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Ritorno sulla scrittura per il web, il mio pane quotidiano. Osservando blog e siti ogni giorno, mi accorgo che gli errori commessi da chi scrive online sono più o meno sempre gli stessi. Ho voluto così raggrupparli in un unico articolo.
Perché li ho chiamati “errori da evitare”? L’ho spiegato nel sottotitolo: perché, evitandoli, scriveremo per farci leggere dai lettori. E per farci capire.
Jacob Nielsen lo scrisse tanti anni fa: nel web nessuno legge veramente un testo, ma lo scorre in cerca dei dettagli più evidenti. Ecco su cosa bisogna riflettere: su quei dettagli evidenti. Scrivere in modo da creare una pagina facilmente scorrevole per i nostri lettori.
Errori nella formattazione del testo
Formattare un testo per il web significa dare al testo una determinata struttura (sottotitoli, rientro dei paragrafi e spazi tra paragrafi) e quelle che vengono chiamate decorazioni grafiche, cioè grassetti e corsivi, ma anche citazioni, occhielli, didascalie.
Ma serve davvero la formattazione del testo quando si scrive in un blog o in un sito?
Se volete creare testi ben leggibili, allora serve, eccome. Bisogna sempre ricordare che un libro è un libro e una pagina web è una pagina web. Sono 2 cose diverse.
1. Paragrafi troppo lunghi
C’è chi pone il limite a 2 o 3 righe. In genere io mi mantengo sulle 3 o 4 righe, anche se qualche volta eccedo a 5 e 6. O anche più, dai.
Penso che sia importante alternare periodi più brevi a periodi più lunghi. Da evitare una sfilza di periodi di una sola riga, invece, come fanno tanti markettari e “motivatori” della rete.
2. Abuso di grassetto e corsivo
Ho visto blog interamente scritti in grassetto o in corsivo. Il grassetto focalizza l’attenzione su una parola o una frase, il corsivo enfatizza.
È chiaro, quindi, che non si possa focalizzare l’attenzione del lettore su ogni parola né enfatizzare tutto il testo (capisco l’autostima, ma non esageriamo).
3. Abuso di maiuscole
In italiano le maiuscole si usano per i nomi propri di persona, per quelli delle nazioni, ecc. Non si usano secondo il proprio estro. Soprattutto in Italia non c’è la moda americana di scrivere in maiuscolo le iniziali delle parole nei titoli.
4. Mancanza di spazi vuoti
Nella scrittura servono anche gli spazi bianchi, perché separano i titoli dai paragrafi, un paragrafo dall’altro, e poi ci sono i rientri e l’altezza delle righe e la distanza fra riga e riga. Un testo deve “riempirsi” di spazi vuoti per essere ben leggibile.
Errori nell’ottimizzazione della pagina
Di nuovo la SEO? Se volete esser trovati su Google, allora dovete scendere a compromessi. In realtà imparare le basi della SEO non significa scendere a compromessi, ma soltanto scrivere e impaginare i testi per renderli comprensibili anche ai motori di ricerca.
Quando scriviamo per il web, in fondo, i nostri testi finiscono in un calderone di risultati. Come comparire in prima pagina senza imparare i rudimentali concetti della SEO?
Ottimizzare una pagina significa semplicemente renderla più chiara per Google, significa far capire a Mr. G di cosa parla quella pagina, in modo che Mr. G possa darle un valore e assegnarle un posto fra le migliaia di risultati.
5. Alta densità di parole chiave
Se in quest’articolo avessi scritto nei sottotitoli “Errori da evitare nella scrittura per il web: errori nella formattazione del testo” e così via per gli altri 2 sottotitoli, avrei esagerato. Sarebbe stato ridondante.
Se avessi usato quella frase in ogni paragrafo, avrei “sovraottimizzato” la pagina per la frase chiave “errori da evitare nella scrittura per il web”.
Chi usa WordPress può usare il plugin SEO Yoast (ma da prendere con le pinze, secondo me), chi non lo usa può cercare col suo programma di scrittura la parola chiave principale e controllare quante volta compaia. Un rapido sguardo fa capire se abbiamo esagerato o meno.
