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Perché non si può scrivere un romanzo in un mese

30 giorni per scrivere un romanzo? A quanto pare è impossibile

Perché non si può scrivere un romanzo in un mese

Quanto tempo occorre per scrivere un romanzo in un mese? Quanti si soffermano a pensare che cosa comporta la stesura di un romanzo?

Quanti autori possono dire di aver scritto un romanzo in appena un mese? Contandone un altro e mezzo fra revisione e editing, possono produrre quasi 5 romanzi l’anno. In 20 anni di carriera fanno 100 romanzi.

Seriamente: di quanti autori avete notizia che hanno prodotto un numero così elevato di romanzi? Mi vengono in mente George Simenon, Alexandre Dumas, qualche autore western che ben pochi conoscono. Anche Giovannino Guareschi è stato un autore prolifico.

In questo articolo voglio spiegare, dimostrare anche, perché non è possibile scrivere un romanzo in un mese, almeno se si conduce una vita come la conduciamo noi. Questo è un discorso valido per chi non vive scrivendo romanzi, ovviamente.

Di quante parole parliamo…

… quando parliamo di romanzo?

Nel mio articolo sulla lunghezza dei testi narrativi avevo elencato le varie suddivisioni delle storie in base al numero di parole e/o caratteri:

  • racconti bonsai o micronarrativa
  • racconti
  • racconti lunghi o “novelette”
  • novelle
  • romanzi

Avevo anche precisato che ci sono pareri discordanti fra i vari editori e anche fra i vari lettori su quale debba essere la lunghezza di un romanzo per esser definito tale. Comunque c’è un intervallo che va dalle 50.000 alle 110.000 parole, anche se il limite massimo appare quasi privo di logica.

Dico quasi perché a un certo punto lo scrittore, se si trovasse a superare, per fare un esempio, le 500.000 parole, dovrebbe scegliere se tagliuzzare qui e là la storia o trasformarla in una trilogia o saga.

Gli autori classici cinesi sono stati molto prolissi: In riva all’acqua è lungo 1600 pagine. E qualcuno si lamenta delle 1300 de Il Signore degli Anelli o delle 1200 di It.

Ecco il perché della domanda spontanea: di quante parole parliamo quando parliamo di romanzo? Il “piccolo” It non è stato scritto – né avrebbe potuto esser stato scritto – in un mese. Stesso discorso per gli altri 2 romanzi citati.

Altrimenti bisognerebbe tenere una media di 40-50 pagine al giorno. Una pagina stampata contiene sui 2000 caratteri, pari a poco più di 300 parole. Quindi dovremmo scrivere la bellezza di 12.000 parole al giorno.

La matematica non è un’opinione. Ma uno scrittore dev’essere anche, in un certo senso, matematico.

Un romanzo breve, allora? 40.000 parole? Fanno sulle 1500 parole al giorno. Sì, è fattibile, anzi gli esperti di scrittura suggeriscono di scrivere 2000 parole al giorno, anche se qualcuno si mantiene sul limite più umano di 1000.

Ci sono dei “ma” da considerare. Ci sono sempre dei “ma” che rompono le uova nel paniere.

La difficoltà del genere narrativo

Che cosa state scrivendo? Qual è il genere letterario di cui amate scrivere?

Ci sono generi letterari più complessi di altri? Sì, certamente.

Un romanzo storico non è semplice da scrivere. E non pensate che sia facilissimo scrivere un romanzo fantasy o di fantascienza solo perché sono opere di estrema fantasia. Vogliamo parlare del cosiddetto world building?

Scrivere dell’Italia di oggi significa avere il mondo già pronto, scrivere della Terra di Mezzo, di Westeros o di una galassia lontana lontana è tutto un altro paio di maniche.

Con questo non voglio dire che basta scegliere l’Italia dei giorni nostri per facilitarci il compito.

Il tempo per la documentazione

Quanti lo considerano? Scrivere un romanzo in un mese significa includere in quei 30 giorni (se iniziate a scrivere a febbraio ve ne toccano di meno) anche i giorni richiesti per la documentazione.

Quanti giorni dedicate a documentarvi?

Non esiste una risposta. Dipende da cosa state scrivendo. Per un romanzo storico la documentazione è tanta, e tanto più difficoltosa quanto più ci si allontana dalla nostra epoca.

