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Le 5 W del giornalismo per scrivere un incipit chiaro

Le 5 W del giornalismo per scrivere un incipit chiaro

Il mio romanzo aveva una grande lacuna: mancava il cosiddetto world building, l’ambientazione, che soprattutto in una storia di fantascienza dev’essere chiara, dettagliata. Io invece avevo, volutamente, lasciato tutto nel vago, perché quella prima parte del romanzo è ambientata così tanto nel futuro da rendere impossibile l’immaginarla.

Questo, ovviamente, sa di scusa, anche se non lo è. Scusa o meno, il lettore che si siede a leggere quel romanzo si chiederà dove si muovano i personaggi, quando avvenga quel fatto. Si porrà lecite domande a cui l’autore non ha potuto, o voluto, offrire una risposta.

Le 5 W del giornalismo in narrativa

Per risolvere quel problema, quella lacuna, ho provveduto a creare un’ambientazione, disegnando anche la mappa della città con le vie principali e i settori in cui è divisa. Ho preso poi una serie di appunti che mi serviranno per inserire dettagli utili.

Ripensando al lavoro fatto per rendere quella prima parte chiara e anche credibile, ho scoperto di aver applicato la famosa regola delle 5 W del giornalismo anglosassone, che ora si applica anche al copywriting, al blogging e a chissà cos’altro.

È una regola facile da ricordare, perché in inglese le 5 parole iniziali usate per porre altrettante domande cominciano tutte con la stessa lettera: la W. Da noi diventerebbe la regola delle 2 C+Q,D,P: una volta tanto risulta utile e intelligente lasciare l’inglese.

Bisogna sempre usare la regola delle 5 W per scrivere un incipit?

No, a dire la verità. Ho letto per l’occasione gli incipit di vari romanzi famosi e in molti mancava una delle 5 W o anche un paio. Direi che l’autore, di volta in volta, valuterà se usarle tutte o meno.

Di sicuro, secondo me, è bene rispondere a tutte e 5 le domande, anche se poi si deciderà di omettere una o più risposte.

1° W – Who: Chi è il protagonista (o uno dei protagonisti) del romanzo?

O il comprimario o comunque un personaggio che riveste una sua importanza nella storia?

Un poliziesco, per esempio, potrebbe iniziare con un senzatetto che trova un cadavere sotto un ponte. Non è certo il protagonista né tantomeno un comprimario, ma è un personaggio che in quel momento si è addossato, suo malgrado, una grossa responsabilità: quella di dare inizio all’intera storia.

Penso quindi che questa prima regola, quella del “Chi”, debba definire il personaggio iniziale della storia. È meglio chiamarlo così, piuttosto che protagonista o comprimario. Si vedrà poi se sarà uno dei due o se scomparirà completamente dal romanzo.

Come farlo apparire sta a noi e al nostro stile: se descriverlo nei minimi particolari o se lasciare la sua descrizione all’immaginazione del lettore o se mostrare il suo aspetto centellinandone i dettagli lungo la stesura.

2° W – What: Che cosa sta facendo?

Se nel nostro incipit dovesse già comparire il protagonista, cosa che forse avviene spesso, non è detto che debba compiere un’azione memorabile. Il commissario Maigret, nell’incipit di Pietr il lettone, sua prima indagine ufficiale, sta mettendo carbone nella stufa.

Questo per dire che un personaggio indimenticabile può entrare in scena e nella storia facendo qualcosa di assolutamente normale.

È chiaro come questa seconda regola influenzi l’intero incipit: in base all’azione del personaggio iniziale il lettore entrerà in un’atmosfera di serenità, di tensione, di paura, di dramma, di dolore, di divertimento, ecc.

Che sensazione vogliamo dare al lettore con l’incipit del nostro romanzo?

Forse è questa la prima domanda da porsi, la cui risposta ci suggerisce quale personaggio iniziale usare e cosa fargli fare.

3° W – When: Quando avviene il fatto?

Questa è una delle regole che più spesso viene esclusa dagli incipit dei romanzi, stando a quanto ho letto e riscontrato.

Nel romanzo che sto leggendo (nel momento in cui scrivo, almeno), la seconda indagine di Martin Beck, L’uomo che andò in fumo di Maj Sjöwall e Per Wahlöö, sappiamo soltanto che è agosto, ma non conosciamo l’anno. Il romanzo è stato però pubblicato nel 1966 e il periodo di Martin Beck è proprio quello.

È importante l’anno? No, almeno non sempre. Il periodo storico però sì. In alcuni casi lo si può dedurre facilmente, in altri è suggerito dal titolo o dalla copertina o da entrambi.

