Il lato vergognoso dell’editoria

Il lato vergognoso dell'editoria editoria
Vuoi conoscere le peggiori strategie editoriali?

C’è un’editoria che innalza la cultura, che premia la letteratura, che opera con coscienza e che ha a cuore il sapere e i lettori. E ce n’è un’altra, becera, bassa, profittatrice e truffaldina, che si dedica ad altro, in maniera più o meno legale, più o meno etica.

Ecco, oggi parliamo di questa. Dell’editoria che sceglie strategie vergognose. Io ne ho selezionate 5.

La strategia del coccodrillo

Non vi suona strano che alcune biografie appaiano in libreria pochissimo tempo dopo la morte del biografato? Così come è strano – ma non troppo – che quando muore un personaggio famoso, ne diano subito notizia al TG con gran profusione di note e immagini.

Sono chiamati, in quel caso, coccodrilli nel gergo giornalistico, necrologi già pronti per l’uso. Li ho sempre trovati di pessimo gusto. Ok, è venuto a mancare il grande Pinco Pallino, dillo e basta e il giorno dopo dedicagli un servizio.

La strategia editoriale del coccodrillo è sfruttata anche in editoria: come non lasciarsi scappare la possibilità di vendere e lucrare sulla morte di personaggi conosciuti in tutto il mondo? E se poi accade che biografia e funerale marcino fianco a fianco, beh, quando vogliono gli editori sanno esser veloci.

La strategia del carpe diem

Papa Giovanni XXIII è stato santificato il 5 maggio scorso e 12 giorni prima, il 23 aprile, un editore ha pubblicato San Giovanni XXIII. Il papa buono. Cogli l’attimo, editore, non farti scappare le occasioni, ché chi ha tempo non aspetti tempo, dice il proverbio.

Ok, era nell’aria che Papa Roncalli divenisse santo un giorno o l’altro, ma anticipare i tempi, addirittura, mi sembra quasi voler dare al libro un sapore ucronico.

Ma a questa strategia editoriale del carpe diem siamo da tempo abituati, fra libri, calendari, santini e album delle figurine che, secondo me, fanno rigirare nella tomba il caro estinto.

La strategia dei ritornanti

Ci sono romanzi che prima o poi vengono dimenticati. Siamo in tanti a scrivere e le librerie seppelliscono i libri più vecchi per far posto ai nuovi. Ma a volte ritornano, sono come riesumati dal loculo sepolcrale in cui dormivano in pace.

È il cinema ad avere questo potere di resurrectio carnis, anzi chartae. Sì, perché, appena esce un film, ecco che il romanzo da cui è tratto viene ripulito dalla polvere del tempo e rimesso in vendita con una copertina nuova fiammante. E la strategia editoriale dei ritornanti funziona, fa vendere libri e anche dvd.

Accadde, per esempio, diversi anni fa. Ero andato al cinema a vedere Master & Commander – che non mi piacque – e in libreria, in quei giorni, uscì il romanzo Ai confini del mare di Patrick O’Brian, che riportava come copertina la locandina del film.

Ora, io da anni stavo acquistando i romanzi di mare di O’Brian e ne avevo già un bel po’. Così, pensando che fosse uno nuovo, lo comprai al volo. Non posso certo ricordarmi tutti i titoli che posseggo. A casa, il titolo originale inglese – e anche la data della prima edizione originale – mi insospettirono e spinsero a controllare fra i miei libri.

E che ti trovo? La prima edizione della Longanesi del romanzo Ai confini del mare. Ve le metto tutte e due a confronto. Doppiamente vergognosa fu quest’operazione editoriale, perché il film con Russel Crowe non si basa su un unico romanzo della saga scritta da O’Brian.

Ai confini del mare

Naturalmente ho riportato in libreria quel libro, facendo presente quanto accaduto, e l’ho sostituito con un altro.

La strategia del copia-incolla

Quando qualcuno fa successo, tutti dietro a tentare di imitarlo, ma non nel proprio campo, bensì con una pura scopiazzata.

Non funziona. Imitate i passi compiuti, le energie spese, la determinazione profusa, le strategie e le tattiche. Ma non imitate anche i contenuti.

Ricordate la saga sui vampiri di Stephenie Meyer? Quella di Twilight che hanno fatto al cinema, col belloccio cadaverico e rachitico e la pulzella ribelle? Quanti libri sui vampiri sono usciti dopo? Io ho sempre detto che Dracula è l’unico romanzo sui vampiri che va letto, ma gli editori non m’ascoltano.