6. Scrivere per i motori di ricerca
Purtroppo questa tecnica persiste. Come si scrive per i motori di ricerca? Faccio un esempio “a caso”. Si scrive per i motori di ricerca pubblicando questa “ipotetica” serie di articoli:
- Come si installa WhatsApp
- Come installare WhatsApp
- Come installare WhatsApp gratis
- Come installare Whatsapp su Android
- Come installare WhatsApp su Samsung
- Come installare WhatsApp su iPad
- Come installare WhatsApp su tablet
- Come installare WhatsApp su PC
7. Assenza delle cosiddette “parole di arresto”
Più comunemente conosciute in ambito SEO come stop words. E che saranno mai queste parole di arresto? Be’, semplice, sono le parole più comuni in una lingua, come articoli, preposizioni, pronomi, ecc.
In breve sono parole poco significative, che non hanno rilevanza nel contesto, ma che comunque servono per rendere comprensibile un testo.
Non accetto che si scriva come titolo “Elettricista Milano prezzi”, perché sono 3 sostantivi, che hanno senso solo se alternati a verbi e preposizioni. Quindi è corretto scrivere al limite “Elettricista a Milano: prezzi e tariffe del servizio”.
Perché molti sedicenti SEO eliminano queste parole? Perché le eliminano gli utenti per velocizzare le ricerche. E il web si è popolato di pagine sgrammaticate.
Errori nella comunicazione
Comunicare significa farsi capire, ma anche non annoiare. Significa scrivere per raggiungere i lettori. Un blog deve comunicare, specialmente se a scrivere è un professionista o un’azienda.
Il linguaggio diventa l’essenza stessa del blogging. Le parole usate e il modo in cui il blogger le mescola fra loro ne rendono lo stile unico e anche riconoscibile.
La cura del testo si estende a ogni elemento della nostra pagina, perché ogni elemento contribuisce al successo – o al fallimento – di quella pagina.
8. Titoli sbagliati
Il titolo di un post o di una pagina web è una promessa: la promessa che direte al lettore ciò che avete annunciato nel titolo. Quello che ho promesso nel titolo di questo post (15 errori da evitare nella scrittura per il web) è ciò che state effettivamente leggendo: né più né meno che 15 errori sulla scrittura online.
Se volete annunciare la pubblicazione del vostro libro, avvenuta dopo anni di faticoso lavoro, non scrivete nel titolo “Finalmente!!!”, magari con 3 punti esclamativi. Cosa dovrebbe capire un lettore?
Quel titolo compare anche sui risultati delle ricerche su Google. Incuriosirà qualcuno? Ne dubito davvero, anche perché comparirà a chi cercherà “finalmente”. Ma chi cerca “finalmente”?
Nel titolo ci si deve focalizzare sull’argomento principale dell’articolo. Il titolo deve riassumerlo nella sua forma più sintetica, comprensibile e… vendibile.
9. Introduzione eccessiva
Devo ammettere che qualche volta le introduzioni che scrivo nei miei articoli sono un po’ lunghe, vanno ben oltre i 3 paragrafi. Quindi bisogna scrivere introduzioni di 3 paragrafi al massimo? No, dipende.
Alle volte sento il bisogno di dilungarmi, altre riesco a mantenermi sui 3 o 4 paragrafi. Cerco di scriverli brevi, così anche l’introduzione è breve.
Quello che non sopporto in molti blog è una pappardella infinita prima di arrivare al punto. Parentesi su parentesi aperte e giri immensi di parole prima di far capire al lettore di cosa si sta parlando. In quei casi chiudo la pagina.
10. Scarsa lunghezza del testo
Ancora la SEO? In un certo senso. Un esperto di SEO e web marketing, tale Neil Patel, sostiene – dopo studi, prove ed esperienza personale – che gli articoli molto lunghi – anche di oltre le 4-5000 parole – si posizionino meglio di altri. E infatti i suoi post superano di parecchio le 2000 parole.
Chi usa il plugin SEO Yoast sa che sotto le 300 parole ottiene il “semaforo rosso”: il testo è troppo breve, bisogna aggiungere contenuti. In questo caso ha ragione (nei limiti, ovvio).
Il fatto è che ormai in rete c’è tutto: tutti gli argomenti sono stati trattati e in abbondanza. Se volete che un articolo a cui tenete o la pagina dei servizi che vendete sia trovata e superi i concorrenti online, dovete scrivere un testo sufficientemente lungo.
Io mi mantengo su un minimo di 4-500 parole per le pagine e per gli articoli ormai supero le 700 sempre. Questo articolo, forse emulando il signor Patel, è lungo 2227 parole.
11. Stile accademico o impersonale
In alcuni blog che seguo riesco a identificare i blogger, riconosco cioè la loro “voce”. Si parla spesso di tono di voce da usare. Ebbene, in un blog il tono giusto è quello personale.