Nel romanzo di Sjöwall e Wahlöö il periodo storico si deduce da tutta una serie di dettagli, fra cui l’assenza dei cellulari e di internet. Ma anche all’inizio degli anni ’90 mancavano smartphone e la rete, però non c’era già più la Germania Occidentale, che invece in quel romanzo compare.

Dettagli storici. Ecco, forse il “quando” è dato da una serie di dettagli che suggeriscano al lettore in maniera inequivocabile (o quasi) il periodo in cui si svolge l’azione nell’incipit.

4° W – Where: Dov’è ambientata la storia?

Potremmo formulare la domanda in un altro modo: come inserisco nell’incipit del romanzo il luogo in cui si svolge la vicenda?

È vero che in molti casi è abbastanza semplice. Nell’incipit del romanzo Le tigri di Mompracem Salgari spiega già dal primo paragrafo che siamo a Mompracem, un’isola situata nel mare della Malesia, a poche centinaia di miglia dalle coste occidentali del Borneo.

È davvero fondamentale far capire subito al lettore dove siamo?

Non credo sia fondamentale nominare la nazione o perfino la città, se nel nostro incipit questo dettaglio non serve. In un paio di casi, anzi, il dettaglio del luogo ha fuorviato, appositamente, il lettore. Parlo degli incipit dei romanzi L’uomo che andò in fumo di Maj Sjöwall e Per Wahlöö e Dove porta il fiume di James Dickey.

Ma sono convinto che nella prima pagina del romanzo, comunque, il lettore debba capire se siamo all’interno o all’esterno, come minimo, e debba trovare alcuni particolari che gli suggeriscano l’ambientazione.

5° W – Why: Perché sta succedendo quel fatto?

O, meglio: perché il personaggio iniziale sta compiendo quell’azione? Che più o meno significa: dare un senso al tutto, dare un senso al nostro incipit.

C’è da dire che questo “perché”, questo motivo, non è strettamente legato all’intero romanzo, ma resta confinato spesso al puro incipit, che in definitiva è soltanto una delle scene della storia.

Ma ci sono casi in cui quel motivo, come vedremo nel prossimo “capitolo” dell’articolo, è davvero legato a tutto il romanzo, ne rappresenta anzi il cosiddetto incidente scatenante.

Imparare dai grandi Maestri: le 5 W nell’incipit de “I promessi sposi”

Siamo d’accordo che quell’incipit sia bello lungo. Siamo anche d’accordo che erano i tempi di Manzoni e non i nostri. E siamo anche d’accordo che a me quel tipo di incipit non dispiace per niente, anzi lo trovo utile e funzionale in alcuni tipi di romanzi.

Manzoni, comunque, ha rispettato tutte e 5 le W del giornalismo nel suo incipit:

  1. Who: Don Abbondio, uno dei personaggi principali del romanzo.
  2. What: sta tornando a casa dopo una passeggiata. Incontra i due bravi che – bella bravata! – gli impongono di non maritare Renzo e Lucia. Quel matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai.
  3. When: sulla sera del giorno 7 novembre dell’anno 1628. Manzoni non sarebbe potuto essere più preciso.
  4. Where: Lecco, che a quel tempo era un borgo.
  5. Why: perché il matrimonio non s’ha da fare? Perché l’illustrissimo signor don Rodrigo ha messo gli occhi addosso a Lucia.

Le 5 W nell’incipit de “Il cucciolo” di Marjorie Kinnan Rawlings

Un classico per ragazzi che dovrebbero leggere tutti. Non per niente l’ho inserito nei miei 100 libri da leggere.

  1. Who: Jody, un ragazzetto.
  2. What: sta sarchiando il terreno, ma poi si allontana in cerca dell’albero delle api.
  3. When: un venerdì di aprile.
  4. Where: in una casupola di campagna, nei pressi di Grahamville, in Florida.
  5. Why: perché Jody se ne va nel bosco? Perché la provvista invernale di sciroppo di canna era esaurita, e anche quasi tutti i barattoli di marmellata.

I vostri incipit con la regola delle 5 W

Mai usata questa regola per scrivere i vostri incipit? La userete in futuro?

34 Commenti

  1. Luca Valentini
    17 maggio 2018 alle 07:42 Rispondi

    Ciao Daniele, grazie per gli ottimi consigli per utilizzare la regola delle 5W!

    • Daniele Imperi
      17 maggio 2018 alle 11:20 Rispondi

      Ciao Luca, spero ti siano utili.

  2. Tiade
    17 maggio 2018 alle 08:27 Rispondi

    Cercando tempo fa nel web nozioni varie sui libri, ti ho trovato.
    Ne son sempre più lieta. Sei un continuo stimolo.
    Intanto mi sono esercitata a scrivere racconti bignami di duecento battute, una bella sfida. Per ora sono a sei e non mi dispiacciono per niente.
    Come sempre grazie.

