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Prima di scrivere un romanzo, nessun autore sa se sia in grado di scriverlo. E questo vale per qualsiasi opera artistica.
Se da una parte è vero che l’arte è una dote che non tutti possono avere – anche se c’è chi pensa il contrario – dall’altra, quando sentiamo di esser portati verso una forma d’arte, dobbiamo soltanto imparare a “maneggiarla”.
La fretta è nemica dell’arte
Nel corso degli anni, diciamo più o meno dalla fine degli anni ’80, ho iniziato a scrivere una quindicina di romanzi, la maggior parte fantasy, quattro di fantascienza e due che neanche saprei categorizzare: iniziati, appunto, e mai conclusi.
Il motivo di questa inconcludenza è stata la fretta: sentivo il richiamo della scrittura, mi venivano idee e cominciavo a scribacchiare. Presto abbandonavo il progetto per iniziarne un altro.
All’epoca avevo anche pochissime letture alle spalle e questo ha contribuito a fare di me lo “scrittore di elenchi e di inizi” e non di romanzi bell’e finiti.
La gavetta mancante
Quando leggo le testimonianze di altri scrittori, specialmente americani, vi trovo sempre un particolare comune: hanno iniziato a pubblicare racconti da giovani, spedendoli alle riviste letterarie e guadagnando anche qualcosa.
Un quadro che in Italia non conosciamo: qui nessuna rivista ti paga un racconto – o, almeno, io non ne ho trovate.
Qui la gavetta è limitata alle pubblicazioni su internet, nel proprio blog o in qualche piattaforma dedicata alla scrittura.
Dove avrei potuto inviare i miei primi racconti nell’era pre-internet?
L’arte di scrivere un romanzo con scuole di scrittura e corsi
Delle scuole di scrittura e dei corsi ho parlato qualche mese fa, e non certo bene, anche se non per esperienza personale. Il mio scetticismo è soltanto di natura economica.
Non stiamo parlando di un corso tecnico o specifico che mi permetterà di diventare un operaio o impiegato o professionista specializzato e quindi di trovare un lavoro, ma di corsi che (forse) mi faciliteranno la stesura di un romanzo e (forse) mi permetteranno di pubblicarlo con una casa editrice, per guadagnare alla fine pochi soldi.
Insomma, almeno per quanto mi riguarda, il gioco non vale la candela.
L’arte di scrivere un romanzo seguendo i consigli nel web
Senza parlare delle decine di libri che potete trovare su come scrivere un romanzo.
Fra i tantissimi articoli in vari blog, invece, ci sono anche i miei. In realtà posso dire che i miei due articoli sono molti utili, modestia a parte: uno parla di come non scrivere un romanzo e un altro spiega i 7 passi per scriverlo, uno di quei romanzi iniziati e mai conclusi…
Una domanda ci appare lecita: chi può dare consigli agli altri su come scrivere un romanzo?
Io non ne avevo scritto nessuno e ho dato dei consigli. In realtà, però, più che consigli erano mie opinioni e il metodo che stavo usando.
Gli scrittori famosi? Sì, quelli potrebbero essere qualificati a darne. Però, secondo me, ogni romanzo è un progetto a sé stante e ogni persona deve trovare il proprio metodo per scrivere un romanzo.
La pratica è amica dell’arte
L’arte di scrivere un romanzo si può imparare: basta mettersi d’impegno, iniziarne uno, esser convinti che vogliamo davvero scriverlo e finirlo.
È questo il “metodo” che sto seguendo per il mio romanzo storico: ci lavoro ogni giorno, convinto di volerlo finire. Magari scrivo 300 parole, alle volte 700 o poco più, talvolta appena un periodo, ma ogni giorno procede.
Quando sarà concluso, saprò che anch’io sono in grado di scrivere un romanzo, a patto di seguire lo stesso metodo.
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FRANCESCA CHIESA
Io ho 70 anni, ho cominciato a scrivere 3 anni fa, provando le tue stesse difficoltà e scegliendo la tua stessa conclusione: scrivo e basta. Un romanzo, evitando i racconti che invece mi vengono belli come se niente fosse. Buon lavoro
Daniele Imperi
Salve Francesca, benvenuta nel blog. I racconti sono più semplici da scrivere, per la loro brevità e perché tutto è più condensato. Buon lavoro anche a lei.
