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Scrivere le trame dei capitoli

I vantaggi di conoscere il contenuto di ogni capitolo

Scrivere le trame dei capitoli

I benefici di scrivere prima le trame dei capitoli per creare una storia più stabile. La trama del capitolo ci mostra cosa funziona e cosa no.

Come ho avuto modo di dire in altri articoli, a me piace scrivere le trame delle mie storie e strutturare una storia con i classici 5 atti: l’arco drammatico che prevede Contesto, Conflitto, Climax, Chiusura e Conclusione.

In questo modo ho creato i pilastri della storia e posso individuare i suoi punti deboli, capire se la storia sta in piedi o se è troppo semplicistica. Ormai mi trovo bene con questo metodo.

Ma ce n’è un altro che seguo: scrivere la trama di ogni capitolo. È un metodo che avevo iniziato a seguire tanti anni fa, nei miei primi tentativi, andati a male, di scrivere un romanzo fantasy. Poche righe per conoscere cosa contenevano quei capitoli.

Perché non scrivere un romanzo senza conoscerne i capitoli

In un suo romanzo Stephen King disse di non progettare le storie: a lui bastava aver trovato la situazione adatta a dare il via alla storia. Anche Bernard Cornwell disse di non sapere assolutamente cosa sarebbe successo nel capitolo successivo.

Forse per autori come loro, che hanno decine di romanzi sulle spalle, ormai scrivere una storia è diventata un’abitudine e riescono a far quadrare i conti scrivendo quasi di getto.

Per me sarebbe impossibile: non avrei il controllo dell’intera storia e rischierei di portarla avanti per troppo tempo senza riuscire a concluderla. Pagine e pagine che farebbero solo allungare il brodo.

I vantaggi di scrivere le trame dei capitoli

Il “trucco” di far appassionare un lettore a una storia è spingerlo a continuare la lettura, paragrafo dopo paragrafo e capitolo dopo capitolo. È ciò che dovrebbe fare un buon romanzo: non far staccare il lettore dalle sue pagine.

Scrivendo la trama di ogni capitolo posso capire se un capitolo è debole, se è funzionale e utile alla storia, se devo aggiungerne o toglierne una parte.

Leggendo poi ogni trama una dopo l’altra è come se leggessi il riassunto del romanzo: posso rendermi conto se la storia fila, se c’è un crescendo di tensione e se ho rispettato l’arco drammatico.

Che cosa scrivere nelle trame dei capitoli

Se la sinossi, ossia una sorta di riassunto dell’intero romanzo che mette in luce parte della trama e i suoi punti forti, dev’essere lunga al massimo un paio di pagine (cartelle?), la trama di un capitolo, per me, non dovrà superare le 300 parole.

Ma cosa scrivere?

Non scrivo trame troppo dettagliate: credo che vada al di là del concetto di “scrittura creativa”. Penso anche che dipenda dal genere letterario: un giallo, un thriller, una storia di spionaggio hanno bisogno di dettagli, perché alla fine “tutti i nodi devono giungere al pettine” e non si può scrivere di getto sperando che tutto poi quadri.

Quello che inserisco nelle trame dei capitoli sono i loro elementi fondamentali:

  • personaggi coinvolti
  • azioni principali
  • dettagli davvero importanti

Il resto è “scrittura creativa”.

L’esempio dei libri di un tempo

La prima novella del Decameron di Boccaccio riporta all’inizio la sua trama:

Ser Cepparello con una falsa confessione inganna un santo frate e muorsi; e, essendo stato un pessimo uomo in vita, è morto reputato per santo e chiamato San Ciappelletto.

Più sbrigativo del Boccaccio Rabelais nel suo Gargantua e Pantagruele. Il capitolo primo recita:

Della genealogia e antichità di Gargantua

Anche Miguel de Cervantes se la cava con poco. Ancora un primo capitolo come esempio:

Nel quale si dice della condizione e delle abitudini del famoso cavaliere Don Chisciotte della Mancia

Idem per il nostro Collodi nel suo Pinocchio:

Come andò che Maestro Ciliegia, falegname, trovò un pezzo di legno, che piangeva e rideva come un bambino.

