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Creare un mondo fantastico

Creare un mondo fantastico
Come inventare un mondo immaginario in cui ambientare le nostre storie?

Il lavoro dello scrittore non deve limitarsi alla pura scrittura di storie. In fondo, ogni autore, a modo suo, è un creatore di mondi, di sue realtà che descrive, più o meno somiglianti alla realtà che viviamo o anche lontanamente distanti.

Ho sempre visto la creazione di un universo immaginario come un metodo per scrivere storie in modo più organizzato, forse più confinato, anche se questo aggettivo non è del tutto corretto.

Ma come creare un mondo? Definendo una propria cosmogonia e osservandone le sue leggi.

Ambientazione e scenografia

La creazione di un mondo fantastico prevede una precisa cosmogonia. È un argomento che mi preme approfondire, perché quando lo scrittore ha in mente il suo mondo, allora tutto diviene più chiaro, più scorrevole. I confini del suo universo sono stati delineati e scrivere storie su quel mondo risulterà più semplice.

Miti e leggende

Lo studio degli antichi miti e delle leggende è di sicuro aiuto per lo scrittore di fantastico. Limitare le proprie conoscenze a qualche lettura di romanzi fantasy non stimola certo la creatività. Il danno è che lo scrittore finisce per creare mondi somiglianti ad altri, mondi che i lettori hanno già conosciuto attraverso Tolkien, Brooks, Eddings e tanti altri.

Esistono anche opere antiche, fra i classici latini e greci, interessanti da leggere. Ne possiedo qualcuna, così come una piccola collezione di libri di miti, favole e leggende:

  1. Miti e leggende dei Carabi
  2. Fiabe e leggende dell’estremo Nord
  3. Antiche fiabe e leggende celtiche
  4. Miti e leggende dei Vichinghi
  5. Racconti di fate e tradizioni irlandesi di T. C. Croker
  6. I romanzi della Tavola Rotonda
  7. Fiabe italiane di Italo Calvino
  8. Le Mille e una notte
  9. Miti e leggende dell’India
  10. Favole e miti dell’Antico Egitto
  11. Fiabe giapponesi
  12. Storie e leggende della Transilvania
  13. Leggende degli Indiani d’America
  14. Fiabe di H. C. Andersen
  15. Le fiabe del focolare dei Fratelli Grimm
  16. Leggende e fiabe di H. Hesse
  17. La grande razzia (Táin Bó Cúailnge)
  18. Le più belle fiabe popolari italiane
  19. Metamorfosi di P. O. Nasone
  20. Metamorfosi di Apuleio
  21. Iliade
  22. Odissea
  23. Favole di Fedro
  24. Favole di Esopo

Non è molto, ma è un inizio.

I limiti del conosciuto

Scovare ciò di cui si parla poco, reperire saggi e pubblicazioni avvolti dal mistero, cercare più informazioni possibili su tutto ciò che la gente comune liquida come sciocchezze. Ma questo è un terreno che lo scrittore di fantastico deve battere, spingendosi sempre più in profondità.

Anche in questo caso ho iniziato a costruire una piccola biblioteca di opere che possono tornare utili per sviluppare mondi e scrivere storie.

  1. Il mattino dei maghi di Louis Pauwels e Jacques Bergier
  2. Il mistero delle cattedrali di Fulcanelli
  3. Polvere d’inferno di Peter Kolosimo
  4. Italia mistero cosmico di Peter Kolosimo
  5. Ai limiti del conosciuto di Jacques Bergier
  6. Il mito polare. L’archetipo dei poli nella scienza, nel simbolismo e nell’occultismo di Joscelyn Godwin
  7. Il ramo d’oro. Studio della magia e della religione di James G. Frazer

Realtà parallele

Mi sto cimentando con questa tecnica narrativa. Mi piace chiamarla così, anche se è un tema studiato dalla fisica. Se esistono o meno, a me non interessa, di certo il pensiero degli universi paralleli permette di giocare molto con la fantasia e di creare anche mondi incrociati in cui far rimbalzare i nostri personaggi.

