Come cambia la narrativa?

Come cambia la narrativa
Siamo diventati lettori più esigenti?

Se il lettore di oggi è più smaliziato del lettore di ieri, come può uno scrittore colpirlo con le sue opere? Oggi abbiamo bisogno di qualcosa che non esiste ancora, siamo forse stanchi della realtà che viviamo perché, con tutte le informazioni che riceviamo da TV e internet ogni giorno, noi viviamo adesso anche la realtà di altri popoli.

Come cambia la narrativa? Come cambia la scrittura col trascorrere delle epoche?

Un linguaggio in continua evoluzione

Ricordate i brani di epica letti a scuola? Non era certo facile come linguaggio. Certo, a quel tempo subentravano altri ostacoli: la scarsa voglia di seguire la lezione, il disinteresse verso le materie – io non ero un secchione, anzi, e con l’imposizione non mi fai imparare nulla.

Non era però solo questione di linguaggio, ma anche di narrazione: le storie si raccontavano in modo differente da ora. C’erano altre esigenze, altri modi di ascoltare, o forse era solo un atteggiamento diverso nei confronti di quella letteratura.

L’armi canto e ’l valor del grand’eroe

Che pria da Troia, per destino, ai liti

D’Italia e di Lavinio errando venne;

Eneide, Libro primo. Traduzione di Annibale Caro

Perché ho scelto un poema? Perché non ce ne sono più. È estinta questa forma di narrazione? È solo il nostro modo di avvicinarci alle storie che è cambiato o geni come Virgilio non nascono più? Sono propenso a credere alla seconda ipotesi.

Dai classici antichi ai classici moderni

A me piacciono i classici, sono quelli che non muoiono mai, come dicono molti. Sono storie non classificabili, che non riesco a inserire in un genere preciso. I classici sono le storie dei nostri antenati, le vedo più vere e credibili di tante che girano oggi.

Ho sentito molti lamentarsi del linguaggio dei classici: “io non lo capisco”. Anche in questo caso – parlo ora di classici dell’800 – si tratta di una letteratura diversa da quella odierna, c’è un modus narrandi che oggi non esiste più. I dialoghi sono voci dal passato, si respira più educazione e rispetto di quanto respiriamo oggi.

Ho letto Salgari, ho letto Pirandello, ho letto Verga. Il primo ci accompagnava nei suoi sogni avventurosi, gli altri dipingevano la loro gente, ma lo facevano con poesia e con uno stile che ti resta dentro.

Gli avanguardisti della scrittura

Ci sono scrittori che non fanno parte dell’epoca in cui nascono. Sono geni fuori dal mondo, voci uniche incomprese. Riscuotono più successo dopo la morte, come una beffa del destino che, però, li rende immortali. Meglio tardi che mai.

Edgar Allan Poe scrisse delle paure inconsce dell’uomo. Ricordato come scrittore horror, in realtà Poe era molto di più. Era uno di quegli scrittori-oltre, uno che ancora oggi ti chiedi come abbia fatto a partorire certe storie.

Guido Morselli fu snobbato da vivo, per essere rivalutato oggi. E anche ora, leggendo le sue opere, leggendo la sua scrittura, lo senti lontano, ma non nel passato, lui è lontano nel futuro.

Di quali storie abbiamo bisogno, oggi?

La tecnologia ha cambiato il nostro approccio alla lettura? Sì, ne sono convinto. Adesso il nostro cervello riceve stimoli in continuazione, adesso ci piovono informazioni di qualsiasi natura. Adesso conosciamo tutto di tutto.

Quali storie preferiamo leggere, oggi? Come sono cambiati i gusti letterari dei lettori odierni? Oggi romanzi come L’isola del tesoro, Le avventure di Tom Sawyer, I Malavoglia, I fratelli Karamazov, I promessi sposi e tanti, tantissimi altri avrebbero senso? Riscuoterebbero pareri favorevoli, successo?

