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22 forme di narrazione per scrittori e storyteller

Forme narrative

Quanti modi esistono per raccontare una storia? O, meglio, quante forme di racconto possiamo usare per la nostra storia? In ogni progetto narrativo va decisa anche la struttura del racconto – romanzo, racconto propriamente detto, dramma teatrale, storytelling, fino ai progetti transmediali – e le sue caratteristiche.

In questo post ho elencato 22 forme narrative che possono essere utili a chi scrive, a chi deve raccontare per lavoro o per puro piacere personale.

Libro-gioco o librogame (Gamebook)

gamebook
Un gamebook è un libro a lettura dinamica, potremmo dire, un libro in cui il lettore partecipa alla storia compiendo scelte in modo autonomo e non secondo le consuete regole impostate dall’autore. Non è quindi una lettura lineare della storia, perché il lettore stesso può cambiarla.

A differenza di un libro comune, quindi, il lettore non si limita a seguire la traccia delineata dall’autore, ma può far compiere ai personaggi altre azioni.

Possiamo oggi parlare di due tipi di libro-gioco: i librogame cartacei e i gamebook digitali.

  1. Libro-gioco cartaceo: erano in voga negli anni ’80 e ’90 e il nome di Dungeons and Dragons vi sarà certo familiare. Erano romanzi sotto forma di gioco, in cui i lettori potevano divertirsi controllandone gli eventi e affidandosi alla propria fantasia. Erano scritti in seconda persona, quindi il vero protagonista era proprio il lettore, che si vedeva porre domande sulle sue prossime azioni, ogni risposta che corrispondeva a un numero di pagina del libro, e così via fino alla fine.
  2. Libro-gioco digitale: il concetto è lo stesso del cartaceo, ma, essendo nati per computer e iPad, in più i gamebook digitali sono interattivi, quindi basta un tocco per andare nella posizione corrispondente alla scelta fatta. I librogame interattivi hanno anche altre caratteristiche, come livelli di gioco, musiche, giochi interni, statistiche, video, ecc.

Narrazione interattiva (Text adventures o interactive fiction)

Text adventure
In parole brevi le narrazioni interattive sono forme di racconto sviluppate come un gioco in un computer attraverso comandi di testo semplice (“alzati dal letto”, “accendi la luce”, “esci dalla stanza”, ecc.), quindi sono dei programmi.

Sono definite come “format” e non come vere e proprie tipologie di giochi. Ciò che le differenzia dai giochi è proprio l’uso del testo per la descrizione di personaggi e oggetti nell’ambientazione e di un decodificatore per interpretare il testo digitato dal giocatore, permettendo così ai giocatori di interagire con personaggi e oggetti della scena.

Nelle narrazioni interattive gli ambienti sono formati da una serie concatenata di “stanze”, che indicano sia luoghi interni sia esterni, sono descritte con una serie di dettagli ed elencano anche gli oggetti presenti con cui il giocatore può interagire. È come leggere un libro, ma digitando comandi per far compiere scelte ai personaggi.

Narrazione ipertestuale (Hypertext fiction)

O iper-racconto, una letteratura moderna che usa il computer come mezzo comunicativo. Nella narrazione ipertestuale c’è una collaborazione fra lettore e autore, in cui lo scrittore fornisce al lettore le pagine web collegate fra loro e il lettore decide l’ordine in cui leggerle. In alcune di queste narrazioni il lettore ha la possibilità di modificare la storia aggiungendo propri lavori.

Anche un sito web potrebbe essere definitivo come una narrazione ipertestuale – sebbene non sia caratterizzato da una trama, ma solo da un tema portante – perché non offre al lettore un modo univoco di lettura, di fruizione delle informazioni, di navigazione, ma lascia al pubblico libera scelta.

Un esempio di romanzo interattivo è SUNSHINE ’69 di Bobby Rabyd, pubblicato nel 1996.

Narrazione partecipativa

Autore e lettore partecipano insieme alla costruzione della storia. Un esempio è dato dal sito The Incipit, che prevede storie di 10 capitoli, ognuno dei quali si conclude con 3 alternative. I lettori voteranno quella preferita e lo scrittore la scriverà. Queste sono le regole di quel sito, ovviamente, ma questo tipo di narrazione può avere qualsiasi sviluppo.

