Il valore della letteratura da due soldi

Il successo delle “Dime novel” e il loro futuro

Il valore della letteratura da due soldi

E rano romanzi brevi che intrattenevano e costavano pochissimo: la letteratura da due soldi ebbe successo e fece anche la fortuna di alcuni editori e scrittori. Oggi sarebbe possibile farla rivivere?

Un po’ di storia della letteratura da 2 soldi

Fra il 1860 e il 1890 proliferò una narrativa d’avventura con racconti di soldati, esploratori, investigatori, guerrieri indiani. Erano storie poliziesche e di mistero, ma anche di sport, di mare (fra cui storie di pirati), d’amore e fantascienza (in genere ragazzi inventori), storie sulla Guerra Civile e sugli schiavi.

Maum Guinea and Her Plantation “Children” (1861) di Metta Victor vendette oltre 100.000 copie in breve tempo e fu giudicato da Lincoln avvincente come La capanna dello zio Tom.

MalaeskaSi dice che il creatore di questa letteratura sia stato Erastus Beadle, un tipografo che pubblicò riviste a Buffalo, New York. La prima dime novel pubblicata, nel 1860, fu dell’autrice Ann Stephens (1813–1886), una popolare scrittrice per riviste per donne. Il romanzo era Malaeska, The Indian Wife of White Hunters,che vendette 65.000 copie nei primi mesi.

Il costo non era sempre di un dime, cioè la moneta da 10 centesimi di dollaro, ma arrivava anche a 15 cent. I 10 centesimi di dollaro del 1860 corrispondono a 3,04 dollari di oggi, cioè 2,62 euro. È importante considerare questa conversione, per capire quanto potrebbe costare oggi una dime novel.

L’innovazione delle dime novel fu nel metodo e nella distribuzione. Anziché usare la classica copertina in pelle, Beadle e Adams, il suo socio, stamparono i romanzi in formato tascabile (16,5 x 10,8 cm): erano più leggeri e quindi si potevano spedire per posta. Divennero molto graditi ai soldati dell’Unione durante la guerra civile, poiché si potevano stipare nel loro zaino.

I protagonisti di queste storie erano anche eroi popolari come Daniel Boone (esploratore, 1734–1820), Kit Carson (esploratore, 1809–1868) e Buffalo Bill (attore e cacciatore, 1846–1917).

I primi volumi erano stampati in sedicesimo e contavano 100 o più pagine, con autori e personaggi ricorrenti. Fu proprio nel decennio del 1870 che nacque il concetto di serialità di storie e avventure con gli stessi personaggi.

La critica all’inizio accolse bene le dime novel, perché per il loro basso costo raggiungevano la parte più povera della popolazione incoraggiando la lettura, poi ne contestò l’eccessiva violenza e il linguaggio scurrile, anche se le volgarità erano censurate nel testo con dei trattini.

Le storie western e della Frontiera

Daryl Jones nel suo libro The Dime Novel Western (1978) elenca 6 tipologie di eroi delle dime novel:

  1. il pioniere
  2. il minatore
  3. il fuorilegge
  4. l’abitante delle pianure
  5. il cowboy
  6. il proprietario di ranch

Le storie poliziesche

Seguivano il modello del leggendario Allan Pinkerton (1819–1884) e degli uomini della sua agenzia investigativa. Protagonisti erano un uomo o una donna particolarmente abili nella propria professione, a cui la polizia ricorreva in caso di necessità.

Il primo investigatore a essere serializzato fu Old Sleuth, dalla penna di Harlan Page Halsey. Un grande successo ebbero le storie sul personaggio di Nick Carter.

Autori prolifici di dime novel

Molti scrittori fecero fortuna con le dime novel, arrivando a guadagnare anche 1000 dollari per storia, sebbene autori meno conosciuti prendessero un compenso di appena 50 dollari.

