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Il riposo dopo la fine della storia

Il riposo dopo la fine della storia
Nessun riposo per l’eroe-scrittore

Tu come riprendi fiato dalla scrittura? Monia Papa in Quell’ossigeno chiamato #scrittura

Nell’ultimo post pubblicato sul blog Calamo scrittorio c’era questa domanda. Una delle tante dell’articolo. Io ho risposto così:

Non riprendo fiato: finita una storia, ne inizio un’altra. Cambiare è riprendere fiato.

So che molti dicono che quando hanno finito di scrivere un romanzo, si mettono in pausa, si concedono qualche tempo per riposare la mente, per distrarsi, lontani dalla scrittura. Serve a ricaricarsi, a carburare la mente sfinita dal lavoro creativo della scrittura.

Ma uno scrittore può davvero star lontano dalla scrittura? Può smettere di scrivere, di creare?

Lontani dalla storia, non dalle storie

Quando finisco di scrivere un racconto, ne inizio un altro. In questi ultimi tempi, però, non sono più riuscito a portare avanti i racconti del blog – c’è il buon Miki che aspetta il suo racconto sul liceo e Alessio che ne ha chiesto uno da poco.

Ma sto scrivendo il mio romanzo senza titolo per l’esperimento di self-publishing, il vecchio P.U. che non si intitola P.U. (ma quello, comunque, è un titolo che apparirà all’interno della storia). Quando l’ho iniziato, ho comunque scritto due o tre racconti per il blog e uno su un concorso letterario.

Per me riposare dopo una storia significa lasciar perdere quella storia, ché alla fine ti viene quasi a noia per esserci stato sopra giorni oppure mesi, e iniziarne un’altra. Perché?

Iniziare un’altra storia è cambiare ambiente

Ecco la risposta: se per qualche giorno mi sono dedicato a un tizio con problemi neurologici che vive a New York, poi cambio ambiente e scrivo di un bambino italiano che si trasforma in zucchero filato.

Ho cambiato ambientazione e quindi sto facendo qualcosa di nuovo. Non è riposante? Per me sì. E nel frattempo c’è sempre il romanzo da portare avanti. Quando sarà finito, ne ho uno che avevo già iniziato: ambiente del tutto diverso, storia completamente differente.

Non si inizia una storia scrivendola

No, per me è il modo sbagliato di scrivere. Una storia si inizia progettandola, studiandola. Definendone il mondo, i personaggi, la trama e lo stile con cui scriverla. Documentandosi, almeno per quanto riguarda il grosso della storia.

Davvero, allora, la mente sta facendo un lavoro diverso: lo scrittore non sta realmente scrivendo, ma soltanto pianificando la sua storia. Ok, è sempre uno sforzo creativo, mentale, quello che vi pare, ma, almeno per me, scrivere frasi e periodi, inventare scene e fatti, è un lavoro ben più arduo che progettare il tutto.

Io mi riposo così. E voi? Che mi dite in questo – forse ultimo – post domenicale?

16 Commenti

  1. Ivano Landi
    8 giugno 2014 alle 09:10 Rispondi

    Devo ammettere che sto in effetti fantasticando da un po’ sull’idea di prendermi, al termine del mio romanzo, un mese di riposo dalla scrittura. Ma lo farei soltanto se potessi starmene per tutto il tempo in spiaggia sotto il sole, quindi dovrei terminare il romanzo di Estate. Se lo terminassi d’inverno attaccherei sicuramente subito con il secondo :)
    A parte questa divagazione semiseria, il romanzo successivo l’ho in realtà già scritto e devo “solo” revisionarlo. Il che significa che mi troverò a dover passare da una revisione a un’altra… una prospettiva tutt’altro che rilassante :P

    P.S. Noto che il termine “risposo” al posto di “riposo” è un po’ un tuo marchio di fabbrica :D (Ricordi?)

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2014 alle 19:00 Rispondi

      L’estate ormai è arrivata, Ivano (purtroppo per me) :D

      Oddio, no, intendevo “riposo”… non ho intenzione di sposarmi, figuriamoci “risposarmi” :)

  2. Chiara
    8 giugno 2014 alle 10:03 Rispondi

    Una riflessione estemporanea, che mi è sorta da questa frase:

    “Davvero, allora, la mente sta facendo un lavoro diverso: lo scrittore non sta realmente scrivendo, ma soltanto pianificando la sua storia.”

    Ho notato una cosa: quando io mi occupo di lavori legati al mio romanzo, che non sono strettamente legati alla scrittura, uso ugualmente il termine “sto scrivendo”.

    Esempio: sto ricercando online alcune informazioni che mi servono per portare avanti un capitolo, e mio marito mi interrompe? “Lasciami stare, sto scrivendo.”

    Come dici tu, ci sono attività parallele alla scrittura fondamentali per il completamento di un’opera. Progettare la trama, documentarsi, approfondire i personaggi. è un lavoro preliminare che mi ha portato via un paio di mesi, ma che non si è ancora concluso. Sebbene il mio materiale sia sufficiente per portare avanti il lavoro, ci sono ancora alcuni aspetti che sento il bisogno di chiarire, e fanno sempre parte dello scrivere.

    Pertanto, non so proprio dirti se “mi riposo”, fra una storia e l’altra. Posso dire che ci sono periodi in cui non scrivo nel senso classico del termine (seduta al pc, picchiettando sulla tastiera) ma lavoro sulle mie storie in altri modi.

