L’intelligenza artificiale (non) toglie lavoro

I lavori editoriali che l’IA ha reso inutili

L’intelligenza artificiale toglie lavoro

“L’intelligenza artificiale non toglie lavoro”. Ho letto varie volte questa frase, peccato che non corrisponda al vero. A me, per esempio, ha tolto lavoro.

Pensate alla grafica: in pochi secondi potete realizzare una locandina, come quella che ho richiesto a ChatGPT con una brevissima indicazione e che vedete all’inizio del presente articolo:

Crea un poster sullo stile americano dei cartoni animati anni 50, ma disposto in orizzontale, che pubblicizzi l’uso dell’IA per scrivere un libro. Il testo deve essere in italiano

Anche la richiesta per le mie vignette si è praticamente azzerata: perché spendere soldi e aspettare giorni quando gratis e subito un’intelligenza artificiale ti sforna una bella vignetta?

Ma torniamo ai lavori editoriali.

Creazione di contenuti: dai blog alle piattaforme sociali

È dal settembre 2023 che non ricevo richieste per scrivere articoli o testi per blog e siti aziendali. A dire il vero, ne ho ricevuta una proprio l’altro giorno, ma proponevano 40-50 euro per scrivere una recensione di oltre 1200 parole su un programma gestionale.

Se a quella cifra tolgo il 40% che devo pagare fra Inps e Agenzia delle entrate, mi restano circa 24-30 euro per studiare e usare il programma gestionale e scriverci poi la recensione su come usarlo, con tanto di immagini.

Quando mi lamentai su LinkedIn della diminuzione del lavoro dopo l’avvento delle IA, mi risposero che dovevo offrire di più ai clienti.

E cioè cosa? Io scrivo, cosa dovrei offrire in più? Sapete cosa significa offrire qualcosa in più? Regalare quel qualcosa, cioè lavorare di più e gratis.

Adesso i clienti, per poche decine di euro al mese – ossia un abbonamento a un’IA –, possono avere a costi irrisori:

  • contenuti per blog
  • email di vendita
  • testi pubblicitari
  • testi brevi per piattaforme sociali
  • annunci per Facebook
  • descrizioni di prodotti
  • ecc.

Il tutto con vari “toni” per personalizzare i testi.

A cosa servo io? A cosa servono gli altri come me?

Storie rapide: addio alla creatività

Avete un’idea per un racconto o un romanzo o una favola ma non sapete svilupparla?

Ecco che ChatGPT ve ne fornisce la trama.

Ho fatto una prova. Ho chiesto di sviluppare l’idea per una favola, che ho scritto all’impronta:

Un bambino è convinto di essere la reincarnazione del nonno, un bandito che è stato giustiziato prima che il bambino nascesse. Terrorizzato dalla sua presunta natura, fugge nella foresta. Per giorni lo cercano senza trovarlo, finché un gufo gli fa capire che è un bambino come gli altri e lo riporta a casa sul suo groppone.

ChatGPT mi ha proposto 8 trame, con impianto, sviluppo e finale, ma non ha tenuto conto della mia idea, sostenendo:

Certo. L’idea di base è molto forte perché tiene insieme colpa ereditata, identità, paura di sé e ritorno all’infanzia. Per una favola, però, secondo me conviene far slittare il nucleo “reincarnazione del bandito” verso una forma più simbolica e fiabesca: non tanto il dubbio metafisico in sé, quanto la paura del bambino di essere già scritto dal passato. Ti propongo 8 possibili trame, con toni diversi ma tutte fedeli alla tua idea iniziale.

Concludendo:

Se vuoi, come passo successivo posso fare una cosa più utile ancora: prendere una di queste trame e sviluppartela in una scaletta completa da favola (inizio, prove nel bosco, incontro col gufo, scioglimento, finale, tono e morale implicita), magari in uno stile più simbolico e non troppo esplicito.

Gli ho chiesto invece di restare fedele alla mia idea e ChatGPT ha creato una trama, per poi trasformarla in una vera favola letteraria.

Infine ho chiesto di propormi un titolo adeguato e me l’ha fornito, assieme ad altre 17 proposte.

Se volete leggere la favola, ho creato un pdf. Io non l’ho letta. È spaventoso quel lavoro. È inumano. È disonesto anche. L’era degli scrittori volge al tramonto.

Leggi: “Il bambino che credeva di essere un bandito”.

Revisione dei manoscritti: l’editing artificiale

Ci sono intelligenze artificiali dedicate alla revisione e riscrittura dei testi. Una di queste si chiama Jasper e vi aiuta in ogni fase della scrittura di un libro. Forte, vero?

Finalmente tutti possono essere scrittori. È terminata l’epoca delle discriminazioni.

Ma dovevamo parlare della revisione o, come si suol dire oggi, dell’editing.

Se è vero che alcuni aspetti della correzione di bozze si possono automatizzare – come appunto avviene con il controllo automatico dei programmi di scrittura – tanti altri errori invece sfuggono. E ci vuole l’occhio umano per trovarli.

