Libri che ti segnano

Libri che ti segnano

Sono i libri che non dimentichi, quelli che ricorderai per tutta la vita, storie che ti seguono come un’ombra, che ti sussurrano la loro presenza quando meno te l’aspetti, sono storie che ti tornano in mente fuori contesto, quando stai pensando ad altro, quando vorresti pensare ad altro, ma loro sono lì a ricordarti che l’esistenza non è una festa, che la felicità è solo un’utopia, un momento che passa e che non lascia traccia.

I libri che ti segnano invece ti lasciano dei solchi nella memoria, ti graffiano la coscienza e ti fanno capire che, al di là delle storielle che leggi e della tua vita fatta di futilità, ci sono Storie che vanno raccontate con la S maiuscola, anche se a volte passano inosservate.

Ma non sono loro a passare inosservate, siamo noi che preferiamo evitarle, perché è più facile sorridere e alzare le spalle, è più facile chiudere la porta ai mondi scomodi e dolorosi, che aprirla e fare posto a realtà che, in fondo, sono vere e tangibili e in alcuni casi sono proprio là, dietro l’angolo di casa, magari alla porta accanto.

I libri che ti segnano sono storie che hai paura a rileggere, perché sai che ti pioverà addosso tutta la malinconia di quelle vite e di quei personaggi, ma sono libri che hanno il sapore e l’odore della nostalgia, quel sentimento che racchiude un sorriso cosparso di tristezza.

Sono sette i libri che ricordo con questa nostalgia, libri che mi seguono sempre, fedeli compagni della solitudine, sette mondi così diversi uno dall’altro ma uniti da un unico filo, quello della vita e del suo vero significato.

Il richiamo della foresta di Jack London

Per il suo senso di libertà, perché mi ha fatto capire che quel richiamo è in ognuno di noi, in me è poi lo stesso del protagonista del romanzo, il cane Buck che infine comprende quale sia il suo posto nel mondo e, soprattutto, quale sia il suo mondo.

Il cucciolo di Marjorie Kinnan Rawlings

Perché mi ricorda la mia infanzia, quando non comprendevo le assurde decisioni degli adulti, quando sapevo che esisteva un’altra soluzione, meno cruenta meno dolorosa. Perché mi ricorda la chiusura mentale degli adulti, i “no” categorici senza possibilità di appello.

Incompreso di Florence Montgomery

Perché mi ricorda me stesso, un’intera esistenza non compreso dagli altri, ma anche un completo disinteresse di esser compreso da chi è diverso da me. Mi ricorda una vita rinchiusa nel mio mondo, disadattato in mezzo a realtà al di fuori della mia comprensione.

Nelle terre estreme di Jon Krakauer

Per il coraggio di dire basta, per i valori che diffonde, per la temerarietà e l’incoscienza che ho sempre avuto. Per aver detto al mondo, anche con il sacrificio estremo, di cosa abbiamo realmente bisogno, per aver saputo dire addio a tutti e a tutto.

La ragazza della porta accanto di Jack Ketchum

Perché ci dice che il male è ovunque, anche dove non te l’aspetteresti, perché ci mostra come la depravazione si nasconda anche a due passi da casa. Perché leggendolo non ho potuto evitare quel male, non ho potuto spegnere il televisore, ma ho dovuto sentire quelle urla e quella disperazione. Non possiamo nasconderci per sempre.

Suttree di Cormac McCarthy

Per la poesia di quella narrativa. Per la profondità di quelle pagine. Per la miseria che dipinge. Per il freddo di quei giorni e per quei giorni spensierati, seppur tristi, da dimenticare. Perché è il percorso di una vita, perché parla di uno che sa come andare avanti, che vive ogni giorno proprio come andrebbe vissuto: senza pensare al domani. Siamo certi dell’oggi, del presente, non di ciò che forse non accadrà mai.

L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks

Perché mi ha fatto conoscere un mondo che ignoravo. Perché adesso so che quel mondo esiste e che potrebbe essere il mio. Perché ci dice che non serve volare tanto con la fantasia, basta guardare attentamente chi ci sta vicino, chi incontriamo per strada. Perché è facile guardare oltre, scansare chi ha un problema, più difficile è andargli incontro e capire.

