Marketing editoriale oscuro #1

Marketing editoriale oscuro

The Amityville Horror: A True Story

Oggi inizia il primo articolo dedicato al lato oscuro del marketing editoriale: che cosa non si è disposti a fare pur di vendere un libro? Nel caso di oggi dobbiamo tornare indietro fino al 1977, quando il romanzo The Amityville Horror: A True Story fu pubblicato.

Jay Anson fu incaricato di scrivere quel romanzo basandosi su fatti spacciati per veri, conseguenza di una reale strage avvenuta il 13 novembre 1974, quando Butch DeFeo uccise alle 3 di notte i propri genitori e i suoi quattro fratelli nel sonno. Il fatto avvenne nel villaggio di Amityville, nella contea del Suffolk, a Long Island, New York.

Chi guadagnò dal romanzo

Quando Butch DeFeo fu arrestato, la casa fu acquistata dai coniugi Lutz, che in seguito fecero circolare la voce che quella casa fosse stregata. George e Kathy Lutz collaborarono con Jay Anson al romanzo, scrittore che fu presentato loro da Tam Mossman, editor della Prentice/Hall.

I Lutz guadagnarono migliaia di dollari con la vendita del romanzo e dei diritti del film.

Le storie vere vendono sempre

Quello che colpisce il lettore nel titolo del romanzo sono essenzialmente due accostamenti di parole: orrore e storia vera. Chi non sarebbe incuriosito da una storia dell’orrore vera? Immagino tutti. Non so che effetto farebbe a me ora, ma non credendo a “certe” cose non penso che comprerei un libro così.

Il marketing editoriale oscuro, quella volta, dimostrò di avere ragione: forse fu “colpa” del pubblico americano, che magari più di noi è portato a credere a simili storie, forse fu anche colpa del periodo storico, fatto sta che il libro ebbe successo.

Ricordo anche che, quando uscì il film, avevo saputo che si trattava di una storia vera e quindi l’ho seguito con più attenzione e trasporto.

In questo caso sono stati imbrogliati sia i lettori sia gli spettatori: nessuna storia vera dell’orrore, ma solo una trovata del marketing, vincente, come abbiamo visto, ma pur sempre vergognosa.

Che ne pensate di questa operazione? Conoscevate la vera storia del romanzo?

Risorse

Per il sito La Tela Nera ho scritto un dettagliato articolo sulla storia di Amityville House. A quel tempo, incuriosito dal romanzo, comprai una copia della prima edizione americana.

Categoria postPublicato in Promozione editoriale - Data post10 aprile 2013 - Commenti20 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Neri Fondi 10 aprile 2013 at 07:37

    Ciao Daniele,
    Penso che questo marketing oscuro non possa che essere pagante, come qualunque altro tipo di marketing “ben pensato”.
    La pubblicità è l’anima del commercio, si dice, e il successo di un libro – ahimè – ha molto a che fare con l’ambito commerciale. Indi per cui, se non si fa del male a nessuno, ogni mezzo è lecito, e questo progetto di marketing che hai segnalato mi sembra un esempio perfetto :)

    • Daniele Imperi 10 aprile 2013 at 08:46

      Beh, io ritengo che imbrogliare i lettori – e quindi i clienti – sia fare del male :)

      • Neri Fondi 10 aprile 2013 at 13:15

        Dai, è un “imbroglio” divertente, non ci vedo malizia :/

  • Roberto P. Tartaglia 10 aprile 2013 at 09:11

    Sono d’accordo con te, Daniele. Fare marketing è una cosa, imbrogliare è tutt’altro: una pratica vergognosa. Purtroppo, però, troppo spesso, i marketer confondono le due cose…

  • KINGO 10 aprile 2013 at 10:14

    Ero molto interessato da questa rubrica sul lato oscuro del marketing editoriale, ma devo dire che l’inizio e’ stato un po’ fiacco. L’esempio riportato non e’ poi cosi’ scandaloso, se paragonato alle porcherie degli editori nostrani.

    Ecco alcuni degli aspetti piu’ torbidi dell’editoria italiana:

    - Le grandi case editrici italiane fanno concorrenza sleale a tutte le case editrici emergenti, imponendo alle librerie di non mettere in mostra i loro libri, o di esporli in scaffali non in bella vista.

