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Il blog per scrittori, blogger e copywriter

7 miti sulla creazione dei contenuti

7 miti sulla creazione dei contenuti

Quanti consigli girano su come creare contenuti per il web? Ormai non si contano più. Ma sono tutti validi? Ci sono davvero di aiuto? Io credo che molti di quei consigli vadano invece contestualizzati, approfonditi, altrimenti sono solo chiacchiere.

Oggi ho voluto mostrarne alcuni, almeno quelli più conosciuti, per vederli sotto una nuova luce: quella del mito. Consigli che restano comunque validi, ma non se visti fini a se stessi.

#1 – Il contenuto è Re

Content is King – Bill Gates (1/3/1996)

È una frase che leggiamo spesso, che da anni (ben 19!) circola in tutto in web. Il contenuto è re. Il significato è altrettanto famoso: quella frase sottolinea lʼimportanza dei contenuti nel web e ancor di più nel blog.

Ma quali contenuti? Per chi? E come sono realizzati questi contenuti?

Davvero oggi, con tutto quello che è stato pubblicato in rete, possiamo ancora limitarci a questo concetto?

No, oggi il contenuto non è più re, ma è parte di una democrazia, dove ogni deputato ha la sua importanza e è re a modo suo. Quando vi dicono che in un blog sono importanti i contenuti, vi stanno dicendo soltanto una parte della verità.

#2 – Frequenza di pubblicazione

In un blog bisogna pubblicare con frequenza.

Questa è unʼaltra frase che circola spesso. Se in un blog pubblichiamo un post oggi e un altro fra due mesi, con quel blog non andremo lontano.

Ma qual è la frequenza giusta di pubblicazione? Quanti giorni a settimana o al mese pubblicare post? In che giorno? E a che ora?

Per come la vedo io, il minimo sindacale è un articolo a settimana. Sotto questa soglia secondo me il blog rischia di perdere lettori, visite, fiducia, rischia di finire nel dimenticatoio.

Esistono giorni della settimana più adatti per pubblicare? E orari migliori?

In un articolo di Fabio Piccigallo possiamo capire quando pubblicare sul blog analizzando le statistiche. Ho avuto quindi la conferma che Penna blu non è letto molto il sabato e che dalle 17 alle 21 la gente preferisce fare altro, piuttosto che leggere il mio blog.

Dire frequenza di pubblicazione non significa quasi nulla, se quella frequenza non viene quantificata.

#3 – Buoni contenuti = ottimi risultati

Non è vero per niente. Come non è vero che contenuti di scarsa utilità non diano buoni risultati. Qualche esempio?

Il mio post sullʼacquisto compulsivo di libri ha ottenuto 98 commenti. È un articolo utile a qualcuno? No, per niente. Se ai lettori è piaciuto – altrimenti non avrebbero commentato così tanto – a me fa senzʼaltro piacere. Ma non lo ritengo un post utile. Ho parlato di me e basta. Forse la voglia di commentare si è scatenata perché molti lettori si sono riconosciuti in quel post. E questo non fa che avallare quanto ho scritto: anche un contenuto di scarso valore può dare ottimi risultati, se va a segno.

Quando ho scritto lʼarticolo sui vari esempi di micro-copywriting, ero convinto sarebbe stato accolto bene e invece conta soltanto 3 commenti. Perché? Non lo so, magari il lettore non ci ha capito nulla, magari non era il momento giusto per pubblicarlo. Non ne ho idea, ma per me quello è un contenuto valido, che non ha dato risultati.

#4 – Creare contenuti utili

A che serve creare buoni contenuti se poi nessuno li leggerà? A nulla. Fanno soltanto numero nel blog. Noi possiamo affannarci quanto vogliamo per scrivere ottimi articoli, ma quegli articoli devono arrivare al destinatario. Come?

