Ghost writing

Ghost writing
Sei sicuro di chi abbia scritto il libro che stai leggendo?

Avrete sentito tutti parlate degli scrittori fantasma. Anonimi, che probabilmente lo resteranno, che si prestano a sostituire scrittori o personaggi pubblici nella stesura delle “loro” opere. Libri scritti a 4 mani e firmati a 2. Le restanti due ben celate in contratti non diffusi.

Non so cosa pensiate voi dei ghost writer, ma io, quando spendo soldi per un libro, quando occupo il mio tempo per leggere un’opera, voglio essere sicuro di chi l’abbia scritta.

Si vocifera che…

Non ho trovato notizie ufficiali che possano confermarlo, ma da più parti si dice che molti autori VIP ricevano una sorta di aiuto nella stesura dei loro libri. E per aiuto parlo di ghost writer che si prestano a scrivere quelle opere lasciando che siano altri ad apporre la firma.

Le voci che girano parlano di nomi come Vespa e Volo, ma anche Villaggio. Curioso come tutte queste voci prediligano la lettera V, ma qualcuno parla anche di King, cosa forse abbastanza grave. Non amo dare retta alle voci, a prescindere dall’affidabilità e dalla stima delle persone che le diffondono.

Sono appunto voci, ma dove si nasconde la verità? Quanto è reale e quanto finzione? Chi divulga queste informazioni e a quale scopo?

Se fosse vero – ma la storia non è fatta di se – se fosse vero, sarebbe ridicolo che un lettore, pur conoscendo questa verità, continuasse a leggere quegli autori. Opinione mia, ovvio, che ricalca il mio atteggiamento nei confronti di un marketing editoriale ambiguo e costruito.

Responsabilità verso il lettore

È il primo dovere di ogni scrittore. Chi firma un’opera si prende una grande responsabilità: quella di dichiarare la paternità di ciò che ha scritto e offre al lettore. Non firmerò mai qualcosa che non ho scritto. Il lettore, comprando un libro, ha idealmente firmato un contratto con lo scrittore e l’editore.

Quello che mi chiedo è questo: che senso ha? Insomma, se ne hai le capacità, allora scrivi e pubblica, altrimenti trova un altro modo per raggiungere la fama e il benessere economico.

O forse c’è un motivo più oscuro e nascosto nel ghost writing: quello di costruire a tavolino un autore di successo. VIP che si occupano di altro – vedi le 3V di prima – devono assolutamente conquistare altre nicchie e ingigantire la loro notorietà.

Ci vogliono due persone per scrivere così?

Prendiamo il caso di Fabio Volo. Non sono certo che abbia qualcuno che scrive per lui, perché per esserne certo vorrei delle prove inconfutabili. Ma se fosse vero… non so se avete mai letto qualcosa di questo autore che fa impazzire il pubblico femminile, soprattutto. Perché io sì. Ho letto le prime due pagine di non so quale romanzo. E m’è bastato, credetemi.

Ci vogliono due “scrittori” per scrivere a quel modo? Ma anche uno… forse ne basterebbe mezzo. Più che sufficiente.

C’è un ghost writer in voi?

Scrivereste un romanzo sapendo di non averne mai la paternità? E continuereste a leggere opere di autori che, di fatto, non hanno mai scritto i libri che riportano la loro firma?

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post22 novembre 2013 - Commenti40 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Kinsy 22 novembre 2013 at 07:18

    Assolutamente no! Non scriverei mai una cosa per rimanere nell’ombra, in attesa che si prenda merito e critiche qualcun’altro. Nemmeno metterei la firma su una cosa non mia!
    Inoltre, trovo davvero disonesto nei confronti del lettore nascondergli la vera paternità del testo. Se uno scrive bene, non deve celarsi dietro nomi famosi per essere letto, troverà di sicuro il suo pubblico. Chi scrive male, ma è famoso, è meglio che continui a fare la cosa che sa fare; che bisogno ha di pubblicare per forza un libro?

    • Daniele Imperi 22 novembre 2013 at 07:33

      Concordo. Ma, come ho scritto, suppongo che per i cosiddetti VIP sia un modo per amplificare la loro notorietà.