    - Le grandi case editrici italiane pagano noti critici letterari affinche’ affermino in televisione e sui giornali che i libri degli autori che si autopubblicano non valgono niente.

    - Nel sud, in particolare in Sicilia, gli autori e gli editori affiliati alla mafia (cioe’ tutti), ottengono come favore l’acquisto immediato di migliaia di libri in modo da scalare le classifiche di vendita e acquisire fama a livello nazionale.

    - Al nord, le case editrici sono molto piu’ ricche e sono loro stesse a comprare migliaia di libri dei loro autori, in modo che questi scalino le classifiche di vendita e guadagnino fama a livelo nazionale e internazionale.

    - Gli editori italiani, un po’ come i produttori cinematografici e discografici, da trent’anni a questa parte hanno deciso di non investire piu’ nell’innovazione, perche’ riproporre i soliti vecchi nomi e’ piu’ conveniente. Quindi, affinche’ la gente continui a sentire la musica di Albano, o a guardare i film di Pozzetto, o a leggere i libri di Umberto Eco, i grandi soloni della cultura italiana si occupano di stroncare sul nascere qualsiasi artista esordiente, diffamandolo, attaccandolo, ma molto piu’ spesso ignorandolo completamente. Gli unici artisti emergenti a cui viene dato il giusto risalto sono i raccomandati, e il risultato e’ che mentre all’estero hanno Lady Gaga, noi abbiamo Marco Mengoni; mentre gli altri girano Avatar, noi giriamo La Banda dei Babbi Natale; mentre all’estero scrivono Harry Potter, noi pubblichiamo TVUKDB.

    • Daniele Imperi 10 aprile 2013 at 11:03

      La rubrica è un esperimento :)
      Non so se ci saranno altri numeri, anche se ne ho in mente un altro.
      Le operazioni di cui parli rappresentano certo un problema, ma io volevo parlare della diretta promozione che fa un editore e di cui si hanno prove certe.

    • Lucia Donati 10 aprile 2013 at 15:27

      Le riflessioni di Kingo sull’editoria fanno molto riflettere.

  • Giordana 10 aprile 2013 at 10:34

    Si tratta di un tipo di marketing che detesto. Non vedo la differenza tra questo e, ad esempio, vendere un libro dichiarandolo ecocompatibile quando invece è stato stampato con un processo di tiratura classico. Si tratta parimenti di un inganno, di una realtà non solo celata, ma falsificata. Esattamente come dichiarare numeri esorbitanti di vendita quando in realtà non è così (pratica molto in voga nell’editoria nostrana).

    • Daniele Imperi 10 aprile 2013 at 11:04

      Anche perché, alla fine, la verità viene a galla, come nel caso che ho citato.

      • Giordana 11 aprile 2013 at 11:00

        E qui sarebbe interessante capire quanto il fatto che poi venga a galla incida sull’immagine dell’editore e, in caso affermativo, se questo cambi effettivametne qualcosa in termini di vendite. Sfortunatamente scommetto di no.

