Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Che scrittore sei?

Che scrittore sei?

Scommetto che sei ancora convinto che nel XXI secolo uno scrittore debba restarsene chiuso in una stanza semibuia a scrivere i suoi romanzi, sognando la copertina del suo libro in bella vista sugli scaffali delle principali librerie, online e non.

Se hai questa visione, allora chiediti che scrittore sei. Rispondi alle domande seguenti e rifletti sul tuo status di scrittore.

Hai un blog?

Oggi scrivere non basta più. I tempi sono cambiati, gli scrittori spuntano ovunque, anche dove mai li avresti trovati. Non puoi scrivere storie e sperare in una pubblicazione o nella riuscita nel self-publishing e pensare che sia finito lì il tuo lavoro.

Oggi devi farti conoscere ai lettori prima di pubblicare qualcosa, perché oggi l’offerta è quasi schiacciante e un povero lettore preferisce spendere soldi per un Lansdale, un Camilleri, un King, piuttosto che per te, sconosciuto fra mille sconosciuti.

Hai un blog? Perché un blog è il primo passo da compiere per costruire la tua identità online, il primo tassello per il tuo personal branding, il primo ponte che crei fra te e i tuoi lettori. E se dici, se pensi anche, di non aver nulla da scrivere in un blog, allora rifletti sulla tua condizione di scrittore, perché il lavoro dello scrittore è scrivere.

Che cosa scrivi nel blog?

Se vuoi aprire un blog e iniziare a fare autopromozione, allora è meglio non aprirlo. Ai lettori non importa leggere quanto sei bravo a scrivere storie e pubblicare ebook su ebook, i lettori vogliono decidere da sé se sei bravo o no, vogliono essere loro a giudicare.

Un blog è la tua estensione virtuale, la tua principale presenza online. Il blog serve per farti conoscere e apprezzare, ma prima come persona e professionista, poi come scrittore. Il lettore vuole sapere chi sei, cosa fai, vuole conoscerti e parlarti, vuole comunicare con te, sentire la tua voce, magari anche incontrarti di persona.

Che cosa scrivi nel blog? Soltanto i tuoi racconti? I tuoi romanzi? Vuoi solo vendere nel tuo blog, senza offrire nulla? Apri un negozio, allora, ma non un blog.

Frequenti i social media?

È l’era della condivisione, questa, l’era della socializzazione virtuale che porta anche alla socializzazione reale. È l’era dell’interazione, della conoscenza immediata, dell’informazione rapida e diffusa. È l’era dei social media e se pensi di poterne fare a meno la tua vita come scrittore finirà prima di iniziare.

Frequentare i social media non significa bighellonare su Facebook, bombardare la tua lista su Twitter di messaggi promozionali ogni giorno, iscriversi a Google Plus e non aprirlo più. Frequentare i social media significa dare più forza a te e al tuo blog, significa migliorare la tua presenza.

Frequenti i social media? Se la risposta è no, allora comincia a studiare quelli che più si avvicinano alle tue necessità e a te stesso, leggi articoli online su come utilizzarli al meglio, crea profili completi che diano valore a te e alla tua scrittura.

Fai social networking?

Molti pensano di iscriversi ai social media e lasciar poi morire la loro presenza. Alla domanda “Sei su Twitter?” o “Sei su Facebook?” rispondono di sì, perché in fondo trovi il loro nome e la loro bella faccia sui profili. Il problema è che non trovi altro.

Profili non curati, aggiornamenti che risalgono a sette mesi prima, scarsa presenza e interazione quasi nulla. Questo non è social networking. Tanto vale non iscriversi, sul serio, perché i profili dei social media sono pubblici – su Facebook solo se vuoi, ma poco cambia – e se qualcuno ti cerca, se ti cercano i tuoi lettori, non farai una bella figura.

Fai social networking? Interagisci con gli altri delle tue cerchie, dei tuoi contatti? Condividi ciò che sai con gli altri? Promuovi ciò che pubblicano gli altri? Ti fai conoscere e apprezzare da chi ha scelto di averti fra i suoi contatti? Se la risposta a tutte queste domande è no – come immagino – allora devi rivedere le tue posizioni.

Come ti poni al pubblico?

Come tratti i tuoi lettori? Come ti mostri come persona? Essere in rete, avere una presenza online, richiede una responsabilità maggiore, perché la rete, a differenza della realtà fisica, è costantemente pubblica. È storia in divenire in tempo reale.

Ciò che scrivi, i tuoi pensieri, le tue critiche, i messaggi che lanci, quelli subliminali e quelli trasparenti, tutto ciò che immetti nella rete è di dominio pubblico. Tu sei di dominio pubblico. Sei ciò che comunichi a chi t’ascolta.

Come ti poni al pubblico? Quanto sei polemico? Quanto creativo? Quanto propositivo?

Quanto scrivi e cosa scrivi?

Uno scrittore scrive. Se guardi ai grandi autori, nomi come Edgar Allan Poe o Guido Morselli, scopri che sono stati scrittori completi. Non si sono fermati al romanzo, alla narrativa, ma hanno esplorato altri campi, quelli della saggistica, della filosofia, del diario personale come strumento di riflessione e ragionamento.

La scrittura non è un’arte che può conoscere confini, non può essere incanalata su un binario rettilineo. Va lasciata libera, perché rappresenta una guida attraverso la quale lo scrittore scopre o riscopre se stesso. La scrittura è uno strumento nelle mani dello scrittore? No, la scrittura è la sua anima.