Escludiamo per un attimo i lettori fedeli del blog: quelli ci leggono, sono iscritti ai feed, sanno quando pubblichiamo. Ma tutti gli altri come ci trovano? Principalmente in due modi:

  1. tramite una ricerca su Google
  2. trovando un link su qualche social

Ma come ci trovano su Google? Solo se abbiamo scritto bene? No, anche se abbiamo rispettato le varie regole sulla scrittura per il web e abbiamo ottimizzato la pagina.

E sui social come ci trovano? Se abbiamo pensato a distribuire i nostri contenuti: li abbiamo condivisi? Abbiamo inserito nei post i bottoni per la condivisione?

#5 – Creare contenuti unici

Ogni contenuto è unico, ma non è detto che sia valido, ottimo, utile, efficace, ben scritto, originale, personale, utilizzabile, usabile, accessibile, leggibile, ecc. Meglio non continuare.

Creare contenuti unici è un altro consiglio fine a se stesso, che non dà alcuna informazione a chi non sa creare contenuti, a chi scrive per la prima volta in un blog o sui social media.

Non serve scrivere contenuti unici, perché non faranno di noi dei buoni blogger. Dipende da cosa scriviamo e da come scriviamo. È importante trovare il proprio punto di vista quando si scrive per il blog, per differenziarsi dagli altri e creare unʼaffinità coi lettori.

#6 – Nessun contenuto promozionale nel blog

No? E se hai creato un prodotto? Se sei uno scrittore e vuoi vendere un tuo ebook? O un editore ti pubblica il romanzo? Se sei unʼazienda e hai lanciato nel mercato un nuovo prodotto o un servizio? Non ne parli nel blog?

Bisognerebbe essere dei pazzi a non farlo.

Parliamoci chiaro: scrivere sempre e solo contenuti promozionali e autoreferenziali ci porta presto alla perdita di ogni lettore. Ma quando serve, la promozione va fatta.

Che cosa è un blog? È il vostro principale canale di comunicazione online. Se avete pubblicato un libro, dove ne parlate? Sul tram? A casa? Senzʼaltro. Ma sul vostro blog è un altro discorso. Trasformate quel contenuto promozionale in un contenuto utile ai lettori.

Un blog aziendale è il principale canale di comunicazione online dellʼazienda. Se crea un nuovo prodotto, dove dovrebbe parlarne? Nel catalogo prodotti? No, il catalogo non parla, mostra. È il blog che parla.

#7 – Creare contenuti nel blog non costa nulla

Scrivere su un blog è gratis. Scaricare WordPress anche. Iscriversi a piattaforme come wordpress.com e blogspot.com anche. OpenOffice è gratis. È tutto gratis.

Io impiego anche 3 ore a scrivere un post. Davvero non mi costa nulla? Se unʼazienda vuole imparare a gestire un blog, non deve spendere soldi in formazione? Se ingaggia un copywriter per scrivere i post, non spende soldi?

Creare contenuti costa tempo e soldi.

Avere un blog non costa nulla, non cʼè una tassa da pagare – non ancora, almeno, ma siamo in Italia, diamo tempo al tempo – però un blog non si regge da solo, deve essere alimentato. Anche la ricerca di idee ha un costo, come minimo per lo sforzo mentale.

Senza pagare qualcosa non si fa nulla. Non si avranno risultati.

Conclusione

Quali altri consigli sulla creazione di contenuti vi sono sembrati dei miti da sfatare?

33 Commenti

  1. Serena
    30 marzo 2015 alle 07:28 Rispondi

    Alcune delle cose che scrivi sono consolatorie per me, tipo quella sui contenuti: nel settore che mi interessa, la scrittura, credo sia praticamente impossibile scrivere qualcosa di nuovo. Si può solo dirla in modo diverso sperando che a qualcuno “arrivi” . Per il resto… Da blogger molto pivella, i tuoi punti mi servono solo a ricordare quanto sono ancora indietro. Cose ovvie di una buona pratica per me sono ancora lontane dall’essere abitudini o dall’essere scontate. Sigh. Ciao Daniele, buona settimana e grazie, come sempre.