Spin-off

Hogwarts libraryÈ l’opera derivativa per eccellenza, poiché è proprio questa la traduzione più esatta di questo termine inglese. Si tratta di una forma di narrativa nata un’opera esistente, ma focalizzata su un elemento di quella storia (personaggio secondario, comprimario, ambientazione, ecc.).

Ricordo il fumetto di Alan Ford, per esempio, che vide nascere alcune avventure di Bob Rock nel 1996. Ma possiamo considerare spin-off anche le due opere di J.K. Rowling Il Quidditch attraverso i secoli e Gli animali fantastici: dove trovarli, entrambi scritti per beneficenza, comparsi come pseudobiblium nella saga di Harry Potter.

In inglese viene anche definito come sidequel, in contrapposizione al prequel, storia antecedente, e al sequel, storia successiva.

Uno spin-off ampia l’orizzonte narrativo della storia originale, riproponendo temi e personaggi in nuove e inattese situazioni e offrendo al pubblico nuovi punti di vista, nuove tematiche, nuovi scenari.

Untold stories

Ne ha accennato Max Giovagnoli nel suo libro Transmedia: Storytelling e comunicazione, quando parla dello sviluppo di un universo di riferimento in un progetto transmediale. In quel caso l’autore del progetto deve immaginare fin dall’inizio la creazione di storie da narrare in futuro.

Come se all’interno di un’opera esistessero già storie non raccontate, che possono nascere però in qualsiasi momento e prendere forma da qualsiasi elemento della storia originaria. Una untold story è dunque uno spin-off latente, non ancora sviluppato.

Prequel o antefatto

First kingÈ un concetto molto semplice da capire, avendolo trovato spesso al cinema. Ma anche in letteratura si trovano i cosiddetti prequel. Un esempio è Il primo re di Shannara di Terry Brooks, che racconta le vicende antecedenti a La spada di Shannara. Al cinema possiamo citare il caso di Prometheus come prequel di Alien.

Un prequel quindi narra vicende precedenti la storia originaria, di solito con l’intento di spiegare i fatti che hanno portato alla situazione della storia madre narrata.

Secondo M.E. Sharpe i prequel si focalizzano su storie che avvengono prima della narrazione originale. Quindi un prequel implica una familiarità del pubblico coi fatti narrati in origine.

Sequel o seguito (follow-up)

MessaggeroÈ l’esatto contrario del prequel, quindi racconta fatti e vicende successive alla storia originaria. Il concetto di sequel è narrare “ciò che è successo dopo”, storia e sequel hanno quindi una relazione cronologica.

All’interno del sequel si distinguono 5 tipologie di narrazione:

  1. paraquel: storia che si svolge in contemporanea con una specifica storia (per esempio la trilogia di Veronica Roth composta dai romanzi Divergent, Insurgent e Allegiant)
  2. circumquel: storia che avviene in parte prima e in parte dopo una specifica storia (Il leone, la strega e l’armadio è un circumquel del romanzo Il cavallo e il ragazzo di C.S. Lewis)
  3. interquel: storia che si svolge fra due storie complete preesistenti, facendo da ponte cronologico fra le due e diventando così il sequel di una e il prequel dell’altra (La leggenda del vento è l’8° romanzo della serie della Torre nera di Stephen King e rappresenta un interquel, ponendosi fra il 4°, La sfera del buio, e il 5° romanzo, I lupi del Calla
  4. midquel: storia che avviene durante un vuoto cronologico presente in un’altra storia (il cartone La bella e la bestia – Un magico Natale è il midquel di La Bella e la Bestia, poiché avviene dopo lo scontro con i lupi, ma prima dello scontro con Gaston)
  5. sidequel: storia che mostra eventi narrati nello stesso tempo della storia originaria, ma si concentra su personaggi differenti e altre ambientazioni. Uno spin-off può essere definito sidequel se avviene nella stessa cornice cronologica della storia principale (il film 300: L’alba di un impero è il sidequel del precedente 300)

Remake o rifacimento

King KongAl cinema abbiamo assistito a parecchi remake di film. Si tratta quindi di una modernizzazione di una pellicola precedente. Viene quindi utilizzato il materiale già prodotto come fonte principale per creare la storia.

Anche in narrativa possiamo pensare di creare rifacimenti di storie vecchie, ridando loro vita in una forma più moderna, adatta ai tempi correnti.

Reboot

GodzillaSi definisce così una completa revisione di un’opera esistente o anche una sua rivisitazione, quindi può variare molto dall’originale. Possiamo trovarvi alcuni personaggi, temi, elementi della trama o l’impostazione della storia, ma comunque un reboot è un’opera che parte da zero, da quelli che sono i concetti base della storia originaria.

