Letteratura distillata

Libri distillati

I libri distillati sono una porcata.

Quando ho sentito la pubblicità in TV, pensavo fossero quelle edizioni mignon che ogni tanto girano. Anni fa ho comprato Pinocchio, che misura 5×6,4 cm. Insomma, ho pensato a un distillato di centimetri, non certo di contenuti.

Un tempo andavano i condensati della «Readerʼs Digest», che non ho mai sopportato. Ma il tempo dei condensati è finito, per fortuna, e così non potevo immaginare la vera natura dei libri distillati.

È un genere di libri, i condensati, che non ho neanche elencato fra quelli da evitare, proprio non mʼerano venuti in mente, forse perché dentro di me non li considero neanche libri.

Mia sorella, invece, ci aveva visto giusto: li hanno tagliati, disse. Hanno tagliato quei romanzi. No, dicevo io, ti pare che nel 2016 fanno ancora queste porcate?

E invece sì. Le fanno ancora. Il 2016 inizia con la porcata dei libri distillati.

Lʼannuncio dei libri distillati

È stata la casa editrice Centauria ad aver avuto questʼidea geniale. Ecco cosa scrive nel suo sito:

Ogni mese in edicola vi offriamo una selezione dei piu avvincenti best seller mai scritti… distillati in meno della meta delle pagine! Un riassunto? Unʼedizione semplificata? Niente di tutto questo. Un Distillato raccoglie tutto il meglio dellʼoriginale, lascia intatte tutte le emozioni e i colpi di scena… a voi resta solo il piacere dellʼavventura!

Ora, a parte che “più” e “metà” si scrivono con lʼaccento – ma forse hanno pensato di distillare anche tutta la lingua italiana – loro possono chiamarli come vogliono, ma restano libri ridotti, restano stupri alla letteratura.

Dicono che gli autori sono stati dʼaccordo e qui ti fai unʼidea di che genere di autori ci sia in giro. Forse i soldi danno alla testa – ne sono sempre più convinto – altrimenti non riesco a capire come uno scrittore possa dare il benestare per rovinare una sua opera.

Leggi un libro nel tempo di un film

Questo è uno degli slogan che hanno inventato. Ma, cari miei, un libro è un libro e un film è un film. Nel tempo di un film si può leggere un albo a fumetti, o un libro sulle 200 pagine.

se la lettura diventa una cosa da sorbire in fretta, con ansia, di corsa, dovʼè il piacere? Da I libri distillati della Centauria nel blog «I dolori della giovane libraia».

Leggere 3 libri distillati equivale a leggere un libro di 600 pagine. Dunque il motivo è la quantità? È poter dire di aver letto tanti libri durante lʼanno? Se a leggere Stieg Larsson distillato impieghi due ore, impiegane 6 e leggitelo intero e pastorizzato.

Perché devi per forza leggere un libro in due ore? Un libro non è un oggetto da consumare in fretta, la lettura è piacevole perché lenta e profonda.

Leggere libri distillati significa non leggere

Se pensate di aver letto Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson nellʼedizione distillata, sappiate che non avrete letto Stieg Larsson, innanzitutto, ma neanche il suo romanzo. Quindi avrete speso tempo e soldi per non avere nulla.

Non potete andare in giro raccontando di aver letto Venuto al mondo di Margaret Mazzantini, perché non è vero, sarebbe una bugia.

I libri distillati sono unʼillusione: lʼillusione di aver letto dei romanzi, di aver conosciuto degli autori.

I libri distillati sono per menti distillate. Menti ridotte della metà dei neuroni.

Aggiornamento delle ore 11,39

Non lamentiamoci dei libri distillati, quando leggiamo simili tweet da chi li ha inventati.

140 Commenti

  1. Silvia
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 7:10 Rispondi

    Sinceramente non capisco il punto di vista degli scrittori. La Mazzantini o Giordano hanno bisogno di queste “porcate” per vendere, non hanno già venduto abbastanza? Veramente triste… :(

    • Grilloz
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 7:33 Rispondi

      Giordano ha fatto un flop clamoroso col suo secondo romanzo, tanto da essere stato scaricato da Mondadori, racimolare ancora qualcosa con la solitudine male non gli può fare :P

      • Daniele Imperi
        giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 11:42 Rispondi

        Fare un flop con un libro è normale e umano, ma questo non giustifica farsi distillare un romanzo.

      • Salvatore
        giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:41 Rispondi

        Due fiere fa (Fiera del libro di Torino) la Solitudine di Giordano la regalavano, letteralmente. Io me ne sono impossessato in questo modo. E, credo, abbia fatto flop anche con il terzo libro. Credo, eh?, non ho cifre precise.

        • Grilloz
          giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:48 Rispondi

          Sul terzo non ho idea, ma non lo ha più pubblicato Mondadori, il secondo, da voci di corridoio, è stato proprio una cosa fuori dal mondo come flop, pare che anche la Holden abbia in parte ritrattato dicendo che non era stato proprio suo studente o cose così…

          • Daniele Imperi
            giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:54 Rispondi

            E la miseria, e che roba ha scritto?
            Ma comunque, se è stato pubblicato, la colpa è dell’editore che lo ha accettato. Ciò tuttavia non ne giustifica la riduzione, la distillazione anzi.

          • Grilloz
            giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:56 Rispondi

            Una roba che si intitolava il corpo umano, che parlava del contingente italiano in afganistan (da cui il terribile gioco di parole del titolo)

          • Salvatore
            giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 13:03 Rispondi

            Il terzo l’ha pubblicato Einaudi, che pur essendo cosa diversa, molto diversa, fa comunque parte del Gruppo. Amen. :P

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 11:42 Rispondi

      Che ti devo dire? Vorrei davvero sapere il perché.

  2. ombretta
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 7:21 Rispondi

    Grazie per aver chiarito il concetto di libro distillato che avevo sentito di sfuggita in tv e non avevo capito. Che i soldi danno alla testa lo dico sempre pure io… ma che porcate fanno!
    Sto leggendo il secondo volume di Millennium di 750 pagine e se mi ci vorranno settimane non mi importa, altro che 2 ore!
    Libri distillati per menti ridotte della metà dei neuroni…bellissima :-)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 11:44 Rispondi

      In effetti come nome maschera bene la sua natura. Non salta subito all’occhio il vero significato.

  3. Grilloz
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 7:32 Rispondi

    Di questa iniziativa se n’è già parlato tanto che resta più poco da dire. Naturalmente nessuno dei lettori di questo acquisterà uno di questi distillati. Forse però dovremmo provare a guardare la cosa da un punto di vista diverso, visto che comunque questa iniziativa non è diretta a noi. In un mondo che va sempre più di corsa è logico che tutti diventi veloce. me ne accorgo anche al cinema,: dove sono finite quelle lunghe sequenze che creavano la suspense?
    Penso che questa iniziativa sia rivolta a quei potenziali lettori che dicono di non avere il tempo di leggere, è un tentativo di raggiungere un target diverso dai lettori abituali come possiamo essere noi. Poi si potrebbe disquisire sul perchè leggere un libro di 600 pagine distillato in 200 invece che un libro che è già di 200 pagine o meno? o perchè no un racconto lungo, genere praticamente ignorato? Comunque se avrà successo lo si saprà solo in futuro, penso di no, salvo un breve effetto curiosità.
    Comunque non stiamo parlando di capolavori della letteratura, probabilmente si può tagliare senza grosse perdite :P
    Spiace per il povero Larson che certamente non ha potuto dare il suo assenso, come non lo ha potuto dare per il sequel.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 11:47 Rispondi