Quanto scrivi e cosa scrivi? Ripensa alle tue ultime creazioni, osserva il tuo blog e, se lo trovi povero e scarno come immagino, allora scrivi poco e scrivi male. Lo scrittore deve comunicare se stesso agli altri e c’è solo uno modo per farlo: scrivendo.

Quanta esperienza hai?

  • Scrivere un romanzo senza avere esperienza di scrittura, minima almeno, non giova a nulla.
  • Scrivere un romanzo senza avere chiare le idee sulla storia, i personaggi, non porta a nulla.
  • Scrivere un romanzo senza conoscere appieno la grammatica fa fallire la tua opera.
  • Scrivere un romanzo senza avere un progetto in mente e su carta, ti bloccherà alle prime pagine.

Raggiungi la tua sicurezza nella scrittura: puoi raggiungerla soltanto facendo esercizi, scrivendo brevi racconti, partecipando a forum letterari, a concorsi, facendoti leggere dagli altri. Un blog serve anche a questo. Anche, non solo a questo.

Quanta esperienza hai? Sei davvero convinto che potrai scrivere un intero romanzo senza aver mai provato a scrivere un racconto? Senza aver mai testato la tua scrittura?

Che obiettivi hai?

Uno scrittore scrive per farsi leggere. Prima di iniziare un’opera devi stabilire i tuoi obiettivi. Decidere cosa ottenere dalla tua scrittura, dove arrivare. La scrittura è anche un percorso, non solo tecnico, ma personale dello scrittore.

Con un obiettivo da seguire è come avere la strada quasi spianata. Puoi decidere quali sono le tue tappe, come creare il tuo progetto letterario, perché un obiettivo ti farà vedere il futuro a cui arrivare. L’obiettivo è il futuro.

Che obiettivi hai? Scrivi senza pensare a cosa ottenere dalla tua scrittura? Scrivi rimandando la decisione finale, quella della pubblicazione? Scrivi con la speranza che la tua opera sarà pubblicata, ma senza aver prima considerato come e dove sarà pubblicata? Pensa prima agli obiettivi. Ne guadagnerà la scrittura.

Che scrittore sei?

Come rispondi alle mie domande?

46 Commenti

  1. Cipsamat
    20 settembre 2013 alle 07:22 Rispondi

    Sempre di grandissimo aiuto Daniè!!! È vero si pensa che finisca tutto nello scrivere la tua “bella opera” e via…ma c’è tutto un impegno costante dietro. A volte le situazioni ti fanno cadere tutto il castello di carte, ma l’importante è cercare di rimetterlo in piedi. Un abbraccio grande.

    • Daniele Imperi
      20 settembre 2013 alle 07:57 Rispondi

      Ben tornato, Matteo :)
      Grazie. Hai ragione: basta rimettere in piedi il castello.

  2. Antonella
    20 settembre 2013 alle 07:51 Rispondi

    Ciao Daniele,
    i tuoi articoli sono unici!
    Che dirti :D è come se tu entrassi nelle nostre menti :D facendoci riflettere sulle nostre passioni, e su ciò che vogliamo realizzare della nostra vita…
    Scrivere come disegnare, è diventata la mia gioia di vivere, e sono d’accordo con te, bisogna trasmettere tanto al lettore, infatti, quando scrivo, nelle mie poesie ci metto l’anima, perché voglio che chi legga si rispecchi in quei versi, e fantastichi con me.
    Ancora grazie e complimenti!

    Antonella

    • Daniele Imperi
      20 settembre 2013 alle 07:59 Rispondi

      Ciao Antonella,
      non sapevo di poter entrare nelle vostre menti :D
      Grazie a te.

  3. Massimo Vaj
    20 settembre 2013 alle 08:12 Rispondi

    Hai un blog?
    Ne ho tre, uno in inglese per chi è stanco di non leggermi in italiano, uno di raccontini brevi e infine il più importante tra loro, dove illustro frammenti della dottrina unica metafisica che si occupa dell’universale, cosa che non mi sentirei di consigliare nemmeno al mio più acerrimo nemico.
    Frequenti i social media, fai social networking?
    Ho una pagina su facebook dove cazzeggio con vecchi amici, mai scordando che io di amici non ne ho mai avuti. D’altronde come dar loro torto?
    Su twitter metto soltanto il mio buon umore, dunque ci scrivo raramente.
    Come ti poni al pubblico?
    Tratto gli sparuti e spauriti lettori come fossero dei dementi che elemosinano conoscenze di ordine superiore che non potranno mai comprendere. Lo so che sono troppo generoso, ma ero così anche da bambino…
    Quanto scrivi e cosa scrivi?
    Scrivo qualcosa tutte le mattine appena alzato, dunque nel peggiore degli stati d’animo possibili perché dormo poco e male, come tutte le persone consapevoli di questo mondo. Scrivo di tutto, perché non dando valore alla scrittura mi sento autorizzato a illustrare cosa sia l’assenza di valori.
    Quanta esperienza hai?
    Tanta quanto basta per dare consigli da non seguire, accumulata in quaranta anni di assunzione di allucinogeni in non modica quantità.
    Che obiettivi hai?
    L’anonimato, in modo da potermi attribuire tutte le belle frasi con autore anonimo…
    Che scrittore sei?
    Non sono uno scrittore convenzionale. Scrivo per insegnare, pur essendo consapevole che la verità è incomunicabile nella sua essenza, e come risultato ottengo di non essere compreso, ma me ne fotto provando quasi piacere nel verificare che la mia convinzione è, ogni volta, confermata dai fatti. Di certo non passerò alla storia, perché la storia è il risultato scritto di pareri personali spacciati per verità, e io mi occupo di verità che con la storia poco hanno a che fare.