Della strategia editoriale del copia-incolla avevo già parlato in modo dettagliato in 3 articoli, negli anni passati, che vi voglio segnalare per farvi rendere conto del numero di copie prodotte sulla scia dei successi altrui:

  1. Il codice segreto dei libri
  2. La casta dei libri
  3. Il libro che non dovresti mai leggere

La strategia dei ritrovamenti misteriosi

Christopher Tolkien lo sa bene: quanti libri ha fatto pubblicare a babbo morto? Da una parte possiamo dirgli grazie per averci fatto conoscere opere di Tolkien in più, dall’altra ci chiediamo – io, almeno, me lo chiedo – se J.R.R Tolkien sarebbe stato d’accordo su questa scelta.

Quello che a me dà fastidio delle opere postume di Tolkien sono i rimaneggiamenti del figlio: tagli qui, tagli là, continuazioni e commenti basati su supposizioni. A me piace l’opera pura dell’autore e, quando ho letto i racconti postumi, ho saltato tutti quei commenti noiosi e inutili del figlio.

Ma la strategia editoriale dei ritrovamenti misteriosi ha colpito anche altri grandi autori del passato. Voi, forse, non conoscete il romanzo Il corsaro scritto da Edgar Allan Poe e non stento a crederlo, dal momento che il caro Poe non l’ha mai scritto. Ma un certo Francesco Mei lo ha recuperato non si sa da dove, forse dal suo scantinato. Peccato abbia dimenticato di citare il titolo originale e, peccato ancor più grave, nei siti autorevoli americani non ci sia menzione alcuna di un fantomatico The Corsair a firma di Poe.

Nell’edizione italiana si sostiene che il poeta di Boston abbia pubblicato questo romanzo a puntate fra il luglio e il dicembre 1839 sulla rivista Gentleman’s Magazine di Filadelfia. La Edgar Allan Poe Society of Baltimore nel suo sito ha pubblicato le opere di Poe apparse sul Gentleman’s Magazine nel 1839 e non compare alcun corsaro. Sarà naufragato nel mare del tempo, sicuramente.

Ma non finisce qui, perché qualcuno, tale Ugo Cundari, sempre dell’italica combriccola, scopre un inedito di Alexandre Dumas dal titolo L’assassinio di rue Saint-Roch (L’Assassinat de la rue Saint-Roch). Pare sia stato pubblicato nel giornale partenopeo L’Indipendente, fondato da Dumas stesso.

Vi invito a leggere l’interessante post Poe e Dumas: detective per caso nel blog di Nani, La botola segreta sotto il sofà. Sarà vera quest’opera dello scrittore francese? Chissà.

Potete segnalare altre strategie editoriali di bassa lega?

Categoria postPublicato in Editoria - Data post18 maggio 2014 - Commenti37 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

Ti è piaciuto questo post? Condivilo sui social media o via email!

Email
Commenti
  • Ivano Landi 18 maggio 2014 at 10:08

    Forse non lo sai Daniele, ma Ariano Geta ieri ha pubblicato un articolo simile a questo sul suo blog.
    Riporto qui, con lievi modifiche, il commento che ho scritto là:

    La più ignobile farsa editoriale che ricordo è la fascetta apposta da un editore a un suo libretto che pubblicava un inutile racconto di Tommaso Landolfi, “Cancroregina”, presentandolo come il più bel racconto di fantascienza del secolo. Ovviamente era il periodo degli anni 70 in cui andava per la maggiore il genere fantascientifico. Lo comprai, lo lessi e rimasi oltremodo disgustato.

    P.S. Insisto sulla mia tesi che secondo me ci sono minino altre due opere sui vampiri da leggere: “Carmilla” di Le Fanu e “Lasciami entrare” di Lindqvist.

    • Daniele Imperi 19 maggio 2014 at 08:01

      Andrò a leggere il post di Adriano. Carmilla era nella mia lista, mie sorelle me ne avevano parlato bene.

      Sulle fascette ci sarebbe da dire tanto, in effetti.

  • Ivano Landi 18 maggio 2014 at 10:10

    Aggiungo, a scanso di equivoci: l’idea di fondo dei due articoli è la stessa (il suo si intitola Trucchi per vendere libri), i contenuti sono molto diversi.

