Siamo ciò che leggiamo?

Le nostre letture e i valori morali personali

Siamo ciò che leggiamo?

Leggere romanzi di alcuni generi letterari può identificarci come tolleranti o rigidi?

Siamo davvero ciò che leggiamo?

Secondo uno studio condotto da psicologi dell’Università dell’Oklahoma1, i lettori tendono ad apprezzare quei generi letterari che riflettono i loro valori personali. I ricercatori hanno riferito che i lettori di narrativa letteraria (suppongo intendano la cosiddetta mainstream), fantasy e fantascienza propendono per uno stile morale più permissivo.

Vi sembra sensato? A me sembra invece una scemenza.

Ma quei ricercatori continuano sulla stessa strada, riferendo che, all’opposto, i lettori di romanzi d’amore, gialli e thriller tendono a rispettare un senso più rigido di giusto e sbagliato. Nei romanzi rosa, a detta loro, ci sono “eroi ed eroine chiaramente identificati”, mentre nei gialli e thriller si “distinguono inequivocabilmente il bene e il male”.

Le nostre letture e i valori morali

Io leggo normalmente thriller, polizieschi, fantascienza – è parecchio che non leggo fantasy, ma in passato ho letto molti romanzi di quel genere – eppure sono sempre stato per regole molto rigide, assolutamente contrario al permissivismo che impazza oggi. Non amo per niente la narrativa letteraria, ma amo i classici, che sono in pratica il mainstream di un tempo.

Secondo quegli psicologi non ho idee chiare, allora, ma credo anzi che abbiano detto loro una scemenza dietro l’altra.

Che cosa c’entra la lettura coi propri valori morali personali?

C’entra, in un certo senso, come c’entra la visione di film, e qui potrei fare l’esempio di un film cult come Arancia meccanica, che ho smesso di guardare dopo circa 20 minuti. Se non posso identificarmi col protagonista del film, che mi scatena solo rabbia, non riesco a godermi quel film.

Quindi sì, possiamo dire che un romanzo, come un film, è legato ai nostri valori morali, ma non lo è certo un genere narrativo. Una storia come Arancia meccanica potrebbe non essere ambientata nei giorni nostri, ma essere invece una storia fantasy o di fantascienza: io non la leggerei, pur apprezzando quei generi.

I generi letterari e i valori morali

È sbagliato il discorso che quegli psicologi fanno sui generi narrativi, che di per sé non sono assolutamente legati ai nostri valori.

  • Romanzi rosa: non li leggo, ma non credo che siano caratterizzati unicamente da eroi ed eroine. I promessi sposi, romanzo storico ma anche storia d’amore, non ha certo in Renzo e Lucia due figure eroiche.
  • Fantasy: Il Signore degli Anelli non invoca nulla di permissivo, è la classica lotta fra il Bene e il Male, quindi vi si distinguono “inequivocabilmente” bene e male.
  • Fantascienza: non sempre tratta mondi lontanissimi dal nostro. Prendiamo come esempio la fantascienza distopica, magari 1984 di Orwell: davvero si può parlare di stile di vita permissivo? Finora, anzi, credo di aver letto ben pochi romanzi che mostravano stili di vita estremamente liberi.
  • Giallo, thriller, poliziesco: in questo caso forse potrei dar loro ragione, perché questi generi trattano di indagini, di crimini da risolvere e i protagonisti sono poliziotti, ispettori, investigatori privati. Ma pensate che solo le persone moralmente irreprensibili leggano questi generi letterari?
  • Narrativa letteraria: scorrettissima definizione per la narrativa non di genere, perché discrimina appunto la narrativa di genere. Anche qui è difficile vedere il nesso con i valori morali del lettore, anche perché questo tipo di narrativa può trattare praticamente di ogni problema della vita del protagonista.

Siamo ciò che leggiamo?

No, è la mia risposta. Non possiamo fare un ritratto della persona basandoci sulle sue letture. Al limite possiamo intuirne il livello culturale, che con la morale non ha nulla a che vedere.

È come sostenere che chi legge la Bibbia è un fervente cristiano e chi legge il Mein Kampf un nazista. Quindi chi legge Pinocchio è un bambino non cresciuto e chi legge La Divina Commedia è un letterato.

