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I tabù della mia scrittura

Tabu scrittura

Quando ho letto l’articolo Vade retro – I tabù della mia scrittura di Chiara Solerio, ho pensato di fare la stessa cosa. Analizzarsi è sempre positivo, ci fa capire meglio noi stessi e soprattutto traccia dei confini, i limiti entro cui si muove la nostra scrittura.

Quei confini determinano anche il mondo raccontato da uno scrittore, la sfera delle sue narrazioni, la tipologia o le tipologie di storie che scrive e scriverà. Certo, se uno scrittore si pone tantissimi tabù, alla fine scriverà ben poco.

Il tabù dei generi letterari: ovvero legarsi a un solo genere

Io non riuscirò mai a capire come piaccia a molti scrittori condannarsi a una vita di scritture monotone. Tolkien non ha prodotto opere monotone, non è questo che intendo, ma resta il fatto che è rimasto entro strettissimi confini.

Sono gusti, ovvio, e ognuno è libero di scrivere ciò che vuole. Per me però è visto come un tabù verso tutti gli altri generi narrativi.

Storie che scriverei, ma non posso scrivere ora

Ho voluto raggruppare i miei tabù in due categorie e non 3 come Chiara. La prima comprende quelle storie che amo leggere, ma non ho ancora le competenze per scriverne. Ho scritto qualche brevissimo racconto di questi generi, ma niente di che e non basta come esercizio per buttarmi in un romanzo.

  • Gialli: a dire la verità non ne ho letti molti. Parlo dei veri gialli, però, perché le storie di Sherlock Holmes sono più polizieschi che gialli veri e propri. Leggere Agatha Christie è stato differente. In un sito ho letto le linee guida per scrivere un giallo e non sembra sia cosa facile. Se dovessi scriverne uno, vorrei che rispettasse tutte quelle regole, ma che allo stesso tempo fosse diverso dagli altri.
  • Romanzi storici: a me piacciono moltissimo, specialmente se ambientati nel Medioevo. Ma serve innanzitutto una grande documentazione sul periodo storico di riferimento, poi una certa abilità a mescolare personaggi storici e personaggi fittizi, che non è detto sia proprio necessario. Ho in lista alcuni romanzi storici che mi piacerebbe scrivere, ma ancora non mi azzardo ad affrontarli.
  • Fantascienza: altro genere che amo. Ma quanto conosco questo genere? A parte diverse opere di Asimov e Dick, ho letto pochi altri autori. Poco, quindi, per produrre un romanzo mio fantascientifico. La fantascienza inoltre spazia in varie scienze, bisogna quindi decidere bene di cosa parlare. Altro genere che per ora devo scartare.
  • Thriller: anche in questo caso non ne ho letti tanti, quindi non posso cimentarmi nella scrittura di un thriller. Ho visto parecchi film, è vero, ma non è la stessa cosa. Ci sono poi alcuni thriller che non potrei scrivere, anche se mi sono piaciuti molto. Parlo dei thriller medici come Ingraham e Innesto mortale di Colin Andrews (al secolo Francis Paul Wilson), autore che è anche medico.

Storie che non scriverei mai

Quelle che Chiara ha definito nel suo post come storie che non scriverebbe nemmeno con una pistola alla tempia. Altro che Misery non deve morire, lei si farebbe ammazzare dalla lettrice sfegatata. Ognuno di noi ha le sue letture e quindi anche le sue scritture. Di solito si tende però a separare le due cose, ma invece per me sono molto legate.

