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Il lieto fine è un obbligo?

Lieto fine

Quando ho parlato del messaggio dello scrittore, in un commento un lettore ha detto che un storia deve seguire i canoni del cinema, ossia il lieto fine. Proprio a luglio scorso ho visto un film, Stone, con Robert De Niro e Edward Norton. Beh, non ha un lieto fine, almeno per De Niro, che comunque è il protagonista.

E non è certo lʼunico film che non finisce bene. Il romanzo Io sono leggenda non ha un lieto fine. Neanche il film a cui è ispirato ce lʼha.

Il lieto fine non è né un canone né una regola stabilita a priori. È una scelta dellʼautore, che va fatta secondo me in base alla storia, a come devono evolvere gli eventi e a come dovranno reagire i personaggi.

Quando stabilire il finale della storia

In una delle sue massime, apparse in Marginalia, Edgar Allan Poe scrisse:

Non posso fare a meno di pensare che gli scrittori di romanzi, in genere, possano, di tanto in tanto, trarre profitto dagli insegnamenti dei cinesi che, malgrado costruiscano le loro case in pendenza, hanno sufficiente buon senso di iniziare i loro libri dalla fine.

Non so che cosa abbia voluto dire Poe sulle case in pendenza dei cinesi, ma credo di capire cosa intendesse per iniziare un libro dalla fine e tempo fa ne parlai qui nel blog.

La fine della storia va scritta per prima.

Forse Poe intendeva dire che lʼautore decide subito come debba terminare la sua storia, se bene o male per il protagonista. È qualcosa che va deciso nella trama, forse già a partire dallʼidea. Sì, proprio a partire dallʼidea. Almeno credo sia così per me.

Quando ho in mente una storia, quando nasce lʼidea per una storia, è come se la fine fosse già stata scritta, almeno nelle linee generali. E non finiscono tutte bene quelle che vorrei scrivere. Non devono finire tutte bene.

Quali storie devono avere un lieto fine?

Ci sono romanzi in cui il lieto fine sia davvero un obbligo? Una sorta di regola che lo scrittore deve rispettare, altrimenti la sua storia non fa parte di quel preciso genere letterario? Sì, questi obblighi esistono e che piaccia o meno è così.

Quando ho parlato della bellezza dei generi narrativi, in un commento una lettrice ha detto che il genere romance deve avere il lieto fine, altrimenti non è un romance. Cercando la fonte online (Romance Writers of America), ho trovato infatti:

Ogni romanzo dʼamore è composto da due elementi di base: una storia dʼamore centrale e un finale emotivamente soddisfacente e ottimistico.

Nel Fantasy classico, in cui il tema centrale è la perenne lotta fra il Bene e il Male, quale sarà il finale? La vittoria del Bene sul Male, per forza! Non può essere diversamente.

Una storia dellʼorrore può finire bene, secondo voi? Non so che dicano i canoni delle storie horror, ma secondo me deve finire male, molto male per i personaggi. Non ricordo di aver visto un film horror che finisse bene.

Avete mai letto Lovecraft? Anche in questo caso, fra tutti i suoi racconti dellʼorrore, non me ne viene in mente nessuno col finale felice. In un horror deve vincere il male.

Una storia drammatica come farà ad avere un bel finale? Non sarebbe drammatica se lʼavesse. Se vogliamo parlare del lungo declino del protagonista che lotta invano contro una malattia inguaribile e debilitante fino alla morte (ma cʼè qualcuno che legge questa roba?), possiamo davvero avere un lieto fine?

Il finale appartiene alla storia e al genere letterario

Fatte tutte queste considerazioni, visti gli esempi, ne possiamo dedurre che nessuna storia ha un lieto fine dʼobbligo, ma soltanto quello che le spetta. A noi interessa la storia, è su quella che dobbiamo concentrarci.

Che a molti non piacciano i generi letterari è ininfluente. Ci sono e vanno accettati. Vuoi scrivere una storia dʼamore che finisce con lui che scappa con la migliore amica della fidanzata? Ok, ma non è un romance.

Insomma, lo scrittore può fare lʼanarchico quanto vuole, ma non ottiene nulla. I lettori, là fuori, sono accaniti quando si tratta di difendere il genere che amano.