“Nel fantasy e nella fantascienza non esiste documentazione, quindi sono a posto”, dirà qualcuno che non ha capito nulla di quei generi letterari. Quel qualcuno è invitato a informarsi sul su citato world building.

Dall’idea alla trama: quanto tempo occorre?

Come dico spesso, l’idea per una storia non è la storia.

  • L’idea può essere il tema del nostro romanzo (la condizione dei lavoratori dell’industria conserviera negli USA negli anni 30: è l’idea alla base del romanzo La giungla di Upton Sinclair; o la difficoltà di trovare lavoro durante gli anni della depressione: ecco Furore di John Steinbeck.
  • L’idea può essere un evento impossibile da raccontare: Hitler non è morto e si ritrova nei giorni nostri. E nasce Lui è tornato di Timur Vermes.
  • L’idea può essere lo sviluppo di un binomio narrativo rodariano: prendete 2 elementi diversi tra loro. Dracula nei giorni nostri? Già scritto: Le notti di Salem di Stephen King.

Potrei continuare, ma basta così. L’idea è solo lo spunto per scrivere la storia. Il problema è arrivare dall’idea alla trama.

La caratterizzazione dei personaggi

Questo è un passaggio che a me non piace. Trovo che sia la parte più noiosa della scrittura creativa. Mi viene facile creare un mondo immaginario, ma non una persona immaginaria. Un giorno scriverò un romanzo senza personaggi.

Scherzi a parte, i personaggi sono quelli che portano avanti la nostra storia, quindi dobbiamo prima di tutto conoscerli, e non limitarci al nome e al cognome, ma continuare con le loro fattezze, i loro punti di forza e i lati deboli.

Saltare questo passaggio è rischioso. Potremmo ritrovarci con personaggi senza spessore, tutti uguali. È bello scoprire, durante la lettura, i modi diversi di esprimersi di ogni personaggio. E i diversi modi di comportarsi, anche.

Quanti giorni partono per creare le schede dei personaggi? Come vedete non è poco il lavoro da fare.

La stesura del romanzo

Finalmente iniziamo a scrivere. Quanti giorni mancano alla fine del nostro mese? Quante parole abbiamo scritto e quante ancora ne mancano alla fine?

La stesura ha un solo significato: mettersi davanti alla tastiera e inventare di sana pianta, dal nulla, parole che formano frasi, frasi che formano periodi, periodi che formano paragrafi, paragrafi che formano capitoli.

Creare da zero.

Perché possiamo scrivere le trame dei capitoli dettagliate quanto vogliamo, ma una trama non fa una storia. Una storia va scritta.

In un mese?

Ho letto anni fa che un’autrice della serie Harmony era diventata talmente abile da scrivere un romanzo al mese. Ma non posso dire nulla sulla qualità di quei romanzi, non avendoli mai letto, pur non avendo una buona opinione di quella serie, così a naso.

Lo stile da usare

Asimov scrisse da qualche parte di aver preferito uno stile semplice che gli permettesse di velocizzare la sua scrittura. Asimov è stato un autore prolifico, non solo scrittore di fantascienza, ma anche di polizieschi, saggista e divulgatore scientifico.

Il nostro stile di scrittura influisce sulla velocità della scrittura. L’ho provato sulla mia pelle, riscrivendo da capo il primo capitolo del mio famigerato romanzo di fantascienza. Mi serviva uno stile diverso, che sottolineasse l’ambientazione di quella parte della storia. E ho impiegato oltre un mese a scriverlo, tutto quel tempo per neanche 3500 parole.

Il lavoro e la situazione familiare dello scrittore

Qualcuno ha mai considerato questi fattori?

È facile dire che si può scrivere un romanzo in un mese. Di sicuro possono riuscirci i romanzieri, chi scrive romanzi e campa scrivendo romanzi. Chi può “permettersi” di scrivere il suo romanzo tutto il giorno.

Il problema è che molti si fanno incantare dalle interviste agli scrittori famosi. Si legge che il tal autore si alza alle 5 e dalle 6 alle 13 scrive. Poi riprende alle 14 fino alle 17.

Ma uno che lavora, uno che esce di casa alle 8 e rientra alle 19, quanto tempo ha per scrivere il suo romanzo? E se ha bambini piccoli?