  • Romanzi erotici e di sesso: per me il sesso fa parte del privato, lo dico sempre. Non sopporto neanche una minima scena del genere in un film – neanche baci appassionati – figuriamoci a leggermi un romanzo intero. Mi annoiano da morire. Sono cose che si vivono, non che si leggono nei libri e spero di essermi spiegato.
  • Storie d’amore: idem come sopra. La noia mortale. In realtà ne ho scritto una per la selezione della Delos Books 365 storie d’amore, ma fu solo come sfida personale.
  • Drammi psicologici: ovvero quelle storie statiche, fatte solo di dialoghi e pensieri, zero azioni, che costringono il povero lettore a una tortura psicologica. Non fanno decisamente per me e non sarei nemmeno in grado di scriverle. Sono molto terra terra e pragmatico.
  • Temi sociali: storie di droga, divorzi, violenze casalinghe, razzismo, alcol, ecc. Tutto ciò che fa parte della realtà in cui vivo (intesa come periodo storico, non ho nessuno di quei problemi). A me la mia realtà non piace per niente, lo dico spesso, quindi non riesco a scrivere una storia che mi costringe a restarci in mezzo. Ecco perché rifuggo il cinema italiano, perché mi deprime. Se devo andare al cinema, devo uscire dal mio mondo. Ed ecco perché non leggo quasi per niente autori italiani: per lo stesso motivo.
  • Problemi dell’adolescenza: non avendone avuti – o almeno non tali da giustificarne una storia – non saprei che scrivere. Inoltre non mi interessano. Oggi esistono romanzi sui social media e l’abuso che ne fanno i giovani, per esempio, storie che non leggerei mai.
  • Malattie: c’è qualcosa di più triste? Mi sono bastate quelle vissute nella sfera familiare e non mi va di deprimermi a scrivere storie su quei temi. Ricordo ancora il titolo di un film che tanti anni fa fecero in TV, L’ultima estate di mio figlio… da tagliarsi le vene solo al titolo. Ovviamente non l’ho visto.
  • Storie di navi e di mare: perché a me il mare non piace. Quindi posso ambientare le mie storie in montagna, in città o nelle foreste, ma non nel mare. Quelle sulle navi, poi, nonostante ne abbia lette e abbia anche una bella collezione di libri di Patrick O’Brien e il cofanetto coi romanzi del Capitano Hornblower di C.S. Forester, sono impossibili per me, con tutta quella incomprensibile nomenclatura sulle parti delle navi e sui verbi delle varie azioni.
  • Gialli giudiziari: come quelli che scrive John Grisham, che è un avvocato. Storco il naso ogni volta che trovo una scena di tribunale in un film o in un libro. Per me sono tutte uguali e tutte noiose.
  • Thriller politici: è da quando sono nato che sento le scemenze dei nostri politici, con il risultato che in Italia va sempre peggio. Se dovessi scrivere un romanzo del genere, sarebbe apocalittico. La politica è noiosa e cambia troppo in fretta – come scenari, le scemenze restano invece invariate – per riuscire a starle dietro.

E i vostri tabù nella scrittura?

Io ho finito la mia carrellata di tabù. Non sono neanche pochi, ma Chiara ne ha più di me, alla fine. E i vostri? Volete raccogliere la sfida lanciata da Chiara?

42 Commenti

  1. LiveALive
    21 gennaio 2015 alle 09:07 Rispondi

    Non c’è nulla che non scriverei, neppure la storia della piccantissima relazione tra un ragazzo drogato che cerca redenzione arruolandosi in marina e una donna chirurgo sposata il cui figlio sta morendo di cancro d il cui marito è un noto politico italiano che sta seguendo 57 processi giudiziari. …forse ti piacerebbe scriverlo, Daniele XD

    Però pure io ho problemi con la documentazione. Mi piacerebbe scrivere storie ambientate in due periodi: la Roma di Traiano, e la Seconda Guerra Mondiale. Ma quanto è ampia la bibliografia su questi periodi? Quanti mesi dovrei passare a studiare prima di scrivere anche solo una riga? Fortunatamente il mio interesse per questi periodi è anche slegato dalla scrittura…
    In genere gli autori che si legano a un solo genere lo fanno perché, dicono, sono ben pochi gli autori che possono ottenere buoni risultati in più di un genere, in quanto ognuno richiede esperienza. Io non so fino a che punto crederci: già la divisione in generi è qualcosa di molliccio e impreciso che viene superato di continuo… Quanti sottogeneri ha il “fantastico”? Ancora poco, e arriviamo al punto che ogni singolo libro ha il suo sottogenere personale, suo e di nessun altro. Che ci vuole a scrivere una storia d’amore tra un vampiro e un robot? Ecco qua, ho creato un nuovo sottogenere: “Science-vampire-fiction necromoerotic romancepunk”. Genio…
    Un autore dunque può scrivere fantasy, storico e gialli con eguale abilità? Naturalmente dipende dalle sue preferenze, ma certo, è possibile, sia separatamente che come fusione di generi. (anche la fusione di generi è argomento interessante per un post futuro. Quanto devo documentarmi? Quanto devo essere abile nei due generi fusi? Se io scrivo un fantasy giudiziario, devo informarmi sul nostro sistema giuridico? E se scrivo una spy-story ambientata nel medioevo devo conoscere tanto il genere delle spystory quanto quello del romanzo storico?)

