Come scrivere per diventare scrittori – Parte II

Come scrivere per diventare scrittori
La #scrittura va curata a partire dalle basi

Iniziare a scrivere

Martedì abbiamo visto alcune basi per la scrittura e oggi mi decido a arrivare alla parte più interessante: scrivere. Prima di iniziare a progettare il mio romanzo fantasy io avevo scritto due racconti: uno fantasy e uno horror, quand’ero giovanissimo. Roba da mettersi le mani nei capelli. E avevo letto poco più di 10 libri. Decisamente poco, anzi niente, per poter iniziare un romanzo.

La mia idea è molto semplice: partire dal basso per arrivare in alto. Per raggiungere la cima di una montagna avete due soluzioni, una lunga e difficoltosa e una veloce e facile:

  1. scalarla, dopo esservi allenati con costanza
  2. arrivarci in elicottero

Nel primo caso avrete impiegato più tempo, avrete faticato molto, magari siete dovuti tornare indietro senza poter raggiungere la vetta, ma alla fine ce l’avete fatta, siete saliti fin lassù e guardate tutta la strada percorsa dall’alto. E, credetemi, io in montagna sono stato parecchie volte e è uno spettacolo bellissimo da lassù. Quasi non ci credi che hai fatto tutta quella strada.

Nel secondo caso non avete scalato la montagna, vi ci hanno portato. Se proverete a raggiungere da soli la cima, dopo cento metri di salita sarete con la lingua di fuori, stremati.

Che cosa voglio dire? A me non piace parlare fra le righe, quindi vi do la soluzione, ma sia chiaro che è la mia soluzione, non dovete accettarla per forza. Io penso che dovrete iniziare a scrivere storie facendo qualche esercizio, che vi servirà solo come allenamento.

Scrivere racconti brevi vi permette di scrivere tanto e sempre, di farvi conoscere anche, di provare e sperimentare stili, linguaggi, generi. Iniziare a scrivere piccoli racconti secondo me vi aiuterà molto, a me ha aiutato tanto. Sarà più facile, poi, scrivere un romanzo di centinaia di pagine.

Il coraggio di farsi leggere

E, quindi, di affrontare la paura. Devo dire che, almeno in questo, sono stato fortunato. Ho avuto solo un minimo di titubanza quando mi sono iscritto a una gara letteraria online nel forum La tela nera e ho inviato la mia storia, che è stata massacrata e io ho ovviamente perso. Ho avuto l’istinto di uccidere tutti nei modi in cui avevo fatto morire i miei personaggi – meglio non riportare quei modi – ma tutto è durato un giorno.

Era la mia prima volta, era il mio battesimo del sangue, la verginità ormai era perduta e tutto sarebbe stato più semplice. E da quel momento è stato davvero tutto più facile: ho partecipato a cinque selezioni editoriali per antologie di storie bonsai e ne ho vinte 4, ho partecipato a una gara letteraria con in palio un buono sconto per libri e l’ho vinta e 3 volte ho inviato il mio racconto basato sui nuovi titoli di una casa editrice, vincendo una volta quel concorso e portandomi a casa 31 libri.

Ma soprattutto ho continuato a mandare i miei racconti alle gare letterarie, facendomi leggere e criticare e infine ho iniziato a pubblicare qui i miei racconti, dove chiunque può leggerli e criticarli.

Chiariamo una cosa, prima di andare oltre: se volete diventare scrittori, allora dovete farvi leggere, altrimenti non ha senso. Come vincere la paura?

Semplice: ma chi volete che vi veda? Siete online, dannazione, dietro un computer, al sicuro nella vostra camera. Magari, quando prendete la metropolitana, capita che lo sguardo di qualcuno indugi più del solito su di voi. Non fateci caso, è solo una coincidenza.

Capire e accettare i meccanismi dell’editoria

Ora, se volete diventare scrittori, dovete sapere che stiamo parlando di editoria, sia quella tradizionale – c’è una casa editrice che vi seguirà – sia self-publishing – dovete fare tutto da voi. E l’editoria, ossia mettere in vendita il vostro libro, comporta una serie di aspetti da prendere in considerazione, ma soprattutto da accettare.