Avete mai scritto un romanzo in un mese?

Se la risposta è sì, dite nei commenti come ci siete riusciti. Se la risposta è no, spiegate cosa ve l’ha impedito.

44 Commenti

  1. Andrea Venturo
    24 gennaio 2019 alle 05:57 Rispondi

    Ci sono Worldbuilding (sul quale mi son divertito anche io) e creazione dei personaggi che richiedono molto tempo. Creare una scheda-personaggio, anche servendosi di sistemi pre-confezionati come i giochi di ruolo, richiede tempo: non basta infatti riempire le caselline per dire è fatto così e colì. Occorre raccontarsi cosa rappresenta ognuno di quei numeri e come c’è arrivato. Un personaggio ha “Forza = 20” su un massimo di 20. Perché? Perché è diventato tanto forte?
    E giù a scrivere il background dei personaggi, dei parenti di ognuno, fino ad avere un’idea chiara dell’ambiente da cui il personaggio proviene e come ragiona.
    Creare una ambientazione / documentarsi su di essa richiede non meno di due settimane, a voler essere superficiali e lavorarci otto ore al giorno tutti i giorni.
    La scrittura… quando lavoro bene (cioè ho fatto i compiti prima: conosco i personaggi, conosco l’ambientazione) sparo anche 12k battute l’ora. Il che vuol dire 6,66 cartelle al giorno visto che lavoro 1 ora. Anche qui: potessi avere otto ore da dedicargli, nessuna distrazione come scrivere questo messaggio, magari impiegherei otto volte di meno, per cui in cinque giorni porterei a termine la stesura di un papiro da 480k battute (266 cartelle) e in una settimana anziché in un mese scriverei una storia da 350 cartelle (e poi c’era la marmotta che impacchettava la cioccolata… ). Ahah, mi piglio per il posteriore da solo.

    Se pure dovessi mettermi a scrivere “da zero” e non contassi il lavoro di documentazione prima, prudurrei 6-7 cartelle al giorno, che in un mese fanno 200 cartelle… e questa è la prima stesura. Ecco, questi numeri sono più realistici, almeno per me.

    Il mostro pieno di refusi, infodump, Mary Sue e Gary Stu (non c’è niente da fare, almeno un personaggio di questi mi esce sempre, porcapaletta) da uccidere in fretta, e che va (indovinate un po’?) riscritto da capo.
    La seconda stesura non richiede meno tempo della prima.
    La terza scorre un po’ più in fretta: alcune parti rimangono,
    La quarta è veloce, ma sempre un paio di settimane me le richiede.
    Siamo a tre mesi. Che potrebbero essere tre settimane di lavoro di uno scrittore professionista, capace di stare incollato 8 ore al computer. E che magari potrebbe riscrivere il romanzo molte più volte prima di arrivare all’editing.
    Finalmente si arriva all’editing, che costa e che quindi potrei non avere soldi per eseguire, ma faccio finta di essere ricco, ricchissimo, praticamente in mutande qual sono mentre scrivo con la faccia da zombi allo schermo (l’ho detto che amo citare libri, film e canzoni?) e mentre scrivo la terza stesura ingaggio l’editor così è pronto per lavorare al mio rullosissimo romanzo appena ho finito.
    Due mesi e mezzo di pausa (l’editing di 220 cartelle non richiede meno) e paf! Arriva il romanzo. Evitare le feste: se mandi il romanzo all’editor il 1 novembre ti arriverà a fine gennaio perché in mezzo c’è natale e anche gli editor hanno una famiglia.

    Via, si ricomincia: un mese per rispedire indietro il primo giro, un altro mese di pausa e c’è il secondo giro di editing.
    Intanto cerca un editore, se non ne hai già uno, e via altro tempo.
    Non ci scordiamo la correzione delle bozze e la creazione della cover, che va seguita di pari passo mentre l’editor lavora.
    Se sei caldo, ma quando dico “caldo” intendo dire qualcosa che brucia più dell’inferno stesso (cit), spari un romanzo di 220-250 cartelle (circa 400k battute) in otto-nove mesi. Un parto, insomma.
    Altro che un mese.
    Magari un romanziere professionista, che impiega poco tempo per la fase di “scrittura”, riesce ad aver pronto il manoscritto editato in cinque-sei mesi.
    Toh, quattro mesi e mezzo nel caso di mostri come Follett, Cussler o il povero Faletti, che aveva preso un bel ritmo prima che un cancro se lo portasse via. Camilleri è un altro che scrive a manetta, ma lui è uno scrittore seriale e il lavoro di Worldbuilding lo ha fatto una volta sola.

