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Le affinità letterarie

Il filo magico, empatico, che unisce un libro al suo lettore
Le affinità letterarie

La lettura è un percorso differente per ognuno di noi. Uno dietro l’altro, i libri che leggiamo formano una lunga strada e capita che durante questo viaggio stravagante e multicolore si incontri un viandante, perché quel lettore-viandante ha letto uno o più libri che abbiano letto anche noi.

Non importa che la sua lettura sia distante nel tempo e nello spazio: l’incontro c’è perché è a un livello che esula da qualsiasi legge della fisica. È un livello letterario, è nei ricordi, nella memoria, che sta in una dimensione a sé, non contemplata dalla fisica della materia.

Consigliami un libro!

Sento spesso questa frase. Mi capita anche che mi scriva qualcuno che, finito nel mio blog, ne approfitta e spera di ricevere un consiglio letterario. Ma come si fa a consigliare un libro da leggere? Come, se dell’altro non sappiamo nulla, se non conosciamo i libri che formano la sua strada?

L’ultima richiesta è arrivata proprio ieri. Ma Michele è stato intelligente, perché mi ha dato due indizi importanti:

  1. mi piacciono i romanzi che trattano natura e animali
  2. ho amato Il richiamo della foresta di Jack London

È stato facile prendere dalla mia biblioteca mentale Zanna bianca di London, Il cucciolo di Marjorie Kinnan Rawlings e La grande foresta di Faulkner.

Le affinità letterarie fra libro e libro

Quando amiamo un romanzo o un saggio, quando incontriamo letture che ci segnano, siamo portati a leggere altro di quel filone, di quel tema. È pura illusione, e lo sappiamo bene, perché è solo un’infantile volontà di perpetuare quella lettura, di farla rivivere altrove e nel tempo.

Lo scorso anno ho letto Il mattino dei maghi di Louis Pauwels e Jacques Bergier e da quel giorno è sempre accanto a me, proprio qui a 20 cm di distanza. Ho quindi cercato e letto libri simili:

  1. Polvere d’inferno di Peter Kolosimo
  2. Finzioni di Jorge Luis Borges
  3. Ai limiti del conosciuto di Jacques Bergier
  4. La letteratura fantastica di Todorov

Ma di questi 4 non ricordo neanche una parola. Se proprio voglio rivivere la stessa esperienza de Il mattino dei maghi, allora dovrò rileggerlo. Ma non cercarlo altrove.

L’imperfezione delle affinità letterarie fra libro e libro

Il sillogismo:

  • mi piace la letteratura su natura e animali
  • Il cucciolo tratta del rapporto fra uomo e natura e animali
  • allora mi piacerà Il cucciolo

è, in realtà, un falso sillogismo. Nella seconda premessa c’è un’incognita: quella del libro non ancora letto. Certo, ci sono buone probabilità che quel libro possa piacere, come pure che possa verificarsi la situazione che ho raccontato poco sopra riguardo Il mattino dei maghi.

Ti consiglio un libro

È ancor più folle suggerire una lettura a una persona se di quella persona si conosce pochissimo o niente. Diamo un consiglio sulla base di una nostra personale affinità, che non potrà essere l’affinità di un altro. Quel libro che abbiamo amato e riletto più volte è un’esperienza nostra, che non sarà mai la stessa di un’altra persona.

Un’amica mi consigliò tempo fa Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams. Lo conoscevo, nel senso che sapevo esistesse un romanzo con quel titolo, ma non mi aveva mai incuriosito e il motivo è semplice: non sentivo – e non sento tuttora – alcuna affinità letteraria con quel libro. E infatti l’ho abbandonato dopo 20 pagine.

Monia, l’autrice del guest post di ieri “Se sei uno scrittore ce l’hai scritto in faccia”, mi ha consigliato invece L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera, che ho abbandonato l’altro giorno dopo 60 pagine.

Le affinità letterarie fra libro e lettore

Sono, queste, più forti, più strette delle precedenti. Creano un legame fra il libro e la persona che è unico. Come abbiamo visto, può capitare che quel legame sia condiviso da altre persone, ma non è un’affinità che può stabilirsi a priori.