Ci sono scrittori che provano a distinguersi dagli altri, anzi ci riescono. Provano a creare una letteratura diversa, più moderna, ma forse non si tratta di modernizzare la narrativa, quanto di offrire il non letto, per arrivare a un livello di percezione a cui il lettore non era ancora giunto.

Ho parlato tempo fa della scrittura di David Mitchell: il suo Atlante delle nuvole è un’isola nel mare letterario di oggi. 1Q84 di Murakami è un’opera che contiene vari generi letterari, che non puoi disprezzare appieno né apprezzare completamente: un libro fuori dal mondo e, considerando il tema, è da intendere alla lettera.

Di quali storie avete bisogno, oggi?

Io sono un lettore che cerca. Per me la lettura è una continua ricerca dell’insolito, del meraviglioso, del fuori del comune. Leggo per cercare ciò che non vedo, che non c’è, che nessun autore mi ha ancora dato.

Di quali storie avete bisogno, voi?

Categoria postPublicato in Narrativa - Data post27 febbraio 2014 - Commenti43 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Ivano Landi 27 febbraio 2014 at 08:38

    Io molto raramente rimango deluso da quello che leggo. Con il tempo sono riuscito a costruirmi un serbatoio di scrittori (classici e moderni) da cui attingo sapendo che non rimarrò deluso. Ma anche quando esploro è come se una specie di sesto senso in me sapesse cosa scegliere e cosa evitare.
    Che io ricordi, l’ultimo libro letto che si è rivelato al di sotto delle mie aspettative è stato “Il sangue versato” di Asa Larsson, quattro o cinque anni fa. Ma è anche vero che mi era capitato tra le mani in modo del tutto casuale (l’avevo trovato abbandonato nella stanza di un ostello in Svezia).
    Ci sarebbe per la verità anche la “Profezia di Celestino” che mi sono infine deciso a leggere dopo venti anni, ma in questo caso sapevo bene ciò a cui andavo incontro.

    • Daniele Imperi 27 febbraio 2014 at 11:55

      Anche io ho una rosa di scrittori “fidati”, anche se poi alla fine c’è sempre il libro che apprezzi di più e non tutti ti possono piacere. Però è anche bene leggere altri autori e cercare altre rose di scrittori fidati.

  • Michele Scarparo 27 febbraio 2014 at 08:43

    Parlando anche con altri si ragionava dell’omologazione della letteratura ai ritmi (ed al modello narrativo) di tv e cinema. Il libro però è un mezzo diverso e presuppone una collaborazione in chi legge che è tipica della narrativa: anche questo è stato argomento di un mio post recente.
    Le scelte di geni come Virgilio, per rimanere in tema, probabilmente non sono più adatte al lettore contemporaneo. Io invece mi domando se non sia il momento di cambiare il paradigma di chi scrive: una volta si scriveva in versi per aiutare chi non leggeva. In fondo una cantilena è più facilmente memorizzabile. E oggi? Quale strumento può usare chi scrive per essere vicino a chi legge?

    • Daniele Imperi 27 febbraio 2014 at 11:56

      Bella domanda, Michele. E non so proprio come rispondere, almeno dal punto di vista stilistico. Forse allontanandosi dagli schemi.

  • deborah 27 febbraio 2014 at 09:55

    non una scrittura che copi interamente il linguaggio quotidiano o quello dei social network. Mi annoia. La scrittura è soprattutto (nei casi migliori e quindi rari) creazione di un linguaggio nuovo, di un mondo a sé. Pochi oggi hanno la forza di creare un mondo e si limitano a fotocopiare quello reale. Ho amato infinitamente Cent’anni di solitudine perché entri in una dimensione diversa, incantata.

    • Daniele Imperi 27 febbraio 2014 at 11:57

      Anche a me annoia quel linguaggio, ma soprattutto non aiuta a migliorare a scrivere.

      Non sei la prima che mi parla bene di Cent’anni di solitudine. L’ho comprato anni fa ma ancora devo leggerlo.