Ma a parte questo non siamo obbligati a inserire un lieto fine nelle nostre storie. A me piace quando serve, così come adoro il finale tragico, sanguinario, distruttivo, mortale quando la storia lo richiede.

E voi da che parte state? Lieto fine o quel che dovrà essere?

73 Commenti

  1. Seme Nero
    3 novembre 2015 alle 06:41 Rispondi

    Concordo su tutto. Si potrebbe riassumere dicendo che il tono della storia apre alla possibilità di un finale lieto o triste ma è l’autore a decidere. Che la scelta dipenda molto dal genere è, a mio parere, una cosa triste, un limite alla creatività e insieme alla verosimiglianza che tanto spesso si chiede allo scrittore. Ma se ci si cimenta in un determinato genere penso si sia consci di ciò che si vuole scrivere e di ciò che il pubblico di riferimento si aspetta. Per dire: si può sempre sperimentare, solo non stupiamoci se facciamo un flop. Esistono comunque finali “grigi”, dove la vittoria c’è ma non è piena. Potrebbe essere un compromesso.
    Il consiglio poi di avere chiaro il finale (possiamo sempre cambiarlo durante la stesura) è il migliore.

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2015 alle 13:05 Rispondi

      Basta che non capisca già dall’inizio come finisca.
      I finali grigi li trovo spesso nei thriller e nei polizieschi i genere.

  2. Marco
    3 novembre 2015 alle 07:37 Rispondi

    Quello che dovrà essere. E se il buon Cormac ha ragione (Cormac McCarthy, e chi altrimenti?) quando afferma che si scrive sempre di tragedie, allora non è possibile che possano terminare “lietamente”. E aggiungo che non credo affatto che il lettore preferisca un finale rassicurante. Ma se lo desidera sul serio: perché leggere? Non è meglio la pubblicità?

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2015 alle 13:06 Rispondi

      Ah, le storie di McCarthy, almeno quelle lette finora, o finivano tragicamente o molto in grigio :)
      D’accordo sull’ultimo punto: io non voglio anticipazioni mentre leggo, altrimenti che leggo a fare?

  3. giuseppina
    3 novembre 2015 alle 07:51 Rispondi

    … io preferisco il finale immaginario simile a “Via col Vento” – “Domani è un altro giorno” ….. ecc.

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2015 alle 13:07 Rispondi

      Anche a me piace quel finale, lascia un po’ in sospeso.

  4. Nuccio
    3 novembre 2015 alle 08:20 Rispondi

    Le “cose” della vita possono andare bene o male e, quindi, i relativi finali possono seguire la stessa sorte. Per me una narrazione deve lasciare un graffio anche minimo di speranza anche se finisce male.

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2015 alle 13:08 Rispondi

      Sono d’accordo, anche se è narrativa, comunque parla di una certa realtà, anche se immaginaria e fantastica, quindi il finale deve essere inaspettato.

  5. Silvia
    3 novembre 2015 alle 08:43 Rispondi

    In generale non amo i lieto fine. Sebbene quand’ero più giovane mi capitasse che davanti ad un finale tragico, tanto di un libro quanto di un film, mi si attorcigliasse lo stomaco e mi chiedessi se costasse poi così tanto all’autore rendermi felice regalandomi un bel lieto fine pacificante, con l’età adulta ho imparato a diffidarne, nella amara consapevolezza che nella vita reale non sono così frequenti.
    Come ben dici tu, molto dipende dal genere e, a mio avviso, anche dal messaggio interno all’opera stessa, verso il quale il finale deve essere coerente.
    Ho scritto due romanzi finora: in entrambi ho scelto un finale aperto. Non poteva essere diverso, se non altro per il fatto che il dubbio e l’incertezza, pur in modi diversi, erano il tema centrale in entrambi. Come potevo imporre un finale, negando così il filo conduttore secondo cui tutto è soggettivo e opinabile?
    Inoltre, un lieto fine sarebbe stato stucchevole, un finale drammatico avrebbe portato il lettore verso un pessimismo cosmico.
    Questo solo per dire che anche la scelta del finale può essere considerata, a mio giudizio, un contenuto, coerentemente con il genere e la trama del racconto stesso.