I generi letterari sono da vedere semplicemente come metodi di narrazione: ci sono autori che si trovano a proprio agio ambientando le loro storie in mondi fantasiosi o lontani, nel tempo e nello spazio, dal nostro. E per i lettori sono semplicemente chiavi per entrare in quei mondi, porte per uscire dalla propria realtà.

E tutto ciò è moralmente giusto.

Siete ciò che leggete?

Vi identificate con quanto sostenuto da quei ricercatori? È possibile accomunare un genere letterario a un valore morale?

1Black, J. E., Capps, S. C., & Barnes, J. L. (2018). “Fiction, genre exposure, and moral reality”. «Psychology of Aesthetics, Creativity, and the Arts».

26 Commenti

  1. Marco
    giovedì, 14 Gennaio 2021 alle 7:37 Rispondi

    È il solito (inutile) studio dell’immancabile università statunitense per attirare su di sé un poco di attenzione. Se c’è un tipo di persona difficile da classificare, a mio parere, è proprio il lettore.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2021 alle 12:48 Rispondi

      Sono d’accordo: tra l’altro si legge per vari motivi, anche per studiare certi generi letterari.

      • Roberta
        mercoledì, 20 Gennaio 2021 alle 20:22 Rispondi

        Esatto. Io, per esempio amo approfondire tematiche già note, per cogliere le tante sfumature che a scuola o all’università non ho avuto modo di fare per il poco (o il mancato) tempo.
        P.S.: sono appassionata anche di letteratura africana-americana, ma finora ho letto poche opere. Menomale che c’è la Carta del Docente. :D

        • Daniele Imperi
          giovedì, 21 Gennaio 2021 alle 11:54 Rispondi

          Allora ti consiglio “Ragazzo negro” di Richard Wright.

    • Roberta Visone
      mercoledì, 20 Gennaio 2021 alle 20:20 Rispondi

      Concordo a pieno sul fatto che non si possa (né si debba, a mio avviso) classificare chi legge in modo così riduttivo.
      Ovviamente esiste un forte legame fra chi legge per passione o per comprendere la realtà di ciò che sta vivendo in quel preciso momento in cui si imbatte nella (o cerca volontariamente quella) copertina di un libro, e l’opera stessa di cui si nutre spiritualmente. Io, per esempio, non amo tutti i fantasy, ma posseggo e leggo quelli che ritengo più importanti. Mi nutro anche di altri generi, soprattutto il distopico, nonché i libri di psicologia, i classici, i fumetti, i manga, i graphic novel, infine i manuali universitari (soprattutto quelli di linguistica) e quelli utili per la scuola. Leggo libri anche in lingua straniera (se riuscissi a imparare bene anche il cinese e il gallese, pure in queste lingue li leggerei).
      Dovrei iniziare anche col giallo e l’investigativo, che secondo me possono aiutarmi a sviluppare maggiormente il mio intuito, ma forse è sbagliato pure dire questo.
      Insomma, tornando al discorso con cui ho iniziato il commento, è davvero necessario classificare una persona in base a ciò che legge? Io credo proprio di no, per i motivi ben spiegati nell’articolo.

      • Daniele Imperi
        giovedì, 21 Gennaio 2021 alle 11:56 Rispondi

        Il legame c’è senz’altro, ma non riferito alle idee politiche e sociali.

  2. Michela Milani
    giovedì, 14 Gennaio 2021 alle 8:54 Rispondi

    Se così fosse, dovrei davvero preoccuparmi! Nelle mie letture mi capita spesso di soffermarmi sui personaggi negativi. Mi piace indagarne le motivazioni e cercare di indovinare cosa si nasconde dietro comportamenti non proprio limpidi. Secondo questa ricerca, sarei una disadattata perché, nel romanzo “Uto” di Andrea De Carlo, simpatizzavo con il protagonista, un ragazzo decisamente difficile? Meno male che non hanno preso in considerazione anche i film. In questo caso, verrei considerata addirittura una persona pericolosa perché, qualche anno fa, passavo nottate intere a guardare le puntate di “Romanzo Criminale”, la serie incentrata sulle vicende della banda della Magliana. :-) Sinceramente queste ricerche mi sembrano proprio prive di senso, mi chiedo perché non si possano usare i soldi dei finanziamenti -che spesso sono statali- in progetti più utili. Ci sarebbero tante belle iniziative da intraprendere per diffondere la cultura al giorno d’oggi e sarebbe bello che le università fossero centri d’eccellenza anziché perdere tempo con ricerche che, secondo il mio modestissimo parere, non servono a nessuno.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2021 alle 12:51 Rispondi

