
Indice degli argomenti
- Perché dare importanza ai titoli?
- Qual è l’obiettivo dell’articolo?
- Il titolo deve rispondere a 3 domande
- Un linguaggio semplice è la scelta giusta
- I numeri nei titoli: funzionano ancora?
- Acronimi e abbreviazioni nei titoli
- Frasi sgrammaticate: fraintendere la SEO
- Il tema del momento: sfruttarlo o no?
- Tecnicismi e gerghi non rendo professionali
Scrivere i titoli per gli articoli del blog è un’operazione a cui molti non dedicano la giusta cura, con la convinzione che la spontaneità, la creatività e la libertà del blogger siano sempre da preferire.
In realtà, quando scrivo i titoli dei miei articoli, non mi sento meno creativo e libero perché rispetto certe “regole”. Né meno spontaneo, anzi: la spontaneità è molto utile, entra in gioco subito, quando nasce l’idea per un articolo da scrivere.
Il titolo, poi, va migliorato e, se necessario, va riscritto completamente.
Il mio articolo del 6 maggio scorso si intitolava all’inizio “E se qualcuno non capisse la nostra opera?”. L’avevo scelto spontaneamente, perché si ricollegava a molte recensioni di libri lette, dove era appunto chiaro che i lettori non avevano capito quell’opera.
Ho preferito poi una frase più diretta, “Come stroncare un libro”, perché in fondo quelle recensioni negative hanno stroncato dei libri, relegando la prima spontanea scelta al sottotitolo.
Un titolo del genere ha 3 vantaggi:
- È più breve della prima scelta: 4 parole contro 8.
- Contiene l’avverbio “come”, che incuriosisce i lettori.
- Permette un url chiaro (e breve): lo slug è “come-stroncare-un-libro” e non “e-se-qualcuno-non-capisse-la-nostra-opera”.
Il termine slug, lumaca, proviene dalla stampa (pezzo di metallo che contiene una riga di testo) e dal giornalismo (una frase che indica l’argomento della storia). Nel web è il segmento dell’url che indica una pagina o un articolo.
Perché dare così importanza ai titoli degli articoli?
Stavo per scrivere “perché è la prima frase che leggono i lettori”, ma ormai lo sanno anche i sassi (o i muri, se preferite). Dubito che ci sia ancora qualcuno che non lo sappia.
In fondo, quando apriamo un giornale o una rivista, andiamo proprio in cerca dei titoli. Quando entriamo in un blog per la prima volta, scorriamo i titoli degli articoli, per scoprire quale ci interessa o attrae.
Basterebbe questo per far capire perché dare molta importanza ai titoli degli articoli, ma c’è anche un altro motivo.
Online siamo sempre di più a pubblicare contenuti e, una volta che il nostro articolo è pubblicato, come speriamo di attrarre lettori se non abbiamo scritto un buon titolo (e un conseguente buon articolo)?
Quando una persona ricerca un’informazione su Google, come dovrebbe trovare i nostri articoli?
Li trova non soltanto grazie a buoni titoli, ovviamente, ma anche grazie ai titoli.
E perché dovrebbe scegliere i nostri articoli fra i tanti a disposizione su Google? Li sceglie grazie ai titoli, se sono ben scritti e “magnetici”.
Molti rifiutano questo modo di lavorare, non volendosi piegare alle “logiche” dei motori di ricerca e del marketing. Ma il web è fatto così, non altrimenti, e per farsi trovare su Google bisogna seguire certi accorgimenti.
La morale della favola è scontata: se ti interessa trovare lettori, adeguati, altrimenti continua ad avere poche visite, ma non lamentarti.
Qual è l’obiettivo dell’articolo?
Scriviamo per farci leggere: è questo il nostro obiettivo principale. Ma ogni articolo del blog ha un suo preciso obiettivo, che potrebbe essere:
- Intrattenimento
- Informazione
- Riflessione
- Guida
- Soluzione a un problema
- Sfogo personale
- Caso studio
- Recensione
- Racconto
- Intervista
- Promozione
- Notizia
- ecc.
Insomma, le tipologie di articoli che possiamo scrivere in un blog sono tante. Questo preciso articolo può ricadere nell’obiettivo Informazione: è un contenuto informativo.
Perché dobbiamo considerare l’obiettivo dell’articolo prima di scrivere un titolo?
