
Finora mi sono dilettato a scrivere racconti senza alcuna pretesa di continuare le gesta del protagonista. In un paio di casi ho scritto due storie sullo stesso personaggio (i racconti western Dynamite Bra e Una pallottola per Barbara Stone e i noir Il candidato e Senso inverso). Entrambi i personaggi provenivano da mie idee, mai portate a termine, su storie a fumetti.
E in effetti la serialità sembra più appannaggio del fumetto, che non della narrativa. Eppure nella letteratura classica ci sono diversi esempi di storie seriali, avventure e personaggi che hanno fatto storia, e hanno poi ispirato fumettisti e registi per trasformarle in immagini.
Racconti seriali nella letteratura classica
Alcuni nomi sono ormai divenuti famosi, e magari la massa li conosce solo per le trasposizioni cinematografiche o a fumetti e non ha mai letto le opere da cui provengono.
- Tarzan di E.R. Burroughs: fin da bambino mi ha appassionato. Io sono della generazione che ha visto Tarzan in TV in bianco e nero, con il tipo muscoloso e sempre perfettamente sbarbato che lo impersonava. Da adulto, poi, ho iniziato anche a leggere i vari romanzi, che ho sempre trovato originali e avventurosi.
- Sherlock Holmes di A.C. Doyle: ne ho parlato diverse volte. Resta uno dei miei personaggi indimenticabili preferiti. L’ho conosciuto non ricordo quando né dove, so solo che il suo nome era per me famoso fin da quand’ero piccolo e poi, da ragazzetto, acquistai una breve raccolta di sue avventure, che ancora possiedo. Da adulto, poi, ho letto, per ben due volte, tutta l’opera su Holmes.
- Conan di R.E. Howard: il barbaro apparso al cinema e nel fumetto. Solo di recente ho acquistato il volume con tutte le storie di Howard e in edicola ho iniziato anche la collezione dei 60 volumi (!) a fumetti.
- Sandokan di Emilio Salgari: conosciuto alle scuole medie quando vidi il film con Kabir Bedi. Poi, da ragazzo, mi sono comprato tutta la serie di romanzi.
- David Grief di J. London: ultimo arrivato fra i personaggi seriali che ho conosciuto. Sono storie di mare, storie tipiche di London, un autore che non mi stanco mai di leggere.
Ovviamente non sono tutti qui i personaggi seriali della letteratura classica. Possono essere presi come esempio, però, per capire come funziona la serialità.
Storie seriali nel fumetto e in narrativa
Ho letto con piacere le mini avventure di Nick Carter, fumetto creato da Bonvi e De Maria tanto tempo fa, così come per tanti anni ho comprato e letto regolarmente Alan Ford, finché il suo creatore non ha deciso di rovinare tutto cambiando radicalmente l’essenza stessa di quel fumetto.
Ora sono tornato ai mensili Zagor e Tex, che per fortuna mantengono le caratteristiche originarie. Poi faccio la corte ai volumi cartonati di due case editrici che pubblicano in ordine cronologico i fumetti di un tempo, le strisce di Tarzan, Donald Duck, Flash Gordon, Steve Canyon, Mandrake, Peanuts, Popeye, ecc.
Forse la serialità funziona meglio nel fumetto, in cui possono avvicendarsi vari sceneggiatori e disegnatori, piuttosto che in narrativa, quando è un solo autore a dover creare e scrivere.
Qual è il segreto dei racconti seriali?
Se andiamo a sfogliare le avventure dei personaggi seriali, sia in narrativa sia nel fumetto, troviamo alle spalle un’idea forte, originale, la creazione di un personaggio le cui gesta possano essere portate avanti nel tempo, che diano ispirazione all’autore.
Alle volte, secondo me, l’ambientazione – più geografica che temporale, o forse è meglio dire geografico-temporale – gioca un ruolo decisivo. Nella giungla di Tarzan, fra tribù bellicose, animali feroci, cacciatori bianchi senza scrupoli e via dicendo, non si resta certo senza idee.
Nel fantasy howardiano di Conan, il cosiddetto “sword and sorcery”, e cioè non storie di cappa e spada, ma di magia e spada, può accadere di tutto, specie se il protagonista è un barbaro invincibile e sciupafemmine.
La Londra ottocentesca di Holmes, piena di ladri gentiluomini, di crimini bizzarri, di cosche di stampo massonico, di misteri, è un campo fertilissimo per le indagini dell’investigatore.
La narrativa, rispetto al fumetto, ha meno possibilità, perché è sempre uno l’autore al lavoro sulle storie: una sola mente, quindi, a creare avventure.