  • Seagal93 27 febbraio 2014 at 11:51

    Per quanto mi riguarda, preferisco leggere storie che mantengono un qualche contatto con la realtà. Voglio leggere storie che, una volta chiuso il libro, rimango con il dubbio: è solo una storia fantasiosa, oppure, nonostante tutto, potrebbe esserci del vero? :)

    • Daniele Imperi 27 febbraio 2014 at 11:58

      Forse ho capito che vuoi dire. Escludi il fantastico, quindi?

      • Seagal93 27 febbraio 2014 at 12:11

        Diciamo che non escludo a prescindere un genere, ma di sicuro nella “cerchia del fantastico”, il fantasy non si trova in cima alla mia lista dei desideri.

        La fantascienza la amo invece, ma solo al cinema, anche se sono maggiormente interessato al lato psicologico del film che alla spettacolarità delle scene.

    • deborah 27 febbraio 2014 at 17:34

      comunque quando io parlavo di non fotocopiare la realtà, non alludevo al fantasy. Pensavo piuttosto a Kafka o al cosiddetto realismo magico.

      • Daniele Imperi 27 febbraio 2014 at 18:02

        Non so se ho capito che vuoi dire :)
        Quindi non apprezzi Kafka e il realismo magico?

        • deborah 27 febbraio 2014 at 18:34

          Lo apprezzo moltissimo, intendevo dire che pensavo al simbolico piuttosto che al fantasy, ecco.

  • MikiMoz 27 febbraio 2014 at 12:33

    La tua riflessione è giusta, caro Sandokan!
    Io cerco cose semplici, se devo essere sincero. Semplici nel senso di genuine, anche nel loro essere ipermoderne o roboanti.
    E’ una cosa che avverto a pelle… un’opera mi colpisce quando credo di non aver letto mai nulla del genere, con quella potenza.
    Per farti un esempio, quando cominciai a leggere Berserk, dissi: cazzarola, ma questa cosa è spaziale!
    Oggi, a distanza di molti anni -ed essendomi abituato alla “spazialità” di quell’opera- trovo ancora che abbia una determinata forza, che colpisce.

    Il problema è che non c’è una ricetta precisa. Potrebbero replicarla in molti e non otterrebbero lo stesso effetto.

    Moz-

    • Daniele Imperi 27 febbraio 2014 at 13:33

      Ho capito che vuoi dire, credo che per me sia lo stesso. E concordo che non esistano ricette: devi riuscire a dare appunto forza alla tua opera e il lettore deve recepirla.

  • helenia 27 febbraio 2014 at 13:41

    seguo molto la letteratura sia quella classica che moderna.E possibile che per via della tecnologia ,si sia persa la figura del lettore ??

  • Giovanna 27 febbraio 2014 at 16:13

    Mi trovo d’accordo con te sul fatto che è difficile trovare pagine capaci di emozionare come i famosi classici. Credo però che in ogni epoca, anche oggi, esistano testi che incantano. I “geni”, come li chiami tu, sono rari in ogni tempo. Magari la differenza sta nel fatto che oggi siamo in molti a scrivere, tutti scrivono, anche chi non ha nulla da dire.
    Mi piace molto l’esempio del poema. Forse non è nemmeno una questione di versi, ma di saper trasmettere una magia, quel “sublime” di cui parlava l’anonimo greco, “risonanza di un animo grande”. Personalmente, l’ho scoperto nei libri più diversi. Mi ricordo che a quattordici anni mi commuova la morte del principe Andrej in Guerra e pace, “nulla esiste se non questo cielo”; e, a distanza di anni, ho provato la stessa emozione a leggere insieme a mia figlia le descrizioni dei giochi fantasiosi del bambino detective Kalle Blomqvist . Storie lontane anni luce, ma entrambe coinvolgenti.

    • Daniele Imperi 27 febbraio 2014 at 17:30

      Forse è vero quello che dici: oggi sono in molti a scrivere e è più difficile trovare il genio.