Prentiss Ingraham fu un autore prolifico: scrisse per Beadle ben 600 romanzi sulla figura di Buffalo Bill. Prima di diventare scrittore Ingraham ebbe una vita avventurosa: scout confederato nella Guerra Civile, fu catturato e riuscì a fuggire. Dopo la guerra continuò a combattere nei conflitti dell’America latina, nei Caraibi e in Europa. Al suo rientro negli Stati Uniti se ne andò nel West e nel 1884 conobbe William “Buffalo Bill” Cody, lavorando come suo agente per il Wild West Show.

Il declino delle dime novel

I romanzi avevano una formula ben precisa e uno dei motivi del declino delle dime novel fu che col tempo le storie finirono per divenire prevedibili. Un altro fattore fu l’aumento di uno o due centesimi dell’affrancatura per la spedizione, che ridusse il guadagno delle vendite.

Ma mutarono anche gli interessi dei lettori, il cinema principalmente che, più o meno allo stesso prezzo delle dime novel, offriva un intrattenimento nuovo.

Il futuro delle dime novel

Forse è vero che c’è un tempo per ogni cosa. Le dime novel nacquero in un periodo storico ben preciso: era un periodo di scoperte e di spedizioni esplorative, ma anche di guerre e di cambiamenti sociali.

Oggi ci sarebbe spazio per un’altra letteratura da due soldi? E quanti “soldi” dovrebbe costare?

In edicola ci sono quasi sempre collezioni di romanzi, ma nulla di nuovo innanzitutto e non propriamente da “due soldi”. Di recente ho acquistato una collana di romanzi western, una dei gialli di Simenon sul commissario Maigret e una seconda di altri suoi romanzi, la serie di romanzi su Arsene Lupin e infine quella sui gialli americani del ’900.

Il costo variava dai 6 agli 8 euro e sono tutti libri in brossura o in brossura con alette, comunque edizioni economiche, anche se non possono essere considerati dime novel per il prezzo.

I libri settimanali del 1965

Su Ebay ho acquistato alcuni romanzi della collana “Gli Oscar settimanali” della Mondadori. Usciti a partire dal 27 aprile 1965, erano definiti dalla casa editrice i “libri-transistor che fanno biblioteca”. Il prezzo di copertina era di 350 lire, che corrispondono a circa 3,50/3,60 euro di oggi. Il prezzo di un albo a fumetti.

Non certo un tentativo di riportare in auge le dime novel, perché erano ristampe di romanzi già usciti, ma come prezzo ci siamo.

Le dime novel del XXI secolo

La Delos Books, in un certo senso, sta pubblicando una “letteratura da due soldi”, con le sue tante collane di narrativa di genere prodotte in ebook e vendute al prezzo di 0,99 o 1,99 euro. Non sono tutti romanzi, ma molti sono racconti lunghi, quindi non c’è ancora, almeno in Italia, una pubblicazione di romanzi nuovi da edicola al costo di circa 3 euro.

Ma sarebbe possibile, oggi, nel XXI secolo, pubblicare una nuova narrativa a un ridotto prezzo di vendita? E come sarebbero pagati gli autori, in royalty o con un compenso per storia?

Che ne pensate? È possibile studiare un formato, una lunghezza massima per romanzo e un prezzo adatto per questi romanzi?

Fonti

  • “Definition of Dime Novel”, Robert McNamara
  • “Dime Novels.” American History Through Literature 1870-1920. Encyclopedia.com
  • “Dime Novels: The Rise of the American Hero”, Brian M. Simmons
  • “Una collana da Oscar, storia di uno dei progetti editoriali più influenti di sempre”, Oblique

23 Commenti

  1. Gabriele
    15 novembre 2018 alle 08:43 Rispondi

    Ciao! Bel post, davvero.
    A me piacerebbe moltissimo rivedere qualcosa come le Dime Novel. Conosci il Lettore di Fantasia? E’ una rivista che esce un paio di volte l’anno e contiene dei racconti a puntate o autoconclusivi. Recentemente hanno introdotto anche delle brevi storie a fumetti. Secondo me si avvicina abbastanza alla struttura delle Dime Novel

    >> La Delos Books, in un certo senso, sta pubblicando una “letteratura da due soldi”,
    Non lo conoscevo. Ti stai riferendo a qualcosa del genere? //www.delosstore.it/ebook/generi/narrativa-fantasy-brevi-racconti/

    • Daniele Imperi
      15 novembre 2018 alle 12:17 Rispondi

      Ciao, grazie.
      Conosco quella rivista, ma non l’ho mai comprata. Però ho inviato un racconto mesi fa :D
      Della Delos parlo delle varie collane in ebook.

