Scrivere oggi è più importante di ieri

Rispondere all’emergenza Covid-19 con la scrittura

Scrivere oggi è più importante di ieri

Scrivere in modo più consapevole, in questi giorni di blocco e isolamento, diventa un’attività più urgente e necessaria.

Qualche giorno fa ho pubblicato un articolo dove riflettevo sulla situazione attuale in merito alla mia scrittura: scrivere durante l’emergenza da Covid-19 ha avuto alti e bassi, più bassi che alti, anzi, nel mio caso.

Ma se rallentiamo l’attività di scrittura adesso, tutti i nostri progetti letterari e nel web rallenteranno di pari passo e i tempi per concluderli si allungheranno. C’è però anche un altro motivo per non fermarsi adesso e continuare a scrivere.

Adesso scrivere diventa più importante, rispetto a ieri. Adesso scrivere va oltre il puro sfogo e il bisogno di comunicare.

Scrivere per dare un senso a questi giorni

Si è parlato di un marzo “strano”. Poi è giunto aprile, con la sua Pasqua e la sua pasquetta ancor più strane. Strano è che ci siamo ritrovati in questa situazione, a cui non sappiamo dare un senso, un nome, un significato.

E allora ecco che scrivere ci aiuta a trovare questo senso, a rendere questi giorni meno strani di quanto siano. Scrivere è una cura, diventa l’antidoto al veleno che c’è in giro. Un antidoto che non può debellare nessun virus, ma può allontanare la disperazione e l’angoscia.

Scrivere per testimoniare questa crisi

È un tempo senza precedenti nella nostra storia. Mia madre, che, seppur piccola, ha vissuto tutti gli anni della Seconda Guerra Mondiale, non ricorda un periodo insolito come questo, barricati in casa, col silenzio che entra dalle finestre riempiendo le case.

Non ho mai sentito Roma così silenziosa, non l’ho mai vista così deserta.

Scrivere un diario che testimoni questi giorni d’emergenza rappresenta quasi un completamento della nostra vita cambiata.

Scriverlo online è ancora meglio, perché resterà nella Storia, e un giorno, quando tutto sarà finito, quando nessuno di noi ci sarà più, quel diario continuerà a raccontare questi giorni di silenzio e di autocertificazioni, di distanze da non colmare e di guanti e mascherine da indossare.

Oggi, più di ieri, c’è bisogno dei blog della prima ora, quelli nati per raccontare se stessi, la propria vita, i diari online apparsi nei primi giorni della blogosfera, quando ancora non esisteva, di fatto, una blogosfera.

Scrivere per scongiurare l’isolamento

Se non puoi uscire di casa, allora fai uscire le parole. Scrivile ovunque, su un quaderno, su un diario, su un blog appena nato o sul blog che segue i tuoi momenti e il tuo lavoro, sui social che frequenti e sulle chat con cui ti intrattieni.

Scrivere ci fa sentire meno isolati, perché la nostra scrittura raggiunge chi non possiamo raggiungere di persona. Scrivendo ogni giorno, l’isolamento sarà meno pesante, meno presente soprattutto.

Scrivere per far fronte al blocco

Tutti risentiamo del blocco. Ciò che non si ferma è il web. Online troviamo contenuti sempre nuovi, sempre aggiornati. La scrittura può fare la differenza in questi giorni di blocco totale, di emergenza.

Ma c’è una scrittura che può davvero aiutare gli altri durante il blocco.

  • Scrivere per dare consigli su come gestire la propria vita senza poter uscire di casa.
  • Scrivere per dare consigli su gestione del tempo e produttività.
  • Scrivere storie per intrattenere nelle ore di isolamento.
  • Scrivere articoli sui viaggi da fare appena finirà l’emergenza.
  • Scrivere vere e proprie lezioni ideate per studenti di qualsiasi livello.
  • Scrivere articoli che saranno di aiuto a studenti che cercano informazioni.
  • Scrivere guide e tutorial per fare attività ricreative, artistiche e lavori manuali a casa.
  • Scrivere per aiutare chi ha più problemi durante l’isolamento.