    • Daniele Imperi
      20 settembre 2013 alle 08:41 Rispondi

      Perché dici di non aver mai avuto amici?

      Essere scrittori non convenzionali, poi, non lo vedo come un difetto, anzi. Comunque hai una buona padronanza del linguaggio, quindi dovresti sfruttarla per scrivere qualcosa da proporre a un editore.

      • Massimo Vaj
        20 settembre 2013 alle 19:16 Rispondi

        Non era mia intenzione dare connotazioni negative, ma neppure positive, al non essere convenzionali. Ogni convenzione è frutto di una visione utilitaristica e, di norma, risulta essere conveniente ma se, in quanto scrittori, non interessasse la convenienza, allora non essere convenzionali diviene una caratteristica personale non più opinabile. La padronanza del linguaggio non è una gran cosa, quando la si usa a fini esclusivamente egoistici, anche se devo ammettere che qualche rara volta chi scrive non lo fa per guadagnare soldi. Non ho mai inviato scritti a editori perché credo che se io fossi il proprietario di una casa editrice non mi pubblicherei, nella certezza di poter interessare solo qualche tribù di tagliatori di teste, inoltre sono arzigogolato e le mie circonvoluzioni iperboliche addormentano rapidamente chi legge, con effetti comici e desiderabili soltanto per le case farmaceutiche. Comunque non avrei nulla contro il self-publishing se fosse gratuito… Ho nel cassetto un possibile libro di centoquaranta pagine di aforismi che ho estrapolato dai racconti che scrivo. Sarebbe interessante la sua lettura anche per chi non vive nella giungla amazzonica, ed è singolare che a me piacciano le cose che strappo via, senza alcun riguardo, alle storielle che scrivo. Può darsi il caso che un giorno decida di inviarlo a un editore, magari solo per confermare la pessima idea che ho di questa categoria di demoni :D Mia moglie mi è sicuramente amica, lo so perché accetta la mia presenza, e se un auspicabile domani dovesse pure trasformarsi in amante toccherei il cielo col mio stupore :D :D :D

    • Lucia Donati
      20 settembre 2013 alle 11:12 Rispondi

      Massimo, credo di capirti. La verità non è certo comunicabile nella sua essenza. E la storia viaggia su un binario diverso rispetto alla verità.

  4. Gioia
    20 settembre 2013 alle 11:15 Rispondi

    Sai la cosa che mi piace di più nei tuoi post? Il fatto che, nonostante in partenza abbiano un fine ben preciso, in questo caso essere uno scrittore a 360°, i tuoi consigli sono elastici, validissimi anche per chi, come me, scrive su due piccoli blog, senza grandi pretese.
    PS: a proposito di social, siamo noi che li facciamo a nostra immagine, non viceversa!

    • Daniele Imperi
      20 settembre 2013 alle 11:32 Rispondi

      Grazie, Gioia, non sapevo di scrivere cose elastiche :D

      E sui social siamo d’accordo, anche se non completamente. Secondo me ci sono social che stimolano maggiormente l’infantilità e l’intolleranza delle persone, come Facebook.

  5. Gioia
    20 settembre 2013 alle 11:40 Rispondi

    Elastico ti mancava eh! :D
    L’intolleranza dipende da chi li usa e come li usa! Ricorda che esiste un famoso pulsantino che consente di cancellare proprio persone che ne abusano!
    L’essere infantile, ogni tanto non guasta! Ritornar bambini, aiuta spesso a superar determinati momenti della propria vita!

    • Daniele Imperi
      20 settembre 2013 alle 11:48 Rispondi

      Mi mancava perché mi dicono tutti che sono molto rigido :D

      Per infantile non intendo tornare bambini, ma parlo dell’infantilità che hanno alcuni adulti, della serie “scrivi una cosa che non mi piace e ti tolgo l’amicizia”.

      Queste sono cose che si fanno all’asilo.

      • Gioia
        20 settembre 2013 alle 12:01 Rispondi

        Ogni tanto basta fare pulizia ;) Armati di dito e pulsante

  6. MikiMoz
    20 settembre 2013 alle 13:19 Rispondi

    Ok, Dan… rispondo alle tue domande (come sempre, ottimo resoconto)

    Hai un blog? yes

    Cosa scrivi nel blog? lo sai, non pubblicizzo nulla anche se ho scritto diversi racconti (Masquerax è terminato mercoledì, e mi han chiesto altri episodi^^). Per il resto, credo di entrare nella categoria che consigli… io scrivo di me, di cosa penso.

    Frequenti i social? Twitter con una certa assiduità; Google + ci sto prendendo la mano; FB non lo uso ma contavo proprio di creare una pagina Moz o’Clock.

    Come mi pongo al pubblico? Penso in maniera naturale, così come mi pongo al bar la sera tra una birra e un rutto XD
    Quel che voglio è che ci sia molta interazione (o meglio, interattività) tra me e i miei amici lettori… e spero di riuscire in questo :)

    Quanto scrivi e cosa scrivi? Beh, io scrivo davvero di tutto. Non significa che lo faccia bene, eh! Ma davvero ho scritto e scrivo di tutto… persino giochi di società e cacce al tesoro :)

    Quanta esperienza hai?
    Se può valere il tempo, beh… io scrivo da sempre. Più che altro… io ho delle idee che poi devo trascrivere: ecco, mettiamola così :)

    Che obiettivi ho?
    uno solo: DIVERTIRMI, anche nella scrittura! :)

    Ecco che scrittore sono!