Sleepers di Lorenzo Carcaterra

Per il coraggio di dire la verità, di quelle che vuoi dimenticare, che vuoi tenere nascoste nel tuo io, che ti vergogni a raccontare. Per la denuncia aperta dei colpevoli, per la vendetta senza ripensamenti, per la voglia di andare avanti, di resistere, di poter dire “ce l’ho fatta”. Per i fantasmi del passato che, per quanto tu faccia, non ti abbandoneranno mai.

Categoria postPublicato in Lettura - Data post20 aprile 2014 - Commenti27 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • ferruccio 20 aprile 2014 at 07:13

    Viaggio al termine della notte di Celine, quando l’ho letto per qualche mese ho pensato di non leggere mai più, giusto o sbagliato che sia

  • franco battaglia 20 aprile 2014 at 07:38

    “Centuria” di Giorgio Manganelli. Lì ho capito che scrivere è magico. E da allora sono in costante ricerca dell’esatta formula…

  • Fabio Amadei 20 aprile 2014 at 09:36

    Anch’io sto leggendo centurie di manganelli. Libro difficile ma scritto con eleganza e stile. Un italiano perfetto

  • MikiMoz 20 aprile 2014 at 11:53

    Ne hai elencati un po’ che son mitici!
    Anche io ho i miei, ovviamente… su tutti spicca l’opera omnia di Poe.

    Moz-

  • Maria Grazia 20 aprile 2014 at 21:26

    Questo post mi e’ piaciuto proprio, sia l’introduzione sia l’idea dell’elenco dei libri “fondamentali”. Ti mando il mio elenco:
    Piccole donne di L. M. Alcott.
    La morte di Ivan Illic di Tolstoj
    È successo qualcosa di J. Heller
    Nessuno torna indietro di A. De Cespedes
    Il profumo di Suskind
    Donne che corrono con i lupi di C.Pinkola.Estés
    Diario di Edith di P. Highsmith

  • Strauss 20 aprile 2014 at 23:49

    Buonasera, quoto Ferruccio, quando lessi per la prima volta Celine, beh fu un fulmine a ciel sereno, uno squilibrato mi stava origliando all’orecchio, e mi rammentava che la massa è così assettata di catastrofi. Ti invidio Daniele, e molto….perchè devi ancora leggerlo!

  • Dredo Bokeh 21 aprile 2014 at 09:41

    Anche per me c’è Il richiamo della foresta, forse il primo libro che mi ha fatto amare la lettura. Un altro è Siddharta di Hesse

    • Daniele Imperi 21 aprile 2014 at 19:17

      Siddharta ce l’ho, ma ancora non mi decido a leggere Hesse. Forse inizierò da Il lupo della steppa.

  • Donatella 21 aprile 2014 at 10:50

    I libri che adoro sono tantissimi e di vari generi, ma quando avevo 16 anni mi capitò di leggere un libro che non ho più dimenticato e che mi ha fatto amare il suo autore per tutta la vita: Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia.

    • Daniele Imperi 21 aprile 2014 at 19:18

      Ho letto Il giorno della civetta, ma non mi ha colpito, né Il contesto e né Toto modo. Mi è piaciuto lo stile, ma di quelle storie non m’è rimasto nulla.

  • Giordana 23 aprile 2014 at 11:30

    Mi è capitato con gli unici due libri di Margaret Mazzantini che ho letto; “Non ti muovere” e “Venuto al mondo”. Bellissimi, per carità, ma mi hanno devastato moralmente. Una scrittrice eccelsa che, proprio per questo, consiglio solo a piccolissime dosi. Personalmente ho deciso di non leggerla più per un po’.

    • Daniele Imperi 23 aprile 2014 at 11:35

      Sai che non mi attirano quei libri? Se poi me ne parli così, direi che è meglio se lascio perdere :)
      So che mia madre e mie sorelle li hanno letti e gli sono piaciuti.

      • Giordana 23 aprile 2014 at 18:19

        Non attiravano neanche me. Me li hanno regalati, diciamo che mi son capitati senza che li scegliessi.