I miei (futuri) racconti seriali
Nessuna intenzione di metterci le mani ora né nell’immediato futuro. Ora devo pensare al romanzo di fantascienza trascurato. Però, leggendo, ho avuto l’ispirazione per due personaggi da serializzare in narrativa.
- Racconti seriali fantasy: ho il titolo della serie (LCdN), il nome del popolo, un abbozzo di trama per la “prima stagione” di racconti. Niente più.
- Racconti seriali d’avventura: ne accennai tempo fa in un commento, è qualcosa che “mescola Salgari, London e L’uomo mascherato di Lee Falk”. Ambientazione tropicale, primi del ’900. Anche in questo caso niente più, per ora.
Avete mai pensato di scrivere racconti seriali?
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Kukuviza
Penso dipenda molto dal genere più che dal fatto che ci siano diversi autori che si occupino di un personaggio. In narrativa, nel genere giallo, ce n’è una infinità di romanzi con lo stesso personaggio. Penso ai vari Poirot, Montalbano, Kay Scarpetta…i casi da risolvere sono un buon motivo per serializzare.
Anche certi personaggi per bambini, tipo Pippi Calzelunghe, avendo una forte caratterizzazione si prestano a essere serializzati.
Mi vengono in mente anche personaggi tipo Don Camillo, molto pittoreschi e inseriti in ambientazioni con molte sfaccettature.
Daniele Imperi
Sì, anche il genere conta. Il poliziesco ha tantissimi esempi, in narrativa e nel fumetto, di storie seriali.
Pippi Calzelunghe (personaggio un po’ surreale) e Don Camillo si prestano alla serialità proprio per via della loro caratterizzazione. Un po’ come le comiche di Stanlio e Ollio, Mr. Bean e Benny Hill.
Roberto
Per quel che mi riguarda, nel desiderare di scrivere un racconto seriale, c’è l’innamoramento di quel personaggio, e quindi il desiderio di portarlo avanti, senza staccarmene mai, se possibile. Trovare nuove strade, e nuove storie, che lo riguardino e approfondire il suo carattere.
Si dice, e a ragione, che bisogna struttrare a priori le storie… l’idea forte, come affermi nell’articolo di oggi, ci vuole, ma poi per me lasciarmi andare alla penna, senza quasi sapere dove andare a pararare, beh, è come affrontare l’ignoto e l’inaspettato della mente. Le endorfine che generano endorfine…
Sono al secondo espisodio di un lavoro (comunque autoconclusivo già nella prima storia) e immaginarne un terzo, mi affascina.
Daniele Imperi
Il personaggio infatti ti deve piacere molto, o almeno ti deve invogliare a scriverne ancora. Deve essere anche un personaggio che stimola nuove avventure.
Renato Mite
Io ho sempre fantasticato oltre la parola fine delle mie storie e non mi sono mai arrischiato in una serie perché non credevo ci fossero i presupposti per sostenere altre avventure dei protagonisti. Però, di recente, ho cambiato idea perché un racconto mi ha dato lo spunto e quindi sto ideando una serie di 5 racconti, poi anche il romanzo giallo Aporia mi sta spingendo a farne una serie con altre indagini degli investigatori. Di questo passo, potrei anche riuscire a mettere in cantiere il sequel di Apoptosis che è sempre nella mia testa. Vedremo… Intanto complimenti per l’articolo, è un ottimo consiglio per guardare ad una serie in maniera più globale piuttosto che alle singole storie che la compongono.
Daniele Imperi
Ecco, hai detto la parola giusta: devono esserci i presupposti per creare altre avventure del personaggio. Magari sono chiari fin da subito, altre volte nascono dopo, come nel tuo caso.
Andrea Venturo
Romanzi seriali.
Sto scrivendo romanzi seriali e racconti dedicati alla medesima ambientazione.
Hai presente Tschai? Solo in versione super-terra (25 masse continentali) con una forma particolare. Con una magia funzionante e vari modi per utilizzarla, a cominciare da quella che immaginava Jack Vance.
Se ti serve un’ambientazione… su 25 continenti ne ho definiti uno e accennate altri tre. C’è spazio, se ti vuoi accomodare scrivimi.
Daniele Imperi
Non ho letto la serie di Tschai. Grazie per l’ambientazione, ma per i miei futuri racconti c’è tempo e ho già qualche idea in mente.
Nuccio
Una volta di seriale c’era il killer🤣. Esistevano i romanzi d’appendice, i feuilletton e gli scrittori erano De Balzac, Hugo, Dumas, Tolstoj e altri nomi altisonanti. Ora il seriale è passato al genere letterario 😊.
Daniele Imperi
Eh, i tempi cambiano e adesso abbiamo anche i racconti seriali
Belli i romanzi d’appendice e a puntate, bisognerebbe tornare a quei tempi.
