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Come ricevere più commenti nel blog

8 metodi per aumentare i commenti ai post

Aumentare commenti

Fra i tanti desideri di un blogger cʼè quello di vedere i suoi post commentati dai lettori. Se un blog non riceve commenti, il primo pensiero è che quei post non siano interessanti, anche se in realtà le motivazioni possono essere tante.

Anche se molti personaggi del web hanno chiuso lʼarea dei commenti nei loro blog, a noi comuni mortali – a noi persone più intelligenti – i commenti piacciono, fanno comodo, sono un segno chiaro dellʼapprezzamento dei lettori. E della loro esistenza, anche.

Fra i vari consigli che si leggono su come ottenere un pubblico di lettori cʼè la scrittura di guest post, che fa conoscere il blogger ad altri blog e quindi ad altre persone, e anche la diffusione dei post nei vari canali sociali.

È senzʼaltro vero, ma è altrettanto vero che questi due metodi portano visite, che non significano necessariamente lettori che commentano. Oggi quindi voglio analizzare altri metodi, secondo me validi, per riuscire a ottenere più commenti.

Tutto parte dal design?

Io penso di sì. Non riesco davvero a leggere, e quindi a commentare, un blog con una grafica pessima, in cui non cʼè il minimo segno di buon gusto nellʼaccostamento dei colori e nelle immagini del tema grafico.

Ci sono blog, poi, in cui non è possibile quasi leggere, proprio a causa del mancato contrasto testo/sfondo. O perché i colori usati fanno a botte tra di loro e procurano fastidio allʼocchio.

Un blog con un design chiaro è un blog leggibile. E quindi più facilmente commentabile.

Qualità dei contenuti

Non può mancare. Se scriviamo articoli di nessun valore, chi mai commenterà? Jacob Nielsen sostiene che bisogna scrivere articoli e non blog post. Sembra quasi un controsenso, ma in realtà voleva dire che i nostri post nel blog devono dimostrare le nostre competenze e che dobbiamo creare contenuti con un valore aggiunto.

Possiamo anche avere un blog che non abbia scopi lavorativi, ma resta il fatto che dobbiamo creare contenuti di qualità.

Facilità nel commentare

Vi è mai capitato di trovare macchinosa lʼoperazione per lasciare un commento? A me varie volte. Anzi in un blog, ricordo, non potevo proprio commentare: era su Blogspot e fra le varie opzioni cʼerano “AIM”, “Openid” e non so che altro, so solo che io non rientravo in nessuna di quelle.

E che dire dei captcha incomprensibili? O il sistema che va di moda ora, dover riconoscere una foto? O, peggio, quei blog che mi obbligano a registrarmi. O quelli che usano solo i commenti di Facebook: io non sono iscritto e non posso commentare.

Tutti questi metodi uccidono la comunicazione, il dialogo. Il blogging.

Commentare altrove

Farsi conoscere da altri blogger e lettori. Qualcuno lo chiama “comment marketing”, ma a me non piace molto questa definizione, è quel “marketing” che mi dà fastidio, perché fa sembrare tutta lʼoperazione una strategia di marketing, che nulla ha a che vedere con le sane relazioni fra persone.

Questo va a sostegno della mia idea di comunità nel blogging, una cerchia di persone che si seguono a vicenda crescendo lʼuna con lʼaltra, lʼuna grazie allʼaltra.

Quindi vorrei sostituire il “comment marketing” con il “comment giving”, se proprio vogliamo usare lʼinglese. Il commento è un dono che il lettore fa allʼautore di un post. E non si regala qualcosa per avere altro in cambio. Sulla base di questa filosofia il blogger che commenta potrà acquisire lettori in modo naturale e onesto.

Citare post altrui

Se leggete i primi post di Problogger, Darren Rowse aveva usato questa tecnica per far conoscere il suo blog, ora diventato un punto di riferimento per ogni blogger al mondo. Erano articoli molto brevi, anche di un solo paragrafo, in cui citava post di altri blogger criticandone o apprezzandone il contenuto.

Quando citiamo un articolo, di solito allʼaltro blogger arriva una notifica. Ma non accade sempre. Con il nuovo tema che uso qui non mi arrivano più i cosiddetti trackback, segnali di blog che hanno citato un mio post. Ma dalle statistiche di accesso possiamo vedere da quali siti e blog riceviamo visite.