  • Il lettore come tuo cliente: è quello che decide il successo della tua opera, quello che ha diritto di dire la sua sul tuo romanzo. È chiaro che troveremo gente maleducata che ci stronca un libro usando parole forti o l’invidioso di turno che magari lo commenta senza averlo letto, ma credo siano casi sporadici questi. Il lettore è comunque un cliente e, anche se non è detto abbia sempre ragione, una critica va accettata come confronto.
  • L’editing per migliorare il tuo scritto: a prescindere dal tipo di editoria che sceglierete. Ma editing non significa stravolgere il vostro testo, solo migliorarlo. L’ultima parola spetta sempre a voi. Forse.
  • I rifiuti dell’editore: ho provato a spedire un mio manoscritto a vari editori – nessun romanzo, ma un saggio – e è stato rifiutato. Oddio, in realtà quasi tutti non hanno risposto e uno prima ha accettato di pubblicarlo e poi ha detto che non andava bene. Ma io sono ancora vivo e continuerò a spedire manoscritti. A un altro editore ho spedito un paio di idee – chiedeva idee, intanto – e le ha rifiutate. Pazienza, riproverò. Non esiste solo un editore e non esiste solo un manoscritto da inviare.

Scrivere narrativa può diventare un lavoro?

Per questo voglio chiederti: è possibile trasformare questa irrompente passione in un lavoro “vero”? MZ

Ho tante idee in mente, molte cose a cui pensare ma alla fine tutto si riconduce a un solo problema, ce la farò? MC

Belle domande, cui non posso certo dare una risposta, perché io non vivo di narrativa, anzi. Mi sento di dire che non possiamo prendere come esempio gli scrittori americani e inglesi, primo perché all’estero leggono più di noi e l’inglese viene letto in tutto il mondo, a differenza dell’italiano, poi perché l’editoria italiana funziona in un altro modo, almeno per quanto riguarda i guadagni.

Basta fare due calcoli. Come si riesce a vivere, oggi? Con 1000 euro al mese? Sono pochi, ma teniamoci bassi. Se il tuo libro costa 16 euro e per ogni copia venduta prendi il 5%, guadagni 80 centesimi a copia. Per arrivare a 1000 euro devi vendere oltre 1.250 copie al mese fisse.

Se sei un perfetto sconosciuto, riesci a vendere così tanto? No. È anche vero che più libri pubblichi e più possibilità hai di guadagnare. Se ne hai due, per arrivare a 1000 euro al mese devi vendere “solo” 625 copie fisse mensili. Per vivere di un solo libro, quel libro deve vendere almeno 20.000 copie in un anno.

Tutto questo con l’editoria tradizionale. Con il self-publishing, se vendi il tuo libro a 1 euro – non sognatevi di vendere un ebook a 10 euro o più – allora quell’ebook deve vendere 1000 copie al mese per garantirvi la rendita di 1000 euro al mese. E non sto inserendo le tasse da pagare al signor Stato.

A tutto questo, per dovere di informazione, va aggiunto che, se riuscite a pubblicare con un grande editore, i guadagni saranno più alti. Non solo, ma l’editore stesso potrà proporvi di scrivere altro per lui. E c’è anche un’altra possibilità, magari remota, ma pur sempre esistente: i diritti cinematografici e televisivi. Difficile, certo, che la nostra opera diventi un film, ma non certo impossibile.

Quindi non si può vivere di scrittura? Prima di rispondere a questa domanda, invito tutti a calcolare i guadagni che potrete avere e il costo della vita. Ma, cosa più importante, almeno per me, scrivete senza pensare ai guadagni e la vostra scrittura vi darà più soddisfazioni.

A me non interessa spaventare nessuno, non voglio passare per cinico e pessimista, anche se lo sono, ma neanche è giusto dare false illusioni. Non tutti quelli che scrivono diventeranno scrittori di successo. Ma se mai ci proveremo, di sicuro mai ci diventeremo.

Ultimi consigli per scrivere da scrittori

  • Scrivete ogni giorno
  • progettate bene le vostre opere
  • non arrendetevi, specialmente se riceverete consensi
  • iniziate un passo alla volta
  • iniziate a pubblicare
  • non schifate l’editoria classica né il self-publishing, provateli entrambi e sempre
  • e createvi un sito e un blog: oggi i lettori vi vogliono vedere in faccia e conoscere.