Ma la revisione, signori, è qualcosa di completamente differente. Non è un processo che possa essere automatizzato. Deve instaurarsi una certa connessione fra redattore e autore.

Prendiamo, per esempio, una frase che dovrebbe colpire, emozionare i lettori. Certo, le IA ti propongono oggi vari toni di voce e ti suggeriscono come emozionare i lettori. Ma cosa può sapere un mucchio di bit di emozioni? Ha forse una coscienza?

Con il tempo si viene a creare – o almeno così dovrebbe essere – una certa fiducia da parte dell’autore, che vede nell’editor qualcuno che possa migliorare con commenti e suggerimenti il suo romanzo e non uno scrittore mancato che si permette di riscrivere interi periodi a suo gusto.

Ma state tranquilli: chissà quanti scrittori si stanno oggi avvalendo di questa tecnologia per la revisione dei propri libri. Il mercato editoriale sarà a breve intasato di libri artificiali.

Vi sentite poeti? No? Fa niente

Con Rytr potete “scrivere” una poesia, una canzone o una storia.

Ho visto un esempio riportato nell’articolo di Sarah Cantavalle “I migliori strumenti di intelligenza artificiale per scrittori”: anche se non può definirsi un vero plagio, quella poesia ricorda molto, nel ritmo, “The Raven” di Edgar Allan Poe.

In quell’articolo vengono suggerite anche IA in grado di scrivere contenuti accademici.

Editoria: quale futuro?

A quanto pare oggi le intelligenze artificiali sono in grado di sostituire qualsiasi professionista dell’editoria: grafici per le copertine, scrittori, redattori, correttori di bozze, personale addetto alla pubblicità e alla condivisione.

Una sola persona potrebbe occuparsi di tutto questo: esagerando – ma non troppo – in un’unica giornata lavorativa potrebbe creare un intero libro, mandarlo in stampa e creare un piano di marketing.

E se vi state chiedendo dove sia la qualità in tutto questo, la risposta è semplice: a cosa serve la qualità quando il risparmio economico è enorme, totale?

8 Commenti

  1. Barbara Businaro
    giovedì, 25 Giugno 2026 alle 12:46 Rispondi

    Sì, l’Intelligenza Artificiale toglie lavoro, in tutti i campi del terzo settore. In alcuni ambienti si sta tornando indietro (nello sviluppo di codice, alcune aziende si sono trovate a pagare un intervento umano per sistemare il codice sbagliato dell’IA, in altre i costi aumentati nell’uso dell’IA – non quella gratuita – ha portato a riconsiderare l’assunzione di umani), in altri invece la perdita di lavoro è in corso e non accenna a diminuire. Forse lavori dove la qualità non è ancora percepita.
    Ho letto di copywriter che, per offrire di più al cliente, sono diventati consulenti di web marketing o social media manager, affianco anche la strategia dei contenuti che scrivono. Ma dal mio punto di vista, non è offrire di più, è proprio un altro lavoro!

    Stamattina ho letto un articolo sul Writer’s Digest: “Let the Masses Have Their Messes” (gioco di parole, che suona come “Lasciate alle Masse i loro Disordini”) Ma ho trovato un paragone interessante:

    “L’intelligenza artificiale è qui. Non c’è modo di fermarla. Può fare del bene, ma sospetto anche molti danni. La buona notizia è che editori e artisti si stanno già opponendo. Anche alcuni consumatori lo faranno. Altri no. Ci saranno lettori soddisfatti, persino entusiasti, dei libri generati dall’IA. Saranno disposti a pagarli e useranno quei soldi che potrebbero spendere per acquistare opere create da persone come noi che si danno da fare e amano ogni singolo minuto del loro lavoro, per creare arte.
    Non temete. Questo renderà ciò che facciamo più prezioso, persino più esclusivo. La scrittura generata dall’IA si sistemerà al suo posto sullo scaffale, insieme a un’infinita offerta di altri prodotti che si accontentano del minimo indispensabile. Andranno bene in caso di necessità, proprio come altre comodità a cui ci siamo abituati: torte fatte con preparati pronti invece che fatte in casa, salse in barattolo invece di un sugo autentico che richiede un’intera giornata di preparazione, biscotti confezionati che sembrano appena sfornati. Questi prodotti sono pensati per essere consumati rapidamente, ma sappiamo che quando li mettiamo nel carrello e li portiamo alla bocca, sono solo scorciatoie create per imitare i prodotti migliori.”

    Ecco, l’Intelligenza Artificiale è come il ragù in scatola: insipido, serve solo per sopravvivenza. :)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 25 Giugno 2026 alle 14:05 Rispondi

      I copywriter che fanno consulenti di web marketing o i social media manager non offrono servizi in più, ma fanno lavori diversi, che richiedono poi diverse competenze.
      Io mi chiedo come si possa leggere storie e libri generati dalle IA: significa che hai pochissime pretese. Inoltre non dovrebbero avere prezzi identici agli altri libri, proprio in virtù della velocità e del pochissimi lavoro che c’è dietro.

