Tre tecniche narrative per scrivere una storia

Tre tecniche narrative per scrivere una storia

È sempre necessario seguire regole e principi per scrivere racconti e romanzi?

Devo dire che a me molte regole stanno davvero strette e quando scrivo mi piace prendermi tutta la libertà possibile. Tuttavia, riconosco che alcuni principi siano utili, che rendano le storie migliori, più moderne anche.

Regole e principi sono nati forse proprio nei (relativamente) tempi moderni, quando si è sentita la necessità di una scrittura più incentrata sui lettori, piuttosto che sulle esigenze degli scrittori.

Ma più che principi o regole – come li chiamano molti – preferisco definirli tecniche narrative: in fondo sono dei metodi che, se ben padroneggiati, rendono una storia più coinvolgente.

Il “Mostrare, non raccontare”

È uno dei consigli più frequenti sulla scrittura creativa: mostrare e non raccontare. Ma che significa?

Significa non dare ai lettori informazioni che invece dovrebbero essere date dai personaggi, con le loro azioni e con i loro dialoghi.

L’avevo specificato nel mio vecchio articolo “Mostrare, non informare”: informare è come dare dei suggerimenti ai lettori.

Quella del raccontare/informare è una tecnica narrativa vecchia di secoli. Se leggiamo i classici, scopriamo che in gran parte valeva la regola “racconta, non mostrare”. Eppure funzionavano lo stesso e funzionano tuttora.

Allora, credo, il problema è un altro e trova la risposta nella modernità dei lettori, nella loro sempre più grande esperienza di lettura, ma anche nella scrittura stessa che si è modernizzata con il tempo.

Non possiamo più scrivere come si scriveva nell’Ottocento – o forse possiamo farlo ancora, se saremo così abili da farci apprezzare.

Quindi, anziché attenersi rigidamente a questa regola del “mostrare”, è bene riuscire a dosare i due metodi di narrazione: facendo, cioè, in modo che si mostri ciò che dev’essere mostrato e si racconti per quel poco che va raccontato.

La teoria dell’iceberg di Hemingway

Questa tecnica non è affatto semplice.

La teoria dell’iceberg di Hemingway, di cui ho parlato alcuni anni fa, prevede di non dire tutto ai lettori, di omettere qualche dettaglio, di lasciare all’immaginazione dei lettori scoprire qualcosa in più sui personaggi e sugli eventi.

È un principio strettamente legato al precedente, al “mostrare, non raccontare”: ma in un certo senso è più limitante.

Ricordo più facilmente la teoria dell’iceberg in alcuni film, piuttosto che nei romanzi: mi rivedo il protagonista compiere azioni dapprima inspiegabili, ma che trovano giustificazione man mano che gli eventi scorrono.

Forse è da questo esempio che possiamo riuscire a mettere in atto questa tecnica.

La teoria della pistola di Čechov

Espediente narrativo o intelligente uso dei dettagli?

Quando ho letto Story di Robert McKee – l’unico libro sulla scrittura degno di essere letto, secondo me – ho scoperto un elemento fondamentale della storia: l’indizio.

Lo scrittore – come anche lo sceneggiatore cinematografico – semina indizi nella storia. Questi indizi possono essere degli oggetti, nella maggior parte dei casi, ma anche persone o animali o particolari caratteristiche di un personaggio.

Questo significa anche che non dobbiamo disseminare la nostra storia di dettagli che non servono alla narrazione e che alla fine della storia saranno dimenticati e non torneranno per risolvere una situazione.

Čechov disse, più o meno, che se in una storia c’è una pistola, allora prima o poi quella pistola deve sparare.

Una pistola non è un oggetto che passi inosservato, a meno che non stiamo scrivendo una storia western o di ambientazione bellica: ma in un contesto differente salta agli occhi dei lettori, cattura la loro attenzione. È quindi un oggetto che deve svolgere un ruolo nella storia.

La pistola è un indizio.

La pistola è anche una promessa: “Se c’è, ti prometto che sparerà” direbbe l’autore.

Un esempio della pistola di Čechov è nel film Nati con la camicia con Bud Spencer e Terence Hill, che ho rivisto giorni fa scoprendo la “pistola”, ossia l’indizio che cattura l’attenzione del pubblico e tornerà a risolvere una situazione.

Ve lo dico?