    Buona domenica

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2014 alle 19:01 Rispondi

      Sì, infatti anche documentarsi e progettare la storia è scrivere.

      Ci sono, come dici, diverse attività legate alla scrittura di una storia.

  3. Mila
    8 giugno 2014 alle 12:36 Rispondi

    “Non si inizia una storia soltanto scrivendola”
    Il punto per me è proprio questo: la mente di uno scrittore è sempre all’opera e questo gli consente di lavorare a storie parallelamente alla scrittura di un ‘altra, per cui credo che non ci siano mai pause.
    Scrivere è solo una delle fasi del lavoro di scrittore e come tale ha bisogno anch’essa di pause. Io a volte la lascio riposare la mia scrittura per timore di scrivere sempre le stesse cose, ma intanto osservo, prendo appunti, rifletto su eventuali progetti, lascio crescere un’idea e ne revisiono altre. Io ho appena terminato un progetto molto lungo e la fase di revisione è stata la più tosta, ma intanto ho lavorato su carta a un’altra idea. Credo che mi prenderò qualche settimana di pausa e poi ricomincerò, anche perchè quando un’idea è matura al punto giusto diventa inevitabile iniziare a scrivere.
    Buona domenica!

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2014 alle 19:03 Rispondi

      Io, almeno, non corro il rischio di scrivere sempre le stesse cose, perché nel mio elenco di racconti e romanzi da scrivere ci sono storie tutte differenti una dall’altra.

  4. Grazia Gironella
    8 giugno 2014 alle 15:40 Rispondi

    Anche per me è già riposo smettere di pensare a una storia per iniziarne un’altra, oppure semplicemente passare da una revisione a una prima stesura, o viceversa. Sempre di scrittura si tratta, ma la mente lavora in modo diverso. Ho anche un altro motivo per non “riposare” nel senso proprio del termine: ho paura che, smettendo del tutto di scrivere per un certo tempo, la vita mi trascini via e io mi perda questa cosa così bella. Forse è sciocco, ma mi senti così.

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2014 alle 19:05 Rispondi

      Infatti non ha proprio senso smettere di scrivere. Perderesti anche allenamento.

  5. Tenar
    8 giugno 2014 alle 15:44 Rispondi

    Dopo una storia lunga io sento il bisogno di riposare. Sia per prendere distanza da vicende e personaggi, sia per sgombrare la mente in modo da affrontare la storia nuova senza un’eco troppo invadente di quella vecchia, sia per riappropriarmi del mio tempo. Scrivere è un’attività piacevole però richiede tempo, che viene rosicchiata qua e là, alla famiglia, al riposo, ai lavori domestici (al lavoro no, perché non si può). A gennaio ho finito una storia lunga e con sollievo sono tornata per qualche tempo padrona dei miei fine settimana e delle mie serate. Ho visitato mostre, sono andata a concerti, ho letto di più. Uno stacco indispensabile prima di buttarmi in un nuovo progetto

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2014 alle 19:06 Rispondi

      Quello che dici è vero, senz’altro. Dipende da noi, alla fine. Ognuno si riposa come meglio crede :)

  6. Luca.Sempre
    8 giugno 2014 alle 23:30 Rispondi

    Io lavoro sempre su progetti paralleli. Quindi non stacco mai. Che poi, alla fine, è sempre un piacere. I lavori sono altri.

    • Daniele Imperi
      9 giugno 2014 alle 07:58 Rispondi

      Ho provato a lavorare su progetti paralleli, ma alla fine nessuno dei due procedeva.

  7. Severance
    9 giugno 2014 alle 11:30 Rispondi

    Scrivendo per racconti, e su più fronti, non conosco lo stress da scrittura, forse il semplice stress mentale. Anche se i tentativi di romanzo ti portano davvero a crisi di rigetto! E allora si va con le liriche… quando sei dentro, non ne esci davvero più. Forse proprio perché era vocazione entrarci.

  8. Marco Amato
    9 giugno 2014 alle 12:48 Rispondi

    Fare lo scrittore è un lavoro. Chi riesce anche a viverci fa il miglior mestiere del mondo (cosa c’è di meglio del vivere di fantasia e parole). E visto che questo lavoro possiede dei privilegi unici perché non prenderseli tutti? Sì tra un romanzo e l’altro puoi staccare, oppure continuare senza riprendere fiato. Spesso la scelta non è legata allo stile di vita, ma all’impulso del momento. A volte una pausa è un’esigenza, a volte non la vuoi affatto.
    Ma se scrivere un racconto è facile, un romanzo no. Quando finisce realmente un romanzo? Molti ingenui self-publisher al punto finale. Chi conosce realmente come si fa, rischia di non finirlo nemmeno alla ennessima revisione.
    Ma in fondo, la soddisfazione maggiore per uno scrittore è la consapevolezza d’aver fatto un buon lavoro. Allora perché non gustarla appieno per un po’, questa soddisfazione.

  9. Marco Amato
    9 giugno 2014 alle 16:40 Rispondi

    Perché?
    Se vendi 5 mila ebook sopravvivi per un anno. Se ne vendi 100 mila sopravvivi per 20 anni.
    La discriminante è imponderabile se non testata.

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