
Se sono qui, ora, a scrivere queste righe, è perché io, e soltanto io, sono uscito incolume dalla Stanza. È così che la chiamavano. La Stanza. Con l’iniziale maiuscola a conferirle l’importanza e il rispetto che meritava. O, meglio, il timore reverenziale che incuteva.
Non era una comune stanza, come quelle cui siamo abituati a vedere, a vivere. Non aveva mobilio al suo interno né finestre si aprivano sulle sue pareti spoglie. Il pavimento era rozzo, grigio, e il soffitto appariva maculato da muffa e umidità. In terra c’erano macchie scure, che tutti noi sapevamo a cosa attribuire, anche se nessuno aveva il coraggio di esternare il proprio pensiero.
Come eravamo entrati nella Stanza non era certo un mistero. La sua porta invitava a entrare, così antica, fatiscente, inquietante. Ma una volta entrati era impossibile uscirne. Bisognava stare al gioco. E il gioco iniziava subito, col rumore della porta che sbatteva, nel silenzio della mezzanotte.
Ricordo ancora le espressioni dei miei compagni, il terrore e il pentimento che ho letto nei loro volti. Ma tornare indietro era impensabile. La Stanza non lo permetteva.
Ho visto quegli uomini morire, uno dopo l’altro. Ho visto i loro corpi divorati da quella forza, come se fosse un’entità. Perché la Stanza era viva. Ho lottato per sopravvivere. Più volte ho rischiato di essere divorato da quelle pareti, ma ogni volta sono stato pronto a gettare in pasto a quel cemento e a quei muri uno dei miei compagni.
No, non giudicatemi un assassino, né un barbaro. Voi non sapete, non potete comprendere ciò che ho vissuto. Non hai compagni di prigionia nella Stanza. Non esistono amici, non c’è posto per i sentimenti e per la pietà fra quelle cupe mura.
Nella Stanza hai solo due scelte: vivere o morire.
Io ho scelto di vivere.
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luigi leonardi
Ho letto ora “La stanza”. Daniele, non potevi descrivere meglio la teoria hobbesiana.
Daniele Imperi
Grazie Luigi… ma su Hobbes mi trovi impreparato

Mi sono andato a informare: hai ragione!
PS: ieri mi è arrivato il tuo libro “Epurazioni”, che leggerò a breve
luigi leonardi
Ti ringrazio.
Ti anticipo che si tratta di un argomento scomodo. Anche nella sua drammaticità a volte sono intervenuto con ironia.
Ho avuto difficoltà nella ricerca di documentazione. Comunque Sto scavando perché ho trovato cose peggiori.
VITO
E’ un bellissimo racconto. Mi piacerebbe riscriverlo con alcune piccole variazioni tecniche… ma sono troppo pigro… eh eh eh
Daniele Imperi
Grazie Vito