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Creare un proprio mondo facilita la scrittura

Mondo surreale

Fra i tanti modi per riuscire a scrivere storie senza perdere la cosiddetta ispirazione e senza cadere nel blocco dello scrittore, la creazione di un proprio universo ci può permettere di essere costantemente attivi e di avere storie a portata di mano.

In fondo, lo scrittore è un creatore di mondi, no? Tanto vale, allora, crearne uno e servirsi sempre di quello. Un universo personale a cui attingere per personaggi, situazioni, contesti, località.

Un filo conduttore che filo non è

Creare un proprio mondo rappresenta per uno scrittore una sorta di filo conduttore da seguire e perfezionare, da approfondire e investigare. Ma non è un vero e proprio filo conduttore, perché non è necessario scrivere storie legate una all’altra né, tanto meno, produrre un’infinita serie di trilogie e saghe che hanno stufato.

Il collegamento fra le varie storie esiste soltanto nel far parte di uno stesso universo, come d’altra parte avviene per quasi tutti i romanzi prodotti da uno scrittore. Prendiamo Lansdale: ha scritto diverse storie ambientate nel Texas, ha creato una realtà a cui attinge, anche se quella realtà proviene dalle sue dirette esperienze.

Anche McCarthy ha fatto così: ha un proprio mondo, rurale, umano, brutale e spietato in cui si muovono personaggi veramente unici, ognuno con una sua storia personale.

Un baule pieno di storie

Vedo la creazione di un mio universo come un baule pieno di storie invisibili da pescare a caso, secondo l’estro del momento. Mi basterà aprirlo e buttare lo sguardo all’interno: una storia si farà viva, apparirà in mezzo alla polvere e alle scartoffie di idee e mi dirà “scrivimi”.

Tempo fa ho iniziato a costruire questo mondo, senza alcun progetto a dire il vero. Nei miei brevi racconti di 300 parole, quelli onirici, si intravede una specie di cosmogonia. Forse mi divertirò a mettere ordine alle mie idee e prendere qualche appunto per sviluppare questo mondo. In fondo sto scrivendo un paio di racconti, uno da pubblicare nel blog, spero a breve, e un altro per un esperimento di self-publishing, che presentano elementi in comune con un altro racconto già apparso nel blog.

Spin-off

Conosciamo tutti gli spin-off. Si tratta di storie derivate da altre preesistenti, ma incentrate su un preciso personaggio o contesto. Sono utili all’autore per sviluppare un evento accennato in un precedente racconto o per trasformare un personaggio secondario in protagonista.

Nei fumetti si vedono spesso spin-off. Robin, nella serie di Batman, è divenuto poi una serie a sé stante. Anche in Nathan Never abbiamo visto Legs Weaver vivere di vita propria. In casa Gruppo TNT sono apparsi alcuni spin-off, con Bob Rock come protagonista.

Mondi di scrittori famosi

Ecco i primi scrittori che mi vengono in mente che si sono serviti di universi personali, con storie riconoscibili e riconducibili a un contesto storico-geografico e cronologico.

  • L’Arda di Tolkien: il mondo in cui si svolgono le vicende delle sue opere, in pratica una Terra inventata in un’epoca immaginaria.
  • La Zamonia di Moers: il continente dove tutto è possibile. E con questo slogan Moers si è assicurato storie a non finire, perché a Zamonia accade davvero l’incredibile e l’inverosimile, è un mondo che dà spazio alla fantasia più sfrenata.
  • I mondi di Lovecraft: dal mondo dei sogni alle località immaginarie, Lovecraft ha creato un universo cupo e spaventoso che fa da sfondo ai suoi racconti dell’orrore.
  • La realtà di Mitchell: ho letto solo due romanzi, ma ho trovato dei collegamenti fra uno e l’altro, Nove gradi di libertà e L’atlante delle nuvole. Potrebbe essere una sorta di mondo personale di Mitchell, in cui alcuni personaggi di un romanzo si ritrovano, magari come semplice accenno, in un altro.
  • La Vigata di Camilleri: anche se compaiono località reali, le storie di Montalbano sono ambientate in una città inventata dall’autore siciliano.

