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I libri peggiori che ho letto

Libri pessimiNon ci sono soltanto quei libri che ti segnano, che ti lasciano qualcosa che ti porterai dentro per il resto della vita, ma anche libri, storie che non solo non ti hanno colpito, ma che ti hanno perfino annoiato, che hai trovato magari insulsi, senza senso, che hai voluto finire ma a fatica, pur essendo, come nel mio caso, libro osannati di autori famosi.

Anche questi libri si meritano un posto nel blog, nella nostra memoria, per ricordarci cosa comprare e leggere la prossima volta, per parlarne male e magari scatenare polemiche a non finire, per tenerci lontani da quegli autori, ma anche per capire che non tutte le opere di un autore debbano per forza piacerci.

Quel che resta del giorno di Kazuo Ishiguro

Per l’impressione di essere un romanzo dal brodo allungato. Questo fu il primo pensiero quando iniziai a leggerlo. È stato proprio il suo stile a farmi pensare questo, una scrittura che avrebbe avuto bisogno, secondo me, di tagli e sintesi.

Un estratto dal romanzo

E infatti, a quanto ricordo, mi trovavo in cima alla scala a pioli, intento a spolverare il ritratto del Visconte di Wetherby, allorché aveva fatto il suo ingresso in biblioteca il mio datore di lavoro il quale recava con sé alcuni volumi che presumibilmente desiderava venissero riposti sugli scaffali. 303 caratteri/49 parole

La mia versione (ovvero di uno qualunque)

Ricordo che mi trovavo in biblioteca sulla scala a spolverare il ritratto del Visconte di Wetherby, quando entrò il mio datore di lavoro con alcuni volumi che forse voleva far riporre sugli scaffali. 199 caratteri/33 parole”

Capite che intendo con allungare il brodo? È tutto su questa linea il romanzo, un continuo spreco di parole e caratteri.

La storia, che neanche ricordo, mi aveva annoiato, ma soprattutto non sono riuscito a individuare una storia in quel romanzo. Non succedeva nulla, non c’era nulla che mi spingesse a continuare a lettura, anche se alla fine sono riuscito a finirlo.

Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway

Ha vinto il premio Nobel, lo so. Ma anche Obama l’ha vinto e senza aver fatto nulla. Altro elemento che non tengo in considerazione per giudicare se mi possa piacere un libro o meno. Nella mia edizione questo romanzo è di circa 80 pagine e, come vado sbandierando da tempo, mi ha richiesto la bellezza di un mese intero per leggerlo.

Considerando che per leggere un romanzo di oltre 1300 pagine, Il signore degli anelli, mi sono occorsi soltanto 15 giorni in più, potete benissimo capire quale difficoltà mi abbia dato quella lettura.

Ricordo che spesso riuscivo a leggere una sola pagina e chiudevo il libro, annoiato. Quasi sempre la lettura durava non più di 4 o 5 pagine, e non parlo di pagine fitte fitte: era un libro dai caratteri ampi e con ampi margini.

Il codice Da Vinci di Dan Brown

Che dire di questo romanzo? Non ricordo neanche perché lo comprai. La scrittura non mi è piaciuta, la storia nemmeno e, a quanto ricordo, non era neanche così originale. Ovviamente non ho comprato altro dell’autore.

Ma in generale è stata una lettura proprio leggera, che non mi ha entusiasmato, con la solita tecnica che fa interrompere sul più bello un capitolo per creare suspense.

L’isola dei pirati di Michael Crichton

Ovvero: quando non si dovrebbero pubblicare romanzi postumi, specialmente se l’autore non ha lasciato precise istruzioni. In questo caso non è certo colpa del povero Crichton, ma del solito editore del guadagno a tutti i costi.

La storia non dice nulla di nuovo sui pirati, è banale, e contiene anche errori grossolani in qualche scena – ricordo il protagonista e la bella fanciulla che saltano da 6 metri di altezza e lei se la cava con una slogatura alla caviglia. Volete provare anche voi?

Folle viaggio della notte di Walter Moers

Io adoro questo autore tedesco. È l’inventore del continente Zamonia, un mondo immaginario pieno di creature bizzarre. Ho divorato tutti i suoi romanzi – l’ultimo non è granché, purtroppo – ma questa storia… questa storia di che parla?

Non ne ho idea. Moers è un fumettista e tutti i suoi romanzi sono riccamente illustrati da lui, ma in questo libro usa le xilografie di Gustave Doré, una per ogni capitolo. Come se avesse voluto scrivere ogni capitolo deducendolo dall’illustrazione di Doré.

La fine del mondo storto di Mauro Corona

Ho altri due libri di Corona, Storia di neve e Il canto delle manere, ma ho iniziato con questo. Se non avessi già comprato quegli altri due romanzi, con La fine del mondo storto avrei chiuso anche con lo scrittore storto.

Il romanzo, se possiamo chiamarlo così – a dire il vero non credo si possa considerare un romanzo – è in quattro parti, una più ripetitiva delle altre. L’idea, anche se non molto originale, era però buona, ma per un racconto al massimo.

Ho scritto che non è un romanzo: no, non ci sono veri personaggi, tranne gli abitanti della Terra, ma nessun protagonista, non ci sono dialoghi, è una specie di monologo di Corona contro lo sfruttamento dell’ambiente, l’inquinamento e l’abuso della tecnologia.

Finzioni di Jorge Luis Borges

Chi mi aveva consigliato questo libro? Per fortuna non lo ricordo. Ma, soprattutto, di cosa parla? Io davvero non ci ho capito nulla, è stata un’altra lettura sofferta e l’ho finito soltanto perché era breve. Eppure è un altro libro che vedo osannato qui e là.

Non posso dire di più perché l’ho quasi totalmente rimosso dalla mia memoria: sono rimasti soltanto il titolo e il nome dell’autore.

Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez

È il secondo romanzo che leggo di Márquez. Il primo fu Nessuno scrive al colonnello, con una fine geniale. Mi era piaciuto, romanzo breve ma intenso. Così ho comprato anche Cent’anni di solitudine e poi Notizia di un sequestro.

Volevo abbandonare la lettura di questo romanzo dopo le prime 40 pagine, ma mi sono imposto di finirlo (è di oltre 400…). Cosa non m’è piaciuto? Sia lo stile sia la storia.

Lo stile usato è soporifero – anche se continuo a dire che è scritto veramente bene – e dà l’impressione di essere completamente raccontato e mai mostrato. Una specie di “tell, don’t show” continuo. La storia è quella di una famiglia, ma per come è stata impostata a me non ha interessato per niente.