      Ma perché oggi deve andare tutto di corsa? La tecnologia ha velocizzato parecchie operazioni, quindi avremmo dovuto rallentare un po’.
      Non avere tempo di leggere è una scusa. Evita la TV e guadagnerai come minimo 2 ore al giorno.
      Neanche per me, a quanto ho visto, si tratta di capolavori. Ma chi può dire che non distillino anche la Divina Commedia?
      Voglio lanciare il Proibizionismo sui distillati della letteratura :D

      • Grilloz
        giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:06 Rispondi

        La Divina Commedia già la leggiamo distillata a scuola, tu l’hai letta tutta? :P
        Io sono un sostenitore della lentezza, e un po’ mi lasciano perplesso certi consigli di scrittura che vorrebbero tutto “veloce”, un colpo di scena ogni volta che giri pagina, il protagonista sempre alle prese con qualche situazione difficile. A volte ci vuole anche respiro, riflessione.
        Certo, non aver tempo è una scusa (io la tv manco la possiedo :D) però mettiti nei panni della casa editrice di turno che cerca di accalappiare qualche lettore occasionale o non lettore in più. Di sicuro questi distillati non sono rivolti ai lettori abituali.
        L’unica cosa che mi da davvero fastidio è che fa passare l’idea che buona parte del libro sia inutile per avere le stesse emozioni ecc. ecc.

  4. Domenico Biancardi
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 8:51 Rispondi

    Ma qual’è il loro obiettivo? Non riesco proprio a capirlo. O guardo un film o leggo un libro e quando ho finito di leggerlo vorrei saperne di più non di meno… Non riesco a capire… Domani uso la stessa tecnica nei miei acquisti… Pago con soldi distillati :)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 11:48 Rispondi

      Fare soldi con la curiosità del momento. Non vedo altre spiegazioni.
      Pagare coi soldi distillati è una bella idea :D

  5. Salvatore
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 9:43 Rispondi

    Certo che con i twit non le mandi proprio a dire… XD
    Non mi sono fatto un’idea al riguardo; io semplicemente non li comprerei. Se decido di leggere qualcosa, preferisco leggerla nella forma più vicina all’idea che l’autore aveva in mente. Se l’autore ha scritto quattrocento pagine un motivo ci sarà…

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 11:49 Rispondi

      No, perché l’iniziativa mi ha davvero schifato e certe volte mi lascio andare alla mia vera natura :D
      Giusta l’ultima osservazione: se un romanzo ha quel numero di pagine, vuol dire che servono.

  6. Luciano Dal Pont
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 9:43 Rispondi

    La mia opinione da lettore: non leggerei un non-libro (preferisco questa definizione a “libro distillato”) nemmeno sotto tortura.
    La mia opinione da scrittore: dovessi un giorno diventare famoso, non darei il mio assenso per una riconversione di un mio libro a non-libro nemmeno con la lusinga di un enorme ritorno economico.
    Mi piacciono i soldi, mi piacciono perché si possono spendere per godersi la vita, ma c’è un limite a tutto.
    Ci ho messo più di due mesi per leggere le oltre 1200 pagine di It, di Stephen King. E va benissimo così.
    Non credo di avere altro da aggiungere, se non che sono d’accordo con tutto quanto espresso nell’articolo.
    A chi avuto questa brillante idea e a tutti coloro che l’hanno seguita o che pensano di farlo, auguro con tutto il cuore e con tutta l’anima il più distruttivo e definitivo fallimento, e la miseria perpetua. Altro non meritano.
    Su chi poi acquista questo genere di roba, preferisco non pronunciarmi perché diventerei offensivo. D’altra parte, ognuno è libero di buttare via i propri soldi come meglio crede, così come è libero di calpestare la propria stessa dignità.
    Auguri.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 11:52 Rispondi

      Secondo me il numero di pagine influisce solo in parte sul tempo di lettura. Se pensi che 80 pagine de Il vecchio e il mare mi hanno impegnato per un mese e le 1300 de Il signore degli anelli un mese e mezzo.

  7. Simona C.
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 10:03 Rispondi

    Non capisco il senso di questa operazione. A chi è rivolta? Nessuno è obbligato a leggere un libro di mille pagine, ne esistono di più brevi, quindi perché comprare un riassunto anziché un libro intero? Se è una questione di prezzo, ci sono le biblioteche, i libri usati, gli ebook…
    Quale sarebbe il target dei distillati? Chi non ama leggere non lo farà in ogni caso, a prescindere dal numero di pagine.
    La porcata sta nel dire che dimezzando le pagine non si dimezza il piacere perché, come ho già detto in altri commenti sulla questione, il bello di un viaggio è fare il viaggio, non solo raggiungere la meta.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 11:55 Rispondi

      Il prezzo dei libri conta poco, per me, dal momento che, biblioteche a parte, esistono gli ebook e i libri usati e anche i libri barattati.
      E poi, seriamente, un libro è un bene di basso costo.
      Anche per me il piacere si dimezza, non può restare lo stesso.

  8. Chiara
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 10:19 Rispondi

    Non sapevo che esistessero questi libri distillati, e penso che siano una vera porcata che non solo asseconda la pigrizia mentale dei giorni nostri, ma trasforma l’asservimento alla routine in un valore, come lo slogan da te citato dimostra bene: un libro nel tempo di un film… bene: e come trascorri il tempo che avanza? Lavorando? Facendo shopping? Affollando le discoteche e i nonluoghi? In poche parole, perdendoti in attività che in qualche modo mandando avanti il processo economico: o produci, o consumi. Non usi comunque questo tempo per te. La società, secondo me, ci vuole così.
    Sono complottista? Probabilmente sì.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 11:57 Rispondi

      Sono d’accordo, un po’ anche io sono complottista. Sono libri, dicono, fatti per chi non ha tempo di leggere, ma chi davvero non ha quel tempo non legge comunque e chi può trovarlo può leggere benissimo libri brevi, se davvero è una questione di numero di libri da leggere.

      • Barbara
        giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:09 Rispondi

        …siamo sicuri che le persone non hanno tempo per leggere? o quel tempo preferiscono impiegarlo a scalare tutti i livelli di candy crush saga?! No, perchè su facebook sono proprio quelle persone che si lamentano di non aver tempo per leggere che continuano a pubblicare i meravigliosi traguardi raggiunti nei giochini scemi… :)

        • Daniele Imperi
          giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:19 Rispondi

          Ma che è sta saga di Candy Crush? :D
          Non ditemelo, non mi interessa saperlo.
          Ah, è roba di Facebook. Hai detto bene, chi non ha tempo per leggere, usa quel tempo, anzi perde quel tempo, passandolo su FB.

        • Salvatore
          giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:46 Rispondi

          Be’, io di tempo ne ho davvero poco. Non è una scusa. Tuttavia l’anno passato ho letto più di venti romanzi e quattro saggi tosti. Ma tosti, eh?! La prima settimana di quest’anno, che ero felicemente in vacanza, sono riuscito a leggere ben due romanzi. Pensa cosa potrei fare se fossi in vacanza tutto l’anno… Io ho cercato di spiegarlo al mio boss, ma non è uno che legge volentieri, credo. :P

          • Daniele Imperi
            giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:52 Rispondi

            24 libri letti in un anno per uno che non ha tempo non è poco. Poi dipende sempre da cosa hai letto.
            Il tuo boss andrebbe indottrinato bene :D

          • Salvatore
            giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 13:05 Rispondi

            Forse bisognerebbe fargli ingerire qualche “distillato”… XD

      • Chiara
        giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 13:48 Rispondi

        Ho detto la stessa cosa a una mia amica non più di mezz’ora fa. Io trascorro 11 ore al giorno fuori casa per lavoro, ma il tempo per leggere lo trovo sempre. Capita raramente che io non riesca a dedicare almeno mezz’ora a un buon libro, di solito prima di andare a dormire. Quando ami davvero la letteratura, non c’è scusa che tenga. è solo questione di priorità: io non ho tempo per la palestra, ma per leggere sì :D

        • Daniele Imperi
          giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 13:57 Rispondi

          Se prendi i mezzi pubblici per andare al lavoro, puoi leggere durante il viaggio come fanno molti. Il tempo si ritaglia, se si vuole.