È un modo per dire “Ehi, ho parlato di te in questo mio articolo”. Inutile dire che la citazione va fatta se davvero serve. Io qui cito spesso, e lo faccio perché magari ho preso spunto da quel post o perché voglio segnalare una risorsa esterna.

Velocità di risposta ai commenti

Ovvero: come misurare lʼattenzione del blogger nei confronti dei suoi lettori.

Qui ho deciso di rispondere ai commenti del giorno dopo pranzo, quando è più tranquillo. A quelli che arrivano dopo rispondo appena ho tempo. Se arrivano nel fine settimana, dipende. Da cellulare mi è quasi impossibile per via della connessione e quindi sono costretto a rispondere il giorno dopo.

Se sono in vacanza, beh, i lettori dovranno aspettare di più. Ma, eccetto questi motivi, io rispondo in giornata, nel giro di qualche ora. E permetto di seguire la discussione via email, così il lettore che ha commentato è avvisato di una risposta al suo commento o di altri commenti al post.

Tutto questo crea un ambiente piacevole, secondo me, perché il lettore non si sente trascurato, ma è messo in primo piano, come dovrebbe essere.

Titoli dei post: mantenere la promessa

Per scrivere un buon titolo dovremmo avere la stessa cura che usiamo per scrivere lʼintero post. Anche se molti non riescono a capirlo né ad accettarlo, il titolo dellʼarticolo ha un ruolo fondamentale per il successo di un post.

Che significa mantenere la promessa? Se usiamo titoli sensazionalistici, tipo “10 passi per fare soldi online”, poi dobbiamo davvero insegnare ai lettori come fare soldi online in 10 passi. E devono essere 10 passi testati personalmente, non raccattando concetti leggiucchiati qui e là nel web.

Insomma, un buon titolo, seguito da un post di pari valore, può senzʼaltro favorire i commenti, spingere i lettori a lasciare la loro opinione. Il mio post “Perché non è possibile vivere di scrittura” ha ottenuto alla fine 105 commenti, perché aveva un titolo provocatorio e perché, conti alla mano, ho dimostrato ciò che ho annunciato.

Scrittura e linguaggio: via allo storytelling

Lo stile di scrittura può impedire o favorire i commenti? Sì, rispondo con certezza. Ho letto alcuni blog che mi hanno davvero allontanato per il modo di rivolgersi ai lettori.

Magari non traspariva la passione per ciò che scrivevano, magari usavano un linguaggio antiquato, assolutamente inadatto al web, magari avevano un modo di esporre i concetti che annoiava i lettori, che non rendeva la lettura piacevole.

Il vero scopo del blogging è raccontare esperienze. Di qualsiasi genere. In questo post io sto raccontando la mia in materia di commenti al blog. Voi avete sicuramente la vostra esperienza da raccontare sui commenti.

Ecco perché ho parlato di storytelling: perché in un blog non dobbiamo più scrivere in modo accademico, ma dobbiamo lasciare il posto alla narrazione: quella della nostra esperienza.

Un blog narrativo, se vogliamo definirlo così, attira più lettori, li rende partecipi, perché stimola lʼempatia e quindi provoca una reazione nel lettore. Una reazione che lo spinge a lasciare unʼopinione su ciò che ha letto.

Comment marketing o comment giving?

Qual è la vostra idea sui commenti? Come riuscite a ottenerne? Che cosa avete fatto per arrivare da zero commenti nel blog a tutti quelli che ricevete ora?

Se non ne ricevete, provate gli 8 metodi che ho descritto per qualche mese e poi ditemi come è andata.

49 Commenti

  1. Salvatore
    3 settembre 2015 alle 09:50 Rispondi

    I commenti mi piacciono. Oserei dire che sono il motivo per cui ho scelto di aprire un blog. Cioè non solo il “raccontarmi”, ma il “comunicare” con chi ha voglia di intervenire. Quello che mi piace davvero non è il commento in sé, messo magari per far presenza, ma quelle lunghe discussioni che si aprono fra più partecipanti. Questo, quando avviene, arricchisce il blog e i quindi i suoi contenuti.