  • Salvatore 27 febbraio 2014 at 17:13

    Alla fine credo che tutti i lettori cerchino più di tutte una cosa: viaggiare con la fantasia. Non è un campo necessariamente limitato alla narrativa fantastica, anzi. Viaggiare con la fantasia, venire sorpresi, rimanere stupiti sono cose che si possono ritrovare in ogni buon libro, al di là del genere. La verità, credo, è che con la narrativa si possono vivere milioni di vite. Quindi chi legge cerca di vivere la vita di qualcun’altro o una vita diversa dalla propria. La stessa cosa accade con gli sceneggiati televisivi e con il cinema, ma con una differenza importantissima: nella narrativa il regista è il lettore. Negli altri due casi si è solo osservatori occasionali.

    • Daniele Imperi 27 febbraio 2014 at 17:32

      Certo, viaggiare con la fantasia riguarda tutti i generi e tutte le storie. Anche io cerco questo: le vite di altri da vivere e vedere.

  • Alessandro C. 27 febbraio 2014 at 17:48

    Ciao Daniele :)
    io più che di un “genere” di storia sono alla ricerca di storie oneste, scritte con passione e non permeate da mitomania dell’autore e/o voglia di strafare.
    Utopia?

    • Daniele Imperi 27 febbraio 2014 at 17:59

      Ciao Alessandro,
      abbiamo gli stessi interessi :D

      Non lo so se può essere un’utopia. Che intendi per mitomania dell’autore?

      • Alessandro C. 28 febbraio 2014 at 11:34

        Intendo l’evidente voglia di strafare e prendersi troppo sul serio. L’autore dovrebbe “vestirsi” con gli abiti che trova più confortevoli, e non sceglierli solo se appariscenti. Dammi un libro scritto con passione e voglia di raccontare, privo di inutili barocchismi, e lo divorerò in pochissimo tempo. E son convinto che sia lo stesso anche per te.

        • Daniele Imperi 28 febbraio 2014 at 11:48

          Sì, mi sa che ho capito che vuoi dire. La passione devi sentirla, senz’altro, quando leggi. Deve trasparire da ciò che l’autore scrive.

          • Alessandro C. 28 febbraio 2014 at 17:06

            Comunque, Daniele, approvo al 100% la tua scelta di “rallentare” la pubblicazione dei post. E’ molto piacevole avere il tempo di dibattere prima che venga pubblicato un nuovo articolo.

  • Lisa Agosti 27 febbraio 2014 at 17:52

    Al Liceo mi hanno riempito le scatole coi classici al punto che non ne ho più letto uno per dieci anni. Mi ci sono riavvicinata quando, raccogliendo info su come diventare scrittrice, tutti insistevano sull’importanza dei classici. Il mio preferito è “Jane Eyre”, forse proprio perché mi aspettavo un mattone terribile e invece mi sono tuffata nella storia con cuore e mente. Ecco cosa cerco nelle mie letture: che mi portino con sé al punto di scordarmi chi e dove sono. Mi è capitato di finire un romanzo e voler piangere dalla delusione di dover tornare a vivere.

    • Daniele Imperi 27 febbraio 2014 at 18:00

      La scuola purtroppo neanche a me ha fatto apprezzare la lettura.

      Direi che hai centrato lo scopo che deve avere un libro :)

  • Luca Sempre 27 febbraio 2014 at 19:11

    La capacità affabulatoria di alcuni romanzi dell’Ottocento/primo Novecento resta secondo me imbattibile.
    Vedi, ad esempio, Dickens.

  • Tosca 27 febbraio 2014 at 20:37

    Anche io preferisco i classici. Semplicemente, sono più belli. Ci sono dietro grandi storie, grandi idee e poi c’è la Scrittura, il genio.
    Io capisco il bisogno di leggere anche storie contemporanee, però, sinceramente, quest’anno mi è capitato due volte di comprare libri di autori contemporanei e di abbandonarli a metà. Non è snobismo, è solo che il libro o è bello o non ce la fai a leggerlo. Anche il film, in realtà, però un film mediocre magari riesci a vederlo perché in fondo richiede solo due ore del tuo tempo, magari nel frattempo un po’ chiacchieri, un po’ pensi ai fatti tuoi… ma il libro richiede uno sforzo e un tempo superiore, perciò o vale davvero la pena o non se ne fa nulla per quanto mi riguarda.