        • Federico
          giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 14:05 Rispondi

          Io ho una pausa pranzo di un’ora: mezz’ora mangio e l’altra mezz’ora mi rilasso con qualche lettura non impegnativa.

          • Daniele Imperi
            giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 14:16 Rispondi

            Volevo proprio fare l’esempio della pausa pranzo :)

          • Chiara
            giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 16:20 Rispondi

            Io non prendo i mezzi pubblici perché la Liguria è una terra dimenticata da Dio: i treni che uniscono Sanremo al capoluogo sono pochissimi, e soffro il bus. Leggo in pausa pranzo quando sono sola, al bar. E la sera prima di dormire, sempre, anche se è tardi. Altrimenti resto sveglia. Poi ovviamente nel weekend, più che posso…

  9. Simona C.
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 10:27 Rispondi

    L’autore di questo articolo li difende
    http://www.rivistastudio.com/standard/polemiche-romanzi-distillati/

    • Grilloz
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 10:52 Rispondi

      Mi hai preceduto :D più che difenderli li giustifica, ma almeno in parte condivido quell’articolo.

      • Simona C.
        giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 13:12 Rispondi

        Ma perché non definirla per l’operazione commerciale che è? Perché insistere nel farla passare per un modo di avvicinare la gente alla lettura? Chi non legge non lo fa perché “spaventato” da libri troppo lunghi. Se è per far conversazione, tanto vale leggersi le trame su wikipedia.
        Dire che la lettura richiede “sudore della fronte” è una boiata. Leggere deve essere un piacere e nessuno ti obbliga a farlo (scuola a parte). E che i lettori siano un’élite e i poveri non-lettori si sentano discriminati poteva esser vero cinquant’anni fa. Oggi sono libere scelte.

        • Daniele Imperi
          giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 13:18 Rispondi

          Io non ho mai sudato leggendo, a parte d’estate, quando sudo comunque.
          D’accordo con quanto scrivi.

        • Salvatore
          giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 13:39 Rispondi

          Simona, è proprio questa l’operazione commerciale a cui aspirano: far avvicinare alla lettura i non lettori. Se ci riescono, bene per tutti. Poi magari finiranno per comprare Volo, ma nel mezzo…

          • Simona C.
            giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 16:29 Rispondi

            L’operazione commerciale sta nel riciclare romanzi dei quali possiedono già i diritti, invece di investire su qualcosa di nuovo. Comunque sono curiosa di scoprire quanto successo avranno e se davvero aumenteranno i lettori.

        • Andrea Cabassi
          giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 14:46 Rispondi

          È un modo per avvicinare la gente alla lettura e poi farla scappare per sempre.

          • Daniele Imperi
            giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 15:54 Rispondi

            Io spero che non ci si avvicinino proprio a quella lettura.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:01 Rispondi

      Bah, antologie e brani scelti da leggere a scuola sono un discorso a sé, perché sono parte del materiale di studio. Non sono per niente d’accordo con quanto ha scritto.

    • Salvatore
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 13:07 Rispondi

      Ho appena letto l’articolo di Longo: si può concordare o meno, ma dice cose interessanti.

  10. Marco Amato
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 10:29 Rispondi

    E’ facile comprendere cosa c’è dietro e come funziona questa operazione.

    Centauira è una casa editrice sconosciuta del gruppo RCS (così sconosciuta che se si solleva la marea delle critiche e l’operazione va a scatafascio è facilmente bruciabile come marchio).

    Centauria da dove prende i libri? Dall’intero catalogo RCS/Mondadori ovvero Mondazzoli: una vastità di libri di successo.

    Gli autori perché accettano questa porcheria?

    Gli autori sono costretti a subire la porcheria. Quando si pubblica con editori di quel calibro sei obbligato a cedere tutti i diritti all’editore. L’editore anche senza il consenso dello scrittore può farlo. Può fare tutto, per l’intera durata del contratto è il padrone del romanzo.

    Certo lo scrittore potrebbe ribellarsi e dire non pubblicherò più con te. Ma Giordano è in declino, può dire no a Mondadori? I parenti di Larson sono degli assatanati di denaro che vogliono vivere di rendita. Dan Brown dall’altro capo del mondo se ne frega se il suo libro nella piccola Italia viene rimaneggiato nella traduzione. E la Mazzantini che ha sempre detto che i suoi libri per lei sono come figli? Sfregio bello e apposta. La Mazzantini ha da poco lasciato Mondadori per approdare in Feltrinelli. Te ne vai? beccati questo.

    Perché Mondazzoli fa questo? Distillare i libri? Sperano che questi libri di grande successo vengano comprati dai non lettori. Loro il target: Su… leggi ‘sto libro, è bello ed è rapido come un film.

    Funzionerà? non credo.

    Risultato sfregio ai libri e agli scrittori coinvolti.

    Ma attenzione, la colpa non va data nemmeno ai direttori editoriali delle singole case editrici del gruppo (quelli che restano, visto che Antonio Franchini e la Sgarbi su tutti, sono già andati via), certe scelte sono calate e imposte dall’alto. Dai consigli di amministrazione, dai reparti marketing. Nella fusione sono stati spesi capitali, occorre monetizzare in ogni modo possibile.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:06 Rispondi

      Hai ragione sul contratto, ma autori conosciuti hanno più potere degli altri, quindi possono evitare quella clausola.
      Non è vero che può farlo senza consenso, quel consenso è stabilito nel contratto.
      Dici che quello della Mazzantini è stato uno sfregio perché ha cambiato editore?
      PS: tu quando ti decidi ad aprire sto blog sull’editoria? :)

      • Marco Amato
        giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:11 Rispondi

        Ehm… il mio blog? Trovo più divertente commentare a zonzo ;P Basta come scusa?

        • Daniele Imperi
          giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:20 Rispondi

          No, la scusa non regge :D
          Con tutto quello che sai sul mondo editoriale verrebbe fuori un bel blog.

        • Salvatore
          giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:48 Rispondi

          Guest… XD

          • Daniele Imperi
            giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:55 Rispondi

            Bravo Salvatore, esortiamo come minimo Marco a proporre guest post :)

          • Marco Amato
            giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 13:14 Rispondi

            ahah Ma che è una congiura. E poi Salvatore mi ha già messo in guardia. Gli editori finiranno per odiarmi. Non ho tempo per i guest devo trovare un cantuccio dove tremare. :D

  11. Federico
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 10:42 Rispondi

    Non comprerei mai un “libro” in cui qualcuno ha tagliato ad libitum quanto scritto in origine dall’autore. A quel punto prendo semplicemente un libro più breve, o una raccolta di racconti.
    Spero proprio che questa iniziativa si riveli un flop clamoroso.

    p.s.
    Ho letto nell’articolo che qualcuno legge 200 pagine nel tempo di un film… beati voi! Io difficilmente riesco a leggere più di 25-30 pagine in un’ora.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:08 Rispondi

      30 pagine l’ora sono 2 minuti a pagina, un tempo per me normale. Io ho letto anche una pagina ogni minuto e mezzo, quindi circa 90 pagine l’ora, ma dipende da cosa stai leggendo.
      Lo stile di scrittura influisce sulla velocità di lettura, la trama stessa influisce, la difficoltà del linguaggio, il tuo livello di attenzione in quel momento. Insomma intervengono tanti fattori.

