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Già: quanto si guadagna con un libro? È una domanda che si pongono in molti. L’idea di guadagnare scrivendo libri è sempre attuale.
Quando sognavo di scrivere libri, da ragazzino, non pensavo ai soldi. Forse perché il mondo del lavoro e il suo lato economico mi erano ancora sconosciuti, o forse perché i miei intenti erano altri.
Scrivere libri. E basta.
Non so perché mi piacesse quest’idea né come sia nata. Un bel giorno mi sono messo ad abbozzare copertine di libri che volevo scrivere in un vecchio diario di scuola. E il sogno di fare lo scrittore finì lì, in quegli scarabocchi.
Crescendo ho poi ripreso quel sogno di fare lo scrittore, ma la questione del guadagno non mi è mai passata per la testa.
So da anni che un autore percepisce una percentuale sulle vendite, che se il suo libro viene venduto a 20 euro, in quei 20 euro sono compresi i costi di stampa e distribuzione, di marketing, i costi che una casa editrice deve sostenere come impresa, e infine ciò che spetta all’autore.
Se a qualcuno questo discorso non sta bene, significa che vive su un altro pianeta.
Eppure quel qualcuno quando acquista un pacco da mezzo chilo di pasta a 80 centesimi, immagina senz’altro che in quegli 80 centesimi sono compresi i costi di produzione e distribuzione, di marketing, i costi dell’azienda produttrice come impresa, e infine ciò che spetta al supermercato.
Perché per i libri il discorso debba essere diverso non si sa.
Chi guadagna con i libri che scrive?
Chi è riuscito a sfondare.
Online è pieno, anche fin troppo, di articoli che spiegano come diventare uno scrittore di successo, come sfondare in questo o quel campo, come andare in pensione a 30 anni, ecc.
Articoli-fuffa, li chiamo io.
Siccome autori come Stephen King, Joe Lansdale e Ken Follett hanno sfondato, allora anche altri, magari tutti, possono farlo.
Ma qualcuno s’è soffermato a considerare quei contesti?
- Stephen King, Joe Lansdale e Ken Follett scrivono in inglese, quindi si rivolgono al mondo intero.
- Stephen King, Joe Lansdale e Ken Follett sono stati tradotti in molte lingue.
- Stephen King, Joe Lansdale e Ken Follett scrivono storie adatte a tutti, non solo al loro paese.
- Stephen King ha anche avuto molte storie adattate in film.
- Stephen King, Joe Lansdale e Ken Follett hanno pubblicato parecchi libri.
Ecco perché quegli autori hanno sfondato. E perché non tutti possono sfondare. Ma c’è anche un altro particolare da tenere a mente.
Il successo altrui non è replicabile.
Mai partire con l’idea di campare scrivendo libri
Il primo errore che può commettere un autore è pensare di riuscire a vivere pubblicando romanzi.
È naturale che si scriva un libro per vederlo pubblicato: non si scrivono libri per semplice sfogo personale, ma per pubblicarli e sperare che vengano letti, e apprezzati, da più persone possibili.
Ma partire con l’idea di vivere come romanzieri è per me un errore per vari motivi:
- È pressoché impossibile riuscire a vivere come romanzieri: entrano in gioco troppi fattori, primo fra tutti essere pubblicato da una grande casa editrice. E poi vendere decine di migliaia di copie.
- La delusione di un fallimento potrebbe essere insostenibile.
- La pubblicazione di un libro va vista come un traguardo, un valore quindi più morale, professionale che economico.
Che pretenda che mi siano pagati i diritti d’autore è legittimo, ma non punto al lato economico, che è secondario.
Pubblicare libri è aumentare la propria autorevolezza
Conosco vari professionisti del web, alcuni anche di persona, che hanno pubblicato uno o più libri su argomenti di cui si occupano.
L’hanno fatto per guadagnare di più? Per arrotondare i propri guadagni? Non credo, anche se non gliel’ho chiesto.
Quei libri hanno aumentato la loro autorevolezza e la loro competenza nel settore di cui si occupano.
Qualcuno dirà: “E che autorevolezza e competenza aumenterei pubblicando un romanzo?”