    • Daniele Imperi 28 febbraio 2014 at 08:39

      Capisco che intendi, capita anche a me. Trovo più interessanti i vecchi scrittori dei nuovi. Però anche fra i moderni ci sono autori validi.

  • Giada 28 febbraio 2014 at 02:52

    Quando scelgo un libro di solito non è il genere che mi spinge a comprarlo, le mie letture sono molto varie. In casa ho di tutto! Per lo più sono libri che mi hanno accompagnata durante la scuola, fin dalle elementari con i miei amici del “Battello a Vapore”. Ho sempre adorato leggere, e non mi son mai fermata ad un genere in particolare. Certo ho delle preferenze, adoro i romanzi storici, ma non mi ci fossilizzo ricercando solo quelli.
    La scuola non mi ha aiutata affatto con questa mia passione… Gli insegnanti che ho avuto praticamente non insegnavano e dagli altri compagni venivo allontanata perché ero “strana”. [La mia rivincita l'avevo durante i temi in classe! Scrivevo direttamente la "bella" per avere più tempo da dedicare al tema, scrivevo in italiano, non commettevo errori di grammatica e disponevo di un vocabolario più ampio rispetto ai miei coetanei!]
    Ultimamente le mie letture si sono dirette più verso il Fantasy (al momento sto leggendo Licia Troisi). Spesso sento il bisogno di evadere da questo schifo di realtà in cui viviamo e, leggere di mondi fantastici con creature immaginarie, magia ed eroi, mi aiuta non poco!

    • Daniele Imperi 28 febbraio 2014 at 08:42

      Vero, mai fossilizzarsi. Anche a me piacciono molto i romanzi storici, specialmente sul medioevo, ma in questo periodo, per esempio, non riesco a leggerli.

      Io cerco sempre di evadere coi libri da questo schifo di realtà, non solo leggendo fantasy, ma qualsiasi cosa che non sia la mia realtà.

  • Tenar 28 febbraio 2014 at 10:46

    Una buona storia è in grado di sostituire la sua realtà alla tua e portarti completamente via. Poco importa che sia stata scritta ieri, dieci anni fa o mille. Cambiano le tipologie narrative, ovviamente. Il poema, ad esempio, era pensato per una fruizione orale e tra i tanti che ne sono stati scritti ci rimangono quei capolavori senza tempo che mantengono la loro forza a prescindere dall’epoca e dal modo in cui li si fruisce. Di scrittori in grado di cambiare la storia della letteratura ne nascono pochi a generazione e, spesso, hanno bisogno di tempo per imporsi, proprio per la loro carica innovativa. Quindi si finisce per lo più per apprezzare i grandi della generazione precedente alla propria (per quel che mi riguarda Borges, Saramago o la Yurcenaur hanno plasmato il mio immaginario quanto i classici). In questo momento, probabilmente, da qualche parte ci sono quattro o cinque autori che cambieranno il modo di vedere il mondo dei nostri figli.

    • Daniele Imperi 28 febbraio 2014 at 11:47

      Sì, in effetti anche a me succede di apprezzare di più gli autori delle vecchie generazioni, che della mia. Ma io parto prevenuto :)

  • Grazia Gironella 28 febbraio 2014 at 14:36

    Quando leggo cerco un qualcosa che cambia a seconda del momento: guardare altrove, scavare più a fondo, elevarmi oppure scoprire ciò che non conosco, per fare qualche esempio. Secondo me c’è bisogno di tutto questo, ma scritto bene. Credo che tutto “tiri” se la mano è abile e profonda, anche quando si tratta di far ridere.

