Come vendere il tuo libro a un editore

Come vendere il tuo libro a un editore

In una delle ultime newsletter di Bob Bly – quelle che preferisco di più perché piene di interessanti citazioni – ho trovato i “6 consigli per vendere il tuo libro a un editore” (6 tips for selling your book to a publisher). I consigli provengono da “Right Writing News” di Terry Whalin del 14 maggio scorso.

Voglio riportarli con i miei commenti, perché non sono d’accordo su tutti, anzi concordo in pieno soltanto con il primo. Sul 2, il 3 e il 4 concordo in parte e sull’ultimo per niente.

Aggiungo anche, pur non essendocene bisogno, che quei consigli riguardano il mercato editoriale statunitense, che è diverso da quello italiano.

Crea un titolo facile da ricordare

Create a memorable book title.

La questione del titolo di un libro per me è decisiva. Come alcuni sapranno, soltanto da poco sono riuscito a trovare il giusto titolo per il famoso e interrotto P.U., ma il titolo del romanzo storico in stesura c’è stato fin dall’inizio.

Nel mio vecchio articolo ho elencato quelle che per me sono le 5 caratteristiche che deve possedere un buon titolo per un libro:

  1. Musicalità: curare, cioè, il suono delle parole, della frase che compone il titolo.
  2. Unicità: non devono esistere altri libri con lo stesso titolo.
  3. Attinenza: il titolo deve essere ovviamente adatto alla storia narrata.
  4. Brevità: i titoli brevi vanno preferiti ai titoli lunghi (in fondo, le dimensioni di un libro sono ridotte e lo spazio a disposizione è poco).
  5. Chiarezza: il titolo deve essere facile da leggere e capire.

Bene, ho appena scoperto che il titolo scelto per il mio romanzo storico esiste già in un libro pubblicato nel 2011, anche se non è un romanzo ma un fumetto.

Bene 2, ho appena scoperto che il titolo scelto per il mio romanzo di fantascienza ex P.U. esiste già in un libro pubblicato nel 1992 negli Stati Uniti e in Italia qualche tempo dopo, anche se è un romanzo d’amore.

Che cosa fare? Che cosa farò? Per ora lascio quei titoli, poi si vedrà. Secondo me l’unicità di un titolo è abbastanza difficile da ottenere.

Leggi e rileggi i paragrafi iniziali

Read and re-read your opening paragraphs.

Che cosa intende, di preciso? Forse il solito consiglio che gira da anni, e cioè di scrivere un buon incipit per il nostro libro, perché è la prima pagina a essere letta da un editore (e dai lettori prima dell’acquisto).

Sono d’accordo in parte, perché non credo che un editore si limiti a leggere soltanto la prima pagina. Certo, se è scritta coi piedi, cestinerà il manoscritto prima di continuarne la lettura.

Ma lo farà anche se è soltanto l’incipit a essere ben scritto e non il resto del libro.

Per quanto mi riguarda, quindi: leggi e rileggi ogni paragrafo del libro.

Chiedi a uno scrittore di fiducia e amico di leggerlo e chiedigli un riscontro

Have a trusted writer and friend read it and give feedback.

Chi di voi conosce uno scrittore di fiducia? E che sia anche vostro amico?

Il riscontro è molto importante, ecco perché è bene avere dei lettori beta, che siano anche dei lettori forti, altrimenti non serve a nulla.

Bisogna anche vedere cosa si intenda per scrittore di fiducia: uno scrittore famoso? O uno scrittore, anche se non ancora pubblicato, di cui ci fidiamo?

Scrivi a un pubblico mirato ben definito

Write to a well-defined target audience.

Chi di voi, quando scrive, pensa al pubblico di lettori?

Io, a esser sincero, mai.

Io penso a me stesso: non è egoismo, ma scrivo ciò che mi ispira, ciò che mi sento di scrivere, ciò che amo scrivere. Non ho mai pensato a un pubblico mirato. Se scrivo fantascienza, mi rivolgo a chi legge fantascienza.

Con il romanzo storico è diverso, perché non credo che esista un pubblico che ami tutti i romanzi storici. Dipende, penso, dal periodo storico narrato. Il pubblico di lettori del mio romanzo storico è purtroppo ristretto.

Descrivi la tua concorrenza

Detail your competition.

Degli scrittori come colleghi e non concorrenti parlai molto tempo fa, nel 2011. Come si fa a descrivere la nostra concorrenza in merito al libro proposto a una casa editrice?