Quelle culturali, prima di tutto. E poi non è certo da tutti pubblicare un romanzo, anche se oggi lo fanno in molti. Ma chiedetevi come: sono aumentati gli autori grazie all’autopubblicazione fin troppo facile e veloce.
È da tutti scrivere un testo che neanche un editore a pagamento pubblicherebbe e trasformarlo in ebook per Amazon. Non è da tutti dedicarsi all’autopubblicazione professionale.
Quindi pubblicare un libro resta ancora un gran traguardo. È questo il guadagno principale.
Quanto si guadagna con un libro?
Il sottotitolo dell’articolo è una triplice risposta: denaro, fama o autorevolezza. L’ho posta in forma di domanda perché dipende dai contesti e dagli autori.
Stephen King, Joe Lansdale e Ken Follett le hanno ottenute tutte e 3. Per altri, la maggior parte, ci sarà solo l’autorevolezza.
O la gloria, se volete darle un nome più romantico.
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Orsa
Considero ardito il solo pensiero di poter (soprav)vivere dignitosamente con i guadagni di un libro. Sono in pochi, e risiedono tutti sull’Olimpo, gli scrittori che trasformano le loro parole in oro. Per i mortali oggi la scrittura non può più essere considerata un’attività professionale, perché come tale, dovrebbe garantire almeno la sussistenza. E così non è.

Purtroppo ho una visione poco romantica della cosa (anche se mi piacerebbe), e credo che molte biografie di scrittori di successo siano esse stesse delle leggende romanzate. Nella nostra epoca quello che può fare la differenza è l’indotto: i diritti cinematografici, il cosiddetto merchandising, vedi il maghetto, molti film tratti dallo stesso King, o le sfumature. A proposito, quelle 500 sfumature di viola che s’intravedono nella tua immagine… e chi le ha mai viste dal vivo!
Tu comunque hai il cuore e il quorum per non fermarti alla sola autorevolezza, ma quel 51% è fermo da troppo tempo
Daniele Imperi
Infatti credo che molti autori siano diventati ricchi grazie a ciò che ruota attorno ai loro romanzi, ma comunque per molti il successo è arrivato grazie ai milioni di copie vendute.
Il 51% sta per diventare 54
Fabio Amadei
Col gruppo di scrittura abbiamo pubblicato di recente un libro. È un romanzo scritto a più mani e venduto su Amazon a un euro forse perché il titolo recita: “un euro e… Cambio vita.”
Di certo lo si è fatto per la gloria e a noi va bene così.
Ci stiamo interessando per la versione cartacea e credo che un po’ di copie le regaleremo a parenti e amici.
Daniele Imperi
Anche perché più autori ci sono e meno guadagno c’è per il singolo
Ma comunque, come hai giustamente scritto, a voi deve stare bene il guadagno che ne avrete.
Corrado S. Magro
Sarei già contento se riuscissi a coprire i costi dell’ISBN e quelli annuali del sito. Ho smesso di pensarci e sono contento quando una lettrice o un lettore mai conosciuto mi dice: Il tuo scritto mi è piaciuto! L’epitaffio sulla tomba di Bertoldo, il papà di Bertoldino e nonno di Cacasenno, suonava: “Fu grato al re, morì di aspri duoli, per non poter mangiare, rape e fagioli”.
Ho la fortuna di potermeli giusto ancora permettere.
Eppure continuo a scrivere e non mi so dare una risposta. Forse abulia mentale perché prigioniero di un sogno: Esteriorizzare ciò che sento, coinvolgere!
Daniele Imperi
Se un autore autopubblica un solo libro, davvero rischia di non potersi pagare né spazio web né ISBN.
Ma tutto questo è da mettere in conto, quando scrivi.
Difficile dare delle risposte. La scrittura è arte, dunque risponde a esigenze al di fuori del mercato.
Corrado S. Magro
Uno, nessuno, centomila!
Di me nel sito (attualmente in manutenzione) ce ne sta più di uno, facciamo 8 (otto sui 23 presenti in totale) in digitale e di genere assai diverso. Alcuni hanno suscitato l’interesse anche di scrittori bravi che mi hanno letto. Penso che l’assenza di numeri è dovuta a tanti altri fattori legati al mondo dell’editoria e ai quali non sono in grado o forse non rivolgo abbastanza attenzione.