    E anche Camilleri non impiega un mese per scrivere un romanzo con Montalbano protagonista, pure se conosce bene tutti i personaggi e l’ambientazione.

    La scrittura esige tempo, se lavori in serie come la ex FIAT invece di una Ferrari ti esce una Panda, che per carità è una macchina robusta e quasi indistruttibile, ma… come dire… manca di quel “je ne sais quoi” che me la fa prendere per andare a rimorchiare la sera lungo lo struscio.
    Cioè quando non ero sposato.
    Avercela avuta, la Ferrari…

    • Daniele Imperi
      24 gennaio 2019 alle 12:00 Rispondi

      Camilleri ha anche una certa età.
      Follett scrive romanzi da 1000 pagine e anche storici. Solo 4 mesi? Si dice che abbia collaboratori, almeno per le ricerche.

  2. Sandra
    24 gennaio 2019 alle 09:17 Rispondi

    Se parli di prima stesura è fattibile e l’ho dimostrato in questo post
    https://ilibridisandra.wordpress.com/2018/09/16/completare-la-prima-stesura-in-un-mese-fattibile-ma-1-le-condizioni/
    se invece intendi romanzo finito, pronto per essere inoltrato a editori e agenti allora no.

    • Daniele Imperi
      24 gennaio 2019 alle 12:04 Rispondi

      Sì, parlo di prima stesura. Nel tuo articolo parli di 185 cartelle, quindi si tratta di un romanzo breve.
      Ecco perché ho specificato “di quante parole parliamo”.
      Dipende dalla lunghezza del romanzo. Ho letto romanzi western di poco più di 100 pagine, per esempio. Fattibili in un mese.

  3. Grazia Gironella
    24 gennaio 2019 alle 09:25 Rispondi

    Mi è capitato di scrivere un racconto avendo pochi giorni a disposizione, ma non ho mai provato a scrivere un romanzo in un mese. Se parliamo di prima stesura e basta, immagino sia possibile, a patto che ci si sia già documentati in precedenza e si prenda una pausa dalla vita in generale, ma bisogna anche farsi piacere il fatto di non soffermarsi mai su niente… credo che mi toglierebbe parte della voglia di scrivere. Forse, per chi fa fatica a portare avanti quello che scrive, può essere un modo di sbloccarsi (penso per esempio al NaNoWriMo).

    • Daniele Imperi
      24 gennaio 2019 alle 12:05 Rispondi

      Il NaNoWriMo non mi convince. Ci ho provato qualche anno fa e infatti ho smesso al secondo capitolo.

  4. Corrado S. Magro
    24 gennaio 2019 alle 11:20 Rispondi

    Un anno per me non è troppo. Occupandomi del quotidiano, lasciando spazio alla lettura di uno o più libri di diverso genere, di qualche articolo (anche raro) di cronaca e curando la corrispiondenza, il tempo per scrivere si riduce sensibilmente. Non parliamo poi di “blocchi”, dell’eliminiazione di refusi ed errori, bestie nere che mi perseguitano e fanno capolino da tutte le parti, e i 12 mesi diventano facilmente 24 o più. Ho poi il grande difetto di sviluppare in parallelo argomenti del tutto diversi tra di loro e così gli orizzonti restano lontani. E per finire: non riesco a identificarmi con scritti in serie. Mi sembra che dopo averne letto uno li abbia letti tutti anche quelli che spunteranno in futuro.

    • Daniele Imperi
      24 gennaio 2019 alle 12:07 Rispondi

      C’è da dire, riallacciandomi a quanto scritto da Andrea su Camilleri, che i romanzi seriali permettono di lavorare velocemente: l’ambientazione va fatta la prima volta, idem per la maggior parte dei personaggi.