    • Daniele Imperi
      3 settembre 2015 alle 12:20 Rispondi

      Sì, le discussioni fra partecipanti sono più interessanti, significa che hai centrato il bersaglio :)

  2. Alessandro C.
    3 settembre 2015 alle 10:30 Rispondi

    Sicuramente quello dei contenuti è il punto fondamentale. Ci sono argomenti che spingono il lettore a dire la sua, che possono creare un botta e risposta tra i visitatori e l’autore del post. Per il resto, nella blogosfera ci son troppi “commenti di scambio”. La vedo una cosa davvero ipocrita, non commento mai un post a prescindere, ma solo se in qualche modo sento di poter dare un contributo interessante o comunque l’argomento mi interessa.

    Scrivere qualcosa di interessante e trattare l’argomento con una certa profondità è l’unico modo di uscire dal circolino della blogosfera e allargare il proprio pubblico, specie sfruttando i social.

    • Daniele Imperi
      3 settembre 2015 alle 12:21 Rispondi

      Vero, alcuni contenuti – come quello apparso qui ieri – ti spingono a commentare. I commenti di scambio non piacciono neanche a me. Qui vedo che i lettori più frequenti, come te, commentano quando vogliono, non ogni post che scrivo. Ma è normale, magari un post non ti interessa o non hai nulla da dire.

  3. Simona C.
    3 settembre 2015 alle 10:50 Rispondi

    Mi piacciono i vostri blog (Penna Blu e quelli dei suoi commentatori), mi piace partecipare alle discussioni e imparare dai confronti sui diversi argomenti, scoprire nuovi punti di vista, trovare consigli utili.
    Il mio blog, però, ha un’impostazione differente e per questo motivo ha molte letture e pochi commenti. I miei post sono informativi, parlano di me, del mio modo di scrivere, di chi ha letto i miei libri, della mia esperienza di scrittrice. Chi lo legge, in pratica, vuole solo curiosare dietro le quinte, come faccio io con i siti degli autori che mi piacciono.
    Per un periodo, sono stata tra quelli che avevano rimosso i commenti perché ricevevo solo spam e passavo ore a cancellare commenti in giapponese. Di recente ho riattivato i commenti, ma in realtà non c’è molto da commentare, nel mio caso. Lo dimostrano i 12 commenti totali, comprese le mie risposte. Raramente invito alla discussione, una volta ho chiesto un parere sulla foto da inserire nella quarta di copertina dei miei libri: zero. Diverso è sulla pagina Facebook, nonostante abbia lo stesso taglio del blog, forse è più facile per i lettori pigri :)
    Ancora diverso è per il mio blog di viaggi, dove invece fioccano i commenti, non tanto sugli articoli più generici, ma proprio sulle cronache che pubblico in diretta mentre sono in viaggio perché c’è un gruppetto di persone che sembra viaggiare con me e partecipa alle mie avventure.
    Sono quindi d’accordo sul fatto che sono i contenuti dei post a generare commenti e discussioni.

    • Daniele Imperi
      3 settembre 2015 alle 12:23 Rispondi

      Allora potresti cambiare strategia per qualche post e vedere che succede, se i commenti aumentano.

      • Simona C.
        3 settembre 2015 alle 14:52 Rispondi

        Beh, l’esperimento sulla quarta di copertina è fallito. Ma è importante che lo faccia? DEVO avere tanti commenti? Mi fa di certo molto piacere riceverli, ma non l’ho mai considerato un obiettivo. Forse ragiono a testa in giù, ma chi passa sulle mie pagine è perché sta cercando me (arriva dai social, dai siti che hanno recensito i miei libri, da interviste che mi hanno fatto), non perché i miei articoli attirino il pubblico in generale. Il contrario di quello che fa un vero blogger. In futuro, quando avrò raddrizzato la mia posizione, le cose potrebbero cambiare.

        • Simona C.
          3 settembre 2015 alle 14:54 Rispondi

          Io leggo un sacco di blog e ne commento pochissimi.

        • Daniele Imperi
          3 settembre 2015 alle 15:06 Rispondi

          No, non devi avere per forza tanti commenti. Diciamo che ti possono aiutare a definire meglio i contenuti, a trovare nuove idee e anche a conoscere meglio i lettori.
          I lettori cercano te, ma ti trovano anche attraverso gli articoli.