Daniele Imperi
Sicuramente è così: la distribuzione dei libri conta, Li vendi solo nel tuo sito? Immagino di no.
Corrado S. Magro
Attualmente solo nel mio sito. Per aprirmi al mercato, aspetto che il sito sia rimesso a nuovo di sana pianta e su una nuova piattaforma. Era caduto in uno stato pietoso per una concorrenza di fattori (trasferimento interno obbilgato dell’host) che ne hanno compromesso la struttura. Naturalmente nessuno si assume la responsabilità del proprio operato se può invocare una via di uscita.
stefano
Nel mondo dei libri la regola dell’80/20 è ancora più estrema. Il 97% delle vendite è realizzato dal 20% degli autori e le percentuali diventano ancora più estreme se si parla di saggi (cito Nassim Taleb – il Cigno Nero).
Stephen king ha scritto per un periodo sotto lo pseudonimo Richard Bachman. In quel periodo ha venduto qualche libro ma non come Stephen King. Poi un commesso di una libreria si accorse dello stile di questo Richard Bachman e scoprì tutto.
Quindi, meglio scrivere per imparare che per guadagnare. Chissà quanti Stephen King esistono e non sappiamo nemmeno che esistono
Daniele Imperi
In che senso il 97% delle vendite è realizzato dal 20% degli autori? In totale, dici?
Quindi un 80% degli autori fa guadagnare agli editori complessivamente il 3%.
Si spiega perché cercano personaggi famosi
stefano
così c’è scritto nel libro “Il Cigno nero” di Taleb. Basta che sei famoso e puoi scrivere e vendi. Basta guardare i libri più venduti. In mezzo a scrittori di valore ci sono personaggi improbabili
Massimiliano
Ciao Daniele , guarda ho aspettato oggi a scriverti per vedere se aspettando qualche altro giorno da quando hai pubblicato questo post qualche altra anima si sarebbe per così dire palesata per esprime la sua opinione.
Direi che l’assenza vale più di ogni risposta.
Guarda che non voglio essere polemico eh.. capisco che ti chiederai perché sto qua a leggerti visto che non ho un blog ne manco ho interesse a scrivere libri.
Guarda posso solo dirti che son curioso di capire le dinamiche che spingono i blogger a almeno alcuni a comportarsi in una certa maniera.
Questi alcuni potrebbero benissimo essere i book bloggers non so chiamali come vuoi?
Te hai spiegato benissimo cosa spinge uno scrittore a scrivere e cosa si aspetta dal suo libro.
Mi soffermo sul termine autorevolezza.
Molte volte ho sentito blogger esprimersi nel volerla ricercare per guadagnarci ( in che? non capisco ) riferendosi al proprio spazio virtuale.
Ti faccio un esempio: se ho un blog di cucina e pubblico un libro di ricette da quello che scrivi te son autorevole perché ho pubblicato un libro a tema , ma se il libro lo comprano solo i miei parenti e pochi altri non capisco come ci si guadagna in autorevolezza.
Mi sembra quel vecchio discorso che si continua a fare tuttora sul laurearsi per cultura personale..e non per finalità professionali.
Nobile intento pure quello solo che ha un po’ il sapore di voler fare qualcosa per hobby.
Ma d’altronde qua in Italia è facile scrivere che siamo tutti scrittori no?
Il problema è che la maggior parte la considerano una professione…quando non lo è.
Un po’ come scrivere che sei un blogger anche se non ci guadagni in termini di soldi .
Anche se qua come mi hai insegnato te c’è da fare un distinguo tra quelli che fanno blog aziendali o li gestiscono e quindi lo fanno per lavoro e meritano di essere considerati blogger ( intesa come professione) e quelli che a sto punto lo sono solo per la gloria .
Penso che questi blogger amatoriali che amano investire nel loro blog personale finalizzato alla scrittura in senso di cercare di sfondare come “ scrittori” e non riescono a vedere realizzato il loro sogno sia molto frustante se appunto non scrivi per la gloria .
Naturalmente auguro a tutti di pubblicare e vendere ( soprattutto) però anche di continuare a stare con i piedi per terra.