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2015 alle 13:14 Rispondi

      Anche io da ragazzo preferivo i finali piacevoli, poi leggendo di più sono tornato coi piedi per terra :D
      Il finale aperto mi stuzzica. Ti lascia libero di continuare la storia o di passare ad altro.

  6. Luciano Dal Pont
    3 novembre 2015 alle 09:17 Rispondi

    Io sono assolutamente per “quel che dovrà essere”, e ciò è determinato sia dal genere, se il romanzo appartiene a un genere ben preciso, sia dal tipo di storia. Ora ad esempio sto scrivendo un romanzo horror dai connotati alquanto estremi, infarcito di un erotismo malato, deviato, perverso oltre ogni limite. Poterebbe mai avere un lieto fine una cosa così?
    Il mio primo romanzo è invece una favola moderna, e come tale doveva per forza avere un lieto fine.
    Poi ci sono romanzi che travalicano i confini dei generi, cioè che non appartengono a un genere ben preciso, e in questi l’autore si può sbizzarrire a inventare un finale che potrebbe benissimo non essere né lieto né tragico, una sorta di finale aperto dove la storia finisce così come gli eventi l’hanno portata a finire, né bene né male, o forse bene per un determinato personaggio, meno bene per un altro e magari malissimo per un altro ancora.

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2015 alle 13:15 Rispondi

      L’horror non può avere un lieto fine, altrimenti che orrore sarebbe? Il bello è sorprendere il lettore ammazzando chi non se l’aspetta :D

  7. Amelio
    3 novembre 2015 alle 09:34 Rispondi

    Prendiamo una serie come Breaking Bad o alcuni libri di Chuck Palaniuk, dimostrazione del fatto che il lieto fine è un optional. :)

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2015 alle 13:15 Rispondi

      Non li ho letti ma mi fido :)

  8. monia74
    3 novembre 2015 alle 09:41 Rispondi

    Sì, credo anch’io che il finale sia in un certo senso predestinato dal genere letterario. Ma non è necessariamente limitante: nel romance convivono il “vissero felici e contenti” e l’ “idem” di patrick swayze in ghost. Lieto fine..? Boh, forse l’unica cosa che li accomuna è un fiume di lacrime :)

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2015 alle 13:16 Rispondi

      Oddio, non parlarmi di Ghost, per me è inguardabile :D

  9. Eliana
    3 novembre 2015 alle 10:16 Rispondi

    Ci sono alcuni generi letterari per cui il lieto fine può dare la giusta sensazione per chiudere il libro. Ma le eccezioni ci sono e, secondo me, in questo caso confermano che non c’è regola. Una storia d’amore che non si conclude con i due protagonisti che si mettono insieme può essere ancora più struggente: immagino le lettrici in una valle di lacrime. Un fantasy che finisce con la tragica morte dell’eroe protagonista, per quanto potrà essere raro, forse dà il senso di come il mondo sia ingiusto, perfino uno totalmente inventato. O forse potrebbe essere solo un’operazione di marketing.

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2015 alle 13:18 Rispondi

      Sulle storie d’amore ci sono delle regole, a quanto pare, almeno se vuoi farle rientrare nel cosiddetto “Romance”. Per il fantasy sono d’accordo, magari è raro, ma si potrebbe studiare bene quel finale tragico per l’eroe.