Per me è impossibile. Quando proporrò il mio romanzo storico, i miei concorrenti saranno tutti gli scrittori di romanzi storici? Tanto vale lasciar perdere.

Non abbiamo concorrenti, altrimenti come lettori leggeremmo soltanto un autore per genere letterario.

Presenta un piano di marketing realistico

Present a realistic marketing plan.

La commercializzazione di un libro dovrebbe essere un compito della casa editrice, non di un autore.

È vero che ho scritto alcuni articoli su come creare un piano di marketing per un libro, ma sono idee valide soprattutto per le case editrici, anche se alcune tornano utili agli autori.

Quindi mi sembra irrealistico dover presentare, in Italia, un piano di marketing per il nostro libro quando ne spediamo il manoscritto a un editore. Al limite possiamo proporre alcune idee da mettere in pratica nel nostro piccolo o altre più grandi per la casa editrice.

Come vendere il tuo libro a un editore?

Scartando gli ultimi 3 consigli, che non credo possano tornarci utili, restano i primi 3, che hanno una certa importanza.

Secondo me i consigli validi per “vendere” (meglio proporre) un libro a un editore cono 5:

  1. Crea un titolo facile da ricordare
  2. Scrivi con una voce unica
  3. Crea una storia avvincente e forte
  4. Proponi il libro a una casa editrice adatta
  5. Considera la collana editoriale in cui inserire il tuo libro

4 Commenti

  1. Andrea
    giovedì, 18 Settembre 2025 alle 8:41 Rispondi

    Ciao Daniele, è da anni che, come faranno molti aspiranti autori, vado in cerca di consigli su come arrivare a una pubblicazione con un buon editore.
    Quelle elencate nel tuo post (da ambo le parti) le trovo abbastanza utili e di buon senso. Ad esempio proporre un piano di marketing facendo leva su degli ottimi e reali dati social o inserendo un bel media kit, non la trovo malaccio.
    Personalmente, dopo un primo tentativo deludente, ho preferito auto-pubblicare per diversi anni, ritenendo l’invio di manoscritti tempo perso, ottenendo – lavorando sodo – risultati forse insperabili con un piccolo/medio editore.
    Da circa due anni sto ri-accarezzando l’idea di collaborare con buon editore, visto che mi è sempre più difficile fare tutto da solo. Ho gusti difficili (escludo eventuali pagamenti e piccole aziende) e ne ho contattato alcuni per una proposta editoriale o anche solo per condividere un’idea o del materiale storico inedito… e questa volta mi hanno risposto.
    Non lo so Daniele… se li rincorri ti snobbano, poi, quando finalmente te ne fai una ragione, quasi ti cercano.
    Penso che ogni libro pubblicato sia una storia a sé, non replicabile, e probabilmente uno scrittore, o autore che sia, per essere preso in considerazione deve avere alle spalle un lungo percorso di attività e di critica.
    Leggere, leggere consigli, comunque, fa sempre bene. Grazie. :-)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 18 Settembre 2025 alle 13:06 Rispondi

      Ciao Andrea, il problema, almeno per me, è che non ho dati social che fanno gola a un editore.
      Escludere i pagamenti non significa avere gusti difficili: NON si deve mai pubblicare con case editrici a pagamento. È un dogma.
      Sono d’accordo che non sia replicabile ciò che ha portato alla pubblicazione di un libro. Ogni libro, comunque, è un prodotto a sé stante.

  2. Corrado S. Magro
    giovedì, 18 Settembre 2025 alle 9:17 Rispondi

    L’editore non è un apostolo ma uno che, come tanti, impegna risorse materiali e mentali per ricavarne un profitto. A parte le eccezioni presenti in ogni realtà assodata, fare breccia scrivendo senza possedere certi titoli: essere conosciuto, avere influenza (non proprio il covid) e “forse anche” scrivere bene, è una chimera. Naturalmente valgono altri aspetti che variano da contesto a contesto. Per uno sconosciuto come me che scrive, l’unica leva è il piacere di farlo e se sa farlo bene, allora forse, forse… Partire bene è indispensabile per l’editore per proseguire. Su questo, sono pienamente d’accordo

    • Daniele Imperi
      giovedì, 18 Settembre 2025 alle 13:08 Rispondi

      Certamente le case editrici non campano per beneficenza e non ne fanno. Scrivere bene è il minimo sindacale, essere conosciuto e influente è invece appannaggio di rare persone.

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