La seconda stesura di un romanzo

La seconda stesura di un romanzo

2a stesura = 1a stesura – 10%.

Stephen King, On Writing

Quanti di voi sono d’accordo con questa formula?

Quando scrivo, come ho accennato tempo fa, non produco mai una vera seconda stesura: alla fine di un racconto mi ritrovo sempre con un testo che ha subito modifiche quasi contemporanee alla stesura.

Tendo sempre a rileggere ciò che ho scritto il giorno prima (a volte anche quando scrivo) apportando modifiche – anche tagli, se necessario, ma più spesso sostituzioni di parole o integrazioni.

In realtà, io potrei enunciare la seguente formula per le mie storie:

2a stesura = 1a stesura + 10%.

I miei racconti hanno sempre riscontrato un aumento di parole, anziché una diminuzione. Anche il famoso romanzo di fantascienza subirà un aumento. E anche il romanzo storico che sto scrivendo: ho già un foglio in cui appunto tutto ciò che dovrò aggiungere man mano che mi documento.

Sbaglio io o sbaglia King?

In realtà, non sbaglia nessuno dei due.

La seconda stesura dev’essere più breve o più lunga della prima?

Alcuni autori scrivono troppo e hanno bisogno di tagliare; altri non scrivono abbastanza e devono aggiungere.

Peter Lyle DeHaan, “Is Your First Draft Too Long or Too Short?”

Per DeHaan scrivere troppo è improduttivo. E anche per me. Questo non significa che la mia prima stesura sia appena un ampliamento della scaletta. La scaletta a me serve per avere una guida durante le sessioni di scrittura.

È come se concentrarmi a scrivere tutto il necessario mi distraesse, con il rischio di perdermi in un fiume di parole. Non solo, ma potrei interrompere il flusso di idee, di creatività e quindi perdere tempo.

Scrivo ciò che ritengo giusto: è durante la revisione che ho modo di scoprire cosa manca nella storia o in un capitolo. Prendo il mio foglio di appunti e integro.

Infatti non posso parlare di avere una seconda stesura, ma una revisione della prima.

Seconda stesura o revisione della prima?

Dipende. Forse non esiste una risposta valida per tutti e per ogni lavoro.

Quanti, oggi, riuscirebbero a revisionare un romanzo come fece Manzoni passando dal Fermo e Lucia ai Promessi sposi? Forse nessuno.

Per me, quindi, non c’è una seconda stesura, ma una revisione della storia. In genere, la mia revisione prevede:

  1. Integrazioni: alcune scene sono troppo brevi (capita anche che scene minori siano troppo lunghe e allora devo tagliare); scopro lacune qui e là; un personaggio importante è poco caratterizzato; alcune soluzioni sono troppo semplicistiche; ecc.
  2. Ritmo: rileggo ogni paragrafo per sentire se “suona” bene. Me ne accorgo durante la stesura: a volte cambio l’ordine delle parole in una frase e il ritmo migliora, altre volte è invece necessario riscrivere l’intera frase.
  3. Dialoghi: dopo aver letto il saggio di McKee, dovrò sicuramente riscrivere tutti i dialoghi scritti finora nel romanzo. I dialoghi devono essere credibili nella storia, più che realistici.
  4. Parole: ho usato la parola giusta? Per questo esistono i sinonimi, che poi non esistono: per trovare la parola adatta.
  5. Veridicità: in un romanzo storico è fondamentale. Controllo tutte le fonti a cui attingo, le confronto, perché spesso divergono una dall’altra.
  6. Credibilità: per me è importante, anche se scrivo una storia dell’orrore o di fantascienza. I lettori non devono faticare a credere in ciò che accade, né esplodere in un “Che esagerazione! È impossibile che succeda questo!”.
  7. Correzione delle bozze: a fine lavoro sostituisco gli apici con gli apostrofi, elimino eventuali doppi spazi, correggo eventuali errori di battitura e di distrazione.

La mia seconda stesura è dunque un revisione accurata della prima. E la vostra?