      Anche io ho simpatizzato qualche volta per il protagonista criminale di un romanzo.
      In effetti certe risorse, umane e economiche, dovrebbero essere usate per diffondere la cultura, non per classificarne chi ne usufruisce.

    • Roberta Visone
      mercoledì, 20 Gennaio 2021 alle 20:24 Rispondi

      Esatto.
      Allora io che sono appassionata del videogioco Assassin’s Creed sono un’assassina? Ma se un altro po’ mi metto paura anche della mia ombra?!

      • Daniele Imperi
        giovedì, 21 Gennaio 2021 alle 11:57 Rispondi

        Attenta anche tu a non farlo sapere a quei tipi dell’Università :D

  3. Orsa
    giovedì, 14 Gennaio 2021 alle 10:51 Rispondi

    Questa cosa del “dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei” ha la credibilità di un oroscopo.
    Io una ricerca seria la dirotterei sulle origini di questa disperata necessità di etichettare e classificare qualunque cosa. La penso come te: è una grande scemenza.
    Cosa penserebbero gli psicologi della mia lettura corrente “Il mio diario di guerra” di B.Mussolini?
    Come mi definirebbero? Guerrafondaia fascista?
    Oddio la ricerca c’ha ragione! 😂

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2021 alle 12:52 Rispondi

      “Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei” è il nome adatto a questa ricerca.
      Quella di classificare è una mania umana, ma va bene per i prodotti, non certo per i lettori.

      • Orsa
        giovedì, 14 Gennaio 2021 alle 14:04 Rispondi

        Purtroppo non ci limitiamo solo ai prodotti, il discorso si estende e va oltre la lettura. Vogliamo parlare dell’odiosa abitudine di legare la morale all’ascolto di una certa musica, al modo di vestirsi, di fare acquisti, alle frequentazioni? Ti confesso una mia ossessione: io sono completamente disinteressata alla TV, ai film, alle serie ecc ecc, ma quando partono le previsioni del tempo, io lascio qualunque cosa, corro davanti alla TV anche se mi trovo dall’altra parte della casa, e mi ipnotizzo sul meteo. Anche più volte al giorno, anche se non devo uscire o viaggiare 😂
        Come verrei inquadrata dagli psicologi? Personalità con perturbazioni isolate, dalla moralità instabile e di carattere sereno/variabile?

        • Daniele Imperi
          giovedì, 14 Gennaio 2021 alle 14:11 Rispondi

          Musica e abiti anche, come pure avere capelli lunghi e barba :)
          Ma sui libri mi sembra ancora più ridicolo. Una volta inquadrarono in TV quello che avevano sequestrato a dei criminali, sul tavolo c’erano armi di vario tipo… e anche un libro sugli anni di piombo che avevo anche anch’io! Ma che bisogna c’era di mettere quel libro, che era poi un saggio su quel periodo?
          A me invece del meteo non frega nulla :D

  4. Emilia Chiodini
    giovedì, 14 Gennaio 2021 alle 11:11 Rispondi

    E’ un vezzo di alcuni psicologi incasellare le persone, chissà quali criteri hanno seguito per stabilire queste distinzioni. Ora sto leggendo un romanzo dove la protagonista è una prostituta, a quale categoria apparterei?

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2021 alle 12:56 Rispondi

      I criteri secondo me sono quelli soggettivi cui ho accennato: romanzo rosa=eroe ed eroina distinguibili, fantascienza=stile di vita permissivo.
      Non far sapere a quegli psicologi la tua lettura corrente!