  • Irene Ferri 22 novembre 2013 at 07:28

    Ciao Daniele, scrivi sempre cose che mi toccano nel profondo. Ho scritto come ghost writer per molto tempo e per molte persone.

    Quindi sì, ti confermo che tantissimi utilizzano un ghost writer. E che spesso, se vuoi scrivere con la tua “firma” devi passare in mezzo a questo iter. Quantomeno, se scrivi bene, ma nessuno ti conosce, stai pure certo che tutti ti cercheranno per comprare le tue parole e spacciarle per loro.
    Ovviamente poi sta a te cercare di uscire dall’anonimato e diventare autore, costruirti una reputazione “ufficiale”.

    Ho visto proprio l’altro giorno un ebook scritto da me e venduto ad un committente. Solo che il nome in copertina era quello di un’altra persona, che è anche un “dottorone”… ho riflettuto su come tanti di quelli che mettono la “faccia” non mettono nè cuore nè testa in quello che fanno. E come spesso non ci sia autenticità, ma solo apparenza.

    Grazie come sempre per gli ottimi spunti.

    • Daniele Imperi 22 novembre 2013 at 07:39

      Guarda Irene, io posso accettare che non appaia il mio nome in firma ai testi per i siti che scrivo. Ma non m’importa, sono testi per siti aziendali e non ha neanche senso che appaia un nome in firma.

      Ma un ebook che viene venduto e, come nel tuo caso, ha in copertina il nome della persona che non l’ha scritto, per me è una truffa per il lettore. Quella è un’informazione falsa che viene passata da un’azienda (casa editrice) al cliente (lettore).

      Un po’ come quando acquisti un prodotto firmato da una nota marca, che però si è servita di sottomarche per realizzarlo.

      • Irene Ferri 22 novembre 2013 at 08:14

        Sono perfettamente d’accordo. Ed è umiliante per chi scrive. Sono errori di “gioventù” che ho capito solo dopo.

        Mi domando cosa possa dire del “suo” libro la persona che si è trovato il nome su qualcosa non scritta da lui. Sappiamo bene che ognuno ha il suo stile e che per scrivere libri “didattici” occorre studiare e documentarsi. Vedere un nome “importante” su una cosa scritta da me – che nel suo campo non ho certo la cultura che dovrebbe avere lui – mi fa chiedere quanto in realtà ci sia di vero in persone che “dicono di sapere” e che si fanno scrivere testi e libri da professionisti.

        Una truffa, come dici tu. E purtroppo anche abbastanza diffusa.

        • Daniele Imperi 22 novembre 2013 at 08:20

          L’errore di gioventù è normale. Il fatto grave è stato compiuto dall’editore e dal falso autore.

          Infatti anche io mi chiedo cosa possa dire del “suo” libro quella persona.

  • Attilio Nania 22 novembre 2013 at 10:41

    L’articolo e’ semplice e abbastanza persuasivo, ma devo dire che non mi hai convinto del tutto.
    Sto pensando al fatto che se Socrate fosse vissuto ai giorni nostri, Platone sarebbe stato senz’altro il suo ghost writer. Perche’ Socrate sapeva parlare, mentre Platone sapeva scrivere. Cosa c’e’ di male? Beh, forse il fatto che quando gli antichi greci leggevano un testo di Platone, sapevano che si trattava di un pensiero di Socrate scritto dal suo allievo. Quindi, in pratica, apparivano sia il nome del ghost writer sia il nome del suo mentore.
    Oggi, invece, il ghost writer rimane nascosto, e non e’ giusto ne’ per lui ne’ per i lettori. Ecco, il mio pensiero e’ questo: non avrei nulla contro chi si fa scrivere libri dagli altri, se la firma venisse messa da tutte e quattro le mani. Invece, specie in ambito universitario, ci troviamo di fronte a professori che hanno all’attivo anche centinaia di pubblicazioni (si’, ho detto proprio “centinaia”), che ovviamente non sono state scritte tutte da loro.

    • Daniele Imperi 22 novembre 2013 at 10:46

      In parte condivisibile quello che dici. Un libro a 4 mani è senza dubbio onesto. Ma ribadisco quanto detto: se non sai scrivere, non scrivere.