  • Andrea 18 maggio 2014 at 11:29

    Quando ti lanci in queste battaglie sei il mio mito Daniele! (PS: tra tutti quelli che sopporto meno sono i coccodrilli)

  • Katia Anna Calabrò 18 maggio 2014 at 15:12

    Grazie Daniele! Che bello leggerlo! L’editoria di bassa lega, negli ultimi anni, è predominante. :(
    Detesto ogni categoria che hai descritto ma la cosa che mi fa davvero infuriare sono: i libri di genere in copia/incolla. Scoppia il libro “caso” e in libreria non trovi altro: vampiri, gialli svedesi etc… L’appiattimento totale è persino peggiore del “coccodrillismo” e del manipolare lavori altrui.
    Buona domenica :-)

    • Daniele Imperi 19 maggio 2014 at 08:04

      Vero, i gialli svedesi! O le storie sugli antichi egizi, è pieno il mercato editoriale di questa roba. E hai bene: alla fine c’è un appiattimento.

  • Nani 18 maggio 2014 at 15:16

    Grazie, Daniele. : )

  • franco zoccheddu 18 maggio 2014 at 16:42

    Vidi Master & Commander, a me piacque molto

  • Lisa Agosti 18 maggio 2014 at 17:09

    Un nuovo trucchetto infimo è comparso insieme agli e-books. Sul Kindle Shop si trovano libercoli ridicoli che rubano titoli famosi nella speranza che qualche pollo compri senza controllare bene il nome dell’autore.

  • Salomon Xeno 18 maggio 2014 at 18:18

    Quella dei ritornanti è una strategia spesso fuorviante! Mi trovo in casa “Mari stregati” di Tim Powers, passato come libro da cui è tratto il quarto film dei Pirati dei Caraibi, con tanto di Jack Sparrow in copertina. Ovviamente di Jack Sparrow non c’è traccia e la storia, salvo un paio di elementi, è differente. La cosa che mi irrita è che sarebbe bastato davvero poco, poiché in effetti è stata proprio quest’opera di Powers, alla lontana, a ispirare gli ispiratori diretti della famosa saga Disney. Però io lo so, il lettore occasionale no – e dubito che in questo modo il romanzo abbia riscosso molto successo.

    • Daniele Imperi 19 maggio 2014 at 08:07

      Questa non la sapevo… hanno sfruttato il successo del film per rifilare il libro. Hai ragione: puntano al fatto che la maggior parte dei lettori non conosca i dettagli.

  • Sandra 18 maggio 2014 at 18:18

    Le strategie che citi sono tutte molto tristi ma non avrebbero alcuna presa se il pubblico usasse il cervello quando sceglie un libro. Oltre agli autori defunti vanno molto i recentemente premiati (vedi Alice Munro). Dopo le sfumature sono uscite un sacco di trilogie e orrore grandi classici riediti con copertina simil sfumatura, giuro, in modo da dare una nuova sembianza erotica a storie d’amore un po’ audaci, proponendole a lettori che, nelle vecchia veste, non le avrebbero considerate.
    Questo come lo chiamiamo? Restyling? Un bacio

    • Daniele Imperi 19 maggio 2014 at 08:11

      Purtroppo non tutti lo usano il cervello…
      E mi mancava anche questa storia delle nuove copertine, una strategia che potrebbe rientrare nei ritornanti, ma forse fa caso a sé.

  • gabriele 18 maggio 2014 at 19:22

    Francamente non vedo cosa ci sia di truffaldino nelle prime tre strategie di per sé stesse. Si tratta semplicemente di buon tempismo.
    Certamente possono essere sfruttate in maniera truffaldina, sfornando opere frettolose, ma non sempre ciò accade. Anzi, alle volte può essere un’occasione per acquistare un’opera introvabile in italiano oppure scoprire qualcosa su di un personaggio che non è abbastanza famoso da ricevere attenzioni di continuo. Penso soprattutto alle persone più giovani, che non hanno vissuto tutti gli avvenimenti delli ultimi anni in prima persona.

    Sono d’accordo invece sugli ultimi due, e aggiungerei anche la strategia dell’accetta o dei ladri d’auto, ovvero lo smembramento delle opere in più pezzi per ottenere maggiori guadagni. Lo ha fatto Mondadori per le “Cronache del ghiaccio e del fuoco” che è riuscita ad ottenere 12 libri da 5 originali e di questo passo potrebbe arrivare a 20 alla fine della serie.

    • Daniele Imperi 19 maggio 2014 at 08:15

      Ciao Gabriele, benvenuto nel blog.
      Nella terza ho spiegato dove fosse la truffa: quel film non è tratto da quel romanzo.