Dalla scrittura deve trasparire la persona che c’è dietro il blog. Ogni articolo deve mostrare la personalità del blogger. Eppure ogni tanto leggo articoli impersonali, scritti senza il minimo riguardo per se stessi.
Magari è solo timidezza, o forse lo è davvero. Tempo fa avevo scritto come la timidezza fosse un freno alla scrittura, perché ci impedisce di tirare fuori ciò che abbiamo dentro, di esternare la nostra passione per la scrittura e per l’argomento che stiamo trattando.
Tanto più uno stile accademico nel blog che fa sembrare i lettori degli allievi e il blogger un professore dietro una cattedra. Anche se stiamo parlando di argomenti su cui abbiamo una notevole esperienza e anche competenza, avremo più risultati parlando ai lettori come se fossimo sullo stesso livello.
12. Forma riflessiva e passiva
Uso qualche volta sia la forma riflessiva sia quella passiva. Le uso senza rendermene conto, forse più per abitudine – un’abitudine che proviene dal linguaggio parlato – che per necessità.
La forma riflessiva
La forma riflessiva è impersonale. Ecco alcuni casi in cui viene spontaneo scrivere in forma riflessiva (e a lato la forma attiva):
- Si deve scrivere correttamente
- Si avrà come risultato…
- Si è visto che i blog non sono per niente morti
- Dobbiamo scrivere correttamente
- Avremo come risultato…
- Abbiamo visto che i blog non sono per niente morti
La forma passiva
La forma passiva rende invece la frase più complessa di quel che dovrebbe essere (e a lato sempre la forma attiva):
- Il blog è usato da moltissimi professionisti
- L’articolo è stato letto da 10.000 persone
- Il ladro è stato inseguito dalla polizia
- Moltissimi professionisti usano il blog
- 10.000 persone hanno letto l’articolo
- La polizia ha inseguito il ladro
È anche vero che in alcuni casi la forma passiva è più corretta. La domanda è: su chi o cosa vogliamo focalizzare l’attenzione del lettore? Se vogliamo focalizzarla sul ladro, per esempio, ecco che la terza frase è più idonea al passivo.
13. Sottotitoli non descrittivi
Come il titolo deve comunicare l’argomento dell’articolo o della pagina web, così il sottotitolo deve comunicare al lettore il “sottoargomento”. Inutile scrivere sottotitoli che non forniscano alcuna indicazione ai lettori su cosa leggeranno.
I sottotitoli sono anche “aree” in cui inserire parole chiave correlate a quella principale dell’argomento. Nei sottotitoli di quest’articolo ho scritto senza mezzi termini ciò che avreste letto nei paragrafi immediatamente successivi.
14. Scarsa cura dei micro-testi
E che cosa sono adesso questi micro-testi? Nel linguaggio tecnico si parla di micro-copywriting, cioè tutti quei testi brevi, se non brevissimi, che completano una pagina web.
Avete mai letto “Clicca qui” su un link? Questo è un pessimo esempio di scrittura di micro-testi, per il semplice fatto che non significa assolutamente nulla. Facciamo qualche esempio (a lato la frase corretta):
- Vuoi scaricare il mio template per creare un biglietto d’auguri? Clicca qui!
- È importante saper scrivere in un buon italiano. Ne ho parlato qui.
- Scarica subito il mio template per creare un biglietto d’auguri!
- Ho già parlato di quanto sia importante scrivere in un buon italiano.
Nella prima frase stiamo chiedendo ai lettori se vogliono scaricare il nostro template. Nella forma più corretta li stiamo invitando a scaricarlo. Nella prima e seconda frase abbiamo usato un “testo ancora” (link verso una pagina interna del nostro sito) che non dà alcuna forza né alcun valore alla pagina linkata.
Negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede la cosiddetta UX Writing, cioè la scrittura di testi basata sull’esperienza dell’utente. Si può tradurre parafrasando un detto romano: “Scrivi come mangi”. Scrivere per farsi capire da tutti.
15. Assenza di una CTA
Termine markettaro, la Call To Action è il richiamo all’azione. In un articolo è una domanda alla fine del post, che uso praticamente sempre. In una scheda prodotto è il classico “Ordina ora”.
Ma si estende a tantissimi ambiti nel web:
- Iscriviti ora!
- Inizia subito!