Per l’occasione mi sono procurato il saggio La realtà nascosta. Universi paralleli e leggi profonde del cosmo di Brian Greene, che ho iniziato a leggere.

Storia e geografia

Il nostro pianeta permette di spaziare nel tempo e nei luoghi in lungo e in largo. China Miéville ha creato un mondo immaginario proprio basandosi sulla storia e la geografia. Perdido Street Station ne è un esempio.

Io sto invece sfruttando il nord Europa, in particolar modo Islanda e Finlandia, ma anche la zona chiamata Lapponia, la terra dei Sami.

Quello che voglio sottolineare è che ne ho abbastanza di suoni e grafie anglosassoni, come se un fantasy debba per forza essere confinato in Gran Bretagna.

Le leggi del mondo immaginario

Non credo che ci si possa fermare alla semplice ideazione del nostro mondo fittizio e permetterci poi ogni libertà possibile. È vero che la scrittura deve essere libera, è vero che il Fantastico non può avere catene, ma le nostre storie devono restare credibili e solide.

La legge della coerenza

Tutto ciò che inseriamo nel mondo che abbiamo creato deve essere coerente col resto. È una questione di stabilità narrativa, di consecutio rerum, se possiamo chiamarla così.

Tempo fa avevo letto una critica a un romanzo, non ricordo più quale né l’autore della critica. Si parlava di magia. Ebbene, veniva proprio contestata una certa incoerenza nella storia: personaggi dotati di poteri straordinari, che però trovavano ostacoli a cavarsela da impacci di poco conto.

La legge della connessione

Il mondo immaginario che abbiamo inventato permette al lettore di trovare riferimenti in altre storie che abbiamo scritto. L’esempio di Tolkien è doveroso, ma anche David Mitchell ha fatto lo stesso: in L’atlante delle nuvole ci sono riferimenti a personaggi conosciuti in Nove gradi di libertà.

Non so voi, ma quando io trovo queste connessioni non posso fare a meno di giudicare quell’autore un genio.

La legge della realtà

Rendere reale il mondo fantastico: ogni personaggio deve essere inserito a pieno titolo nell’universo che abbiamo ideato. Ogni luogo deve risultare ancorato al nucleo di quella Terra alternativa.

I nostri lettori non devono leggere e far finta di credere che tutto sia vero. Devono credere reale ciò che leggono. Devono uscire di casa e pensare di trovarsi ancora nel nostro mondo.

Secondo voi è possibile?

I vostri mondi

Io creo i miei a partire dal conosciuto e dal supposto. Dalle letture di saggi e altre opere, ma non da altri romanzi fantastici. Voi come create i vostri mondi immaginari?

11 Commenti

  1. Giusy
    15 gennaio 2014 alle 08:53 Rispondi

    Grazie Daniele per il magnifico post!!!
    E’ da poco che sto ufficializzando la mia passione per la scrittura nel mio blog.
    Ufficiosamente ho cominciato a scrivere e a disegnare favole quando avevo solo 8 anni.
    Scrivere mi rilassa molto.
    Se puoi leggi il mio primo posto, mi piacerebbe molto ricevere un tuo parere…

  2. Moonshade
    15 gennaio 2014 alle 11:30 Rispondi

    Che bell’articolo *-* !
    Mi piace leggere o i fantasy storici o comunque con un chiaro rimando alla nostra realtà (tipo Conan, come ‘mondo’) oppure indipendente (Tolkien ha elementi di ricerca molto evidenti ma li usa lontani dalle sue fonti). Quelli a metà no, tipo mi è capitato un libro composto al 90% da un mito e il restante dall’introduzione della protagonista. Non è una cosa che mi piace, la narrazione filofilo di una cosa che già ho.
    Per creare i ‘mondi’ invece uso di tutto, dalle ricerche sull’evoluzione e forme di vita durante un’epoca geologica precusa all’archeoastronomia, la struttura delle stelle e soprattutto se voglio dargli un’identità umana precisa anche tutti gli aspetti conosciuti di una civiltà, per dare un’identità al personaggii su cosa può essere normale o meno per lui. La mitologia la uso solo se quella determinata figura deve entrare in campo. Sapere perchè sul nostro pianeta ci sono certi climi lo reputo utile: sapendo queste cose si può assemblare ik proprio mondo come si vuole, oltre al ‘deserti a sud freddo al nord’.