Ma fin qui siamo rimasti in Europa. Nel Chin P’ing Mei (Fiore di prugno del vaso d’oro) di Wang Shih-Chêng, un romanzo cinese del XVI secolo, accadde lo stesso. Di nuovo il primo capitolo:

Nell’ebbrezza del cuore, His-Mên forma la brigata dei dieci. Wu Sung fa conoscenza della moglie del proprio fratello con ghiaccia riservatezza.

Perché in molte opere di un tempo l’autore inseriva a inizio di ogni capitolo – o novella – una sorta di sunto? Una consuetudine? O si intendeva incuriosire il lettore dandogli qualche spunto sul contenuto del capitolo?

Seguire quell’esempio può esserci utile come punto di partenza per scrivere la trama dei nostri capitoli. Una o due righe per inquadrare il contenuto del capitolo. E poi svilupparle in un discorso più ampio.

Scrivete le trame dei capitoli?

Questo, ovviamente, è il metodo che seguo io, quello in cui mi trovo bene, anche per i racconti. Non credo che esista un metodo migliore dell’altro: ognuno deve trovare il proprio.

Come scrivete i vostri romanzi? Conoscete il contenuto dei vari capitoli prima di mettervi a scrivere? Scrivete le trame di ogni capitolo o preferite lasciare andare la fantasia?

26 Commenti

  1. Nuccio
    13 dicembre 2018 alle 07:19 Rispondi

    Pinocchio fu scritto per il Giornale per i bambini solo per otto cartellr e poi il suo autore continuò la storia. Così faceva Dumas e molti altri in epoca moderna. Tutto dipende dalle capacità e dall’estero di ognuno. Non si può dettare nessuna regola. Il fatto di racchiudere nel cappelletti di ogni capitolo la sintesi è dettato da scopi editoriali di una certa epoca. Ciao.

    • Daniele Imperi
      13 dicembre 2018 alle 14:37 Rispondi

      Dici che quei riassunti sono sempre stati inseriti dall’editore?

      • Nuccio
        16 dicembre 2018 alle 08:09 Rispondi

        Almeno suggeriti. Poi c’era anche una tradizione.

  2. Maria Teresa Steri
    13 dicembre 2018 alle 11:30 Rispondi

    Scrivo anche io riassuntini di ogni capitolo, ma di pari passo con la storia. Non conosco tutto il contenuto di un romanzo quando scrivo. Man mano che si delinea la trama, però mi è utile tenere traccia del contenuto dei vari capitoli, in modo da capire se mandano davvero avanti la trama. Questo elenco mi è utile anche se voglio fare dei spostamenti in seguito, diciamo come “montaggio” delle varie scene. Penso sia una buona pratica per non perdersi per strada.

    • Daniele Imperi
      13 dicembre 2018 alle 14:38 Rispondi

      Quindi non sviluppi la trama in capitoli, ma solo nelle linee generali?
      Io rischio di perdermi in quel modo.

      • Maria Teresa Steri
        13 dicembre 2018 alle 14:57 Rispondi

        No, la divisione in capitoli la decido man mano, così come il contenuto. Conosco la trama nelle linee generali, non nei dettagli. Una pianificazione eccessiva mi annoia, è bello invece quando la storia ti sorprende. E’ un po’ come vedere un paesaggio da lontano, all’inizio intravedi i contorni, poi man mano che ti avvicini diventa sempre più nitido. Finora per me è sempre stato così.

        • Daniele Imperi
          13 dicembre 2018 alle 15:29 Rispondi

          Una volta anche io facevo così, ora non riesco più a lavorare a quel modo.