- Provalo gratis
- Continua a leggere l’articolo
Si tratta di frasi persuasive, che creino un senso di urgenza nel lettore. Anche nella stesura delle CTA entra in gioco la UX Writing. Per come la vedo io, è bene non esagerare col tono di urgenza. Inutile scrivere “Affrettati”, se dopo un anno c’è ancora quell’invito. E infine: personalizzare sempre il messaggio, senza fare i soliti copia-incolla di moda nel web.
Commettete qualcuno di questi errori scrivendo per il web?
I miei errori, presenti già dai miei inizi nella scrittura per il web, sono stati la scarsa lunghezza del testo. Ho trovato un articolo su un mio blog lungo… una frase! Risale a tanti anni fa e mi sono ripromesso di ampliarlo. Lo stile impersonale, talvolta, e qualche titolo sbagliato. Infine assenza di CTA e forme riflessive e passive qui e là.
E i vostri errori quando scrivete per il web?
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Nuccio
Sono errori in cui cadono tutti😯. Trappole per scrittori piazzate qui e là😢. Essenziale e non persevarare☠. Verissimo che la logorrea è un difetto capitale nel web, e non solo😨. Lo stile essenziale è indispensabile per una platea sterminata che cavalca la steppa informatica 🤠dove tutto sembra uguale😩. Ma vi possono essere forme viventi nascoste da scoprire😁. Ciao.
Daniele Imperi
Molti invece perseverano
Lo stile essenziale non sempre è fruttuoso.
Caterina
Prima di aprire il blog, e ancora adesso ma meno, ho letto per anni blog e libri sulla scrittura per il web. Eppure faccio ancora molti errori. Mi vengono in mente le call to action che spesso mancano, i sottotitoli non descrittivi, i microtesti non sempre fatti bene. E chissà quanti altri ce ne sono di cui forse nemmeno mi accorgo. Mi concentro parecchio sulla chiarezza dei testi, che appena pubblicati e dopo centoventordici revisioni mi sembrano ok, poi ci torno su dopo qualche giorno o settimana e noto cose che non mi piacciono e che correggo all’istante, cose che avrei potuto semplificare o scrivere diversamente per renderle più leggibili.
Daniele Imperi
Secondo me le CTA non sempre sono necessarie. I microtesti sono i testi più difficili da scrivere. Bisogna davvero immedesimarsi nell’utente medio.
I tuoi testi però sono chiari, i post si leggono bene. Io dopo che li ho impaginati, li rileggo e scoprò così sempre qualche cosa da correggere.
Priscilla
Ciao,
per il target a cui mi rivolgo (essenzialmente mamme che lavorano) scrivere articoli eccessivamente lunghi non paga, perché poche arrivano a leggerli fino in fondo. In genere cerco di stare sulle 1500 parole.
Essendo il mio un blog personale, trovo che la difficoltà più grande sia scrivere in chiave SEO, soprattutto i titoli: se si tratta di post dove consiglio qualcosa, per esempio “provate questo tragitto in bicicletta con i bambini” o “5 metodi infallibili per far mangiare le verdure ai bambini”, allora ci siamo.
Ma quando condivido riflessioni, pensieri o timori il discorso cambia.
E poi sì, a volte mi accorgo che sono prolissa e allora applico il metodo Coco Chanel: ” Prima di uscire, guardati allo specchio e levati qualcosa.”
Daniele Imperi
Ciao, 1500 parole non sono mica poche, eh

Forse i titoli per le riflessioni e i pensieri personali sono più difficili. Hai qualche esempio?
“Il metodo Coco Chanel applicato al blogging”: questo è un titolo che funziona
Ferruccio Gianola
Sicuramente qualcuno sì. La lunghezza dell’articolo che mediamente si attesta sulla 500 parole, ma fa parte di uno stile che ben mi identifica… Poi c’è sicuramente qualche errore dovuto a ignoranza e qualche errore dovuto a presunzione…
Insomma c’è sempre qualcosa da imparare
Daniele Imperi
Ma sì, ormai tu scrivi da tempo articoli di quella lunghezza e poi 500 parole per alcuni articoli sono sufficienti.
Addirittura ignoranza e presunzione?
Ferruccio Gianola
Sì, qualche “cappellata” ogni tanto ci scappa!
