera, non si può scegliere qualsiasi posa, ma soltanto quella che renderà riconoscibile quel personaggio.

Riusciamo a fare lo stesso coi personaggi delle nostre storie? Quando li facciamo parlare, il lettore saprà chi sono anche se non aggiungiamo “disse Caio”? Le loro azioni, i loro comportamenti sono sempre riconoscibili nella storia?

Se imparassimo a caratterizzare i personaggi come vengono caratterizzati nel fumetto, le nostre storie ci guadagnerebbero.

Forza delle scene

Ho accennato prima alle inquadrature. Nel fumetto sono molto importanti, perché danno anche un certo ritmo alla storia. Come si scelgono le inquadrature? Lo sceneggiatore deve fare uno schizzo delle tavole, anche se non sa disegnare. Soltanto in questo modo potrà creare una storia che funziona.

Un esempio di lavoro maniacale: l’ultima vignetta di una striscia della pagina pari non può avere la stessa inquadratura della prima vignetta che le corrisponde nella pagina dispari, perché all’occhio del lettore appaiono consecutive, anche se non lo sono cronologicamente, e suona come una ripetizione.

Un secondo esempio di lavoro maniacale: se un personaggio corre verso sinistra, sta fuggendo, uscendo di scena. Questa è la sensazione, perché per l’occhio sta uscendo dall’albo.

Questo per dire che il lavoro di costruzione delle scene è un lavoraccio, nel fumetto come in un romanzo, anche se in quest’ultimo non abbiamo immagini reali, ma dobbiamo evocarle. Però le inquadrature possono essere riprodotte, in un certo senso, dando spessore a certi dettagli piuttosto che a altri.

Dialoghi

Immagini e dialoghi: ecco il fumetto. Le parti narrate sono – e dovrebbero essere – ridotte all’osso. Poche, misurate didascalie per mostrare l’avanzare del tempo, il cambio di scena, ecc. Ma il resto sono soltanto dialoghi.

E dai dialoghi del fumetto possiamo imparare molto. Soprattutto il minimalismo, anche se in un romanzo non è sempre necessario. Però spesso sì, spesso dobbiamo scrivere dialoghi brevi, incisivi. Nel fumetto sono i dialoghi a raccontare la storia. Il narratore viene sostituito dai personaggi stessi.

Ecco la chiave: uscire di scena e lasciare il posto di narratori ai nostri personaggi. Sarà possibile?

Avete presente Martin Mystère? È un fumetto logorroico. Tantissimi anni fa, quando era nato da poco, acquistai il numero 11 – che ho ancora – e parecchio tempo fa ho provato a leggere altri due numeri, ma mi hanno stufato proprio per la prolissità dei dialoghi.

Quindi: in un romanzo possiamo concederci la libertà di scrivere un dialogo molto lungo – ne ho letti alcuni che duravano due pagine e parlo dello stesso personaggio – perché può essere utile e, se ben scritto, si lascia leggere con facilità. Ma in un fumetto, secondo me, i dialoghi più sono brevi e più funzionano.

Consecutio temporum

Come passare da una scena all’altra? Nel fumetto ci sono diversi espedienti, per esempio inserire il cambio di scena quando il lettore volta pagina. In quel modo c’è anche una sorta di fattore psicologico che entra in gioco: voltiamo pagina, lasciamoci il passato alle spalle.

Oppure ci sono le didascalie accennate prima: i classici “Nel frattempo”, “A due miglia di distanza…”, ecc. Ma mai nella stessa striscia, perché un cambio di scena ha bisogno sia di uno stacco netto sia allo stesso tempo di un elemento di raccordo che dia una certa continuità.

E in un romanzo come creiamo stacchi e raccordi? A parte passare a un nuovo capitolo, in alcuni casi si lascia uno spazio vuoto, un paragrafo senza testo, quindi, magari con un asterisco per decorare. Questo quando lo stacco è forte, evidente.

Altrimenti è con le parole che dobbiamo inserire cambi di scena e raccordi. Raccontare di un uomo che si veste e esce di casa: anche questo è un cambio di scena e va descritto senza annoiare, anche se è un passo noioso da scrivere.

Cosa non imparare dal fumetto: la fine scontata

Qualcuno non apprezzerà, dicendo: e se voglio creare una serie di romanzi sulle avventure di un personaggio? Guardiamo Tarzan, ma anche Sherlock Holmes, o i più odierni Harp e Leonard di Lansdale. Queste sono storie che devono avere una fine scontata. Si tratta di racconti e romanzi seriali, in cui il lettore sa che il protagonista non morirà mai.