Quali vantaggi nella creazione di un proprio mondo?

Sono convinto che uno scrittore possa trovare solo vantaggi nella creazione di una realtà personale. Naturalmente questo universo non deve ingabbiare l’autore e obbligarlo a non uscirne. Uno scrittore è un esploratore: come tale sentirà il bisogno di esplorare nuovi spazi e nuove epoche.

  • Riconoscibilità del corpus narrativo: ogni opera è originale, a sé stante, ma riconoscibile entro un vasto contenitore di contesti storico-geografici.
  • Differenziazione dell’autore: nel marasma di scrittori l’autore si discosta perché si presenta con una propria cosmologia.
  • Rafforzamento del binomio autore-opera: con un proprio universo, lo scrittore viene sempre più identificato nelle opere che crea e queste sono sempre più identificabili all’autore.

Avete creato una vostra cosmologia?

Cosa pensate di questa mia idea? Vi attrae o vi sembra troppo rigida? Quanti di voi hanno già creato un proprio universo a cui attingere per scrivere storie?

25 Commenti

  1. Davide Q.
    6 novembre 2013 alle 07:23 Rispondi

    Ho creato ben tre mondi basati sulla Fusione dimensionale, e li sto ancora sviluppando.

  2. Attilio Nania
    6 novembre 2013 alle 10:19 Rispondi

    Bellissimo post, anche se forse il baule pieno di storie da pescare a caso da un po’ l’idea che, una volta creato il proprio universo, poi scrivere diventi una passeggiata.

    Sì, anch’io ho i miei mondi. Il primo l’ho creato quando avevo avevo sei anni, poi molto tempo dopo l’ho messo nero su bianco. Diciamo che quello è il mio mondo più intimo, le storie che ne escono fuori stanno nel mio pc in una cartella protetta da password, e non verranno mai pubblicate.

    Recentemente, invece, ho creato un nuovo mondo da cui è venuto fuori il mio primo romanzo. Potrei dare un sequel a questo libro, ma non penso che lo farò. Invece, quasi sicuramente scriverò delle nuove storie, magari brevi, basate su quel mondo. Ma durerà poco: io mi annoio in fretta e ben presto ideerò un nuovo universo…

    • Daniele Imperi
      6 novembre 2013 alle 12:04 Rispondi

      Grazie. No, non volevo dire che sia poi una passeggiata.

      In effetti ci sta che uno possa stufarsi. Infatti, come ho scritto, la creazione di un proprio mondo non deve essere una costrizione per lo scrittore.

  3. Kentral
    6 novembre 2013 alle 11:11 Rispondi

    Ritengo che la tua riflessione sia particolarmente azzeccata Daniele.

    E’ vero la gran parte degli scrittori costruiscono dei propri mondi, un proprio universo.
    Lo scrittore francese Julien Gracq, in proposito, diceva che ogni autore ha la propria bolla. E’ incredibile come dai primi scritti della giovinezza fino alla vecchia, lo scrittore riesca a mantenere uno stile comune in tutte le sue opere, come se il suo fosse un percorso unitario. La vita non è per nulla lineare, capita di tutto: lutti, guerre, tragedie, gioie, eppure l’autore viaggia imperturbabile nel suo mondo. Si evolve è chiaro, ma è sempre possibile scorgere una continuità narrativa dalla prima all’ultima opera scritta.

    Dal mio sentire l’arte questo però a me non piace. Lo apprezzo negli altri, ma a me non attira. Fermarsi alla costruzione di un unico mondo mi annoierebbe. A me piace prendere un argomento entrarci fino al midollo, esplorarlo in tutta la sua complessità ed esaurirlo. In tal senso mi ispiro molto a Stanley Kubrick. Lui non ha mai fatto due film sullo stesso genere, sulla stessa contemporaneità. E’ passato dal poliziesco, allo storico, dalla prima guerra mondiale al Vietnam, dagli aspetti più introspettivi della coppia alla fantascienza. E molto molto altro. La sua sembra quasi un’enciclopedia dei mondi, delle epoche, degli uomini. Questo mi affascina molto. Provare ad essere universali e curiosi.

