Cosa può imparare uno scrittore da Cloud Atlas

Cloud Atlas

Come scrivere una storia. Penso che ogni scrittore debba leggere questo romanzo, così completo e originale che non riesco a classificarlo in un genere letterario, perché non appartiene a nessuno dei generi. È un classico moderno, questo posso dire con certezza.

Ho individuato cinque caratteristiche di Cloud Atlas – l’autore è David Mitchell – che fanno di questo romanzo una pietra miliare della letteratura, un testo da analizzare, da studiare, da leggere con attenzione. Un romanzo che ogni scrittore deve avere e magari rileggere periodicamente.

Intreccio

Cloud Atlas è strutturato come un sestetto musicale: sei storie concatenate che seguono l’andamento A-B-C-D-E-F-E-D-C-B-A. La prima storia, dunque, sarà anche l’ultima a esser letta. I periodi storici sono altrettanti: il 1845, il 1931, il 1975, il 2012, un futuro distopico e un futuro post-apocalittico.

Ogni storia è legata all’altra. Il sottotitolo è “Tutto è connesso”. C’è sempre un legame che unisce una storia alla successiva. Un lavoro mirabile.

Scrivere una storia lineare è semplice. Scrivere una storia con intrecci che funzionano e continui collegamenti non lo è. Questo romanzo può insegnare davvero molto a chi scrive.

Linguaggio

In Cloud Atlas c’è stata una grande cura del linguaggio. Ogni storia è scritta con un linguaggio differente, perfettamente in sintonia col periodo storico a cui appartiene. È sempre stata mia convinzione che ogni storia vada scritta in modo da essere sintonizzata con il momento storico in cui è ambientata.

Ciò che rende questo romanzo ancor più affascinante è lo studio e l’invenzione di un linguaggio futuro. Nella storia distopica sono stati introdotti termini inesistenti, ma è chiaro l’intento dell’autore di aver voluto immaginare un’evoluzione della lingua in una società corpocratica come quella descritta.

E così troviamo verbi come giudeare (tradire), toxicare (intossicare), o marche divenute sostantivi che sostituiscono prodotti, come nikon e sony.

Nella storia post-apocalittica, invece, si assiste a un procedimento quasi inverso: la catastrofe ha fatto retrocedere il linguaggio, la parlata dei personaggi è quasi infantile, propria di un ceto basso, campagnolo e isolato.

E qui troviamo termini curiosi come furbacuto, vero-vero (verità), pappa, mommo e frate per i componenti della famiglia.

Uno scrittore deve avere molta cura nel linguaggio dei suoi personaggi. David Mitchell ha capito che la lingua è un elemento fondamentale ai fini della credibilità e della consistenza di una storia. Il linguaggio è parte integrante della storia, concorre alla sua ambientazione.

Stile

Ogni storia in Cloud Atlas è scritta con uno stile differente. Stile che, come il linguaggio, si adatta al periodo storico a cui fa riferimento. E questo accresce la particolarità del romanzo e contribuisce a rendere ogni storia realistica.

Ho già scritto un articolo sullo stile da usare in una storia, in cui evidenziavo proprio questo aspetto della scrittura: adattarla al tipo di storia, creare un senso di appartenenza e una sensazione di pertinenza. Portare il lettore indietro nel tempo o avanti nel futuro.

Originalità

L’originalità è alla base del romanzo Cloud Atlas. Sei storie diverse e collegate una all’altra. Storie veramente dissimili, non solo per ambientazione storica e geografica, ma anche come rappresentazione di eventi e personaggi in gioco.

Lo scrittore deve imparare che una storia si costruisce pensando e lavorando sodo, studiandone ogni aspetto e vagliando le infinite possibilità che si presentano fino a trovare quella più funzionale.

Collegamenti

Come ho detto, si tratta di storie legate una all’altra in qualche modo – inutile anticipare come per chi non l’ha letto – e qui è importante dire che i collegamenti, anche quando sembrano semplici, puri accenni, sono ben studiati, inseriti in modo ragionato.