10 Commenti

  1. Pades
    giovedì, 27 Marzo 2025 alle 10:24 Rispondi

    Potremmo discuterne per ore. Ho letto sia “On Writing” di King che “Story” e il libro sui dialoghi di McKee, e mi hanno lasciato molto, ma ancora di più hanno confermato la mia sensazione che ognuno scrive a modo suo. Come lettore beta ho aiutato scrittori prolissi a tagliare e scrittori avari a integrare, ma quello che ho notato -anche con i miei scritti- è che lasciare decantare per settimane, meglio mesi, prima di rileggere è il metodo più efficace (per altri sono certo che non sia così… ma se passa poco tempo la mia mente tende a ripercorrere gli stessi schemi e rileggere non serve a nulla) perché rivedi le tue stesse parole da una prospettiva diversa, e capisci subito se hai esagerato o sei stato troppo stringato. Ti do ragione sul fatto che occorre trovare un giusto mezzo, sui miei scritti ho notato che alla fine tendo a togliere, perché detesto gli spiegoni e punto più sull’accompagnare il lettore a evocare. Anche per me la seconda stesura è una revisione massiccia della prima.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 27 Marzo 2025 alle 12:46 Rispondi

      Ho letto tutti e tre e anche a me hanno lasciato molto. Stessa sensazione avuta io: quel che dicono i grandi scrittori sono soltanto i loro metodi di scrittura, che non possono essere validi per tutti.
      Concordo che bisognerebbe far passare qualche mese prima di rileggere.

  2. Grazia Gironella
    giovedì, 27 Marzo 2025 alle 11:32 Rispondi

    Quando scrivo mi baso su di una scaletta di massima, che interpreto come mi viene al momento. Modifico i paragrafi per la via, o rileggo i precedenti, evitando però di dilungarmi troppo sulle correzioni, tanto la lettura a fine stesura mi darà impressioni diverse; però prendo nota di quello che mi sembra importante ricordare in seguito, in particolare le incoerenze. Cerco insomma di non perdere lo slancio, senza essere rigida. La variazione finale nella lunghezza è sempre limitata, in un senso o nell’altro.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 27 Marzo 2025 alle 12:48 Rispondi

      Anche io non seguo alla lettera la mia scaletta, ma è normale. Man mano che scrivi puoi aver bisogno di modificarne qualche punto.

  3. Fabio Amadei
    giovedì, 27 Marzo 2025 alle 11:55 Rispondi

    Ciao Daniele,
    anch’io credo ci voglia una stesura e una sola revisione.
    Penso risponda al vero soprattutto per il racconto.
    Non so dire se lo stesso approccio valga per il romanzo.
    In un testo di 200 pagine c’è da fare un altro tipo di lavoro. Più stesure?
    S. King diceva di scrivere da ubriachi e correggere da sobri.
    Sono due aspetti della scrittura. Il primo riguarda il flusso creativo, il secondo è un impegno da certosino.
    Stesura e revisione interagiscono tra loro e quest’ultima, forse, è la parte più importante della scrittura.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 27 Marzo 2025 alle 12:50 Rispondi

      Sul romanzo c’è un lavoro diverso rispetto al racconto, è vero, però non me la sentirei di riscrivere da capo un intero romanzo: preferisco lavorare al meglio subito.
      Era comunque Hemingway a dire di scrivere da ubriachi e correggere da sobri :D
      Io non mi ubriaco, ma hop capito cosa volesse dire e ti do ragione.

  4. Fabio Amadei
    giovedì, 27 Marzo 2025 alle 13:13 Rispondi

    Scusami, hai ragione, a dirlo è stato Hemingway.

  5. Luciano Cupioli
    domenica, 30 Marzo 2025 alle 16:14 Rispondi

    Se non erro è stato sempre Hemingway a dire che “la prima stesura è m****”, attribuendo quindi alla riscrittura il compito e il merito di dare definitiva dignità al testo. Quali siano i confini della riscrittura non è però specificato. Ogni singolo capitolo ha per me una storia diversa: c’è quello che va quasi bene così, e quello che invece lo si deve quasi rifare da capo. Non esiste regola, se non il raggiungimento della propria autosoddisfazione, che in certi casi è sfuggevole se si diventa troppo maniacali. Devo tuttavia sottolineare che nel mio caso si tratta sempre di revisione nella più ampia accezione del termine, sebbene spesso richieda più tempo della stesura iniziale. La prima stesura è acerba, ma quasi mai rinnegabile.

    • Luciano Cupioli
      domenica, 30 Marzo 2025 alle 16:24 Rispondi

      Rileggendo lo stesso testo che ho appena scritto di getto, rivedrei alcune cose, ma non lo riscriverei…

    • Daniele Imperi
      lunedì, 31 Marzo 2025 alle 8:08 Rispondi

      Non ricordo quella frase, ma non mi è nuova. Diciamo che ognuno la vede a modo suo, quindi certi pensieri non vanno presi per verità assolute.
      Anche per me non bisogna riscrivere tutto, ogni paragrafo e ogni frase.

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