E vogliamo parlare dei 4 o 5 (o erano di più?) José Arcadio Buendía che compaiono generazione dopo generazione? E dei vari Aureliano? Io, alla fine, non capivo più chi fosse chi.

Quando, qualche giorno fa, ho scoperto di avere anche Notizia di un sequestro, m’è preso un colpo. Ho leggiucchiato qualche pagina e per fortuna il tenore è ben diverso.

Mattatoio n.5 di Kurt Vonnegut

Questo me l’ha consigliato – o, almeno, ne ha parlato molto bene nel suo blog – Salomon Xeno. Così l’ho comprato e l’ho letto poco tempo fa. Si tratta di un breve romanzo, di cui non ho capito assolutamente nulla.

È anche satirico e io nutro una profonda avversione per l’umorismo americano – ma anche inglese, Guida galattica per autostoppisti è stato abbandonato dopo 20 pagine, e non sopporto inoltre le commedie americane.

Il cacciatore di Clive Cussler

Di questo romanzo ho parlato abbondantemente nel mio articolo sulla storia banale e la scrittura sciatta. Inutile infierire ancora, vi pare? In breve mi ha ricordato il postumo di Crichton, solo che in questo caso l’autore è vivo e vegeto.

E ha creato una storia trita e ritrita, con continui colpi al congiuntivo e cliché in abbondanza. Una bella ricetta per farmi desistere dal leggere altro dello scrittore.

I libri peggiori che avete letto?

In questo post probabilmente il numero di antipatie che mi sono procurato raggiungerà livelli storici, ma ognuno ha i suoi gusti e la lettura è personale. Ho letto di gente che non sopporta Tolkien e McCarthy, per me fra i massimi della letteratura, e non ho avuto motivo di controbattere.

Fine, dunque, del mio viaggio nei 10 peggiori libri che ho letto. Ora sono curioso però di conoscere i vostri: nessuna rappresaglia (forse) per chi disprezzerà i miei autori preferiti.

82 Commenti

  1. LiveALive
    30 ottobre 2014 alle 07:46 Rispondi

    A me il vecchio e il mare è piaciuto; forse uno dei miei libri preferiti. Credo che l’aver interrotto di continuo la lettura abbia peggiorato la situazione.
    Attento con gli autori giapponesi: di solito sono traduzioni di traduzioni. Certo, questo non vuol dire che venga fuori un altro libro, ma di sicuro è meno fedele di una traduzione diretta.
    Di Vonnegut mi hanno parlato bene, ma non l’ho mai letto. Di Cussler pure so poco, anche se è l’autore preferito di un mio amico.
    Di Borges non sono riuscito a finire l’Aleph: i racconti non andavano da nessuna parte… Finzioni è un testo particolare, ancor più particolare, quindi capisco che possa non piacere.
    Di Mauro Corona lessi due libri da bambino che mi piacquero moltissimo. È vero che chi legge corona lo fa più per il personaggio che per lo scrittore, ma comunque ha una voce narrativa calda e si occupa di cose molto “rustiche” che gli danno un certo fascino. Il problema del Mondo Storto è che, per far schei, l’hanno presentato come un romanzo quando l’autore stesso ha detto che non lo è; così porta il lettore a cercare tutta una serie di cose che chiaramente non ci sono.
    …ma Storia di Neve com’è? Perché mi ispirava…

    Ho paura di ricevere lettere minatorie se dico che tra i libri che mi sono piaciuti di meno c’è il Don Chisciotte… È prolisso e noiosissimo, per me XD
    Il grande Gatsby è un caso particolare: la prima metà è il peggior libro che abbia mai letto, la seconda metà uno dei migliori…

    • Daniele Imperi
      30 ottobre 2014 alle 14:02 Rispondi

      La lettura l’ho interrotta causa noia.
      Gli autori giapponesi non mi attirano, ho letto Murakami per curiosità.

      Non ho ancora letto Storia di neve. Don Chisciotte devo leggerlo. Il grande Gatsby m’è piaciuto, anche se non ricordo quasi nulla.

    • Oppilta
      10 luglio 2015 alle 12:46 Rispondi

      Ragazzi, Ishiguro è narrativa inglese (nato in Giappone, ma scrive in inglese…) e secondo me scrive benissimo (anche se lo leggo in italiano). Provate “non lasciarmi” (non è un romanzo rosa), ineguagliabile a cominciare dalla trama.

      • Daniele Imperi
        10 luglio 2015 alle 13:06 Rispondi

        Ciao Ippolita, benvenuta nel blog.
        So che è inglese, ma mi è bastata la lettura di Quel che resta del giorno. Questione di gusti :)

  2. wawos
    30 ottobre 2014 alle 07:52 Rispondi

    Buongiorno. Non tanto libri peggiori ma pesanti e intortanti. Appunto come “Cent’anni di solitudine”. L’ho preso sulla volata di “Cronaca di una morte annunciata”. L’ho lasciato a circa metà tomo. Stavo per farmi una mappa concettuale per districarmi nel groviglio degli Aureliano e soci, poi ho desistito.

    • Daniele Imperi
      30 ottobre 2014 alle 14:04 Rispondi

      Ho letto libri pesanti, ma si sono lasciati leggere. Questi non so neanche io perché ho voluto finirli.

  3. Laura
    30 ottobre 2014 alle 08:31 Rispondi

    Mah, io Quel che resta del giorno l’ho adorato… E l’ho letto in un paio di giorni.

    La storia è un veicolo per raccontare il revisionismo storico in Gran Bretagna, un tema che lui ha trattato anche per il suo paese natio, il Giappone, dopo la seconda guerra mondiale: torna a ricordare che erano in molti in GB che erano a favore di Hitler, alcuni ideologicamente e alcuni semplicemente perché ritenevano che la Pace di Versailles fosse stata crudelmente dura e avesse vessato un popolo senza motivo, ma che dopo la guerra ovviamente quasi tutti si sono rimangiati le loro idee e chi si è esposto pubblicamente viene perseguitato come un singolo, isolato traditore della patria.

    E Ishiguro malgrado il nome scrive in inglese (ha vissuto in Giappone solo da bambino), ma è possibile che abbia reso lo stile volutamente pomposo perché a parlare è un maggiordomo vecchia scuola che si ritiene in dovere, tra le varie cose, di avere un linguaggio forbito al pari del suo Lord. Il linguaggio e lo stile vogliono proprio trasmettere un uomo che è ingessato nella sua professione e nei suoi doveri da non riuscire a vivere e ad amare la governante malgrado siano disperatamente coinvolti, o che rimane immobile e ignavo davanti alle questioni politiche che prendono forma nella casa in cui è di servizio in quanto le questioni del Lord non lo riguardano affatto.