    • Daniele Imperi
      21 gennaio 2015 alle 13:11 Rispondi

      No, quella non mi piacerebbe scriverla, specialmente se ci sono politici nostrano di mezzo :)

      Per la storia romana – che è vasta – e la Seconda Guerra Mondiale – che è vasta anch’essa – devi concentrarti sul tema che vuoi trattare. Quale periodo della storia romana ti interessa? In quali anni si svolgerà la tua storia?
      Idem per il periodo ’39-’45, ma in questo caso è importante ilò contesto geografico.

      Non so se sia vero che è difficile essere bravi in vari generi. Forse lo dice chi non lo è?

      Il post sulle contaminazioni lo metto in programma.

  2. Fabio Amadei
    21 gennaio 2015 alle 10:18 Rispondi

    Penso che un buon scrittore debba andare al di là dei generi e delle classificazioni. Faccio un esempio con la musica. Non so se conosci il cantante Van Morrison. Secondo me è un genio musicale, uno che spazia dal blues, al gospel, al rock e al jazz con uno stile personalissimo e unico.
    Nessuno riesce a incasellarlo e inquadrarlo perché sfugge a quelle etichettature stantie e superficiali di tanti artisti imprigionati, forse, da una mancanza di originalità e di innovazione.

    • Daniele Imperi
      21 gennaio 2015 alle 13:13 Rispondi

      Coi nomi dei personaggi famosi ho serie difficoltà, se vengono dalla musica, poi, è anche peggio :D
      Quindi… mai sentito nominare quel tizio…
      Ho capito che vuoi dire. Anche a me piace andare al di là dei generi, ho scritto varie volte che a me viene in mente la storia, non il suo genere di appartenenza.

  3. Salvatore
    21 gennaio 2015 alle 10:34 Rispondi

    Sono d’accordo, limitarsi a un solo genere (e spesso non è una scelta, ma si viene etichettati dagli altri) è quanto di peggio possa capitare a una mente creativa. Io ho in previsione un thriller, ma voglio scrivere anche mainstream e anche fantasy non tradizionale. Invece, i gialli, non mi attirano per nulla. Neanche da leggere. E così, anche per: romanzi generazionali, fantasy classici, fantascienza classica, storie ambientate sui mari, storici…
    Invece, mi piacciono: thriller, fantascienza legata al sociale, distopico, narrativa classica, fantasy non tradizionale e anche qualcosa ambientato in Africa… I due bambini di “Gemme preziose” mi sono rimasti nel cuore, cosa stranissima per me, visto che li faccio morire tutti i miei personaggi (anche i due bambini sono morti, giusto per rovinarti il finale nel caso lo volessi leggere…). :P

    • Daniele Imperi
      21 gennaio 2015 alle 13:18 Rispondi

      Stephen King fu etichettato come scrittore horror, ma ha scritto solo questo? No. Stesso discorso per Poe.
      E cacchio, devo ancora quel racconto e mi dici il finale :D
      Un esempio di fantasy non classico?

      • LiveALive
        21 gennaio 2015 alle 14:21 Rispondi

        Se cerchi su Wikipedia”new weird” trovi quella che può essere considerata davvero “fantasy non-classico”. Ma la percezione della “classicità” varia… Per me un Final Fantasy 7 può essere – per il contenuto narrativo – originale, per un altro banale.