Alcuni articoli da leggere sulla scrittura

I vostri consigli e i vostri percorsi

Queste sono le mie idee, questo è il percorso che avrei voluto fare io anni fa, se avessi potuto, se avessi letto Penna blu facendo un salto nel futuro. Che cosa potete aggiungere, voi che avete pubblicato e anche voi che ancora dovete farlo?

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post1 maggio 2014 - Commenti28 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Fabio Amadei 1 maggio 2014 at 08:29

    Parole molto sagge. Grazie. Credo che nello scrivere, come nella vita, ci voglia una grande dose di umiltà. Io faccio il venditore e normalmente mi becco molti no, ma ho imparato a resistere ed auto motivarmi, e ricominciare ogni giorno quasi da zero non è facile. L’essere umili ti aiuta a ridimensionare il tuo atteggiamento, a rispettare di più gli altri e dare incondizionatamente. Con la speranza di un buon risultato. Quindi e’ importante crederci e come crederci. Equilibrare al meglio questi due aspetti.

  • Michele Scarparo 1 maggio 2014 at 10:07

    Basta fare 2 rapidi calcoli per scoprire che non ci si campa scrivendo romanzi. Neppure vendendone tanti, a meno di non venderne delle valanghe. Quasi nessuno ha mollato il mestiere che fa: non Eco, non la Clerici o la Parodi per dire gente che comunque vende alla grande.
    E questo dice tutto.
    Poi, “pubblicari è megghiu ca futtiri” se mi si passa il francesismo :) Essere letti (e apprezzati per come si scrive) è una grande soddisfazione e credo che i consigli che dai siano i migliori se si pensa davvero di voler cominciare a scrivere.
    PS: Ho cominciato Calvino. Il “Viaggiatore”, per essere precisi. È davvero notevole ;)

    • Daniele Imperi 1 maggio 2014 at 18:37

      La gente che hai nominato campa anche facendo altro, che gli frutta bene, come quelli che stanno in TV.

      Però, come hai detto, la soddisfazione di essere letti vale più dei soldi.

  • Luciano Dal Pont 1 maggio 2014 at 12:46

    Sono d’accordo con tutti i consigli che dai nel post, Daniele. Io scrivo fin da quando ero bambino e, se durante la prima adolescenza uno dei miei sogni era quello di diventare uno scrittore affermato, poi hanno prevalso interessi più tecnici e la vita mi ha portato in tutt’altre direzioni. Ma ho sempre continuato a scrivere, per me stesso, perché mi piaceva, fino a quando, una decina d’anni fa o poco più, ho rispolverato quel mio vecchio sogno e mi sono messo in testa di pubblicare e di iniziare una nuova carriera letteraria. Ho sempre puntato sull’editoria tradizionale, senza mai prendere in considerazione quella a pagamento, strizzando qualche volta l’occhio all’idea del self-publishing ma in realtà puntando tutto sulle case editrici. Per dieci anni ho spedito romanzi e ho ricevuto rifiuti o silenzio ma non mi sono mai scoraggiato, non mi sono mai arreso e non ho mai e poi mai sofferto di nemmeno una di quelle che sono le classiche paure dello scrittore, delle quali hai parlato più volte nei tuoi post. Sono andato avanti per la mia strada, ho perseverato, ho stretto i denti, ho scritto cose nuove nate dalle precedenti esperienze e ho continuato a spedire. E quest’anno, a marzo, è uscito il mio primo romanzo, pubblicato da una casa editrice piccola ma molto seria e professionale, e non certo a pagamento. Adesso è in vendita online ma è già ordinabile presso qualunque libreria e prestissimo sarà anche sugli scaffali di alcune catene librarie che hanno rapporti commerciali con l’editore. Ce l’ho fatta a realizzare il mio sogno, ma questo è solo l’inizio, è il punto di partenza, questo è solo il mio primo libro e ne sto già scrivendo altri. Per il resto, sul fatto di potersi affermare e vivere di scrittura, certo le opinioni (o i fatti) espresse da te e dagli altri che sono intervenuti sono molto razionali, molto sagge e i numeri sono numeri, non sono un’opinione, ma io mi vanto di non essere né saggio né razionale, se lo fossi sarebbe la mia fine, io, come c’è scritto nella quarta di copertina del mio libro, sono un “poliedrico e irrequieto avventuriero un po’ folle e un po’ sognatore” che sostiene, come scritto invece nel mio sito, che “i sogni sono irrealizzabili solo quando noi crediamo siano tali, gli ostacoli più impervi che possiamo incontrare sulla strada della loro realizzazione sono quelli che noi stessi edifichiamo dentro di noi, nella nostra mente”. Così andrò irrazionalmente e avventurosamente avanti per la mi strada, ancora una volta, ancora e sempre, con l’obiettivo di realizzare il mio sogno, e cioè quello di affermarmi come scrittore e di vivere (bene) di scrittura, contro tutti i numeri, le razionalità e le saggezze di questo mondo. E ce la farò. Buon primo maggio a tutti :-)