      • Federico
        giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:14 Rispondi

        Leggendo una pagina in un minuto e mezzo in un’ora leggi 45 pagine, non 90 ;-)

        • Daniele Imperi
          giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:22 Rispondi

          Ahah, hai ragione, ho moltiplicato anziché dividere :D

  12. Andre
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 10:53 Rispondi

    “i libri distillati sono per menti distillate” .. mi sa Daniele che mai sono stato così in linea con il tuo modo di vedere. Una cosa odiosa, mi crea fastidio solo a pensarci, piuttosto non leggo. Come dici tu un libro va letto prendendosi il tempo necessario per poterlo assaporare.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:09 Rispondi

      Esatto, piuttosto non leggo. Non cambia poi molto.

  13. Sylvia Baldessari
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 11:09 Rispondi

    Ignoravo l’esistenza di tale modalità.
    Niente.
    Concordo con quanto condiviso da Daniele.
    Una facilitazione per menti che si lasciano affascinare più da uno slogan che dall’emozione di un racconto, dal suo contenuto come occasione per vivere vite diverse, attraverso le parole d’altri, cogliendone il senso.
    E comprendere meglio la nostra.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:11 Rispondi

      Potenze del marketing :)
      Credo che, se vendono, sia solo per merito del marketing. Domani mattina chiedo al mio edicolante come gli sono andate le vendite di questi libri distillati.

  14. Ivano Landi
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 11:49 Rispondi

    Del resto in giro sto leggendo perfino di peggio… cose del tipo gare tra lettori a chi legge più libri nel 2016.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:12 Rispondi

      Gare così non mi sembrano utili. Io su Goodreads ho lanciato il mio obiettivo di leggere 70 libri quest’anno, ma non sto leggendo di corsa per raggiungerlo :)

  15. Sonia Bertinat
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:03 Rispondi

    Mio nonno era abbonato al RD. Ricordo che da bambina leggevo quei ‘libri’ apprezzandoli finché un giorno mi resi conto che ‘mancavano dei pezzi’. La delusione fu enorme e non ne presi più uno in mano.
    Leggere un libro distillato è come leggere il titolo di un post e commentare pensando di aver capito tutto.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:15 Rispondi

      Anche in casa mia ce ne sono un paio di quel libri condensati. Da ragazzino ne sfogliai uno per curiosità, ma quando ho capito che roba era, l’ho richiuso senza leggerlo.
      Il paragone col titolo del post è azzeccato.

      • Barbara
        giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:29 Rispondi

        A casa mia ho sempre visto da bimba dei libri rilegati in pelle, con tanto di scritte in oro. Reader’s Digest. Li guardavo con riverenza. Poi vado a scuola, comincio a leggere davvero. In mezzo a quei libri c’era “Uccelli di rovo” e all’epoca c’era la serie in tv. Li sfoglio e vedo che mancano parti di storia (rispetto agli episodi). “Ma si sono inventati dei pezzi?” “No, è che i Reader’s Digest sono dei riassunti dei libri originali” “Dei riassunti?? A scuola ci rompete le scatole che dobbiamo studiare tutto quello che c’è scritto e poi voi adulti vi leggete i riassunti? Ma che storia è?!”
        Più toccati. E appena mi arrivano sottomano finiscono al rogo.

        • Daniele Imperi
          giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:35 Rispondi

          Che poi queste operazioni secondo me implicano dei costi in più per l’editore. Deve pagare persone per riassumere e adattare, quando quegli editori o presunti tali potrebbero invece dedicarsi a nuovi libri.

        • Daniele Imperi
          giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:37 Rispondi

          Quindi, anziché produrre nuovi libri e dare a buoni autori la possibilità di pubblicare e ai lettori di conoscere nuovi autori, scelgono di riassumere opere già pubblicate.

  16. Barbara
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:04 Rispondi

    Avrei talmente tante cose da dire sui distillati…che mi toccherà scriverci un altro post.
    Il libro originale sta al piacere come il distillato sta ad una sveltina nel bagno sporco di un bar malfamato, con la polizia che sta facendo irruzione per arrestarti.
    Se ti piace, è perchè non hai mai assaporato la differenza.
    Ma che te lo dico a fare?!

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:16 Rispondi

      Il paragone con la sveltina volevo farlo nel post, ma poi ci ho ripensato, credendo che le lettrici del blog avrebbero storto il naso :D
      Ora però ci scrivi un racconto sulla sveltina nel retro del bar con la polizia che entra :P

      • Barbara
        giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:25 Rispondi

        Diciamo che ti dà l’idea di quanto mi faccia innervosire la storia del distillato!
        L’unico distillato buono è l’alcool!
        …temo che sarebbe anche facile da scrivere (dovrei mettere il bollino con parental advisory), è abbastanza un clichè di certi film americanate. Semmai mi troverei in difficoltà a pensare alle incriminazioni della polizia. Non sono portata per i gialli, temo.

        • Renato
          giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:40 Rispondi

          Eccone un’altra cui piacciono i distillati. E siamo a tre!
          Ehi Daniele, ma non era un post contro i distillati?

          • Daniele Imperi
            giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:41 Rispondi

            Era contro i distillati cartacei, non liquidi :D

  17. Renato
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:14 Rispondi

    Mi appello al quinto articolo del decalogo di Pennac.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:18 Rispondi

      Quindi sei un lettore dei libri distillati? :)
      Certo che ognuno può leggere ciò che vuole, ci mancherebbe. Resta però una non lettura quella dei libri distillati.

      • Renato
        giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:23 Rispondi

        E’ ovvio che il distillato non è paragonabile all’originale. Sono semplicemente due cose diverse. E ciascuno è libero di leggere quello che vuole.
        Per quanto riguarda nello specifico i distillati, io preferisco quelli liquidi …

        • Daniele Imperi
          giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:28 Rispondi

          Sui distillati abbiamo stesse preferenze. Cercando “libri distillati” su google immagini all’inizio trovavo i libri sui distillati. E spero che quei risultati restino.

          • Renato
            giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:33 Rispondi

            Totalmente d’accordo. Lunga vita ai distillati.

  18. Agata Robles
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:46 Rispondi

    distillare la mazzantini potrebbe anche non essere così svantaggioso….

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 12:50 Rispondi

      Ciao Agata, benvenuta nel blog.
      È un’autrice che non mi attira, devo dire, però resto convinto della mia idea su ogni libro di qualsiasi autore, anche di quelli che non sopporto.