    • Daniele Imperi
      30 marzo 2015 alle 13:24 Rispondi

      Sì, sulla scrittura ormai c’è poco da dire. Si possono scovare alcuni dettagli poco discussi, o come dici tu raccontare qualcosa in modo diverso.
      Le buone abitudini si prendono col tempo. Buona settimana a te :)

  2. Briccioledinfo
    30 marzo 2015 alle 08:04 Rispondi

    L’utilità dei contenuti, la frequenza, sonorelativi all’autore che li scrive!
    Posso scrivere un post di due righe una volta al mese, con 2 cretinate senza senso e, solo perchè comunico simpatia attraverso le mie parole, avere una marea di persone che seguono il mio blog.
    Al contrario, se non c’è feeling tra blogger e lettore, nonostante un post ben strutturato, ricco di nuove idee valide, il blog resterà sempre e comunque nell’ombra.
    Numerosi sono i blog che lo dimostrano! Purtroppo

    • Daniele Imperi
      30 marzo 2015 alle 13:26 Rispondi

      In quel caso non possiamo parlare di utilità, secondo me. Puoi parlare di simpatia verso il blogger, ok, ma non di utilità.
      Sul feeling concordo: il blogger deve scrivere per comunicare, non solo per informare.

      • Briccioledinfo
        30 marzo 2015 alle 13:43 Rispondi

        Son sempre relativi. Per quanto possa essere preparato un blogger, deve aver una certa empatia nel comuicare il suo sapere, altrimenti a poco serve.
        sarebbe come lleggere volumi interi di filosofia d’altri tempi, quando l’unico scopo era imparare a memoria senza ben capire ciò che si leggeva. Un po’ quello che il 90% dei liceali hanno fatto con Kant.
        Tutto è relativo!

        • Daniele Imperi
          30 marzo 2015 alle 14:01 Rispondi

          L’empatia è necessaria per scrivere, è l’elemento che ti permette di attirare lettori, di renderli anzi affezionati.

  3. Chiara
    30 marzo 2015 alle 09:10 Rispondi

    Un mito da sfatare (al punto che intendo scrivere al più presto un post al riguardo perché non ne posso più di sentire certe cose) è questo: “gli articoli da pubblicare sul blog devono essere pianificati e scritti con un certo anticipo.”
    Il consiglio di per sé può anche essere valido, ma universalizzare un concetto del genere rischia di portare a un impoverimento generalizzato della blogosfera, perché non tutte le persone (io per prima) hanno il tempo di gestire un progetto di così ampia portata.
    Certo, forse sarebbe meglio dal punto di vista organizzativo, e per non rischiare di saltare alcun post… ma tutti possono farlo? Io, per esempio, non ce la faccio. Scrivo il post il giorno stesso in cui lo pubblico. Ormai ho creato una routine che mi aiuta ad arrivare alle 21:00 con il post pronto e pubblicabile, perché preferisco andare in stampa entro quest’ora, in quanto la sera tardi ci sono pochi visitatori. In undici mesi, mi è capitato solo due volte di far slittare l’aggiornamento alla mattina dopo in un caso (perché avevo finito all’una di notte e non aveva senso pubblicarlo) e di 24 ore nell’altro (40 di febbre!) ma il blog non ne ha assolutamente risentito. Se so che un giorno non potrò pubblicare (come capiterà a Pasquetta, se non riesco ad avere un guest-post che mi è stato promesso) avverto il lettore in anticipo. Cerco di essere professionale ma non rigorosa, e i risultati si vedono, perché AaM ha davvero tanti visitatori …
    Per quel che riguarda la progettazione dei contenuti, credo che l’improvvisazione sia la mia forza, quella che garantisce la freschezza e la spontaneità che piace tanto ai lettori. Scelgo, fra le mie varie bozze, quella più consona all’umore del momento. In un certo senso è come se l’idea stessa si imponesse su di me, chiedendomi di trasformarla in articolo.
    Credo che ci sia un certo equilibrio, sul mio blog. Da un lato, aggiorno comunque con costanza due volte a settimana e i contenuti sono quasi sempre buoni. Dall’altro, però, sono fuori da rigidi schemi che rendono i post piuttosto freddi. In generale, posso dirmi soddisfatta. :)