    Moz-

    • Daniele Imperi
      20 settembre 2013 alle 13:44 Rispondi

      Il tuo blog su Facebook ce lo vedo bene, quindi dagli sotto con la pagina ;)

      Anch’io ho creato dei giochi, secoli fa, ma da tavolo :)

      Grazie per la bella carrellata di risposte. Divertirsi resta sempre il motivo migliore, alla fine.

      • MikiMoz
        20 settembre 2013 alle 13:52 Rispondi

        Davvero? Giochi da tavolo?
        Posso saperne di più?

        Moz-

        • Daniele Imperi
          20 settembre 2013 alle 15:10 Rispondi

          Ahah, ma erano delle schifezze, creati entrambi per la mia ragazza dell’epoca. Il primo l’ho disegnato su cartoncino 100×70, genere fantasy, ma non valeva nulla, stile gioco dell’oca: durava qualcosa come 5 minuti appena :D

          Il 2° era migliore, ma è rimasto solo come progetto, che devo ancora avere da qualche parte. Sempre fantasy, a quel tempo ero fissato.

  7. Kentral
    20 settembre 2013 alle 13:53 Rispondi

    Dio non ha bisogno dei social media.
    Comincio con una provocazione per dirti che non sono propriamente convinto della presenza in rete dello scrittore. Non sono d’accordo che uno scrittore deve essere presente sui social per farsi conoscere. Per lavoro mi occupo un po’ anche di marketing online ed ho pensato spesso alla possibile promozione dei miei libri anche attraverso i social media.

    La troppa presenza sui social con blog, Facebook, Google Plus, Twitter potrebbe si diffonderti e farti conoscere, ma nel contempo inflazionare la tua persona. Svilirla. Uno scrittore a prescindere dai propri libri deve essere affascinante, misterioso, incompleto. Saper tutto su di lui: come vive, cosa pensa, cosa scrive, cosa desidera potrebbe non farlo distinguere. Il lettore per scegliere il tuo libro non deve prima documentarsi su chi sei, cosa pensi, cosa hai fatto oggi, ma deve acquistarlo perché quella è la tua “mucca viola”. Non deve saper tutto, ma quel minimo per incuriosirsi.

    Anzi io consiglierei i social per gli scrittori già affermati. Per loro è importante. Se io vado nel blog di King è perché lo leggo, lo adoro e voglio saperne di più. Sono affamato di lui. Ma se al contrario era ancora alle prime armi non ne avrei avuto alcun interesse. Chi se ne frega, ce ne sono migliaia come lui nel mondo.

    Detto questo, sembro contraddirmi perché adesso dico:

    Dio ha bisogno dei social media.
    Ma non per esserci lui in prima persona, ma per far parlare i suoi devoti, per diffondere il suo pensiero.

    Cosa sto dicendo? Un autore ai suoi inizi deve essere presente nei social media, ma non deve essere lui, devono parlare i suoi amici, i suoi estimatori. Commentare i suoi libri. I suoi fan devono farlo conoscere, incuriosire possibili lettori. Creare una sorta di marketing virale. Quanto questo possa essere naturale e quanto pilotato per uno scrittore ad i suoi inizi sarebbe da discutere.

    • Daniele Imperi
      20 settembre 2013 alle 15:15 Rispondi

      Ho capito che intendi. Essere sui social media non significa necessariamente svelare tutti i tuoi fatti personali. Io della mia vita privata sono molto geloso e non scriverò mai cose troppo personali.

      Lo scrittore misterioso non mi convince molto, perché sa troppo di status abusato e anche antico.

      Ok che devono parlare i lettori, ma se sei sconosciuto, se non ti fai conoscere un po’, perché dovrebbero parlare di te?

      Sai qual è il problema, oggi? I troppi scrittori e i troppi libri che girano, insieme ai pochi lettori. Come emergi? Come fai sapere che esisti anche tu?

      Di Stephen King parlano senz’altro i lettori, ma di un Daniele Imperi non parla nessuno.

      E, soprattutto, niente di pilotato :)
      Non per me, almeno.

  8. franco zoccheddu
    20 settembre 2013 alle 15:18 Rispondi

    Ho appena letto il post, ho molta voglia di rispondere in modo articolato , ma mio figlio mi sta “pregando” di fare una passeggiata (qui ad Oristano c’è un pomeriggio assolato e con un rinfrescante maestrale!).
    Questo pomeriggio tornerò per rispondere alle tue interessanti domande! Ciao.

  9. Daniele Passera
    20 settembre 2013 alle 15:58 Rispondi

    Rispondo in sequenza, anche se finirà per essere breve quanto una Bibbia :-)

    Hai un blog?

    Sì, anche se non lo uso spesso. All’inizio scrivevo parecchio e un po’ di tutto, alla stregua di Facebook. Ora meno.

    Che cosa scrivi nel blog?

    Post su un po’ di tutto all’inizio, poi post più personali come riflessioni, sfoghi e brevi poesie.

    Frequenti i social media?

    Facebook per la maggiore, Twitter meno anche se ho parecchi followers stranieri (principalmente altri scrittori emergenti/dilettanti), Google+ pochissimo e raramente.

    Fai social networking?