  • Francesca 23 aprile 2014 at 21:59

    I miei sono “Opinioni di un clown” di H. Boll, “C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo” di Medina Reyes, “Circolo chiuso” e “La banda dei brocchi” di J. Coe

  • Andrea 24 aprile 2014 at 23:38

    Volevo redigere anch’io la mia lista di libri che mi hanno cambiato la vita, ma mi sono ricordato di leggere da troppo poco tempo (3 anni?).
    Ci sono libri che mi prendono in modo ossessivo che però perdono il loro fascino dopo un paio di settimane. Se mentre li leggo li definisco opere d’arte, iniziato un altro libro li vedo più come semplici libri che ho apprezzato.

    Due romanzi di Michael Ende, Momo e La Storia Infinita, ad esempio, rappresentano per me qualcosa di molto importante. In modo relativo, però: Momo quasi non lo ricordo più, l’altro mi torna in mente quasi ogni giorno (letto un anno e mezzo fa), senza però farmi provare quello che hai descritto nel tuo post. Anche Siddharta, di Hesse, L’Eleganza del Riccio, Le Cronache di Narnia, Lo Hobbit, e così via.

    Ho letto libri che, al momento della lettura, ero convinto mi stessero cambiando la vita. Mi sentivo prodigo d’amore, mi sentivo al settimo cielo, ispirato, sereno, libero dagli stessi attacchi di panico che adesso sto curando con degli psicofarmaci… E poi nulla più.

    Forse mi condizionano in un modo così sottile e forte da cambiarmi completamente. Pensando a quelli che definisco Libri della Vita non provo commozione o malinconia perché, dopotutto, la mia stessa esistenza è formata da frammenti di loro.
    Forse, più semplicemente, non ho trovato il libro giusto.

    Cosa curiosa, invece, è notare quanto profondo sia il mio “sentimento” nei confronti di certi libri scientifici, alcuni dei quali hanno davvero dato forma a ciò che sono adesso, al modo in cui penso, alle mie abitudini, ai miei desideri e alla mia personale concezione della vita. Potrei citarne alcuni, anche se scommetto che voi scrittori li troviate noiosi: Il Gene Egoista, L’Illusione di Dio, L’Origine delle Specie, I Numeri dell’Universo, e il romanzo fantascientifico Contact.

    Ps: giusto qualche ora fa ho iniziato Nelle Terre Selvagge, dopo essere rimasto letteralmente sconvolto dal film. Proprio a causa del film la mia “situazione mentale” è andata a rotoli. Iniziare il libro è stato molto difficile: lo vedo come una enorme paura che lega l’Andrea maggiorenne (fra 2 settimane) all’Andrea fanciullo, una paura che devo e voglio demolire affinché possa liberarmi del caos che ho in testa e, una volta per tutte, cominciare a vivere.

    Chissà che i libri non abbiano pure un effetto terapeutico. Sì, probabilmente te lo farò sapere.

    Oh Santa Matematica, ho di nuovo scritto un commento eccessivamente prolisso.
    Perdonatemi!

    • Daniele Imperi 25 aprile 2014 at 09:09

      Ciao Andrea,

      di certo, se hai iniziato 3 anni fa a leggere, avrai ancora poche letture addosso, quindi è probabile che tu non abbia ancora trovato quei libri che ti segnano, ma è anche vero che può essere come dici, e cioè che tu non abbia ancora trovato il libro giusto.

      Il fatto che ti abbiano dato tanto dei libri scientifici va bene lo stesso: un libro è un libro, a prescindere dal genere e dalle sue finalità.

      Anche io sono stato in un certo senso sconvolto dal film Nelle terre selvagge, tanto che ho subito comprato e letto il libro e anche il dvd, che ho rivisto.

      Parliamo adesso dell’Andrea maggiorenne e di quello fanciullo: ma perché devono essere per forza due entità distinte e separate? Io la mia fanciullezza non l’ho mai abbandonata e come età posso benissimo essere tuo padre. :)

      Quindi ti direi di vivere con la responsabilità relativa alla tua età, ma allo stesso tempo con la bellezza e la magia della fanciullezza.

      E sì, ci sono libri terapeutici, basta trovarli. Fammi sapere quando troverai i tuoi.

  • Che generi letterari leggete? 27 aprile 2014 at 07:29

    […] interessante notare che i sette libri che mi hanno affascinato di più appartengono 2 ai classici, 3 al mainstream e 2 ai libri-documento. Nessuno al Fantastico, ma […]

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  • Le affinità letterarie 25 giugno 2014 at 05:01

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