  10. Barbara
    3 novembre 2015 alle 10:49 Rispondi

    Anche questo post sembra scritto per me, eh? :D
    Di sicuro ho detto che preferisco il lieto fine, sul tuo ultimo racconto.
    Ma mai posso aver scritto che questo sia un canone del cinema. Perchè non lo è. Ho talmente tanti film che, dopo aver visto il finale tragico per la prima volta, adesso mi tocca fermarmi a metà, prendendomi solo il meglio!
    Si, è vero che ci si aspetta un certo tipo di finale per genere letterario (legge del fabbisogno?).
    E’ anche vero che rompere gli schemi fa vendere di più. Quei pochi bestseller all’esordio hanno la formula del “non c’aveva mai provato nessuno” (legge dell’unicità?).
    E poi ci sono quelli che si tengono in bilico, tipo quei romance dove il finale felice è assicurato, però deve sempre morirci qualcuno nel mezzo ed il protagonista deve stare tanto tanto male, prima di risorgere dalle sue ceneri di lacrime. Quasi che si volessero scusare in anticipo del lieto fine.
    Poi comunque intervengono i gusti personali. Io ho accumulato un tot di esperienze fortemente negative, sulle mie spalle ma non solo, che devo aver fatto il pieno, per cui non ho davvero voglia di impegnare il mio poco tempo libero in un libro che parli di disgrazie.
    Mal comune mezzo gaudio non mi funziona.
    Parlami di cose belle così smetto di pensare è meglio.
    Non mi piacciono gli horror? Dipende. Se il mostro sono io e finalmente posso squarciare chi se lo merita, sicuro che mi piacciono gli horror. Ho anche una certa fame. Quando cominciamo il banchetto?
    In fondo, anche il concetto di lieto fine è legato al punto di vista. Lieto fine per chi?
    «Ti va di ascoltare la mia storia, Bella? Non ha un lieto fine… Del resto, quale fra le nostre storie ce l’ha? Se ci fosse stato un lieto fine, a quest’ora saremmo tutti sottoterra.» (Rosalie Cullen, la vampira bionda di Twilight…questa è una frase a cui penso spesso)
    Siete davvero certi che la morte sia il maggiore dei fastidi?

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2015 alle 13:22 Rispondi

      Ma certo, ormai ti leggo nel pensiero :D
      Nel mio racconto però avevo scritto “Un racconto drammatico”, quindi avevo avvisato che il finale proprio lieto non sarebbe stato :)
      Di esperienze negative ne ho parecchie anche io, ma mi tengo lontano solo da film strappalacrime e romanzi iperdrammatici, per il resto accetto qualsiasi finale.
      Per i vampiri forse il lieto fine non è proprio vivere in eterno in quel modo. Per noi magari è diverso…

  11. Grilloz
    3 novembre 2015 alle 11:02 Rispondi

    Prima di tutto bisognerebbe definire il lieto fine, perchè, ad esempio, “io sono leggenda” ha a suo modo un lieto fine, ma non voglio spoilerare (fra l’altro è il film ad essere stato tratto dal libro).
    Il vissero tutti felici e contenti lo riserverei alle fiabe, e manco tutte, visto che, ad esempio, la sirenetta finisce male male (almeno nella versione non edulcorata dalla Disney).
    Ma alla fine la conclusione è che oggni storia ha il suo finale, personalmente odio i lieti fine appiccicati perchè la storia deve finir bene.

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2015 alle 13:23 Rispondi

      Forse si parla di lieto fine riferendosi al protagonista e non all’intera storia.

  12. Salvatore
    3 novembre 2015 alle 12:34 Rispondi

    Se provi a non mettere un lieto fine alla classica storia d’amore ti ritrovi con Misery che ti sega le gambe… XD Io farei attenzione: le lettrici sono le più ostinate. ;)

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2015 alle 13:23 Rispondi

      Ecco perché non scrivo storie d’amore :D

    • monia74
      3 novembre 2015 alle 14:33 Rispondi

      carina! :D
      Però attenzione. Io ho avuto un dubbio con l’ultimo romanzo e ho lasciato il finale aperto a due possibilità (lui muore oppure viene salvato). Ho poi aggiunto un epilogo in cui lui C’ERA e nel primo pezzo veniva citato, nel secondo era proprio in prima persona narrante.
      Beh, i miei lettori beta hanno capito entrambi che il protagonista era morto!
      Io credo che l’aspettativa fosse tale che quello della morte fosse per loro la fine più plausibile e accettabile (soddisfacente, come ha detto qualcuno sopra, anche se non lieta).
      Quindi in sostanza credo che l’autore dovrebbe interecettare queste aspettative (che sono strettamente legate alla storia). E se non rispetti le aspettative per me chi legge si sente un po’ truffato. Ha ragione Misery! :D :D

  13. Simona C.
    3 novembre 2015 alle 13:28 Rispondi

    Un finale deve essere soddisfacente anche se non è lieto. Per soddisfacente intendo che deve dare degna conclusione alla trama e ogni storia ha il suo, quello più adatto.
    Il finale aperto va bene se comunque lascia al lettore diverse opzioni chiare e ugualmente plausibili tra le quali scegliere, ma non deve sembrare un “finiscitelo te ché mi mancano le idee”. Mi è capitato di leggere libri con un finale così aperto che pensavo mancassero delle pagine e, per quanto fossero belli fino a quel punto, mi hanno deluso.