    P.S. Anche io mi sorprendo quando dei post che ritengo cavolate hanno un gran successo, come è accaduto a quello sulle domande da non fare allo scrittore. L’ho pubblicato esattamente una settimana fa, e ha avuto più di 300 visualizzazioni… è secondo nella classifica dei post più letti, con 78 commenti. Ovviamente mi fa piacere, ma l’ho scritto in poco tempo, è stato leggero. Ci sono post per cui faccio ricerche e mi impegno moltissimo che hanno meno successo… e non sai che nervoso!

    • Daniele Imperi
      30 marzo 2015 alle 13:32 Rispondi

      Dipende da cosa si intende per “certo anticipo”.
      È una questione di organizzazione, come dici. Io non posso e non voglio scrivere il giorno stesso in cui pubblico, perché i miei post escono da sempre alle 5 di mattina :)
      Non capisco però la tua questione delle 21: appunto perché hai pochi visitatori la sera tardi è meglio pubblicare la mattina, no?
      Il caso della febbre ti ha impedito di avere il post. Non è la morte di nessuno, ovvio, ma per come lo vivo io il blogging, è qualcosa da evitare come la peste :)
      Freschezza e spontaneità possono essefci benissimo se progetti i contenuti. Anche io scelgo di scrivere i post che più mi attirano in quel momento.
      Sul successo di certi post non so proprio che dire. Se qualcuno ha una tesi, non una teoria, sarò felice di leggerla :)

      • Chiara
        31 marzo 2015 alle 09:59 Rispondi

        Alla sera ci sono sempre parecchie visite. Pubblicando la mattina non ho notato grandi differenze. Invece è da evitare, come dici tu, la pubblicazione nel tardo pomeriggio.
        Ieri ho scritto un post sull’argomento perché tu mi hai dato l’assist. Scrivendolo mi sono resa conto che questa strategia é coerente con l’idea che ho del mio blog. Per ora va benissimo così. Se in futuro le esigenze cambieranno saprò adeguarmi di conseguenza :)

        • Daniele Imperi
          31 marzo 2015 alle 10:05 Rispondi

          Io ho pochissime visite fra le 18 e le 21-22. Quasi zero in certi orari.
          Pù tardi leggo il post.

  4. Salvatore
    30 marzo 2015 alle 10:12 Rispondi

    Ssh… non parlare di tasse, qualcuno potrebbe ascoltare. Il governo sente e legge tutto, soprattutto quando si suggeriscono involontariamente nuovi modi di tassare qualcosa.
    Io pubblico tre volte a settimana da un anno ormai: il lunedì, il mercoledì e il venerdì. Benché il programma editoriale sia inevitabilmente cambiato nel tempo, sono sempre riuscito a rispettare le scadenze e questo mi riempie d’orgoglio. Io, che sono una persona caotica e istintiva, riesco a organizzarmi a sufficienza per pubblicare tre volte a settimana, sempre? Sì, proprio così.
    I miei contenuti sono “i miei contenuti”: inimitabili, credo. Non tanto per gli argomenti, ma per il modo di esprimerli. Sono utili? Non ne ho idea. Sono ben scritti? Boh! Sono letti? Sì, sempre di più. Anche questo mi riempie d’orgoglio.
    Un’ultima cosa: un contenuto può non essere “utile” in senso stretto, ma può fare intrattenimento. E anche l’intrattenimento è utile. Un po’ come in narrativa, no? ;)

    • Daniele Imperi
      30 marzo 2015 alle 13:36 Rispondi

      Se tassano i blog, scoppia la rivoluzione :)
      Hai trovato un metodo che ti permette di rispettare quella frequenza di pubblicazione: è quello conta, alla fine.
      D’accordo sul fatto che i tuoi contenuti non siano imitabili: si vede un’impronta personale nella scrittura.
      Se sono letti sempre di più, hanno sono stati anche utili ;)
      Certo, per utile intendo anche fare intrattenimento. Il cinema e i romanzi sono utili, perché intrattengono.