  4. LiveALive
    3 settembre 2015 alle 11:02 Rispondi

    Come sai, pur avendone la possibilità, non ho voluto mettere commenti sul mio sito, sia per non sentirne la pressione, sia perché sarebbe un impegno in più per il quale non ho tempo, sia perché con il tempo vorrei creare più uno strumento di consultazione che un luogo d’incontro: io sono asociale, vivo come un orso, non disturbate.
    Cosa mi invoglia a commentare in un blog, mi chiedo? Be’, commento quando, letto un articolo, ho qualcosa da dire. Questo, per assurdo ma neanche troppo, accade molto più spesso quando trovo un articolo incompleto, parziale, troppo breve, quindi un blog di scarsa qualità: se ne trovo uno completo, che c’è da dire?
    Diverso è il caso di un blog di “opinionismo”, che tratta cioè argomenti in cui inevitabilmente ci sono diverse visioni di vita tutte ugualmente valide. Poi, se mi fermo, commento tutti i giorni a prescindere. Su PennaBlu invece mi sono fermato, come ti avevo detto, perché c’era una bella atmosfera, ma non so cosa la causasse: forse la combinazione di una grafica rilassante con una serie di post scritti per lo più con un tono calmo, da chiacchierata.
    E che dici sulla domanda finale al post? A me pare invogliarmi, ma chissà…

    • Daniele Imperi
      3 settembre 2015 alle 12:25 Rispondi

      I commenti sono un impegno, ovvio, devi trovare tempo per rispondere.
      L’atmosfera rilassata spero rimanga, ho avuto già le mie belle esperienze in alcuni forum dove invece c’era da combattere. Qui non voglio guerre, ognuno può dire la sua con educazione :)
      La domanda finale raramente la evito, a me sembra un modo logico di chiudere il post.

  5. MikiMoz
    3 settembre 2015 alle 11:42 Rispondi

    Io ho il problema contrario. Temo di non riuscire più (causa lavoro e nuovi impegni) a star dietro a tutti i commenti, così ho appena sperimentato una nuova strategia che fa contenti lettori e me, senza ch’io rischi di mancare di rispetto a qualcuno (ogni commento è prezioso e sta a significare cinque minuti che un lettore ha speso per te).
    Gli otto punti che elenchi, comunque, sono correttissimi e giusti: il commento (e il dibattito) sono l’estensione del post stesso, quindi è dal blog che deve partire tutto.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      3 settembre 2015 alle 12:26 Rispondi

      Tu sei un caso a parte :D
      Quale strategia hai attuato?

      • MikiMoz
        3 settembre 2015 alle 12:35 Rispondi

        Beh, a novembre il Moz O’ Clock entra nel suo decimo anno, e attuerò fin dove possibile il post… quotidiano. L’ho sperimentato proprio in questa settimana: i click sono schizzati (a volte toccando il triplo della media giornaliera) e i commenti sono gestibilissimi. Così i miei lettori storici possono anche scegliere cosa leggere (e eventualmente commentare) senza dover “per forza” leggersi ogni post.
        E il blog dovrebbe ricevere molte più visite, ovviamente cercando di stare sempre sul pezzo (ho fatto il botto con l’accoppiata nuovo gelato Algida+Dvd senza censure di DragonBall e poi con la recensione quasi in diretta della nuova e inedita serie di Lupin III).
        E’ questa l’evoluzione del blog, che sto ancora studiando un po’ :)

        Moz-

        • Daniele Imperi
          3 settembre 2015 alle 12:38 Rispondi

          Sinceramente non ho capito :)
          Attuerai il post quotidiano… cioè?

          • MikiMoz
            3 settembre 2015 alle 13:12

            Cioè pubblicherò ogni giorno, e se dovesse capitare (tipo che ho notizie da dare subito) anche più volte al giorno.
            Diciamo che il MoC tornerà quasi al concetto iniziale (si chiamava Pop Corner non per niente) anche come “anarchia”, partendo dalla grande base che ho costruito in questi ultimi due-tre anni.
            Quindi cultura pop (musica, tv, cinema, scrittura, blogging, retro, ecc) davvero a 360° sempre con ampio spazio per i miei pensieri.
            Diciamo che l’orizzonte è questo, sto lavorando su questa cosa…

            Moz-

  6. Ferruccio
    3 settembre 2015 alle 12:32 Rispondi

    sinceramente pur prendendo in considerazione tutti passi che citi, non ci faccio più molto caso. Ricevo molti commenti, ma difficilmente posso fare previsioni. A volte credo di aver scritto dei post per ricevere centinaia di commenti e non si fa vivo nessuno, poi accade l’esatto contrario.
    Credo che i post devono suscitare empatia principalmente, poi tutto arriva da sé

    • Daniele Imperi
      3 settembre 2015 alle 12:37 Rispondi

      Ormai non ci faccio più caso neanche io. Gli 8 punti li metto in pratica perché mi viene naturale così. Sono d’accordo che il post debba suscitare empatia.