  • Kentral 10 aprile 2013 at 12:03

    Io vado invece controcorrente. (Beh’ anche di questo deve occuparsi uno scrittore) (Forse ho letto di recente “Lettere di un Polemista” di Courier, scusate).
    Credo che questo marketing, per quanto imbroglione può anche starci. Semplicemente perché dimostra che il marketing non è poi sempre efficace. (Toh nel mio lavoro mi occupo un po’ anche di questo).
    Semplicemente perché autori furbi, editori avidi e tutto il resto hanno più insuccesso che successo.
    I casi come questo, con l’inganno, per quanto eclatanti, sono molto pochi nel complesso dell’editoria. Creare ad arte un romanzo o un film di successo per quanto ci si possa impegnare non è per nulla semplice. E coloro che sono riusciti sono davvero pochi.
    Si potrebbe obiettare che in fondo Moccia, Coelho, Bambaren, o la ragazzina del TVUKDB siano casi di successo unicamente dovuti al marketing. Niente di più falso. Sono autori che ricoprono ciascuno a suo modo un tipo diverso di mercato. Il marketer non fa nient’altro che esaltare l’opera che va a colpire un determinato pubblico. E’ chiaro che chi legge Pessoa non leggerà mai TVUKDB e viceversa. Facendo propria la legge di Lavoiser “nulla si crea, sulla si distrugge…” non può essere inventato quello che non c’è.
    Se un autore vale zero, per quanto il marketer possa impegnarsi varrà sempre zero. Puoi costruire un’opera mettendo tutti gli ingredienti giusti: mistero, passione, morte, audacia, romanticismo. Se non funziona non funziona. Ma se ha un minimo ecco che un suo pubblico lo trova.
    Pertanto ritengo poco etico e poco corretto il lavoro su: The Amityville Horror: A True Story. Ma può starci. Ci consola il fatto che quella strada sovente porta a flop più che a grandi successi.
    In ultimo vorrei replicare al commento di Kingo.
    Mi sembra un po’ da complottismo catastrofismo generale il tuo commento. Non è che siamo un paese perfetto come Italia. Ma credere che la nostra editoria sia quanto di più sbagliato, corrotto e stupido è fuorviante. Anche loro hanno i loro bei problemi, spesso anche di sopravvivenza.
    Ma soprattutto da siciliano il passo:
    “- Nel sud, in particolare in Sicilia, gli autori e gli editori affiliati alla mafia (cioe’ tutti), ottengono come favore l’acquisto immediato di migliaia di libri in modo da scalare le classifiche di vendita e acquisire fama a livello nazionale.”
    Gli autori e gli editori affiliati alla mafia (cioè tutti)? ? ? Chi intende Sellerio? Camilleri? Gli ei fu Sciascia, Bufalino? O forse il buon datato Verga? Non mi pare che in Sicilia ci sia una buona massa critica di editori e di scrittori di successo così da scalare le classifiche. E poi in primis i mafiosi non risulta siano appassionati di lettura. Secondo la mafia non agisce su business così poco redditizi.

    • KINGO 10 aprile 2013 at 15:54

      Scusa, Kentral, tu dici che Moccia, Coelho, Bambaren, e la ragazzina di TVUKDB (ma sarà davvero una ragazzina?) non sono solo casi di successo commerciale, perché in fondo “Sono autori che ricoprono ciascuno a suo modo un tipo diverso di mercato.”

      Beh, mi sembra un po’ come dire che gli atleti dopati che vincono le olimpiadi non sono poi così male, perché in fondo sono pur sempre campioni che si allenano dieci ore al giorno, e anche senza doping sarebbero forti, anche se non così tanto.
      Se la pensi così sei libero di farlo, ma io non ci sto.
      Tu mi hai dato del complottista perché spiego chiaramente come stanno le cose. Nel tuo commento si vede un’incredibile volontà di dare giustificazioni al marciume che attanaglia l’Italia, sembra quasi di leggere la prosopopea di uno di quelli che difendono gli editori a pagamento.

      Ebbene, c’è una cosa che voglio dirti: le ultime elezioni politiche hanno dimostrato che in Italia ci sono otto milioni di complottisti come me che di marciume non ne vogliono più sentire parlare. Non siamo più disposti a tollerare uno che dice, come hai appena fatto tu, “ritengo poco etico e poco corretto il lavoro su The Amityville Horror: A True Story. Ma può starci.”
      Queste cose non le vogliamo più sentire, non siamo più disposti a tollerarle.

      Un’ultima cosa: sono un figlio di siciliani che vivono in toscana. Purtroppo, il triste destino di quell’isola meravigliosa è proprio questo: i migliori, ormai, se ne sono andati tutti.

  • Alessandro Madeddu 10 aprile 2013 at 12:35

    Nella testa della gente entra solo ciò che c’è già, si dice di solito. E chi lo capisce fa vendite (o voti) a mano bassa. La gente vuole sentirsi dire che qualcosa è vero? glielo si dica pure liberamente: per uno che non lo fa per scrupolo morale, altri dieci non saranno tanto delicati.

  • Leonardo 10 aprile 2013 at 16:05

    Probabilmente è come dici te Alessandro. L’errore però sta nel credere che solamente prendendo in giro il lettore, o confermando le sue paure, o cavalcando le credenze, si possa scrivere un’opera di successo.