  19. Giulio F.
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 13:34 Rispondi

    Ciao Daniele, in parte sono d’accordo con te. Quando l’ho letto, anch’io ho storto il naso. Però penso che questa collana sia più pensata per gente che non ha molto tempo, o che deve leggere un libro lunghissimo [o peggio ancora, una trilogia di libri] in una settimana, per la scuola. A me è successo, e anche se tutti [visto che avevo pochissimo tempo] mi consigliavano di leggere la trama su Wikipedia anziché tutti e tre i libri, ho preferito assaporarmeli, perché le trame di Wikipedia portano solo a spoiler e rovinano il piacere della lettura. Io volevo leggere quei libri, ma non potevo riuscire a leggerli in una settimana: è impossibile. Lo so, mi sarei dovuto organizzare per tempi, ma le cose sono andate così: sono finito a perdere molte ore di sonno per finire quella trilogia, perché avrei avuto la verifica. Alla fine, la saga in questione era molto bella [Alexandros, di V.M.Manfredi] ma se a quei tempi fosse esistito qualcosa come un Distillato apposta per questi libri, forse avrei preferito.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 13:53 Rispondi

      Chi non ha tempo e lo trova per leggere un distillato di 200 pagine può trovarlo per leggere un libro intero di 200. O per uno di 600 letto in più volte.
      A scuola nessuno ti dà da leggere libri di 1000 pagine in una settimana, perché sa che è impossibile farlo. E se lo fa, come è capitato a te, fai presente all’insegnante che non puoi leggere quasi 900 pagine in una settimana, come ho fatto io con l’insegnate di greco che pretendeva 1000 versi della Medea da tradurre in una settimana. È bastato un mio urlo in classe per scendere a 400.

      • Giulio F.
        domenica, 17 Gennaio 2016 alle 18:00 Rispondi

        Avrei voluto vederlo, quell’urlo! :)
        Comunque, in quel caso, la colpa era mia, che non mi ero organizzato per tempo. Per questo motivo, forse, avrei preferito un libro Distillato a un riassunto: perché dovevo leggere QUEL libro, e avevo una scadenza imminente. Ad ogni modo, penso che questa trovata [siccome ha fatto molto parlare di sé] vorrà essere provata da molta gente. Un po’ come i libri orizzontali, quelli che si leggevano con una mano sola, te li ricordi? Erano stati la “nuova moda letteraria” di qualche anno fa. Dopo un po’, se ne sono dimenticati tutti. Ma aveva fatto prendere in mano un libro a molti curiosi, magari non lettori abituali. E io penso che, qualunque sia il mezzo, far leggere anche solo una persona in più, qui in Italia, sia un grande traguardo ;) Ah, Daniele, volevo chiederti una cosa, anche se sono off topic. Questo blog l’hai aperto con WordPress, giusto? Però vedo che il dominio è semplicemente “pennablu.it”, non “pennablu.wordpress.it”. La domanda [magari stupida] è: ma tu devi pagare per l’hosting di questo sito? Non capisco molto, perché non vedo banner pubblicitari, quindi… Mi spieghi un po’ come funziona?

        • Daniele Imperi
          lunedì, 18 Gennaio 2016 alle 8:56 Rispondi

          WordPress puoi scaricarlo e installarlo sul tuo dominio, come ho fatto io. Quindi sì, devo pagare il canone annuale per il dominio. Scrivimi in privato e ti spiego.

  20. Ulisse Di Bartolomei
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 13:35 Rispondi

    Salve Daniele

    I testi “distillati” sono dei concentrati di adrenalina… Forse il paragone con i distillati liquidi ci sta tutto. In gioventù ero abbonato alla rivista della Readerʼs Digest e un libro concentrato in circa 20 pagine, inserito nella rivista, vi stava sempre. Non avevo capito subito il tipo di concentrazione, il condensato nella rivista mi piaceva e lo cercavo non appena il postino mi postava l’uscita mensile. Quando capì che anche i libri “rilegati” erano condensati, mi arrabbiai ma ormai ne avevo acquistati oltre cento… Ne lessi forse un paio e quando partì per Londra, li regalai in beneficenza. Devo riconoscere che comunque i condensati mi aiutarono a leggere. Avevo dovuto lasciare la scuola e lavorare con il trattore di mio padre e tornando stanco alla sera, non potevo consentirmi letture troppo lunghe. Le venti trenta pagine del condensato sulla rivista le esaurivo in una o due serate. Vedo la questione un po’ di lana caprina. Per chi non ha tempo e non ripone speciali valori nella letteratura, un “intelligentemente” condensato (quelli della R. Digest lo erano) potrebbe avere un ruolo funzionale utile per facilitare la lettura. La questione è però simile a quella della Coca Cola: quella originale è un’altra cosa! Gli yankee hanno la mano felice per queste cose, gli italiani non so… eppoi adesso sotto la pressione della crisi dell’editoria, si rischia un’ondata “condensata” pietosa… Oggi comunque non leggerei un condensato.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 13:55 Rispondi

      Ciao Ulisse, nelle riviste anziché mettere un condensato puoi mettere un romanzo a puntate, ché è meglio. O dei racconti. Insomma, nulla giustifica condensati e distillati, per me.

      • Ulisse Di Bartolomei
        giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 15:05 Rispondi

        A prescindere il distillato letterario, l’opera a puntate apporta la peculiarità di tenere la mente “appesa” alla prossima puntata. In qualche modo mi sono sempre ritrovato a gestire situazioni dove la concentrazione contestuale era importantissima e quindi detestare ciò che mi cagionava pensieri estranei al contesto. Quasi tutti gli incidenti, per fortuna piccoli, in cui sono incorso, erano dovuti a pensieri estranei sovvenuti per caso e che mi avevano distratto. I fumetti con storie che terminavano e altre che iniziavano, mi mandavano in bestia… Comunque ognuno dovrebbe trovare la sua via alla lettura e un distillato di qualità non va disprezzato, se rimane la sola via disponibile. A quella gente che non legge libri o soltanto quotidiani, inserirgli tra le pagine una “trappola” condensata, può essere salutare.

        • Daniele Imperi
          giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 16:02 Rispondi

          Tex purtroppo usa questo brutto metodo: finisce la storia e nello stesso albo ne inizia una seconda, così sei costretto a comprarne un altro.

  21. Federica
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 14:11 Rispondi

    Oddio, Daniele, oggi sei proprio infuriato….
    Però capisco le tue ragioni. Chi legge lo fa perché ama e vuole leggere. Non per riempire del tempo, ma per vivere quel tempo dedicato a sé e alla lettura. Poi: perché considerare il lettore “necessariamente” incapace di leggere da solo? Di pensare, emozionarsi, riflettere? Perché considerare/assimilare un libro merce, per di più privandolo della qualità?
    A me viene in mente quanto si fa spesso con la produzione poetica: le antologie (che pure ritengo utili). Si sceglie un certo numero di poesie e le si confeziona in un libro. No, non è la stessa cosa che poter sfogliare e leggere un’opera completa. Come fai a conoscere l’autore? Capire con quali occhi guarda al mondo? In che modo è cambiato nello stile, nello scrivere? Io ho tutte le poesie di Ungaretti e di John Keats: se non le avessi, quante preziose perle mi sarei persa? Tante!
    Non si può distillare la letteratura.
    Per quanto riguarda i neuroni e le relative connessioni, puoi già intuire come la penso: aumentare e non diminuire, migliorare e non peggiorare, elevare e non abbassare. E ho detto tutto.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 14:18 Rispondi

      Io sono sempre infuriato, intanto :D
      Quella è infatti un’operazione contro il lettore, non a suo favore, perché appunto lo prende per uno stupido.

      • Federica
        giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 14:46 Rispondi

        Uh, che brutto carattere!!! :-P
        Già. Sempre che non si sia voluto intercettare il target che ama le patinature e le parvenze e, quindi, voglia poter parlare di quel che non conosce (o conosce in superficie) come se lo conoscesse realmente.

