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Rendere la lingua dei personaggi

Rendere la lingua dei personaggiHo trattato in articoli precedenti di un discorso generale sulla lingua dei personaggi di una storia, ponendo l’attenzione sull’importanza di rendere quella lingua nel modo più credibile possibile e anche comprensibile per il lettore. Ho anche scritto del dialetto da usare talvolta in una storia e dei modi più opportuni per rappresentarlo.

La domanda a cui tento di rispondere con questo post è: quando due personaggi di paesi e lingue differenti si incontrano, che lingua parleranno nella storia? La risposta più logica che mi sento di dare è: dipende.

Esempi di personaggi e lingue

Prendiamo degli esempi che si possono verificare in una situazione reale e quindi anche nella nostra storia. Un personaggio A, italiano, e un personaggio B, norvegese. I casi sono essenzialmente tre: uno dei due personaggi – o anche entrambi – conosce la lingua dell’altro, entrambi parlano una seconda lingua, l’inglese, nessuno parla altre lingue fuorché la propria.

  1. Il personaggio A conosce la lingua norvegese: il problema non si pone. Lo scrittore nel narrato comunicherà al lettore che A sta parlando a B in norvegese. Non c’è alcun bisogno di scrivere parole norvegesi, a meno che non lo richieda la storia, come per esempio può accadere se B interpella all’improvviso A: “Hvor ligger via Nazionale?” (Dove si trova via Nazionale?)
  2. Il personaggio A non conosce il norvegese, ma conosce l’inglese, come anche B: in questo caso lo scrittore sceglierà il modo più opportuno per far sapere al lettore che A sta rispondendo in inglese. Anche ora non c’è alcun bisogno di scrivere dialoghi in inglese.
  3. Il personaggio A non conosce né norvegese né l’inglese e così B: e qui c’è un problema da risolvere. Il problema è anche storico, perché dobbiamo considerare il periodo storico in cui è ambientata la nostra vicenda. Ma di questo parliamo più avanti. Che lingua parleranno i due? Semplice. Ognuno la propria, cercando di farsi capire in qualche modo, proprio come accadrebbe nella realtà. In questo caso lo scrittore è obbligato a inserire il norvegese nei dialoghi di B, anche se non c’è bisogno di scrivere pagine e pagine di dialogo. La traduzione andrà necessariamente – e obbligatoriamente – messa a fondo pagina nelle note.

Esempio 1: A conosce il norvegese

Daniele camminava senza pensieri lungo la via Cavour, non badando alle frotte di turisti sul marciapiedi. Si fermò a guardare una vetrina e non s’accorse dell’anziano con la barba che si staccò dal gruppo e gli si avvicinò.

«Unnschyld! Hvor ligger via Nazionale?», chiese il vecchio.

L’uomo si voltò. Aveva riconosciuto l’inconfondibile dialetto di Oslo, studiato al corso di norvegese all’università. Sorrise all’anziano. Aveva modo di fare un po’ di pratica con la lingua, proprio a Roma. «Devi andare sempre dritto», rispose in norvegese, «poi girare a sinistra e, alla piazza, ancora a sinistra».

L’anziano ringraziò, felice che qualcuno capisse la sua lingua, e raggiunse gli altri del gruppo.

Esempio 2: A non conosce il norvegese, ma parla inglese

Daniele camminava senza pensieri lungo la via Cavour, non badando alle frotte di turisti sul marciapiedi. Si fermò a guardare una vetrina e non s’accorse dell’anziano con la barba che si staccò dal gruppo e gli si avvicinò.

«Unnschyld! Hvor ligger via Nazionale?», domandò il vecchio.

L’uomo si voltò. In che razza di lingua gli aveva parlato? Sorrise all’anziano. «Do you speak english?», chiese, sperando in una risposta affermativa. L’altro rispose di sì. Rincuorato, l’uomo prese a spiegargli la strada in un inglese non proprio accademico, ma comunque comprensibile. «Devi andare sempre dritto», disse, «poi girare a sinistra e, alla piazza, ancora a sinistra».

L’anziano ringraziò e raggiunse gli altri del gruppo.

Esempio 3: A non conosce né norvegese né inglese

Daniele camminava senza pensieri lungo la via Cavour, non badando alle frotte di turisti sul marciapiedi. Si fermò a guardare una vetrina e non s’accorse dell’anziano con la barba che si staccò dal gruppo e gli si avvicinò.

«Unnschyld! Hvor ligger via Nazionale?», chiese il vecchio.

L’uomo si voltò. In che razza di lingua gli aveva parlato? Sorrise impacciato all’anziano e scosse la testa, come a dare a intendere che non conosceva la sua lingua. Gli sembrava però di aver riconosciuto una parola, Nazionale. Forse il vecchio voleva solo un’informazione stradale.

«Via Cavour», disse scandendo bene le parole e indicando il marciapiedi.

L’uomo annuì col capo. Sapeva dove si trovava. «Via Nazionale», aggiunse, indicando se stesso.

Ok, deve andare a via Nazionale, disse fra sé l’uomo. Indicò dritto davanti a sé muovendo la mano veloce per far capire che doveva camminare un po’, poi indicò a sinistra e ancora a sinistra.

Il vecchio annuì diverse volte e raggiunse gli altri del gruppo e l’uomo si augurò che avesse capito.