Oggi c’è bisogno di parole più di ieri

Cerchiamo parole più di ogni altra cosa. Non possiamo avere altro, oggi. E il web è fatto di parole. È là che la gente le cerca. Cerca segni di speranza, cerca come passare il tempo, cerca informazioni serie e sicure, cerca un modo per isolare l’isolamento.

Oggi, più di ieri, c’è bisogno di parole. Riempiamo la nostra scrittura di parole, riempiamola di messaggi da ricordare, di storie da condividere.

30 Commenti

  1. Ester
    giovedì, 16 Aprile 2020 alle 9:31 Rispondi

    Ciao Daniele, mi trovo d’accordo con quanto hai scritto. Credo che in questo periodo il blocco della scrittura sia un luogo comune, trovo però interessante e anche di stimolo, l’idea di scrivere un diario da rileggere in futuro, che lasci una traccia di noi e soprattutto di come stiamo affrontando ognuno a modo proprio, questo arco di tempo.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 16 Aprile 2020 alle 12:54 Rispondi

      Ciao Ester, un diario ha anche l’utilità di tenerti in esercizio con la scrittura, così magari il blocco che hai per altri scritti si affievolisce.

  2. Corrado S. Magro
    giovedì, 16 Aprile 2020 alle 9:43 Rispondi

    Perdona la mia misantropia! Ci voleva proprio una pandemia che ci “isola” a Sant’Elena per attutire il giornaliero logorroico, la baldoria quotidiana dispersiva, insensata, che adesso si riversa su un comune denominatore: “Corona-Covid”? Smarrito da tempo il cammino verso l’introspezione, riprenderlo è un processo lungo e faticoso. Qualche mese per alcuni, anni per altri. Lo abbandoneremo appena apriranno le chiuse, dimenticheremo le parole che il momento ci ha suggerito, riversandoci in massa a caccia di ciò che pensiamo avere mancato, cancellando quella piccola presa di coscienza che ci ha costretto a osservarci. E ciò che abbiamo scritto, in relazione al momento, si diluirà come tutto nella piena del divenire prima di acquistare consistenza.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 16 Aprile 2020 alle 12:56 Rispondi

      Tranquillo, anche io sono un grande misantropo :D
      Di sicuro ne ha guadagnato l’ambiente con questa situazione. Anche io penso che alla fine tutti torneranno quelli che erano prima, se aver imparato nulla da questa pandemia.

  3. Orsa
    giovedì, 16 Aprile 2020 alle 10:59 Rispondi

    Allora siamo io, il reportage di viaggio a Chernobyl e la tastiera: ci stiamo scambiando le occhiatacce, siamo ormai alle battute cruciali del triello. Insomma, il classico stallo alla messicana dove però io sono il brutto e il cattivo contemporaneamente. Devo farmi fuori da sola, altrimenti non possono partire i titoli di coda.
    L’immagine poetica che ho di tutta questa situazione proiettata nel futuro, è quella di una vecchia Orsa che rimprovera un (eventuale e remoto) nipotino: “Maneggiala con cura, è la mia collezione di autocertificazioni…ma che ne puoi sapere tu?”
    Perdonami questi pensieri sconnessi :D
    Mi piace quando dici che con la scrittura raggiungi chi non puoi raggiungere di persona.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 16 Aprile 2020 alle 12:57 Rispondi

      Certo che scrivere di Chernobyl in questo periodo è stimolante :)
      Ma l’importante è scrivere. Quindi scrivi il reportage, ché le foto che ho visto da te su Instagram mi hanno attirato.

  4. Luca
    giovedì, 16 Aprile 2020 alle 11:30 Rispondi

    Bellissimo articolo Daniele, grazie!