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2015 alle 13:51 Rispondi

      Soddisfacente penso che sia la parola giusta. Finali così aperti non mi sono mai capitati finora, per fortuna.

  14. Giada
    3 novembre 2015 alle 14:46 Rispondi

    Io sarei per il lieto fine sempre e comunque – forse vengo dal mondo delle favole – mi rendo conto, però, che a volte è necessario che le cose non finiscano bene.
    Per me è sempre difficile, quando scrivo, far finire male una storia, ma se è necessario mi arrendo al mio destino e batto su quei tasti (a malincuore). Quando ci vuole… ci vuole! D’altronde scriviamo anche per essere letti…

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2015 alle 15:05 Rispondi

      Io ho invece cominciato a far finire male le mie storie, almeno la maggior parte, quindi ora non mi preoccupo dei finali tragici :)

  15. KingLC
    3 novembre 2015 alle 15:04 Rispondi

    … Ma seriamente c’è chi pensa che si debbano scrivere solo finali lieti?

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2015 alle 15:06 Rispondi

      Certo che c’è! :D

      • KingLC
        3 novembre 2015 alle 15:38 Rispondi

        Che brutto modo di vedere la scrittura.

  16. Ulisse Di Bartolomei
    3 novembre 2015 alle 15:09 Rispondi

    Salve Daniele.
    Secondo me il lieto fine non è importante, ma una morale nobile utile e importante ci deve stare, Non ricordo se è un detto veneto, ma l’ho sentito da un luminare di storia antica di origine veneta, “un libro non serve a niente se non rifà la gente”. Seppure potrebbe essere un azzardo considerare la questione come “rifare il lettore”, se a lettura completata questi deve inseguire un significato per ciò che ha letto, anzitutto per attribuire un valore al tempo dedicatogli, allora un problema sussiste. Un gentile editore che consultai oltre dieci anni fa, appena avevo messo insieme in qualche modo un testo e credevo di conquistare il mondo, accettò di leggerlo e poi mi disse “troppe parole, qual’è il senso?, è una raccolta che non saprei come proporre” ecc… e infine mi disse: ” Prima di scrivere un libro devi chiederti perché lo faccio? Cosa voglio comunicare? Cosa voglio ottenere? (soldi a prescindere…)” Ecco, dopo dieci anni, alle ultime regolette ci sto ancora lavorando e credo che il dilemma sia simile per chiunque scriva, anche una semplice frase in senso compiuto!

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2015 alle 15:27 Rispondi

      Ciao Ulisse, non sono sempre d’accordo sulla morale nei libri. Ovvio che ogni romanzo più o meno rifletta il pensiero dell’autore, ma questo non significa che dobbiamo per forza inserire una morale.
      Però chiedersi perché si sta scrivendo quel libro e cosa vogliamo comunicare credo sia giusto e faccia bene alla storia.

  17. Andrea Cabassi
    3 novembre 2015 alle 15:40 Rispondi

    “Il romanzo Io sono leggenda non ha un lieto fine. Neanche il film a cui è ispirato ce lʼha.” –> Certo, forse il termine “lieto” ha varie sfumature, ma quello del film (intendo quella ca%ata con Willi il principe di Bel Air, non i primi 2 adattamenti cinematografici) mi sembra proprio un lieto fine (o si parla di finale con speranza per il futuro? :-) )

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2015 alle 15:44 Rispondi

      Nell’ultimo film fatto non mi sembra che ci sia stato un lieto fine, almeno per lui :)