    Non lo so, io divido per libri che mi sono piaciuti concettualmente malgrado abbia fatto molta fatica a finirli, libri che non mi sono piaciuti e libri brutti. Sono gradi diversi…

    Nei brutti segno “Inferno” di Dan Brown (trama banale, personaggi odiosi, documentazione storico/letteraria insufficiente e trasmessa come le didascalie della peggiore guida turistica)… Non mi è piaciuto di recente “La Pianista” di Elfriede Jelinek, altro libro che ha vinto il nobel, ma che ho trovato così morboso e ansiogeno che ho dovuto lasciarlo a metà… E in quelli che buona l’idea ma difficile la lettura “Grande seno, fianchi larghi” di Mo Yan. Questo l’ho finito solo perché non volevo darla vinta al protagonista inutile e feticista del seno… E meno male, perché mi sarei persa la parte più bella, la parte finale sulla storia della Madre.

    • Daniele Imperi
      30 ottobre 2014 alle 14:07 Rispondi

      Ciao Laura, benvenuta. Tutto questo che dici su Quel che resta del giorno mi suona nuovo, sono passati tanti anni da quando l’ho letto, credo almeno 20 se non di più.

      Ognuno ha il suo metro per giudicare i libri :)

      • Laura
        30 ottobre 2014 alle 14:32 Rispondi

        È un libro del 1989… Magari guardati il film Hopkins e Thompson, magari ti fa venire voglia di dargli un’altra chance! È molto fedele al libro…

        • Daniele Imperi
          30 ottobre 2014 alle 14:57 Rispondi

          No, se un libro non m’è piaciuto per niente, non vedo il film da cui è tratto :)
          E viceversa.

    • helgaldo
      30 ottobre 2014 alle 17:04 Rispondi

      Concordo con Laura sulle scelte stilistiche di Ishiguro. Di un autore può non piacerci lo stile, perciò possiamo abbandonare il libro, anzi è un nostro diritto di lettori. Però è sbagliato riscriverne la prosa, semplificandola, dicendo che così poi suona meglio. Non è più letteratura, cade la costruzione letteraria. Un editor non si permetterebbe mai di cambiare lo stile a uno scrittore. Se poi lo cambiasse allora sarebbe da fucilare…

      • Daniele Imperi
        30 ottobre 2014 alle 17:22 Rispondi

        Concordo, la mia riscrittura voleva solo sottolineare che è uno stile allunga-brodo. Anzi, per me non è neanche uno stile. Io in quel romanzo non ho visto neanche una storia.

  4. Luca.Sempre
    30 ottobre 2014 alle 08:55 Rispondi

    Su Cent’anni lo sai che sono stra-d’accordo. Pura elucubrazione mentale fine a se stessa. Stesso discorso per Finzioni di Borges. Per me illeggibile. Poi, se vuoi una perla, ti consiglio Arte e Menzogne di Jeanette Winterson, una Borges al femminile. L’isola dei pirati l’ho comprato ma non letto, quindi ti saprò dire.
    Mi fermo qui sennò mi rovino la mattinata ;-)

    • Daniele Imperi
      30 ottobre 2014 alle 14:08 Rispondi

      Finzioni è illeggibile, hai detto bene. Finito solo perché era breve. E della versione femminile ne faccio a meno :)

  5. Ispy 2.0
    30 ottobre 2014 alle 09:15 Rispondi

    Sono d’accordo col Codice Da Vinci, che chiusi dopo una cinquantina di pagine… ma anche il libro segreto di Dante, che strizzava l’occhio ad un improbabile trama di Dan Brown. Una trilogia che avevo iniziato a leggere quasi per inerzia, ovvero “La mano sinistra di Dio” e “Le quattro cose ultime” di Paul Hoffman… mi ha lasciato senza un sapore in bocca, eppure sembrerebbe che l’ultimo libro della trilogia stia per uscire… ma non credo che lo comprerò mai.

    Ah, dimenticavo: “Un Uomo Solo” di Christopher Isherwood da cui è stato tratto uno dei miei film preferiti “A SIngle man”… be’, se la trasposizione cinematografica con un magistrale Colin Firth mi ha fatto letteralmente innamorare del film e del protagonista, vorrei tanto dimenticare il romanzo di 150 pagine da cui è stato tratto: ho impiegato due mesi per leggerlo, mentre, come è accaduto a te con le 1300 pagine di Tolkien, a me è accaduto con le 1300 pagine di Stephen King: IT, letto in soli 15 giorni, il che è tutto dire.

    Ispy 2.0

    Ispy 2.0

    • Daniele Imperi
      30 ottobre 2014 alle 14:10 Rispondi

      Per curiosità, se c’è, darò una letta all’anteprima di Un uomo solo. It vorrei leggerlo, ché ne parlano tutti bene.

      • Ispy 2.0
        30 ottobre 2014 alle 17:11 Rispondi

        IT per me è IL Romanzo! Letto in 15 giorni come ti dissi, quando nel 2012 rimasi intrappolato dalla neve! XD
        E’ un romanzo che è riuscito a farmi innamorare, spaventare, emozionare, commuovere… è un tripudio di emozioni differenti, è semplicemente Stephen King negli anni d’oro… certo, anche ultimamente ha scritto romanzoni, come 22/11/63: un capolavoro che vede tra l’altro un cameo dei protagonisti di “IT”. Ora devo leggere Mr Mercedes. E’ già sul comodino, ma sono inondato da Berserk! XD

        Ispy 2.0

        • Daniele Imperi
          30 ottobre 2014 alle 17:24 Rispondi

          Beato te che puoi restare intrappolato dalla neve :D

          Allora devo procurarmelo, ma prima devo leggere L’ombra dello scorpione.