    Su Facebook parecchio, a volte linkando la pagina del mio blog quando pubblico qualcosa. Per il resto, è la solita spazzatura da perditempo e qualche spunto su articoli di attualità e politica.

    Come ti poni al pubblico?

    Non ricevo commenti sul blog e la maggior parte dei commenti su Facebook sono solo parole vuote o pretestuose. Chi ha letto i miei racconti ne è scombussolato o colpito. Sinceramente, non mi pongo in maniera particolare. Se qualcuno ha delle domande, rispondo; altrimenti lascio che i racconti parlino per me. Se qualcuno ha dubbi, gli chiedo se desidera delucidazioni. Se dal racconto nasce qualche discussione (rara), cerco di spiegare meglio, senza esagerare.

    Quanto scrivi e cosa scrivi?

    Scrivo poco, forse troppo poco. Ho in cantiere un romanzo, il primo, ma è un work in progress da cinque anni. Faccio fatica a mettere giù una pagina o due alla settimana con ampie pause di altrettante settimane (pigrizia… Che brutta cosa!). Per i racconti è diverso: avendoli scritti tutti sotto scadenza dei concorsi, ci ho lavorato per tre settimane l’uno a giorni alterni. Generi: fantascienza, horror, fantasy con preferenze per il dark. Sono però interessato a qualsiasi genere appetibile mi capiti a tiro. Sul blog ho abbozzato qualche saggio ed occasionalmente qualche poesia.

    Quanta esperienza hai?

    Lettura: negli anni dell’adolescenza pre-Internet, tutti i pomeriggi e le sere, con punte da un libro ogni una/due settimane; fino a sei anni fa, un libro al mese; tempo attuale, un libro ogni due mesi.
    Scrittura: ho iniziato a scrivere il mio libro cinque anni fa, ma ho cominciato a partecipare ad alcuni concorsi letterari quattro anni fa. Ho raccolto numerosi attestati (quattro da finalista) e un posto sul podio (il terzo) in un concorso online privo (ahime!) di attestazione. Sono in attesa del giudizio dell’ultimo concorso cui ho partecipato. Ho scritto in totale undici racconti e un romanzo a otto mani pubblicato a puntate su un forum (quattro autori che si alternavano ogni domenica, una puntata a testa ogni quattro settimane).

    Che obiettivi hai?

    Allo stato attuale, finire la prima stesura del mio libro, ma incostanza e perenne insicurezza mi rallentano parecchio. Pubblicare una raccolta dei miei racconti in formato ebook tradotto in inglese per il mercato internazionale (Amazon). Partecipare ad altri concorsi per diffondere il mio nome negli ambienti. Soprattutto, vincere la mia insicurezza e pigrizia e scrivere tanto… :-)

    Scusate la lunghezza.

  10. Giovanni
    20 settembre 2013 alle 16:05 Rispondi

    Ho più di un blog. Sono tematici. In uno parlo solo di e-book e di cosa offre il panorama, qualche novità tra firmware ed e-reader, problemi con aggiornamenti, reliazzazione e-book, ecc… Quello principale lo uso per intervistare autori, editori, fare recensioni a cose che leggo, qualche pensiero sulla scrittura, sull’editoria. Se vado a Londra mi piace parlarne.
    Frequento facebook e twitter, ho anche una pagina autore su facebook. Provo a interagire coi lettori, ma o non lo faccio bene o non ci sono lettori che vogliono interagire.
    Come mi pongo? Sono un po’ polemico, forse perché affronto il tutto senza editore, ma ho esperienza. Ho pubblicato già 4 e-book (il primo e-book era composto di un terzo di racconti precedentemente pubblicati in cartaceo da un editore romano non a pagamento), uno gratuito a giugno. Una raccolta di racconti di genere e, sempre a giugno, ho pubblicato il primo romanzo che ho curato per 4 anni e che ho anche affidato a una editor con cui abbiamo interagito e migliorato. Sono soddisfatto del testo, anche se, essendo narrativa tradizionale, ho una marea di concorrenti affermati e spesso nessuno sa che esiste l’autopubblicazione e si pensa sempre che uno che pubblica così a cuor leggero e senza affidarsi a dei professionisti con la conseguenza che l’e-book è lì, ma non c’è.
    Ma era tutto calcolato, ogni recensione che dovesse arrivare, ogni “vendita” che ci sarà è tutto un dippiù.
    Come scrittore provo a scrivere, quando riesco. Ora sto completando l’opera successiva, che è un riguardare il romanzo pubblicato con gli occhi dell’altro coprotagonista.
    Se penso all’obiettivo della pubblicazione mi fermo e non scrivo più nulla perché so bene cosa vuol dire pubblicare. Quando non ci penso riesco anche a scrivere e a seguire la storia, rifinirla, riscriverla se non mi convince da qualche parte e poi dopo una serie di “cosa ne dici?” verso persone che mi fanno da lettori posso stabilire se si può provare a pubblicarsi.
    Non contatto nemmeno più gli editori. Ci ho provato in passato e dopo aver visto cosa viene pubblicato mi sono detto che ogni persona matura un giudizio diverso e anche gli editori non sono infallibili. Ci sono i casi in cui fanno bene e i casi in cui fanno male, molto male e a quel punto un giudizio vale un altro, anche perché il giudizio finale è del lettore.
    Certo sarebbe bello avere moltissimi lettori, però questo dipende da così tante variabili in gioco che mi perdo io stesso.