Perché ci aiuta a strutturarlo nel modo giusto. Facciamo qualche esempio:
- I titoli più spassosi del web (Intrattenimento)
- Come scrivere titoli (onesti) per articoli di blog (Informazione)
- Scrivo buoni titoli nel blog, ma non converto… (Riflessione)
- Come scrivere un titolo efficace in 10 passi (Guida)
- I tuoi titoli non convertono? Scopri perché (Soluzione a un problema)
- Perché non riesco a scrivere buoni titoli? (Sfogo personale)
- Come ho aumentato le visite al blog migliorando i titoli dei post (Caso studio)
- I migliori titoli dell’ultima settimana (Recensione)
- Come ho imparato a scrivere buoni titoli nel mio blog (Racconto)
- Come scrivere titoli che generano traffico: intervista a Daniele Imperi (Intervista)
- Impara a scrivere buoni titoli: il mio ebook in offerta a 100 euro! (Promozione)
- I titoli dei post di Penna blu saranno in latino (Notizia)
Ogni titolo inquadra un obiettivo e, di conseguenza, risponde a una specifica esigenza dei lettori.
Il titolo deve rispondere a una serie di domande
La regola delle 5 W del giornalismo ci torna in aiuto, ma ci occorrono soltanto 3 W delle 5 (Who, Why, What):
- Chi dovrà leggere l’articolo?
- Perché sceglierà il tuo titolo e non un altro?
- Cosa guadagnerà leggendo l’articolo?
Sono domande ricollegate all’obiettivo.
Chi dovrà leggere l’articolo?
Conosci il tuo pubblico: è quello che si legge spesso nei vari articoli su come creare contenuti online. Dobbiamo scrivere i nostri articoli in base al pubblico di riferimento (è vero anche il contrario: in base a ciò che scriviamo otterremo un certo tipo di pubblico).
Ma per ottenere traffico nel blog, per migliorare il posizionamento degli articoli, sapere a chi è diretto un nostro articolo ci permette di scrivere un titolo più funzionale.
Perché sceglierà il tuo titolo e non un altro?
Il tag title è un elemento fondamentale, eppure è spesso trascurato. Titolo dell’articolo (tag H1) e tag title sono due cose diverse:
- Il titolo H1 viene letto direttamente nel blog
- Il title è invece letto sulle pagine dei risultati di Google
Se necessario, vanno scritti in modo diverso. Prendiamo per esempio il titolo “Impara a scrivere buoni titoli: il mio ebook in offerta a 100 euro!”: va bene all’interno del blog, ma assolutamente no come title da leggere in una ricerca su Google.
Un title migliore può essere: “Scrivere buoni titoli nel blog: acquista subito l’ebook in offerta!”.
Perché?
Innanzitutto perché nessuno cercherà un’informazione usando la formula “impara a…” e simili, ma andrà dritto al punto: “scrivere buoni titoli nel blog” o simili. Ho tolto dal title il prezzo, che potrebbe fungere da deterrente.
Cosa guadagnerà leggendo l’articolo?
Questa domanda è strettamente legata alla promessa del titolo: il titolo di un articolo è ciò che promettiamo ai lettori e quella promessa va mantenuta.
Avete presente gli articoli fuffa? Quelli tipo “Come andare in pensione a 30 anni”, 2-3000 parole di consigli che non ti spiegano minimamente come andare in pensione così giovani (se consideriamo che a 25 stai ancora cercando lavoro, magari).
Quando leggete titoli così sensazionalistici, non cliccateci nemmeno, perché non manterranno mai la promessa.
Un linguaggio semplice e diretto è la scelta giusta
Non sono mai stato d’accordo a usare un linguaggio semplice in narrativa, ma nel web è preferibile. Scrivendo titoli e articoli in modo semplice, chiaro e diretto, otterremmo una più facile e anche veloce comprensione.
È risaputo che nel web nessuno ha voglia di sforzarsi a capire, ma deve ricevere qualsiasi informazione e nozione subito, rapidamente. E considerando il numero di blog in rete e la quantità di articoli prodotti ogni giorno, più sono semplici e diretti i nostri titoli e più sono alte le probabilità che siano scelti.
I numeri nei titoli: funzionano ancora?
Sì, funzionano ancora, a patto di usarli con parsimonia. È una tecnica molto usata nel web, ecco perché dico di usarla quando è davvero necessario.
Qui scrivo 1 articolo a settimana: cosa penserebbero i lettori se per 3 volte di seguito trovassero titoli con numeri? Che il blog tratta di matematica?
Acronimi e abbreviazioni nei titoli sono il male
Il male assoluto. Non sopporto gli acronimi, perché non li capisco quasi mai. A parte DNA, FBI e pochi altri, devo sempre fare uno sforzo per capire cosa si nasconda dietro quella sigla.
Provate a immaginare un titolo con acronimi e abbreviazioni: “Dal B2B all’H2H: aumenta il CTR della tua adv”. Davvero vi sembra leggibile?
Frasi sgrammaticate: fraintendere la SEO
Da quando è nata la SEO (ecco un altro acronimo!), il web ha iniziato a riempirsi di frasi sgrammaticate. L’intento, sbagliato, è di intercettare le reali ricerche degli utenti, che nella frenesia di trovare subito l’informazione desiderata tralasciano le cosiddette parole di arresto (chiamate da tutti stop words).