  6. Lorenzo
    30 ottobre 2014 alle 09:48 Rispondi

    Ciao a tutti,
    giusto ieri ho terminato, a fatica, la lettura di “Morte di un uomo felice” di Giorgio Fontana, vincitore del premio Campiello 2014. Ho provato ad asciugare il libro da alcune considerazioni emotivamente forti sugli anni di piombo e sulla resistenza, e mi sono chiesto che cosa è rimasto.
    Un libro noioso, composto da due storie noiose.
    Nella prima la tecnica dello “show don’ tell” viene completamente capovolta fino a ridurre i fatti ad un articolo di cronaca buono per un giornale di provincia.
    Nella seconda, viceversa, si “mostra” in maniera maniacale la giornata del protagonista riempendo pagine su pagine, che permettono ad ogni capitolo di chiudersi con un semplicissimo ma sempre valido “e quindi”?
    Tralascio poi ogni commento sulle modalità narrative del tipo: voglio che il protagonista risulti divertente quindi gli faccio buttare qui è là qualche barzelletta.
    Insomma, non sono due storie, non sono neanche una storia.
    L’ area di pericolo del protagonista è valida, ma non viene sfruttata. Non ci sono contrasti, non ci sono desideri, non ci sono eventi scatenanti, non c’è un percorso di cambiamento, non c’è climax, non c’è finale.
    A dimostrazione che il premio fa lo scrittore e non viceversa. E a dimostrazione che, in questo periodo storico socio politico, giovane equivale a buono e giusto indipendentemente dal merito.
    Buona giornata a tutti
    Lorenzo

    • Daniele Imperi
      30 ottobre 2014 alle 14:12 Rispondi

      Insomma proprio un libro da evitare :)
      Io, sugli anni di piombo, ho letto Cuori neri, ma almeno era un saggio giornalistico.

  7. Luciano Dal Pont
    30 ottobre 2014 alle 10:27 Rispondi

    Io non posso stilare una mia personale classifica dei libri peggiori che ho letto, per il semplice fatto che… non li ho letti. Quello che voglio dire è che non riesco assolutamente ad andare oltre le prime 5 o 6 pagine di un libro se questo non mi prende subito, fin dall’inizio. Già io sono un maniaco dell’incipit, e se poi non solo questo non mi accende una scintilla mentale, ma non lo fanno nemmeno le primissime pagine, allora non c’è storia, abbandono subito. Così è stato, ad esempio, con “La mano sinistra di Dio” citato da Ispy 2.0, le cui prime pagine sono di un piattume, di una noiosità, di una freddezza e di una aridità narrativa da rendere per me assolutamente impossibile proseguire. Persino con uno dei miei autori preferiti, Stephen King, in un’occasione mi sono arreso, e cioè quando ho provato a iniziare la lettura de “I lupi del Calla” della serie “La torre nera”; Ok, in questo caso forse bisognerebbe leggere tutta la serie in ordine cronologico in base all’uscita dei libri, “I lupi del Calla” si inserisce invece più avanti nella progressione narrativa, ma mi è capitato quello tra le mani e ho provato a leggerlo: lentissimo, tanto brodo allungato all’inverosimile, noia mortale della serie se lo conosci lo eviti e se lo eviti non ti uccide, e piantato lì subito. Così è stato anche per “Il nome della rosa, di Eco. C’è forse un’unica eccezione: “Il codice da Vinci”, anch’io l’ho trovato noioso in molte parti, con uno stile narrativo piatto e scialbo, ma in questo caso l’ho terminato, pur se a volte con una certa fatica nella lettura, perché la storia in se, o almeno i significati che voleva esprimere, mi ha appassionato, come sempre mi appassiona tutto ciò che critica la chiesa e la religione e gli orrendi crimini da esse perpetrati, che sono i peggiori in assoluto di tutta la storia dell’umanità. Solo per questo l’ho finito, e tuttavia “Crypto” l’unico altro libro dello stesso autore che ho letto, invece mi è piaciuto abbastanza.

    • Daniele Imperi
      30 ottobre 2014 alle 14:15 Rispondi

      Anche io sono un maniaco dell’incipit. A parte 3 o 4, gli altri romanzi erano brevi, ecco perché sono andato avanti.

      “Il nome della rosa” non ti è piaciuto? Io lo rileggerei, invece. Merita di stare fra i classici.

      • Luciano Dal Pont
        31 ottobre 2014 alle 11:57 Rispondi

        Come dicevo, Daniele, riguardo a “Il nome della rosa” mi sono arreso dopo le prime 4 o 5 pagine, come faccio sempre se il libro non mi prende fin da subito; incipit pesante e prosieguo della lettura altrettanto, quindi l’ho abbandonato. Però non solo tu me ne parli bene, ma anche molte altre opinioni di amici che lo hanno letto sembrano essere concordi con il tuo pensiero. Chissà, magari un giorno potrei provare ad arrivare un po’ più avanti nella lettura per potermi fare un’idea più completa e obiettiva, e se a quel punto mi dovesse prendere non è escluso che lo finisca.

  8. Sebastiano
    30 ottobre 2014 alle 11:42 Rispondi

    Una domanda: hai letto “Angeli e demoni” di Dan Brown? Perché in questo libro ho trovato uno stile di scrittura coinvolgente nonché una trama ben strutturata, il che mi ha portato anche ad acquistare “Inferno”.

    • Daniele Imperi
      30 ottobre 2014 alle 14:16 Rispondi

      No, non l’ho letto: il primo non mi era piaciuto, quindi con quell’autore ho chiuso. Inoltre non è il tipo di storia che mi attira.

  9. Alessandro Cassano
    30 ottobre 2014 alle 12:10 Rispondi

    il libro peggiore che ho letto sto per recensirlo. Per il resto, ho letto così tanti libri brutti che potrei scriverci su un’enciclopedia. Apprezzo il fatto che tu abbia scritto questo post: tutti son capaci di parlare di libri “belli”, mentre parlare di un libro che non ci è piaciuto presuppone un impegno ben diverso (innanzitutto quello di aver letto davvero il libro!).

    • Daniele Imperi
      30 ottobre 2014 alle 14:18 Rispondi

      Stai per stroncare la carriera a un altro esordiente?

      Tu, secondo me, alcuni libri brutti te li vai a cercare con la lente. :D

      Parlare di libri che non ci sono piaciuti significa anche attirarsi qualche antipatia, ma a questo ci ho fatto il callo da parecchio.

    • LiveALive
      30 ottobre 2014 alle 14:43 Rispondi

      Non credo che l’impegno stia nel parlare male di un libro. Piuttosto, direi che ci vuole coraggio o a dare un voto negativo a un libro amato da molti, o a darne uno positivo a uno che tutti dicono essere schifoso (perché poi c’è la paura di passare per ignoranti XD). È facile elogiare Eco e stroncare Volo; molto più difficile è avere il coraggio di riconoscere i difetti del primo e i meriti del secondo.