  3. Grazia Gironella
    13 dicembre 2018 alle 13:31 Rispondi

    Il riassunto del capitolo può fare risaltare sia i punti di forza che i punti deboli del capitolo stesso e della storia in generale. Per fare un esempio, diventa evidente se due capitoli consecutivi sono troppo statici. In quel caso si fa fatica a descriverli, perché ruminamenti ed emozioni, da soli, non si inseriscono bene nel riassunto, che richiede qualcosa di più sostanzioso (fermo restando che un grande autore riesce a fare funzionare tutto, eccetera eccetera). Quanto a me, per la prima volta scrivo decidendo mentre sono su un capitolo quello che succederà nel successivo, o nei due successivi. Ho una traccia di massima, cioè so dove sto andando, all’incirca, ma non ho altre certezze. Non è stata una scelta a tavolino; mi trovavo bene pianificando di più, ma questa volta si è creato un aut-aut: o scrivo così, o non scrivo. E allora ci provo. :)

    • Daniele Imperi
      13 dicembre 2018 alle 14:39 Rispondi

      Giusto, si può vedere la staticità o meno di due capitoli consecutivi. Se si tratta di un capitolo che mostra solo le emozioni e i pensieri di un personaggio, si scrive solo questo nel riassunto :)

  4. EudaiMonia
    13 dicembre 2018 alle 14:08 Rispondi

    Riassunto/cappelletto di questo commento: non sono sicura di aver scritto l’email giusta ma, ehi, avevo troppa voglia di commentare subito perché sono molto d’accordo.

    Sto facendo proprio questo, ultimamente: stendere delle sinossi dei vari capitoli e sinceramente credo sia davvero utile. Perché fare questo mi permette di avere uno sguardo d’insieme, certo, ma anche perché scrivendo il riassunto stimolo le mie idee sui capitoli stessi a venir fuori innescando un circolo virtuoso. Quindi sì, sono completamente d’accordo con il consiglio dato dal Re di Pennaland in questo post!

    • Daniele Imperi
      13 dicembre 2018 alle 14:41 Rispondi

      Stavolta hai scritto tutto giusto e il commento non è andato in approvazione :)
      Vero anche quello che dici tu: il riassunto ti stimola le idee su quel capitolo. Serve anche a vedere se davvero tutto funziona.

      • Eudaimonia
        14 dicembre 2018 alle 10:33 Rispondi

        Mi spingerei oltre a questo punto: riassuntini anche delle varie scene?

        • Daniele Imperi
          14 dicembre 2018 alle 11:29 Rispondi

          Non è sbagliata come idea. Dipende dalle scene. Scene di battaglie sì, assolutamente, scene con parecchia azione anche.

  5. Andrea Venturo
    13 dicembre 2018 alle 19:52 Rispondi

    Faccio di peggio.
    Su un file excel mi appunto:
    dove si svolge il capitolo
    chi c’è e cosa fa
    E soprattutto: a che serve il capitolo.
    Se ci vogliono più di 100 parole per questa parte allora serve un altro capitolo.

    • Daniele Imperi
      14 dicembre 2018 alle 07:56 Rispondi

      Be’, non mi pare una brutta idea :D

  6. Corrado S. Magro
    13 dicembre 2018 alle 20:20 Rispondi

    Difficile pronunciarsi. Dipende da molti fattori. Se si tratta di saggistica lo schema del trattato, i singoli argomenti (capitoli) sono necessariamente definti in anticipo. Per la narrativa la scelta è personale. Il cappello che in pochissime parole riassume il contenuto del capitolo riveste importanza nel Decameron dove le novelle sono scritti corposi. Quando il capitolo si riduce a due 3 pagine dattiloscritte, il titolo, più o meno lungo, potrebbe anche bastare. De gustibus.
    Altro discorso è la trama. Prepararla aiuta molto, ma non è detto che debba essere rispettata. Almeno non per me. Nel corso del suo sviluppo può succedere di tutto. L’idea, macinata e rimacinata in zucca per giorni e notti, è per me forse l’aspetto più importante.