      • Salvatore
        21 gennaio 2015 alle 16:17 Rispondi

        Con fantasy non tradizionale intendo una storia di genere fantastico slegata da: draghi, maghi, elfi, nani, guerrieri dotati di spadone, donzelle saltellanti (che pur ci stanno bene a mio parere), preti lanciatori di magie, folletti, fate… elfi l’ho già detto? Con genere fantastico penso più a un fatto curioso e inspiegabile (anche al limite del magico) che cambia nel quotidiano la vita di un personaggio, ambientato ai giorni nostri. O qualcosa di simile, insomma.

        • Daniele Imperi
          21 gennaio 2015 alle 16:20 Rispondi

          Capito, il fantasy che sta sempre più piacendo a me. Dopo la lettura de Il mattino dei maghi, saggio di Pauwels e Bergier ho rivisto i miei gusti. E ora ho preso un secondo loro saggio, L’uomo eterno, che contiene altre meraviglie e che leggerò presto :)

    • Fulvio
      25 gennaio 2015 alle 23:20 Rispondi

      Molto illuminante questa vostra discussione. Mi cimento da un po’ con la scrittura (da pochissimo con i blog) e spesso mi capita di chiedermi: cosa sto scrivendo? Quindi la questione, secondo me, non è solo in quale genere mi inquadro come scrittore (non ne sarei capace. Mi vengono in mente storie troppo diverse), ma piuttosto se è necessario attenersi ad uno specifico genere nell’ambito di uno stesso libro. Si tratta di un thriller, di un romanzo storico, fantapolitico? Spesso non saprei rispondere e infatti quando, in cerca di pubblicazione, una casa editrice mi chiede di specificarlo, mi mette in crisi. è grave?

      • Daniele Imperi
        27 gennaio 2015 alle 07:53 Rispondi

        Non è necessario essere inquadrati in un genere, secondo me. E un libro può avere contaminazioni di vari generi, ma che siano ben amalgamati. Quindi puoi benissimo rispondere alla casa editrice che il tuo è un thriller fantapolitico, per esempio.

  4. Chiara
    21 gennaio 2015 alle 10:42 Rispondi

    Leggendo il tuo post mi sono accorta che, nella categoria “nemmeno con una pistola alla tempia”, mi sono dimenticata le storie di malattie (odiose!) e le storie di azione tutte spari ed inseguimenti, che proprio non sopporto!
    Anche a me piacerebbe molto scrivere un romanzo storico: non l’ho citato nei tabù perché penso che sarei in grado, se avessi il tempo e la pazienza per documentarmi come si deve. Mi piacerebbe ambientarlo nel 1700 o 1800! :)
    Grazie per la citazione!

    • Daniele Imperi
      21 gennaio 2015 alle 13:20 Rispondi

      A me piace tutta la storia dagli uomini primitivi (e prima ancora) alla Seconda Guerra Mondiale. Però bisogna perderci parecchio per una buona documentazione.

  5. Ivano Landi
    21 gennaio 2015 alle 11:32 Rispondi

    Perché no? Mi sembra una sfida molto interessante da affrontare in un post. Ti dico già che i miei elenchi saranno abbastanza diversi dai tuoi… la mia “Estate dei fiori artici” (prima parte di “Shaula”) è una storia erotica con ambientazione marittima.

    • Daniele Imperi
      21 gennaio 2015 alle 13:22 Rispondi

      Allora aspettiamo i tuoi tabù.
      Immagino che ognuno abbia i suoi, sono personali i tabù :)

  6. MikiMoz
    21 gennaio 2015 alle 14:01 Rispondi

    Dani, sai cosa ho pensato? Che molti dei temi che citi si potrebbero anche trattare ma nell’ottica di una cornice più ampia o addirittura utilizzando il proprio stile personale.
    Io una volta cominciai un romanzo su una malattia, ma sai che ho pensato solo adesso -leggendo questo post- che la storia era incentrata su una malattia? Non l’avevo mai visto sotto quel profilo, forse perché avevo dato più peso al resto.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      21 gennaio 2015 alle 14:04 Rispondi

      Dipende da quanto è presente la malattia nella storia. Resta comunque il fatto che sono veramente allergico a tutto ciò che riguarda la medicina, la legge e la finanza, le trovo materie noiose, quindi non riuscirei nemmeno a documentarmi per poter scrivere un romanzo su quei temi.