    • Grilloz
      3 novembre 2015 alle 15:47 Rispondi

      Io non volevo spoilerale, e il rmanzo non l’ho letto, quindi mi riferisco solo al film del 2007

      — SPOILER SPOILER SPOILER —
      Sì, il protagonista alla fine muore, ma il uo eroico sacrificio permette, forse, all’umanità di sopravvivere. Ora dipende dai punti di vista, ma questo per me è un lieto fine. Diverso sarebbe stato se alla fine fosse morto con l’ampolla del vaccino in mano.
      — SPOILER SPOILER SPOILER —

      • Daniele Imperi
        3 novembre 2015 alle 15:50 Rispondi

        Sì, è quello che ho scritto sopra in un altro commento: dipende da come si vede la situazione, per il protagonista non è lieto, ma per la storia sì. Dipende dalle aspettative del lettore.

  18. Andrea Cabassi
    3 novembre 2015 alle 15:55 Rispondi

    Per me è stato lieto perché Willy in quel ruolo era inguardabile :-D

    • Simona C.
      3 novembre 2015 alle 16:14 Rispondi

      Sono d’accordo :)
      Libro bello, film non all’altezza e protagonista sbagliato.

      • Daniele Imperi
        3 novembre 2015 alle 16:17 Rispondi

        D’accordo anche io, il protagonista non ci azzecca nulla. Nel romanzo era un inglese e anche biondo, se non ricordo male, quindi perché hanno scelto Will Smith non si capisce.

  19. Tenar
    3 novembre 2015 alle 17:41 Rispondi

    Ogni storia ha il suo giusto finale. Quello che ti rende felice, perché è giusto così e qualsiasi cosa tranne il lieto fine sarebbe stata un inganno al lettore e quello che ti strazia dentro ed è giusto così in ogni caso. Tra i miei libri preferiti c’è un bel mix di finali, quindi direi che il lieto fine non è assolutamente indispensabile per farmi gradire un libro.

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2015 alle 17:51 Rispondi

      Idem per me. Hai ragione, il finale della storia deve rendere felice te che l’hai scritta. Altrimenti non sarà naturale.

      • Tenar
        4 novembre 2015 alle 14:11 Rispondi

        Non necessariamente. Deve essere il finale giusto, non quello che fa felice l’autore. L’autore può voler bene a un personaggio, ma farlo morire sul finale perché quella è la conclusione giusta. Si può piangere anche per i propri finali, suppongo.

        • Daniele Imperi
          4 novembre 2015 alle 14:14 Rispondi

          Sì, per felice intendevo che l’autore deve essere soddisfatto della sua scelta. Mi piace il mio protagonista, ma è necessario che muoia per il bene della storia. E così sono soddisfatto.

  20. Giulia
    4 novembre 2015 alle 17:04 Rispondi

    Il lieto fine non è decisamente un obbligo. Se tutti i libri finissero bene, il mondo sarebbe molto monotono ;) Poi, è più che altro una questione di gusti del lettore. Io, per esempio, amo il lieto fine perché mi dà un senso di sicurezza, ma non lo pretendo. Non amo i non-finali, ovvero i finali troppo aperti.

    • Daniele Imperi
      4 novembre 2015 alle 17:12 Rispondi

      Non ci sarebbe neanche gusto a leggere :)
      Sui finali troppo aperti secondo me dipende da come scritti. In alcuni casi mi sono piaciuti.

  21. Mara Cristina Dall'Asen
    5 novembre 2015 alle 23:54 Rispondi

    Io non amo per niente i finali aperti, e più sono aperti e meno mi piacciono. Ma, nel tempo ho cambiato direzione, non amo più neanche i finali tragici, non riesco più a leggere libri angoscianti, e ultimamente ce ne sono veramente tanti, troppi. Non so chi disse che è più facile far piangere che ridere, ma lo hanno preso troppo alla lettera. Mi piacciono invece i finali che, anche se non sono proprio a lieto fine, ti lasciano una speranza, un’idea definita su come procederanno le cose. Per quel che mi riguarda sino ad ora per le mie storie mi son sempre ritrovata con l’inizio e la fine già delineate, poi piano piano viene tutto il resto. Nel mio primo romanzo ci sono due “fine”, nel senso che c’è un finale dove tutto si completa e poi ho scritto il mio finale, ma ognuno poteva proseguirlo come preferiva, l’ho proprio scritto. Il secondo invece ha un lieto fine ma velato di dolore. Ciao

    • Daniele Imperi
      6 novembre 2015 alle 10:01 Rispondi

      Libri angoscianti mi rifiuto di leggerli anche io :)
      Non ricordo nemmeno io chi disse quella frase, ma è vera, far ridere è difficile, per far piangere invece basta uno sganassone :D
      In che modo hai scritto due finali?