Livia
Buonasera Daniele, a te e i tuoi ospiti. Si ho delle idee per qualcosa di seriale ed il mio protagonista è…………….. non si capisce bene, comunque il personaggio è una persona
molto particolare.
Buona serata a tutti.
Livia
Daniele Imperi
Ciao Livia, benvenuta nel blog. Se il protagonista non si capisce bene, allora devi lavorarci su.
Livia
Grazie e buona serata a tutti
Dino
Io ho in mente qualche idea riguardo la serialità, tipo “I Promessi sposi”, “I Miserabili”, “Iliade”, “Odissea”, la delicatamente ruffiana, “Eneide”. ALTRI ESEMPI imperituri per fama ma che hanno un termine. Cosa diversa sono Tex e il mondo dei Cartoni, sempre giovani dentro le storie e fuori perché ciclicamente affascinanti.
Daniele Imperi
In narrativa forse risulta meno credibile un personaggio sempre giovane.
Barbara
Avevo scritto un racconto per Halloween due anni fa, più rosa che dark, qualcosa di simile alla serie tv Ghost Whisperer come concezione, e per me era terminato lì. Una lettrice scrisse “Non può finire così, dai!” e alla fine lo scorso novembre è uscito l’episodio due, chiamiamolo così. E in contemporanea l’episodio finale, non ancora pubblicato (si va di Halloween in Halloween, tocca aspettare il prossimo). Solo che nel frattempo potrebbe svilupparsi anche un altro “episodio” prima del finale…insomma, temo mi stia sfuggendo di mano e divenendo un seriale. Il rischio è che la qualità, affidata ad uno stesso autore, precipiti. Sta all’autore credo capire quando l’idea è buona e quando è ora di chiuderla.
Daniele Imperi
Eh, sì, devi capire tu prima degli altri se quelle storie sono sempre di qualità.
luisa
Penso sia difficile scrivere racconti seriali, bisogna sempre sorprendere il lettore, cosa non facile.
Daniele Imperi
E anche darsi un limite: non scrivere miriadi di storie sullo stesso personaggio.
Alessia Pellegrini
Secondo me l’ispirazione per questo genere di racconti viene proprio a partire dal personaggio: le sue caratteristiche primarie aiuteranno poi a collocarlo in un determinato contesto storico-geografico. Penso ad esempio a Hercule Poirot, ma, passando a un genere totalmente diverso, anche a Harry Potter. Poche caratteristiche chiave per dei personaggi che, sebbene nella loro complessità interiore, balzano subito alla mente del lettore per la loro singolarità!
Daniele Imperi
Più Poirot che Harry Potter: dell’ultimo c’è solo una saga di 7 romanzi. Però è come dici, conta molto il personaggio e anche le sue caratteristiche.
Andrea
Ciao a tutti, il Conan mi fa irrimediabilmente venire in mente le skills di fallout un gioco di sopravvivenza in un futuro dispotico e radioattivo, dove viene rinvenuto sotto forma di fumetto.
Nel tempo libero scrivo seriali e prosa sul mio blog, che mi aiutano a defluire la mia naturale mente radioattiva e mi aiuta a imparare l’italiano, che vi invito a visitare. Sarei felice di avere delle opinioni, purtroppo non conosco molti lettori o come per lei Daniele ha dimestichezza e passione nell’arte del raccontare. Per me visitare questo sito è stato un piacevole incontro.
Feds
Da un po’ di tempo ho iniziato a scrivere un “libro” trama storica e romanzo rosa, ma è da un po’ che mi sono fermata ,anche se mi dispiace molto, come romanzo seriale non ci ho mai pensato anche perchè penso che è meglio finire quello che si inizia.
Daniele Imperi
Ciao Feds, benvenuta nel blog. Un romanzo seriale può essere inteso come romanzo a puntate o come serie di romanzi. Lavoro, quest’ultimo, più impegnativo dei racconti seriali.
Nenna
Curioso, ci ho pensato proprio oggi e… decido di sondare il web e trovo il tuo articolo (a proposito: complimenti per il blog; non sono una lettrice fissa, ma sono capitata qui spesso).
Insomma, ho due personaggi che mi piacciono, una gatta snob e un pastore tedesco dal cuore tenero che vivono insieme e un po’ si odiano e un po’ si amano; secondo me potrebbero funzionare* solo a episodi, microracconti da non più di 600 parole, ma è una tecnica che può avere un riscontro e suscitare interesse? Le serie TV piacciono, ma le serie narrative?
*ammesso che funzionino tout court.
Daniele Imperi
Ciao Nenna, benvenuta nel blog. Non so dirti se potrà interessare, nessuno sa in partenza una cosa del genere. Tutto sta a provare.