    • von Moltke
      16 novembre 2018 alle 21:11 Rispondi

      Quindi esistono ancora riviste letterarie! Almeno una…
      Sono molto stupito, e anche piacevolmente, aggiungo. Sarebbe interessante se questa citata apra effettivamente strade per la pubblicazione presso case editrici. Sapete qualcosa a riguardo? Ad esempio, se e quali autori abbiano iniziato a pubblicare qui, per poi venir scoperti da editori e finire in libreria?

  2. Barbara
    15 novembre 2018 alle 10:32 Rispondi

    Caspita, non le conoscevo proprio queste Dime Novel! C’è mai stato un periodo del genere in Italia? Gli Oscar settimanali me li ricordo, come gli Oscar Giallo (i primi Agatha Christie li ho letti lì) e gli Oscar Classici, ma come dici tu non sono romanzi “nuovi”, sono ristampe di testi famosi. C’è ancora Urania, un mio collega che ne è appassionato mi dice che ogni tanto ci sono cose nuove (ma magari sono nuove per lui?). Se pensiamo al romance, c’è Harmony e Liala e credo che lì ci siano testi nuovi, non sono famosi, forse c’è qualche ristampa tra un decennio e l’altro. Ma come dici tu, non li vedo mai scendere sotto i 5 euro e non è che siano stampe pregiate!
    Sul prezzo basso delle Dime Novel c’erano un tempo i libretti a 1000 lire della BUR, quelli con la copertina lucida in grigio-marmo. Poi c’era la serie a 2000 lire, 3000, 3500, 4000 e 4500… poi convertiti in euro hanno perso appeal. E in ogni caso non erano storie nuove, ma classici. Io comunque li rimpiango parecchio. Li infilavo nello zaino e ogni momento era buono.
    Non credo che Delos stia facendo qualcosa di simile, perché Delos è solo digitale. E come hai sottolineato tu la distribuzione postale delle Dime fu importante. Ancora oggi, con il digital divide e tutto il resto, avere un romanzo in edicola ha molta più diffusione che averlo digitale.

    • Daniele Imperi
      15 novembre 2018 alle 12:20 Rispondi

      Da noi non credo ci sia stato quel periodo, avevamo però i romanzi d’appendice. Gli Harmony potrebbero ricadere in quel tipo di letteratura.
      Io ricordo i 100pagine1000 lire della Newton, ma era solo la ripubblicazione di opere già edite.

      • Barbara
        15 novembre 2018 alle 12:27 Rispondi

        Si, si, Newton! Non so perché mi sia venuta in mente la BUR… Era Tascabile Economica Newton! :D

        • Daniele Imperi
          15 novembre 2018 alle 12:34 Rispondi

          Ne ho parecchi anche io, di quelli a 100 pagine almeno un centinaio :)

  3. Ferruccio Gianola
    15 novembre 2018 alle 14:39 Rispondi

    Che faccio un Record Culturale sulla Dime Novel? Non credo di averne parlato…

    A parte le battute sono piuttosto scettico sulla possibilità di un progetto editoriale del genere al giorno d’oggi. Non per il prezzo, però. Credo che la colpa sia da addossare alla televisione

    • Daniele Imperi
      15 novembre 2018 alle 14:44 Rispondi

      Se pensi che sia un record, fallo :)
      Perché dici che non funzionerebbe per colpa della televisione?