    • Daniele Imperi 1 maggio 2014 at 18:42

      Bene, Luciano, direi che sei la prova vivente che non bisogna arrendersi ai rifiuti degli editori :D

      Andrò avanti anche io, puntando però sia sul self-publishing sia sull’editoria classica.

  • Gianni Morgan Usai 1 maggio 2014 at 15:25

    Ottimo sentiero…

    • Daniele Imperi 1 maggio 2014 at 18:43

      Ciao Gianni, benvenuto nel blog.
      Lo stai seguendo anche tu quel sentiero?

      • Gianni Morgan Usai 1 maggio 2014 at 18:55

        Ciao Daniele, grazie del benvenuto… Ahimè i periodi sono come le luci dell’albero di Natale.. cioè intermittenti.. Trovo ottimo il consiglio delle storie brevi che è quello che sto cercando di fare.. Se non riesco a seguirlo provo ad organizzarlo per altri.. Nello scorso Ottobre in Trentino ho organizzato un veloce Lab di scrittura per fornire spunti, temi e racconti ai produttori di Vino.. Se vuoi ti posso mandare un link con i 9 racconti finali, a disposizione del Territorio e, quindi.. di tutti..! Piccole cose, grandi sogni per aiutare – tentare.. – i grandi vini del Trentino..

        • Daniele Imperi 1 maggio 2014 at 19:01

          Beh, interessante questo laboratorio di scrittura. Sì, mandami pure il link, grazie.
          Ha funzionato quell’idea del lab?

          • Gianni Morgan Usai 1 maggio 2014 at 19:13

            Il Lab è durato un sabato e mezza domenica.. Si è chiamato 9 x 9, cioè 9 scrittori che onorano l’articolo 9 della nostra Costituzione.. Eravamo ospiti della Casa del Vino ad Isera, sopra Rovereto. Pranzo, cena, pernottamento, vini e spumanti offerti in collaborazione con ass. Skywine che organizzava le giornate del Vino.. Nessuna tassa iscrizione richiesta ai 10 scrittori partecipanti.. Qui il link http://www.skywine.it/wp-content/uploads/2013/10/novepernoveultimo.pdf

            Forse si replica a Montalcino o nel Chianti.. a breve.. Che ne pensi..? Non sarà lo Strega ma..

  • violaliena 1 maggio 2014 at 17:03

    Molto interessante e ricco di ottimi consigli.
    Grazie!

  • Daniele Imperi 1 maggio 2014 at 19:24

    Gianni Morgan Usai

    Il Lab è durato un sabato e mezza domenica.. Si è chiamato 9 x 9, cioè 9 scrittori che onorano l’articolo 9 della nostra Costituzione.. Eravamo ospiti della Casa del Vino ad Isera, sopra Rovereto. Pranzo, cena, pernottamento, vini e spumanti offerti in collaborazione con ass. Skywine che organizzava le giornate del Vino.. Nessuna tassa iscrizione richiesta ai 10 scrittori partecipanti.. Qui il link http://www.skywine.it/wp-content/uploads/2013/10/novepernoveultimo.pdf

    Forse si replica a Montalcino o nel Chianti.. a breve.. Che ne pensi..? Non sarà lo Strega ma..

    Anche se non bevo vino, penso che sia una bella esperienza :)
    Un modo originale per promuovere vino e territorio.