  • Ulisse Di Bartolomei 28 febbraio 2014 at 16:10

    Salve Daniele. E’ vero! Il linguaggio è in continua evoluzione. Il lettore moderno vive la giovinezza pronunciando ***** ogni tre parole (camuffo per i bambini…) e la sua dialettica è puro turpiloquio per almeno un terzo del proferito. Nel mio tempo studentesco (’70), di “parolacce” se ne dicevano pure, ma quando ci si vestiva “a festa” si cercava di evitarle. Cera uno spazio franco dove all’eleganza formale si appaiava quella dialettica. Oggi il turpiloquio è il linguaggio! Vengono arbitrariamente inserite sempre più parole inglesi, inibendosi nell’interiorizzare dei percorsi dialettici corretti. C’è la competizione a normalizzare tutto quanto proviene dalla libera o “liberissima” espressione. Secondo me la lettura di qualità diverrà sempre più appannaggio di un interesse specifico, professionale o desiderato per un arricchimento individuale. Sempre meno diffusa. Non riesco a immaginare un Manzoni o un Leopardi ai tempi di Vittorio Sgarbi…

    • Daniele Imperi 28 febbraio 2014 at 17:15

      Vero, oggi si fa un grand’uso di parolacce. Io non le sopporto da leggere nei post, anche nella vita ne dico parecchie…

  • Daniele Imperi 28 febbraio 2014 at 17:16

    Alessandro C.

    Comunque, Daniele, approvo al 100% la tua scelta di “rallentare” la pubblicazione dei post. E’ molto piacevole avere il tempo di dibattere prima che venga pubblicato un nuovo articolo.

    Grazie :)
    Che poi, se vogliamo, non ho rallentato: negli altri giorni scrivo nel mio nuovo blog :D

  • LaBaro 1 marzo 2014 at 09:01

    Penso ai grandi che hai menzionato, alle opere che hai citato. Stanotte, mi è “capitato” tra le mani “La coscienza di Zeno” e ne ho riletto qualche passo per l’ennesima volta.
    Come qualsiasi lettore seriale ho i miei generi cult, i miei autori preferiti.
    Mi piace leggere quello che tu hai definito “lontano nel futuro”. Mi piace il linguaggio forte, capace di scuoterti. Mi faccio trascinare dai ritmi incalzanti, necessito di storie che vadano a 300 Km/h.
    Mi rendo conto che queste siano aspettative alte (forse solo bisogni) perché è inconsueto trovare autori così coraggiosi. E, forse, è anche meglio così… :)

    • Daniele Imperi 1 marzo 2014 at 09:22

      Sì, non credo sia facile trovare autori del genere. Prova a leggere Guido Morselli, magari ti appassiona.

      • LaBaro 1 marzo 2014 at 12:09

        In effetti, non ho mai letto nulla di suo.
        Cercherò qualche titolo. Grazie!

  • Laura Tentolini 1 marzo 2014 at 11:36

    Stiamo andando verso una società dove la comunicazione e lo scambio d’informazioni viaggiano principalmente attraverso il canale visivo, e il messaggio deve essere, non soltanto chiaro e immediato, ma anche veloce e spettacolare.

    Mi spiego meglio. Siamo tutti abituati a film, telefim e spot pubblicitari molto veloci e ricchi di colori, azione e immagini visive complesse. Lo spot della casalinga che apre il frigo e dice: “Oh, com’è fresco il mio latte!”, oppure il film dove l’investigatore gira a piedi per la città con un taccuino in mano e non succede nulla, probabilmente ci annoierebbero.
    Oggi ci vuole azione, effetti speciali, velocità, idee e prodotti sempre nuovi, altrimenti ci annoiamo.

    In questa direzione va la narrativa, nessuno ha più la pazienza e la voglia di leggere un polpettone. Siamo abituati alla qualità, all’emozione, alle trame complesse, alla novità a tutti i costi.
    I nuovi generi (sto pensando a 50 sfumature di grigio, per fare un esempio) durano pochissimo ed è sempre più difficile vincere il mercato.

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