      E lucrare sulla morte di una persona, quando il suo corpo è ancora caldo, a me pare poco etico.

      Della strategia di cui parli ho scritto in questo post: http://pennablu.it/romanzi-spezzati/
      Quella è davvero truffa, secondo me.

  • gabriele 19 maggio 2014 at 09:11

    «Sì, perché, appena esce un film, ecco che il romanzo da cui è tratto viene ripulito dalla polvere del tempo e rimesso in vendita con una copertina nuova fiammante».

    Daniele Imperi, concordo che la strategia dei ritornanti possa essere usata in maniera truffaldina, come nel caso da te citato, ma non vuol dire che sia sempre così. É facile pensarlo quando conosci bene un settore, ma se ne sei a digiuno un fattore esterno può essere l’unica occasione per scoprire qualcosa di nuovo. Quanti hanno scoperto Philip Dick in seguito ai film tratti dai suoi libri ?

    Lo stesso si può dire del “lucrare sul morto”, per chi è giovane può essere la sola occasione per scoprire opere e persone che non si erano mai incontrati.

    • Daniele Imperi 19 maggio 2014 at 11:13

      No, forse non sempre è così. Ma non credo che un giovane abbia bisogno di queste strategie per trovare nuovi autori, persone e opere mai incontrati, specialmente oggi con il web a disposizione.

  • Moonshade 19 maggio 2014 at 10:23

    Ciao Daniele!
    Hai completamente ragione su tutto, ma il problema restano i fan del cattivo gusto dei primi due casi, a cui aggiungo anche i libri “scandalo” sugli omicidi efferati che già ti vengono sparati in prima serata. Ci sono poi le fascette, sì, ma trovo brutti anche gli strilli in quarta copertina che ti dicono “il nuovo Neil Gaiman/ g.r.r Martin/ chiunque ha una serie” che sono spesso fuorvianti e inutili solo per piazzare una copia in più (non prendo mai copertine da film e per fortuna quella del primo Patrick O’Neill era normale *^*). Da storica aggiungo tutte quelle robe pseudo porno storicheggianti che giocano sul formato da libreria: costano il doppio di un harmony da edicola, sono scritti male e dovrebbero essere buttati fuori a calci dalla sezione “storica”, così come Twilith e figli da quella horror, e destinati ad una sezione apposita. A me vampiri e altri mostrini piacciono. Come horror. Ma tutto il reparto copiacolla dovrebbe essere scardinato dall’horror e storico, perchè ora non resta quasi nulla di “originario” nello scaffalein libreria, Dracula a momenti lo trovo solo nel settore scolastica…

    • Daniele Imperi 19 maggio 2014 at 11:12

      Sì, anche la storia del “nuovo Stephen King” e compagnia ha stufato. Fascette e strilli sono puri elementi di marketing, che il più delle volte non rispondono a verità.

  • Nick Parisi 19 maggio 2014 at 14:29

    Le cose che descrivi sono tutti mezzucci squallidi a cui purtroppo l’editoria nostrana e non solo ricorre da anni.
    Io aggiungerei anche casi recentemente accaduti anche di grossi editori, che presentano traduzioni non integrali senza segnalarlo e quando i lettori se ne sono accorti invece di scusarsi hanno aggredito verbamente i lettori. Un caso lampante avvenne nel 2010 con il romanzo di fantascienza “Alla Fine del’Arcobaleno” dello scrittore Vernor Vinge.
    Urania lo presentò tagliato in seguito alle proteste dei lettori la redazione di Urania dichiarò di aver effettuato degli adattamenti in accordo con l’autore. Peccato che Vinge non ne sapesse niente…
    informato del “fatto” non solo smentì di aver mai dato il suo assenso ma proibì ai suoi agenti di trattare in futuro con la pubblicazione italiana.

    • Daniele Imperi 19 maggio 2014 at 15:22

      Che bella figura Urania… non ne sapevo nulla. Ma a questo si può anche aggiungere la traduzione frettolosa per far uscire il romanzo prima possibile, con evidente svantaggio della qualità.

  • Chiara 19 maggio 2014 at 15:05

    Aggiungerei, fra queste strategie, anche il ghost-writing. Tanti aspiranti, come noi, che si fanno appiccicare in copertina il nome di qualche barone del mondo dello spettacolo… da Faletti a Volo… Quanti libri sono stati veramente scritti di proprio pugno? Ma soprattutto, voi accettereste una cosa del genere, con un vostro libro? :)

  • Chiara 19 maggio 2014 at 16:08

    Appena posso leggo l’articolo! Oggi è un delirio al lavoro :) Grazie!