  22. Tenar
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 14:47 Rispondi

    Premessa: meglio un libro condensato che nessun libro e ogni non lettore avvicinato alla lettura è da festeggiare.
    Fine premessa.
    Il libro distillato è una porcata.
    Una porcata per il lettore che se non ha ben capito in cosa consiste l’operazione si trova in mano un libro monco senza neppure saperlo. Una porcata per l’autore, specie se straniero e ancora di più se, come Larson, morto. Immagino che non abbiamo evocato il suo fantasma per ottenere l’autorizzazione a un simile scempio e capisco che gli eredi abbiano pensato solo al portafoglio.
    Conclusione:
    Ricordarsi di segnare sul testamento che è vietato distillare i propri libri, anche a trapasso avvenuto.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 15:56 Rispondi

      Infatti c’è da pensare proprio quello che dici: che ben pochi abbiano capito che cosa sono veramente i libri distillati.
      Il problema, come faceva notare Marco Amato, è cosa stabilisce il contratto editoriale su quelle opere.

  23. Andrea Cabassi
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 14:54 Rispondi

    Giusto per far capire quanto sia in linea col mercato editoriale, per quest’anno ho deciso di leggere più libri oltre le 800 pagine. Ho iniziato con 1Q84 (1100 pagine) e ho già sullo scaffale Decameron (circa 1200 pagine), le saghe di Terramare (1200 pagine) e Dayworld (900 pagine), Guerra e Pace (8 milioni di pagine) e altri che ora non ricordo.

    Fanculo ai distillati! :D

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 16:00 Rispondi

      Ho fatto anche io la stessa scelta per quest’anno, leggere più libri voluminosi. Non ho ancora fatto un elenco, c’è di sicuro La caduta dei giganti di Ken Follet, e poi qualche classico.

    • Federico
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 16:05 Rispondi

      Io invece quest’anno voglio tornare a leggere un libro sopra le 800 pagine, cosa che non faccio da vent’anni a questa parte. Candidadi due libri che ho in libreria da moltissimi anni: “Il Signore degli Anelli” e “Il Libro degli Yilanè”. In questo momento mi attira di più il secondo.

      • Daniele Imperi
        giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 16:09 Rispondi

        Allora, “Il Libro degli Yilanè” è una trilogia, l’ho letta parecchi anni fa, una splendida trilogia. Sono in tutto 1200 pagine, mi pare. Io ho trovato il volume coi 3 romanzi insieme.
        “Il Signore degli Anelli” invece è un solo romanzo, che poi qualcuno spezza in 3 libri divisi.

        • Federico
          giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 16:15 Rispondi

          Degli Ylanè ho anche io il volume in copertina rigida dell’Editrice Nord, preso a fine anni 90. Penso partirò con quello, incoraggiato dal fatto che posso leggere il primo libro e poi continuare solo se mi appassiona. Scusate per questo piccolo fuori tema.

          • Daniele Imperi
            giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 16:30 Rispondi

            Io anche l’ho preso a fine anni ’90 e l’ho letto tutto in un colpo solo, tanto mi aveva appassioanto.

          • Andrea Cabassi
            giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 16:41 Rispondi

            Oibò! Questo Libro degli Yilanè non l’ho mai sentito nominare, di che si tratta?

          • Daniele Imperi
            giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 16:43 Rispondi

            @Andrea: è storia alternativa, romanzi ambientati nella preistoria, con una specie rettile umanoide.

  24. monia74
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 16:13 Rispondi

    Io penso che se pure prendi Tolstoj e gli tagli metà pagine, rimane pur sempre un mattone. Non sono le pagine che fanno la pesantezza del libro, ma lo stile. Io ho letto 13 volumi del trono di spade in tre mesi, non riuscivo a fermarmi. Ma i “non lettori” forse questo non lo sanno, e quindi come tattica commerciale forse all’inizio può pure funzionare. Mi sa un po’ come la pillola per dimagrire: fanno leva sul senso di colpa di chi sa di essere ignorante e gli danno una soluzione facile facile per lavarsi la coscienza.
    Però penso anche che se un libro può venire tagliato senza perdere il succo, significa che l’editore non ha lavorato molto bene, probabilmente :)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 16:28 Rispondi

      La penso come te, un libro è pesante da leggere quando usa un linguaggio pesante da seguire.
      Forse non ha lavorato bene l’editore, o l’autore o entrambi. O forse non è vero che il succo non cambia.

      • Andrea Cabassi
        giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 16:40 Rispondi

        O forse voleva proprio essere pesante :-)

        • Daniele Imperi
          giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 16:41 Rispondi

          Ah, è vero anche questo. Dove sta scritto che un autore debba scrivere per forza un romanzo leggero?

  25. Loredana
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 16:38 Rispondi

    Ne ho parlato anch’io qualche tempo fa nel mio Blog, con pari disgusto.
    Per me è difficile definire lettore chi vuole godersi un libro nel tempo di un film. Godersi? Lo chiamiamo così? Se non si ha tempo di leggere, non si legge e basta. Non ci si accontenta di distillati…e da quando si distilla la carta? Un’idea, un cuore, un romanzo, un personaggio, uno spirito di una storia? Se non si vuole “perdere” tempo con i libri voluminosi, ce ne sono a bizzeffe sulle 100-150 pagine molto validi e belli, ma INTERI nel loro messaggio. Prendiamo i messaggi interi, invece di distillarli! Che diavolo riusciamo a capire di Uomini che odiano le donne se ne leggiamo un distillato? C’è tutta una progressione, una tensione, un’incavolatura e un’angoscia che crescono nel romanzo, in momenti e tempi ben precisi, necessari per quella crescita…di questo passo, andremo a distillare anche le querce. Chi ha tempo di vederle crescere per intero? Ne distilliamo una adulta e ce la “godiamo” in fretta.
    Bah.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 16:40 Rispondi

      Infatti neanche io li chiamerei lettori.
      Sul crescendo della tensione hai ragione: mi domando con quale criterio effettuino tagli e modifiche, a questo punto.

  26. monica d'alessandro pozzi
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 16:49 Rispondi

    Ho intravisto la pubblicità, forse proprio al cinema, per tornare alle parole nel tuo post Daniele, e mi sono chiesta…cosa saranno? Certo che è strano; si dice che leggiamo poco, che non si frequentano i musei e dunque bisogna distillare anche i libri. Io sto con “slow and quiet reading”, insomma per il leggere tutto e con calma, senza fretta e senza la necessità di sfidarsi a quanti libri si legge di più. Daniele grazie per le tue riflessioni e concordo anche con le “parolacce”.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 16:54 Rispondi

      Ciao Monica, benvenuta nel blog.
      Chi legge libri distillati alla fine continua a leggere poco, no?
      Riguardo alle “parolacce” del tweet, a Roma si dice “quanno ce vo’, ce vo'” :)

  27. Cristina
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 16:58 Rispondi

    Ho letto la notizia sui social e al momento non avevo capito bene che cosa fossero questi distillati. Pensavo con orrore che fossero dei classici tagliati (tanto gli autori sono morti, gli eredi sono morti pure loro, e al limite si rivolterebbero tutti nella tomba), il che sarebbe stato ancora peggio secondo me. Invece ho scoperto che sono autori ancora in salute e quindi hanno dato l’avvallo all’operazione. Contenti loro e il loro conto in banca.Se fossi un autore affermato, dovrebbero passare sul mio cadavere prima di fare uno scempio di questo genere, ad esempio su La Colomba I che ha – udite udite – ben 600 pagine.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 17:02 Rispondi

      Allora hanno giocato bene sul nome: libri distillati non fa capire cosa siano in realtà.
      Sui classici fanno da tempo le loro porcate: I viaggi di Gulliver si trova in edizione che hanno soltanto i primi 2 capitoli, dei 4 del romanzo.