Ma in un romanzo autoconclusivo non possiamo pensare a una fine prevedibile.

Che cosa pensate di questo avvicinamento della scrittura creativa al fumetto? Credete possa essere utile a migliorare una storia?

25 Commenti

  1. Fabio Amadei
    11 agosto 2014 alle 09:46 Rispondi

    La vignetta di Jacovitti e’ davvero folgorante. E amara.

  2. Ulisse Di Bartolomei
    11 agosto 2014 alle 10:42 Rispondi

    Bellissimo e pieno di suggerimenti preziosi quest’articolo! In particolare mi intriga la menzione sul “reinizio” nella nuova pagina. Spesso ho la sensazione che spezzare una frase con un filo logico omogeneo, distolga la mente e sovente bisogna tornare alle ultime righe della precedente per riprendere il filo… Cerco di evitare questo ai miei lettori ma in un testo tecnico è piuttosto difficile. Ho cercato qualche indicazione sugli spazi vuoti che si possono lasciare tra le righe, per consentire un inizio frase nella nuova pagina, ma non ho trovato molto.

    • Daniele Imperi
      11 agosto 2014 alle 11:02 Rispondi

      Grazie Ulisse.
      Non ho capito cosa intendi con gli spazi vuoti…

  3. Moonshade
    11 agosto 2014 alle 11:38 Rispondi

    Ciao Daniele! Bellissimo post, fantasrico!
    Ho sciperto recentemente che molti fumettisti che curano sia i disegni che la storia della pripria opera fanno prima una sorta di romanzo e poi la sceneggiatura. Io di mio lo faccio perché per me sono linguaggi con fini diversi: il romanzo, privo di immagini e che da solo le informazioni dall’autore, procede per sensazioni, mentre il fumetto ha colpi di scena visivi, avvicinamenti di camera sui visi e prospettive: hai in realtà poco spazio in cui mettere l’azione. Il fumetto resta molto utile per la stringatura, rispetto alla scrittura: in 3 battute devifar capire il carattere di un personaggio – non hai lo spazio di tutta la descrizione e il passato…-, devi calcolare i tempi per il colpo di scena e focalizzare sui dettagli. Altrimenti diventano degli spiegoni e poco leggibili. L’unica cosa che non mi piace usare è la riconoscibilità totale del personaggio attraverso i costumi: è vero che il lettore dev’essere guidato, ma non ha bisogno del girello quindi, una volta che si legge un fumetto di supereroi, per me non è necessario che siano in costume anche a casa loro; quando entrano in scena essere irriconoscibili è invece più interessante perchè, non essendo inquadrati e non potendo noi sentire la loro voce, quando volti pagina e scopri chi è fa un effetto molto più d’impatto.

    • Daniele Imperi
      11 agosto 2014 alle 16:54 Rispondi

      Grazie :)
      Non ricordo supereroi in costume a casa loro, ma ne ho letti appena 2 o 3.

  4. Sylvia Baldessari
    11 agosto 2014 alle 12:23 Rispondi

    Bellissimo, Daniele! Chi ama leggere i fumetti non potrà che ritrovarsi catapultato in quel mondo che tu sveli e che aiuti a comprendere anche come semplice lettore oltre che autore.

    Anch’io non amo MM :D
    Solo e per sempre Dyd!

  5. Ulisse Di Bartolomei
    11 agosto 2014 alle 13:12 Rispondi

    Per spazi vuoti intendo delle righe vuote in modo da consentire un inizio frase nella prossima pagina. Ho visto dei saggi dove si usano moltissimo, assieme alle variazioni di grandezza del carattere. Li userei volentieri anch’io ma vorrei saper se c’è un criterio per utilizzare le spaziature in quel modo.

    • Daniele Imperi
      11 agosto 2014 alle 16:55 Rispondi

      Ma dici nel blog o in un testo? In un testo dovresti prima sapere in che formato sarà stampato.

  6. Grazia Gironella
    11 agosto 2014 alle 13:22 Rispondi

    Mi sono letta un paio di testi sulla sceneggiatura, perché mi sembrava un buon modo per vedere la scena con occhi diversi eppure anche uguali, perché di fatto quando scrivo sento di raccontare ciò che vedo accadere nella mia mente. In effetti credo che sia un’operazione utile a non perdersi gli elementi essenziali della scena, dedicando troppa attenzione a quelli secondari. Sui fumetti, invece, non so proprio niente, anche perché non li ho mai amati molto; ma le cose che hai detto mi sono sembrate davvero interessanti e degne di approfondimento. Certo che hai una bella formazione!