      • Nuccio
        24 gennaio 2019 alle 13:42 Rispondi

        Sì, ma poi devi riempire il resto. Non hai più la scusa dell’ambientazione😁

        • Daniele Imperi
          24 gennaio 2019 alle 15:02 Rispondi

          Sì, certo, ma ti sei tolto un bel po’ di lavoro.

  5. Romina Braggion
    24 gennaio 2019 alle 13:48 Rispondi

    Andrea Venturo, come crei tu i mondi, nessuno. Direi che il mio parere è poco credibile dal momento che non ho mai scritto in libro. Però ho scritto un racconto di fantascienza, il mio primo… Stendiamo un velo pietoso. Concordo con te e aggiungo: conta anche l’esperienza del* scritto,/* Se è meno che agli inizi, come nel mio caso,, un mese non basta nemmeno per la progettazione.

    • Daniele Imperi
      24 gennaio 2019 alle 15:04 Rispondi

      Ciao Romina, benvenuta nel blog.
      L’esperienza del…? È saltata qualche lettera.
      Alla progettazione non pensa mai nessuno, forse perché hanno in testa l’idea dello scrittore seduto davanti alla macchina da scrivere, come un tempo.

  6. Barbara
    24 gennaio 2019 alle 15:56 Rispondi

    Sa hai seguito la mia avventura allo scorso NaNoWriMo, sai che si, ho scritto 51.082 parole in un mese e come ci sono arrivata. Distrutta. :D
    Le 50.000 parole del NaNo sono rapportate alla lunghezza del testo de Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald. Tante, poche? Diciamo sufficienti per un esordio (uno dei temi collaterali durante il NaNo era proprio che un autore non può dilungarsi troppo alla sua prima opera, però non sono d’accordo su questo punto). C’è da dire che il NaNo però non dura un solo mese: settembre e ottobre, i due mesi precedenti, sono dedicati al NaNoPrep, ovvero alla preparazione della stesura. Quindi il worldbuilding va fatto in quel periodo, come la caratterizzazione dei personaggi, la bozza della trama e qualsiasi ricerca necessaria. Novembre dovrebbe essere il mese dedicato alla sola stesura della prima versione, senza editing. Pausa a dicembre e poi da gennaio il NowWhat Month, ovvero la fase di editing vera e propria. Chi pensa ad un romanzo più lungo di 50.000 parole si ritrova all’anno successivo per un secondo giro.
    Nonostante tutto lo sforzo immane, lavorando dalle 8.30 alle 8.30 pm alle volte, ho finito il mio romanzo? No. E a spanne direi che sono appena ad un terzo.
    Quindi la mia risposta è: fattibile, ma dipende dal tipo di storia.

    • Daniele Imperi
      24 gennaio 2019 alle 16:12 Rispondi

      Neanche io sono d’accordo. Molti autori hanno esordito con romanzi lunghi. E poi che significa dilungarsi? Se una storia è lunga, non vuol dire che l’autore si sia dilungato.
      Sì, fattibile, ma in funzione della storia. Un romanzo breve come Il grande Gatsby si può scrivere in un mese.

      • von Moltke
        25 gennaio 2019 alle 22:38 Rispondi

        Una volta un’agenzia letteraria mi ha sconsigliato di inviare il mio manoscritto perché “troppo lungo” e una casa editrice non avrebbe rischiato (testuale) di pubblicare più di un certo numero di battute di un esordiente.
        Gli ho fatto presente che le loro battute massime erano superiori al primo “Harry Potter” e a “Via col vento”, e che con quella logica avrebbero cannato due fra i più grandi successi editoriali di sempre. Non gli ha fatto né caldo né freddo. Peggio che avere a che fare con automi.

        • von Moltke
          25 gennaio 2019 alle 22:48 Rispondi

          Corrige: il loro numero massimo di battute era INFERIORE sia a quelle di Harry Potter che di Via col Ventoche quindi, da loro sarebbero stati cestinati…

        • Daniele Imperi
          28 gennaio 2019 alle 09:24 Rispondi

          Ho letto in siti di piccoli editori che chiedevano manoscritti fino a un numero di caratteri, perché per loro sarebbe costato troppo stampare libri voluminosi.

          • von Moltke
            28 gennaio 2019 alle 23:02 Rispondi

            Sì, ma questa era un’agenzia letteraria che riforniva case editrici cosiddette “grandi”. Grandi in tutto, meno che nel coraggio.