  5. Corrado S. Magro
    giovedì, 14 Gennaio 2021 alle 12:47 Rispondi

    I paladini della “scienza” hanno sempre ritenuto le loro “trovate” verità assolute (almeno fino al sorgere della nuova alba). Un esempio: per decenni era dogma considerare i mancini pilotati da una precisa zona cerebrale (prima era addirittura una malformazione). Una ricerca del Sud Africa e una inglese, affermano ora che il cervello esegue quello che il midollo spinale ha definito durante la gestazione. C’è un dato di fatto: La lettura è un processo interattivo, uno scambio tra l’autore, attraverso le sue parole e il soggetto che legge e che, attenzione, le assorbe e interpreta con un metro “personale”, dipendente anche da predisposizione e momento. Già l’approccio è determinante. Se mi propongo di leggere un saggio so di confrontarmi con un testo che mi risulterebbe noioso per la narrativa di genere o altro. La lettura come ogni forma di comunicazione non sottostà in assoluto a una specifità ben definita e può piacere o non piacere così come il pasto che ci presentano può essere di gusto più o meno gradito e rispecchiare le nostre preferenze.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2021 alle 12:58 Rispondi

      La mano sinistra era chiamata mano del diavolo, no?
      Il lettore interpreta come vuole, hai ragione, e solo questo basta per confutare quella ricerca.

      • Corrado S. Magro
        giovedì, 14 Gennaio 2021 alle 13:27 Rispondi

        Esatto Daniele, rischiavano il rogo! Un altro esempio di verità scientifiche multiple: i virus “corona”. Un germoglio quotidiano di “monarchie”. Manca il detto di Napoleone: Dio me l’ha data e guai a chi la tocca!, e come sappiamo gliela toccarono e tolsero.😀

  6. von Moltke
    giovedì, 14 Gennaio 2021 alle 14:07 Rispondi

    No, decisamente no. Leggo con piacere i generi più vari, magari a “periodi”, prediligendo di volta in volta la saggistica storica (focalizzandomi su precisi argomenti, dall’antica Roma alla Prima Guerra Mondiale), la fantascienza, i classici (Balzac è una mia fissa), romanzi di avventure, a volte storie inquietanti (Lovecraft e Poe), a volte umoristi (Thackeray), e ogni tanto persino filosofi. Ultimamente ho finito “Il signore degli anelli” e ho scoperto la fantasy. O sono una specie di Leonardo da Vinci dalle multiple personalità oppure questo studio è basato su persone dal bassissimo livello intellettivo, che riescono a leggere solo un tipo di scrittura. Oppure, terza soluzione, lo studio non vale a nulla. Come gran parte di ciò che esce dalle università (non solo americane).

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2021 alle 14:13 Rispondi

      Anche io allora ho multiple personalità.
      Opto per la terza soluzione: è uno studio senza alcun fondamento scientifico.

  7. Barbara
    giovedì, 14 Gennaio 2021 alle 15:49 Rispondi

    Ma ti sei letto il documento di quella ricerca? Hai visto come hanno condotto lo studio, per riuscire a saltare a una conclusione così strampalata?! Le statistiche bisogna leggerle per bene…
    Pagina 10, “Method. Participants and procedure”: “Links to a brief Qualtrics survey were posted on social networking sites such as Facebook and Twitter (68% total), reader-focused sites such as Goodreads and BookBalloon (9% total), as well as sites dedicated to research in psychology, such as Psych Research on the Net and Social Psychology Network (23% total).”
    Un sondaggio fatto via social network, con 68% di partecipanti da Facebook/Twitter… annammo bbene!
    “Because each genre on the GFT was represented by 15 authors, we needed at least 150 participants (following the 10 cases per item rule for scale development; see MacCallum, Widaman, Zhang, & Hong, 1999 for more information)”
    Cioè, secondo loro, erano sufficienti 150 intervistati, perché ogni genere letterario ha 15 autori e hanno considerato la regola (arcaica) dei 10 casi per elemento. Rabbbbbrividisco.
    “At this point, 260 had responded, but seven cases had not completed the Genre Familiarity Test and were discarded, leaving 253 adults (77.5% women, mean age = 37.6 years). Three participants were removed from genre analyses because of excessive guessing (checking five or more foils).”
    Quindi 250 partecipanti validi, 77,5% donne, età media 37.6 anni. Un campione statistico completamente errato su cui basare uno studio di lettura, a mio avviso. Anche se leggono più le donne, qui si vuole analizzare se chi legge (indipendentemente da quanto legge) sceglie quel che legge in base ai propri valori morali, ergo tutta la popolazione doveva essere ugualmente rappresentata nel campione. Mentre sono partiti da una scelta sui social (e quelli che non usano i social non leggono?!) e hanno raccolto un campione disallineato per età e sesso (un 70enne legge e magari anche tanto, ma non ce lo vedo a rispondere ai sondaggi sui social).
    Da una premessa sbagliata non può venire fuori una conclusione corretta… ;)
    “Most participants (58%) reported reading an average 1-4 books a month for pleasure; 8% said they did not read for pleasure, and the rest (28.2%) read more (6% did not answer the question). Seventy-six participants (30%) said they were writers; of these, 25 were published authors (10% of the entire sample). Of those published, 11 write fiction, eight write nonfiction, and six write both.”
    Il 30%, cioè 76 partecipanti su 250, sono scrittori. Apppppposto! E’ tutta sbagliata sta cosa allora! Non ti puoi fidare degli scrittori! :D :D :D