  7. patricia moll
    3 settembre 2015 alle 14:26 Rispondi

    Ciao a tutti.
    Lo scambio di commenti diciamo “gratuiti” si nota abbastanza facilmente. Sono quelli in cui c’è il vieni a trovarmi qui… oppure il ciao passavo di qui.
    Gli altri commenti sono i più importanti come hai fatto notare perchè significa che il lettore ha letto qunato scritto. Poi, che sia d’accordo o no, non conta. Si può dialogare ugualmente con correttezza.
    Io personalmente cerco di rispondere sempre il prima possibile ai commenti ricevuti. Mi pare anche una forma di considerazione per il lettore. Tu mi hai letto, hai commentato, mi hai fatto un gran piacere e te lo dimostro.
    Vado sugli altri blog perchè mi interessano, mi incuriosiscono e se ho qualcosa da dire la scrivo.
    Certo.. a volte, come diceva Ferruccio, ti sembra che un post meriti centinaia di commenti e invece non ne ha nemmeno uno. Un altro su cui facevi poco affidamento al contrario ne ha parecchi. Credo dipenda da quanto è stato interessante e coinvolgente quel particolare post.
    Ovviamente parlo per me che non ho un blog specialistico. SCrivo quello che mi passa per la testa, che siano racconti o poesie. Di tipo narrativo, quindi.
    Cerco per quello che posso di variare e spero di riuscirci così come spero che sia un luogo accogliente per i miei lettori.
    Poi, di strada davanti ne ho ancora tanta da fare……

    • Daniele Imperi
      3 settembre 2015 alle 14:30 Rispondi

      Dobbiamo smettere di considerare i post dal nostro punto di vista, ciò che a noi sembra possa produrre tanti commenti, per i lettori magari non è un post interessante.

  8. patricia moll
    3 settembre 2015 alle 15:05 Rispondi

    Infatti! Ma è strada facendo con l’esperienza che si impara.
    L’esperienza e qualche consiglio utile… :)))

  9. Ryo
    3 settembre 2015 alle 15:29 Rispondi

    Alla richiesta “Dimostra di non essere un robot” mi aspettavo il test di Touring, invece mi è stato sufficiente identificare le foto contenenti cartelli stradali :D

    • Daniele Imperi
      3 settembre 2015 alle 15:57 Rispondi

      Le foto dei cartelli sono normali, ma certe col cibo mi hanno messo in difficoltà :)

      • Ryo
        3 settembre 2015 alle 16:07 Rispondi

        Azz, ho scritto Touring invece di Turing: se fossi un robot certi errori non li farei :-P

      • LiveALive
        3 settembre 2015 alle 17:05 Rispondi

        Quelle con le bevande! XD mette in dubbio le mie certezze su cosa possa essere una bevanda.
        Per me commentare su blogspot è spesso un trauma. Su wordpress perdo di continuo la password…

        • Ryo
          6 settembre 2015 alle 14:47 Rispondi

          Io invece su wordpress non ho ancora capito come fare per il login… sono un utente del .org e non del .com, a volte funziona e a volte no (e non capisco quale sia la discriminante :P )

  10. Loredana
    3 settembre 2015 alle 16:19 Rispondi

    Credo che avrò bisogno di seguire il metodo dei tuoi otto punti. Sento la necessità di cambiare il mio modo di scrivere e mi fa piacere avere molti commenti. Al di là dei numeri, mi piace vedere che le persone sono coinvolte. Se ho pochi commenti, come in effetti è, vuol dire che non riesco a coinvolgerle più di tanto. Ottima occasione per imparare a farlo.

    • Daniele Imperi
      3 settembre 2015 alle 16:24 Rispondi

      Non è detto che pochi commenti significhi poco coinvolgimento. Magari hai ancora poche visite o non condividi molto i post o non sei linkata in altri blog.

