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Quando si parla di struttura narrativa, non tutti si trovano d’accordo sulla sua utilità. C’è chi pensa che venga meno la creatività della scrittura, cosa assolutamente non vera.
Strutturare un romanzo significa organizzare la materia, non perdersi lungo la strada, ma avere davanti una base, un’ossatura che tenga in piedi tutta la storia.
Alcuni sostengono che una storia rappresenti lo schema ciclico della vita. Non sono del tutto d’accordo: è vero che la vita è in fondo suddivisa in tre atti (nascita, “svolgimento” e morte), ma quasi mai è raccontabile, trasformabile cioè in una storia che desti interesse nei lettori.
I due modi di scrivere una storia
Possiamo scrivere un romanzo, o un racconto, seguendo due metodi:
- Improvvisazione
- Struttura
All’inizio ero un improvvisatore: da un’idea – neanche così buona – iniziavo a scrivere senza sapere dove andare a parare. Il risultato di quei primi racconti fu disastroso: mal scritti, scricchiolanti. Ne pubblicai alcuni in due forum letterari e me li fecero a pezzi.
Il risultato dei primi romanzi fu anche peggio: non ne completai nessuno. La maggior parte morì sul nascere, altri dopo qualche pagina.
Eppure c’è chi riesce a scrivere improvvisando. Stephen King parte da una situazione, per esempio. In una mia intervista, Bernard Cornwell disse di non avere spesso idea di dove il libro stia andando, ma ama scoprirlo. E nel suo caso, scrivendo romanzi storici, a me sembra assurdo.
Per i racconti non ha senso creare una struttura, a meno che non sia una storia molto lunga e complessa. Dopo aver scritto una brevissima trama (anche di 2-3 righe), io creo una scaletta degli eventi: nulla più.
Il risultato dei racconti scritti negli ultimi anni è stato decisamente migliore. Per i romanzi si vedrà.
Che cos’è la struttura narrativa?
Non è una sinossi, non è una trama, non è una scaletta.
La struttura narrativa non è una regola.
La struttura di un romanzo non è propriamente rappresentata dai 3 o 5 atti. Quella dovrebbe piuttosto essere una regola da seguire: in ogni narrazione deve esserci un “prima” che inneschi alcuni eventi e, infine, un “dopo”, come tutto cambia. I 3 o i 5 atti sono i momenti chiave della storia.
Molti all’estero parlano di struttura di una storia (story structure) riferendosi ai 3 o ai 5 atti, ma a me sembra troppo generico. È vero che in un certo senso possiamo considerare anche quegli atti come struttura, ma una macrostruttura.
Prendiamo il romanzo Le avventure di Pinocchio (una storia che tutti ormai conoscono, così non anticipo nulla). È un romanzo con una macrostruttura in 5 atti:
- Contesto: creazione del burattino e prime avventure
- Conflitto: serie di problemi
- Climax: trasformazione del burattino in ciuchino
- Chiusura: avventura nel pescecane e fuga
- Conclusione: trasformazione del burattino in bambino
Come vedete, messi così quei 5 atti sono soltanto la scomposizione della trama. All’interno di ognuno potete però leggere gli eventi principali di ogni atto.

Una struttura completa, definitiva, si ritroverà poi nel libro. Eccone un estratto:
- Come andò che maestro Ciliegia, falegname, trovò un pezzo di legno, che piangeva e rideva come un bambino
- Maestro Ciliegia regala il pezzo di legno al suo amico Geppetto, il quale lo prende per fabbricarsi un burattino maraviglioso, che sappia ballare, tirar di scherma e fare i salti mortali
- Geppetto, tornato a casa, comincia subito a fabbricarsi il burattino e gli mette il nome di Pinocchio. Prime monellerie del burattino
- La storia di Pinocchio col Grillo-parlante, dove si vede come i ragazzi cattivi hanno a noia di sentirsi correggere da chi ne sa più di loro
- Pinocchio ha fame e cerca un uovo per farsi una frittata; ma sul più bello, la frittata gli vola via dalla finestra
- Pinocchio si addormenta coi piedi sul caldano e la mattina dopo si sveglia coi piedi tutti bruciati
È proprio questa che io considero struttura narrativa del romanzo. È molto probabile che Collodi abbia improvvisato – prova ne è il fatto che concluse la storia con la morte del burattino e si decise poi a scriverne il seguito – ma poco cambia.
E quella che avete letto è anche ciò che io intendo per trama di ogni capitolo: una traccia che mi permetta di non perdermi, di non “contrarre” il blocco dello scrittore – mai avuto da quando seguo questo metodo.
Ogni romanzo ha la sua propria struttura narrativa
Un dettaglio che ho sempre apprezzato in alcuni romanzi è una struttura narrativa adatta alla storia da raccontare. Al di là della semplice suddivisione in capitoli (Capitolo 1, Capitolo 2, ecc.), alcuni autori dimostrano più creatività nell’organizzazione del materiale.