      • Ferruccio Gianola
        15 novembre 2018 alle 15:07 Rispondi

        Perché offre troppe cose teoricamente in grado di coprire questa esigenza: l’intrattenimento da due soldi ce li mette la tele, oggi.

  4. von Moltke
    15 novembre 2018 alle 22:31 Rispondi

    Un articolo coi fiocchi. Ti faccio i miei complimenti.
    Negli anni ’90 la Newton Compton pubblicava opere dal formato molto ben curato a 3.900 e 4.900 Lire. Non erano solo romanzi, anzi, e quelli che lo erano spesso erano dei classici coi fiocchi (Pirandello, Stoker, Maupassant), ma furono un’operazione straordinaria, che ancora rimpiango (il mio primo Nietzsche fu dei loro). Poi ci furono anche i loro libri “100 pagine 1000 Lire”, secondo me molto inferiori come qualità, ma ancora più interessanti come esperimento per mettere la cultura anche alta alla portata di tutte le tasche. Non mi capacito di come sia poi finito tutto in maniera anche abbastanza brusca.
    Esistono ancora, in inglese, i classici Penguin a 2£, anche lì autori (appunto) classici, ma è ammirevole come la collana esista ininterrottamente dal secondo dopoguerra ad oggi.
    Ora non saprei se ci siano, in italiano, delle iniziative di questo tipo, ma, se ci fossero, mi ci tufferei a capofitto, vista la mia fame di libri e i prezzi sempre più scoraggianti che mi costringono a comprare su Ebay all’estero.
    Da scrittore, non disdegnerei una collana di questo tipo dove comparire: sempre meglio che l’editoria a pagamento o l’e-book (sono un reazionario).
    Non saprei se la cosa abbia speranza di funzionare, però: questa è una questione a cui potrebbe rispondere solo uno del mestiere.

    • Daniele Imperi
      16 novembre 2018 alle 07:59 Rispondi

      Grazie.
      Riguardo la Penguin parliamo sempre di libri classici, non di inediti. Quindi è un campo diverso dalle dime novel.
      In una collana come quella mi ci butterei anche io :)

      • Von Moltke
        16 novembre 2018 alle 18:54 Rispondi

        Nella prima metà del secolo scorso esistevano, più che altro negli Stati Uniti d’America, le riviste cosiddette “pulp”, il cui concetto era lo stesso delle dime. Costavano pochissimo, erano dedicate ciascuna ad un genere specifico, e pubblicavano racconti scritti da perfetti sconosciuti. Ci si fecero le ossa anche i grandissimi, come Asimov e Lovecraft. E rappresentarono un’occasione unica per gli scrittori esordienti. Da noi mi risulta che questo sia sempre mancato, specie in tempi recenti. Un’amica mi consiglia di iniziare a farmi pubblicare da riviste letterarie, ma io rispondo : quali? Ne esistono? E, se esistono, pubblicano con le stesse meccaniche delle case editrici?

        • Daniele Imperi
          17 novembre 2018 alle 08:01 Rispondi

          Avevo fatto una ricerca sulle riviste letterarie italiane ma ho trovato ben poco. Nel blog ho messo un piccolo elenco ma non ricordo dove.

  5. Nani
    16 novembre 2018 alle 02:59 Rispondi

    Stavo per nominare anche io la Delos. Il commento di Barbara mi fa pensare… pensavo che ormai l’e-reader fosse abbastanza diffuso in Italia, ma evidentemente mi devo ricredere.

    • Daniele Imperi
      16 novembre 2018 alle 08:01 Rispondi

      Non so dirti quanto sia diffuso l’ereader in Italia. Io ho avuto problemi con il Kobo Glo, ho solo buttato soldi, e adesso se ne sta chiuso nella custodia e scarico.