  10. MikiMoz
    30 ottobre 2014 alle 13:13 Rispondi

    Strano che Mattatoio non ti sia piaciuto.
    Io di questi ho avuto tra le mani Il Codice DaVinci: lette le prime 10 pagine, l’ho messo via.
    I romanzetti da supermercato sono più belli^^

    Moz-

    • Daniele Imperi
      30 ottobre 2014 alle 14:19 Rispondi

      Non amo l’umorismo di quel genere. E, davvero, non ci ho capito nulla.
      Il Codice DaVinci è da supermercato, per me.

  11. Ferruccio
    30 ottobre 2014 alle 13:45 Rispondi

    Cent’anni di solitudine, il Vecchio e il mare e finzioni li lessi con piacere.

    Credo di averne parlato sul mio blog dei libri che non mi sono piaciuti. Terribili per conto mio Herzog di Bellow e Generation X di Copeland

  12. antonio
    30 ottobre 2014 alle 15:01 Rispondi

    utilissimo questo post per farmi prendere la decisione irreversibile di cancellare il blog dai miei preferiti

    • Daniele Imperi
      30 ottobre 2014 alle 15:15 Rispondi

      Utilissimo questo commento per farmi capire quanta poca maturità ci sia in giro.

  13. Ivano Landi
    30 ottobre 2014 alle 15:29 Rispondi

    Io avevo già citato a suo tempo nel blog di Ferruccio due libri in risposta al suo post sul peggior libro che avete mai letto.
    Li ripeto qui senza problemi: 1) La profezia di Celestino di Redfield; 2) L’alchimista di Paolo Coelho. Comunque mi ha inorridito anche “Come io vedo il mondo” di Einstein, un vero calderone di tutte le banalità possibili e immaginabili: pacifismo, spiritualità da supermarket ecc. (E anch’io mi son fatto un bel po’ di nemici, eheheh).

    • Daniele Imperi
      30 ottobre 2014 alle 16:09 Rispondi

      I nemici per post come questi misurano quanta poca libertà di opinione ci sia nel nostro paese ;)
      Finché dici ciò che tutti vogliono sentire, va bene. Altrimenti…
      Coelho proprio non mi attira, non so perché.

  14. Alessandro Cassano
    30 ottobre 2014 alle 18:25 Rispondi

    Non credo che l’impegno stia nel parlare male di un libro. Piuttosto, direi che ci vuole coraggio o a dare un voto negativo a un libro amato da molti, o a darne uno positivo a uno che tutti dicono essere schifoso (perché poi c’è la paura di passare per ignoranti XD). È facile elogiare Eco e stroncare Volo; molto più difficile è avere il coraggio di riconoscere i difetti del primo e i meriti del secondo.

    Livealive, a prescindere da ciò che crede, mi preme spiegarle una cosa. Ciò che intendevo dire è che circostanziare una recensione negativa richiede un impegno differente rispetto al tessere le lodi di questo o quell’autore. Si può recensire positivamente un libro anche senza averlo letto, mentre per sottolinearne i difetti serve un’attenzione al particolare. Se riesce a fraintendermi anche su questo, afferro il paletto di frassino.

    • LiveALive
      30 ottobre 2014 alle 20:54 Rispondi

      Perché mi dai del lei? XD sono più giovane di te, non serve.
      Comunque, no, ritengo falso ciò che dici. Ci sono frasi “generiche” che si possono applicare a qualsiasi libro, sia per elogiarlo sia per criticarlo. Per “circostanziare”, come dici, un giudizio, bisogna conoscere ciò di cui si parla, sia per criticare che per elogiare (altrimenti sono solo elogi generici).
      Intendo dire, insomma, che l’impegno sta nel giustificare ciò che si dice indipendentemente dall’elogio o dalla critica; di contro, se non si giustifica, criticare o elogiare richiede eguale impegno.

  15. Lisa Agosti
    31 ottobre 2014 alle 00:02 Rispondi

    Toh, che strano, ecco i miei libri preferiti tutti insieme :)
    Daniele, come sempre i nostri gusti sono opposti, difenderò Ishiguro a spada tratta, così come Marquez e “II vecchio e il mare”. Anche Dan Brown mi piace, ho letto tutti i suoi romanzi. Metterò gli altri titoli che hai nominato nella mia lista di libri da leggere, se non ti sono piaciuti probabilmente li adorerò :)
    Nella mia lista dei libri peggiori c’è “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” di Jonas Jonasson che finalmente ho finito di leggere e che, nonostante la frustrazione e la noia, mi ha ispirato ben due post. Non tutti i mali vengono per nuocere.

    • Daniele Imperi
      31 ottobre 2014 alle 07:47 Rispondi

      Immaginavo che capitasse una cosa del genere :D

      Decisamente opposti i nostri gusti, quindi ti consiglio vivamente di leggere quegli altri libri.

      A questo punto vado a leggere l’anteprima de “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” di Jonas Jonasson. Hai visto mai? ;)

      • Lisa Agosti
        1 novembre 2014 alle 17:28 Rispondi

        A me l’estratto di Jonasson era piaciuto molto, il libro non costa poco ma ero certa che ne sarebbe valsa la pena… forse l’incipit l’ha scritto l’editore :)

  16. Freelyra
    31 ottobre 2014 alle 04:30 Rispondi

    Ventimila leghe sotto i mari fu una straziante agonia infantile; L’ isola del giorno prima di Eco un tentativo fallito di pochi anni fa… I miei mostri!

    • Daniele Imperi
      31 ottobre 2014 alle 07:48 Rispondi

      Ciao Freelyra e benvenuta.

      Ho letto Ventimila leghe sotto i mari in età adulta, qualche anno fa, e mi è piaciuto :) Quello di Eco non l’ho letto, però.

  17. franco battaglia
    31 ottobre 2014 alle 05:54 Rispondi

    Sarà che i brutti libri tendo a non ricordarli affatto, ma su Cent’anni di solitudine concordo, non sfondo il muro delle cento pagine.. ma tanto per capirci aborro gialli di grandissimo successo come Uomini che uccidono le donne, dalle trame ridicole e assurde.. alla gente purtroppo basta pochissimo..

    • Daniele Imperi
      31 ottobre 2014 alle 07:49 Rispondi

      Io in genere non ne ricordo la maggior parte. Il romanzo che citi non attira neanche me.

  18. Kinsy
    31 ottobre 2014 alle 06:56 Rispondi

    Ce ne sono molti di libri che non mi sono piaciuti, molti dei quali non ricordo nemmeno il titolo: completamente rimossi.
    Oggi voglio condividere con te e i tuoi lettori l’antipatia per “Addio alle armi” di Hemingway. Mi era stato consigliato caldamente da mio papà, decisamente un non-lettore. Così l’ho letto e, devo dire, nel periodo peggiore. Mi trovavo, infatti in ospedale, dopo aver avuto la mia primogenita…
    Per quanto riguarda Mauro Corona, se i primi due romanzi potevano avere un qualcosa di apprezzabile, gli altri sono solo penose ripetizioni.