  7. Sam.B
    21 gennaio 2015 alle 15:16 Rispondi

    Ma che post interessante! Andrò a recuperare presto anche quello di Chiara.
    Io dico sempre che non c’è nulla che non scriverei, ma in effetti – pensandoci bene – non è del tutto vero. È improbabile (anche se non impossibile… forse) che mi metta al lavoro su storie di vita vissuta, gialli giudiziari e thriller politici. A meno di non riuscire a infilarci un elemento fantastico. Contaminazioni sempre e comunque, per me! :)

    • Daniele Imperi
      21 gennaio 2015 alle 15:20 Rispondi

      Grazie :)
      Secondo me quando ci sono di mezzo materie che proprio non digerisci, è difficile che tu riesca a costruirci sopra una storia.

  8. animadicarta
    21 gennaio 2015 alle 15:39 Rispondi

    Analisi approfondita e interessante, come anche quella di Chiara. Può darsi che uno di questi giorni ne faccia una anche io :)
    Sono d’accordo nel dire che non dovremmo porci limiti, se non quelli legati all’effettiva incapacità di trattare un certo genere o argomento. D’altra parte se un tema ci è antipatico, perché dovemmo aver voglia di scriverne?
    Direi che le storie che non scriveresti mai collimano in pieno con le mie!

    • Daniele Imperi
      21 gennaio 2015 alle 15:44 Rispondi

      Ok, aspettiamo anche la tua :)
      O non hai competenze o non sopporti certi temi: ecco come trovare le storie che non potrai scrivere.
      E quelle che scriverei le scriveresti anche tu?

      • animadicarta
        21 gennaio 2015 alle 16:04 Rispondi

        La fantascienza è il mio “vorrei ma non posso”. Un giallo spero di riuscire a scriverlo prima o poi. Gli storici non li sento particolarmente nelle mie corde, mentre con thriller già ci provo.
        Ok, ho già detto tutto, ora che lo scrivo a fare un post?! :)

        • Daniele Imperi
          21 gennaio 2015 alle 16:18 Rispondi

          Eh, non puoi cavartela così :D

  9. Tenar
    21 gennaio 2015 alle 20:35 Rispondi

    Vedo che il porno va per la maggiore tra i tabù!
    A parte che per il giallo e lo storico, mi trovo anche piuttosto in sintonia sul tuo post. Ultimamente sto meditando se osare qualcosa di romantico, ma non sono del tutto convinta, la paura di cadere nel ridicolo è tanta

    • Daniele Imperi
      22 gennaio 2015 alle 08:05 Rispondi

      Secondo me per scrivere di certi generi devi esserci portato. Qualcuno, non ricordo chi, disse che non puoi scrivere una storia erotica o porno se nella realtà non hai provato mai ciò che stai descrivendo. In un certo senso è discutibile, altrimenti per scrivere thriller e gialli uno scrittore dovrebbe ammazzare prima qualcuno.
      Sul romantico io non ho problemi: non essendo un uomo romantico, è impossibile che possa inserire questo elemento in una storia :D

  10. Elena
    22 gennaio 2015 alle 09:36 Rispondi

    Bel post, complimenti!
    In effetti di solito non mi pongo mai dei limiti quando scrivo una storia. Non dico: ecco, ora scriverò un romanzo giallo (che credo essere impresa assai difficile).
    Spesso parto dai personaggi, da un particolare delle loro vite, il loro carattere, per iniziare a immaginarmi come vivono, cosa fanno ed ecco che anche l’azione comincia a delinearsi.
    Mi domando cioè: chi vorrei fosse presente nella mia storia? Chi vorrei mi facesse compagnia nel corso dei mesi a venire, giorno dopo giorno, mentre scrivo?
    Ovviamente non amando certe categorie umane, è difficile che, ad esempio, il protagonista della mia storia sia un politico o comunque una figura istituzionale, per citarne alcuni.