    • Daniele Imperi
      6 novembre 2013 alle 12:06 Rispondi

      Grazie.

      Non pensi che quello di Kubrick sia, in fondo, il suo personale universo?

      • Kentral
        6 novembre 2013 alle 17:58 Rispondi

        Si lo penso anch’io.
        Quello che mi piace ed ammiro nella sua opera è la voglia di sperimentare sempre.
        Quel tipo di approccio richiede continuo studio, ricerca, sperimentare stili e forme diverse.
        La sua applicazione della steadicam in Shining fu rivoluzionaria.

  4. Francesca Carabini
    6 novembre 2013 alle 16:23 Rispondi

    Hai ragione, è importante stimolare la creatività e l’immaginazione.
    Sarebbe interessante valutare anche quanto possano aiutare i giochi di ruolo (virtuali e non). Purtroppo non me ne intendo, ma forse potrebbero essere una buona palestra a livello di narratologia.

    • Daniele Imperi
      6 novembre 2013 alle 17:17 Rispondi

      So che molti usano i giochi di ruolo proprio per migliorare la narratologia, ma neanche io sono informato sull’argomento.

    • Tenar
      6 novembre 2013 alle 20:22 Rispondi

      Da accanita giocatrice ci ruolo, confermo che sono un’ottima palestra letteraria. In particolare aiutano a creare e a gestire dei personaggi a tutto tondo e a confrontarsi con i problemi di coerenza interna. Sono meno utili per imparare a gestire le trame, dato che le storie nascono in modo cooperativo e tendono a non chiudersi mai del tutto.

  5. MikiMoz
    6 novembre 2013 alle 19:52 Rispondi

    Le mie storie si svolgono nel mondo quotidiano, ma un quotidiano fumettoso e quasi parallelo :)

    Moz-

  6. Tenar
    6 novembre 2013 alle 20:19 Rispondi

    Io ho smesso di scrivere storie lunghe fantasy perché ritengo che il mio mondo non sia abbastanza innovativo, per le storie brevi, però, funziona abbastanza bene.
    Per sboccarsi, però, funziona altrettanto bene scrivere su mondo altrui ben definito. Io mi sono divertita immensamente a scrivere racconti con Sherlock Holmes e a calarmi nell’universo di Doyle. A livello personale mi ha aiutato a superare un momento di grande stress. Come scrittrice, il fatto di dovermi adattare a un mondo già predefinito mi ha aiutato a focalizzare meglio cosa io volessi raccontare. Inoltre il dover anche riprodurre uno stile predefinito (o meglio, cercare di capire cosa dello stile di Doyle volessi riutilizzare) mi ha affinato a livello tecnico. In definitiva quella di scrivere su universi altrui è un esercizio che consiglio a tutti, anche se mi rendo conto che sono poche quelle che poi potrebbero essere pubblicate.

    • Daniele Imperi
      7 novembre 2013 alle 07:41 Rispondi

      Anche a me piacerebbe cimentarmi coi mondi altrui. Ho un’idea per una storia con Poe e una sulle Mille e una notte, per esempio.

      È bello anche provare lo stile altrui, in quel caso, vero.