Grazia Gironella
Credo che l’utilità dei corsi di scrittura creativa risieda principalmente nel fatto che ravviva negli allievi l’entusiasmo per l’impresa mitica che stanno vivendo, mettendoli a contatto con insegnanti e colleghi. Ricordo bene quanto fosse emozionante parlare con il mio agente letterario, a suo tempo, già solo per il fatto che mi prendeva sul serio! Se un corso dovesse davvero insegnare, dovrebbe durare cinque anni, non cinque giorni. Ma tutto quello che spinge a progredire va bene, in fondo.
Daniele Imperi
Un corso di scrittura di 5 anni quanto ti costerà? Da una parte sono d’accordo, perché pochi giorni sono inutili, dall’altra è un progetto non fattibile.
Corrado S. Magro
Commento con ritardo perché fuori sede non potevo connettermi.
Un aspetto importantissimo è un’ottima conoscenza della lingua e nella narrativa in generale, la verosimiglianza del narrato. Lasciarsi prendere dall’enfasi è bene ma necessita un periodo di sedimentazione e di riflessione per rappresentare in cornici credibili eventi e personaggi.
Daniele Imperi
Non c’è un orario per commentare
Sono d’accordo su quanto scrivi: è proprio quello che mi mancava quando ho iniziato a scrivere “inizi” di romanzi.
Nicola Schiavulli
“È questo il ‘metodo’ che sto seguendo per il mio romanzo storico: ci lavoro ogni giorno, convinto di volerlo finire. Magari scrivo 300 parole, alle volte 700 o poco più, talvolta appena un periodo, ma ogni giorno procede”. Parole più che giuste, a mio modestissimo parere. Una delle caratteristiche per poter scrivere un buon romanzo o racconto (a parte ogni altra cosa: talento, lettura corposa di altri scritti, tecnica, forza creativa, ecc.) è la disciplina. Avute le idee, più o meno chiare, circa la storia ed il percorso narrativo, occorre scrivere ogni giorno. Costanza, continuità e disciplina. Solo così si può “restare” veramente nella trama che si compone e nei suoi personaggi. Solo così si può arrivare ad essere addirittura parte integrante del romanzo che si scrive. Purtroppo, però, questo è un “privilegio” che non può appartenere a tutti, poiché la vita quotidiana ci impone mille necessità ed obblighi cui adempiere, piccoli e grandi. Nel mio caso, per poter tranquillamente e continuativamente scrivere ho approfittato delle ferie estive e di quelle natalizie. E le idee fluivano, emergevano, si espandevano e prendevano forma scritta. Che meraviglia!
Daniele Imperi
La disciplina ti permette di avere continuità nel lavoro di scrittura, di seguire un metodo che ti sia congeniale. Ma prima di tutto bisogna avere le basi: conoscenza della lingua e della grammatica e tantissime letture.
Paolo Branca
La disciplina è senz’altro una delle strade che possono portare a scrivere con continuità, su questo siamo tutti d’accordo, penso. Pur essendo ‘normalmente’ una persona che possa definirsi disciplinata, purtroppo nella scrittura non fa al mio caso. Il fatto è che associo lo scrivere con la massima libertà con cui possa esprimermi e incasellare il tutto in tempi e situazioni rigide non mi riesce proprio. Poi parlando dell’inconcludenza credo di essere campione mondiale o almeno di meritare il podio. Pensa che anni fa ho iniziato un romanzo di fantascienza ambientato non troppo in là nel tempo, ma sicuramente in un futuro prossimo. Beh sono passati talmente tanti anni che quei concetti e quelle idee, all’epoca fantascientifiche, oggi si sono realizzate (vedi treni hyperloop ad altissima velocità o ‘intelligenza artificiale).
Daniele Imperi
Non devi avere tempi rigidi. Ti ritagli il tempo per scrivere ogni giorno o quasi quando puoi. Ambientare un romanzo di fantascienza in un futuro vicino si rischia quello che è successo a te. Anni fa per una gara in un racconto feci dire al protagonista “Mai uscire di casa senza un motore di ricerca”. Poi inventarono gli smartphone.