  5. Briccioledinfo
    30 marzo 2015 alle 10:24 Rispondi

    Il mondo è bello perchè è vario, come vari sono i gusti, le emozioni e ciò che ci provoca emozione. Il blog è come in amore, non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace. Non esistono regole precise. Esiste. Punto!

    • Daniele Imperi
      30 marzo 2015 alle 13:38 Rispondi

      Sì, certo, possiamo spiegare così il successo di articoli che riteniamo di nessuna utilità :)

      • Briccioledinfo
        30 marzo 2015 alle 13:45 Rispondi

        Ma quanto realmente sono inutili?
        Forse ci hanno fatto ridere, o piangere… Non è forse utile anche riuscire a far smuovere le emozioni altrui?

        • Daniele Imperi
          30 marzo 2015 alle 14:02 Rispondi

          In quel caso sì, se leggi un post che fa solo divertire, quel post è stato utile.
          Io parlo di articoli di altro genere, magari il solito post su come installare wordpress, un elenco di 5 punti con due parole di spiegazione. Ecco, per me questo è inutile, perché trovi online post migliori su quel tema.

  6. Gloutchov
    30 marzo 2015 alle 11:19 Rispondi

    Non son mica convinto che quelle regole vadano sfatate, sai? Dipende da come le esamini.
    1) Il contenuto è Re:
    Un blog che pubblica fuffa può sopravvivere? Solo se è fuffa di livello (penso a Lercio.it). Altrimenti la gente passa oltre. Se non hai nulla da dire, cosa apri a fare un blog? Oddio, magari se uno pubblica pagine bianche potrebbe attirare lettori per via della curiosità… e magari questi potrebbero continuare a seguire il blog per capire dove andrete a parare… e voi, un giorno, ecco che pubblicate pagine rosse… la confusione e le aspettative crescono, chissà! Ma prima o poi si capirà che non mirate a nulla, e abbandoneranno.
    Il contenuto era e rimane Re.
    2) Frequenza di Pubblicazione
    Tu analizzi questo punto nell’ambito del rapporto scrittore-lettore. Ma di mezzo ci sono i motori di ricerca. Chi apre un blog dovrebbe studiare attentamente come funzionano i motori di ricerca. I link non possono stare tutti tra i primi dieci… tra i primi dieci ci stanno solo i primi dieci. Ma come viene stabilito l’ordine in cui i vari link vengono proposti. Ogni motore di ricerca ha le sue regole, ma una è inderogabile e tutti la seguono, ovvero la vitalità del sito. Se un sito è poco vitale finisce in fondo, c’è poco da fare. Se pubblichi poco, vai a pagina venti, link numero 10000, e sarà dura trovare lettori che non siano quelli del tuo circuito di ‘web amicizie’. Se cerchi di aprire una finestra sul mondo, devi avere qualcosa da mostrare il più spesso possibile, devi attirare l’attenzione, altrimenti nessuno si accorge di te.
    Per cui? Per cui ci vuole un post al giorno, per lo meno uno a settimana (dipende anche dagli argomenti), ma non si può rimanere inattivi troppo a lungo, altrimenti si finisce nel dimenticatoio… e ci si finisce anche se si è fatto in modo che i motori di ricerca sappiano che il tuo blog esiste (ci son modi gratuiti per farsi indicizzare in modo più accurato da google e altri motiri di ricerca).
    3) Buoni contenuti = ottimi risultati
    Anche questo è corretto. Il problema è quale metro usare per capire se il buon contenuto pensato dall’autore sia o meno buon contenuto anche per il lettore. Son convinto che un blog che mostra foto di gattini scritto da una gattara abbia maggiori chance di successo di un blog di astrofisica scritto da un premio nobel. E immagino che entrambi gli autori siano convinti di proporre ottimi contenuti.
    4) Creare contenuti utili
    Vedi il numero 3
    5) Creare contenuti unici
    A parte che è difficile creare qualcosa di unico in assoluto. Vale sempre quanto scritto al nr.3.
    6) Nessun contenuto promozionale nel blog
    Questo punto viene spesso frainteso. Se sei scrittore e apri un blog per promuovere i tuoi scritti, è evidente che lo puoi fare. I contenuti promozionali a cui si rifà la regoletta sono i banner pubblicitari, le scritte lampeggianti, le floating window da chiudere per poter leggere l’articolo, in pratica tutto ciò che accade in tantissime testate giornalistiche online. Se proprio si vuole fare un po’ di soldini col blog, i contenuti promozionali devono essere poco invadenti e contestualizzati con quanto scritto nel blog. Sono invece da bannare completamente gli Ads automatici, che siano di google, o che siano di altri portali commerciali, quelli annoiano il lettore, e alla lunga lo fanno fuggire.
    7) Creare contenuti nel blog non costa nulla
    Questo non è un mito sulla creazione dei blog, bensì è un luogo comune di chi usufruisce dei contenuti di un blog, e si inalbera quando l’autore mette certi servizi del blog a pagamento. E’ evidente che creare costa, che siano energie mentali, o banconote reali, scrivere su un blog costa. Il fatto è che questo punto è fuori luogo e non riguarda chi fa un blog, bensì i luoghi comuni italiani che pretendono di trovare in rete solo roba gratis, e che pretendono che tutto sia gratis. Ma questa è un’altra storia.
    8) Conclusione?
    Non esistono regole assolute (io aborro i manuali di scrittura). Ogni consiglio va preso ed esaminato, contestualizzato, e applicato (o no) a seconda delle proprie necessità. Cercare di incasellare sotto determinati schemi ogni tipo di lavoro/opera/creazione finisce per frenare l’innovazione, la varietà, il caos, e il rinnovamento. Per cui credo che le regole vadano studiate, e poi… ignorate o meno in base al proprio carattere, o in base a ciò che si vuole fare del proprio lavoro.