  28. CogitoErgoLeggo
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 17:54 Rispondi

    Da lettrice, non leggerei mai un libro distillato, non ne vedo la ragione, oltre al fatto che mi vergognerei da morire, se qualcuno mi vedesse leggerne uno. Da autrice, non permetterei mai a qualcuno di mutilare il mio testo. Se l’ho scritto in un certo modo, è perché così doveva essere…
    I libri distillati mi sembrano un po’ il bigino per pseudo lettori. Non ho seguito granché la vicenda però, se penso al numero di studenti che scarica i riassunti dei libri da internet ogni giorno, i distillati potrebbero anche trovare la loro fetta di pubblico, in aggiunta a coloro che proveranno ad avvicinarsi alla lettura e, dopo aver sofferto sulle prime 40 pagine distillate, riporranno il libro nel cassetto, tirando un sospiro di sollievo.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 15 Gennaio 2016 alle 8:21 Rispondi

      Vero, c’è anche la vergogna a leggere quella roba :)
      Chi scarica riassunti per me non leggerà i distillati, quella è gente che si accontenta di una pagina di riassunto, figurati se ne legge 200.

  29. Grilloz
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 18:12 Rispondi

    Aggiungo per completezza
    https://www.vice.com/it/read/intervista-giulio-lattanzi-libri-distillati-943

    • Marco Amato
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 18:48 Rispondi

      Interessante, finalmente leggo la voce diretta dell’ideatore e realizzatore del progetto.
      Il suo ragionamento fila fino al punto in cui il libro viene considerato alla stessa stregua della pasta Barilla.
      Io non sono il bacchettone che dice che il libro è sacro. Ma ogni libro è magia, è fatto di parole, di linguaggio, della nostra evoluzione, di espressione umana, di idee, dell’imprinting dell’anima dell’autore che lo ha custodito e scritto per mesi, anni o decenni. Non è il suo prodotto da banco.

      Lo dice senza nascondersi che è una pura operazione commerciale. Un modo per far soldi col prodotto libro.
      Gli autori non contano.

      Riporto una citazione che mi ha fatto raggelare:
      L’ideatore dice: “Per dirla con una battuta: è come se qualcuno se la prendesse con il calcetto perché è la riduzione di quello da undici.”

      Ecco, cosa ci si lamenta? Un libro distillato da lui è come il calcetto rispetto a quello a 11. Che poi il libro perda la sua anima, bon, basta che si vende.

      • Grilloz
        giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 18:54 Rispondi

        Fra l’altro conferma anche quello che dicevi sopra sui contratti editoriali che già prevedono la “macellazione” del testo.
        Comunque appunto, una trovata commerciale, sulle quali mi pare di capire che neanche loro nutrono grandi aspettative, un tentativo di raggiungere i lettori occasionali o i non lettori.

      • Daniele Imperi
        venerdì, 15 Gennaio 2016 alle 8:23 Rispondi

        Il paragone col calcetto non regge. Quelli fanno editoria senza neanche conoscere la grammatica italiana, come dimostrato dal loro tweet che ho incorporato nel post ieri.

  30. Marco Amato
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 19:04 Rispondi

    Già già. E poi non ho intenzione di comprare nessun distillato, ma quel che dice sulla distillazione del testo è falsa.
    A me l’editor mi aveva consigliato di ridurre il mio romanzo da 500 a 400 pagine.
    Roba fattibile, ma tagliare 100 pagine significa ridurre del 20%, una parola su 5 e giuro che non è affatto semplice.
    Qui loro parlano di portare un libro da 600 pagine a 200. Cioè cancellare due parole su tre!
    Come si fa a cancellare due parole su tre se non tagliando dialoghi diretti e metteo dialoghi indiretti. Come si fa a tagliare interi paragrafi e capitoli senza alterare e svilire il testo. Ampie parti vanno per forza riscritte, raccordate.
    Due parole su tre è una mattanza di parole.
    Ci sarebbe da crederci che sia anche pieno di refusi. Roba che scappa, personaggi citati che non esistono più, luoghi, situazioni. E tutto il sottotesto che viaggia nella trama generale che lo scrittore ha tessuto nell’equilibrio perfetto?
    Boh… Mi taccio va…

    • Daniele Imperi
      venerdì, 15 Gennaio 2016 alle 8:24 Rispondi

      Tagliare a 400 per quale motivo? Così, per partito preso, perché a lui andava non bene un testo di 500?
      Infatti una riduzione di 400 pagine su 600 elimina in pratica tutta la storia con le sue sfumature.

      • Marco Amato
        venerdì, 15 Gennaio 2016 alle 9:42 Rispondi

        No, nel mio caso l’editor aveva ragione. Mi consigliava di asciugare, asciugare molto la mia scrittura. In quello scritto spesso cadevo nella verbosità, troppe parole, periodi troppo articolati e il romanzo ne perdeva di immediatezza. Semplicemente era una scrittura per certi versi molto acerba. Così mi fissai io l’obiettivo di tagliare almeno 100 pagine. Ma alla fine ho accantonato quel romanzo. Vedevo degli errori strutturali che andavano mutati. Ho studiato di più e mi son fatto le ossa scrivendo dei romanzi più brevi e gestibili. Si impara molto dagli errori.

        Mentre nel caso dei distillati è così. Un romanzo da 600 pagine a 200, perde ogni sua struttura interna.

  31. cesare
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 19:13 Rispondi

    Buona sera a tutti .
    E’ la prima volta che scrivo su questo blog e volevo presentarmi.
    Sono un pensionato, vivo a Roma e leggo , o meglio leggevo, moltissimo mentre ora, per problemi di vista, le cose non vanno come vorrei .
    Comprendo la levata di scudi contro i “Libri Distillati” ma mi permetto di spezzare una lancia a favore del “Reader’s Digest” .
    Erano gli anni ’50 e di soldi ne giravano veramente pochi . Mio padre faceva il letturista all’ACEA ( quelli che giravano casa per casa a leggere i contatori…) e lo stipendio si aggirava intorno alle 10.000 lire al mese . Eravamo tre figli e riuscire a rimediare le 125 lire per comprare la rivista era già un’impresa . Ma spesso ci riuscivo ed ero felice di leggere articoli che mi lasciassero intravedere “l’Ottimismo del Sogno Americano” . Quella che mi circondava era ancora l’Italia del Dopoguerra, con le sue ferite ma anche con la speranza di ripartire . E’ vero, erano articoli di giornali e/o riviste condensati e sovente anche riscritti, ma erano tutto quello che mi potevo permettere per provare ad immaginare e sperare il futuro di una Italia che i Sigg. “Speranza e Fantasia”, dopo 65 anni , debbono ancora decidere come fare .
    Grazie per l’ospitalità a buona serata a tutti.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 15 Gennaio 2016 alle 8:29 Rispondi

      Salve Cesare e benvenuto nel blog.
      Nella situazione in cui hai vissuto e anche in quel preciso periodo storico il Reader’s Digest trova una sua giustificazione. Ma oggi i distillati non hanno proprio senso. Oggi non solo girano più soldi di allora, ma è possibile scaricare i classici gratis in ebook, comprare libri usati a poco prezzo sia online sia nelle librerie, fare baratto di libri, scegliere il book crossing. Insomma, se non hai soldi e vuoi leggere, oggi puoi farlo più di ieri.

