
Un articolo apparso il 26 giugno scorso sull’inserto culturale “La lettura” del «Corriere della Sera», dal titolo provocatorio “Contro la fantascienza”, ha scatenato una polemica, com’era logico aspettarsi.
Non voglio continuare la polemica, perché sono apparsi molti articoli a criticare quelle farneticazioni. Già il titolo, secondo me, avrebbe dovuto spingere a non proseguire la lettura: si può essere contro un qualsiasi genere narrativo?
Ecco, è proprio qui che il suo autore, un certo Mauro Covacich, scrittore – che, confesso, non avevo mai sentito nominare – perde sul nascere la sua battaglia, con quel “contro” che sa di leggerezza, con quel titolo che reputo infantile perché cela un astio contro decenni di narrativa fantascientifica, relegando autori come Poe, Asimov, Philip K. Dick, Ursula Le Guin, Arthur C. Clarke, Ray Bradbury, Heinlein, H.G. Wells, Frank Herbert, E.R. Burroughs, Verne, George Orwell, Salgari e tantissimi altri a autori da 4 soldi.
L’autore di “Contro la fantascienza” critica il genere perché non ha saputo prevedere le innovazioni tecnologiche di oggi. A parte il fatto che non è vero, un autore di fantascienza non è certo un veggente.
Lo scopo della fantascienza non è assolutamente prevedere il futuro, ma immaginarne uno. E l’immaginazione ha i suoi limiti: storici, prima di tutto. Siamo pur sempre ancorati al presente e per quanta fantasia possiamo avere, non ci è dato andare “troppo in là” nel futuro.
Da qui mi sono chiesto: qual è lo scopo della narrativa di genere? Ma, soprattutto, è necessario che abbia uno scopo?
La narrativa di genere come intrattenimento
Per me è principalmente questo lo scopo della narrativa di genere, ma ogni autore scrive – e ogni lettore legge – per motivi suoi personali. Io la leggo per intrattenimento, per vivere esperienze diverse, ma anche per imparare.
I generi letterari principali sono:
- fantascienza
- fantasy
- orrore
- apocalittico
- romanzo storico
- poliziesco
- avventura
- storie d’amore
- drammatico
- western
A parte il numero 8, ho letto romanzi di tutti gli altri generi. Il drammatico non credo proprio che si legga per intrattenimento, ma non è affatto detto. Ho letto Preghiera per un amico di John Irving, splendido romanzo che potrei classificare come drammatico, anche se viene definito romanzo di formazione: per me è stata una lettura di intrattenimento.
Il cucciolo di Marjorie Kinnan Rawlings, Incompreso di Florence Montgomery, La ragazza della porta accanto di Jack Ketchum e Sleepers di Lorenzo Carcaterra sono altrettanto drammatici, ma per me sono state letture come le altre. Anche se hanno lasciato il segno.
La narrativa di genere come critica sociale
È una narrativa che non amo leggere, anche se ho apprezzato molto Germinal di Émile Zola, Furore di John Steinbeck e La giungla di Upton Sinclair.
La fantascienza può essere usata per fare critica sociale, come un racconto che ho scritto tempo fa. Anche il romanzo storico, specialmente se mette in luce determinati problemi delle epoche passate (schiavismo, guerre, segregazione, manicomi, collegi, ecc.).
Il genere drammatico ha un grande ruolo nella critica sociale (Preghiera per un amico può esser visto sotto questo aspetto). Anche l’apocalittico: in fondo, mostrare le catastrofi create dall’uomo è una critica sociale (La strada di Cormac McCarthy ci illustra un mondo distrutto, senza più vegetazione, e un’umanità regredita allo stadio selvaggio).
Non amo scrivere storie di questo genere, ma sto prendendo appunti per un romanzo autobiografico sulla mia esperienza militare (dal criptico titolo ISDM). Ma non mettiamo troppa carne al fuoco.