    • Daniele Imperi
      giovedì, 16 Aprile 2020 alle 12:57 Rispondi

      Grazie a te, Luca :)

  5. Patrizia
    giovedì, 16 Aprile 2020 alle 16:16 Rispondi

    E’ un Tempo strano questo . Fatto di tante parole che nemmeno conoscevo, termini medico-scientifici con un lessico di nicchia, facce illustri che ho imparato a riconoscere. Un tempo che è diventato ‘desiderio’ di informazione e ‘bisogno’ di ascolto.
    La mia testa è come un cesto che raccoglie ed accoglie… in attesa di parole nuove
    Grazie per i tuoi articoli sempre utili e sui quali riflettere
    Ciao

    • Daniele Imperi
      giovedì, 16 Aprile 2020 alle 16:20 Rispondi

      Di sicuro abbiamo imparato diverse parole nuove. La testa le registra e in futuro le userà a modo suo. C’è bisogno di ascolto e di leggere, ecco perché diventa così importante scrivere.

  6. Michela Milani
    giovedì, 16 Aprile 2020 alle 16:58 Rispondi

    Mi trovo d’accordo con tutto quello che hai scritto. Oltre al blog, io sto tenendo un diario, che spero un giorno di far leggere ai miei nipoti, dove racconto queste giornate di quarantena. Amo troppo il ricordo di mia nonna che, davanti al fuoco di un camino, mi raccontava la sua infanzia ai tempi della guerra. Spero un giorno di poter essere rappresentare un pezzo di storia come lei lo era per me, anche perché ci sono alcune cose che non si possono imparare dai libri di scuola.Tutto questo mi serve anche per tenermi in esercizio con la scrittura e far passare il tempo. O forse, più che altro, per dargli un senso, in modo che queste settimane non siano sprecate.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 17 Aprile 2020 alle 6:57 Rispondi

      Da futura nonna potrai fare lo stesso. E hai ragione sui libri di scuola: un po’ per motivi di spazio e un po’ anche perché si tende sempre a nascondere qualcosa, certe verità si sentono dai testimoni.
      Scrivere un diario in questo caso ha un grande valore.

  7. Grazia Gironella
    giovedì, 16 Aprile 2020 alle 19:19 Rispondi

    Bellissimo articolo, Daniele. Hai ragione, scrivere può salvare questi strani giorni.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 17 Aprile 2020 alle 6:58 Rispondi

      Grazie :)
      Salvare mi sembra davvero la parola adatta.

  8. von Moltke
    giovedì, 16 Aprile 2020 alle 21:17 Rispondi

    Per me non è cambiato nulla, almeno materialmente parlando. Il lavoro agricolo è fra quelli che non si interrompono, e quindi esco come prima. Già da un pezzo non vedevo nessuno e non uscivo con nessuno che non fossero moglie e figli. Ecco, la presenza dei bambini tutto il giorno a casa è l’elemento di rottura maggiore. Ma dovendoli portare nella casa di campagna tutto il pomeriggio li si fa soffrire relativamente meno, ed io ho una scusa per leggere un po’ di più. Complessivamente, ho letto appunto molto di più rispetto a prima. Mi sono risparmiato le uscite al supermercato in città (che odio, cosa che mi fa paventare la fine della quarantena), e ho anche interrotto gli ordini di nuovi libri su Ebay, per paura che si interrompessero anche i servizi postali e il mio ordine si perdesse. Non ho alcuno stimolo a scrivere nulla di ciò che tu proponi, ma l’idea del nuovo romanzo storico che ho in testa si è fatta sempre più pressante, e sei bastato tu, oggi, per decidermi a ricominciare. Era mesi, dal novembre scorso, che non toccavo più nulla. Oggi ho anche mandato l’incipit dell’ultimo romanzo al concorso IoScrittore.Già, bisognava spezzare questa atmosfera sospesa e irreale, che per me era iniziata già prima del virus.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 17 Aprile 2020 alle 7:00 Rispondi

      Materialmente a me è cambiato qualcosa: ho meno entrate :D
      Io invece credo di aver letto un po’ meno. Ho interrotto da marzo anche io l’acquisto di libri su Ebay e su altri siti.
      Bene, mi fa piacere averti stimolato a scrivere comunque qualcosa :)