  • Giuliana 1 maggio 2014 at 20:26

    Belli, questi ultimi due articoli su come diventare scrittori :)

    Il self-publishing è una buona alternativa per chi non riesce a pubblicare mediante le vie tradizionali, ma chi bazzica l’ambiente sa che a volte viene visto come una sorta di strada poco onorevole e poco coraggiosa. Io non la penso così, però è anche vero che i pochi libri autopubblicati che ho acquistato si sono rivelati delle autentiche schifezze e che per questo motivo (a meno di non conoscere e apprezzare già l’autore) tendo a non acquistarne più. Sfortuna? Coincidenza? L’autopubblicazione purtroppo sfugge da qualsiasi filtro e controllo, chiunque può scrivere e pubblicare, a prescindere dal proprio talento e dalla propria capacità autocritica. Non solo: chiunque può recensire i propri libri fingendosi un lettore, sono sicura che per uno dei libri autopubblicati che ho letto è andata proprio in questo modo. Faceva troppo schifo perché qualcuno lo definisse “divertente” “fantastico” “avvincente”.

    Il mio pensiero è che se un libro è scritto bene e la storia vale, qualcuno prima o poi se ne accorgerà e lo pubblicherà. Forse vivo in un mondo ideale e costellato di sogni, eppure voglio continuare a credere che sia davvero così. L’aspirante scrittore per come lo vedo io deve essere perseverante, autocritico, umile, buon osservatore, aperto mentalmente, disposto a migliorarsi e ad imparare ogni giorno qualcosa di più, oltre che pronto a riemergere dalla cenere quando le cose gli vanno male.

    Per quanto mi riguarda, non so se pubblicherò mai qualcosa che va al di là di articoli o racconti. Purtroppo ho in me sia il dna dello scrittore che quello del recensore spietato e non so cosa potrà mai nascere da quest’unione schizofrenica e combattuta ;)

    • Daniele Imperi 2 maggio 2014 at 07:43

      Grazie :)
      Sono d’accordo che molti scrivono e pubblicano, ma per fortuna non tutti. E sulle recensioni online c’è il rischio che dici.

      Io voglio provare entrambe. Ho trovato un editor e sono stato chiaro con lui: se la mia storia è vendibile, andiamo avanti con l’editing.

    • Fabio Amadei 2 maggio 2014 at 12:12

      Anch’io credo che ci voglia umiltà e perseveranza nello scrivere.se realizziamo delle cose buone ed originali ci sarà sempre qualcuno , prima o poi, che valorizzerà il nostro lavoro. Si spera prima, che poi…intanto diamoci sotto e non arrendiamoci.

  • manu 2 maggio 2014 at 11:14

    bellissimo e degno proseguimento dell’articolo di martedì.
    Ho cominciato a scrivere almeno cinque romanzi che si sono spenti spontaneamente dopo il terzo capitolo. Allora ho capito che era puntare sui racconti, ne avrò sul gobbone una ventina o più e un paio sono stati pubblicati :-)
    I rifiuti non li conto più, ne ho avuti parecchi. Il primo mi ha fatto un po’ male ma poi ci si abitua a tutto. Magari ti girano solo un pochino le scatole quando trovi pubblicate delle schifezze e sai che il tuo racconto era migliore (ma non posso essere un giudice obiettivo di me stessa!)
    Riguardo al self-publishing, da una parte sono d’accordo con Giuliana, perché non “fa curriculum”, dall’altra non lo escludo a priori perché se in futuro dovessi trovarmi ad ricevere un sacco di rifiuti dalle case editrici, probabilmente ci farei un pensierino.
    Ma è ovvio che prima devo riuscire a scrivere un romanzo!
    Grazie a Daniele per i consigli e a presto!

    • Daniele Imperi 2 maggio 2014 at 12:35

      Dove hai pubblicato i tuoi racconti?
      I primi rifiuti fanno male per forza, non ci sei abituata :D

  • GiD 2 maggio 2014 at 13:20

    Concordo su tutto quello che hai scritto, e in particolare sull’importanza dei racconti brevi. Scrivere micro-storie è un ottimo allenamento e ti dà la possibilità (e la soddisfazione, diciamocelo) di avere qualcosa di compiuto da far leggere.