      • Andrea Cabassi
        6 novembre 2015 alle 11:31 Rispondi

        Immagino che “La Strada” di McCarthy tu l’abbia letto, no? Per me quella è stata una lettura piuttosto angosciante ^_^

        • Daniele Imperi
          6 novembre 2015 alle 11:39 Rispondi

          Sì, ma non l’ho trovato angosciante :)

  22. Lisa Agosti
    6 novembre 2015 alle 07:07 Rispondi

    Il lieto fine non è sempre ovvio. Per esempio, per me il lieto fine è la coppia che finisce per non mettersi insieme. Lei sceglie la carriera, oppure lui scopre che la sua anima gemella è un’altra… esulto nello scoprire che l’amore non è quel che porta al “vissero felici e contenti”.

    Quindi, se mi chiedi “vuoi sempre il lieto fine?” posso risponderti di sì, ma non è detto che sia quello che ti aspetti! :)

    • Daniele Imperi
      6 novembre 2015 alle 10:02 Rispondi

      Beh, in quel caso specifico il lieto fine è lieto per chi ha fatto la scelta giusta, ma col senno di poi io sono contento che le mie storie d’amore non abbiano avuto mai un lieto fine, perché non erano le donne giuste per me :D

      • Lisa Agosti
        6 novembre 2015 alle 22:13 Rispondi

        È quel che dico anch’io, il lieto fine è proprio il non essermi sposata con quel SOB del mio ex-ragazzo! :D

  23. Grazia Gironella
    6 novembre 2015 alle 21:05 Rispondi

    Lieto fine, al massimo con una vena di tristezza per qualcosa che è andato male. Non mi piace leggere romanzi in cui i personaggi si dibattono nel buio e incontrano un finale altrettanto buio, o peggio iniziano in positivo per poi sprofondare nel declino e nella distruzione. Non desidero proporre questo genere di storie a chi mi legge! Credo però che saprei scegliere un finale cupo, se la storia lo richiedesse davvero e ne vedessi l’utilità nella mia ottica. Per ora non è mai successo.

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2015 alle 08:33 Rispondi

      Allora, se è una tua scelta, ok. A me non dispiacciono i finali neri, né leggerne né tanto meno scriverne. Se l’autore sceglie bei finali, allora deve saper creare storie che richiedono bei finali.

  24. Mara Cristina Dall'Asen
    7 novembre 2015 alle 00:04 Rispondi

    Ho scritto il libro sino alla conclusione del percorso della protagonista, che riguardava ciò che voleva essere veramente. Poi c’è l’ultimo capitolo dove dico che come proseguirà la cosa lo possono decidere loro, i lettori, ma che se gli è piaciuto percorrere insieme a me le vicissitudini della protagonista allora li riporto nella storia a modo mio, e lì ho scritto il lieto, che più lieto non si può, fine. Era un modo per dire che comunque il finale lo scrive sempre il lettore in base alle sue sensibilità, al modo in cui ha interagito con il libro. Ti dirò che chi l’ha letto però ha apprezzato il lieto fine. Ciao

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2015 alle 08:34 Rispondi

      In che modo il lettore decide il finale della tua storia?