La narrativa di genere come incontro di situazioni
Ovvero: il binomio della fantasia del grande Gianni Rodari. Lo usò, di sicuro inconsapevolmente, King quando scrisse Le notti di Salem: immaginare un vampiro in una cittadina del Maine.
La mia raccolta di racconti di fantascienza in fieri contiene pressoché tutte storie che nascono da situazioni. I romanzi e i racconti dell’orrore prevedono anch’essi tutti una serie di situazioni: una mummia che si risveglia, un castello popolato di fantasmi, una casa stregata, gente posseduta, un libro maledetto e via dicendo.
Un “incontro di situazioni” è proprio anche dei generi poliziesco, avventura, fantasy, rosa, drammatico, ma anche dei romanzi storici e western (che poi sono anch’essi romanzi storici).
Scrivere senza avere in mente uno scopo
È su questo che dobbiamo concentrarci e credo sia il modo migliore per scrivere buoni libri. Quando ho pensato a ISDM, non ho avuto in mente una critica sociale, mentre quando ho scritto quel racconto di fantascienza, sì. Ma è soltanto un caso. Il racconto è buono, comunque, e scusate se me lo dico da solo.
A me interessano le situazioni: è così che mi vengono in mente le storie. Senza uno scopo.
Ma devono davvero avere uno scopo le storie che scriviamo?
«Penna blu» vi augura buona estate e vi dà appuntamento al prossimo 3 settembre.
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Fabio Amadei
Buongiorno Daniele,
l’autore di Contro la fantascienza critica il genere per non aver saputo prevedere le innovazioni odierne. A parte l’inesattezza dell’affermazione, come dici giustamente tu, uno scrittore di fantascienza non è un veggente o un indovino.
Veniamo al tema del giorno: lo scopo della narrativa.
Flannery O’Connor diceva: “Scrivo per scoprire cosa sto pensando”.
Scrivere è spesso un modo per esplorare la propria interiorità. Tra le righe di una storia finiamo inevitabilmente per proiettare i nostri desideri, buoni o meno buoni, e la nostra identità. Poi, man mano che la trama avanza, le nostre paure e ossessioni prendono forma, trasformando il processo di scrittura in un vero e proprio atto di rivelazione e comprensione.
Daniele Imperi
Buongiorno Fabio,
sono pressoché d’accordo con quanto diceva Flaiano, anche se lui punta sull’interiorità e io invece sono più materialistico: scrivo anche per esplorare luoghi che mi piacerebbe vedere, specialmente con la fantascienza. Non posso andare nello spazio, quindi ci vado attraverso la scrittura.
Grazia Gironella
Le nostre storie uno scopo lo hanno sicuramente, almeno per noi, ma meno ne siamo consapevoli meglio è. La tentazione di imbrigliare la storia per farle esprimere quello che vogliamo non può giovarle, secondo me.
Daniele Imperi
Hai ragione, è meglio non conoscerne lo scopo. Per fortuna non ho mai avuto intenti del genere per le mie storie, se non quello di sviluppare le idee che nascevano nella mia mente.
Barbara Businaro
“…critica il genere perché non ha saputo prevedere le innovazioni tecnologiche di oggi.”

Ma che romanzi ha letto costui?! Quei pochi che ho letto io, degli anni ’50 o ’60, hanno previsto tutto, tanto nelle innovazioni tecnologiche (con altri nomi, in altra forma), quanto soprattutto sociali. Mah. Sarà stato il solito articolo scritto per attirare l’attenzione. Tempo fa avevano puntato il dito contro il romance, adesso la fantascienza, a chi tocca poi?!
“Contro i quotidiani” l’hanno già scritto?
Daniele Imperi
Se non ho capito, non ha mai letto fantascienza. Se avesse letto Asimov, non avrebbe detto una scemenza del genere. Con un titolo così, credo anche io che sia servito per aumentare le vendite.
Ci può stare che non ami la fantascienza, ma allora scrivi un articolo intitolato “Perché non leggo fantascienza”.