    Io sono ancora a questo step, quello dei racconti brevi. Anzi, ho la fissa dei racconti brevissimi, di una cartella o poco più.
    C’è da dire, però, che ho anche un’invidiabile collezione di capitoli 1 di futuri romanzi :D

    Per quanto riguarda la timidezza nel farsi leggere, è un problema che ho solo con amici e parenti. Sul Web accetto complimenti e critiche senza problemi, ma mi imbarazza da morire far leggere qualcosa di mio a chi mi conosce personalmente.
    Fortuna che i miei amici non leggono. :D Anche se riuscissi a pubblicare con Mondadori, dubito fortemente che uno di loro comprerebbe il mio romanzo. Probabilmente mi chiederebbero una copia omaggio. E non lo leggerebbero comunque.

    Be’, mi sa che ormai sono diventato un lettore fisso di questo Blog…
    Al prossimo articolo!

    • Daniele Imperi 2 maggio 2014 at 14:28

      Allora abbiamo lo stesso tipo di imbarazzo :D
      E grazie per essere divenatto un lettore del blog ;)

  • Grazia Gironella 3 maggio 2014 at 14:11

    Hai ragione a dire “scrivete senza pensare ai guadagni e la vostra scrittura vi darà più soddisfazioni”; mai consiglio fu più azzeccato. Però – ed è un gigantesco però – le soddisfazioni dello scrittore vengono dall’essere apprezzato, quindi letto, da un buon numero di persone. Mi riesce difficile scrivere soltanto per ricevere gli eventuali complimenti da qualche amico/parente. Di fatto, per chi scrive il gusto è farsi leggere, e questo significa anche guadagni. No guadagni, no party. Come vedi ci sono altri ottimisti in giro! ;)

    • Daniele Imperi 3 maggio 2014 at 14:42

      Certo, neanche io vorrei leggere per ricevere complimenti solo dagli amici. Dico però che ci metti più passione – almeno io – se scrivi pensando solo alla gloria e non al denaro. Che tanto non ti arricchirà, se non in casi rarissimi.

      • Grazia Gironella 3 maggio 2014 at 16:20

        E’ vero, meglio concentrarsi sulla gloria. Con i guadagni ti ci puoi sempre mangiare una pizza.

  • Manu 5 maggio 2014 at 12:51

    rispondo a Daniele, un racconto è su un’antologia, l’altro su una rivista.
    Concordo che farsi leggere dai parenti e amici è oltremodo imbarazzante. Non tanto per la forma, ma per il contenuto (è come svelare un pezzo di anima e non sempre la cosa mi fa piacere…)
    E poi i giudizi dei conoscenti non sono mai totalmente obiettivi.
    I miei sogni di gloria? Essere letta e apprezzata da più persone possibile, e poi festeggiare con una pizza.
    E per guadagnare qualcosa, cercherò un altro lavoro!

    • Daniele Imperi 5 maggio 2014 at 12:53

      Totalmente d’accordo :)
      Ci dici anche il nome dell’antologia e della rivista? Tanto non siamo parenti :D

  • Salvatore 5 maggio 2014 at 15:19

    Difficile vivere di narrativa. Ma è difficile vivere anche di calcio se è per questo. Per gli amanti dello sport più popolare d’Italia, quanti provano e quanti arrivano? Molti – pochi. Lo stesso discorso vale per la narrativa. Lo stesso discorso forse vale per ogni mestiere dovrei dire. Certo, se si scrive per quadagnare 1000 euro al mese, meglio cercare un lavoro come magazziniere: guadagni di più ed è più sicuro. Se invece si scrive per passione, anche se non guadagni una lira, pardon, un euro andrà bene lo stesso. Si scrive perché si scrive. Siscrive perché nonostante tutti ti dico: ma che cavolo fai, scrivi? Tu? Tu, lo fai lo stesso. E te ne fotti. Tant’è.

    • Daniele Imperi 6 maggio 2014 at 09:07

      Diciamo che il mestiere di scrittore di narrativa è forse uno dei più difficili.

  • Manu 6 maggio 2014 at 11:22

    Non ho specificato perché pensavo che non fosse lecito farsi pubblicità o citare riviste. Comunque uno è stato pubblicato su Confidenze qualche mese fa, l’altro è su un antologia intitolata “Tell me a story” di Rosso China.
    Sono d’accordo anche con Salvatore. Io scrivo per passione, ma ho tentato di sperimentare anche generi che non mi appartengono. Non potrei mai scrivere di calcio, macchine o tecnologia! Ovviamente abbiamo tutti le nostre peculiarità, ma l’esercizio, per quanto faticoso, non fai mai male. C’è sempre da migliorare!

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