    • Daniele Imperi
      20 settembre 2013 alle 17:52 Rispondi

      La prossima settimana ci sarà un post che ti può interessare. Parlo proprio della questione del self-publishing.

      E non essere polemico :D

      • Giovanni
        20 settembre 2013 alle 17:56 Rispondi

        Beh, sì, ho scritto che sono polemico, ma in realtà lo sono con me stesso :D . Ho da un po’ di tempo messo da parte le polemiche. Di solito mi viene da analizzare le cose. Tipo se un e-book è fatto male dico perché, anche se a nessuno interessa, basta che il programma che si usa lo legge bene :D . Quindi polemico in quel senso.

  11. franco zoccheddu
    20 settembre 2013 alle 19:29 Rispondi

    Provo a rispondere alle tue domande.
    Hai un blog?
    Il blog ce l’ho, ma se esistesse una legge contro l’abbandono dei blog per strada, ahimé!, rischierei la galera. Giorno dopo giorno mi dico “dai, Franco: scrivi! Perché non fai come Daniele?”. Credo di non avere la tua determinazione.
    Che cosa scrivi nel blog?
    Vorrei scrivere riguardo al perché la scienza può ispirare tanta meraviglia quanto ne troviamo nella più sfrenata fantasia. Vorrei mostrare che la scienza è la stessa, ma in essa gli scienziati sono diversi come il giorno e la notte. E tanti altri aspetti che ancora adesso, a quasi 50, mi fanno sognare come un ragazzino.
    Frequenti i social media?
    Non li frequento. Pur essendo su face book, non ci scrivo mai e ho paura del suo stato caotico. Ma il bello è che concordo al 100 per 100 con te sull’utilizzo che dei social media dovrebbe fare uno che ambisce a farsi conoscere come scrittore! La mia è una paura irrazionale mescolata ad una buona dose di pigrizia, che chiaramente sconto e sconterò.
    Fai social networking?
    Faccio meglio a tacere…
    Come ti poni al pubblico?
    Male, malissimo. Oscillo tra il sogno di pubblicare il mio romanzo e la paura di emergere. Ho una vita tranquilla, un lavoro che in fondo non mi dispiace, uno strano equilibrio tra sogni e concretezza quotidiana che mi trattiene dai “colpi di testa”. Quindi sposto sempre a domani le decisioni forti e rimango un po’ sul vago anche con me stesso.
    Quanto scrivi e cosa scrivi?
    Purtroppo lentamente, talvolta con esagerato perfezionismo (che probabilmente altri potrebbero non vedere…). Scrivo due romanzi, uno verso il termine, uno ben avviato. Distillando al massimo, amo alla follia storie tipo thriller scientifico/sociologico.
    Quanta esperienza hai?
    Non molta, dispersa nel tempo. So scrivere, ma forse non ho ancora un mio stile fortemente riconoscibile. Ho avuto qualche soddisfazione secoli fa, niente di importante. Scrivo con grande facilità racconti, ma il mio interesse ora è solo per la forma del romanzo, per l’ampio respiro.
    Che obiettivi hai?
    Se devo essere davvero sincero, lo ammetto: avere anche un solo lettore (a me estraneo) che mi invii una mail con scritto: “Ho letto il suo romanzo, mi è piaciuto. A quando il prossimo?”
    Che scrittore sei?
    Ben poco determinato, tendenzialmente “asociale”, letterariamente parlando un po’ pantofolaio, ma inesorabilmente innamorato dei libri.
    Mi consola che se non pubblicherò, comunque leggerò sempre i libri degli altri. Per me non è poco: i libri mi danno moltissimo.
    Non c’è molto altro…

    • Daniele Imperi
      21 settembre 2013 alle 07:43 Rispondi

      Allora, Franco, vedo che qui ci sono parecchie cosucce da risolvere :D

      Hai dato da te una risposta a tutto: “E tanti altri aspetti che ancora adesso, a quasi 50, mi fanno sognare come un ragazzino.”

      Vedi? Questo è il motivo per cui devi scrivere e soprattutto tenere un blog. Dici che ti manca la determinazione? No, a te manca un metodo.

      Facciamo così: qui su Penna blu non appariranno più post troppo tecnici e accademici, ma comunque appariranno post sul blogging e la scrittura online, in forma leggera e comprensibile a tutti.

      Mi studio qualcosa per risolvere questi problemi, ma poi tu dovrai mettere in pratica quello che dirò ;)
      Come la vedi?

      • franco zoccheddu
        21 settembre 2013 alle 22:43 Rispondi

        Si, ho paura (molta paura…) che tu abbia proprio ragione da vendere. Essere o non essere metodici, questo è il problema. Forse anche ad avere un metodo ci si deve allenare, si deve volerlo, e finora ho opposto non poca resistenza. Quelli come me tendono ad accontentarsi del poco che riescono a fare, si limitano alle gioie dell’improvvisazione. Ma ha senso essere “bravi” solo a improvvisare?
        Mi hai dato da pensare.

  12. Kentral
    20 settembre 2013 alle 20:09 Rispondi

    Torno per precisare quanto da me detto.

    Sono fondamentalmente convinto che essere social serve a poco. Non è sufficiente esserci. Occorre muovere certi meccanismi per i quali tu come autore diventi interessante. Ti devi distinguere dalla massa di altri autori come te che provano ad emergere.