  7. LiveALive
    11 agosto 2014 alle 14:42 Rispondi

    Non leggo fumetti, non sono assolutamente capace di disegnare, e la scrittura della sceneggiatura non mi ha mai attratto più di tanto perché l’opera voglio vederla finita, come un artigiano, non come nella catena di montaggio. Però devo ammettere che nell’ultimo periodo mi è capitato di leggere dei testi sulle tecniche del fumetto, e mi è piaciuto una cifra. Mi riferisco soprattutto ai fumetti “d’autore”, quelli con le immagini importanti che possono benissimo essere opere a sé, e non solo un mezzo per raccontare la storia. È strano ma questa cosa mi capita anche con la prosa che leggo: voglio che le frasi siano belle di-per-sé, non solo per la prosa che leggo.

  8. Daniele Imperi
    11 agosto 2014 alle 16:56 Rispondi

    Grazia Gironella

    Certo che hai una bella formazione!

    Ho anche parecchi annetti :D

  9. Ulisse Di Bartolomei
    11 agosto 2014 alle 17:44 Rispondi

    Parlo di un testo in un libro.

    • Daniele Imperi
      11 agosto 2014 alle 17:59 Rispondi

      In un libro però non puoi sapere come sarà disposto un testo. Boh, non riesco a visualizzare quello che dici :)

  10. Ulisse Di Bartolomei
    11 agosto 2014 alle 21:16 Rispondi

    Forse non è un dettaglio così importante, in quanto le tematiche esposte in un saggio abbisognano di molto spazio per essere approfondite e a differenza del fumetto, manca la parte figurale. Comunque è analoga questione alla consecutio temporum che menzioni nei fumetti. Si tratta di gestire i percorsi logici favorendone il compimento entro la pagina e iniziare il prossimo nella prossima pagina, senza spezzarli nel volta pagina. A me da molto fastidio poiché il volta pagina mi deconcentra di quel poco da costringermi spesso a tornare alle ultime righe della pagina precedente. Per questo il mio interrogativo è: si può spingere il testo in avanti per averne l’inizio frase nella prossima testa di pagina?
    Ovviamente non spesso e soltanto dove può capitare una ragione seria.

  11. Giuliana
    12 agosto 2014 alle 17:36 Rispondi

    Per una volta, sarò concisa: un applauso all’autore, bel post davvero (e bella vignetta) :)

  12. Severance
    17 agosto 2014 alle 13:17 Rispondi

    Non si può aggiungere altro, te lo garantisco. Hai colto in pieno gli espedienti narrativi che dal fumetto si possono migrare in un racconto/romanzo. Sceneggiatura ferrea? Io arrivavo a fare direttamente la bozza delle tavole! Bei tempi. Sto pensando di tornarci sopra. Tu hai definitivamente abbandonato?

    • Daniele Imperi
      18 agosto 2014 alle 17:46 Rispondi

      Non proprio. Sto scarabocchiando qualche pupazzetto per riprendere la mano. Io disegno solo umoristico. Tu che genere fai?

  13. Leo
    2 agosto 2016 alle 15:27 Rispondi

    Ciao Daniele, bel post!
    Mi hai fatto tornare a riflettere su una questione a cui penso da un po’:
    secondo te il fumetto puo’ avere dignita’ letteraria ed essere considerato alla pari di un buon romanzo?
    Secondo me il fumetto essendo un’arte ‘mista’ (immagini e parole) puo’ prendere il meglio del racconto per immagini, e cioe’ il cinema, e quello della forma scritta propria del romanzo.
    Ovviamente non puo’ ereditare appieno tutti i meccanismi delle due arti.. del cinema non ha il movimento delle immagini, e del racconto non eredita il fascino che dell’immaginazione, tanto per dirne una.. ma in questo il fumetto puo’ compensare con il suo proprio linguaggio,con il giusto equilibrio tra immagini e parole, con una calibrata composizione delle vignette e del disegno, almeno in teoria.
    Cosa ne pensi in proposito?

    • Daniele Imperi
      2 agosto 2016 alle 17:48 Rispondi

      Ciao Leo, grazie. Dipende dai fumetti. Gli albi seriali proprio no. Ma ci sono delle graphic novel ben curate sia nella storia sia nei disegni.

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