            • Daniele Imperi
              29 gennaio 2019 alle 08:17 Rispondi

              Il primo Harry Potter non era lungo come i successivi, uno dei quali supera le 700 pagine. Via col vento è sulle 1000 pagine, mi pare.

              • von Moltke
                29 gennaio 2019 alle 22:05 Rispondi

                Verissimo, il primo stupisce, accanto ai sucessivi, per la sua strignatezza. Ma quella agenzia pretendeva lavori da un 200 paginette massimo. Roba da autori della Harmony.

                • von Moltke
                  29 gennaio 2019 alle 22:07 Rispondi

                  Corrige: “Stringatezza”

  7. von Moltke
    24 gennaio 2019 alle 22:32 Rispondi

    Ancora un articolo davvero interessante sulla scrittura. Beh, io appartengo a quella categoria che a scrivere un romanzo in un mese c’è riuscito. Era il mio primo romanzo, una storia fantastica a soggetto apocalittico che mi girava nella testa da anni, quindi già non so se vada considerato, per il tutto, solo quel mese di gennaio quando, dal primo all’ultimo giorno, ho materialmente scritto la storia. O, almeno, la sua prima stesura. Che è pure piaciuto a quattro lettori abbastanza diversi l’uno dall’altra a cui l’ho proposto.
    Come ho fatto? In quel mese non lavoravo, intanto, quindi avevo molto tempo libero. In secondo luogo, una volta iniziato, sono stato come posseduto dalla storia, e non riuscivo proprio a smettere. Mi alzavo la mattina presto, e mi mettevo già a scrivere. Finivo alle due di notte che non volevo staccarmi dalla descrizione degli eventi. Ero, per così dire, in stato di grazia.
    Certo, sulla qualità non voglio sbilanciarmi: l’ho anche riletto un paio di volte, e ci ho trovato difetti e aspetti imbarazzanti che, nei romanzi successivi, mi son ben guardato dal commettere. Se mai qualcuno volesse pubblicarmelo, userei uno pseudonimo.
    Insomma, ci sono riuscito ma non lo prendo ad esempio. I romanzi successivi mi han preso molto più tempo, dai quattro ai dieci mesi.
    La documentazione è essenziale. Non ammetto che un romanziere, specie se di successo, con tutto il tempo e il denaro a disposizione, possa cadere in svarioni o inverosimiglianze pesanti. Quando ho letto “Timeline” di Crichton, ad esempio, e ho trovato il Basso Medioevo confuso con l’Alto (e viceversa), avrei voluto piangere. Tanto più che il romanzo era ben scritto e l’ho finito in una settimana. Per quanto mi riguarda, un certo bagaglio di documentazione ce l’ho già in tasca già al momento iniziale, perché ho letto moltissimo durante la mia vita (ultimamente, causa famiglia e lavoro, molto meno) e tendo a scrivere di argomenti che amo e conosco già. Naturalmente per scrivere un romanzo non basta mai, e allora mi procuro del materiale che leggo mentre scrivo. Questo mi fa acquisire dati e situazioni che posso inserire freschi freschi nella storia, ma ha l’inconveniente di rivelarmeli quando ormai ho commesso degli errori, e mi tocca quindi riscrivere intere parti o cambiare carattere o altro nei personaggi. Per il resto, no, come te penso che solo uno scrittore di professione possa scrivere un bel romanzo in un mese. Dostoevskij, tanto per aggiungerne uno ai tuoi, scrisse quel pezzo di bravura che è “Il Giocatore” proprio in un mese, per rispettare una scadenza che violare sarebbe costato una gravissima penale verso il proprio editore.

    • von Moltke
      25 gennaio 2019 alle 00:07 Rispondi

      Ah, tanto per dare un’idea: il romanzo constava di oltre 600.000 battute, per un totale di 128.000 parole circa.

    • Daniele Imperi
      25 gennaio 2019 alle 08:08 Rispondi

      Grazie.
      Avere tutto il giorno libero conta moltissimo, anzi forse è il fattore principale che permette di scrivere un romanzo in un mese.