Rispetto al remake, quindi, in un reboot dobbiamo dimenticare quanto appreso nella storia originaria, perché siamo ora di fronte a una storia nuova, che vede in campo la stessa idea e i personaggi principali, ma viene narrata in forma diversa.

Il film Batman Begins è considerato un reboot, ma sono remake tutti i vari film su Robin Hood, per esempio. Godzilla del 2014 è un reboot di Godzilla del 1954.

Adattamento

Altra opera derivativa. Sappiamo che un film tratto da un romanzo non è altro che un adattamento cinematografico di quel romanzo, non potrà mai essere la stessa storia. Allo stesso modo possiamo pensare a una serie di altri adattamenti, tutti in forma narrata, come:

  • adattare un romanzo a un dramma e viceversa
  • adattare un romanzo a un fumetto e viceversa
  • adattare un fumetto a un dramma e viceversa
  • adattare un racconto a un romanzo e viceversa

Crossover

Crossover

Con questo termine si indica una storia che contenga due o più personaggi o anche ambientazioni provenienti da altre storie e realizzata con accordo dei due autori (o case editrici) coinvolti.

Nel campo dell’animazione possiamo prendere come esempio il cartone dei Griffin (Family Guy) e l’episodio in crossover The Simpsons Guy che vedeva appunto i Simpsons. Nei fumetti ci sono stati crossover con Batman e Superman, che sono due testate differenti, ma anche con Spiderman e Daredevil.

Anche in letteratura ci sono stati crossover, molti autori hanno inserito propri personaggi in altre storie, ma è anche successo che alcuni autori hanno usato personaggi di altri, previo tacito accordo, naturalmente.

Pastiche

ScarlettLa parola (francese, ma sulla base dell’italiano pasticcio, come piatto creato con vari ingredienti) si riferisce a un’opera letteraria (ma anche visuale, teatrale o musicale) che imita un’opera famosa di un altro autore. Non è una parodia, perché il pastiche è creato come tributo nei confronti dell’opera imitata. L’opera può anche essere sviluppata con un misto di elementi presi da differenti altre opere, come personaggi, temi, ecc.

Nel pastiche l’autore imita lo stile e il contenuto di un’altra opera, ma per esaltarli, per celebrare l’autore originale. Anche il pastiche è dunque un’opera derivativa.

Esempi sono Scarlett di Alexandra Ripley (1991) come pastiche di Via col vento di Margaret Mitchell e The Second Mrs. Darcy di Elizabeth Aston come pastiche di Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen.

Parodia

Il signore dei tranelliA differenza del pastiche, la parodia (dal greco antico παρῳδία, parodia), pur essendo sempre un’opera derivativa e un’imitazione, ha intenti satirici e è sviluppata esagerando lo stile o il contenuto dell’opera originale per produrre un effetto comico.

C’è lo stesso rapporto fra caricatura e ritratto: si vuole ottenere un effetto umoristico portando all’eccesso gli elementi più salienti e caratteristici dell’opera originaria.

Come esempio possiamo citare il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes, che ha parodiato i romanzi cavallereschi del suo tempo. Anni fa ho provato a leggere Il signore dei Tranelli di Henry N. Beard e Douglas C. Kenney, ovvia parodia de Il signore degli anelli di Tolkien, che ho abbandonato, schifato, dopo qualche decina di pagine.

Fix-up

Io, robotQuesto tipo di narrazione nacque nei primi anni ’50, ce lo dice A.E. van Vogt in un’intervista condotta da Robert Weinberg nel 1980. Il termine fix-up, usato dallo stesso van Vogt, apparve nell’Encyclopedia of SF di Peter Nicholls intendendo un romanzo creato da un autore prendendo alcune sue storie, spesso non collegate fra loro, e riscrivendole sotto forma di un’unica storia.

Un fix-up (scritto anche come fixup) è quindi un libro creato a partire da storie precedentemente pubblicate e poi montate insieme con nuovo materiale aggiunto che dia al tutto una unicità, in modo da essere lette come un romanzo.

Io, Robot è un fix-up di Isaac Asimov, per esempio. Fix-up di van Vogt sono Le armi di Isher, Mente suprema, Crociera nell’infinito.

Clip show

Confinato nella televisione, il clip show non è una vera e propria narrazione, poiché consiste di spezzoni di episodi già trasmessi montati come fossero dei flashback.