    • Daniele Imperi
      22 gennaio 2015 alle 12:09 Rispondi

      Grazie :)
      Io invece non parto mai dai personaggi, ma non sei l’unica che fa così. A meno che non voglio raccontare una storia particolare proprio su un tipo di personaggio.
      Per me vale lo stesso discorso su certe categorie, come appunto politici o figure istituzionali.

  11. Giuliana
    22 gennaio 2015 alle 09:57 Rispondi

    Io avrei difficoltà a scrivere un libro erotico soprattutto perché mi vergognerei se lo leggessero le persone che conosco, mi sembrerebbe quasi di farle entrare nella mia sfera più intima e privata. Ho scritto pezzi erotici, ma li ho tenuti solo per me stessa. Potrei invece inserire qualche scena di sesso all’interno di un romanzo, però cercherei di fare in modo che non risulti troppo volgare e che si amalgami bene con la trama e il genere del libro.
    Avrei anche difficoltà con il romanzo storico, più che altro per l’immenso lavoro di documentazione e precisione che richiede, credo che non ne uscirei viva ;)
    Stesso discorso con la fantascienza: ho adorato Asimov, ma non sarei mai in grado di arrivare al livello di competenza necessario per poter scrivere nel genere.

    Credo invece di poter scrivere chick-lit, romanzi, storie alla Stephen King o alla Poe, racconti alla Calvino. Non sono particolarmente romantica nel senso che non sono per le smancerie e gli sbaciucchiamenti, perciò se dovessi scrivere scene d’amore probabilmente mi butterei sul pratico/passionale. Però chi lo sa, a volte la penna prende il sopravvento e ti porta dove decide lei… :D

    Mi piace molto il genere noir, mi piace il libro in cui la psicologia dei personaggi è protagonista e regge interamente la trama del libro. Per me potrebbe essere una sfida scrivere qualcosa del genere, anche se non so se ne sarei in grado: è difficile scrivere una storia psicologica senza annoiare il lettore.

    Non so se scriverei storie tristi, perché come giustamente dici anche tu ci pensa già la realtà, perché infierire?…

    • Daniele Imperi
      22 gennaio 2015 alle 12:11 Rispondi

      La vergogna scatta perché è come se raccontassimo una nostra esperienza, in quel caso :)
      La fantascienza di Asimov è impossibile anche per me. Le storie alla Calvino, alla Poe e alla King mi stuzzicano, ma non è che siano poi più facili.

  12. Lisa Agosti
    22 gennaio 2015 alle 18:16 Rispondi

    Leggendo questo post e quello di Chiara mi sono ritrovata in quasi tutti i tabù citati. Spero che rileggendo questi post tra qualche anno possa dire di avere meno tabù, mi piacerebbe spaziare, sperimentare generi diversi quando mi sentirò più a mio agio con la penna in mano.

    • Daniele Imperi
      22 gennaio 2015 alle 18:19 Rispondi

      Sei una donna piena di tabù :D
      Forse in alcuni casi dipende anche dalla poca esperienza su qualche genere.

  13. Marina
    23 gennaio 2015 alle 11:57 Rispondi

    Grazie, mi hai offerto un ottimo spunto per parlare dei miei di limiti in campo letterario e l’ho fatto postando qualcosa a riguardo nel mio blog. Certo, è simpatico verificare come le tendenze di uno siano diametralmente opposte a quelle di un altro! Ed è piacevole scoprire persone molto diverse tra loro che si confrontano sulle stesse cose!

    • Daniele Imperi
      23 gennaio 2015 alle 12:18 Rispondi

      Ok, vado a leggere i tuoi tabù. Voglio vedere quali sono queste differenze :)