Te hai preso come esempio tre scrittori affermati stranieri ..ma se restiamo in Italia senza scomodare autori celebri che pubblicano e vendono ( non so quanto ma sicuramente più dei vari book blogger che conosco io) mi vengono in mente certi famosi casi letterari che al di là della qualità delle loro opere ( considerazione sempre soggettiva alla fine) hanno venduto veramente tantissimo.
Melissa Panarello e il suo Cento colpi di spazzola..romanzo d’esordio che o Volevo i pantaloni di Lara Cardella.
Un po’ mi aggancio a quello che affermava Stefano nella chiosa finale del suo discorso…che vale non solo per personaggi famosi che si improvvisano scrittori.
Vedi è tutto un improvvisare.
Ste tizie come han fatto a sfondare ?
E non credo abbiano mandato il loro scritto ai beta readers prima di pubblicare.
È vero pure quello che mi ha detto Grazia Gironella sul mare editoriale italiano ( visto che ho parlato con lei dei Beta R) e la sua incredibile offerta …tanto che ormai pubblicano davvero tutti e’ quindi meglio investire in tutti i mezzi possibili per offrire alla fine un prodotto valido.
Ma i risultati di tutti sti sforzi ci sono o meno?
Non sarebbe più facile affidarsi solo al cuore e poi vada come vada .
Tuttalpiù se mi improvvisasi scrittore io cercherei un bravo correttore di bozze -:)
A volte nei vari Blog dei book blogger leggo di offerte a gratis dei loro libri o eBook venduti a 0,90 cent .
E la cosa mi fa un po’ ridere.
Considera che io parlo da lettore che almeno fino a pandemia permettendo è sempre andato a comprarsi i libri in libreria..capisco anche il mercato on Line , capisco Amazon e tutti quei circuiti che permettono l’auto pubblicazione ..mi va bene pure andare alla Coop per avere un libro di un blogger ..quello che capisco meno e auto referenziarsi come uno scrittore quando alla luce dei vari giganti dell’editoria si è perlopiù dei scribacchìni.
Anzi ammiro chi lo ammette ..cioè che non si sente scrittore anche se scrive degli ottimi libri.
Perché lo scrittore è quello che lo fa per professione che ci campa con i libri che vende.
Poi lasciamo perdere quei blogger che si definiscono scrittori ma tolti dal loro blog dove scrivono post e romanzi on Line non hanno pubblicato niente di loro..questo non vuol dire denigrare il lavoro degli altri vuol essere solo una constatazione.
O aspettano in eterno la loro occasione con un editore perché pensano di essere meglio degli altri ..di quelli che hanno scelto l’auto pubblicazione.
Guarda son quattro anni che giro per i blog e lascio commenti e ne ho viste veramente di tutti i colori…mi ci vorrebbe un libro a me per raccontarti tutto.
E allora ha veramente tanto senso investire in un mercato che è così “evanescente “ e dove sperare di vendere un libro diventa veramente un colpo di c..!
In conclusione non sbaglio ad affermare che manco con l’autorevolezza ci si campa.
Sai qual’e il problema secondo me di non riuscire a vendere libri mi riferisco al circuito dei blogger scrittori.
Non c’è una buona promozione.. all’interno dello stesso circuito .
– [ ] Poi il massimo sarebbe che le recensioni le scrivessero i lettori non i blogger perché sennò sembrano poco credibili , un lisciarsi a vicenda.
– [ ] Un po’ come le recensioni non verificate dei libri su Amazon.
Ottimo articolo , mi hai levato tanti dubbi.
Daniele Imperi
Se pubblichi un libro, a parte te nessuno sa chi lo ha comprato.
Essere blogger non significa lavorare come blogger, ma solo avere un blog.
Il blogger non è nato come prffessione, lo è diventato.
Non ho mai sentito nominare quelle 2 autrici che nomini, sinceramente.
Riguardo ai blogger che pubblicano i loro romanzi nel proprio blog, è una scelta personale. Ci sono autori che così sono stati notati da importati case editrici.
Con l’autorevolezza ad aver scritto libri non ci campi, ovvio, ma è sempre un qualcosa in più.
