Perché abbandonare la lettura di un libro

Perché abbandonare la lettura di un libro

Quest’anno, nel giro di un mese e mezzo, ho abbandonato la lettura di 4 libri. Anche negli anni passati mi è capitato di interrompere la lettura di un libro, che raramente – forse in un caso soltanto, Un mucchio di quattrini di John Dos Passos – ho poi ripreso mesi più tardi.

Pochissime volte mi sono imposto di continuare a leggere un libro arrivando alla fine, per poi riflettere sull’utilità o meno di questa imposizione (e, a volte, tortura): se è un saggio che mi serve per documentazione, allora il sacrificio si sopporta; se devo correggere le bozze di un manoscritto, idem; ma se è un libro che leggo per passatempo, allora no, è uno sforzo inutile.

Perché ho abbandonato quei 4 libri?

Si tratta di 3 romanzi e un saggio e li ho abbandonati per motivi differenti:

  1. Donne e mitra di Enrico de Broccard: qui ha giocato lo stile dell’autore e il suo modo di narrare. Fin dalle prime pagine il romanzo non mi ha coinvolto.
  2. La spia di James Fenimore Cooper: un autore classico, ma non è detto che ogni classico debba piacerci. Troppo lento, ma anche la traduzione (leggi: lo stile del traduttore) ha avuto la sua colpa.
  3. Fontamara di Ignazio Silone: qui mi farò delle antipatie, sarà pure considerato un capolavoro, un romanzo drammatico, ma a me i primi capitoli, con tutte quelle scene esagerate, mi sono sembrati tipici di un romanzo umoristico. È vero che certa ironia è voluta, ma ho quasi subito perso interesse nella storia. Eppure Il segreto di Luca m’era piaciuto.
  4. Storia e critica del futurismo di Enrico Crispolti: quasi tutti i saggi sul Futurismo che ho letto mi sono parsi più per addetti ai lavori che per il grande pubblico. Come questo libro che ho abbandonato dopo alcune pagine.

Il libro non coinvolge

È, per me, il motivo più frequente per cui abbandono la lettura di un libro. Conosciamo tutti l’abusata espressione di “romanzo avvincente”, ma forse pochi si sono soffermati a riflettere sul significato di quell’aggettivo.

Avvincere significa legare strettamente, ma anche sedurre: un libro avvincente è un libro che ci seduce, e qui dobbiamo soffermarci su un’altra etimologia, perché sedurre significa trarre a sé.

Dunque un libro avvincente è un libro che ci porta con sé, che ci trascina dalla prima all’ultima pagina.

È quel che ha fatto lo splendido romanzo di fantascienza Picnic sul ciglio della strada dei fratelli Arkadij e Boris Strugackij. È quel che sta facendo Il segugio di Tana French, autrice che da anni seguo con piacere nelle sue indagini irlandesi. Ma anche i due meravigliosi saggi di Steve Brusatte sui dinosauri e sui mammiferi.

Se il libro che sto leggendo non riesce a portarmi con sé, a sedurmi, a legarmi strettamente nelle sue spire – a prescindere dalla qualità del libro – io sono costretto ad abbandonarlo.

Lo stile dell’autore è sgradevole

Ci sono tanti modi di raccontare quanti sono gli autori. Per esempio usando la seconda persona. Per fortuna esistono le anteprime, se decidiamo di acquistare un libro su internet, che io leggo sempre, per non comprare a scatola chiusa.

La persona usata – prima, seconda e terza – non c’entra con lo stile, ma comunque potrebbe fare la differenza. Per esempio, qualcuno potrebbe non apprezzare una storia narrata in prima persona – dove dovrebbe valere la regola per cui il protagonista non muore.

A me piaceva moltissimo lo stile di Cormac McCarthy, che per un periodo ho tentato di imitare. Ma se uno stile mi risulta sgradevole, non riesco a continuare la lettura. Così come se l’autore usa un linguaggio eccessivamente volgare.

La lettura è (e dev’essere) un piacere

Si legge prima di tutto per piacere personale. Non possiamo leggere un libro annoiandoci, provando fastidio, tedio, nervosismo e via dicendo.

Quando leggo un libro, devo guadagnare qualcosa da quel libro. Che sia il puro piacere della lettura o nozioni o altro non importa. Devo uscirne accresciuto, in un modo o nell’altro.