    • Daniele Imperi
      14 dicembre 2018 alle 07:59 Rispondi

      Sì, forse per la saggistica questo bisogno di scrivere la trama di ogni capitolo si sente di più.
      Non rispetto sempre la trama, ma è normale che la storia evolva in un modo o nell’altro.

  7. von Moltke
    13 dicembre 2018 alle 20:45 Rispondi

    Ho evoluto il mio modo di lavorare scrivendo. Nei primi tre romanzi avevo in mente solo l’idea generale, e anche alcuni punti fissi. Decidevo cosa sarebbe successo nel capitolo successivo quasi sempre poco prima di scriverlo.
    Nell’ultimo ho messo a punto la trama prima. All’inizio di ogni capitolo scrivo un titolo simile agli ultimi tre esempi che fai: lo trovo molto antichizzante, ed io sono un reazionario. Tuttavia, non riesco ad essere troppo schematico nel deciderne il contenuto, anche perché ho l’impressione che, così, perderei il gusto di inventare la storia. Certo mi prende la mano e scrivo più di quanto preventivato, ma… chissà se sia davvero un male?

    • Daniele Imperi
      14 dicembre 2018 alle 08:01 Rispondi

      Sì evolve sempre scrivendo. Io invece per un romanzo fantasy ricordo di aver scritto la trama di ogni capitoli e erano una cinquantina (romanzo mai scritto, poi).
      Quel senso antichizzante piace anche a me.

  8. Sara
    14 dicembre 2018 alle 11:51 Rispondi

    Grazie per le dritte Daniele.
    Anche io come altri preferisco avere solo un’idea generale, senza pianificare troppo.
    Tuttavia, l’idea di fare riassunti per ogni capitolo potrebbe aiutarmi a lavoro già avviato per tirare le fila, altrimenti, come hai detto giustamente tu, il rischio di portare avanti una storia senza riuscire a concluderla è molto alto.

    • Daniele Imperi
      14 dicembre 2018 alle 12:10 Rispondi

      Sì, anche in revisione è utile, così coi riassunti hai uno sguardo d’insieme dell’intera storia e ti rendi bene conto se qualcosa non funziona.

  9. Ferruccio Gianola
    14 dicembre 2018 alle 12:55 Rispondi

    Se tu vedessi le bozze dei miei romanzi rimarresti sorpreso. Ci sono magari cinquanta capitoli con solo l’incipit di ogni capitolo scritto, poi via con la scrittura a tutto tondo e ii collegamenti. Naturalmente a monte ho idea generale

    • Daniele Imperi
      14 dicembre 2018 alle 12:57 Rispondi

      Scrivi prima tutti gli incipit e poi il resto?

      • Ferruccio Gianola
        14 dicembre 2018 alle 14:42 Rispondi

        Di solito ho un’idea in mente, grossomodo e di solito i primi capitoli mi vengono come niente, man mano vado avanti vedo il romanzo e così mi strutturo i capitoli seguenti in questo modo per avere sempre un percorso…

  10. Nuccio
    15 dicembre 2018 alle 23:39 Rispondi

    Non è detto che le parti del l racconto siano quelle in prima stesura. Molte volte l’incipit non attrae e allora occorre sostituirlo.In quel caso, nel corpo del racconto può essere individuato l’incipit utile. La stesura definitiva non corrisponde quasi mai alla prima. Lavorare, lavorare, lavorare, sudare, sudare e poi… sigillare tutto in un cassetto. Così faceva la Dickinson. Infatti non pubblicò nulla del suo lavoro. Oggi invece tutti si buttano a pubblicare.

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2018 alle 13:07 Rispondi

      Sì, oggi sembra che ci sia proprio la smania di pubblicare.

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