Il mio problema con il libro di Kundera era antico. Conoscevo anche questo romanzo, ma come per quello di Adams non è mai scattata alcuna affinità. Un libro con quel titolo non mi attrae. Un autore con quel nome non richiama alla mia mente alcuna geografia né alcuna epoca.

E leggendo quelle 60 pagine non sono riuscito a evocare nessuna immagine nella mia mente: non so che volto e voce abbiano quei personaggi, dove vivano, si muovano, come sono fatti. È stata una lettura vuota, che mi ha ricordato quella di Marquez e del suo Cent’anni di solitudine, per me una tortura nel leggerlo.

La perfezione delle affinità letterarie fra libro e lettore

Nessun sillogismo, ora, perché non hanno ragion d’essere. L’affinità letteraria fra un libro e il suo lettore è un legame che sentiamo subito, secondo me, come se fosse il libro stesso a chiamarci, a dirci: “leggimi”.

Ma parlo di libro, di opera letteraria, attenzione, non di autore. Ho adorato alcuni romanzi di McCarthy, specialmente La strada, Figlio di Dio, Sunset Limited, Meridiano di sangue, Il buio fuori, Suttree, ma Cavalli selvaggi non m’ha comunicato assolutamente nulla.

Esiste un libro che mi ha fatto ricredere? Un libro che non mi attraeva e che, una volta letto, io abbia apprezzato? Credo di no.

La lettura è intuizione, percezione, empatia

Sapete meglio di me che ci sono letture che ci hanno formato, segnato, che hanno avuto un peso nella nostra cultura e nel nostro pensiero e, sì, anche nei nostri gusti letterari. Non vi chiedo un assurdo elenco di libri che avete amato, ma almeno quello che ricordate con più emozione sì, e perché.

Parlate della vostra affinità letteraria.

34 Commenti

  1. Chiara
    25 giugno 2014 alle 11:21 Rispondi

    Concordo con il tuo discorso e mi vengono in mente tutti i romanzi che ci facevano leggere ai tempi della Scuola, appoggiandosi ad una generica idea di “cultura generale”: ho trovato il meraviglioso ritratto di Dorian Grey, ma anche quella palla de “Il deserto dei tartari”. Per non parlare de “La Novelle Eloise” di Rousseau, romanzo epistolare di 700 pagine. Credevo di morire.
    In generale, quando qualcuno mi chiede consigli, tendo a domandargli cosa gli piace e a seguire il suo gusto. L’aver letto tanto, un po’ mi avvantaggia. Certo, l’affinità non potrà mai essere completa, ma si è sempre in buona fede. Io stessa ho ricevuto ottimi consigli dagli altri, e pacchi clamorosi. L’acquisto di un libro (a prescindere dal fatto che sia stato o meno consigliato) è sempre un po’ alla cieca

    • Daniele Imperi
      25 giugno 2014 alle 14:51 Rispondi

      No, l’affinità non potrà mai essere completa, ma si riduce il margine di errore.

  2. LiveALive
    25 giugno 2014 alle 12:33 Rispondi

    Hai letto “l’eleganza del riccio”? Io non, ma per quanto ne so potrebbe NON piacerti… Ma una occhiata dagliela lo stesso.
    Di norma leggendo non cerco l’immersione. Ecco perché ho apprezzato sopra molti altri romanzi completamente privi di trama, come il notturno di D’Annunzio. Al contrario, per dirti, non sono riuscito ad apprezzare Guerra e Pace, o il don Chisciotte.

    Mi parlano di “affinità” che esistono tra libro e libro. Mah. Io ho letto sempre in modo disorganizzato, e non noto alcuna tendenza nelle letture. Apprezzo in egual misura testi incentrati sulla forma e incentrati sul contenuto, sulla psicologia e sull’azione. Se un genere non mi piace (giallo, fantasy) probabilmente è solo perché mi baso su poche letture.

    Qualche giorno fa ho fatto la lista dei miei libri preferiti. Curioso: amo tanto i saggi quanto i romanzi… Comunque, il mio testo preferito… L’Eneide? La divina Commedia? Il Conte di Montecristo? Il Trono di Spade (solo il primo, solo game of throne)? Non so… Però, il libro che più mi ha segnato come persona e su cui si basa la mia filosofia di vita è un testo che NON mi è piaciuto: vita di Don Chisciotte e Sancho Panza, di Unamuno.