A questo proposito, però, ricordo un romanzo che secondo me è stato scritto in forma di clip show – anche se in narrativa, o comunque parlando di storie raccontate attraverso il testo, non è propriamente corretto parlare di clip show: La collina dei ricordi di Richard Adams, seguito del magistrale La collina dei conigli, ma di certo non dello stesso spessore.

Fanfiction

O narrativa scritta dai fan. In questo caso si parla di storie basate su serie TV, che vanno dai racconti bonsai di 1000 parole ai racconti brevi ai romanzi. Si tratta quindi di opere derivative. Ci sono però da considerare gli aspetti legali di questo tipo di narrazioni. Pubblicando storie di personaggi o luoghi di opere protette dal copyright, si viola la legge.

C’è anche un’altra questione che nasce: di chi è la storia derivata? Da autore, pretendo mi sia riconosciuta la paternità dei personaggi, dei luoghi, del cosiddetto “concept” dell’opera, ma la storia è dell’autore che la scrive.

Le fanfiction sono quindi un fenomeno letterario amatoriale, rappresentano la riscrittura di opere preesistenti, una narrazione nuova che combina elementi propri di un’opera facendoli rivivere in nuovi scenari e nuove avventure.

Missing moments

Di solito propri delle fanfiction, i missing moments o momenti mancanti sono narrazioni nate da buchi temporali all’interno della storia originaria e rappresentano così vicende mai raccontate. In un certo senso somigliano alle untold stories.

In ogni romanzo o film ci sono scene (momenti) menzionate ma non completamente spiegate, quindi mancanti, di fatto, nella storia. I missing moments colmano quelle lacune narrative presenti nel romanzo o nella narrazione originale.

Slice of life

SuttreeÈ una tecnica di narrazione che si focalizza su una parte della vita di un personaggio (slice of life=spaccato di vita) che manca di una trama coerente, di azione, di un conflitto, di climax, di una conclusione.

La differenza fra una storia classica e una slice of life sta nel fatto che in una storia il protagonista affronta un problema, persegue un sogno, quindi va verso un cambiamento, mentre in una slice of life non cambia nulla.

Il romanzo Suttree di Cormac McCarthy potrebbe essere definito slice of life, perché narra una parte della vita di Suttree, ma non c’è dietro alcun sogno o desiderio (eccetto quello di sopravvivere) né si verifica alcun cambiamento. Suttree è lo stesso dall’inizio alla fine della storia.

Narrazioni gemelle (Twin narratives)

Il buio fuoriSi tratta di storie scritte con due linee narrative differenti, in cui il lettore, attraverso due distinti canali, segue personaggi, ambientazioni e trame che tendono alla fine a congiungersi. Nel transmedia questo non avviene: le due forme di racconto procedono separate senza mai incontrarsi (Max Giovagnoli, Transmedia: Storytelling e comunicazione). L’uso delle narrazioni gemelle può avvenire o meno con il contatto finale tra le due storie, dipende dagli intenti dell’autore.

È questo il caso del romanzo Il buio fuori (Outer dark) di Cormac McCarthy, in cui troviamo perfino due stili diversi e due diverse strutture narrative: da una parte 3 personaggi inquietanti e l’uso del corsivo per marcare il distacco con la seconda narrazione, e dall’altra la storia di una famiglia.

Narrazioni parallele

Cloud atlasAlle narrazioni gemelle possiamo affiancare le narrazioni parallele, che vedono tre o più storie presenti all’interno della stessa opera, con trame proprie e propri personaggi, di solito disposte in modo alternato nel libro. Le storie possono svolgersi in epoche e luoghi diversi, ma avere elementi o concetti in comune.

Un esempio su tutti spicca: Cloud Atlas di David Mitchell, che vede 6 storie diverse, collegate fra loro da alcuni elementi, disposte nel romanzo secondo la struttura del sestetto: A, B, C, D, E, F, E, D, C, B, A.

Romanzi paralleli (Parallel novel)

Per romanzo parallelo si intende un’opera letteraria che esiste all’interno di un’altra opera o deriva da essa, ma si focalizza su aspetti e personaggi diversi rispetto alla storia originaria e è narrata da un punto di vista differente. Alcuni esempi di romanzi paralleli sono i classici rielaborati, in cui si narrano le storie di personaggi di altre opere o si fondono questi personaggi con quelli di altri romanzi.