No, lo nascondo qui sotto: chi non vuol vedere quel film, se lo legga pure. Gli altri sono invitati a scoprire quella “pistola di Čechov” e a scriverlo nei commenti.

Roscoe Frazer (Terence Hill) è ventriloquo e userà quest’abilità per liberare se stesso e Doug O’Riordan (Bud Spencer) da due poliziotti che li tengono sotto tiro.

9 Commenti

  1. Luciano Cupioli
    giovedì, 19 Febbraio 2026 alle 9:15 Rispondi

    Una delle cose importanti nella scrittura di un romanzo è anche la costruzione dei colpi di scena, per i quali le tre cose da te elencate sono -o possono essere- tutte propedeutiche. Riuscire a stupire il lettore senza trascurare in precedenza alcuna informazione e, soprattutto, senza far capitare improvvisi eventi a caso, è fondamentale per la buona riuscita di un romanzo. Per scrivere bene, oggi come oggi, oltre a tanta buona lettura, trovo utile guardare anche tanti buoi film. Oltre al linguaggio, la struttura della storia ha un peso determinante, e i tanti difetti narrativi, non necessariamente errori ma anche problemi, vanno conosciuti tutti affinché si riesca a evitarli.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 19 Febbraio 2026 alle 14:02 Rispondi

      Concordo sui colpi di scena, quelle 3 tecniche in effetti servono tutte.
      Anche secondo me è utile vedere buoni film e per buoni intendo quei film in cui c’è una storia dietro e, soprattutto, il cambiamento del personaggio.

  2. Grazia Gironella
    giovedì, 19 Febbraio 2026 alle 12:01 Rispondi

    Sono tecniche che trovo utili. Tra il raccontare e il mostrare, mi piace comunque mescolare le due, con una predominanza del mostrare, perché l’efficacia è maggiore. Sulla pistola di Čechov, assolutamente d’accordo. Un dettaglio – o un personaggio, anche – che capta l’attenzione e poi sparisce senza un seguito è davvero detestabile.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 19 Febbraio 2026 alle 14:04 Rispondi

      Anche a me piace mescolare il raccontare e il mostrare – e credo che lo facciano molti.
      La pistola di Čechov non credo sia facile da inserire: il rischio è che sia troppo evidente e rovini la sorpresa.

  3. Fabio Amadei
    giovedì, 19 Febbraio 2026 alle 15:29 Rispondi

    Ciao Daniele,
    fai bene a parlare di tecniche narrative e non di regole o principi. Quante volte abbiamo sentito dire di evitare gli avverbi come la peste? Se in un racconto utilizzo due o tre avverbi che danno più colore e ritmo alla storia perché non metterli? Con questo voglio dire che il più delle volte ci preoccupiamo più della forma che della sostanza.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 19 Febbraio 2026 alle 15:38 Rispondi

      Ciao Fabio,
      sugli avverbi infatti avevo scritto un articolo: molti li demonizzano, ma se esistono, sono utili. Certo, metterne uno in ogni frase è esagerato.

  4. ANDREA PERIN
    giovedì, 19 Febbraio 2026 alle 16:43 Rispondi

    Bella sintesi, sempre utile.
    Riguardo alla pistola che prima o poi dovrebbe sparare, ricordo l’esistenza di un espediente narrativo, se vogliamo come eccezione, chiamato MacGuffin (ho googlato :-) ) Un celebre esempio è il pacco di soldi rubato dalla segretaria in Psycho.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 19 Febbraio 2026 alle 17:02 Rispondi

      Grazie. Mi ricordo della busta dei soldi, ma per via del romanzo letto da poco (ho visto il film tanti anni fa). Non sapevo che si chiamasse così quell’espediente narrativo.
      Però, se vogliamo, è una sorta di incidente scatenante o, meglio, è ciò che lo provoca: lei si ritrova fra le mani tutti quei soldi e decide di rubarli: ecco che inizia la storia.

      • ANDREA PERIN
        giovedì, 19 Febbraio 2026 alle 17:11 Rispondi

        Vero, ma se i soldi fossero stati una pistola, sarebbe stata sì, rubata, ma non avrebbe mai sparato; la trama poi si sposta su tutt’altro e infine dimenticata. Comunque anch’io la vedo come una sfumatura. Bisognerebbe fare una prova in un racconto… Ciao!

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.