    • Daniele Imperi
      25 giugno 2014 alle 14:53 Rispondi

      De “L’eleganza del riccio” ho accennato in un vecchio post: fa parte di quei titoli che mi allontanano da un libro :)

      Anche le mie letture sono varie, altrimenti mi annoierei.

      • LiveALive
        25 giugno 2014 alle 15:28 Rispondi

        Sì, l’ho letto quel post. A me come titolo piace perché è ambiguo: si riferisce al riccio animale o al riccio dei capelli?

        • Daniele Imperi
          25 giugno 2014 alle 15:32 Rispondi

          A me il riccio dei capelli proprio non m’è mai venuto in mente :)
          Ma in tutti e due i casi non m’incuriosisce per niente.

  3. Ivano Landi
    25 giugno 2014 alle 13:14 Rispondi

    Concordo praticamente su tutto, Daniele. Anch’io seguo da sempre una sorta di istinto misterioso nella scelta delle letture e finora non mi ha mai deluso. Mentre mi è successo di prendere delle cantonate quando per un motivo o per l’altro ho deviato.
    Non sto a ripetere i libri che mi hanno più segnato perché li ho già elencati nella mia Top Ten del 900 (tra l’altro, mi fa piacere, molto visitata). Ce ne sono anche altri, certo, e può darsi che prima o poi mi decida per una seconda lista.
    A proposito poi del romanzo-saggio di Kundera che citi, l’ho letto anch’io ed è uno di quei misteriosi casi in cui ho trovato il film che ne è stato tratto molto più bello del libro.

  4. MikiMoz
    25 giugno 2014 alle 13:34 Rispondi

    Posso citarti Poe e McEwan… li sento miei.
    Il primo maggiormente, perché è una cosa che affonda le sue radici sin da quando ero piccolo e copre molte altre cose (amavo anche le immagini di Beardsley su Poe, che conservo tuttora in un libro vecchissimo sui sogni)

    Moz-

  5. Bruna Athena
    25 giugno 2014 alle 15:55 Rispondi

    Esperimento fallito, dunque, quello con Marquez! Per quello che riguarda me, premettendo che non mi piace affatto parlare di letteratura di genere, consiglio molto spesso la lettura di Jane Eyre che credo sia utile, soprattutto per una donna, per comprendere cosa significa avere amor proprio ed indipendenza.

    • Daniele Imperi
      25 giugno 2014 alle 16:08 Rispondi

      Ahah, sì, davvero fallito, mi dispiace :)

      Jane Eyre vorrei leggerlo.

  6. Luca.Sempre
    25 giugno 2014 alle 20:33 Rispondi

    Cent’anni di solitudine ha fatto anche a te lo stesso effetto? Incipit geniale, prime venti pagine accattivanti, dopo trenta ti chiedi dove voglia arrivare, dopo sessanta capisci che in realtà non arriva da nessuna parte, storie dentro storie dentro altre storie.

    Questione di gusti ;-)

    Comunque direi che non solo la lettura è intuito, ma anche (soprattutto) l’arte.

    • Daniele Imperi
      26 giugno 2014 alle 08:10 Rispondi

      Esattamente: anche per me è stato quello il percorso.

      Ti dirò altro: sto finendo di leggere Mattatoio n.5 di Vonnegut, consigliato in un altro blog.
      Non ne posso più e non vedo l’ora di finirlo. Lo finisco perché è breve, ma è per me una storia senza senso e noiosa.

  7. Tenar
    25 giugno 2014 alle 20:59 Rispondi

    Mi sa che io e te, Daniele, abbiamo gusti letterari opposti. Ci incontriamo, forse, su Martin (però ultimamente darei una bella sforbiciata ai suoi libri). A questo proposito ti avviso anche che amo Jane Eyre…
    Le affinità letterarie ci sono o non ci sono. Io ho un’amica che ha quasi i miei stessi gusti per tutto ciò che non è fantastico. La nostra affinità ce la teniamo stretta, non è mai capitato che mi consigliasse un libro che non mi sia piaciuto e viceversa. Mio marito, per contro, mi è più estraneo. Ci troviamo su certi autori, per altri, invece, prendiamo strade diverse, verso letture introspettive io, lui verso un’umorismo intelligente che a me piace solo a piccole dosi.
    Alla fine è ricchezza anche questo, mi piace che mi raccontino i libri che io non leggerei mai, mi piace che mi consiglino i libri che potrebbero piacermi.