Non sono relazioni messe a caso nel romanzo, ma hanno una loro logica e non creano disagi o disorientamenti nel lettore. Sono proprio dove devono essere.

Che cosa potete imparare da Cloud Atlas?

Avete letto questo romanzo? O visto il film? Io entrambe le cose. Secondo voi c’è da imparare da un romanzo come questo?

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post5 marzo 2013 - Commenti31 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Luca Sempre 5 marzo 2013 at 10:37

    Ho letto il libro molti anni fa a soli tre giorni dalla sua uscita ufficiale. Dopo averlo finito la mia autostima era cresciuta a livelli esponenziali. Sapevo di essere stato un precursore e di aver scoperto un fenomeno di scrittore. Sapevo anche che nessun film avrebbe mai potuto rendere la complessitá e il fascino del romanzo. E infatti Cloud Atlas non gli ha reso giustizia.

    • Daniele Imperi 5 marzo 2013 at 11:03

      Ciao Luca,
      ho finito da poco il romanzo e ovviamente è meglio del film. Dello stesso autore ho preso anche Nove gradi di libertà.

  • franco zoccheddu 5 marzo 2013 at 11:09

    Daniele e Luca: vi devo ringraziare perchè, pur non avendo mai letto il romanzo né visto il film, mi avete contagiato una grande curiosità verso questa storia. La cercherò e sarò il mio prossimo libro, non appena terminato di leggere per la seconda volta la meravigliosa cronaca di Simon Winchester sul “Krakatoa”. Una lettura così avvincente, tra storia, natura, umanità, e tecnologia, che un po’ mi dispiace terminare. Poi: Cloud Atlas!!

  • franco zoccheddu 5 marzo 2013 at 11:12

    Si, certo: “sarà”. Freudiano forse, perchè non mi dispiacerebbe essere (il protagonista di) un libro.

  • KINGO 5 marzo 2013 at 11:40

    Non e’ assolutamente il mio genere (detesto quando fabula e intreccio non coincidono), ma mi sta venendo ugualmente voglia di leggerlo.
    Daniele, potresti fare l’agente pubblicitario!

  • Salomon Xeno 5 marzo 2013 at 11:43

    Il film probabilmente non gli rende giustizia perché ha una struttura molto diversa e più simile a Inception che a quella del libro – che non ho letto, lo ammetto. Il film mi è piaciuto moltissimo, uno dei pochi che mi ha fatto discutere con gli amici, ha spiazzato un po’ tutti.
    Secondo me è interessante anche “Ghostwritten”, non so come sia tradotto in italiano (se lo è) perché dovrebbe avere una struttura interessante anch’esso.

  • Annaluisa 5 marzo 2013 at 11:48

    Anche io devo ringraziare Daniele per aver parlato di questo libro; ne avevo sentito parlare, mai letto. L’ho messo in lista tra i primi da prendere perchè ho capito che 1) è un libro ben scritto 2) mi sarà molto utile.

  • Angelo 5 marzo 2013 at 13:42

    Ciao Daniele.

    Io l’ho comprato e sarà uno dei prossimi che leggerò. Proverò a far tesoro dei tuoi suggerimenti.

    Ciao

  • Cristiana Tumedei 5 marzo 2013 at 14:48

    Del film penso di aver visto i primi sette minuti. Quindi non saprei dire se sia apprezzabile o meno. I miei gusti cinematografici sono un tantino difficili, per cui fatico a trovare film di mio gradimento da qualche anno a questa parte.
    Il libro, invece, l’ho letto e mi è piaciuto, soprattutto perché l’ho trovato poco scontato e banale. Mi pare sia stato eseguito un abile lavoro di ricerca, anche dei diversi stili impiegati. Pertanto credo di convenire con te quando dici che si tratta di un testo dal quale imparare.
    A dire la verità, credo che il suo punto forte sia proprio l’originalità. Ecco, quello che mi piacerebbe è che il panorama letterario contemporaneo fosse meno convenzionale, che si riscoprisse il gusto della sperimentazione e della ricerca. Non so perché ma ho sempre la sensazione che stiamo vivendo in un’epoca di appiattimento dell’espressione, in cui tutto quanto è impersonale e poco stimolante.