    • Daniele Imperi
      31 ottobre 2014 alle 07:52 Rispondi

      Con Hemingway credo di aver chiuso anni fa, anche se mi hanno detto che mi piacerebbe Per chi suona la campana. Hai letto Storia di neve e Il canto delle manere?

      • Kinsy
        1 novembre 2014 alle 08:03 Rispondi

        No. Ho letto “Fiesta” e “Il vecchio e il mare” e credo che non leggerò altro.

  19. mk66
    31 ottobre 2014 alle 12:14 Rispondi

    Caspita! Credevo di essere l’unico che ha trovato il Codice da Vinci piatto e scialbo, al punto che pure il mio ex-collega (che tra l’altro è membro della setta di cui si parla nel romanzo) malgrado lo detestasse pareva anche parlarne con una certa enfasi. Io invece l’ho trovato piatto, scialbo e con idee talmente antiquate che dopo le prime 2 pagine sapevo già come procedeva e finiva ogni singolo capitolo (e raramente mi sbagliavo).

    • Daniele Imperi
      31 ottobre 2014 alle 12:44 Rispondi

      Tra l’altro ricordo di aver letto che esiste già una storia simile. In effetti, è vero, è abbastanza prevedibile.

  20. Alessandro Cassano
    31 ottobre 2014 alle 13:06 Rispondi

    Perché mi dai del lei? XD sono più giovane di te, non serve.
    Comunque, no, ritengo falso ciò che dici. Ci sono frasi “generiche” che si possono applicare a qualsiasi libro, sia per elogiarlo sia per criticarlo. Per “circostanziare”, come dici, un giudizio, bisogna conoscere ciò di cui si parla, sia per criticare che per elogiare (altrimenti sono solo elogi generici).
    Intendo dire, insomma, che l’impegno sta nel giustificare ciò che si dice indipendentemente dall’elogio o dalla critica; di contro, se non si giustifica, criticare o elogiare richiede eguale impegno.

    ma Lei basa le Sue convinzioni su esperienze personali, o sta semplicemente teorizzando? Lo chiedo per curiosità, eh. Vorrei leggere una Sua stroncatura, se permette.

    • LiveALive
      31 ottobre 2014 alle 15:20 Rispondi

      Direi che, prevalentemente, sto teorizzando, su qualcosa che però mi pare evidente. Intendo dire che ho letto sia elogi ben commentati, sia elogi non commentati, sia stroncature ben commentate, sia stroncature non commentate. Da questa osservazione esterna mi è parso che l’impegno stia nell’argomentare bene, non nell’elogiare o nello stroncare, in quanto senza argomentazione si può sia elogiare sia stroncare senza sapere di cosa si parla.
      Non ho vere e proprie recensioni da farti vedere. Qui, però, trovi una mia analisi che può essere considerata “elogio ben argomentato” (se vuoi vederne uno non argomentato basta aprire IBS…):
      http://www.writersdream.org/forum/topic/23150-il-deserto-dei-tartari-analisi/
      Qui invece trovi una discussione: il mio primo messaggio è una stroncatura non argomentata, e quindi per niente impegnativa; il penultimo messaggio è una stroncatura argomentata di 10.000 parole:
      http://gladiatoridellapenna.forumfree.it/?t=68615248

  21. franco zoccheddu
    31 ottobre 2014 alle 19:18 Rispondi

    Ragazzi! Me la sto godendo un mondo a leggere i vostri commenti, con tutto l’armamentario di gentilezza e diplomazia per evitare di offendervi a vicenda. Decine di commenti! WOW: alla faccia del “de gusti bus non disputandum est”. Faccio una proposta: PROVIAMO PER UNA VOLTA a mettere da parte un poco dell’ipocrisia che si scatena in noi ogni volta che ci confrontiamo sui gusti? Proviamo a evitare di fingere di essere i grandi campioni del relativismo letterario (“ogni scelta è buona, è solo una questione di gusti, etc etc”), e per una volta urliamo al vento, con tutta l’energia e la passione che abbiamo, liberi da ogni vincolo, ma sempre assolutamente rispettosi di tutti gli altri, urliamo: MI PIACE, MI FA IMPAZZIRE, AL DIAVOLO TUTTI QUELLI A CUI NON PIACE, NON CAPISCONO UNA MAZZA. Ma amici come prima, e alla prima occasione parliamone con serenità. Ragazzi: non siamo macchine, siamo pura passione, la vita è breve, non c’è tutto questo tempo per i salamelecchi letterari. Daniele: Finzioni mi fa impazzire, è un uragano che agita il mio intelletto e mi ha donato un’immensità di buon umore. Ho apprezzato molto quando vi siete fatti saltare la mosca al naso, cos’era… una questione di maturità o non so cosa. Bene: passione! Passione! Senza mai trascendere, d’accordo. Scusate, scusa soprattutto tu Daniele, avevo voglia di non essere il solito bravo ragazzo che da ragione a tutti (e quindi a nessuno). Fantastico post, fantastici interventi.

    • Kinsy
      1 novembre 2014 alle 08:06 Rispondi

      E allora avanti: urla cosa hai detestato!

      • franco zoccheddu
        1 novembre 2014 alle 11:12 Rispondi

        Kinsy, ti spiego meglio: non ho da detestare praticamente nulla! Tutti i libri che riesco aleggere fino all’ultima pagina hanno sempre qualcosa che me li rende accettabili, o mi offrono qualche nuova conoscenza o che so io. Se un libro (romanzo in particolare) non mi sta proprio piacendo, non continuo a leggere. Perciò non ho praticamente quasi nessun libro che detesto nel senso vero del termine: non posso detestare ciò che non conosco!
        Io parlavo del contrario: fregarsene altamente se agli altri non piace ciò che piace a noi! Pirandello, Manzoni, Dante, gente che li odia a morte. Me li leggo in continuazione. E me ne frego altamente se sono famosi o sono sconosciuti. Mi piaciono albi di Tex alla follia, mi piaciono i romanzi Hunger Games, mi piace Borges, mi piace roba che fa vomitare un sacco di gente che conosco. Il mio intervento era del tipo: ci piace quel che ci piace, indipendentemente da qualsiasi influenza. E’ l’insieme delle infinite piccole e grandi esperienze della nostra personale vita che determina i nostri gusti!