    • Daniele Imperi
      26 giugno 2014 alle 08:12 Rispondi

      Sì, direi proprio di sì :D

      Se ami Jane Eyre, allora a me non piacerà!
      No, dai, leggerò l’incipit e qualche brano e vedremo.

      • Bruna Athena
        26 giugno 2014 alle 08:40 Rispondi

        L’inizio di Jane Eyre è ammorbante: ha messo angoscia pure a me. Poi s’è ripreso strada facendo. Purtroppo, lo vedo come un libro estremamente femminile e non ne ho la più pallida idea di che effetto possa avere sul fronte maschile. In ogni modo, meglio non consigliare :P

  8. Sandra
    25 giugno 2014 alle 21:38 Rispondi

    Preferisco dirti l’ultimo appena finito: Le correzioni di Franzen, immenso e assolutamente per me! Capita che poprio non ci azzecchino alcune amiche col tormentone del “questo devi leggerlo” ormai ho capito l’andazzo, ma mi ha stupita molto una persona che dopo 10 minuti o poco più che mi conosceva, dopo avermi chiesto i miei gusti letterari, mi ha suggerito un autore italiano mai sentito prima, ho comprato di getto un suo libro e mi è piaciuto un sacco! Per la cronaca Gianluca Morozzi.

    • Daniele Imperi
      26 giugno 2014 alle 08:15 Rispondi

      Ormai non darò più retta ai vari “questo devi leggerlo”.

      Ho dato un’occhiata ai libri che hai citato: nessuna affinità :)

  9. Severance
    25 giugno 2014 alle 23:43 Rispondi

    Tema interessante per chi i libri deve consigliarli. Per lo più a sconosciuti.
    Credo esistano due categorie di testi (che poi è come funzionano i clienti): il libro che VUOI, e il libro che il destino ti tira addosso.
    C’è chi mi chiede spavaldo quel preciso testo, quindi vive di una lettura funzionale. Vuole educarsi a quella letteratura. Spesso resta deluso. E chi fruga, leggendo i risvolti o puntando al titolo, o fidandosi dell’istinto di chi propone. Di rado si lamenterà.
    Accetti il fato o vuoi andare verticale su quel filone?
    (Non leggere la Guida, se vuoi qualcosa di SF ironico leggi “Scambio Mentale” di Sheckley. E’ il destino che te lo tira addosso, credimi!).

    • Daniele Imperi
      26 giugno 2014 alle 08:19 Rispondi

      No, niente di ironico per me, non lo capisco, davvero. Specialmente se è ironia americana. Per me è incomprensibile. La Guida galattica l’ho abbandonata e non la riprenderò più.

      Non vedo le commedie americane, per farti un esempio, perché le trovo noiose e non mi fanno ridere. E mi chiedo come sia poissibile che Stanlio e Ollio mi facciano ancora ridere oggi, nel 2014.

      La fantascienza mi piace molto, ma deve essere seria.

      • LiveALive
        26 giugno 2014 alle 22:13 Rispondi

        In genere la commedia è considerata “inferiore” alle cose serie, ma in verità è molto più duratura. Credo sia per il fatto che l’uomo ha sempre nuovi motivi per piangere, ma ride sempre delle stesse cose.
        Pensaci. L’Amleto non commuove più, per quanto sia ammirabile, perché è una condizione che non possiamo più comprendere. Al contrario, certe scene della Tempesta fanno ancora ridere. Considera che, come dice Nietzsche, Aristotele è morto tenendosi vicino la raccolta di Aristofane, non quella di Euripide.

        • Daniele Imperi
          27 giugno 2014 alle 08:34 Rispondi

          Vero, come è anche vero che è più facile far piangere che ridere.