  • Valeria 22 novembre 2013 at 10:49

    Il bello è che i libri scritti dal personaggio famoso di turno sono quelli che vendono di più proprio perché risulta che l’autore sia un personaggio conosciuto, ma magari il libro è opera di un ghost writer. La gavetta è pesante perché magari non porta a nulla di solido e duraturo, ma personalmente non vorrei mai che un mio libro lo scrivesse un ghost writer spacciando poi per mia la sua scrittura. Mi sentirei in colpa nei riguardi del lettore. Ma io sono io… E soffro di sensi di colpa per qualsiasi cosa. :-)
    Più di una volta, comunque, mi è capitato di essere davanti alla TV con familiari o amici e di sentire che persone note a seguito di un fatto di cronaca hanno pubblicato un libro sulla loro esperienza. Mi spiace, sbaglierò, ma queste cose mi sanno tanto di ghost writer, quindi ho spiegato a chi era con me come funziona la cosa e mi sono resa conto che è un fenomeno pressoché sconosciuto.

    • Daniele Imperi 22 novembre 2013 at 10:52

      Anche io ho dei dubbi su chi scrive della sua esperienza, per il semplice fatto che non tutti sanno scrivere. Meglio affidare a uno scrittore, che la firmerà, quella biografia.

    • Irene Ferri 22 novembre 2013 at 10:53

      Che poi io dico: basterebbe ammettere pubblicamente “Siccome non sono proprio un asso nella scrittura, mi sono fatto aiutare dal professionista Tal Dei Tali”. Si fa più bella figura, si è onesti ed entrambi si avvantaggiano dal rapporto. Ma boh, in Italia le cose troppo semplici non sono popolari. ;)

  • Valeria 22 novembre 2013 at 11:15

    Potrebbe essere un’idea anche l’uso del doppio autore, quindi doppio nome in copertina, ma certamente oltre all’autore non sarebbe sufficiente la figura del curatore.

  • Alessandro Pozzetti - APclick 22 novembre 2013 at 11:20

    Ciao Daniele,

    ne avevo già sentito parlare in passato. Fungono un pò come gli stuntman nelle scene più pericolose per gli attori famosi, solo che non rischiano la vita.

    Io penso che ci possa anche stare, quando hai raggiunto la “vetta” l’aiutino da uno scrittore più fresco non c’è nulla di male. Però, sono d’accordo con te, sarebbe giusto che comparisse anche il suo nome e cognome e non solo quelli del santone.

    • Daniele Imperi 22 novembre 2013 at 11:57

      Un po’ come gli stuntman, sì, solo che sappiamo tutti che nei film ci sono gli stuntman.

  • Seagal93 22 novembre 2013 at 11:53

    Bel post!! :)
    Spesso mi sono posto domande di questo tipo.
    Faccio un esempio: leggendo i libri di Clive Cussler, mi sono chiesto se fosse davvero lui l’autore poichè, per essere un uomo che ha iniziato a scrivere di notte mentre doveva badare ai figli piccoli, è riuscito a creare libri semplici nell’intreccio, ma ricchissimi di particolari, tutto curato nel minimo dettaglio. Io stesso faccio fatica a seguire i suoi testi a causa di questa presenza esasperante di particolari.
    Insomma, qualche te la cominci a fare.

    Alla domanda: rifiuteresti l’aiuto di qualche ghostwriter? Rifiuteresti di far migliorare, almeno in parte, ma comunque maniera sensibile il tuo testo, pur di farlo diventare un best seller?

    La risposta non è così semplice. Ora come ora, direi di no. Ma questa negazione vale meno di zero. Bisogna trovarsi realmente in quella situazione, bisogna viverle, prima di fare i moralisti o dare sentenze. Questo vale in tutte le sfaccetature della vita, non sono nella scrittura.

    • Daniele Imperi 22 novembre 2013 at 12:00

      Grazie Seagal.

      Per migliorare un testo c’è l’editor, non il ghost writer. :)

  • Seagal93 22 novembre 2013 at 12:05

    Daniele Imperi
    Grazie Seagal.
    Per migliorare un testo c’è l’editor, non il ghost writer.