  32. Grazia Gironella
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 21:25 Rispondi

    Poveri noi, tra un po’ considereremo “leggere” anche la lettura del bugiardino dell’aspirina… Sono tra gli scandalizzati, ma che posso dire? Piuttosto che niente è meglio piuttosto, si dice dalle mie parti. Sarà davvero meglio? Ho molti dubbi, in questo caso.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 15 Gennaio 2016 alle 8:25 Rispondi

      Io direi di distillare i bugiardini :)
      Per me non è meglio per niente.

  33. alessandro
    giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 22:18 Rispondi

    grazie al cielo c’è finalmente qualcuno che non si lascia ingannare! non avrei pensato di riuscire a trovare qualcuno che come capisce quanto sono assurdi. nel momento in cui l’ho visti in pubblicità ho sempre pensato che non avessero senso perché non erano un’opera vera , in quanto non erano pieni. quando esterno emozioni come queste sono sempre circondato da gente che crede o che sembra credere, ma a quanto pare tra i lettori la gente è più profonda

    • alessandro
      giovedì, 14 Gennaio 2016 alle 22:20 Rispondi

      tanto se una persona non ama leggere, è inutile spiegarle come funziona e cercare d’insegnarle come si legge

    • Daniele Imperi
      venerdì, 15 Gennaio 2016 alle 8:33 Rispondi

      Non sono opere vere, hai ragione, e la loro assurdità, l’assurdità dell’esistenza dei libri distillati, non trova alcuna loigica.

  34. Kinsy
    venerdì, 15 Gennaio 2016 alle 6:31 Rispondi

    Avevo pensato anch’io di scrivere un post su questa mostruosità, perché sono davvero indignata!
    Non è così che si spinge alla lettura, se questo è lo scopo. Non è così che una persona si innamora dei libri, delle storie, degli autori…
    Come si permettono di tagliare delle parti di un romanzo di un grande autore? Che se è diventato grande, forse ci sarà un motivo!

    • Daniele Imperi
      venerdì, 15 Gennaio 2016 alle 8:35 Rispondi

      Giusto, se devi spingere alla lettura, allora devi far apprezzare le opere letterarie così come sono, non riducendole e rovinandole.

  35. Renato
    venerdì, 15 Gennaio 2016 alle 9:31 Rispondi

    Se ho ben capito, i distillati li trovo in edicola. Questa è forse la cosa più grave. Perché significa che questa operazione non porterà nessuno in più in libreria.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 15 Gennaio 2016 alle 10:07 Rispondi

      Sì, sono in edicola. Concordo con te.

      • alessandro
        sabato, 16 Gennaio 2016 alle 18:17 Rispondi

        scommetto che nell’edicola della mia città (se così si può chiamare) li faranno un sacco, mentre non hanno nemmeno un sacco di libri normali.

  36. Monia
    venerdì, 15 Gennaio 2016 alle 10:31 Rispondi

    Ma perché sprecare addirittura 2 ore per leggere un libro?!
    Basta leggere qualche recensione, tre pareri (uno positivo, uno negativo e uno un po’ neutrale), cercare qualche frase significativa del libro su google e oplà, puoi dire di aver letto quel libro con un investimento di neanche mezz’ora!

    • Daniele Imperi
      venerdì, 15 Gennaio 2016 alle 10:39 Rispondi

      Anche questa è una soluzione per i non-lettori :)

  37. Ulisse Di Bartolomei
    venerdì, 15 Gennaio 2016 alle 12:49 Rispondi

    Salve Daniele

    Però non la metterei così drammatica. Peraltro sono d’accordo che meglio un condensato che nessun libro, ma la questione si sposta molto sul lato delle strategie di marcato che concernono la lettura. Chi legge i condensati, difficilmente legge o ha letto i “papiri” mastodontici della letteratura e, ovviamente, non ha letto il condensato che si appresta a leggere. Di conseguenza se lo gode senza patemi, poiché non sa cosa perde. Un lettore classico, mai leggerà condensati e quindi si potrebbe definire la questione come un allargamento della lettura a nuovi lettori. Quello che mi ha sempre infastidito in un raccolto, sono le descrizioni contestuali o le analessi esageratamente lunghe o noiose o ravvisate come inutilmente prolisse. Spesso inserite quando l’azione si appresta al suo epilogo, suscitandoti la voglia di tirare una sberla allo scrittore, che ti fa aspettare dieci pagine per rivelarti se “l’eroe”, ormai alla mercé del suo nemico, ci lascia le penne o verrà graziato. Magari sbagliavo, ma ero io a leggere… Se condensare significa sfoltire dove appare ragionevole, allora capisco… “capisco”… non che approvo! Comunque rimane che anche la letteratura non esula dalle leggi del mercato e se un condensato trova un suo bacino di fruitori, verrà inevitabilmente proposto. Come ho menzionato, l’ “adrenalina” (tensione emotiva), chi la cerca e dell’arte dialettica o immaginifica poco si cura, un buon condensato fa per lui.

  38. Bat
    venerdì, 15 Gennaio 2016 alle 22:58 Rispondi

    ..che genere di autori ci sia in giro o che genere di autori ci siano in giro. Sia si riferisce a genere o agli autori. Piccolo dubbio. Ciao Daniele.

    • Daniele Imperi
      sabato, 16 Gennaio 2016 alle 8:43 Rispondi

      Ciao Bat, benvenuto nel blog. Credo vadano bene entrambi. Io intendevo il genere (di autori) che c’è in giro, ma il “che” può essere relativo a “autori”.

      • Federica
        sabato, 16 Gennaio 2016 alle 18:21 Rispondi

        «Genere» sottintende il concetto di raggruppamento, quindi è un nome collettivo (singolare). È perciò corretto «ti fai un’idea di che genere di autori ci sia in giro», come precisamente scritto nel testo del post. Essendo soggetto della subordinata, è vero anche che può essere usata la cosiddetta “costruzione a senso” e concordare il verbo con il complemento. Tuttavia linguisti autorevoli come Francesco Sabatini raccomandano di riservare questa forma al parlato.

  39. Elisa
    domenica, 17 Gennaio 2016 alle 20:21 Rispondi

    Quello che penso anche io. Perché assoggettare una passione alla vita frenetica? Per leggere un libro posso metterci anche mesi, ma lo leggo per intero cosi come è stato concepito. Possiamo fare tutto di fretta se nella giornata non abbiamo tempo, ma leggere no. Ha bisogno del suo tempo e abbiamo bisogno di gustare la lettura. Non sarei stata capace di arrivare ad una trovata simile, ma probabilmente non sono guidata da interessi commerciali :D

    • Daniele Imperi
      lunedì, 18 Gennaio 2016 alle 9:03 Rispondi

      Hai detto una cosa sensata: la lettura è una delle cose della giornata che non va fatta di fretta. Non ha proprio senso la fretta quando leggi.

  40. ENZO NOSEDA
    venerdì, 11 Settembre 2020 alle 14:56 Rispondi

    “Est modus in rebus”. Come sempre ci sono punti di vista diversi. Da ragazzino leggevo con entusiasmo i romanzi condensati di Selezione di Rider’s Digest. Se poi sono diventato un lettore di libri che riesce a leggere la Trilogia di Ken Follet e una ventina di libri all’anno forse il merito è anche dei romanzi condensati.

    • Daniele Imperi
      lunedì, 14 Settembre 2020 alle 8:19 Rispondi

      Ciao Enzo, benvenuto nel blog. Il merito è soltanto che hai iniziato a leggere.

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