  • Kentral 10 aprile 2013 at 18:39

    Ciao Kingo,
    Chiaramente nulla di personale.
    Ritengo poco appropriato il paragone di scrittori alla Moccia ad atleti dopati. Non voglio certo difendere il loro genere che a me non piace. Ma è chiaro che chi li legge vi trovi qualcosa di interessante. Al mondo esiste gente intelligente, gente stupida, gente colta e gente ignorante. Tanto per semplificare in 4. E di certo esiste gente alla quale Moccia piace. Va matta per Fabio Volo e compagnia. A me questo è indifferente, non mi scandalizza. Ognuno ha i suoi gusti punto. Ma pensare che questi vendano perché esiste gente lobotomizzata che come automi comprino questi libri solo perché c’è un marketing dietro. Mi lascia perplesso.
    Ti chiedo scusa se involontariamente ti ho dato del complottista (siamo nell’epoca dei complotti per alcuni). In realtà volevo semplicemente dire che dalla tua descrizione sembra ci sia un piano preciso ed articolato della nostra editoria atto a produrre solo scrittori mediocri o già affermati, a divulgare stupidità e bramosi solo di profitti ad ogni costo.
    Sono semplicemente aziende niente di più niente di meno. Hanno paura ad “innovare” perché mettono in rischio dei capitali e quando 9 volte su 10 ti va male nelle vendite (perché anche con tutto il marketing che vuoi di libri se ne vendono pochi) sono molto restii a lanciare nuovi autori. Semmai posso dirti che nell’editoria italiana di oggi vedo molta mediocrità. Purtroppo.
    Riguardo al libro “The Amityville Horror: A True Story” ed al mio “può starci” è riferito al fallimento della sua stessa idea. Quel libro è stato un successo, chiaro. Ma quanti libri dagli anni ’70 ad oggi sono riusciti ad emulare quel successo, partendo dall’assunto: imbrogliamo il lettore presentando una storia inventata per vera. Ci hanno provato decine e decine di volte con libri pensati a tavolino. Ma hanno fallito. Il mio ci può stare era riferito a questo. Uno c’è riuscito, magari anche due o tre. Ma gli altri 100 hanno fallito nel loro proposito.
    Infine devo obiettare riguardo ai migliori che se ne sono tutti andati dalla Sicilia. Non è vero.
    Io sono ancora qua. :)

  • Cristiana Tumedei 10 aprile 2013 at 19:16

    Mi piace questa rubrica :)
    Innanzitutto perché mette in luce un caso editoriale interessante che dimostra come il marketing abbia assunto un ruolo centrale anche nell’editoria.
    Con questo non voglio giustificare l’operazione che, anzi, capisco possa apparire fastidiosa per i lettori ma è indubbio che possa essere analizzata come un caso studio, tralasciando per un attimo l’etica professionale.
    Vedi chi si occupa di marketing in fondo non fa altro che partire dalle esigenze, reali o presunte, degli utenti generando in loro un bisogno. Quest’operazione ci insegna come ogni dettaglio possa concorrere al successo di una strategia.
    A partire dal titolo viene creata un’aspettativa nel lettore, che lo spinge ad acquistare il libro. Il problema, semmai, sta nel fatto che non si dia modo all’utente di soddisfare quel bisogno. In sostanza, creo un’aspettativa che porta il lettore ad agire (comprando il libro) ma non offro ciò che ho promesso. Questo è l’unico vero neo dell’operazione che, diversamente, sarebbe stata ineccepibile.

    • Daniele Imperi 11 aprile 2013 at 08:49

      Grazie :)
      Condivido che sia interessante come caso studio, ma come giustamente tu dici una buona operazione di marketing prevede che si mantenga la promessa offerta.

    • Giordana 11 aprile 2013 at 11:06

      Concordo! Infatti l’assenza di menzogne tra quanto promesso e quanto offerto fa la differenza tra un cirlatano e un vendidore.

  • Giordana 11 aprile 2013 at 11:07

    scusatemi, ovviamente intendevo “un ciarlatano e un venditore”…

  • Romina Tamerici 8 maggio 2013 at 00:18

    E tutto cominciò con D’Annunzio, secondo me: il primo a inventare scoop per vendere più copie. Almeno per quel che ne so io.

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