Gli esempi non sono certo un capolavoro narrativo, ma servivano solamente per ribadire i concetti espressi nei tre casi illustrati. E penso che rispondano alla domanda che mi era stata posta: in che lingua far parlare i personaggi francesi che la protagonista italiana incontra?

Il miracolo di Sant’Anna e l’errore della lingua

Tempo fa ho visto un film intitolato Il miracolo di Sant’Anna, su uno dei tanti episodi della Seconda Guerra Mondiale. In quel film c’è un errore grossolano, vistoso e grave anche. I personaggi, eccetto i soldati tedeschi, parlano nella stessa lingua.

I gruppi etnico-linguistici che entrano in contatto sono tre:

  1. soldati tedeschi
  2. soldati afroamericani
  3. paesani italiani

I soldati tedeschi parlano in tedesco, ma non quando sono in mezzo agli altri, bensì fra loro. Ok, è normale, ma nel film potrebbero parlare “in italiano”, tanto si capisce che in realtà stanno parlando nella loro lingua. Di questo ho parlato già nel post La lingua dei personaggi.

I soldati afroamericani parlano “in italiano” coi paesani italiani. Non c’è stato alcun problema di comprensione. Nessuno sembra aver considerato che:

  1. soldati afroamericani senza istruzione non conoscono altre lingue all’infuori del loro inglese, magari dialettale;
  2. bambini, anziani e povera gente rurale degli anni ’40 in Italia non conosceva altre lingue all’infuori del proprio dialetto.

Eppure tutti parlavano una lingua comune, fluentemente. Soluzione semplicistica del regista, ma situazione assolutamente non credibile né realistica.

Conclusione

Che lingua far parlare ai personaggi? Dipende dai vari fattori che ho analizzato, dipende dalle varie situazioni, dal contesto storico-geografico in cui si dipana la storia. Prima di pensare alla lingua, occorre pensare alla situazione. E poi agire di conseguenza.

Non trovate soluzioni semplicistiche, perché darete l’impressione di voler cavarvela con nessuna fatica. La scrittura, invece, è sofferenza. È lavoro. È analisi. È risoluzione di problemi. E risolvere non significa aggirare il problema, ma trovare una valida soluzione.

Come avete reso la lingua dei vostri personaggi? Sono mai entrati in contatto personaggi di varie lingue nelle vostre storie?

10 Commenti

  1. Alessandro C.
    8 ottobre 2012 alle 14:00 Rispondi

    Nel cinema si può ricorrere ai sottotitoli, nella letteratura
    io propenderei per il dialogo indiretto quando due personaggi stranieri dialogano tra loro nella propria lingua, e cercherei di rendere nel dialogo diretto tra un italiano e un cingalese le difficoltà dell’uno o dell’altro nel parlare una lingua che non conosce a fondo. Senza cadere nel cliché dei verbi all’infinito.
    PS: l’italiano medio sa farsi capire da chiunque gesticolando. Questo può senza dubbio essere d’aiuto :)

    • Daniele Imperi
      8 ottobre 2012 alle 14:02 Rispondi

      La soluzione del dialogo indiretto mi sembra buona. Magari non funziona sempre, però si può provare.

  2. Lucia Donati
    8 ottobre 2012 alle 17:06 Rispondi

    Analisi interessante!

  3. Salomon Xeno
    8 ottobre 2012 alle 21:39 Rispondi

    È il tipico problema che nella fantascienza si risolve con un espediente: lingua galattica, traduttore universale, etc. Nella vita reale, la lingua è un problema. Sempre in tema II guerra mondiale, ho apprezzato “Inglorious Basterds” proprio perché rende bene le diverse lingue. Nella scena iniziale, soprattutto, e prima della proiezione, quando Brad Pitt e compari improvvisano un italiano stentato con il colonnello tedesco, che invece lo parla benissimo. (Però questa parte non rende in italiano!)

    • Alessandro C.
      8 ottobre 2012 alle 22:27 Rispondi

      per non parlare della scena in cui devono fingersi siciliani… nella lingua originale è divertentissima, credo che per tradurre quella parte in italiano abbiano fatto i salti mortali

    • Daniele Imperi
      9 ottobre 2012 alle 08:15 Rispondi

      Mi ricordo in Asimov la lingua galattica :)
      Può essere un espediente, ma non regge se tutti gli scrittori di fantascienza lo usano :)

  4. Emilyn
    11 ottobre 2012 alle 12:24 Rispondi

    Ci pensavo in questi giorni. Sono bilinue Ita-Ingl eppure non riuscirei a tradurre il mio ultimo libricino in Inglese perchè non renderebbe, non avreebe senso. Perciò quale la soluzione? Semplice, lasciarlo in italiano, agli italiani, quelli che gesticoilano, che parlano dialetto, che si fanno capire. Peccato per gli anglosassoni, non sanno quel che si perdono a non conoscere l’Italiano!

  5. Romina Tamerici
    11 ottobre 2012 alle 22:57 Rispondi

    Interessantissimo articolo. Hai spiegato tutto benissimo!

  6. La sospensione dell’incredulità
    28 maggio 2013 alle 08:26 Rispondi

    […] in cinematografia. È questo il caso del film Il miracolo di Sant’Anna, in cui si parlava una lingua comune fra personaggi che, nella realtà, non sarebbero riusciti a comunicare […]

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