Un esempio di romanzo parallelo è March scritto da Geraldine Brooks, che narra la storia di Piccole donne della Alcott, ma dal punto di vista del padre assente della protagonista.

Scrittura collettiva

Scrivere opere letterarie a più mani. Una forma di scrittura collaborativa che vede l’unione di più scrittori nella creazione dell’opera.

Si parla di scrittura collettiva anche quando, da un’opera esistente – che funge da opera madre, da lancio del progetto collettivo – nascono opere derivate, che devono però mantenere lo stesso universo narrativo fornito dall’opera prima, ma possono comunque svilupparsi indipendentemente e con personaggi e trame propri.

È questo il caso del progetto di scrittura collettiva Survival blog, una serie di racconti apocalittici apparsi nel web nel 2011.

Multistrend

Secondo Max Giovagnoli questa forma di narrazione contiene più registri narrativi insieme. Nel suo libro (Transmedia: Storytelling e comunicazione) ha fatto l’esempio di Monster Caffè che conteneva il drammatico, il melò e il comedy. Purtroppo online non sono riuscito a trovare informazioni dettagliate sul multistrend né altri esempi.

Il multistrend Monster Caffè – Trailer

Conclusione

Quale forma scegliere per la nostra storia? Come abbiamo visto, ognuna presenta pro e contro, ognuna sembra nata per scopi precisi e funzioni diverse. Sia in narrativa sia nello storytelling aziendale è ovviamente importante saper scegliere il metodo più giusto e funzionale per raccontare la storia.

Quale di queste 22 forme di narrazione conoscete e quale avete già provato?

24 Commenti

  1. LiveALive
    28 gennaio 2015 alle 08:26 Rispondi

    Effettivamente è monumentale. Non credo ci siano altri articoli di questo livello qui.
    Molte di queste forme mi stimolano. Hanno al loro interno principi che possono ispirare strutture anche per un racconto “normale”.
    Credo però appunto che il racconto “normale” (una storia scritta su carta – reale o virtuale – e nulla più, senza derivazioni o giochi strani) rimarrà per sempre la forma dominante e a suo modo “migliore”. Per dire, esistono ebook pieni di giochi, collegamenti ipertestuali, video… Esiste addirittura un ebook con l’assassino che ti chiama sul tuo vero telefono XD …ma non hanno avuto successo: la gente vuole ancora leggere un libro “normale”, e nulla più.
    Ora voglio anche un articolo sulle infinite strutture che può avere una storia singola. Ci sono storie che iniziano dall’inizio, storie che iniziano in mezzo, storie che iniziano alla fine… Mi sa che c’è già XD ma le strutture sono davvero infinite (e sono la cosa più importante secondo me, più dello stile), forse potrei rifletterci un po’…

    • Daniele Imperi
      28 gennaio 2015 alle 12:43 Rispondi

      Grazie.
      Sì, qualcuna anche secondo me va bene per un racconto. Ogni forma di narrazione va scelta per un motivo preciso.
      Infinite strutture per una storia? Avevo scritto qualcosa del genere, ma non erano tante, solo 3 mi pare :)

  2. Grazia Gironella
    28 gennaio 2015 alle 08:49 Rispondi

    Qui sei davvero andato a scavare in un argomento non banale, perciò complimenti. Gran parte di questi tipi di narrazione non li conoscevo affatto, oppure non ne conoscevo il nome. Dopo questa lista, mi sento banale per forza con la mia narrazione semplice, trama e sottotrama/e, stop. A tentarmi è soprattutto lo spin-off, ma lo dico in generale, perché non ho ancora individuato una mia storia che si presti allo scopo. Con un fantasy ci starebbe benone… ma già sai come la penso: o mi viene l’idea del secolo, o il fantasy aspetta. A meno che non cambi idea. ;)

    • Daniele Imperi
      28 gennaio 2015 alle 12:44 Rispondi

      Grazie.
      Neanche io li conoscevo tutti, ma man mano che mi documentavo ne trovavo altri. Forse ne esistono ulteriori.
      Lo spin-off tenta anche me, così come i prequel.

  3. Marco Sciarra
    28 gennaio 2015 alle 09:35 Rispondi

    Molto utile. Credevo di conoscere alcune di queste forme di narrazione (tipo lo spin off o i romanzi paralleli ) solo per il semplice fatto di averne sentito parlare. Ma non avrei saputo mai definirle come hai fatto tu. Illuminante. Grazie.