  11. Kinsy
    3 settembre 2015 alle 18:36 Rispondi

    Credo che i commenti siano essenziali per un blog, altrimenti basterebbe un semplice sito da aggiornare una volta ogni tanto.
    Attendo con bramosia i commenti dei miei (pochi) lettori, perché è l’unica conferma di essere stata davvero letta e di aver creato una qualche interesse. Ho notato, infatti, che alcuni miei post hanno avuto un bel numero di visite e nessun commento. In questo caso mi chiedo come mai tante persone sono giunte all’articolo, ma non lo hanno trovato per nulla interessante da commentare. Forse perché attratti dal titolo o da qualche parola-allodola attraverso i motori di ricerca, ma poi non hanno trovato il contenuto che cercavano…

    • Daniele Imperi
      4 settembre 2015 alle 07:20 Rispondi

      Sì, il commento ti dà la certezza che il post sia stato letto. Il perché molti post ricevano tante visite e nessun commento è un mistero, dovrebbero dircelo i lettori che hanno letto :)

  12. Fabrizio Pieroni
    3 settembre 2015 alle 22:32 Rispondi

    Boh!
    Gli otto punti cerco di seguirli (magari qualcuno lo devo usare di piú), ma di commenti ne ho pochini, mentre ne ho di piú sui social, e non riesco a capire il perché.
    Forse ora qualcosa sta iniziando a smuoversi…

    • Daniele Imperi
      4 settembre 2015 alle 07:23 Rispondi

      Quali sono i punti che dovresti seguire di più?
      Ho navigato ora nel tuo blog. Non so se sia questa la causa dei pochi commenti, ma il blog è pesante e io sono da pc. Come sarà navigarci da cellulare?

  13. Mauro Ronci
    4 settembre 2015 alle 07:14 Rispondi

    Ciao Daniele.
    I commenti sono sempre stati l’anima del blogging e per la mia esperienza reputo efficace, soprattutto all’inizio della vita di un blog, commentare molto i blog vicini, che si rivolgono allo stesso lettore. Dato per assunto la creazione di contenuti di valore, creare una rete è di vitale importanza e forse una qualità che non tutti hanno innata, non trovi?
    A presto!

    • Daniele Imperi
      4 settembre 2015 alle 07:28 Rispondi

      Ciao Mauro,
      la penso allo stesso modo, non è da tutti riuscire a creare una rete di relazioni. Ti dico la verità: io sono sempre stato asociale e scontroso e mi meraviglio che qui ci siano parecchi lettori affezionati :D

      • Mauro Ronci
        5 settembre 2015 alle 00:29 Rispondi

        Ahahah mi limito a dirti che ti capisco molto bene! A presto.

  14. Marina
    4 settembre 2015 alle 08:07 Rispondi

    Bello dedicarsi ai commenti, quando ci sono. Significa potere approfondire qualcosa che nell’articolo non è stato detto o non è stato spiegato nel modo giusto, serve a fornire ulteriori chiarimenti, a conoscere le opinioni altrui, dialogare con il pubblico. Proprio i commenti ti identificano e ti permettono di venire a contatto con persone che hai veramente piacere di incontrare anche se non fisicamente. Nel mio blog i commenti si sono incrementati lentamente, di questo sono soddisfatta, anche se qualche amico mi ha segnalato che commentare nel mio blog è spesso un’ardua impresa per via di tutti quei passaggi che fanno perdere la pazienza. Non so intervenire su questo, non so da cosa dipenda, nelle impostazioni io ho eliminato tutti questi step, ma evidentemente…

    • Daniele Imperi
      4 settembre 2015 alle 08:15 Rispondi

      Brava, puoi approfondire qualcosa in base a quello che hanno scritto i lettori. Il post si perfeziona.
      E è anche vero che nei commenti sei più “te stesso” che nel post.
      Provo a lasciare un commento da te per vedere se davvero è arduo :)

  15. Ryo
    6 settembre 2015 alle 14:51 Rispondi

    Un nono punto potrebbe essere quello di scegliere bene se partecipare con il proprio blog a una comunità (tipo Blogspot) oppure no: ho la netta sensazione che partecipando si facci più “gruppo”, intendo dal punto di vista tecnologico della piattaforma.
    Il problema è che cambiare una volta partiti è sicuramente un’operazione traumatica :-)

    • Daniele Imperi
      6 settembre 2015 alle 19:01 Rispondi

      Blogspot è di Google, Penna blu è mio. A me basta questa differenza :)

      • Ryo
        6 settembre 2015 alle 20:14 Rispondi

        La penso come te, tuttavia frequentando blogspot ho notato come questi utenti facciano rete in maniera invidiabile ^___^