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Gennaio 2021 alle 16:38 Rispondi

      No, non l’ho letto, altrimenti ne avrei dette di tutti i colori :D
      Che significa che ogni genere letterario ha 15 autori?
      Uno studio totalmente errato, sotto qualsiasi punto di vista.

      • Barbara Businaro
        giovedì, 14 Gennaio 2021 alle 17:13 Rispondi

        Male, male, male a non averlo letto! Ti veniva un articolo superlativo a fargli le pulci! :D
        Per ogni genere (Classics, Contemporary Literary, Fantasy, Horror, Mystery/Thriller, Romance, Science Fiction) hanno dato una lista di 15 autori, da cui i partecipanti dovevano selezionare i propri autori preferiti. La lista è in appendice allo studio, pagina 36. Ma anche la compilazione di questa lista di autori è del tutto arbitraria e secondo me fuorviante. Capisco che sia targetizzata sul mercato americano (dei romance conosco solo Nora Roberts, Rosamunde Pilcher, Danielle Steel), ma mi sembra un elenco limitato. Che ne dici del Fantasy, che conosci meglio di me: Terry Goodkind, Neil Gaiman, Robert Jordan, Patrick Rothfuss, George R. R. Martin, Terry Pratchett, Anne Bishop, Mercedes Lackey, Andrzej Sapkowski, David Eddings, Jim Butcher, J. R. R. Tolkien, Raymond E. Feist, R.A. Salvatore, Terry Brooks ?

        • Daniele Imperi
          giovedì, 14 Gennaio 2021 alle 17:26 Rispondi

          Addirittura hanno scelto loro gli autori? Ma allora è superfalsata la ricerca.

          Degli autori fantasy elencati conosco solo Neil Gaiman, George R.R. Martin, Terry Pratchett, David Eddings, J.R.R. Tolkien e Terry Brooks per averli letti.

          Terry Goodkind, Robert Jordan, Patrick Rothfuss e R.A. Salvatore solo di nome. Gli altri mai sentiti.
          Però già con quelli che ho letto c’è una bella varietà di fantasy.
          Ma comunque secondo me non dovevano proprio scegliere degli autori. Magari uno legge solo fantasy cinese o romanzi rosa giapponesi.

          • von Moltke
            giovedì, 14 Gennaio 2021 alle 20:46 Rispondi

            Infatti io sospetto che, come tutte le classifiche o statistiche simili emesse da fonte anglosassone, sia fortemente sbilanciata verso tutto ciò che è in lingua inglese. Una volta vidi una di quelle liste come “I 100 libri da leggere assolutamente nella vita”, pubblicata da un giornale altrimenti serio, il Times o il Guardian, ora non ricordo. Ebbene, a parte l’arbitrarietà di una scelta simile (perchè 100?), erano TUTTI autori anglosassoni. Come a dire che se uno avesse letto Cormac McCarthy e non Omero poteva dirsi a posto con la coscienza.

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