    Diciamoci la verità. Quanti di noi hanno la possibilità di emergere con i meccanismi social se non si differenziano dalla massa di utenti normali. Ad esempio Il tuo blog pennablu, come ti dissi tempo fa è il migliore in Italia per quanto riguarda la scrittura. Sicuramente ti da una visibilità importante. Ma il tuo blog è frequentato quasi esclusivamente da addetti ai lavori. Non da un pubblico interessato ai tuoi racconti o futuri romanzi. Sicuramente può darti buone opportunità ed un curriculum di rilievo quando ti presenti ad un editore, ma il rapporto con i lettori veri è da costruire.

    Da questo punto di vista i social sono fondamentali per emergere. Ma devi sapere come sfruttarli realmente. Non basta esserci ed interagire per invogliare qualcuno a leggere il tuo libro. Deve esserci qualcosa di più.

    Io non dico che occorre pilotare il tuo prodotto. Puoi provarci ma se hai scritto fesserie che non interessano un pubblico non andrai da nessuna parte. Devi avere un libro importante, scritto bene, che riesca a coinvolgere il lettore. A quel punto tu scrittore dai il tuo input nei social non generico, ma funzionale al tuo romanzo. E se quanto hai realizzato funziona potrai innescare un meccanismo virale che ti permetterà di raggiungere un tuo pubblico.

    In tal senso la domanda che ciascuno di noi dovrebbe porsi è: come promuovere e trovare i miei lettori attraverso i social? Gli strumenti a disposizione sono tantissimi, bisogna conoscerli e saperli sfruttare. Strumenti che spero di sperimentare a breve. Io la mia mucca viola la sto costruendo. Se avrà le sue possibilità di emergere sarà tutto da vedere.

    • Daniele Imperi
      20 settembre 2013 alle 20:15 Rispondi

      Vero, la presenza non serve a nulla, serve costruire relazioni e creare dialogo.

      E è anche vero che qui leggono scrittori e professionisti del web, ma calcola che anche loro sono lettori. Così come è chiaro che non puoi pubblicare fesserie, come dici, altrimenti coi social ci fai poco o nulla.

      Della promozione parlerò la prossima settimana. Magari risponderà a qualche tua domanda.

      • Cristiana Tumedei
        20 settembre 2013 alle 23:46 Rispondi

        Posso intervenire in questa discussione che trovo molto interessante? Cercherò di non essere troppo tecnica, ma di limitarmi ad alcuni concetti chiave prendendo come soggetto di riferimento lo scrittore.

        Quando decidiamo di usare la rete per comunicare sappiamo che abbiamo a disposizione diversi strumenti. I social, per esempio, che consentono di raggiungere fondamentalmente 3 grandi obiettivi: comunicare, interagire, raccogliere feedback. Il tutto, di rimando, ci permette di creare relazioni vere. E sono queste che a noi interessano.

        Uno scrittore per emergere non deve sforzarsi di ricercare l’originalità. I social nascono e si reggono su una logica fondante: la personalità di chi li usa. Posto che una strategia di comunicazione è alla base della presenza in rete di chiunque ne voglia fare un utilizzo professionale, non dobbiamo mai dimenticare che questa non deve apparire forzata.

        Provo a spiegarmi. In rete lo scrittore trova terreno fertile per farsi conoscere e decidere cosa comunicare, a chi e con quale stile. I social sono degli amplificatori di tendenze in cui emerge chi li conosce e li usa nella maniera adeguata. A patto che quella persona sia di valore.

        Uno scrittore, dunque, può scegliere se occuparsi di mera promozione del prodotto libro oppure se costruire un percorso (che porterà benefici nel medio/lungo periodo) fondato sulla sua personalità.

        Ritorniamo per un attimo ai tempi del liceo, vi va? Quando studiavamo letteratura approfondivamo le opere, i temi e le questioni stilistiche solo dopo aver analizzato la vita dello scrittore. E lo facevamo perché il bagaglio di esperienze del singolo autore influisce notevolmente su tutta la sua produzione.

        Ora, grazie alla rete, abbiamo la possibilità di comunicare. Di svestire i panni di scrittori rinchiusi nella loro stanza e dialogare con i lettori. Con la promozione editoriale (intesa nel senso letterale del termine) potremo vendere qualche copia che, se scritta bene, verrà percepita come un investimento profittevole.

        Ma se fossimo in grado di comunicare con i nostri lettori, di farci conoscere, di raccontare loro ciò che vogliamo sappiano di noi, allora ci garantiremmo una possibilità unica: quella di fidelizzarli.

        Ecco perché oggi la rete è fondamentale per uno scrittore: perché elimina quel futile distacco che si crea tra autore e lettore, andando a stabilire una relazione di fiducia. Così, non solo scelgo un tuo libro, ma acquistandolo scelgo te.

        E questo è quello che accade ai grandi scrittori: ottenere la stima e la fiducia dei lettori. Noi possiamo farlo usando la rete e, credetemi, non è così complicato come sembra.

        • Daniele Imperi
          21 settembre 2013 alle 07:48 Rispondi

          Tumedei, in questo blog le discussioni sono libere e può intervenire chiunque :)

          Siamo d’accordo: l’originalità, donde il nome, è anche strettamente personale. Mai recitare, mai creare qualcosa di forzato che ti riguarda.

          E hai detto bene che i social media abbattono le barriere, servono a creare un vero rapporto fra scrittori e lettori – in questo caso – che prima non poteva esistere.

          La prossima settimana dirò il mio parere su come si dovrebbe promuovere uno scrittore. Vedremo come sarà accolto.