    Giusto :)

  • Seagal93 22 novembre 2013 at 12:07

    Vorrei conoscere il presunto Ghost Writer di Volo, anzi no, forse è meglio non sapere chi sia, date le sue capacità di scrittura ahah XD.

  • MikiMoz 22 novembre 2013 at 12:41

    Ho sempre preferito l’onestà di chi pubblica “Nome e Cognome, con Altro Nome e Cognome” TITOLO.

    Moz-

  • Salvatore 22 novembre 2013 at 12:45

    Tra i nomi più illustri di cui si vocifera facessero ricorso ai ghost writer ci sono: Alexandre Dumas, Folco Quilici, Dan Brown. Del primo la cosa è nota, ne aveva addirittura uno stuolo intero. Si dice che lui abbozzasse solo le trame e le lasciasse poi scrivere ad altri, mettendoci la firma in ultimo. Sugli altri due non metterei la mano sul fuoco, ma ad esempio di Folco Quilici ho conosciuto il ghost writer personalemente. A quanto pare sembra una pratica più diffusa di quanto si immagini. Non parlo solo dei VIP, di cui è normale che una casa editrice si avvalga di ghost writer; in fondo un VIP non è necessariamente uno scrittore, ma può avere qualcosa di interessante da raccontare (interessante per qualcuno almeno). Più grave, secondo me, nel caso invece si tratti di scrittori illustri. Tempo fa mi è capitato tra le mani un manuale di scrittura creativa di un “nome” conosciuto, che non citerò, il quale sosteneva (cosa che ho sentito in giro da più parti) che la realizzazione di un romanzo non è più un lavoro da scrittore solitario, ma da team. Nel senso che un gruppo di scrittori collaborano alla sua realizzazione che viene poi firmata dal “nome” grosso che ha anche lo scopo di impennarne in questo modo le vendite. Da questo punto di vista scrivere un libro non è tanto diverso dal mettere su un’impresa. Solo che, diversamente da quanto dici sul self-publishing e sul prodotto finito in altri post (correttamente), qui si parla esclusivamente dell’ideazione e della stesura. Che dire, a me non piace pensare alla scrittura creativa in questi termini. Non credo che mi presterei a fare il ghost writer e non mi piace pensare che i più famosi libri moderni (cioè quelli che vendono di più) siano il risultato di un “impresa”, nel senso industriale del termine. Sarò un romantico illuso…

    • Daniele Imperi 22 novembre 2013 at 13:36

      Non piace neanche a me quel modo di scrivere romanzi. Non è questione di romanticisimo, ma proprio di onestà.

  • Alessandro Madeddu 22 novembre 2013 at 13:05

    Con un amico una volta abbiamo scritto il discorso a un politicante per una festività comandata, forse era il giorno della Repubblica. Il discorso è stato molto lodato. A noi pareva un concentrato di banalità.

    Se mi pagano, scrivo anche un libro per il demonio, o prostituisco le mie sorelle in un bordello di Tirana. Per fortuna, dirai tu, non ho sorelle.

    • Daniele Imperi 22 novembre 2013 at 13:37

      I politici, come papi e prelati vari, si fanno scrivere tutti i loro discorsi. È meglio per loro non incaricare me di scriverli ;)

  • Tosca 22 novembre 2013 at 14:25

    Ciao Daniele,
    no, per rispondere alla tua domanda, io non comprerei mai un libro sapendo che dietro c’è un’operazione di ghost writing… ma io non faccio testo… a me piace cercarmi da sola i libri, mi piace spulciare tra i classici e sono del tutto immune alle campagne pubblicitarie, quindi non rientro nel target di chi fa queste operazioni commerciali.

    È interessante che tu abbia scritto questo post proprio in concomitanza con la prima puntata del talent show Masterpiece… io temo che si andrà sempre più verso il Ghost writing, ora che anche la scrittura sembra essere diventata un campo di interesse della tv.
    A proposito, tu cosa pensi di Masterpiece? (Io ho scritto qualcosa qui http://www.uncaffecontosca.com/2013/11/masterpiece-quando-la-scrittura-e-un.html)

    • Daniele Imperi 22 novembre 2013 at 14:49

      Ciao Tosca,

      non ho visto Masterpiece, non amo la tv e per nulla i programmi :)

      Alla tv piace conquistare tutti i campi, se ne inventano di tutti i colori per fare audience.