    • Daniele Imperi
      15 gennaio 2014 alle 16:28 Rispondi

      Grazie :)
      Il tuo metodo è ottimo. Archeoastronomia suona proprio bene. E sui climi hai ragione. I deserti, poi, si trovano anche a nord, per esempio in Islanda ;)

  3. Salvatore
    15 gennaio 2014 alle 12:59 Rispondi

    Mi attengo alla realtà e inserisco all’occorrenza luoghi inventati ad hoc per vantaggio narrativo. I miei racconti sono quasi sempre di questo mondo. Se la storia aderisce bene ad un certo luogo che esiste realmente allora lo uso, ma non lo cito. Non mi piace definire con nomi i luoghi in cui si svolge la storia: tipo New York, Roma e simili. Siano i lettori a riconoscerle se lo ritengono. Se invece per motivi di trama sono costretto a citare nomi di luoghi li invento da zero. Nei racconti brevi mi piace molto come luogo narrativo il “non luogo”. Questa come tendenza.

    • Daniele Imperi
      15 gennaio 2014 alle 16:30 Rispondi

      Nei racconti brevi anche a me piace il “non luogo”: alle volte non ci sono proprio la possibilità e neanche la necessità di nominare i luoghi.

  4. Elisa
    15 gennaio 2014 alle 17:00 Rispondi

    In effetti può essere anche un gioco per chi scrive. Io per esempio mal sopporto i libri con tanti nomi, buttati lì solo per fare colore, mi fa tanto sketch “Pdor, figlio di Kmer” di Aldo, Giovanni e Giacomo. Ma trovo parecchio pesanti anche le descrizioni di qualsiasi tipo che non sono finalizzate alla storia. Se è importante sapere che era estate e faceva caldo e la costellazione del pioppo era in sol maggiore, allora va bene. Ma se è messo l’ solo come riempitivo per dire qualcosa di fantasy allora mi viene subito a noia.

    • Daniele Imperi
      15 gennaio 2014 alle 17:53 Rispondi

      Ho capito che vuoi dire: è uno sbaglio che ho commesso anche io anni fa, quando inventavo il mio romanzo fantasy. Pullulava di luoghi esotici e misteriosi, perché “faceva fantasy” tutto quel propinare nomi.

      Ogni elemento della storia deve essere finalizzato alla storia.

  5. Luca.Sempre
    20 gennaio 2014 alle 19:27 Rispondi

    Mi piacerebbe approfondire anche il concetto di distopia e ucronia. In effetti una realtà ucronica permette di connettere con più facilità eventi e personaggi realmente esistiti con mondi immaginari, “far rimbalzare” come dici tu.

    Sarebbe oltremodo interessante mettere a confronto questi due approcci nel fantasy, magari approfondendo ciò che è più o meno lecito nell’uno o nell’altro caso.

    Inoltre, se ami i romanzi dell’Ottocento, ti consiglio la trilogia di Felix J. Palma – il primo romanzo è “La mappa del tempo”. Le storie sono ambientate nell’epoca vittoriana, in effetti non si può parlare nè di ucronia nè di distopia, tuttavia il confine è veramente sottile e secondo me – a suo modo – le sue opere possono essere classificate nel genere fantasy. Conosci quest’autore?

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2014 alle 20:19 Rispondi

      Distopia e ucronia mi interessano, ma non sono preparato per affrontare quei temi.

      Rapportarli al fantasy si può fare però.

      Non conoscevo quell’autore, ma mi metto a cercare info su quell’opera, grazie della segnalazione ;)

  6. Luca.Sempre
    21 gennaio 2014 alle 15:13 Rispondi

    Se lo leggi fammi sapere… Secondo me è geniale ;-)

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