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Come suddividere un romanzo

Come suddividere un romanzo

Oggi voglio riflettere sui vari modi per ripartire la materia di un romanzo: una storia viene concepita inizialmente senza badare a come saranno interrotte le varie scene, a come si salterà da una all’altra.

Una volta scritta la trama, però, una volta che lo scrittore ne ha definito una completa e dettagliata del suo romanzo, arriva il momento di pensare a come suddividerlo. Così, almeno, è come sto lavorando io al famoso romanzo fantasy.

Capitoli numerati

Numeri romani, arabi o in forma di parole

È il modo più consueto. Le alternative a disposizione sono:

  1. Capitolo 1
  2. Capitolo uno
  3. Capitolo I
  4. Capitolo primo
  5. 1
  6. I
  7. Uno

Finora ho trovato queste suddivisioni. Non credo ci sia una forma più valida dell’altra. Io stesso ne ho usato almeno sei delle sette esposte: dipendeva dalla fantasia del momento.

Divisione in parti e capitoli

Suddividere un romanzo in parti comporta una scelta ragionata, secondo me. La storia in questione deve prevedere più macroepisodi, se possiamo chiamarli così. Ne Il Signore degli Anelli, romanzo composto da 3 parti, troviamo La Compagnia dell’Anello, Le Due Torri e Il Ritorno del Re: ognuna con una serie precisa di avventure.

Nel mio romanzo fantasy ho scelto anche io le parti, tre. Prima non erano previste, ma quando ho iniziato ad approfondire la trama mi sono reso conto che la storia prevede tre momenti della vita del mio protagonista.

Divisione in libri e capitoli

Il Signore degli Anelli è suddiviso in sei libri, due per ogni parte. A me piace questa suddivisione, perché mi ricorda i testi antichi, quando si faceva uso dei libri per ripartire la materia di un testo. Molti classici sono divisi in libri, come l’Eneide.

Ritengo, quindi, che l’uso dei libri nella suddivisione del romanzo vada scelto in funzione della storia e del suo genere narrativo. In un fantasy ha una sua logica, in un giallo no.

Capitoli con sottotitoli

Se ne trovano più frequentemente nei classici, specialmente quelli d’avventura. Nei romanzi di Salgari compaiono spesso, forse sempre. Ma li ho visti anche in opere moderne come Meridiano di sangue di Cormac McCarthy e Il mattino dei maghi di Louis Pauwels e Jacques Bergier.

La funzione dei sottotitoli è quella di anticipare al lettore i fatti che starà per leggere, ma senza svelare troppo. Nelle su citate opere gli autori sono stati molto abili, perché hanno creato con poche parole una grande aspettativa nel lettore.

Capitoli senza numerazione

Non sono molto frequenti. Nessuna numerazione per i capitoli, quindi. Il nuovo capitolo inizia come sempre a ¾ di pagina, più o meno, ma non ci sono parole o numeri a identificarlo. Perché una scelta del genere?

Nel romanzo Suttree di Cormac McCarthy è così, per esempio. In questo caso si tratta di un romanzo che parla della vita di questo personaggio e forse l’autore, con questa scelta, ha voluto sottolineare il carattere stesso di Suttree e quella precisa parte della sua vita, non scandita né identificata da un codice, da un numero, ma vissuta come un insieme anonimo di episodi.

Testo senza suddivisione in capitoli

Se avete letto la bellissima novella di H.P. Lovecraft, La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath, vi sarete accorti che non c’è alcuna suddivisione. In quel caso non si tratta di un romanzo, però, ma di una novella, appunto, testo la cui lunghezza è a metà fra il racconto e il romanzo.

Sono pur sempre un centinaio di pagine, almeno nell’edizione in cui l’ho letta io, e ritrovarsi una storia così lunga senza pause fa un certo effetto. Ma è Lovecraft e la storia scorre senza problemi.

Dunque, offrire al lettore un romanzo senza alcuna suddivisione è da scegliere in funzione senz’altro della lunghezza del testo, ma anche forse della tipologia di storia.

Suddivisione libera

Ci sono storie che si scrivono al di fuori degli schemi consueti. In quelle storie i capitoli, le parti non hanno senso. È il caso del romanzo Cloud Atlas di David Mitchell, per esempio, sei storie disposte come un sestetto musicale.

Anche i diari – parlo dei romanzi in forma di diario – non hanno una ripartizione in capitoli, ma in giorni o mesi.

Come suddividete i vostri romanzi?