    • Daniele Imperi
      17 maggio 2018 alle 11:20 Rispondi

      Grazie. I racconti bonsai, specie di 200 caratteri, non sono semplici, infatti.

      • Tiade
        17 maggio 2018 alle 12:35 Rispondi

        In una mezz’oretta ne ho scritti sei, il settimo è un po’ ostico ma ci arrivo.
        Mi piacciono le sfide :)

  3. Mirko
    17 maggio 2018 alle 08:30 Rispondi

    Ciao Daniele, non avevo mai pensato alla regola delle 5 W nell’incipit di un romanzo.

    • Daniele Imperi
      17 maggio 2018 alle 11:21 Rispondi

      Bene, allora devi metterla in pratica :)

  4. Andrea
    17 maggio 2018 alle 09:08 Rispondi

    Domanda che trascende un po’ l’articolo: ho letto che hai disegnato la mappa, mettiamo che il tuo desiderio sia tradurre il tutto in ebook, come fai a mettere la mappa nel libro elettronico?
    Forse è una domanda troppo tecnica? Io me lo sto chiedendo da un po’ di tempo.

    • Daniele Imperi
      17 maggio 2018 alle 09:13 Rispondi

      Nell’ebook puoi inserire le immagini, altrimenti la copertina come appare? :)
      Quindi, dove di solito vedi le mappe nei romanzi, inserisci l’immagine della tua mappa. Con Sigil a destra c’è la cartella Images e col tasto destro del mouse inserisci la tua mappa. Poi nel file HTML che crei appositamente per la mappa dal menu in alto la inserisci. Con InDesign, che è più avanzato, c’è sicuramente un modo.

      • Andrea
        18 maggio 2018 alle 10:22 Rispondi

        Da ignorante mi sono accorto che la mia domanda era mal posta. Più che altro avrei dovuto chiederti con che tipo di programmi si disegna in modo digitale :)

        • Daniele Imperi
          18 maggio 2018 alle 10:24 Rispondi

          Per la mappa ho usato Illustrator, ma prima ho disegnato la bozza a mano.

  5. Caterina
    17 maggio 2018 alle 09:34 Rispondi

    In effetti in italiano le 5 W non rendono proprio :D Stavo giusto pensando che anche il tedesco ha le cinque W :)

    • Daniele Imperi
      17 maggio 2018 alle 11:22 Rispondi

      In norvegese invece diventerebbe quella delle 4H e 1N :D

  6. MikiMoz
    17 maggio 2018 alle 09:40 Rispondi

    Ogni tanto ci si può giocare sopra.
    Certo, sono pilastri fondamentali che fanno in modo di mettere salde radici a una storia (e ancora di più a un articolo, lì sono praticamente obbligatori). Ma in un romanzo ci si può giocare un po’. Hai portato l’esempio del “quando?”, che… ecco, magari senza dire nulla di preciso, si fa in modo che il lettore possa ricostruirlo attraverso piccoli dettagli sparsi. Se, ad esempio, dicessi che in tv era trasmesso il match di Champions Milan-Juve e la partita finisce 2-1, già si può restringere il campo… e così via :)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      17 maggio 2018 alle 11:26 Rispondi

      Sì, in un romanzo ci si può giocare, dipende dall’effetto che vuoi ottenere con l’incipit e anche dal tipo di storia.
      Se tu dicessi che in tv era trasmesso il match di Champions Milan-Juve e la partita finisce 2-1, a me non darebbe alcuna informazioni sull’epoca storica :D

  7. andrea
    17 maggio 2018 alle 10:14 Rispondi

    Grazie. La regola delle 5W non la conoscevo, ed è anche simpatica da ricordare. Penso che sia importante scrivere un incipit ben fatto, ragionato, cosa che non facevo nei miei primi lavori. Poi l’ho imparato, merito anche di blog come il tuo.
    Ciao

    • Daniele Imperi
      17 maggio 2018 alle 11:27 Rispondi

      Sì, visto che in inglese sono tutte W, il lavoro ci viene facilitato :D
      Io spesso faccio finta che la mia storia sia un film e così immagino come potrebbe iniziare.

  8. Nuccio
    17 maggio 2018 alle 10:54 Rispondi

    È una delle prime nozioni che insegnano in ogni corso di scrittura creativa derivata dal giornalismo americano. Ma le origini sono da ricercare nei greci e latini con otto o mo più regole. Per ultima arrivò la Chiesa cattolica con le regole per un buon confessore. Ma provatelo ora a trovare tal confessore! Non resisterebbe più di un giorno. Chiuderebbe per fallimento. Le regole valgono per appianare le difficoltà di comunicazione, ma quando si diventa padroni del linguaggio si può sovvertire tutto ottenendo lo stesso risultato. Ciao😊

    • Daniele Imperi
      17 maggio 2018 alle 11:28 Rispondi

      Sì, quella regola è molto più antica del giornalismo e ha radici nelle origini che citi.