  22. Chiara
    31 ottobre 2014 alle 21:19 Rispondi

    Ishiguro scrive un inglese degno di Orwell: fantastico. I libri tradotti nn possono essere giudicati dal punto di vista della scrittura. Il vecchio e il mare è di una noiosità senza paragoni, ma il libro + brutto che abbia mai letto è Il profumo di Sueskind.

  23. Francesca Lia
    1 novembre 2014 alle 22:27 Rispondi

    Accendo un cero al coraggio di tutti i presenti. Come fate a continuare la lettura di un libro che non vi piace? Io, due paginette poco poco scialbe, e lancio tutto dalla finestra :D

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2014 alle 07:53 Rispondi

      Dipende dal libro, molti li ho abbandonati dopo poche pagine.

  24. franco zoccheddu
    1 novembre 2014 alle 22:45 Rispondi

    Quando leggere è un’abitudine che hai da sempre, diventa quasi più importante di ciò che leggi, allora sì, leggi anche se non sei del tutto soddisfatto. Non potrei più vivere senza leggere. Può andar bene anche la mediocrità. Mi sono immaginato spesso in una cella, senza possibilità di essere libero e credo che mi salverebbe solo la lettura, di qualsiasi cosa, anche degli odiati messaggi pubblicitari.

  25. Micaela
    1 novembre 2014 alle 23:14 Rispondi

    Ciao, un libro che veramente sto facendo una fatica immane a leggere è “Il libro segreto dei sogni” di Mikkel Birkegaard. Prima, leggendo la frase della scalinata a pioli, mi sono messa a ridere perché c’è la stessa scena, è descritta nel libro citato poc’anzi.
    Un’ altro libro noioso per la sua ripetibilità nella sua collana è ” I love shopping con mia sorella” di S. Kinsella; ma forse perché non è il genere che mi piace leggere. Noioso o meglio, un po’ incasinato il 3° libro di G.Cooper “I custodi della biblioteca”, si perde troppo alla fine. Le ultime 50-100 pagine mescola tutto quello che non ha messo nel resto del libro, e lo ingarbuglia al punto che da una pagina all’altra ti domandi: “ma questo da dove spunta fuori?” “cosa c’entra? e perché lo menziona solo ora?”.
    Un libro che ho provato a iniziare forse 8 volte se non di più è Harry Potter; perdonatemi ma non cé la faccio. Anzi se mi spiegate voi, perché non riesco ad andare oltre alla decima pagina; mi fate una cortesia, perché io mi sento una stupida a non riuscirci.
    * A Francesca Lia rispondo : Ti do perfettamente ragione, però sono curiosa quindi leggo quel tanto che mi permette di capire l’ambientazione e chi sono i personaggi di “scena” il resto lo salto e passo subito ai dialoghi. I libri noiosi me lo porto in posti dove facile perdere la concentrazione per il brusio; come posta o in sala d’attesa dal medico, ma il libro non vale la piena attenzione quindi va bene cosi. Quelli che veramente mi interessano stanno sul comodino vicino al letto.

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2014 alle 07:55 Rispondi

      Di Cooper ho solo i primi due di quella trilogia. Su Harry Potter, come sul Signore degli anelli, ho letto pareri contrastanti: c’è chi li ha adorati, come me, e divorati, e chi non è riuscito a leggerli.

  26. Maria Grazia
    2 novembre 2014 alle 21:08 Rispondi

    Assolutamente d’accordo con “Cent’anni di solitudine” e “Finzioni”. “Il vecchio e il mare” l’ho sempre considerato un racconto lungo e forse così ci può stare. “Quel che resta del giorno” non l’ho mai letto, ma pensa che è uno dei miei film preferiti degli ultimi 25 anni!
    Di libri “peggiori” ne ho letti tanti, cito uno degli ultimi in ordine cronologico, che ho iniziato e abbandonato: “Molto forte, incredibilmente vicino” di Jonathan Safran Foer.

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2014 alle 07:56 Rispondi

      Sì, quello di Hemingway poteva essere un racconto lungo, ma con opportuni tagli.

  27. Claudia
    3 novembre 2014 alle 14:35 Rispondi

    Se dopo una pagina il libro mi annoia (come nel tuo caso con il vecchio e il mare, che tra l’altro non è piaciuto neanche a me), lo chiudo non più tardi della quinta. Dal mio modo di vedere significa aver dato a quel testo ben 5 possibilità (ovviamente fallite). Libri che non mi sono piaciuti?

    1. Aleph di Coelho (solitamente adoro questo autore, ma proprio l’Aleph non sono riuscita ad arrivare oltre all’80esima pagina)
    2.Una testa in gioco di Simenon (l’ho provato a leggere una decina di volte, ma non sono mai arrivata oltre alle prime paginette)
    3.La vita l’universo e tutto quanto. L’ho letto dopo aver visto guida galattica per autostoppisti. Film che mi è piaciuto parecchio. Lo stile narrativo però è al quanto pesantuccio per me, oserei forzato.
    4. La verità del ghiaccio di Brown. Letto tutto, ma non l’ho apprezzato proprio.

    Strano, non mi vengono in mente altri libri

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2014 alle 14:47 Rispondi

      Ho letto un paio di romanzi di Simenon e ne ho qualcun altro, ma non mi appassiona.

  28. Giordana
    6 novembre 2014 alle 13:44 Rispondi

    Sono d’accordo su Corona. Avevo due sue libri che ho donato alla biblioteca dopo aver letto “Nel legno e nella pietra”. Ancora non mi spiego il successo che ha avuto di recente, forse è merito del personaggio che è (o che si è costruito, non saprei giudicare), o magari delle frequentazioni che, da artista di vecchia data, molto probabilmente ha potuto vantare. Non saprei proprio.