  8. Maria Teresa Steri
    25 gennaio 2019 alle 09:57 Rispondi

    Sono più che d’accordo, non si può scrivere un romanzo in un mese. O meglio, si può fare con bozze di romanzi brevi, ma come hai sottolineato dipende anche dal genere. Per me una storia richiede approfondimento, verifiche della coerenza degli eventi, documentazione, ma soprattutto una fase di gestazione. Nelle ultime settimane ho provato a velocizzare il processo (che comunque nel mio caso ritengo sia troppo lungo), e mi sono scontrata con l’evidenza della realtà. Ma poi scrivere tanto in fretta cosa giova? Di sicuro si perde più tempo poi con la revisione.

    • Daniele Imperi
      25 gennaio 2019 alle 10:46 Rispondi

      Sì, oltre che romanzi brevi sono d’accordo che dipenda anche dal genere letterario.

  9. Andrea
    25 gennaio 2019 alle 10:10 Rispondi

    Premetto di non aver ancora letto (completamente) tutti i commenti precedenti…

    Lavoro ed ho un bambino. Ma se mi paghi in anticipo, in un mese, io un romanzo di 50 mila parole te lo scrivo tranquillamente e ci aggiungerei, forse anche accettabile. Uno in un mese però… non uno ogni mese. Ciao.

    • Daniele Imperi
      25 gennaio 2019 alle 10:47 Rispondi

      Ecco, hai detto una cosa che mi era sfuggita: pagare un anticipo. Molti scrittori famosi, non so se anche in Italia sia così, ricevono un sostanzioso anticipo sul romanzo. Questo permette loro di lavorare tranquillamente e anche con più voglia, secondo me.

  10. Andrea
    25 gennaio 2019 alle 10:34 Rispondi

    Scusami, alla fine manca la risposta alla tua domanda.
    Sì. Come:
    Ho sfruttato un periodo di insonnia.
    Ho ambientato la storia in una città che conosco molto bene.
    Ho scritto di cose che conosco; arte combinata alla suspense.
    Ho scritto di getto.

    ciao

    • Daniele Imperi
      25 gennaio 2019 alle 10:48 Rispondi

      4 punti fondamentali per poter scrivere un romanzo in un mese :)
      Ma quant’era lungo il romanzo?

      • Andrea
        25 gennaio 2019 alle 12:00 Rispondi

        Sopra le 200 cartelle, oltre le 60 mila parole.

        Se può interessare… esperienza simile ma ”diluita”:
        romanzo breve, di circa 30 mila parole, scritto e postato social sul momento una volta a settimana per 11 settimane.
        11 capitoli che avrei comunque potuto scrivere uno ogni 2 o 3 gg.

        Oltre ai 4 punti sopra, aggiungo che ha fatto molta leva l’ansia, la pressione dell’appuntamento improcrastinabile di dover postare per chi stava seguendo il racconto…e la fame di feed-back. (non potevo scrivere prima, perché altrimenti avrei rovinato l’esperimento).

  11. Marco
    26 gennaio 2019 alle 12:30 Rispondi

    Io ci metto dei mesi anche per scrivere racconti brevi da 40-60 pagine poi ci sono giorni che sto ore e ore a scrivere e all’inizio per scrivere un romanzo di 200 e rotte pagine ci ho messo un anno

    • Daniele Imperi
      28 gennaio 2019 alle 09:24 Rispondi

      40-60 pagine sono racconti lunghi, non brevi :)

      • Marco
        28 gennaio 2019 alle 18:26 Rispondi

        Dove trovo una classificazione accurata di tipi di romanzo?

        • Daniele Imperi
          29 gennaio 2019 alle 08:11 Rispondi

          Che intendi per tipi di romanzo?
          Se parli di lunghezza, nell’articolo che ho linkato qui trovi una classificazione che ho fatto: https://pennablu.it/lunghezza-testi-narrativi/
          Ma riguarda tutti i testi narrativi, non i romanzi.

  12. Tenar
    28 gennaio 2019 alle 15:54 Rispondi

    Ma perché mai si dovrebbe scrivere un romanzo in un mese? Non parliamo di un racconto o di una novella, ma di un romanzo. Un romanzo dovrebbe avere, oltre a una certa lunghezza, anche un minimo di valore, sia di contenuto che di prosa. L’unico pensiero che mi viene è che è ovvio che gli editori sono intasati di masoscritti di pessima qualità, se c’è chi pensa di scrivere un romanzo in un mese.

