In un articolo di John H. Stevens pubblicato su SF Signal, Diversion and Immersion: Escapism and the Reading of Fantastika, l’autore pone l’attenzione sul significato di evasione nella lettura del fantastico. Nell’articolo cita un altro suo intervento, in cui riporta la comune abitudine di definire il fantasy “letteratura d’evasione”.
Abbandonare il proprio mondo per un altro che non ha nulla a che vedere con quello reale, quindi. Stevens ha scritto una cosa giusta, che si può senz’altro condividere, e cioè che il fantastico ha il potenziale di far evadere il lettore dal proprio mondo, ma questo potenziale, questa evasione, non è un effetto del fantastico.
È il lettore a decidere se evadere o meno dalla propria realtà. L’evasione, secondo Stevens, è una pratica sociale, uno stereotipo culturale, non una caratteristica interna del fantastico.
Probabilmente stiamo entrando in un campo a metà fra il filologico e il filosofico e intavolare una discussione sul reale significato di evasione relativa alla lettura della letteratura fantastica finirebbe per non portare a nulla di concreto.
Ha ragione nel sostenere che l’evasione è solo l’immaginazione dell’uomo che crea un senso di dislocazione e diversione dal proprio circondario. E questo succede anche leggendo qualsiasi altra opera di narrativa.
Di certo il fantastico implica l’entrata in mondi differenti dal nostro, lontani sia nel tempo sia nello spazio. Il lettore si trova realmente dislocato dal proprio mondo, in un presente che ha caratteristiche fuori dell’ordinario.
Ma questo potenziale è presente anche in altri generi. Basta leggere un romanzo storico, o un classico, ed essere catapultati nel passato, secoli addietro, in altre nazioni. Il lettore quindi evade dalla sua realtà per introdursi in un’altra.
Potremmo dire che leggere il fantastico rappresenta un’evasione spazio-temporale – evasione percepita anche in altri generi letterari – e iconografica, poiché comporta una serie di informazioni nate direttamente dalla creatività dell’autore e non presenti in una realtà ben definita.
Forse sta tutto nell’immaginazione del lettore: vuole davvero evadere dalla sua realtà? O legge per semplice passatempo e passione per il genere?
Leggere il fantastico si può davvero definire evasione?
A me piace evadere leggendo un libro, ma sento questa sensazione ogni volta che leggo un romanzo che mi appassiona, non solo nel genere fantastico. Mentre la lettura di un saggio è informazione e curiosità, quella di un romanzo è per me vera evasione.
Significa chiudere le porte al mondo e aprirne un’altra. Il viaggio sarà forse breve, ma c’è sempre un altro libro a portata di mano con un’altra porta da aprire.
E per voi leggere il fantastico significa evasione?
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Glauco
Io credo che si possa evadere leggendo un qualunque libro, foss’anche un saggio sulla prima guerra mondiale. Dipende dal lettore e dal suo approccio alla lettura. Perdersi dentro le pagine o studiarle come fossero tema di dibattito in un’aula di tribunale?
Lucia Donati
Secondo me, nel momento in cui una persona pensa che un genere o una singola lettura sia evasione, per lei lo diventa automaticamente. Dal mio punto di vista, la cosa comprende anche la saggistica.
Daniele Imperi
Glauco,
Io infatti evado con qualsiasi libro che leggo
Daniele Imperi
Lucia Donati,
Hai ragione pure tu
Romina Tamerici
In genere, se leggo un romanzo di qualsiasi genere, mi piace evadere dalla realtà. Riesco a isolarmi e la mia mente e il mio corpo si separano per un po’. Se leggo, per esempio, in mezzo a tanta gente, è come se non ci fosse nessuno, o meglio, non ci sono io perché sono altrove e non avviene solo con il genere fantastico! Allo stesso tempo, però, tendo sempre a farmi coinvolgere molto a livello personale nelle storie che leggo, quindi, se leggo per evadere da una mia preoccupazione e distrarmi, è molto facile che io ritrovi invece nel libro riferimenti a un problema simile al mio, ovviamente leggendo tra le righe (tanto per richiamare un altro tuo bel post!). Non so se mi sono spiegata.
Daniele Imperi
Romina Tamerici,
In alcuni casi anche io mi immedesimo in qualche personaggio…
Alessandro C.
In molti casi, purtroppo, leggere “fantasy” mi causa evacuazione.
Daniele Imperi
Alessandro C.,
Dipende dai fantasy
franco zoccheddu
Non c’è niente di male nell’evasione, soprattutto se è intelligente (“Inception” di Nolan mi sembra un buon esempio)
Il meglio di Penna Blu – Agosto 2012
[…] a leggere Leggere il fantastico è evasione? Archiviato in Risorse il 3 settembre 2012 – Aggiungi un […]
Shiningstar
Io penso non ci sia nulla di male nell’evasione anzi, penso sia un processo mentale quasi involontario se la lettura rappresenta una vera passione.
A me capita spesso; non mi succede solo con il genere fantasy ma è essenziale che un libro mi appassioni fin dall’inizio, altrimenti è difficile.
Daniele Imperi
Benvenuta Shiningstar
Ogni tanto c’è qualcuno che contesta questa “evasione”. Per me tutta la lettura è evasione, proprio perché è una passione.
Irenesar
Se un libro, soprattutto fantasy, non mi fa evadere dalla mia realtà, allora o non è un libro che funziona, o non è il libro adatto a me. Io evado soprattutto quando scrivo e, mi crederai pazza, anche quando non scrivo. Io vivo nei miei mondi e in quelli dei miei scrittori preferiti: in Westeros, a Narnia, nel Mondo Emerso, nella Terra di mezzo e in Alagaesia. Se, mentre leggo un libro, mi accorgo che non c’è evasione, allora smetto di leggere e se il libro mi interessa tanto, riprovo un’altra volta perché potrebbe essere anche una mia colpa (per esempio la stanchezza, fanno male gli occhi e quindi non riesco ad entrare nel racconto). Per me dipende dal lettore, se vuole evasione o no. Io, assolutamente si. Molti, secondo me, dimenticano con la scusa della ricerca dell’originalità, ciò che deve soprattutto dare un libro (o un film o anche la musica): emozioni, di ogni tipo. Se non provo emozioni, può essere anche un gran capolavoro, ma per me non vale nulla. è con l’evasioni, secondo me, che si provano davvero emozioni.
).
E come al solito scrivo troppo nei commenti … (magari scrivessi così tanto nei miei racconti