  7. Salvatore
    7 novembre 2013 alle 12:53 Rispondi

    Creare il proprio mondo facilita eccome la scrittura! Io, ad esempio, sono appassionato di fantasy. E i mondi fantasy sono quelli che illuminano di più la mia fantasia. Scrivere quindi nel proprio genere di riferimento, e se si può nel proprio mondo, facilita, certo. Il punto è quando rimani affascinato dal mondo di qualcun’altro… Secondo voi se uno ambienta una storia originale in un mondo creato da un’altro autore può essere considerato plagio? Fuori tema… lo so, lo so…

    • Daniele Imperi
      7 novembre 2013 alle 12:58 Rispondi

      Certo che è plagio. Se io scrivessi un racconto ambientato nelle Quattro Terre di Terry Brooks o nei Sette Regni di George Martin, starei commettendo un plagio. Certo, poi bisogna vedere dove e perché pubblico quel racconto. Magari per divertimento nel mio blog. Ma secondo me andrebbe chiesto il permesso all’autore.

      • Salvatore
        7 novembre 2013 alle 13:19 Rispondi

        Proprio quello che temevo… Il che ci sta, voglio dire, nessuno vuole rubare niente a nessuno, ma la letteratura dovrebbe essere libera! Se tu hai creato un mondo che accende le mie fantasie e io ci ambiento una storia originale – con originale intendo inventata di sana pianta – perché dovrebbe essere un problema? Una volta che hai pubblicato, quello che hai scritto in un certo senso lo hai donato al mondo… O sbaglio? Chiedere non è un problema, ma – soprattutto gli Americani – quasi mai ti viene concesso alcun permesso senza una retribuzione monetaria e questo per un aspirante scrittore toglie ogni possibilità. Poi, certo, il mondo te lo puoi anche creare partendo da zero, ma in alcuni casi non è la stessa cosa… Non è una questione di capacità, ma affettiva. Inoltre, prendendo proprio il tuo esempio, i mondi di Brooks o Tolkien ecc sono uno stereotipo; non dovrebbero essere plagio! (porterò il broncio per tutto il giorno e per molte settimane a seguire!!!!)

      • Tenar
        7 novembre 2013 alle 17:23 Rispondi

        Tecnicamente stai facendo fanfiction. Ci sono siti appositi in cui, previa una dichiarazione in cui si specifica che l’opera non ha fini di lucro, si può pubblicare (salvo che per quegli autori, e Martin è uno di questi, che hanno dichiarato di non gradire che si facciano fanfiction).
        In altri casi, come Sherlock Holmes, i diritti d’autore sono scaduti o si è concesso l’utilizzo del personaggio/ambientazione e quindi non ci sono problemi particolari per la pubblicazione.

        • Daniele Imperi
          7 novembre 2013 alle 19:20 Rispondi

          Vero, le fanfiction. Non ci avevo pensato. Facciamo così, Salvatore, se dovessi pubblicare qualcosa, almeno in self-publishing, ti do il permesso di scrivere, senza scopo di lucro, storie ambientate nei miei mondi, se ti ispireranno qualcosa.

          Grazie a Tenar che mi ha involontariamente dato l’ispirazione per un post ;)

          • Salvatore
            7 novembre 2013 alle 22:48

            Grazie! :)

  8. Luca.Sempre
    7 novembre 2013 alle 22:25 Rispondi

    Uno dei post più azzeccati sulla scrittura che mi sia mai capitato di leggere.

    Semplice, efficace, utile.

    Quello dei mondi interiori/esteriori di uno scrittore sembra un argomento scontato e invece non lo è affatto.

    Un altro esempio potrebbe essere Baricco. Indubbiamente lui lo si ama o lo si odia, ma l’universo letterario che riesce a costruire intorno ai personaggi dei suoi romanzi è immediatamente riconoscibile. Un vero marchio di fabbrica.

    Poi ok, McCarthy il fuoriclasse.

    Io ad esempio amo i mondi isolati, le realtá distopiche, i personaggi ambigui, i non-luoghi, gli universi irrisolti.

    Bravo Daniele ;-)

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2013 alle 07:30 Rispondi

      Grazie Luca :)
      Gli ultimi mondi che hai descritto piacciono anche a me.

  9. Tenar
    8 novembre 2013 alle 15:27 Rispondi

    E tutto ciò alla fine mi ha ispirato un post…

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