I blogger sono sempre lettori, quindi anche loro hanno diritto a scrivere recensioni.
Massimiliano
Forse non ci siamo capiti.
Nessuno dice che un blogger non deve scrivere recensioni di libri.
Ognuno lo può fare benissimo.
Solo che quando leggo recensioni tra blogger scrittori dei loro libri ( cioè ognuno parla del libro dell’altro in maniera positiva) e leggo solo giudizi positivi magari solo di altri blogger , permetterai che mi venga qualche dubbio no?
Poi se vuoi capire capisci altrimenti amici come prima.
Un blogger che son dieci anni ad esempio che continua a pubblicare romanzi on Line ma non ha pubblicato mai niente sul mercato per me ne può attendere altri dieci per aspettare l’occasione giusta.
Ma se fin’ora non è arrivata evita di scrivere sulla presentazione del blog che sei uno scrittore , solo perché scrivi su un blog .
Penso siano considerazioni che può fare benissimo chiunque non trovi?
Es: vado su un blog letterario leggo la
presentazione del blogger-scrittore-
Vado sul web e cerco i suoi libri …e non c’è ne manco uno .
Per me questo non è uno scrittore.
Probabilmente per altri blogger sì, ma io ragiono da lettore.
Poi è chiaro che ognuno vuole vendersi meglio che può.
Ma la gente che legge non è cretina.
Se non conosci le due autrici cercale su Wikipedia, pensa che posso dire la stessa cosa di chi di solito scrive libri e lascia commenti da te.
Ma ammetto la mia ignoranza.
Sempre senza polemica eh.
Ah l’ultima cosa “ se vendi un libro lo sai solo te” è un po’ come con le visualizzazioni dei post.
La verità è che c’è troppo poca trasparenza e i blog in generale sono delle vetrine dove uno espone la mercanzia al meglio e spera di venderla.
Se non ci riesce non te lo dirà mai.
Basta vedere quanti ti han risposto a questo post di quelli che han pubblicato libri…naturalmente.
Gli altri perdonami non li considero.
Ciao Daniele
Ps preciso che non ho niente contro di te anzi mi stai pure simpatico.
Te hai pubblicato un libro che non comprerò perché non mi interessa il blogging ma quando pubblicherai il romanzo di fantascienza ( più sulle mie corde) sarò tra i primi ad ordinarlo.
E non sto a dirti ste cose per lisciarti .
Anzi se mi trovi irriverente ,insolente non farti problema a dirmelo..e mi tolgo di mezzo.
In un certo senso ho avuto più risposte dai tuoi ultimi post involontariamente rispetto a chi invece ho posto domande dirette.
So di essere uno che fa domande a volte scomode ma è perché tante volte ho letto di tanta gente brava a gettare fumo negli occhi , ma ripeto la gente non è stupida e si accorge quando viene presa in giro.
Non chiedermi esempi, ti prego.
Daniele Imperi
Che ci sia uno scambio di recensioni è cosa vecchia.
Per me non c’è nessuna differenza tra autopubblicare libri su Amazon o pubblicarli gratis sul proprio blog: non sai in che modo sono stati autopubblicati quei libri, spesso senza editing e correzione di bozze.
Riguardo a definirsi scrittore senza aver pubblicato libri, è una considerazione che si può fare per qualsiasi altra arte.
C’è dipinge e si definisce giustamente pittore, ma non ha mai venduto un quadro. Non è un pittore, allora? Certo che lo è.
C’è chi compone musica e si definisce musicista, ma non ha mai venduto una sua composizione. Non è un musicista, allora? Certo che lo è.
Con la scrittura è la stessa cosa.
Riguardo invece ai commenti: non tutti leggono e commentano, non è solo questo preciso argomento la colpa.
Massimiliano
Beh sì, possono far schifo entrambi o essere dei capolavori .
Nel primo caso ( se uno pubblica fuori del suo blog) e rischia per vedere se magari ottiene dei riscontri favorevoli da un eventuale pubblico che non sia solo un freddo numero di una visualizzazione o un click , chiamala come vuoi ( che non prova niente ).
Sull’altro punto sul definirsi scrittore , musicista , pittore ecc.. non son d’accordo .