  • Attilio Nania 19 maggio 2014 at 18:15

    Il lato vergognoso dell’editoria e’ visibile in massima misura quando tu chiami la segreteria letteraria Mondadori e loro ti rispondono “Guardi, qualsiasi cosa lei abbia scritto, noi non pubblichiamo esordienti”.

    • Daniele Imperi 20 maggio 2014 at 11:01

      Ti hanno davvero risposto così?

      • Attilio Nania 21 maggio 2014 at 11:12

        Già, testuali parole, all’incirca due anni fa. E da quello che so, la loro politica è rimasta la stessa. Eppure di esordienti ne pubblicano eccome, quindi lascio a te la conclusione su come vengano scelti.

  • GiD 21 maggio 2014 at 00:03

    Prendo atto di essere in netta minoranza, però io davvero non vedo cosa ci sia di male nei comportamenti elencati nell’articolo. Sono tutte strategie di vendita, e lo scopo di una casa editrice quello dev’essere: vendere.

    Una casa editrice non è un’associazione culturale, ma un’impresa. L’obiettivo è innanzitutto pubblicare libri che abbiano un buon mercato, che portino vendite soddisfacenti. Da qui le strategie di vendita illustrate nell’articolo.

    Se in un dato periodo c’è un pubblico che apprezza e richiede storie d’amore a sfondo paranormale (vampiri prima, angeli poi, magari divinità domani), non tenere conto di questa tendenza sarebbe semplicemente stupido per qualsiasi editore. Ben vengano i cloni di Twilight, se vendono. L’editore guadagna e soddisfa il target di riferimento.
    Dov’è la vergogna?

    Se il cinema rilancia una vecchia storia, pompando tra l’altro sul lato pubblicitario, perché non approfittare della pubblicità di riflesso rilanciando anche il romanzo? Lettori che non sarebbero andati a cercare quel libro fra gli scaffali ora se lo trovano in bella vista, e lo comprano perché hanno visto il film ,o ne hanno sentito parlare.
    Dov’è la vergogna?

    Potrei continuare, ma il succo s’è capito.
    Poi, va da sé che dovrebbe (condizionale obbligatorio) essere più facile per l’editore vendere un buon romanzo che uno scadente. Anche nel seguire le tendenze l’editore dovrebbe sempre mantenere uno standard di qualità, altrimenti rischia il flop.
    Ad esempio, c’è stato il periodo del boom dei baby-autori fantasy, tutti quindicenni o giù di lì. Dal Ghirardi alla Strazzulla, le vendite sono state parecchio deludenti perché i romanzi proposti non sono stati scelti con cura e non hanno soddisfatto il target di lettori ai quali erano rivolti.

    Tutta ‘sta sparata per dire che l’editore, ancor prima della qualità, deve tenere presente anche il mercato che può avere il romanzo. Pubblicare un romanzo valido che non ha mercato non ha senso, e se anche l’editore decide di farlo, lo fa investendo i ricavi che ha dalla vendita dei titoli più commerciali, tra i quali ci sono i “clonati” e i “ritornanti”.
    Ovvio, poi magari l’editore sbaglia nel valutare cosa può vendere o cosa no, ma se sbaglia lo fa sempre e comunque a sue spese. Nessun editore si lascia volutamente scappare il best-seller del decennio, e nessun editore deve vergognarsi di pubblicare ciò che una buona parte di pubblico vuole leggere.

    Scusate la lunghezza del commento, ma volevo essere esaustivo.

    • Daniele Imperi 21 maggio 2014 at 07:43

      Vendere è una cosa, imbrogliare è un’altra. Non trovi? Nel caso del cinema, come ho illustrato, l’imbroglio c’è stato in quel caso specifico, poiché quel film NON è tratto da quel romanzo.

      Romanzi scritti da quindicenni? Io mi chiedo che cosa abbia in testa un editore a pubblicare un libro scritto da un quindicenne. Ma quanta esperienza di lettura e scrittura potrà mai avere?

      E i casi dei manoscritti ritrovati? Poe non ha mai scritto quel romanzo. La chiami ancora strategia di vendita, quella?