  • Gioia 22 novembre 2013 at 16:01

    Lii odio a priori! Non ha alcun senso pagare altri per farsi scrivere un libro. Per la fama? Per il dio denaro? Amo la trasparenza e quando leggo un libro mi piacerebbe sapere chi lo ha veramente scritto!

    Ma non puoi fidarti, come d’altronde, non puoi fidarti di molti blog i cui post sono scritti da altri che per pochi centesimi ne perdono i pieni diritti.

    Purtroppo viviamo in un mondo in cui tutto gira nell’anonimato e, mi dispiace dirlo, nella falsità. :(

    • Daniele Imperi 22 novembre 2013 at 16:43

      Sì, succede anche nei blog, è vero. E poi capita pure che ricevi guest post da chi si firma con un nome falso.

  • Tenar 22 novembre 2013 at 18:29

    Per quel che ne so, i Ghost Writers lavorano per lo più con personaggi famosi che vogliono “scrivere” la loro biografia o con tecnici che hanno competenze specifiche, ma non sanno fare divulgazione o narrazione.
    Io ho fatto un lavoro simile, degli esperti di 500 (la macchina) volevano realizzare un libro sulla storia dell’auto adatto ai bambini, sapevano tutto di storia e meccanica, ma non sapevano scrivere per bambini. Quindi mi hanno pagato per farlo. Poi siamo arrivati a un compromesso, il libro è uscito a nome di quello che di fatto è stato il curatore, ma il mio nome è comunque stato citato in quarta di copertina.
    Personalmente mi sono divertita molto, ogni settimana mi arrivavano pagine e pagine di informazioni tecniche, che poi io trasformavo in un testo adatto ai bambini. Il pagamento è stato puntuale e onesto (considerato che il lavoro di documentazione era a carico loro).
    Nella narrativa italiana non so quanti ghost writers esistano, perché i soldi che girano sono comunque pochi (e anche il ghost writers mangia), per quella straniera è pratica più diffusa, specie per gli scrittori più commerciali. Non mi sembra una pratica da demonizzare, è un buon modo per far gavetta, e comunque credo sia circoscritta alla narrazione seriale, quella in cui il lettore cerca sempre gli stessi elementi gestiti sempre nello stesso modo.

    • Daniele Imperi 22 novembre 2013 at 20:10

      Il lavoro che hai fatto sembra interessante, però continuo a non vedere la necessità di nascondere il nome del vero autore. Per citare il suo caso, il libro doveva uscire a nome tuo, con scritto poi “Consulenze tecniche di XY”. Questo sarebbe stato più onesto.

      • Tenar 22 novembre 2013 at 22:51

        Io non so niente di 500, ho scritto il testo perché me l’hanno chiesto e i patti erano ben chiari fin dall’inizio. Anzi, mi sono sorpresa quando hanno deciso di citarmi nel testo (con tanto di caricatura fatta da uno dei disegnatori impegnati nel progetto).
        Sono fiera di quel lavoro, è stato uno dei miei primi lavori di scrittura retribuito e sono tutt’ora in ottimi rapporti con i curatori del progetto

  • Vicky 22 novembre 2013 at 21:01

    Credo che la cosa sia un po’ più complessa di come la poni. Molto spesso il ghost writer è usato per le autobiografie, e non ci trovo niente di sbagliato. Altro conto sono quelli che “scrivono” romanzi e dietro c’è il ghostwriter, e qui si apre una voragine.
    Al di là del ghostwriter poi c’è la “compravendita” di idee, come nel caso Faletti/Daever, dove uno scrittore famoso vende/passa la sua idea a un altro scrittore.
    Poi, per esempio, io non sono d’accordo con te nel caso descritto da Tenar, a cui probabilmente non sarebbe venuto in mente da sola di scrivere tal libro, ma che è stata pagata per realizzare un’idea di altri.