Quale modo preferite per ripartire la materia delle vostre storie? E di solito in base a cosa scegliete quello più consono al vostro romanzo?

25 Commenti

  1. Il Moro
    16 aprile 2013 alle 08:53 Rispondi

    a me piace mettere i titoli ai capitoli. Poi non sempre, dipende dal tono della storia, ma trovo che un buon titolo sia un incentivo per proseguire la lettura. Certo, il rovescio della medaglia è ch a volte per trovare un buon titolo ci si perde quasi lo stesso tempo che per scrivere il capitolo…

    • Daniele Imperi
      16 aprile 2013 alle 11:29 Rispondi

      In alcuni casi anche a me piace il titolo e in effetti non è facile trovarlo. Oltre tutto si rischia di anticipare troppo il tema del capitolo.

  2. Giordana
    16 aprile 2013 alle 10:03 Rispondi

    Adoro i capitoli titolati. Offrono qualcosa in più e scrivere senza questo schema, per me oramai classico, mi verrebbe davvero difficile. Quando programmo il testo, o rivedo la sua scaletta, non utilizzo mai nei miei appunti il numero di capitolo, ma sempre il suo titolo. Tra l’altro trovo che trovare il titolo sia un ottimo esercizio, ogni tanto usato anche nei testi scolastici di lingua, assieme alle domande di comprensione del testo.

    • Daniele Imperi
      16 aprile 2013 alle 11:30 Rispondi

      Sono una specie di valore aggiunto. Ma non credo siano sempre utili. Dipende magari anche dalla bravura dello scrittore a saperli adattare al tipo di storia.

  3. KINGO
    16 aprile 2013 alle 11:16 Rispondi

    Dividere la storia in capitoli e’ importante perche’ aiuta il lettore a ricordare l’ordine degli eventi e la posizione delle parti che vuole andarsi a rileggere. La cosa fondamentale e’ il titolo, perche’ e’ quello che si ricorda di piu’, ma anche la numerazione puo’ essere utile. Certo io non scriverei mai “capitolo 1′, o, ancora peggio, “Cap 1” o “Cpt 1”. Meglio scrivere solo il numero seguito dal titolo.

    Per quel che riguarda i sottotitoli, mi sono piaciuti molto quelli del romanzo di Umberto Eco “Il nome della rosa”, e in generale quando li trovo in un libro ne sono contento.

    Va poi detto che spesso e’ opportuno inserire delle immagini a inizio capitolo, magari in bianco e nero, e delle immagini piu’ dettagliate oppure a colori all’inizio di ogni parte, se queste ultime sono presenti.

    Si puo’ poi far cominciare il capitolo con dei caratteri speciali, magari con la prima lettera molto piu’ grande delle altre.

    Insomma, piu’ lo stacco e’ marcato, meglio e’.

    • Daniele Imperi
      16 aprile 2013 alle 11:32 Rispondi

      I sottotitoli sono belli a vedersi, vero. Ricordo quelli del Nome della rosa. I capilettera anche, hai mai visto quelli ne La storia infinita?

      • KINGO
        16 aprile 2013 alle 13:29 Rispondi

        Confesso che de La storia infinita ho visto soltanto il film…

  4. Maria Todesco
    16 aprile 2013 alle 12:54 Rispondi

    Post molto bello, interessante ed utile! Io nelle mie storie (cominciate, ma non ancora finite) ho variato, ma tendo a suddividere in numero arabo con titolo del capitolo.

    • Daniele Imperi
      16 aprile 2013 alle 13:43 Rispondi

      Grazie Maria :)
      Buon lavoro, allora, per finire le tue storie :)

  5. Salomon Xeno
    16 aprile 2013 alle 15:10 Rispondi

    Non ho ancora scritto qualcosa di così lungo, però nella narrativa tipo novelette/novella trovo adeguata la numerazione semplice. Nei romanzi, non mi dispiacciono i titoletti… sempre che abbiano senso! Anche la suddivisione in parti va bene, però bisogna capire come suddividerle e non è sempre facile trovare il giusto equilibrio.
    In un racconto lascio una riga vuota. :)

    • Daniele Imperi
      16 aprile 2013 alle 15:12 Rispondi

      Nei racconti anche io lascio righe vuote per creare degli stacchi quando necessario, però mi piace inserire titoli e anche descrizioni nei racconti, come ho fatto nell’ultimo qui pubblicato.