Grazia Gironella
Ho smesso di badare alla SEO, se non a grandi linee, quando ho capito che il mio blog ha altri problemi (non so bene quali) che lo rendono invisibile. Potrei spendere una cifra per risolverli con un professionista, ma mi pare di avere capito che non sempre questo è possibile, perciò prendo la cosa con filosofia. Quanto alla Call To Action, l’ho adottata per un po’, poi l’ho abbandonata, perché vedevo che sul mio blog le persone commentavano senza tenerne conto, proprio come faccio io: il post mi suscita delle riflessioni, le seguo e commento. Sul resto ci sono abbastanza, anche perché da utente apprezzo molti dei punti che hai spiegato, perciò applico i miei gusti anche al blog.
Daniele Imperi
Come sarebbe a dire che non sai quali problemi? Perché è invisibile? Non ricevi visite?
Grazia Gironella
Ho solo le visite dirette, quelle di chi digita il mio nome o il nome del blog. Infatti non c’è stata crescita rispetto all’inizio, in pratica il blog è fermo.
Andrea Venturo
Danien San?
Dai la seo, togli la seo.
Dai la seo, togli la seo.
Battutine a parte è un articolo molto utile, il tuo blog è una miniera d’oro per chi scrive
Daniele Imperi
Grazie, ma ora confessa gli errori, Andrea San
MikiMoz
Diciamo che ho sempre badato il giusto ai tecnicismi in sé, per così dire.
Non mi ci sono mai preso malattie per SEO, lunghezze e il resto.
Ho articoli lunghi perché è necessario, ho articoli corti perché è giusto, anche nell’ottica di una lettura orizzontale del blog.
Mi ha colpito al questione della scrittura personale/impersonale. Ultimamente mi sono imbattuto in blog che parlano di sé sempre alla seconda persona singolare, del tipo “e poi ultimamente ti imbatti in blog e ti chiedi se Daniele sia Sandokan o meno”. A prima botta, ti giuro, mi fa pensare che ci si riferisca a me… non mi piace molto. Si può usare, il “tu” per “io”, ma in determinate occasioni… che ne pensi (tu, non io :p) ?
Moz-
Daniele Imperi
Quel tu non piace neanche a me. È colloquiale, ma un conto usarlo in una sola frase, un altro in tutto l’articolo. Per me diventa pesante.
Io sto usando spesso il noi, ma non come plurale maiestatis
MikiMoz
È un colloquiale impersonale: confonde, se usato di continuo. Se invece appunto lo usi in una frase, la enfatizza.
A me snerva, se viene usato sempre.
Moz-
Barbara
Paragrafi troppo lunghi, eccesso di grassetto, corsivo e maiuscole, o comunque una formattazione del testo eccessiva, senza l’aria degli spazi bianchi e il respiro dei sottotitoli, mi fa chiudere il browser o passare all’articolo successivo. Quindi dalla mia esperienza di lettore ho ricavato le stesse regole per scrivere sul mio blog.
)
Sulla SEO uso proprio lo Yoast plugin ma sono loro stessi i primi a specificare di non seguire il semaforo verde ad ogni costo, è un indicatore, con pregi e difetti di ogni calcolo matematico.
Sono poi d’accordo con te che certe volte la CTA non occorre, mi sforzo di inserirla, ma in alcuni testi la riflessione è scatenata dall’argomento stesso (prova a scrivere il solito articolo “editoria vs self publishing” e vedi che non ce n’è bisogno!
Ci metterei anche un 16 esimo errore: idee poco chiare. Capita di leggere blogger che iniziano con un “teorema” nell’introduzione e poi nella “dimostrazione” si perdono, si perdono, rispiegano la stessa cosa più volte, con paragrafi lunghi, e arrivo alla fine chiedendomi “Embè?!” Vale il discorso di Einstein: “Non hai veramente capito qualcosa fino a quando non sei in grado di spiegarlo a tua nonna.”
Daniele Imperi
Per un attimo ho pensato che stessi elencando i tuoi errori soliti
Sulla CTA concordo. Prova a scrivere di qualsiasi polemica, o articoli su argomenti scottanti…
Yoast per me ne spara troppe.
Le idee chiare non credo mi siano capitate leggendo, ma la fuffa l’ho trovata e anche tanta.
Rebecca Eriksson
Sono alle prime armi come blogger, quindi sicuramente cadrò in tutti gli errori possibili
Ho studiato bene il tuo blog e ho cercato di apprendere più nozioni possibili, ma credo che solo con la pratica riuscirò a perfezionarmi.
Daniele Imperi
Io sono stato fortunato perché provengo dal web design, quindi certe nozioni le ho imparate subito. Per gli altri ci vuole la pratica
Andrea Venturo
Meh, errori… il mio blog è una miniera di errori. Li faccio quasi apposta per poi riuscire a farne pochi quando pubblico.