  9. Rebecca Eriksson
    venerdì, 17 Aprile 2020 alle 9:02 Rispondi

    Il mio approccio alla scrittura in questo periodo è volutamente generalizzato: mi concentro molto su “momenti difficili” più che lo specifico Corona Virus. Ho ottimi spunti drammatici su cui poter scrivere e dare consigli, ma mentre il Corona virus è un momento che passerà, le difficoltà personali ritorneranno. Preferisco dare testimonianza generalizzata di ciò che sto imparando da questo momento per ritrovarle in futuro e affrontare meglio situazioni che si presenteranno.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 17 Aprile 2020 alle 9:56 Rispondi

      Infatti intendevo scrivere per dare testimonianza di questi giorni insoliti e difficili, non necessariamente parlare del coronavirus. Ovvio che lo siano a causa della pandemia.

  10. Emilia Chiodini
    lunedì, 20 Aprile 2020 alle 8:05 Rispondi

    Non riesco a scrivere “col silenzio che entra dalle finestre riempiendo le case” riesco solo a imprecare. Mi chiedo senza avere una risposta soddisfacente: chi devo “ringraziare di tutto ciò?” La scienza deficiente, l’inquinamento, la mancanza di stretti controlli sulle norme igieniche, l’allarme dato inevaso? Se non andiamo alla radice della causa al prossimo virus staremo ancora tutti in casa a scrivere di quanto fessi siamo stati? Scriviamo pure per dire che non deve più ripetersi un caso simile. Scriviamo per esprimere la nostra rabbia, siamo arcistufi di farci prendere per i fondelli. Nel toccante romanzo Il sergente nella neve di Rigoni Stern nella disastrosa ritirata, con i piedi immersi nella neve a un certo punto si chiede: “Che facciamo qui da soli? Non abbiamo più munizioni. Abbiamo perso il collegamento. Anche noi siamo con i piedi nel fango e siamo soli in balia di scriteriati.

    • Daniele Imperi
      lunedì, 20 Aprile 2020 alle 8:46 Rispondi

      Non la scienza, che non è deficiente, è deficiente chi poteva evitare tutto questo ma ha preso sottogamba la situazione.
      Scrivere per descrivere questi giorni aiuta anche a diffondere la verità.

  11. Barbara
    lunedì, 20 Aprile 2020 alle 8:10 Rispondi

    All’inizio, quando hanno chiuso le scuole e messo chi poteva in smart working, mi sono ritrovata sommersa da messaggi, telefonate e videochiamate di amici in ansia, sia per questo virus, sia per gestire figli e lavoro, nonché le piccole spese, per qualcuno l’assistenza domiciliare, per altri il terrore di cadere nelle tentazioni (dal frigorifero alla bottiglia) o ripiombare nell’incubo della depressione. Ho dispensato energia positiva da rimanere quasi prosciugata. Poi è scattata una nuova abitudine, qualcuno si è tranquillizzato per fortuna. Adesso c’è invece chi sta accusando il colpo tardi, forse convinto che fosse una situazione molto più temporanea. Non ce la fanno più. Degli amici che scrivono osservo reazioni diverse: chi si è buttato a capofitto nei progetti, per quando finirà, scrive e legge molto; chi invece si dice annoiato, incapace di leggere, men che meno di scrivere e si sente in prigione tra le mura di casa, schiacciato dall’impossibilità di programmare il futuro. Personalmente, ad aprile ho letto e scritto più che mai, tenendo anche conto che lavoro comunque e mi alleno almeno 3 volte settimana. Forse, e dico forse, la questione è se siamo o no in grado di rimanere soli con noi stessi. Ora più che mai.

    • Daniele Imperi
      lunedì, 20 Aprile 2020 alle 8:48 Rispondi

      La cosa è personale: c’è chi riesce a leggere e scrivere di più e chi invece di meno.
      Sono con se stessi riescono a starci in pochi: già abusare dello smartphone per connettersi con altri sui social significa non saper più stare da soli.