  25. Martin Rua
    9 novembre 2015 alle 12:07 Rispondi

    Ma dai! Leggendo questo post e i commenti di tutti ho avuto un’illuminazione per il finale del mio prossimo romanzo. Grazie Daniele, grazie tutti!
    😁😁😁

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2015 alle 12:13 Rispondi

      Bene, adesso però non abbiamo capito se il tuo sarà un lieto fine o un finale tragico :D

      • Martin Rua
        10 novembre 2015 alle 09:04 Rispondi

        Né l’uno, né l’altro. Diciamo che sarà drammatico, ma non necessariamente tragico. Non so se si coglie la differenza. Il mio prossimo thriller sarà il primo di una nuova trilogia, quindi lascierò il finale un po’ aperto per futuri sviluppi.

        • Daniele Imperi
          10 novembre 2015 alle 09:11 Rispondi

          Beh, sì, tragico e drammatico sono concetti diversi.

  26. Mara Cristina Dall'Asen
    9 novembre 2015 alle 19:33 Rispondi

    Il lettore decide il finale nel suo immaginario, io personalmente ho riscritto mentalmente il finale di un tot di romanzi! Ma nel mio romanzo c’è proprio l’invito a scriverlo e inviarmelo… magari se farò una ristampa li inserisco!

    • Daniele Imperi
      10 novembre 2015 alle 08:29 Rispondi

      Io invece accetto il finale dell’autore, però è una bella idea la tua di far scrivere il finale ai lettori. Magari potresti farne uno spin-off.

  27. Ulisse Di Bartolomei
    10 novembre 2015 alle 19:50 Rispondi

    Salve Daniele

    sto rimuginando qualcosa a cui non avevo dato peso! Non un lieto fine ma proprio la “fine”… Insomma quanto finisce il racconto o il testo “vivo”, nell’ultima pagina bianca a destra si scrive un sobrio “Fine” o un ironico “ti sei stufato… tanto abbiamo finito…” oppure un minaccioso “questo è tutto… per ora!” La mia scrittura è saggistica e quindi neppure si porrebbe la questione, ma vorrei risolvere un dubbio: bisogna mettere la parole “fine” oppure no?

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2015 alle 08:11 Rispondi

      Ciao Ulisse, la parola “Fine” l’ho trovata in parecchi romanzi di un tempo, se non ricordo male anche in Gulliver. A me piace, è un peccato che nessuno la scriva più. Mi hai però dato una bella idea, credo che in qualche romanzo la userò.

  28. Ulisse Di Bartolomei
    11 novembre 2015 alle 10:01 Rispondi

    Buongiorno Daniele.
    Grazie, mi hai confermato un sospetto. Io l’ho sempre messa in tutti i miei testi, ma ieri volendo aggiornarmi su eventuali criteri, non sono riuscito a trovarla nei libri (altrui) che ho e in internet ho speso un’ora inutile senza riuscire a trovare dove se ne parlasse. Anch’io ricordo che nei racconti che leggevo negli anni ’70 (parecchi poiché li acquista mia sorella maggiore) vi stata la parola fine in pagina bianca. Adesso però mi viene il dubbio se toglierla in tutti, lasciarla o porre una frase di commiato. Altro che massimi sistemi, qui abbiamo un irrisolto…

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2015 alle 10:06 Rispondi

      In un saggio secondo me non ha senso, almeno io non l’ho mai vista, ma non è certo vietato scriverla.

  29. Ulisse Di Bartolomei
    11 novembre 2015 alle 10:43 Rispondi

    Il mio ultimo libro è un saggio autobiografico, che contiene narrativa inframmezzata da ponderazioni filosofiche, Comunque hai ragione, poiché di per sé un saggio è una “storia aperta”, mentre un romanzo narra ciò che non si può cambiare, una volta pubblicato. A spanne mi sembra che la questione stia in questi termini.

  30. Mara Cristina Dall'Asen
    11 novembre 2015 alle 10:45 Rispondi

    Cos’è uno spin off… son negata per queste cose! Anche a me sembrava una buona idea, ma nessuno mi ha ancora scritto il suo finale! Vuoi farlo tu per primo?! ciao ;)

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2015 alle 10:50 Rispondi

      Ti invito a leggere le 22 forme di narrazione che ho trovato, magari ci trovi un modo per continuare qualche tua storia :)

  31. Mara Cristina Dall'Asen
    11 novembre 2015 alle 21:07 Rispondi

    Grazie… ora ho capito! E articolo interessante me l’ero perso.

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