Tipo: ho creato muri di testo quando andavano di moda articoli brevi e suddivisi su più pagine per incrementare le statistiche.
Ho creato articoli brevi suddivisi su più pagine quando andavano di moda i text wall.
Ho infarcito i testi di stop-words quando era meglio usarne poche… e viceversa.
Sono uno sbagliatore professionista.
Però ho anche dei difetti
Daniele Imperi
Gli articoli divisi su più pagine sono una delle oscenità del web. Li creano così per avere più pagine da infarcire con pubblicità.
Andrea
Buongiorno Daniele. Scusami ma non sono riuscito a intervenire prima pur avendo trovato interessante il tuo articolo… ho anche risposto alla tua domanda. (No, nessuna manifestazione violenta contro l’uso scorretto del ”piuttosto che”).
Partendo dal presupposto che non ho letto completamente gli altri interventi… per i racconti? Come faresti?
Anch’io spesso posto racconti, persino su fb, alcuni letti da molte persone, dici che anche a quelli potrebbero applicarsi regole simili? Ne gioverebbero?
Conosci qualche esempio di racconti scritti seguendo le regole del blog?
(Ho già visto i micro-racconti Instagram, ma fatico ad entrare nel meccanismo… non mi piacciono).
Sarebbe interessante…
Ciao e grazie.
Daniele Imperi
Per i racconti io qui le applico, nei limiti. In un testo stampato o in un ebook possono stare bene periodi lunghi anche di una pagina o più, ma qui nel blog un muro di testo del genere si legge male. Quindi sì, io mi sento di applicare certe regole anche per i racconti che pubblico nel blog.
Neanche a me piace leggere testi su Instagram, non è fatto per quello il social.
Se dai un’occhiata ai miei ultimi racconti pubblicati qui, vedrai che seguo quelle regole.
Andrea
Uno tuo recente in effetti ho provato a leggerlo, ma era troppo difficile per me, (anche se mi piace Boccioni
). Dovrò rileggerlo con calma . Grazie
Daniele Imperi
Ah, allora parli di Simultaneità cosmica
Perché difficile? Per via della mancanza di punteggiatura?
Però rispetta le regole di scrittura del web.
Andrea
No, figurati per la punteggiatura.
Però non è proprio immediato dai. Ogni paragrafo presuppone un ragionamento, spontaneo o meno. Ma mica è una critica, anzi.
Sì, ho visto come è ”strutturato”, non ci avevo messo l’attenzione dovuta. Interessante.
Grazie ancora.
carmine
semplicemente grande. Non è una adulazione, bensì una constazione. Grazie per la sua dedizione e professinalità. cardirubba
Daniele Imperi
Ciao Carmine, grazie a te e benvenuto nel blog.
Michela Milani
Ciao Daniele,
non sono stata molto presente, per questo lascio un commento ritardatario.
ultimamente, tra lavoro e vacanze
Come blogger, sono alle primissime armi, quindi mi rendo conto che gli errori che hai elencato nel post, tendo a commetterli un po’ tutti. Sto cercando man mano di migliorare. L’ errore più frequente che commetto, è quello di scrivere solo per i motori di ricerca. Me ne sono resa conto sin dai primi post che scrivevo. Andavo a rileggerli dopo averli pubblicati e mi rendevo conto che, personalmente, non mi trasmettevano nulla dell’ entusiasmo con cui li avevo pensati. Ora sto cercando di aggiornarli periodicamente (lavoro permettendo). Per fortuna il mio blog è giovane, quindi penso di essere ancora in tempo per correggermi e aggiustare il tiro. Mi sono posta l’obiettivo di smetterla di pensare al semaforo verde di Yoast e mettermi nei panni del lettore, credo sia questo l’elemento più importante.
Daniele Imperi
Ma come… l’errore peggiore commetti?
Se hai pochi articoli, allora è più semplice correggere tutto. Yoast è soltanto da considerare come una guida approssimativa.
Michela Milani
Purtroppo, io ho la testa dura. Quando sbaglio, lo faccio per bene :-).
Il problema è che ho passato decisamente troppo tempo cercando di capire come funziona la Seo e ho finito per esagerare. Ora sto cercando soprattutto di non commettere di nuovo lo stesso errore. Non sempre ci riesco. Magari smettendo di guardare quel semaforo che mi è così antipatico…Ho una battaglia da vincere contro di lui