    • Kukuviza
      18 maggio 2018 alle 14:51 Rispondi

      La regola del buon confessore? E quale sarebbe?

      • Nuccio
        18 maggio 2018 alle 15:20 Rispondi

        Concilio lateranense del 1215: quis, quid,ubi, per quos,quoties, cur,quomodo,quando con molte varianti nei secoli.

        • Kukuviza
          18 maggio 2018 alle 18:52 Rispondi

          Eh bè…manco un interrogatorio non è così incalzante!

  9. Giancarlo
    18 maggio 2018 alle 10:11 Rispondi

    Articolo bello e interessante. Ti dirò, anche io scrivo (altrimenti non sarei su questo tipo di blog) e questa regola non la conoscevo affatto. Però, rileggendo tutti i miei incipit, mi sono reso conto che la rispettavo. Sempre. Forse che le regole di scrittura scaturiscono da sole ? A volte si, a volte no, purtroppo. Sono contrario in un certo senso alle regole (per mio carattere, è un difetto lo so) ma è fuor di dubbio che le regole servono. Il mondo stesso, la società, la natura segue delle regole (e meno male, aggiungo).Trovo in ogni caso che in un libro la prevalenza è lo stile, più ancora che la storia e le regole. Lo stile elegante rende elegante anche il contenuto più banale. Lo stile banale riesce a rendere banale anche la storia più originale. Le regole quindi non devono essere un ostacolo, piuttosto un aiuto.

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2018 alle 10:27 Rispondi

      Ciao Giancarlo, benvenuto nel blog. A volte anche secondo me le regole arrivano da sole. Riguardo allo stile, io preferisco che ci siano stile e anche una buona trama, ma sono d’accordo che una buona storia con uno stile sciatto non si riesca a leggere.

    • Nuccio
      18 maggio 2018 alle 15:30 Rispondi

      Per diventare un buon pittore, senza molte velleità artistiche, occorre conoscere gli strumenti, le combinazioni dei colori, la capacità di stesura, le tecniche e poi esercitare il tutto. Lo stile, se c’è la manualità, verrà fuori da solo. Lo stesso è per lo scrittore.😁

  10. Grazia Gironella
    18 maggio 2018 alle 16:19 Rispondi

    Conoscevo questa regola, ma non mi è mai capitato di applicarla consapevolmente scrivendo. Sono d’accordo con te quando dici che ognuno deve valutare se inserire tutti e cinque gli elementi e in quale misura. Per esempio io sono spesso vaga sull’aspetto tempo, perché non mi piace datare chiaramente le mie storie, e anche il “dove” raramente è definito, ma cerco di inserire dettagli a sufficienza perché il lettore veda il mondo della storia, pur senza attribuirgli un’etichetta. Di sicuro vale la pena di porsi le cinque domande e dare loro una risposta, fosse anche un “no, grazie”. Decidere per scelta consapevole è sempre meglio che lasciare fare al caso. ;)

    • Daniele Imperi
      21 maggio 2018 alle 07:08 Rispondi

      Di solito anche io sono vago sul tempo e sul dove. Resta però che quando scrivi devi averli chiari in mente.

  11. Andrea Venturo
    20 maggio 2018 alle 13:58 Rispondi

    Cioè di ogni elemento di un romanzo occorre ‘solo’ rispondere al massimo alle 5W e basta?

    • Daniele Imperi
      21 maggio 2018 alle 07:09 Rispondi

      Ho parlato di incipit, qui, non di ogni elemento del romanzo.

  12. Tiziana
    28 maggio 2018 alle 21:32 Rispondi

    Ciao Daniele. Quanto tempo…Proprio oggi mio figlio a scuola ha imparato la regola delle 5w. Pure compito a casa. Bisognava leggere un articolo e applicare le w. 😊

    • Daniele Imperi
      29 maggio 2018 alle 07:05 Rispondi

      A scuola oggi insegnano quella regola?

  13. Tiziana
    29 maggio 2018 alle 07:13 Rispondi

    Sì. Mio figlio fa la quinta elementare e ieri hanno fatto quello. Hanno fatto le varie forme di scrittura, tra cui quella giornalistica. E quindi a grandi linee li fanno esercitare. Niente di complicato, un’infarinatura. Non so ad esempio hanno fatto il racconto giallo, quello autobiografico (diario). Ieri era la volta di come si fa un articolo giornalistico con le famose 5w. Ripeto: nozioni con piccoli esercizi su tale scrittura. Mi pare buono conoscere e differenziare tutte le forme che abbiamo per scrivere. Durante l’anno poi ci sono testi su argomenti, riassunti, come sempre.

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