  13. Romina Tamerici
    20 settembre 2013 alle 23:41 Rispondi

    Io ho aperto il blog per promuovere i miei libri… dopo poco ho abbandonato quasi del tutto l’idea e bloggare è diventata una passione, uno stile di comunicazione, un “lavoro”. Di certo sono una scrittrice migliore da quando sono diventata una blogger. O almeno così mi pare.

    • Daniele Imperi
      21 settembre 2013 alle 07:49 Rispondi

      Brava Romina. Hai scelto la strada giusta, secondo me. Personalmente, ho abbandonato blog di scrittori che parlavano solo delle loro opere: per me quello non è blogging. Ma ognuno gestisce il proprio blog come crede.

  14. Kinsy
    21 settembre 2013 alle 14:50 Rispondi

    Data la lunghezza che prendeva il mio commento, ho deciso di pubblicare un post apposito sul mio blog.

  15. Tenar
    21 settembre 2013 alle 16:34 Rispondi

    Bastasse essere sui social per essere scrittori…
    A parte questo, cerco di esserci il più possibile, tenendo conto tra lavoro che mi nutre, scrittura e famiglia il tempo che resta è poco.

    • Daniele Imperi
      22 settembre 2013 alle 19:05 Rispondi

      No, ovvio che non basta. Devi prima essere scrittore e poi stare sui social :)

  16. Massimo Vaj
    22 settembre 2013 alle 10:04 Rispondi

    La qualità di ogni cosa è data dalla sua direzione che stabilisce il senso che ha quella cosa. Spaghetti e zucchero sono composti dalle stesse molecole, e la differenza che distanzia le loro qualità è in relazione alla disposizione spaziale delle molecole le quali sono caratterizzate da un senso diverso. Analogamente uno scritto sarà qualificato dal senso che esso esprime e quel senso, a propria volta, lo sarà dalle intenzioni che lo hanno motivato. Questo significa che qualsiasi cosa si dica attorno allo scrivere sarà inutile se prima non si disquisisce sul senso che esso mostra di avere. Sulle intenzioni che glielo hanno conferito solo chi l’ha scritto può sapere…

    • Daniele Imperi
      22 settembre 2013 alle 19:07 Rispondi

      Mmm… un commento da rileggersi con calma, molta calma. I tuoi commenti contengono sempre materiale filosofico che fa pensare :)

      • Massimo Vaj
        23 settembre 2013 alle 09:18 Rispondi

        Ma no che non c’è da rifletterci molto sopra; hai in mente la disposizione molecolare illustrata da una formula chimica? Indica la disposizione spaziale delle molecole collegate tra loro da linee che ne ordinano gerarchicamente i rapporti. Formule composte da molecole analoghe tra loro, come sono per esempio i carboidrati, danno origine a sostanze diverse pur condividendo gli stessi elementi costitutivi. È questo il modo di misurare la qualità perché l’estensione, in dipendenza dell’orientamento, ne caratterizza le qualità. Spostandosi sul piano psichico la qualità di uno scritto, per analogia, sarà in relazione alla direzione che ha quello scritto, e questa direzione è da valutarsi rispetto alla centralità che dà modo alle circonferenze che irradia, di essere. Così ogni punto di una di queste circonferenze avrà come inizio e fine delle proprie ragioni d’essere quella centralità, in un muoversi ciclico attorno all’asse che è principio stabile di ogni rotazione. Naturalmente due scritti che esprimano la stessa direzione, verso il centro oppure lontano da esso, possono essere paragonabili tra loro solo quando le intenzioni che li hanno motivati saranno analoghe, altrimenti, se così non fosse, avrebbero valori e significati diversi. È per questo che è stato detto che la verità resta sempre vera anche quando detta da una persona ignobile, ma se questa persona tentasse di metterla in atto quella verità cesserebbe di essere vera e giusta. Quando una cosa nobile è gestita da un individuo ignobile perde di valore. Una messa celebrata da un prete pedofilo resta valida per tutti coloro che vi partecipano tranne che per il prete il quale, non essendone degno, ne rifiuta la sacralità. Non è facile esporre queste realtà, mi sia perdonata, dunque, qualche circonarzigogolataevoluzione… :D

  17. Giuseppe Silletti
    22 settembre 2013 alle 12:12 Rispondi

    Ciao Daniele! Seguo il tuo blog da un pò di tempo. Mi sta tornando utile per la mia attività da scrittore, i miei complimenti! :) Ho una domanda sull’utilizzo del blog: che nome dargli? Meglio nome o cognome o un nome inventato?

    • Massimo Vaj
      22 settembre 2013 alle 15:27 Rispondi

      Il meglio è una sfogliata alla grammatica, per il nome tutti vanno bene tranne quello che piace di meno ;)

    • Daniele Imperi
      22 settembre 2013 alle 19:10 Rispondi

      Ciao Giuseppe, benvenuto nel blog.

      La domanda è pertinente e ognuno ha la sua filosofia. Io ho aperto questo blog perché da tempo volevo parlare di scrittura, ma non avevo un progetto in mente.

      Poi il blog ha iniziato a prendere forma e adesso lo userò come piattaforma per promuovermi come scrittore. Nel mio caso, quindi, il blog si chiama Penna blu e non Daniele Imperi :)

      Se pensi che il tuo blog possa avere un nome particolare, allora usalo. Ricorda però che quel nome dovrà essere semplice, attinente, facile a ricordarsi.

      • Giuseppe Silletti
        22 settembre 2013 alle 21:20 Rispondi

        Grazie del consiglio! :)

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