  6. Bonaventura Di Bello
    16 novembre 2018 alle 19:10 Rispondi

    Bellissimo articolo, non sapevo di quel genere di letteratura e scoprirla è stato un vero piacere.
    Qualcuno ha già citato i ‘millelire’ della Newton Compton, infatti sono i primi che mi sono venuti alla mente, ma non mi pare abbiano avuto più che un successo da ‘meteora’, forse per il solito problema che, in fondo, qui in Italia si legge poco.
    Non credo, purtroppo, che collane di quel tipo possano oggi ricevere un’accoglienza migliore, visto che con l’avvento del digitale e l’effetto dirompente dell’analfabetismo funzionale soprattutto qui in Italia i veri ‘lettori di libri’ sono quasi in estinzione e si orientano verso titoli di un certo spessore, o comunque facenti parte del ‘mainstream’ letterario/editoriale.
    Per quanto riguarda me e la mia compagna, le nostre ‘dime novel’ (intese come letteratura a basso costo) sono a volte rappresentate dai libri usati, trovati sulle bancarelle, in polverose librerie o anche online da siti come ComproVendoLibri. Spesso acquisto libri in inglese dalle librerie britanniche o statunitensi che vendono l’usato attraverso Amazon o eBay, ma in quel caso si tratta di saggistica più che altro, però si trovano anche titoli con copertina rigida a un costo inferiore ai 5 euro compresa la spedizione (sic!) e in condizioni a volte perfette, quando non sono edizioni degli anni 40 o 50 che a volte ho voluto acquistare nonostante avessi le ristampe di qualche decennio dopo, solo per il gusto di poter tenere in biblioteca un ‘originale’ d’epoca.

    • Daniele Imperi
      17 novembre 2018 alle 08:02 Rispondi

      Grazie. Neanche io so quanto potrebbero funzionare oggi per vari motivi.
      Su comprovendolibri acquisto (e vendo) anche io.

  7. Andrea Venturo
    20 novembre 2018 alle 03:43 Rispondi

    Ehrr… siam pieni di “Dime Novel” Daniele.
    I “Romanzi” da 0,99 che infestano Amazon, alcuni dei quali generati al computer e spacciati per libri solo al fine di essere “letti” da account fantasma per macinare pagine su Kindle Unlimited

    Quanto vendono? A quanto so poco: chi legge in Italia considera il prezzo una discriminante. Insomma c’è gente che si vergogna a dire che ha pagato un libro un euro. Quando avevo il tempo di leggere avrei dato un rene pur di pagare 2000 lire un libro che me ne costava 20000 così da decuplicare il mio potere d’acquisto e accrescere la biblioteca.
    Sarà questo il motivo per cui le biblioteche son tanto poco frequentate?

    Un saluto :-)

    • Daniele Imperi
      20 novembre 2018 alle 08:04 Rispondi

      Mah, quella la considero spazzatura, non dime novel :D

  8. Massimo Prevete
    20 novembre 2018 alle 09:13 Rispondi

    Ciao Daniele! Sono mesi che seguo il tuo blog, ma oggi mi sono deciso a scrivere nel vedere affrontato questo tema. Io penso che in Italia sia un genere di letteratura per niente diffuso (e hanno ragione quelli che scrivono ‘il prezzo è una discriminante’, le cose stanno davvero così per quello che possiamo vedere). Ma è anche il bello di trovarle: quando spulci tra vecchi magazzini e stand vari, fiere del libro o cos’altro, rimarrai estatico nel vederle attorno a te, fosse anche solo la volta che ne apprendi l’esistenza! Per il resto, li ritengo a tutti gli effetti ‘complementari’ al sistema di eBook, solo in formato cartaceo.

    Mia opinione, certo.

    • Daniele Imperi
      20 novembre 2018 alle 09:45 Rispondi

      Ciao Massimo, benvenuto nel blog. Il prezzo potrebbe essere una discriminante, certo, ma si potrebbe creare una collana di romanzi brevi e in formato tascabile in brossura, con un prezzo basso quindi.

      • Massimo Prevete
        20 novembre 2018 alle 12:52 Rispondi

        Sì, quella di una collana di romanzi è un’idea a mio parere buona, e soprattutto ancora non molto esplorata nel mondo dell’editoria. Sarebbe da farcene più di un pensiero!

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