  10. Nani
    26 giugno 2014 alle 02:36 Rispondi

    Un libro che per me e’ la coperta di Linus e’ Orgoglio e Pregiudizio. Mi segue ovunque e ogni volta che approdo in un nuovo antro lo tiro fuori per leggiucchiarmelo (o vederne la trasposizione fedelissima della BBC in 4 episodi).
    Ok, parla di amori, etc, ma e’ una scrittura molto intelligente, ironica, mai romantica o smelaniosa. Alla fine, nemmeno un bacino!!! :D
    E la cosa bella e’ che fui costretta a leggerlo, per un esame, perche’ altrimenti non lo avrei mai preso in considerazione. Il titolo, e’ quello che non mi sconfinferava: Orgoglio e pregiudizio sa tanto di Figli e amanti, Guerra e pace, Delitto e castigo… letture non proprio leggere. Ed invece ricordo che la prima lettura la divorai in due giorni (e due notti), leggiucchiando di nascosto persino a lezione.

    Di solito non mi piace consigliare libri, proprio perche’ io non ascolto mai i consigli. A volte sono tentata, quando il consiglio e’ dato da qualcuno di cui mi fido, ma in genere non mi fido. :D

    • Daniele Imperi
      26 giugno 2014 alle 08:21 Rispondi

      Se non c’è nemmeno un bacino, allora mi sta bene, ché le scene amorose/erotiche in libri e film mi disturbano non poco.

      Anche io in genere non mi fido, tranquilla. Quindi non consigliamoci mai libri a vicenda :D

  11. ferruccio
    26 giugno 2014 alle 14:05 Rispondi

    Per me è il Grande Gatsby, forse legato a un momento particolare della mia vita

  12. Claudia
    27 giugno 2014 alle 20:15 Rispondi

    Premetto che i classici, a mio parere, sono una vera scuola e fonte inesauribile d’insegnamento. Verga, Svevo, Bronte tanto per citarne alcuni.
    Ma…

    Al primo posto della mia biblioteca personale spicca il “Dracula” di Bram Stoker. Letto tutto ad un fiato molti anni fa e riletto di recente con vero piacere. Tutti i tentativi da parte di autori contemporanei di riscrivere o copiare questo classico, si sono rivelate alla fine solo buffe scimmiottature. Kalogridis in testa.

    Medaglia d’argento per Stephen King con “L’ombra dello scorpione”. A ruota seguono il “Talismano” e ” Mucchio d’ossa”.

    Medaglia di Bronzo per Chrstian Jacq con “Ramses”.
    La battaglia di Qadesh è stata trascritta in modo così avvincente (anche se ammetto fin troppo romanzata) da tenermi incollata a quelle pagine fino all’ultimo verso finale.

    Se non ci sono battaglie con cadaveri annessi, il libro non mi entusiasmerà più di tanto. Se non c’è una buona dose di malvagità condita con un pizzico d’insania, quelle pagine rimarranno solo semplici pagine scritte. ;)

    • Daniele Imperi
      27 giugno 2014 alle 20:34 Rispondi

      Dracula, come storia sui vampiri, è unica. Le imitazioni sono solo pietose.

      “L’ombra dello scorpione” devo riprovare a leggerlo. Forse non era il momento adatto.

      Insomma, ti piacciono le storie cruente :)

  13. Francesca
    6 luglio 2014 alle 18:25 Rispondi

    l’ultimo libro in cui sono “inciampata” , quasi calamitata da una rete di sincronie pazzesche, è stato “l’ultimo dio” di Emidio Clementi, il cantante dei Massimo Volume. è incredibile come, a volte, un libro “ti venga a cercare” al momento opportuno. e la cosa buffa è che il connubio “libro-musica” non è la prima volta che compare nella mia vita, era già successo con “in Mongolia in retromarcia” di Massimo Zamboni.

    un libro che invece ha un po’ infiacchito l’affinità che mi legava al suo autore è stato “Quello che ancora non sai del Pesce Ghiaccio” di Efraim Medina Reyes. troppe volute barocche, troppe matrioske di storie. troppo tutto, nonostante nei suoi lavori precedenti questo suo stile carico mi avesse molto colpita.

    • Daniele Imperi
      7 luglio 2014 alle 07:50 Rispondi

      Mah, non credo che abbia mai letto un libro “che mi è venuto a cercare”. O non me ne ricordo.

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