    • Daniele Imperi
      30 marzo 2015 alle 13:50 Rispondi

      Le ho esaminate da un altro punto di vista, ecco perché le ho sfatate :D
      1) Se non hai niente da dire, infatti, non devi aprire un blog.
      2) I motori di ricerca vanno studiati, certo. L’ho visto più volte: quando ho smesso di scrivere in alcuni blog, le visite si sono affossate.
      3) In parte è vero quello che dici: quale metro usare per stabilire quando un contenuto è buono? L’autore può dirlo? In un certo senso sì, dagli esempi che fai sia la gattara sia il fisico stanno creando buoni contenuti secondo il loro personale metro. Diciamo che un contenuto è buono quando arriva al cuore e alla mente del lettore. Da questo punto di vista la foto del gattino, quando inizia a ripetersi (per esempio stesso gatto e stessa posa), diventa un contenuto ripetitivo, duplicato quasi.
      6) Non si tratta solo di quei casi. Ci sono blog aziendali che fanno sempre e solo promozione nei loro blog e questo non è fare blogging.
      7) Mi riferivo a chi vuole aprire un blog pensando che sia comunque gratuito sotto ogni profilo gestire un blog.

  7. LiveALive
    30 marzo 2015 alle 12:43 Rispondi

    Rifletto sui contenuti di qualità.
    È sempre difficile dire cosa, esattamente, porti al successo un dato post. In genere, una volta visibile, è questione di accordo tra le caratteristiche del lettore e le caratteristiche del post. E qui dipende dalla base, certo: i miei post più tecnici per esempio qui ottengono pochi commenti (forse perché c’è poco da dire, anche), ma ci sono blog che parlano solo di tecnica e hanno successo: perché hanno un pubblico con caratteristiche comuni diverse
    Il problema è che molto spesso ciò che piace è anche qualcosa di poco utile (dappertutto, eh): ci si vuole divertire senza riflettere, e così piacciono molto, oggi, i nonsense come gli youtube poop, canzoni come Gangnam Style di cui probabilmente non si capisce una parola… Il post sull’acquisto compulsivo non sarà utile, però certo è divertente parlare dei propri acquisti, e la sola idea dell’acquisto genera una emozione, perché ci si immagina nella situazione. Un po’ quel che succede quando si parla di amore.
    Tutto sommato, vien da dire però che non c’è neanche nulla di assolutamente inutile: divertirsi così fa comunque bene alla propria vita XD

    • Daniele Imperi
      30 marzo 2015 alle 13:54 Rispondi

      Sì, è vero che ciò che piace veramente spesso è ciò che è poco utile, forse perché per quasi tutti stare su internet significa svagarsi. Concordo che sul post sull’acquisto dei libri i lettori si sono immaginati nella stessa situazione. Sarà stato così di sicuro.

  8. Marina
    30 marzo 2015 alle 18:19 Rispondi

