Il titolo del romanzo e le aspettative dei lettori

Il titolo del romanzo e le aspettative dei lettori

Sull’importanza del titolo di una storia ho scritto diverse volte e, pur avendo sostenuto che debba essere convincente e creare una certa empatia con i lettori, non avevo mai riflettuto sulle aspettative che dovrebbe far sorgere nei lettori.

Che cosa ci aspettiamo da un romanzo leggendone il titolo? Che tipo di storia? E, soprattutto, di quale genere letterario?

Il titolo rappresenta la prima impressione per i lettori

Sono due gli elementi più visibili, immediati di un romanzo: la copertina, perché è un’immagine e quindi si “materializza” all’istante nella mente, e il titolo, perché si legge quasi allo stesso tempo.

Un detto famoso recita: la prima impressione è quella che conta. Per il titolo del romanzo vale lo stesso: lo leggiamo e ci facciamo un’idea – corretta o sbagliata – della storia che contiene.

Questa prima impressione genera delle aspettative nei lettori.

Cosa aspettarsi dal titolo del romanzo?

Ho letto di recente Romanzo fantasma di Arthur Conan Doyle, che con i fantasmi – come mi sarei quasi aspettato – non c’entra nulla. Dico “quasi” perché “fantasma” è stato associato a “romanzo”, quindi è intuibile che non sia una storia sui fantasmi.

(Tra parentesi ho annunciato questo romanzo inedito di Conan Doyle quasi 15 anni fa, riflettendo sull’etica di pubblicare un romanzo che l’autore non voleva venisse pubblicato.)

Ma torniamo al titolo, che in originale è The Narrative of John Smith, dunque Il racconto di John Smith (è proprio di quello che parla il romanzo, dopotutto). Perché in italiano quel titolo così diverso? In fondo, la British Library Board l’ha pubblicato con il titolo scelto dall’autore.

Romanzo fantasma sta a significare un romanzo sparito e poi ritrovato. Ma non è fantasma, è appunto un Romanzo ritrovato. Dunque, quel titolo è doppiamente sbagliato.

Titolo e genere letterario: un abbinamento da considerare

Mi sono chiesto: è sempre possibile abbinare titolo e genere narrativo? La risposta è ovviamente no.

Faccio un paio di esempi prendendo due romanzi dal titolo simile, ma completamente differenti, per trama e genere letterario, uno dall’altro:

  1. Il Signore degli anelli
  2. Il signore delle mosche

Devo confessare che quando lessi per la prima volta il titolo del romanzo di Golding, pensai che fosse una storia dell’orrore. Comunque sia, in entrambi i casi una storia con quei titoli potrebbe narrare qualsiasi cosa.

Terry Brooks è andato invece sul sicuro con La spada di Shannara, creando un nome chiaramente fantastico. E anche il nostro Salgari con titoli come Sulle frontiere del Far West e La scotennatrice.

Alcuni titoli di fantascienza non sono così immediati nell’individuazione del genere narrativo (oggi sì, perché appunto sono diventati famosi):

  • Dune di Frank Herbert potrebbe essere un romanzo ambientato nel deserto del Sahara
  • Il problema dei tre corpi di Liu Cixin potrebbe parlare di un caso di omicidi
  • Fondazione di Isaac Asimov potrebbe raccontare la storia di un fondo patrimoniale a scopo benefico
  • La mano sinistra delle tenebre di Ursula K. Le Guin potrebbe essere un romanzo dell’orrore
  • Picnic sul ciglio della strada dei fratelli Arkadij e Boris Strugackij potrebbe narrare una tranquilla storia familiare
  • La torre di cristallo di Robert Silverberg potrebbe raccontare la costruzione di un altissimo grattacielo

Nella narrativa dell’orrore alcuni titoli ci fanno subito immergere in cupe atmosfere e storie da brividi:

  • L’oscura follia di Dawn Kurtagich
  • La radice del male di Adam Rapp
  • L’esorcista di William Peter Blatty
  • La bambola che divorò sua madre di Ramsey Campbell
  • La casa d’inferno di Richard Matheson
  • Vangeli di sangue di Clive Barker
  • Intervista col vampiro di Anne Rice

Forse nei generi fantasy e orrore è più semplice abbinare titolo e genere letterario.

Nel romanzo storico non è sempre possibile un simile abbinamento. Se nella storia I tre moschettieri di Alexandre Dumas il genere narrativo salta subito agli occhi, La figlia del Capitano di Puškin potrebbe raccontare una storia contemporanea all’autore, idem per Notre Dame de Paris di Hugo.

Gli stessi Promessi sposi possono condurre a qualsiasi periodo storico, anche quello del Manzoni.

In genere nei romanzi d’avventura troviamo titoli con l’abbinamento titolo/genere narrativo, come:

  • L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson
  • Viaggio al centro della terra di Jules Verne
  • Il libro della giungla di Rudyard Kipling
  • Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne
  • La vita e le strane sorprendenti avventure di Robinson Crusoe di Daniel Defoe
  • I tiranni delle ombre di Clive Cussler
  • L’ultima odissea di James Rollins
  • La notte del leopardo di Wilbur Smith
  • La vera storia del pirata Long John Silver di Björn Larsson

ma in qualche titolo questo abbinamento non esiste:

  • Il racconto di Arthur Gordon Pym di Edgar Allan Poe
  • Kim di Rudyard Kipling
  • Ivanhoe di Walter Scott
  • Un capitano di quindici anni di Jules Verne

E le storie d’amore? Scorrendo vari titoli, spesso è proprio la parola amore (o anche cuore) a essere presente nel titolo o una forma verbale del verbo amare:

  • Mille pezzi del mio cuore di Tillie Cole
  • Un amore senza fine di Scott Spencer
  • Dilemma d’amore di Elena Armas
  • L’amore fa i miracoli di Don Paolo Alliata
  • Maestre d’amore di Nadia Fusini
  • Avete presente l’amore? di Dolly Alderton
  • L’importanza di essere amati di Alain de Botton
  • Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes
  • Io amo di Vito Mancuso

Ma anche se quelle parole e quel verbo non sono presenti, i seguenti titoli non riconducono certo a romanzi dell’orrore o di fantascienza:

  • Ancora una volta con te di Dustin Thao
  • Trovami dove l’aria fiorisce di Rita Nardi
  • Una conquista fuori menù di Felicia Kingsley
  • Non mentirmi di Philippe Besson
  • Marte e Venere fanno pace di John Gray

Forse soltanto nei generi western e drammatici non è necessario abbinare il titolo al genere letterario. Leggendo i seguenti titoli (anche se alcuni sono ormai famosi), non se ne comprende subito il genere narrativo:

  • Un giorno di Nicholls David
  • Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini
  • Il piccolo grande uomo di Thomas Berger
  • Dove vola la polvere di Nguyễn Phan Quế Mai
  • Il crinale di Michael Punke
  • Balla coi lupi di Michael Blake
  • I ragazzi addormentati di Anthony Passeron
  • Quaranta frustate meno una di Elmore Leonard

Prima impressione, aspettative dei lettori e abbinamento titolo e genere letterario: 3 elementi da tenere ben presenti quando decidiamo il titolo del nostro romanzo.

4 Commenti

  1. Antonio Zoppetti
    giovedì, 29 Gennaio 2026 alle 11:03 Rispondi

    Le tue analsi sulle aspettative dei lettori sono molto interessanti, e c’è di solito una grande attenzione per la scelta dei titoli dei libri — anche se in molti casi finiscono per seguire le aspettative degli editori più degli autori — che si fondono con le scelte grafiche delle copertine altrettanto essenziali per evocare i generi o le storie. Anche se non so nulla di “fantasy”, credo che oggi si punti a delle grafiche che a colpo d’occho suggeriscano il genere con un preciso stile, così come i “gialli” Mondadori (o i “noir” francesi) si appoggiavano alla comunicazone coromatica della collana.
    La stessa attenzione per i titoli è invece venuta meno nel caso dei film, che al contrario non puntano a interecettare le aspettative degli spettatori ma a costruirle, e dunque la tendenza è quella di imporli con il titolo originale in inglese (almeno per le produzioni americane che però costituiscono la stragrande maggioranza dell’offerta). In questo caso tutto si gioca sulle immagini di quelle che un tempo erano semplici locandine, e il titolo diventa una sorta di “codice” secondario, spesso irrilevante, poco trasparente o avulso dalla storia. “Vogliamo fare una scommessa? — scriveva Tullio Kezich già negli anni Novanta — mettetevi nell’atrio di qualsiasi cinema dove proiettano ‘Out of Sight’ con George Clooney e chiedete alla gente che cosa vuol dire il titolo”… la conclusione era l’ammissione di non saperlo e addirittura l’incapacità di pronunciarlo.
    Per fortuna nel caso dei libri queste logiche non si sono (ancora?) imposte ed è ancora possibile e auspicable ragionare e discutere sulle scelte dei titoli per il mercato nazionale, che rimangono fondamentali.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 29 Gennaio 2026 alle 13:22 Rispondi

      È vero, l’ultima parola sulla scelta del titolo spetta all’editore (ma io credo che se un titolo dovesse risultarmi indigesto, rinuncerei volentieri alla pubblicazione).
      Purtroppo anche nei romanzi, specie quelli fantasy, i titoli vengono mantenuti in inglese, a volte con quello italiano in piccolo.

  2. Luciano Cupioli
    giovedì, 29 Gennaio 2026 alle 22:47 Rispondi

    Il rapporto tra titolo e copertina è un binomio fondamentale per il marketing editoriale, ma oltre a questi è ad esempio importante anche il font, in quanto un carattere gotico mal si presterebbe a un romanzo di fantascienza, così come un carattere molto moderno non sarebbe adatto per un racconto sui cavernicoli. Importanti sono anche la dimensione e la posizione del testo, così come i colori, soprattutto quando c’è n’è uno dominante. Chi mai ha pubblicato un romanzo che parla di Marte che non abbia una predominanza rosso-arancione? Ve lo immaginate “Viaggio su Marte” con una copertina tutta verde? Magari funzionerebbe a livello di curiosità, ma sarebbe una scelta motlo rischiosa. Ho appena pubblicato un romanzo (thriller di fantascienza) in self- publishing: tra i vantaggi c’è quello che è tutta farina del mio sacco, titolo, copertina e font compresi. E se la copertina fa capire che si tratta di un romanzo di fantascienza, il titolo, che contiene la parola “viaggio” potrebbe far pensare a un genere avventuroso o altro. Se poi dovessi interpretare il contentuto dei diversi capitoli dai relativi titoli, svarierei tra tutti i generi possibili. E allora mi dico che il connubio titolo-copertina deve essere soprattutto efficae nel generare curiosità e fascino al punto che non solo gli interessati al genere lo prendano in mano, anche se poi solo quelli magari lo acquisteranno.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 30 Gennaio 2026 alle 8:37 Rispondi

      Anche il tipo di carattere è importante, hai ragione.
      “Viaggio su Marte” con una copertina tutta verde? Dipende, se magari in quel romanzo si parla di terraformazione di Marte, dove sono riusciti a far crescere delle piante.
      I titoli dei capitoli hanno scarsa importanza, secondo me.

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