Ed ecco che ci ritroviamo titoli come “Quale location matrimoni Terni scegliere per il proprio matrimonio”, perché di sicuro, per fare prima, si digita su Google “location matrimoni Terni”. O anche “Dentista bambini Torino”, che contiene 3 sostantivi di seguito.
Il tema del momento: sfruttarlo o meno?
I temi del momento possono essere delicati – come la pandemia – quindi secondo me vanno usati se si ha davvero qualcosa da dire. Ma non raccontatemi che “Come vestirsi in casa durante la pandemia” è un titolo onesto, che davvero il pubblico ha bisogno di consigli del genere.
O anche “Cosa mangiare ai tempi del coronavirus?”. Io ho mangiato come al solito e in casa mi sono vestito come al solito. Questi, per me, sono soltanto titoli acchiappa-click.
Tecnicismi e gerghi non ci rendono più professionali
Che cos’è un tecnicismo? È l’uso eccessivo di termini tecnici. Immaginate di ritrovarvi, in un quotidiano, un titolo del genere: “Superfluità della reiterata escussione del teste”. Dubito che tutti capiscano “al volo” cosa significhi.
E i gerghi? Vengono definiti come linguaggi di specifici gruppi sociali. Quindi avremo un gergo regionale (fusaie, sgarro), un gergo informatico (cache, home page), un gergo giornalistico (coccodrillo, pezzo), un gergo politico (crisi di governo, esecutivo), ecc.
Se da una parte alcune parole gergali sono entrate nel linguaggio comune – dubito che qualcuno non sappia cosa siano una crisi di governo, un pezzo giornalistico, una home page, ecc. – dall’altra le parole gergali regionali non sono sempre immediate.
A Roma per sgarro non si intende l’offesa, ma il taglio: “Me so’ sgarrato ’na mano cor cacciavite!”
Scrivere titoli onesti nel blog è possibile
Basta soltanto un po’ di buona volontà. E di rispetto per i lettori, soprattutto.
Quanta cura dedicate ai titoli dei vostri articoli?
Scarica il post in PDF
Franco Battaglia
Io cerco di incuriosire. A quel punto uno legge. Di solito.
Daniele Imperi
Se commentano, allora hanno letto
Elisa
A parte il fatto che l’unico post nel mio blog, deduco ora, ha un titolo… sbagliato? (o quanto meno inutile), direi che farò tesoro di questo articolo (appena mi deciderò a scrivere seriamente).
Daniele Imperi
Perché è un titolo sbagliato? Parli di cosa significa scrivere nell’articolo.
Elisa
Perchè nessuno lo cercherebbe mai, secondo me!
Daniele Imperi
Bisogna vedere se è una frase ricercata, infatti.
Orsa
Ecco, allineare creatività, onestà e SEO… all’inizio era come evocare una congiunzione astrale. Poi capito il meccanismo è stato più facile.
Era un campo che mi stava particolarmente a cuore, non ho resistito e ho usato un titolo “particolare”… infatti qualche lettore me lo fece notare 
I numeri no, non li sopporto, clicco sempre controvoglia perché mi aspetto il classico articolo scritto da altre decine di blogger, almeno nel mio settore.
Non capisco come il buon Google non penalizzi i contenuti che abbiano titoli disonesti. Fino a pochi giorni fa circolava il titolone: “Caos conti correnti, stop da luglio ai prelievi con il bancomat”, salvo poi scoprire nell’articolo (dopo parecchi paragrafi) che il guaio riguardava solo i clienti di uno specifico istituto di credito. Li avrei ammazzati!
Una volta però l’ho fatto anch’io, ma una cosetta innocua eh
Grazie, salvo i tuoi suggerimenti.
Daniele Imperi
Nel tuo settore, ma anche nel mio e nel marketing, ecc. I numeri spopolano ovunque.
Ho letto anche io quell’articolo e mi stavo preoccupando. È un titolo per acchiappare click. Non è onesto, ma fuorviante.
Poi voglio sapere quel titolo
Ferruccio
Ultimamente son pigro nella scelta dei titoli dei post, o forse solo solo onesto, ma fino a che le statistiche generali non mostrano flessioni non mi preoccupo.
In passato usavo spesso anch’io il principio delle tre W e anche dei numeri e i motori mi premiano ancora adesso con molti post posizionati bene,
Insomma sono d’accordo con te con quello che scrivi, ma devo anche ammettere che quasi la totalità di post che usano prettamente a scopo SEO ormai li rifuggo
Daniele Imperi
I titoli scritti a scopo SEO li rifuggo anche io, si riconoscono subito, poi.