    Qualcuno prima di me ha già detto ciò che ribadisco: chi parla di scrittura finisce inevitabilmente per riprendere strade già battute, i contenuti in questo caso sono per forza analoghi, però resta importante, secondo me, il modo in cui parli di quel dato argomento, su quale punto vuoi focalizzare l’attenzione: è questo che rende originale l’articolo che condividi, altrimenti ci troveremmo di fronte a sunti di altri post o copie smorfiate che, tuttavia, non sfuggono ad un buon lettore.
    La frequenza nella pubblicazione sul blog è fondamentale sicuramente all’inizio, quando vuoi affermarti e farti notare, serve soprattutto a fidelizzare; rimanere costanti è indice di impegno e serietà, ma sono convinta che un blog molto seguito che non venga aggiornato per qualche giorno non causi grossi danni in termini di affezione.
    Non so riconoscere la bontà dei miei post e non lo dico per falsa modestia, so solo che ho voglia di condividere idee, riflessioni, punti di vista, qualche volta anche il piacere di scrivere storielle che sottolineino l’importanza che do alla quotidianità osservata con l’occhio di chi vuole narrarla, ma piano piano qualcuno mi sta dimostrando di apprezzare il blog e questo ovviamente mi gratifica dandomi una maggiore carica verso il miglioramento.
    Sono convinta, questo si; per me non è più un passatempo, ma un impegno serio ed è questo che spero venga fuori, contenuti utili o meno.
    La promozione non è un mio obiettivo: tra le righe dico sempre che ho scritto un libro vincendo un concorso, ma lo faccio per sostenere delle tesi, per portare esempi concreti. Certe volte penso che potrei espormi di più, forse, ma non è nel mio carattere e, alla fine, mi sta bene così!

    • Daniele Imperi
      31 marzo 2015 alle 08:11 Rispondi

      Sì, in effetti anche io spesso mi sono focalizzato su alcuni punti specifici.
      La frequenza per me resta importante sempre: parlo di frequenza costante.
      Se scrivi un altro libro, però, e viene pubblicato, immagino ne parlerai nel blog, no? :)

      • Marina
        31 marzo 2015 alle 09:32 Rispondi

        Okay, quando riaccadrà ne riparliamo! ;)

  9. Marco
    30 marzo 2015 alle 21:03 Rispondi

    Concordo quando dici che i buoni contenuti non garantiscono buoni risultati. Mi spingerei anche oltre e affermerei che se Google premiasse davvero sempre e solo i buoni contenuti, non avrebbe il fatturato che ha. Diciamo allora che ci prova, e “vorrebbe” premiare solo i buoni contenuti, ma non c’è niente di perfetto a questo mondo :)

    • Daniele Imperi
      31 marzo 2015 alle 08:12 Rispondi

      Google non è perfetto, lo vedo ogni giorno o quasi. Un tempo posizionava al primo posto le pagine vuote di Wikipedia, solo perché quel sito è forte: ma a che serve a un utente una pagina vuota? Quella non andrebbe neanche indicizzata, figuriamoci posizionata al primo posto per la sua parola chiave principale.