    • Daniele Imperi
      28 gennaio 2015 alle 12:45 Rispondi

      Ciao Marco, grazie e benvenuto.
      Io, per esempio, non conoscevo la differenza fra remake e reboot: per me erano tutti remake :)

  4. Chiara
    28 gennaio 2015 alle 10:35 Rispondi

    Post interessantissimo! Complimenti! Ora capisco perché tu ci abbia impiegato tanto a scriverlo.
    Fra le varie forme analizzate mi interessa soprattutto il Crossover: è da circa un mese che mi piacerebbe dedicare un racconto un comprimario della serie gialla di Massimo Cassani, un personaggio che ritengo veramente interessante, carogna e altruista al punto giusto. Il fatto di sapere che si possa fare è già qualcosa. Il passo successivo sarà scrivere all’autore per chiedergli il permesso! :-D

    • Daniele Imperi
      28 gennaio 2015 alle 12:48 Rispondi

      Grazie :)
      Un breve elenco lo avevo fatto oltre un anno fa e ogni volta che vedevo il file rimandavo la stesura del post… poi mi sono deciso. Ora ne sto preparando un altro ancor più monumentale, sarà un ebook per forza, verrà troppo lungo per un post.
      Scrivi all’autore se ti dà il permesso :)

  5. Paolo Fabrizio
    28 gennaio 2015 alle 12:31 Rispondi

    Ciao Daniele, è il più completo articolo di storytelling che abbia mai letto; anzi va ben oltre il concetto stesso di articolo. Davvero complimenti! Se non ti spiace lo cito nel mio post di domani come esempio di riferimento.

    • Daniele Imperi
      28 gennaio 2015 alle 12:56 Rispondi

      Ciao Paolo,
      grazie, certo che puoi citarlo :)

  6. Sam.B
    28 gennaio 2015 alle 15:12 Rispondi

    Missing moments, narrazioni gemelle, narrazioni parallele, romanzi paralleli, spin-off: tutte forme di narrazione con cui vado a nozze e che, bene o male, per me sono la norma – soprattutto perché che ho sviluppato una certa predilezione per alcuni degli universi che ho creato, per cui tendo a esplorarli in lungo e in largo.
    Non conoscevo il clip show, invece.
    Degli altri tipi, il fix-up è quello che mi ispira di più – anche perché ho una serie di racconti messi da parte, con un filo conduttore ben preciso, che si presterebbero a diventare un romanzo. Sapevo dell’esistenza di questa forma narrativa, ma non avevo idea che si chiamasse così.
    Complimenti per l’articolo!

    • Daniele Imperi
      28 gennaio 2015 alle 15:15 Rispondi

      Grazie.
      Il fix-up piace anche a me e, prima ancora di conoscerlo, avevo progettato un’antologia, da definire bene ancora, che prevede qualcosa del genere.

  7. Tenar
    28 gennaio 2015 alle 15:41 Rispondi

    Wow! Non avevo mai visto tutte queste tipologie di narrazioni elencate una dopo l’altra e spiegate così bene una per una. Un post davvero magistrale! Credo che ne trarrò spunto per un post sulle narrazioni derivate.
    Io mi diverto molto con molte di queste tipologie di narrazione, sia da lettrice che da autrice. Adesso sto leggendo (un po’ a rilento perché ha una grafica che stanca un po’ la vista, anche se è bellissima) S. L’isola di Teseo, che è stato definito un “metaromanzo”. In pratica ci sarebbe un romanzo degli anni ’40 che due persone si passano, comunicando con delle annotazioni, mentre cercando di capirne il vero significato. La lettura non è lineare (bisogna capire quale annotazione segue quale linea temporale a seconda del colore) e si dipana, oltre che sulle pagine, su una serie di altri oggetti (cartoline, fogli appunti…) inseriti nel libro. Come oggetto in sé è fantastico (è fatto proprio come un libro d’epoca annotato, con tutti gli oggetti inseriti dentro ciascuno fatto in un materiale diverso), ma la lettura risulta molto più intellettuale che emotiva (oltre che, come dicevo, stancante per il continuo cambio di carattere).
    Bazzico (poco) il mondo delle fanfiction. Vanno pubblicate in siti appositi e sono limitate a quelle opere i cui autori non si sono dichiarati contrari al fenomeno (ad esempio di Martin non si possono fare fanfiction perché lui non vuole, altri autori invece le incoraggiano) e bisogna inserire una dichiarazione in cui si dice che il racconto è amatoriale, senza fini di lucro e che ambientazione e personaggi appartengono ai legittimi autori xxx. Mi sembra una bella palestra, anche se alcuni lavori, non essendoci filtri, sono di qualità davvero pessima. Mi diverte l’idea in sé, della scrittura come gioco, slegata da logiche di guadagno e la vivacità di alcune community. Nei siti di fanfiction non ci si può lamentare di non avere lettori, ogni racconto riceve centinaia di visite e qualche commento, anche degli autori alle primissime armi.