    @Salvatore
    In realtà Dumas non aveva dei ghostwriter veri e propri, ma erano più dei collaboratori. Quasi tutti gli scritti di Dumas, infatti, erano feuilleton, non libri. Questo significa che Dumas pubblicava capitoli a cadenza giornaliera e/o settimanale, e per riuscire finire il lavoro si avvaleva di aiuto per tutto: dalle ricerche storiografiche, alla stesura delle bozze, la revisione e soprattutto la coerenza interna del testo.

    • Daniele Imperi 22 novembre 2013 at 21:20

      Ciao Vicky, benvenuto nel blog.

      L’autobiografia ha questo nome perché, appunto, è una biografia scritta da sé, quindi a maggior ragione non ha senso che la scriva un ghost writer.

      Tenar avrà anche realizzato l’idea di altri, quindi nel libro, scritto di fatto da Tenar, avrebbe dovuto esserci la sua firma e poi, in aggiunta, “Da un’idea di…”.

  • Luciano Dal Pont 22 novembre 2013 at 21:19

    Fra qualche mese uscirà in libreria il mio primo romanzo. L’ho scritto io, e sulla copertina ci sarà il mio nome e cognome, oltre a quello della casa editrice. Sarà che sono un po’ narcisista, ma non acceterei mai e poi mai di impegnarmi a scrivere qualcosa per poi non avere la soddisfazione di vedere il mio nome e cognome sulla copertina, anche a fronte di un possibile guadagno. Ma, allo stesso modo, poichè oltre che narcisista ho anche una mia dignità, non potrei mai nemmeno lontanamente pensare di pubbicare qualcosa col mio nome e cognome in copertina sapendo di non averlo scritto io. Ciò a prescindere dalle ovvie riflessioni circa l’onestà e la trasparenza (o meglio, alla disonestà e alla non trasparenza) di una simile pratica.

    • Daniele Imperi 22 novembre 2013 at 21:21

      Complimenti per il romanzo, Luciano. Sulla questione del narcisismo e della dignità la pensiamo allo stesso modo.

  • Luciano Dal Pont 22 novembre 2013 at 22:45

    Grazie per i complimenti, Daniele, e grazie anche per il sito e il blog, ci ho navigato molto in questi giorni e lo trovo interessantissimo oltre che utilissimo. Sono in procinto di creare un mio sito e un mio blog per promuovere la mia attività (in atesa della pubblicazione del mio romanzo, per il quale ho già firmato il contratto di edizione con una casa editrice piccola ma molto seria, ne sto scrivendo altri due) e appena sarò pronto te ne darò gli estremi.

  • Ryo 24 novembre 2013 at 23:17

    Se Stephen King esce con due romanzi da 1000 pagine ogni anno, faccio davvero fatica a pensare che sia tutta farina del suo sacco!

    • Daniele Imperi 25 novembre 2013 at 07:38

      Non è detto Ryo, dipende da come riesci a scrivere. Lui fa solo quello, in fondo, no? E ha un allenamento da non sottovalutare

  • Chiara 20 maggio 2014 at 09:34

    Alla lista dei nomi da te proposti si va ad aggiungere anche Faletti che pare (anche questo fatto, tuttavia, non è verificato) abbia un ghost writer anglofono… esistono online delle analisi fatte sui suoi libri, che mostrano come subisca influenze linguistiche di tale tipo.

    Volo … altro personaggione… l’hai mai sentito parlare? Ha difficoltà a farsi capire anche verbalmente, figuriamoci su carta. Inoltre sforna un libro all’anno: altro che ghost-writer.. dovrebbe averne una squadra di calcio. I suoi pare siano donne: la sensibilità che mostra, nel tratteggio della storia, è (almeno a quanto mi è stato detto, perchè io non ho mai letto nulla di suo) tipicamente femminile.

    Personalmente non potrei mai fare il ghost-writer. Credo stia qui la sottile differenza fra chi scrive per amore e chi per denaro.

    Buona giornata e grazie per avermi segnalato questo post :)

    • Daniele Imperi 20 maggio 2014 at 10:06

      Di Faletti non sapevo, di Volo ho saputo si vociferi sia qualche editor che scrive. Ho letto una pagina di un suo libro e sono rimasto scioccato…

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