  14. ulisse di bartolomei
    28 gennaio 2015 alle 10:36 Rispondi

    Salve Daniele

    è una tematica molto interessante e dopo averla evitata per giorni, questa mattina l’ho letta. Il mio sunto personale è che scrivo sulle ragioni del comportamento poiché nella vita non ho fatto altro… Ovvero, avendo lavorato nelle pubbliche relazioni di buon livello, dovevo sempre confrontarmi con problemi “interpersonali” con i clienti e con gli stessi colleghi e la soluzione andava trovata in tempi brevi, compatibili con le esigenze di ottenimento del risultato. Mi è rimasta dunque una sorta di bulimia da soluzione rapida, per cui la cerco nella coerenza tecnica espositiva e nell’inequivocabile senso compiuto, che raramente va oltre la mezza pagina. Mi sentirei perso insomma, a costruirlo in un lungo testo, come può essere un romanzo. Condivido parecchie cose che hai menzionato, in particolare la ritrosia a fruire o costruire immaginari che appartengono alla sfera privata, come autodisciplina o igiene mentale…

    • Daniele Imperi
      28 gennaio 2015 alle 10:58 Rispondi

      Ciao Ulisse,
      quindi non sono tematiche che sfrutti nelle tue storie quelle relative al tuo lavoro?

      • ulisse di bartolomei
        30 gennaio 2015 alle 18:45 Rispondi

        Salve Daniele

        Sono tematiche che sfrutto, in quanto appartengono al novero delle problematiche esistenziali, ma in maniera perlopiù asettica. Se sei raffreddato e vai dal dottore, in poche frasi ti indica il rimedio, le istruzioni per trarne il massimo vantaggio e ti congeda. Non ci imbastisce un dettagliato aneddoto! La qual cosa gli consente di essere veloce e di evitare di esservi emotivamente coinvolto . Vorrei spiegarlo meglio, ma per adesso non ci riesco.

  15. Fulvio
    28 gennaio 2015 alle 23:31 Rispondi

    A proposito di tabu, pensate che io sto scrivendo una storia incentrata su persone che hanno perso l’uso delle gambe (proprio le gambe, per la verità). E questo anche se la menomazione è qualcosa che mi spaventa enormemente, cosa che trasferisco nel mio personaggio principale. Una specie di “non riuscivo a non fissare le gambe che non c’erano più, pur provando orrore per quella menomazione e nello stesso tempo per esserne irresistibilmente attratto”. Si tratta di un tema difficile, ma stimolante, anche perchè dietro a tutto ciò c’è un desiderio di rivalsa contro la menomazione. Insomma un tabù, seppure difficile da superare, può essere stimolante per la fantasia.

    • Daniele Imperi
      29 gennaio 2015 alle 07:49 Rispondi

      Scrivere di qualcosa che ti spaventa è un grosso tabù, in effetti. Sono d’accordo che può stimolare lo scrittore, se si impegna a superare almeno sulla carta quel tabù.

  16. Renato Raia
    30 gennaio 2015 alle 17:39 Rispondi

    Vediamo… storie d’amore/sesso, gialli, “high-eroic-sword and sorcery” fantasy (insomma, tutta la roba alla Tolkien), romanzi “comici” (sto pensando a Guida Galattica per autostoppisti)… malattie, tradimenti, problemi di vita quotidiana, perdita del posto di lavoro, unghie incarnite… bah,direi che sono i principali.

    • Daniele Imperi
      30 gennaio 2015 alle 17:47 Rispondi

      Guida Galattica per autostoppisti l’ho abbandonato dopo 20 pagine, mi pare. A me non faceva neanche ridere e mi annoiava.
      A parte i gialli, il resto combacia coi miei.

  17. Filomena
    16 marzo 2015 alle 15:08 Rispondi

    Sempre stimolanti gli argomenti del tuo blog. Mi sono risposta che come lettrice mastico e digerisco più di quello che sarei pronta a scrivere, tranne i romanzi politici, storici ed esclusivamente di sesso. Quando non sono favole, ho scritto storie contaminate da vari generi: fantascienza, storie d’amore, qualche patologia e anche un accenno di thriller, ma non riesco a prescindere da qualcosa che mi ha toccato da vicino … sì anche la fantascienza che è il recipiente dove metto il mondo che vorrei.

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2015 alle 17:05 Rispondi

      Grazie.
      Anche io credo di leggere più di quello che riuscirei a scrivere. Però non scrivo solo ciò che mi ha toccato da vicino, anzi forse questo accade raramente.

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