    • Cristina
      venerdì, 26 Giugno 2026 alle 11:04 Rispondi

      L’AI è un’invenzione dell’umanità che parla con l’umanità usando il linguaggio dell’umanità. E’ quindi umanità, magari un po strana…con le “valvole” :-) .
      E’ Insipida, banale, un imbroglio, fuffa? Forse si forse no.
      Personalmente preferisco scrollarmi di dosso l’idea di ” chi l’ha scritto” e concentrarmi sul contenuto, solamente quello.

      • Daniele Imperi
        venerdì, 26 Giugno 2026 alle 11:16 Rispondi

        L’intelligenza artificiale – nome improprio, comunque – non è affatto umanità. E neanche può essere considerata un surrogato dell’umanità. È soltanto un programma in cui sono stati immessi linguaggi umani, che poi restituisce all’uomo senza avere coscienza né consapevolezza dei testi che genera.
        Io continuo a concentrarmi sia sul contenuto sia su chi l’ha scritto. Scritto, appunto, non generato automaticamente.

      • Barbara Businaro
        sabato, 27 Giugno 2026 alle 10:01 Rispondi

        L’AI è un algoritmo di copia-incolla avanzato, di intelligente o “pensante” non ha proprio nulla. Puoi anche concentrarti sul contenuto, ma se quel contenuto è stato “scritto” dall’AI c’è un problema legale non indifferente: il copyright del materiale con cui è stata addestrata, in violazione dei testi altrui. E se qualcuno ancora pensa che sia impossibile che dal calderone dell’AI esca esattamente un frase o un’immagine coperta da copyright, si sbaglia. Ci sono diverse cause legali in corso, anche in Europa. L’ultima è la Penguin Random House contro OpenAI perché ChatGPT a un prompt dell’utente ha “generato” un immagini e testo di una storia per bambini che è invece un libro già pubblicato senza riconoscerne il copyright (Fonte: https://www.theguardian.com/technology/2026/mar/31/penguin-sue-openai-chatgpt-german-childrens-book-kokosnuss) Ora, potete dirmi che voi usate l’AI solo per un editing poco invasivo, ma ho visto come l’utente si lascia corrompere da un paragrafo “scritto” meglio, da una riflessione aggiunta che ci sta proprio bene, da quell’idea di trama che sembra così innovativa. Ma se proviene dall’AI non avrete mai la certezza che non state violando il copyright altrui. E attenzione: nel disclaimer di quei servizi è indicato chiaramente che la responsabilità finale (di usare quel contenuto) è solo vostra.
        Personalmente, non uso l’AI per scrivere in rispetto ai veri scrittori, passati e presenti, ma soprattutto in rispetto a me stessa.

        • Daniele Imperi
          martedì, 30 Giugno 2026 alle 10:46 Rispondi

          Infatti dicono che questi programmi sono addestrati con migliaia di testi, fra cui libri: ma se sono libri di cui sono scaduti i diritti, va bene, altrimenti è plagio. E comunque, anche se si tratta di libri ormai senza diritti, resta il fatto che potresti usare frasi di altri scrittori.
          Il disclaimer è un puro scarica barili: perché sono i fornitori di quei servizi a violare la legge per primi.

  2. Fabio Amadei
    giovedì, 25 Giugno 2026 alle 12:51 Rispondi

    Ciao Daniele,
    a breve saremmo invasi da libri scritti con l’intelligenza artificiale.
    Come fa il lettore a capire se in un romanzo o in un saggio si è ricorso all’IA?
    Avremmo bisogno di avere più lettori… Dovremmo sollecitare l’intelligenza artificiale affinché trovi dei sistemi per incentivare la lettura.
    Le tre biblioteche che frequento sono state di recente sommerse da una quantità incredibile di testi di vario genere. Grazie a un fondo statale hanno potuto acquistare un buon numero di libri che però non sanno dove mettere. Le due biblioteche più grandi li hanno impilati sopra una scrivania. Sono lì da qualche mese a prendere polvere.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 25 Giugno 2026 alle 14:16 Rispondi

      Ciao Fabio, se chi pubblica libri scritti con l’intelligenza artificiale è onesto, lo fa presente nel libro. Il problema è che non tutti sono onesti.
      Io penso proprio di chiedere al prossimo editore di scrivere in una delle prime pagine del mio libro: “Nessuna intelligenza artificiale generativa è stata utilizzata nella stesura di questo libro: il lavoro è frutto dell’intelligenza dell’autore.” O qualcosa di simile.
      Le biblioteche ricevono migliaia di libri ogni anno: il problema è che sono indietro con la catalogazione. Il primo inedito di Marinetti che ho curato non risulta ancora disponibile alla Biblioteca Nazionale di Roma, ma è stato loro inviato da oltre 2 anni.

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