    • Daniele Imperi
      28 gennaio 2015 alle 15:47 Rispondi

      Grazie :)
      Strano questo meta romanzo…
      Le fanfiction non mi attirano molto, anche se in un certo senso ne ho scritta una, ma era una gara indetta da Edizioni XII, che ho anche vinto, ma eravamo in 3 a partecipare :)
      Qualcune delle narrazioni elencate vorrei provarla.

  8. gianni
    28 gennaio 2015 alle 22:33 Rispondi

    complimenti per il lavoro e per la sua sintesi.

    • Daniele Imperi
      29 gennaio 2015 alle 07:38 Rispondi

      Grazie Gianni.

  9. Ilario SeoCopy Gobbi
    29 gennaio 2015 alle 00:05 Rispondi

    Ciao Daniele,
    volevo farti i complimenti per questa enciclopedica ‘bibbia’ delle forme di narrazione, non credo di aver mai letto fino ad ora una guida altrettanto dettagliata.
    Utilissimi inoltre gli esempi che citi che permettono di capire molto chiaramente le caratteristiche delle singole formule: sono stato ben lieto di scoprire degli stili narrativi di cui non avevo mai sentito parlare, e di rileggere i pregi delle storie a bivi di The Incipit e dei librogame che ho già avuto modo di apprezzare.
    Ho una domanda: esiste un termine per definire la narrazione di storie fittizie in opere a loro volta finzionali? Ad esempio: le storie dei romanzi di Castle (scritti nella finzione dall’omonimo personaggio del telefilm), le vicende narrate nell’inesistente Necronomicon di cui a sua volta si narra nei romanzi di Lovecraft, oppure ancora le vicende del Corsaro Nero che viene letto dal ragazzino nel fumetto Watchmen?

    • Daniele Imperi
      29 gennaio 2015 alle 07:43 Rispondi

      Grazie Ilario.
      Io sono fissato con gli esempi, perché ne ho bisogno spesso. :)
      I romanzi di Castle e il Necronomicon possono essere definiti pseudobiblium, come gli esempi nello spin-off.
      Il Corsaro Nero invece è un romanzo esistente.

  10. Lisa Agosti
    29 gennaio 2015 alle 05:04 Rispondi

    Uau! Grazie Daniele, ho imparato moltissime cose da questo post incredibilmente articolato e completo.
    Sinceramente conoscevo poco più della metà delle tecniche elencate, e ho gradito leggere le caratteristiche di tutte, anche quelle che conoscevo già.

    • Daniele Imperi
      29 gennaio 2015 alle 07:44 Rispondi

      Anche io ne conoscevo più o meno la metà, però andare a fondo è stato interessante anche per capire meglio le altre.

  11. mila orlando
    29 gennaio 2015 alle 19:37 Rispondi

    Complimenti Daniele, articolo interessante e utilissimo. Non conoscevo tutte le tecniche che hai elencato, altre le conoscevo ma non sapevo si chiamassero così. È sempre bello imparare qualcosa, e questo post insegna molto. Da conservare e rileggere.

    • Daniele Imperi
      29 gennaio 2015 alle 19:40 Rispondi

      Grazie Mila.
      Anche io di qualcuna non conoscevo il nome, ma l’avevo già incontrata, come i fix-up.

  12. Salvatore
    30 gennaio 2015 alle 11:44 Rispondi

    Non sapevo esistesse il libro game digitale! Vado subito a cercare, mi hanno sempre fatto impazzire. ;)

    P.S. romanzo classico per me, grazie. :P
    P.S.2 magari uno spin-off per pubblicizzarlo ci starebbe anche. ;)

    • Daniele Imperi
      30 gennaio 2015 alle 12:05 Rispondi

      A me invece i librogame non hanno mai attirato :)
      Lo spin-off però viene dopo la pubblicazione del romanzo.

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