  12. Enzo
    lunedì, 20 Aprile 2020 alle 13:55 Rispondi

    Troppi paletti comunque ma capisco che oggi con questa rete se non si fa così sei finto.
    Le parole spesso son troppe e scritte male, ancora più spesso rimangono chiuse in recinti elitari ed esclusivi. Mi ha sempre incuriosito chi, come affermi tu, discute di modi e tempi di scrittura o addirittura scrive per conto terzi, io non ci riuscirei mai. Ma naturalmente è ua opinione strettamente personale. Gironzolerò nel tuo blog e fra i tuoi contatti. Ciao

    • Daniele Imperi
      lunedì, 20 Aprile 2020 alle 14:24 Rispondi

      Ciao Enzo, benvenuto nel blog. Troppi paletti per cosa?
      Anche io scrivo per conto terzi, è il mio lavoro. Se non scrivessi per conto terzi, continuerei a essere disoccupato :)

  13. Roberta FI Visone
    giovedì, 23 Aprile 2020 alle 7:28 Rispondi

    In questi mesi di didattica digitale sto riuscendo a ritagliarmi del tempo sia per scrivere sul mio blog (ricordi, serie di foto) sia soprattutto per dedicarmi al mio romanzo. Non avendo molte distrazioni come per esempio uscire di casa, andare a scuola, ho più tempo e concentrazione, nonostante la didattica digitale mi prenda molto tempo. Grazie sempre ai consigli della mia editor Sara Gavioli e grazie al distacco fisico da situazioni tossiche (tipo la cattiva comunicazione con mia madre e mia sorella) sto riuscendo finalmente a rendere una delle due protagoniste della storia un personaggio più complesso, con sfumature che prima non erano chiare. Soprattutto ho reso nero su bianco dei passaggi mentali che ero convinta di aver inserito nel romanzo, ma che in realtà non erano palesi. Sono soddisfatta dei miei progressi. Ultimo ma non meno importante, sto riuscendo a leggere come facevo quando ero adolescente. Da quando ho iniziato l’università (nel lontano 2007) mi ritagliavo il tempo della lettura in momenti di calma, tipo in sala d’attesa dell’INPS oppure del medico. Ora, invece, ho ripreso una vecchia buona abitudine di leggere nel letto. Non importa se riesco a leggere un’ora o più, conta che legga. Sono soddisfatta anche di questo aspetto. Insomma, dal Covid-19 sto traendo tanti vantaggi.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 23 Aprile 2020 alle 11:10 Rispondi

      Avendo più tempo a disposizione è bene dedicarsi a queste attività, anziché continuare a sciacquarsi il cervello davanti alla TV o sui social :D
      Ora sto scrivendo un po’ di più anche io, ma come letture preferisco qualcosa di leggero o autori che mi appassionano.

      • Roberta FI Visone
        giovedì, 23 Aprile 2020 alle 11:45 Rispondi

        In realtà ho un po’ più di tempo solo perché non mi sposto (da scuola a casa è un’ora di macchina al giorno), per il resto casomai è aumentato il lavoro con la didattica digitale, anche perché ti contattano pure alle 23, ma per fortuna come buona abitudine spengo il cellulare la sera.

        • Daniele Imperi
          giovedì, 23 Aprile 2020 alle 11:52 Rispondi

          2 ore di tempo risparmiate non sono poco.
          La gente, inoltre, dovrebbe capire che a una certa ora non è educazione contattare le persone, come un tempo.

      • Roberta FI Visone
        giovedì, 23 Aprile 2020 alle 11:48 Rispondi

        Inoltre la TV oramai la accendo solo per giocare un’ora alla PlayStation (quando sono fortunata), per vedere dal letto la saga di Harry Potter, Il Signore degli Anelli e Animali fantastici e giusto per vedere dei film su Amazon Prime Video o in DVD quando devo stirare. Per il resto io e la TV siamo lontane anni luce, la uso come mezzo, non come fine.

        • Daniele Imperi
          giovedì, 23 Aprile 2020 alle 11:54 Rispondi

          La TV anche per me esiste solo dopo cena, se c’è qualche bel film da vedere, altrimenti leggo un po’ prima di dormire.

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