      E ci sono altri 2 casi, uno dei quali pubblicato qui: http://pennablu.it/marketing-oscuro-1/

  • GiD 21 maggio 2014 at 11:45

    Daniele, scusa, ma quello dei “ritrovamenti misteriosi” rivelatisi fasulli è l’unico caso in cui si può parlare di imbroglio. Il resto del tuo post illustra comportamenti che sono, lo ripeto, solo strategie di vendita e non tentativi di raggiro o pratiche vergognose.

    - I Coccodrilli: capisco che, nel giornalismo come nell’editoria, possano sembrare poco eleganti, ma non vedo dove sia la truffa o l’imbroglio. Muore Andreotti. I media ne parlano. Pubblico la biografia il prima possibile, nel momento in cui l’interesse sul personaggio è ancora alto. I lettori curiosi comprano e sono soddisfatti. Io vendo e sono soddisfatto.

    - Il Carpe Diem: come sopra. C’è un dato momento in cui interessa un dato argomento. Io pubblico ciò che so di poter vendere, ciò che il lettore chiede. Non vedo perché dovrei vergognarmi.

    - I Ritornanti: ne ho già parlato nel commento precedente. Non ci vedo nulla di male, in generale.
    Nel caso specifico che hai riportato, sinceramente parlare di imbroglio mi pare esagerato. Se avessero ripubblicato la prima edizione de “Ai confini del mare” col titolo “Master&Commander”, allora ti avrei anche dato ragione. Ci sarebbe stata una chiara intenzione dell’editore di farti cadere in errore. Ma non è questo il caso. Il titolo era quello. Sei tu che non ricordavi di averlo già.

    - I Copia/Incolla: ho già parlato anche di questo. C’è un target di riferimento che vuole quel tipo di storia e l’editore fa bene a pubblicare quel tipo di romanzi. Nel momento in cui non venderanno più, l’editore non li pubblicherà più. Non ci vedo nulla di cui vergognarsi.

    Di nuovo, l’unico comportamento vergognoso che hai descritto è quello dei falsi ritrovamenti.

    Sul pubblicare ragazzini di 15 anni, sono sicuro che gli editori italiani se ne siano pentiti, visto che nessuno dei pubblicati ha avuto vendite considerevoli. Gli editori in quel caso hanno seguito quello che era il trend del momento, ma non hanno saputo farlo in modo adeguato.
    Questo esempio era proprio per dire che gli editori non hanno sempre ragione. Scelgono e sbagliano, come tutti. Non credo comunque ci sia niente di vergognoso nel seguire gli andamenti e le mode del mercato, soprattutto se uno l’editore lo fa per mestiere e non per hobby.

    p.s.
    Di nuovo, scusa la lunghezza della risposta, ma mi lascio prendere dal discorso :D

    • Daniele Imperi 21 maggio 2014 at 12:12

      Nel post non ho parlato sempre di truffa, ma si strategie che ritengo vergognose.

      Nel caso del libro di O’Brian sì, invece, perché hanno ristampato il romanzo usando la locandina del film come copertina, inducendo il lettore a pensare che il film fosse tratto da quel libro, cosa non vera.

      Il copia-incolla è indice di scarsa qualità del prodotto.

      Sulla lunghezza dei commenti per me non ci sono problemi :)

  • LiveALive 26 maggio 2014 at 23:24

    Ciao Daniele.
    Si parla spesso del “mercato” dei libri come fonte di cultura e conoscenza, e si accusano gli editori di limitare il diffondersi della cultura dandole un prezzo e pubblicando libracci. Ma diciamoci la verità: nel 90% dei casi la lettura è questione divertimento, non cultura. Una cosa è leggere Kant, altra leggere Lovecraft. Kant ti insegna a vedere il mondo, Lovecraft non insegna niente ma diverte: ed è giusto così.
    Da ragioniere poi devo riconoscere la natura commerciale dell’editoria: il suo scopo è guadagnare, tutto qui.
    …MA effettivamente a volte si esagera. Io penso in particolare a quelli che scrivono “trecentomila copie vendute, il caso editoriale dell’anno” quando invece ne hanno vendute trentamila. Una cosa è sfruttare un meccanismo psicologico per vendere, altra raccontar balle.

    • Daniele Imperi 27 maggio 2014 at 07:42

      Sì, sono d’accordo, la lettura è sia puro piacere di svago sia cultura. Neanche io credo a quelle cifre, anche perché non sono mai fornite fonti e prove.

  • Fammi conoscere la tua opinione sul post

© 2010 - 2014 Penna blu - Ideazione e web design di Daniele Imperi - Torna su