Non che bisogni essere creativi a ogni costo: non c’è nulla di male nel suddividere un romanzo in “semplici” capitoli. Eppure a me piace adattare la struttura al tipo di storia che sto scrivendo.
Per il romanzo di fantascienza – nato dopo la lettura dell’Atlante delle nuvole di David Mitchell – ho scelto una struttura simile, 6 storie con un forte collegamento fra l’una e l’altra (e in più c’è anche un “congedo”). Ma mentre Mitchell aveva usato un sestetto musicale, io ho deciso di complicarmi la vita scegliendo la struttura di una canzone del Petrarca.
Per il romanzo storico la struttura è del tutto differente: la storia è suddivisa in anni (che sarebbero poi i capitoli) e per ogni anno-capitolo ci sono dei sottotitoli relativi agli eventi narrati.
Come creare una struttura narrativa
Per il romanzo di fantascienza il lavoro è stato complicato: scritta la trama generale (che comprendeva le 6 storie nel complesso), ho dovuto spezzarla in 39 frammenti, ossia 6 frammenti per ognuna delle 6 parti più 3 per il congedo. E ogni frammento doveva procedere per conto proprio ma contemporaneamente adattarsi all’evolversi degli altri.
(Ogni tanto ho dovuto mettermi le mani nei capelli perché le orecchie iniziavano a fumare. E considerando che ho dovuto eliminare una delle storie e inserirne un’altra e far adattare di nuovo il tutto, è tanto che non sono finito in manicomio).
Per il romanzo storico il lavoro è stato molto più semplice. È una storia che già conoscevo più o meno nel dettaglio (è su un personaggio realmente esistito), quindi ho dovuto soltanto scegliere gli eventi più importanti della sua vita. Ne è nato una sorta di romanzo episodico.
Questa struttura non è ferrea: ho già apportato alcune modifiche, cambiando il titolo ad alcuni eventi, aggiungendone altri, segnando poi le integrazioni da inserire in revisione.
Il mio metodo per creare una struttura narrativa è piuttosto semplice:
- scritta la trama, suddivido la storia in 5 atti;
- per ogni atto descrivo gli eventi principali, ossia le sequenze dei fatti da raccontare (non più di 2-3 righe);
- per ogni evento creo una scaletta da seguire;
- se occorre, scrivo un titolo provvisorio per ogni evento.
Perché è utile la struttura narrativa
Grazie alla struttura, abbiamo una reale panoramica del romanzo: leggendo la sequenza di ogni evento, ci rendiamo conto se la storia funziona o meno.
Un altro vantaggio, come ho ripetuto più volte, è non perdersi lungo la strada, proprio perché sappiamo sempre cosa dobbiamo scrivere. Procedere al buio, come fanno molti, per me è controproducente, perché rischio di perdere tantissimo tempo fra un capitolo e l’altro o perfino di bloccarmi senza saper più come andare avanti.
Ma questo è un metodo come un altro per scrivere un romanzo: per me sta funzionando, scrivo ogni giorno e la storia procede. Per altri, magari, è troppo condizionante.
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Corrado S. Magro
Aggiungo un contesto condizionato dagli anni, gestibile con più facilità tramite la struttura. Venti anni fa mi identificavo con la trama, apprezzavo le emozioni che suscitava, le vivevo e trasmettevo nello scritto. Oggi (mi avvicino ai 90) tutto è valido al momento ma senza senso pochi minuti dopo. Germoglio del blocco di chi non sa più come procedere. E allora? Smettere e attendere il guizzo, prima che i neuroni si spengano per sempre in un ambiente saturo di afa umida come l’attuale.
Daniele Imperi
Secondo me con l’esperienza si tende a non ritenere valido ciò che abbiamo appena scritto. A me succede da un po’. Ma non ha senso smettere, meglio andare avanti e lasciare ai lettori “l’ardua sentenza”.
Fabio Amadei
È quindi auspicabile creare una struttura anche per un racconto? In una storia di due o tre pagine l’ossatura non è parte integrante della storia stessa? Non è un tutt’uno? Un racconto breve può prendere il via da un semplice pensiero, dal dettaglio di un’immagine, da un ricordo dimenticato che affiora inaspettatamente, da un certo odore che ci riporta all’infanzia, dal sorriso radioso di un bambino ecc.
Daniele Imperi
No, per un racconto infatti ho scritto che la struttura serve se è lungo e complesso. Ma per racconti molto brevi non ha proprio senso.
Marco
Beh si,però per il mio romanzo breve (poco oltre le 40k di parole) l’ho diviso perlomeno in capitoli anche se è una storia “semplice” cambia POV perchè i protagonisti sono 2
Daniele Imperi
Direi che va bene la suddivisione in capitoli che hai fatto.