Certo se lo fai per autorevolezza okay , cioè per la gloria .
Se lo fai come professione e cioè viverci con la tua arte ..no sarebbe una magra soddisfazione ( anche perché effettivamente non ti permette di vivere).
Ehi..comunque non c’è mica scritto da nessuna parte che dobbiamo essere per forza d’accordo.
Sul terzo ..i commenti.
Se ti basta come giustificazione a te ..non commento.
La verità è che nessuno che scrive libri ha il coraggio di ammettere che i suoi non vendono.
Perché altrimenti verrebbe qualcuno come me a chiedere chi glielo fa fare?
O addirittura verrebbero messi in discussione tutti quei blog siti di scrittura creativa ( non so chiamala come vuoi te) dove si insegna ai scrittori a scrivere per ottenere successo ma alla fine dei conti ..se non si dimostrano i risultati , scusami servono ben a poco.
Ciao
Tony
Ciao, Daniele, trovo molto interessante questo post e vorrei approfittare della tua cortesia per rivolgerti a tal proposito una domanda e fare una considerazione.
1 Domanda.
Nelle ultime settimane ho notato un elevato proliferare di pubblicazione da parte di famosi personaggi dello spettacolo (attori, registi, cantanti) che a causa del prolungarsi del lockdown sono fermi ormai da un anno. Pensi che abbiano “scritto” il loro libro (romanzo o autobiografia che sia) per cercare di ripianare alle perdite di quest’anno, e quindi per guadagno, o magari per non rischiare di essere dimenticati, e quindi per fama e/o autorevolezza?
2. Considerazione.
Nel post metti in evidenza i guadagni di scrittori internazionali come King,Lansdale e Follet, lasciando ad intendere che solo a quel livello si possa “sfondare” e vivere di scrittura (almeno questo è quello che ho capito io). Ebbene, io non penso che bisogna essere per forza autori di best seller di quel calibro per potersi permettere di fare una vita economicamente dignitosa. Vivere come romanzieri penso sia possibile. In Italia ci sono molti scrittori che pubblicano romanzi con frequenza quasi annuale, e credo che per sbarcare il lunario non debbano anche alzarsi all’alba per prestare la loro opera in qualche azienda che gli permetta di mettere al sicuro uno stipendio fisso. Ovviamente si tratta di un mio pensiero, di una mia considerazione, ma mi piacerebbe comunque conoscere il tuo parere anche su questo. Grazie.
Daniele Imperi
Ciao Tony, benvenuto nel blog.
Non so perché abbiano scritto dei libri, bisognerebbe chiederlo a loro, ma dubito che possano rifarsi dei guadagni di un anno con un libro pubblicato.
Riguardo agli scrittori italiani, ne ho preso qualcuno a caso:
Come vedi, tutti sono “anche” scrittori. Se poi ce n’è qualcuno che davvero fa di professione il romanziere, non saprei.
Tony
Che tutti siano “anche” scrittori è pacifico. Che oltre a scrivere romanzi si dedichino ad attività affini è risaputo. Ma non è questo il punto su cui volevo focalizzare l’attenzione.
La questione è quella che se dedicandosi unicamente alla scritura di romanzi riescano comunque a sbarcare il lunario. Lo stesso Stephen King, che con i suoi romanzi ha incassato milioni di dollari, si è cimentato in sceneggiature varie, in qualche regia cinematografica e perfino in comparsate in alcuni film tratti dai suoi libri. E non penso che l’abbia fatto perchè il suo mestiere di romanziere non fosse abbastanza redditizio. Ma è evidente che stiamo parlando di un personaggio a sè stante.