    • Daniele Imperi
      28 gennaio 2019 alle 16:17 Rispondi

      Già, perché? :)
      Però per me anche racconti e novelle dovrebbero avere un minimo di valore.

  13. von Moltke
    28 gennaio 2019 alle 22:26 Rispondi

    Appena visto un programma su Philip K. Dick dove lui stesso confessava di aver dovuto scrivere, per anni, molto, per mantenere moglie e figlie. Sedici romanzi in cinque anni più un numero imprecisato di racconti, l’autore aggiunge di aver spesso buttato giù 60 pagine al giorno. A questo ritmo è possibile anche scrivere un romanzo in un mese…

    • Roybell
      29 gennaio 2019 alle 07:55 Rispondi

      @von Moltke ho visto anche io il programma su Philip K. Dick. C’è da aggiungere però che andava avanti a Metanfetamina. Quindi è vero, si può scrivere un romanzo in un mese, ma?…

      • Daniele Imperi
        29 gennaio 2019 alle 08:19 Rispondi

        Ciao Roybell, benvenuto nel blog. È sicuro che Dick riuscisse a tenere quel ritmo grazie alla droga?

    • Daniele Imperi
      29 gennaio 2019 alle 08:15 Rispondi

      Sì, in qualche prefazione a suoi romanzi si parla di periodi frenetici di Dick e anche di grande vena creativa.
      Ma lui scriveva e basta, se non sbaglio, durante il giorno. Inoltre i suoi romanzi stanno tutti sulle 250-350 pagine, almeno i 24 che ho letto finora.

  14. RoyBell
    29 gennaio 2019 alle 17:09 Rispondi

    Non saprei Daniele. Di certo gli “aiutini” alcuni personaggi li utilizzano. Secondo me il bello della vita risiede proprio nel cercare di amalgamarsi al proprio ritmo senza alcun artefatto esterno. Poi fotunato colui che l”aiutino” ce l’ha nel proprio DNA (leggasi creativitá, voglia di fare…)

  15. madmath (fabio montanari)
    1 febbraio 2019 alle 00:05 Rispondi

    Domanda interessante. Credo che si possa scrivere un romanzo in breve tempo, anche se non ho mai realmente fatto i calcoli – potrebbe essere un poco più di un mese – ma non troppo infine. Come fare? L’idea è tutto sommato abbastanza semplice. Si imita quello che in matematica si fa quando si vogliono costruire copie isomorfe di una stessa struttura. Qui la struttura ovviamente è il modello del testo, scomponibile in unità irriducibili con una propria sintassi e semantica (le scene,i personaggi ecc.).
    La maggior parte del tempo è speso nell’analisi del modello. Poi si incolla un plot qualsiasi seguendo paragrafo per paragrafo il modello del testo. La coerenza testuale si aggiusta come si aggiusterebbe la coerenza di una teoria non contraddittoria, ovvero esaminando le varie estensioni che si generano paragrafo per paragrafo. Se si utilizza un saggio breve si può risparmiare tempo. Ma anche un romanzo breve come la signorina else o una sceneggiatura (ma perché lo chiamano romanzo?) come uomini e topi va bene. I paragrafi sono convertiti frase per frase. Ad ogni conversione si controllo la coerenza semantica riferita all’analisi strutturale del testo. Chiaro il concetto? Se non ti convince puoi sempre provare di persona, magari con una piccola storia. Se conosci un po’ di teoria dei gruppi puoi considerare due gruppi tra loro isomorfi : cambia l’abito ma non la sostanza. Ma tanto basta per la pubblicazione. (volendo teoricamente e’ possibile effettuare la conversione testuale anche più rapidamente prendendo due testi distinti, uno come sorgente e uno come destinazione ed applicare lo stesso metodo).Che cosa si ottiene infine? Quello che si chiama “un testo costruito a tavolino” . A presto :)

    • Daniele Imperi
      1 febbraio 2019 alle 08:18 Rispondi

      Ciao Fabio, benvenuto nel blog. No, il concetto non è chiaro per niente :D
      Non conosco alcuna teoria dei gruppi, praticamente per me quello che stai dicendo è arabo…

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