Andrea Cabassi
Il titolo degli articoli – ma anche dei racconti – è efficace quando ha un buon equilibrio: deve piacere, incuriosire, promettere e dare qualcosa.
In più quello degli articoli deve piacere anche a Google, come se la cosa non fosse già abbastanza complicata
Non sempre si riesce a mettere tutto – perché deve essere anche sintetico – infatti trovare il titolo “giusto” è una parte rilevante della stesura di un articolo.
Io di solito parto con un titolo temporaneo che fa da “linea guida” (e quindi che è funzionale a me) e alla fine cerco di renderlo come detto sopra.
A volte invece parto con titoli che mi piacciono talmente tanto che non serve scrivere il post. Un giorno li raccoglierò in un’antologia XD
Daniele Imperi
Eh, il titolo deve piacere a molti e svolgere parecchi compiti
Anche io parto con un titolo temporaneo, che può anche restare, a volte. Ma di solito lo modifico.
Io ho più di 300 titoli di post che negli anni m’erano venuti in mente e non ci faccio più nulla…
Andrea Cabassi
Eccoti il titolo per il prossimo articolo: “300 titoli di post mai usati e nessuna ragione per buttarli”
Daniele Imperi
Guarda che volevo pubblicarlo davvero un articolo del genere
Grazia Gironella
Pochissima, come ben sai! Il problema, però, non è semplicemente il titolo, ma il mio modo di scrivere sul blog in generale. Finché parlavo soltanto di scrittura, avrei potuto usare titoli più azzeccati, ma non ne ero capace; quando ho imparato a farlo un po’ meglio, anche grazie a persone gentili e disponibili che mi hanno spiegato come funziona, è successo che i miei articoli hanno perso il loro obiettivo unico per contenere un misto di obiettivi. Fa bene al blog, questo? Certo no. Anche quando mi ponevo il problema, però, non ho visto miglioramenti, perciò ho smesso di preoccuparmi. Mi limito a ottimizzare l’articolo con il plug-in Yoast, che valuta la leggibilità e i criteri SEO, e via così. Per un motivo o per l’altro, Google mi ignora comunque.
Daniele Imperi
È strano questo problema che hai. Più tardi faccio una verifica perché mi incuriosisce.
Ma se Yoast ti dà il semaforo verde, teoricamente l’articolo è ben ottimizzato.
Daniele Imperi
Ho rivisto alcuni titoli dei tuoi ultimi articoli:
– Il saggio governante di Laozi: qui c’è un problema, il post è del 3 luglio e a me non risulta ancora indicizzato…
– La saggezza degli opposti: si addice a qualsiasi argomento.
– Leggiamo insieme il Tao Tê Ching?: la parola chiave “Tao Tê Ching” dà oltre 76 milioni di risultati.
– Aria di primavera: si addice a qualsiasi argomento.
– Di lettura e di lettori: titolo molto generico.
– Le scoperte dello scrittore: non è una frase ricercata.
– La giornata della coerenza: si addice a qualsiasi argomento.
Grazia Gironella
Grazie per la ricerca. Per l’ndicizzazione dell’ultimo post, chissà qual è il motivo. Per tutto il resto, non so bene come fare. Il fatto è che se scrivo di un argomento preciso posso cercare un titolo più adatto, ma se scrivo di tutto e di niente, come sto facendo ultimamente, non so proprio come creare un titolo che sia sensato rispetto al contenuto E contenga parole cercate ma con competizione non eccessiva. Mi dai comunque una spinta a tentare e tentare di nuovo, perciò grazie.
Daniele Imperi
Intanto non è assolutamente necessario scrivere di temi ricercati: ognuno nel blog scrive di ciò che vuole. Una riflessione su un argomento difficilmente potrà essere ricercata, ma può sempre posizionarsi per una certa parola chiave.
Per l’indicizzazione puoi usare Search Console, richiedendo l’indicizzazione del post. Forse dipende dal fatto che pubblichi 1 o 2 articoli al mese e Google sa che non trova spesso e periodicamente contenuti nuovi.
Grazia Gironella
Grazie.
stefano
Mi sono divertito a cercare su google come diventare ricchi. C’è da divertirsi.
– Come diventare ricchi in 3 semplici mosse
– Come ho fatto a diventare ricco in 5 step
– Come diventare ricchi: fai queste 5 cose
– Come diventare ricchi, te lo spiego in 7 facili passi
oppure come diventare ricchi senza lavorare.
– 4 Modi per fare soldi senza lavorare
Numeri, numeri e numeri ….:)
Daniele Imperi
3 semplici mosse? Le applico oggi stesso!
Questo genere di argomenti vuole per forza i numeri nei titoli – e guarda caso sono sempre numeri bassi. Nessuno leggerebbe mai “Come diventare ricchi in 179 passi”…