  16. Sara
    6 settembre 2015 alle 18:41 Rispondi

    Leggo moltissimi blog e, anche se non commento spesso, quando vedo che i commenti sono disabilitati l’atmosfera del sito mi sembra più fredda e l’autore troppo distaccato: è difficile che ci ritorni, a meno che non abbia contenuti eccezionali.
    Essendo nuova nel mondo del blogging non sono ancora riuscita a instaurare un dialogo con chi legge i miei articoli (i pochi che lo fanno :D ), ma lo scopo principale per cui ho aperto un blog è proprio quello di creare uno spazio che mi permetta di discutere con altre persone. Anche se gli articoli sembrano essere completi, c’è sempre qualcosa che può essere aggiunto; basta solo guardare da una prospettiva differente.
    Spero di riuscire a creare almeno un gruppetto di lettori attivi; renderebbero questa avventura molto più interessante :)

    • Daniele Imperi
      6 settembre 2015 alle 19:04 Rispondi

      Ho sempre pensato che ogni articolo possa essere completato e infatti grazie ai commenti spesso ho scritto nuovi post di approfondimento. Per aumentare i commenti prova a seguire i miei 8 punti e vediamo come va :)

      • Sara
        7 settembre 2015 alle 19:55 Rispondi

        Certo, sono qui proprio per i tuoi consigli ;)

  17. Eena
    9 giugno 2016 alle 10:02 Rispondi

    Ciao Daniele,
    cercavo qua e là un pò di ristoro in una mattinata n cui mi sento un pò demoralizzata… Capita. E ho trovato sul tuo sito questi post sulla faccenda commenti.
    Come sempre ho letto con attenzione. Sebbene sia molto difficile giudicare obbiettivamente il proprio lavoro, credo che dei tuoi 8 punti 7 siano da me seguiti. Curo la grafica e il design (tutto da sola) i contenuti, rispondo abbastanza rapidamente, guest blogging non mi è ancora riuscito ma ci ho provato :). Alla ricerca della ragione per cui ricevo pochi commenti e le visite non decollano forse è il taglio dell’articolo.
    Tendere eccessivamente a un linguaggio “professionale” potrebbe funzionare se ossi una giornalista (e magari lo sono, mancata!) ma in un blog…. Sulla questione della lunghezza dei post inoltre ho molti dubbi. Mi convince l’opinione di LIvealive su una cosa: se un post è esaustivo, chi commenterebbe? Ma allora, occorre essere esaustivi?
    O bisogna essere volutamente brevi?
    Dovunque sul web si predica di scrivere almeno articoli con 2000 parole. Ieri ho ricevuto un commento da una persona cara: “il tuo articolo non l’ho finito, era troppo lungo”. 1800 battute.
    Insomma, dove sta il problema, secondo te?

    • Daniele Imperi
      9 giugno 2016 alle 10:19 Rispondi

      1800 battute sono sulle 300 parole, quindi neanche mezza pagina di Word. Assurdo che qualcuno lo trovi lungo.
      Ho però notato una cosa fastidiosa nel tuo blog, che a me lo fa abbandonare senza neanche provare a leggere qualcosa: la popup per iscriversi alla newsletter che appare ogni due secondi. Questo blocca la lettura.
      Non bisogna poi essere brevi né esaustivi. Bisogna essere naturali ed esaustivi quanto basta. Poi cosa significa essere esaustivi? Se scrivo una guida completa, commenta chi non ha capito qualcosa, di solito, o chi vuole aggiungere qualcosa.
      Prova ad analizzare i post in cui hai ricevuto più commenti.

  18. Eena
    9 giugno 2016 alle 14:24 Rispondi

    Ah si scusa Daniele, ho verificato. Si tratta di 1800 parole non battute :). Forse aveva ragione il mio amico… Farò come suggerisci.
    Grazie per avermi segnalato il disagio “pop up”. Lo avevo impostato per una presenza meno invasiva ma si vede che non è abbastanza. Lo tolgo, less is more.
    Grazie

    • Daniele Imperi
      9 giugno 2016 alle 15:22 Rispondi

      1800 parole allora è un post lungo :)
      PS: hai sbagliato o hai scritto apposta “EENA” invece di “ELENA”?

  19. Eena
    9 giugno 2016 alle 16:48 Rispondi

    Niente, oggi non ne faccio una giusta! No è un errore, al massimo mi abbreviano Ely o io preferisco Elly :))
    Ok per la lunghezza, aveva ragione (detesto)

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