Prendendo in considerazione gli scrittori italiani da te elencati noto che già i primi tre hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo. Non conosco i loro guadagni e non amo fare i conti in tasca a nessuno, ma posso immaginare che solo con la vendita dei loro romanzi una vita economicamente rispettabile la si possa fare. Le altre attività che svolgono saranno una conseguenza, un effetto collaterale del mestiere di romanziere, o magari un inizio delle loro carriere. E se fanno parte della crescita professione ed economica perchè rinunciarci? Sono un di più. Ma a questo elenco potrebbero aggiungersi anche altri scrittori, tipo Fabio Volo (che continua comunque a fare il dJ nonostante i milioni di copie vendute); il compianto Luciano De Crescenzo ( che era ingegnere alla IBM e con il successo dei primi romanzi ha lasciato un lavoro sicuro e ben pagato per guadagnarsi da vivere scrivendo storie); Erri De Luca ( che faceva l’operaio e ha svolto molti mestieri manuali prima di dedicarsi totalmente alla scrittura); Antonio Pennacchi ( operaio anche lui in fabbrica prima di sfondare come scrittore); Gianrico Carofiglio (che ha iniziato come magistrato, se non erro), Maurizio De Giovanni (che ha esordito come scrittore all’età di 47 anni e che dopo aver cominciato a pubblicare i romanzi di successo che noi tutti conosciamo ha potuto lasciare il suo lavoro in banca e dedicarsi completamente alla scrittura). Ecco, sono alcuni esempi su come possano esserci anche in Italia scrittori che con il proprio lavoro di romanziere siano stati capaci di potersi garantire un reddito più che dignitoso e che in alcuni casi sia stato addirittura in grado di sostituire un impiego che all’inizio poteva sembrare anche più sicuro e redditizio. Certo, sono pochi quelli che ce la fanno davvero, ma esistono. Si può fare.
Daniele Imperi
Se davvero hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo, allora, per quanto possa essere bassa la percentuale che prendono per ogni vendita, adesso sono milionari.
Ma quanti autori italiani vivono come romanzieri?
Non so se le altre attività siano una conseguenza, ma mi pare di aver capito che siano le loro attività principali, almeno per molti.
Per rispondere al tuo ultimo punto, certo, si può fare, ma essendo in Italia un fatto accaduto a una manciata di autori, io non partire mai con l’idea di scrivere un romanzo per poter vivere a breve come romanziere.
Tony
Che alcuni degli autori elencati in precedenza, più gli altri aggiunti da me successivamente, abbiano venduto milioni di copie non sono io a dirlo, ma svariati siti presenti sul web. Questo ci tengo a precisarlo. Che questo poi abbia significato farli diventare milionari non lo so. Ma penso che il guadagno possa essere comunque sufficiente a garantire una vita economicamente appagante.
Certo, come dici te, un fatto del genere in Italia sarà capitato solo a una manciata di autori, purtroppo, ma penso che questo non debba essere comunque un ostacolo a voler tentare di intraprendere una carriera da romanziere. Anzi,magari uno stimolo.Tutto sommato penso che si dovrebbe iniziare un’avventura del genere principalmente per passione. Per voglia di farlo, magari senza pensarci neanche più di tanto a un possibile introito. Se poi va bene tanto di guadagnato. In fin dei conti quello che conta è avere una buona storia per le mani,saperla raccontare e sperare di avere la fortuna di metterla al mondo nel momento più propizio possibile.
Rebecca Eriksson
Scrivere in inglese apre sicuramente più porte a livello internazionale, ma anche la concorrenza diventa più accanita. Quindi anche in quel mercato si è un pesce piccolo in un oceano.
Secondo me la soddisfazione migliore è quella di vedere che si è realizzato qualcosa di non semplice con le proprie forze. Nessuno ha le competenze a 360°, quindi l’impegno per ampliare le proprie conoscenze, fosse anche solo per relazionarsi con collaboratori, per me è già un buon traguardo.
Un amico è riuscito a ritagliarsi una piccola nicchia, con un po’ di soddisfazione a livello italiano.
Con lo stesso progetto ha poi fatto ricerche pensando di proporlo a livello internazionale: purtroppo per vari fattori la proposta internazionale si rivelava troppo impegnativa per quello che poteva fare/dare in quel momento. Ma non è stato preso come un fallimento, anzi a chi gli chiede dice il percorso che ha fatto, cercando di far evitare i suoi errori. Lui ha imparato e sa a cosa mirare adesso, se volesse riuscire.
Daniele Imperi
Sì, hai ragione, la concorrenza è maggiore.
Infatti bisogna riuscire a ritagliarsi un proprio spazio, puntare a un proprio pubblico: il guadagno maggiore è questo, oltre ovviamente alla soddisfazione personale.