Il nostro tempo per leggere è limitato

Mi fermo spesso a pensare a quanti anni mi restino da vivere – e ammetto che non è certo un bel pensare – e se riuscirò mai a leggere tutti i libri che possiedo (ne dubito, se quanti ne leggo tanti ne compro ogni anno).

Ma il tempo per leggere è limitato anche nella giornata: dal momento che spesso dobbiamo ritagliarci pochi minuti per leggere un libro, quei minuti devono servire per un libro che merita di essere letto, che merita il nostro tempo.

Se non riusciamo a stabilire un legame fra noi e il libro, allora vale la bravata del “Questo matrimonio non s’ha da fare”. Si chiude quel libro e se ne apre un altro.

10 Commenti

  1. Davide
    giovedì, 26 Febbraio 2026 alle 7:43 Rispondi

    A volte mi capita pure di abbandonare perché il libro, per quanto avvincente, è complesso e pieno di personaggi, e per qualche motivo non ho tempo di leggere e prendo una pausa piuttosto lunga. Tornando poi tra le sue pagine non ricordo più una mazza. Ricominciare di nuovo? Ecco: pochissima pochissima voglia. Raramente rileggo. Insomma mi frego da solo.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 26 Febbraio 2026 alle 13:29 Rispondi

      Anche io raramente rileggo. E concordo sui libri troppo complessi e pieni di personaggi. Preferisco storie con pochi.

  2. Corrado S. Magro
    giovedì, 26 Febbraio 2026 alle 11:45 Rispondi

    Spedire nella cartaccia un libro mi causa la stessa sensazione di buttare via del cibo. Dev’essere proprio indigesto.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 26 Febbraio 2026 alle 13:30 Rispondi

      Io non butto i libri che abbandono. Alcuni li tengo, altri li vendo.

  3. Grazia Gironella
    venerdì, 27 Febbraio 2026 alle 18:49 Rispondi

    Assolutamente d’accordo con te. Purtroppo queste considerazioni le faccio spesso, partecipando a un gruppo di lettura che ha gusti molto diversi dai miei. Ci provo sempre a leggere il libro del mese, e a volte riesco anche a trovarci qualche aspetto positivo, ma la forzatura continua a sembrarmi una sciocchezza. L’ultima vittima, abbandonata con gusto dopo sole quindici pagine, è “Ho servito il re d’Inghilterra” di Bohumil Hrabal. Bye bye. Forse i gruppi di lettura non fanno per me…

    • Grazia Gironella
      venerdì, 27 Febbraio 2026 alle 19:07 Rispondi

      Per rispondere alla domanda nel titolo: se sono la trama o i personaggi a non convincermi, di solito provo a insistere almeno un po’; ma se il problema è lo stile, ringrazio e saluto.

      • Daniele Imperi
        sabato, 28 Febbraio 2026 alle 16:00 Rispondi

        Idem per me: lo stile è paragonabile alla musica, almeno per me. Se mi piace, le parole mi interessano relativamente, ma se non la sopporto, non riesco ad ascoltarla.

    • Daniele Imperi
      sabato, 28 Febbraio 2026 alle 15:58 Rispondi

      Non riuscirei a partecipare ai gruppi di lettura, sia per i gusti sia per il tempo. E, appunto, il problema principale è la forzatura.

  4. Barbara Businaro
    giovedì, 5 Marzo 2026 alle 15:30 Rispondi

    Non ricordo di aver mai abbandonato la lettura di un libro. Sospeso sì, e nemmeno mai per colpa del libro stesso. Di solito è qualche imprevisto della vita quotidiana che prende il sopravvento e, piuttosto che rovinarmi la lettura, sospendo il libro finché non ho la sufficiente serenità per gustarmelo. Ho sospeso dei saggi, alcuni ancora lì in attesa, perché in questi ultimi due anni preferisco rilassarmi con storie, altri mondi, avventure che mi portino lontano del rimuginare troppo. Ma davvero, non ricordo di aver mai deciso di lasciare il libro a metà. Forse perché deve essere comunque una storia che mi convince già dalla quarta di copertina, forse perché non mi avventuro in generi troppo lontani dai miei gusti. E forse – leggendo Grazia qui sopra – non partecipo a gruppi di lettura. :)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 5 Marzo 2026 alle 15:36 Rispondi

      Considera che io, a parte le storie d’amore, leggo tutti i generi. La fantascienza e classici mi piacciono molto, eppure ho abbandonato qualche libro di quei generi. Il fatto è che la quarta di copertina è marketing: leggendola non hai alcuna garanzia.

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