  6. Lucia Donati
    16 aprile 2013 alle 15:49 Rispondi

    Secondo me la suddivisione in capitoli, sottocapitoli, sezioni, con sottotitoli o meno, varia a seconda del genere e dello stile che si vuol dare, e dell’autore. Anche a seconda della prassi dei vari editori. Se è un romanzo, la suddivisione può essere più libera; per un saggio deve prevalere la chiarezza.

    • Daniele Imperi
      16 aprile 2013 alle 17:27 Rispondi

      Sono un po’ incerto sugli editori: ok che il libro va venduto, ma non credo che un po’ di originalità, se ben studiata, possa pregiudicare il libro.

  7. Alessandro C.
    16 aprile 2013 alle 17:38 Rispondi

    Credo sia molto importante suddividere il romanzo in unità “logiche”. Cerco sempre di porre un elemento di suspense tra un capitolo e l’altro, di conseguenza mi viene abbastanza naturale sentire dove chiudere un capitolo (nella speranza di aver coinvolto abbastanza il lettore affinché si senta motivato a leggere quello successivo).

    • Daniele Imperi
      16 aprile 2013 alle 17:51 Rispondi

      Giusto: lo stacco deve creare suspense. Invogliare a continuare la lettura.

  8. franco zoccheddu
    16 aprile 2013 alle 18:30 Rispondi

    Peggio di Grisham, assolutamente all’americana: niente titoli, banalissimi e scarni numeri a inizio capitolo. Non credo nei titoli, ma, soprattutto, non li ritengo necessari. Mi piaciono nelle narrazioni altrui!

    • Daniele Imperi
      16 aprile 2013 alle 20:18 Rispondi

      Dai, dipende dalla storia, non è che sia sbagliato a scrivere solo dei numeri, anzi.

      • franco zoccheddu
        16 aprile 2013 alle 22:13 Rispondi

        Mi spiego meglio: è come se vedessi un film con il titolo ogni volta che cambia l’ambientazione. Non lo trovo sbagliato, talvolta lo apprezzo quando la scelta è fatta bene.

        • Daniele Imperi
          17 aprile 2013 alle 10:42 Rispondi

          Non sono d’accordo su questo, ma ovviamente ognuno ha le proprie sensazioni. Romanzi e film sono due cose differenti.

  9. Tenar
    17 aprile 2013 alle 10:38 Rispondi

    Il titolo del capitolo fa molto letteratura ottocentesca d’appendice e infatti adesso che sto scrivendo un “finto ottocentesco” mi sto divertendo molto a inserirli.
    Per quanto riguarda i capitoli, a livello più generale, secondo me è necessario aver chiaro qual è il cuore di ognuno. In ogni capitolo la trama deve fare un piccolo passo in avanti. Il lettore dovrebbe arrivare in fondo sapendone più di prima, ma anche con un nuovo dubbio, che lo spinge a continuare la lettura

    • Daniele Imperi
      17 aprile 2013 alle 10:42 Rispondi

      Vero, fa molto letteratura dell’800. Ha un sapore antico.

  10. Kentral
    18 aprile 2013 alle 19:30 Rispondi

    Io credo che la scelta della suddivisione deve essere quanto più spontanea e meno calcolata.
    Quando hai una storia che la vivi dentro, ne sei ispirato, come suddividerla viene da sé. Lo avverti a pelle se devi metterci dei titoli, dei numeri o nulla.
    Se stai a pensarci e rifletterci significa che la storia in sé non scorre bene nella tua mente.
    Ogni storia deve dettare la sua struttura. Ripetersi sempre con lo stesso metodo rischia di farti diventare manierista di te stesso. E questo il lettore lo avverte. Gli sembra che i libri successivi siano un già letto.

    • Daniele Imperi
      18 aprile 2013 alle 19:48 Rispondi

      Concordo: la suddivisione viene da sé. Finora a me è successo così, ora che ci penso. Non ho mai calcolato nulla, era nata la storia assieme alla sua suddivisione.

  11. Romina Tamerici
    8 maggio 2013 alle 00:07 Rispondi

    Nei miei romanzi (tutti mai pubblicati) ho sempre dato dei nomi ai capitoli. In quello che sto scrivendo adesso (anzi, stavo…) i capitoli hanno dei nomi ma secondo una struttura abbastanza particolare che renderebbe impossibile sopprimerli, almeno in alcune parti.

  12. Come riuscire a scrivere centinaia di pagine?
    18 marzo 2014 alle 05:01 Rispondi

    […] è diviso in 3 parti. No, non è una trilogia, ma solo un romanzo in 3 parti, tutto qui. Suddividere il romanzo in parti è stata una scelta che ho fatto man mano che completavo la trama. Ma parlavo di […]

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