    • Daniele Imperi
      6 novembre 2014 alle 13:55 Rispondi

      Non so dirti, forse ha giocato anche il fatto che è un personaggio, appunto, e che, pare, scriva tutto su quaderni :)

  29. Leonardo
    8 novembre 2014 alle 19:28 Rispondi

    Daniele, io alla lista dei peggior listi aggiungerei di certo “Le prime luci del mattino” di Fabio Volo. Per la serie: come dover parlare di sesso a tutti i costi perché è fico! :D

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2014 alle 20:20 Rispondi

      Sei riuscito a leggere quell’autore? A me è bastato mesi fa leggere per curiosità due pagine dell’anteprima di un romanzo. :)

  30. Sirius
    12 novembre 2014 alle 00:29 Rispondi

    Tra i miei peggiori si annoverano quelli degli autori Valerio Massimo Manfredi e Andrea Frediani, praticamente insopportabili. Il Giullare di James Patterson e Andrew Gross inizialmente mi era piaciuto (ero abbastanza giovane quando lo lessi) ma poi l’ho rivalutato capendo quanto fosse banale, simile destino ha avuto anche l’Ora Decisiva di Lee Child. Il problema di questi romanzi, senza dilungarmi su nessuno, è in generale che presentano storie banali e che trattano temi superati. Sembrano la paccotaglia di film d’azione americani riproposta in versione romanzo. Nel caso del Giullare abbiamo un ambientazione storica del tutto irrealistica, con personaggi che pensano come penserebbero gli uomini moderni e vistosi errori. A superarli tutti è però Oliver Bowden, alias Anton Gill, ho due suoi romanzi e non sono riuscito a portarli a termine: stupido e banale all’inverosimile (e io che sono così intelligente da comprare un secondo libro di un autore che non mi è piaciuto nel timore di averlo giudicato male!)… condivido più o meno i pareri sui Cent’anni di Solitudine.

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2014 alle 08:23 Rispondi

      Non ho letto nessuno degli autori che citi, ma l’errore di quel romanzo è infatti grave: personaggi antichi che pensano come noi. In alcuni casi troverai anche che qualcuno parla con un linguaggio moderno.

  31. Aldo
    17 dicembre 2014 alle 17:27 Rispondi

    Mi sorprende l’inclusione di Il Vecchio e il Mare, se non altro per la sua brevità, io l’ho letto più di una volta, anche in lingua originale, e sempre d’un fiato. Ma de gustibus …

    Condivido in pieno invece il gidizio su Cent’Anni di Solitudine, anzi, sei stato anche troppo tenero,

    Copio ed incollo qui la recensione che ne ho dato su IBS:

    La più immonda porcheria che mi sia mai capitato di leggere. Arrivato a due terzi, due o tre pagine dopo la morte del colonello, lo ho fatto a pezzi e buttato. Mi stava trascinando nello stesso stato di allucinata disperazione del suo autore, che, ritengo facesse ampio uso di LSD. Chi era in mia compagnia, mi ha detto che stavo diventando insopportabile. Dopo che mi sono liberato dell’immondo oggetto, sono rifiorito in poche ore. Mai visto niente di così vuoto, un abisso di vuota disperazione senza speranza, che per centinaia di pagine spiega che tutto è inutile, inutile fare la guerra, la si perde, inutile fare figli, 17 e tutti con lo stesso nome, vengono tutti assassinati, perfino il suicidio non riesce (non ricordo chi lo abbia tentato, tutti i personaggi hanno lo stesso nome, impossibile capire niente, se non ci si fa uno schema). Siamo tutti fantasmi prigionieri di un fato meschino, cattivo, crudele, incestuoso, cui non si prova nemmeno ad opporsi. Piuttosto, (ri)leggetevi I Malavoglia: anche quelli sono vinti, ma con dignità, e, almeno, si amano. In questa ignobile schifezza non c’è traccia di sentimenti che non siano odio, rabbia, rancore, putridume. E lo stile: lento, prolisso, farraginoso, confuso, ripetitivo. L’allucinazione onirica di una persona mentalmente disturbata. E lo dice uno che si è letto Moby Dick. Tutto. In lingua originale. Se questo abisso di vuota e fatalistica disperazione è quanto di meglio possa produrre l’America Latina, non mi stupisco che sia e rimanga bloccata nel suo stato di sottosviluppo.

  32. Davide
    27 febbraio 2015 alle 09:48 Rispondi

    Nessuno difende il capolavoro di Vonnegut? Io rifarei un tentativo se fossi in te, non É lungo, non É noioso, non É difficile ✌️

    • Daniele Imperi
      27 febbraio 2015 alle 10:08 Rispondi

      Io l’ho trovato noioso, però. Non rifaccio un tentativo, sarebbe tempo sprecato. Ho centinaia di libri da leggere, perché perdere tempo a rileggerne uno che non mi ha comunicato nulla?

  33. Emma
    20 marzo 2015 alle 22:09 Rispondi

    Non sono completamente d’accordo su alcuni giudizi, anche se per certi versi sia una questione di gusti. Se penso a dei libri che proprio non mi sono piaciuti, non posso fare a meno di pensare ai libri di Marion Zimmer Bredley. Non nego che la prima storia sia stata molto ben pensata e scritta… Ma allora perché i successivi cinque sono sempre uguali? D’accordo, cambia l’ambientazione storica, ma alla fine i contenuti erano tutti uguali (giovane donna, oppressore maschile che usa violenza fisica su di lei, lei che si estrania dal mondo vincendo la vergogna per il trattamento subito, lei che rimane incinta dell’uomo per motivi che odia…. Basta!!)

    • Daniele Imperi
      21 marzo 2015 alle 11:25 Rispondi

      Ciao Emma, benvenuta nel blog.
      Su quali giudizi non sei d’accordo?
      Della Bradley ho letto Le nebbie di Avalon e ho comprato i successivi tre. Ho saluto che alcuni romanzi dell’autrice avevano intenti femministi.

  34. Lidia Capone
    17 marzo 2016 alle 10:28 Rispondi

    Se mi è consentito, un piccolo appunto personale: più che ‘i peggiori libri che ho letto’ (e libri-pessimi come nome pagina html), avrei visto meglio un titolo tipo ‘Libri – a mio avviso – pessimi’. Questo per un semplice motivo: la bellezza (e di conseguenza la bruttezza) sono concetti molto soggettivi. È giusto esprimere la propria opinione spassionata, ma con in mente ben chiaro il concetto che ogni opinione è opinabile. Così congegnato, il titolo non sembra dare spazio ad opinioni discordi, suona lapidario e forse anche un po’ arrogante. Non credo che questa sia la sensazione che il blog voglia dare, o sbaglio?

    • Daniele Imperi
      17 marzo 2016 alle 10:56 Rispondi

      Ciao Lidia, benvenuta nel blog.
      Se scrivo “i libri peggiori che ho letto”, è naturale e logico che io intenda che è una mia opinione. Se voleva essere un titolo arrogante e lapidario avrei scritto “I peggiori libri che esistono”. In quel caso il tuo appunto sarebbe stato giustificato. Ma ho specificato “che ho letto”, quindi è chiaro che sia un pensiero più che soggettivo proveniente dalla mia lettura personale.

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