  10. Giordana
    30 marzo 2015 alle 22:40 Rispondi

    Ciao Daniele.
    Nel mio piccolo posso analizzare che sul mio blog i post che parlano di libri famosi – che alla fine non sono utili a nessuno anche se analizzo quelli che possono essere gli spunti che da essi può trarre un autore – raggiungono sempre un sacco di visite e hanno una buona media di commenti, mentre altri post che ritengo praticamente più utili risultano poco interessanti per i visitatori. Quindi, per quanto il contenuto utile sia importante, sono d’accordo quando affermi che non è tutto. Magari, però, un buon 85-90% :)

    • Daniele Imperi
      31 marzo 2015 alle 08:15 Rispondi

      Ciao Giordana,
      analizzare libri famosi come fai tu è una buona risorsa, secondo me. Lo faccio anche io qualche volta, non amo più le recensioni propriamente dette. Preferisco quindi contestualizzarle meglio nel blog.
      Tu hai una casa editrice, quindi sei seguita da molti scrittori emergenti o aspiranti tali: è normale, credo, che ricevi più commenti su quel tipo di articoli.
      Quali sono quelli che ritieni più utili?

  11. Kinsy
    31 marzo 2015 alle 13:00 Rispondi

    Credo di aver finalmente trovato la strada del mio blog e vedo che la frequenza di pubblicazione porta i suoi frutti. Mi auguro anche che quello che scrivo sia in qualche modo di interesse per i miei lettori, ma questo lo lascio giudicare a loro. Cerco di dare il meglio quando scrivo un post, curandolo al meglio, anche se non gli dedico tutto il tempo che gli dedichi tu…

    • Daniele Imperi
      31 marzo 2015 alle 13:36 Rispondi

      Bene :)
      Se commentano, allora hanno trovato il post interessante. Quanto tempo ti porta via scrivere un post?

      • Kinsy
        31 marzo 2015 alle 16:00 Rispondi

        Non saprei… Materialmente per scrivere ci metto una mezz’ora, però la fase del progetto e le ricerche le faccio in momenti diversi, nei ritagli di tempo e con tempistiche differenti a seconda dell’argomento.

        • Daniele Imperi
          31 marzo 2015 alle 16:08 Rispondi

          Mezz’ora comunque è poco, ma sono post brevi, credo. Un articolo di 1500 parole non impiegherai a scriverlo 30 minuti :)

  12. Lisa Agosti
    1 aprile 2015 alle 04:43 Rispondi

    Nel mio piccolo ho notato che le visualizzazioni crescono in maniera direttamente proporzionale al numero dei post e arrivano da motori di ricerca oltre che dai followers.
    Per quanto riguarda il numero di commenti, invece, varia a seconda del numero di blog che seguo. Nell’ultimo periodo ho avuto meno tempo di commentare gli altri blog e di conseguenza ricevo circa la metà dei commenti quando pubblico i miei post.
    Secondo me, ognuno deve fare i conti di quanto può investire nel blog; io dedicavo tre-quattro ore al giorno al blogging (aggiornare il mio + commentare i soliti + trovare nuovi blog da seguire) ma ora che ho solo due-tre ore al giorno da dedicare alla scrittura ho scelto di dedicare la maggior parte del tempo al mio romanzo, perché senza libri da pubblicizzare il mio blog perderebbe il suo significato ultimo.

    • Daniele Imperi
      1 aprile 2015 alle 08:14 Rispondi

      Le visite possono arrivare da molte fonti. Per me restano importanti quelle che arrivano dai motori.
      Non vedo però una connessione fra blog che segui e commenti che ricevi. Forse è un caso. Mi sembra strano che qualcuno commenti da te solo se tu anche commenti dal suo blog.

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