    • Daniele Imperi 5 marzo 2013 at 15:57

      Il film non rende come il libro. E hai ragione sull’appiattimento dell’espressione. Uno scrittore dovrebbe continuamente sperimentare.

  • franco zoccheddu 5 marzo 2013 at 19:35

    Qualcuno ha citato “Inception”? Un film che mi piace molto.

  • Sara Durantini 6 marzo 2013 at 11:54

    A dire il vero non è proprio un genere di letture che vorrei affrontare, quindi non mi sono posta il problema se leggere o meno il libro. Però mio marito ci teneva a vedere il film e quindi mi son detta ok. Mi sono intrippata tantissimo!! Mi è piaciuto da morire ma prendere in mano il libro non so… per adesso no. Insomma tutto questo per dire che è veramente un film da vedere (e a chi piace anche un libro da leggere) anche perché dietro c’è una regia, una produzione e un cast che spiegano tutto :)

  • Annaluisa 6 marzo 2013 at 19:07

    In generale il film rende difficilmente giustizia al libro però è anche vero che può portare lo spettatore alla successiva lettura.
    Dopo aver letto i vostri commenti, ho messo questo libro direttamente al 1° posto dei libri da prendere: una lettura originale e stimolante è proprio quello di cui ho bisogno in questo periodo.

  • Cloud Atlas dal libro al film 8 marzo 2013 at 05:01

    [...] non posso classificare in un genere letterario, tanto che nel mio articolo, in cui parlavo di cosa può imparare uno scrittore leggendolo, lo definivo un classico moderno. Il romanzo è strutturato come un sestetto musicale e contiene [...]

  • Valentina Bertani 12 marzo 2013 at 19:45

    Me lo hanno regalato per il compleanno. Giusto la settimana scorsa. Devo ancora leggerlo e adesso ho un motivo in più per farlo. Grazie, Daniele! :)

  • Phil Jackson 20 marzo 2013 at 21:16

    Ho visto solo il film. Carino, ma devo ammettere che mi sarei aspettato di meglio.
    Sopratutto avrei desiderato un finale che avesse chiarito tutto il senso del film. Invece quando è finito mi son detto :”Bello! Ma come sono collegati i racconti e i personaggi? Qual è il senso delle storie?” Non ho trovato però risposte alle mie domande. Anche il gruppo di amici con cui son andato a vedere il film era pressapoco del mio parere. Il libro sotto questo punto di vista è più comprensibile oppure è una di quelle storie in cui un senso preciso non c’è e lo deve immaginare il pubblico? Ciao ;)

    • Daniele Imperi 21 marzo 2013 at 08:56

      Ciao Phil, benvenuto nel blog.
      Nel libro la connessione fra le storie è più chiara, anzi è chiara. La storia nel film è stata mostrata in modo diverso rispetto al libro.

  • Come suddividere un romanzo 16 aprile 2013 at 08:19

    [...] schemi consueti. In quelle storie i capitoli, le parti non hanno senso. È il caso del romanzo Cloud Atlas di David Mitchell, per esempio, sei storie disposte come un sestetto [...]

  • Seagal93 17 novembre 2013 at 23:08

    Ho visto il film.
    Avrei voluto leggere anche il libro ma poi, causa altre letture, non l’ho più fatto.
    Nonostante il film non sia stato ineccepibile, resta doveroso riconoscerne la sua maestosità visiva.

  • Il 2013 in letture 29 dicembre 2013 at 07:27

    [...] Cloud Atlas di David Mitchell [...]

  • Come cambia la narrativa? 27 febbraio 2014 at 05:01

    […] parlato tempo fa della scrittura di David Mitchell: il suo Atlante delle nuvole è un’isola nel mare letterario di oggi. 1Q84 di Murakami è un’opera che contiene vari […]

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