Scrivere di getto: pro e contro

Ci sono vantaggi a scrivere storie senza avere una trama?

Scrivere di getto

La scrittura di getto è vista come una scrittura veramente creativa. Ma è davvero possibile scrivere un intero romanzo senza averne prima scritto la trama?

Quando ho iniziato a creare storie, scrivere di getto è stato istintivo. Non restavo imbambolato con la penna in bocca ad aspettare l’ispirazione: partivo da un’idea, anche sommaria, della storia e cominciavo a scrivere.

Pian piano mi sono discostato da questo metodo di scrittura e ho sempre più preferito scrivere una storia quantomeno abbozzando una trama, o buttando giù una scaletta.

Eccetto per i racconti bonsai: per storie così brevi, 300 parole o 2000 caratteri, sarebbe assurdo scriverne prima una trama. In quei casi scrivere di getto è l’unica soluzione possibile.

Che cosa significa scrivere di getto?

Se ci pensate, si scrive sempre di getto: trama o non trama, alla fine lo scrittore deve scrivere, deve creare sul momento frasi, scene, azioni, descrizioni, dialoghi. Ma sappiamo anche che la scrittura di getto ha un preciso significato: scrivere una storia senza aver prima delineato una trama.

Quando scrivevo di getto, avevo l’impressione di una scrittura più pura, più romantica anche. Passando poi alla struttura definita, alla creazione di un arco drammatico, mi è sembrato di trasformarmi in un matematico.

Calcolare il punto esatto in cui inserire il momento nero, il momento centrale, il climax, progettare i vari problemi per il protagonista è diventato un lavoro snervante e poco creativo, anche se si tratta pur sempre di creare qualcosa.

Scrivere di getto aveva un altro sapore: un sapore più genuino, più naturale.

Narrazione, descrizione e dialoghi: le basi di una storia

A mio avviso, storie e romanzi sono composti da tre parti: narrazione, che sposta la storia dal punto A al punto B e infine al punto Z; descrizione, che crea una realtà sensoriale per il lettore; e il dialogo, che dà vita ai personaggi attraverso i loro discorsi.

Stephen King, On Writing

Non avevo mai suddiviso una storia in questi 3 elementi:

  1. Narrazione: è il narrato, il racconto vero e proprio da parte del narratore, onnisciente o meno, io-narrante o esterno. Comprende le azioni dei personaggi, i flussi di coscienza, i pensieri e le riflessioni, gli eventi che accadono.
  2. Descrizioni: definiscono l’ambientazione, mostrano al lettore le scene, danno colore e consistenza, tridimensionalità alla storia.
  3. Dialoghi: rendono vivi i personaggi, reali agli occhi del lettore, e contribuiscono allo sviluppo della storia.

Anche se Stephen King scrive di getto, questi 3 elementi sono rispettati nelle sue storie.

E l’arco drammatico? E la struttura a 3 atti o a 5? Ci sono ugualmente. Te ne accorgi man mano che leggi.

La scrittura di getto è più spontanea?

Nello stesso saggio, On Writing, Stephen King ha scritto di diffidare della trama, sia perché la vita non ha una trama (ce l’ha solo alla fine, aggiungo io), sia perché la trama non è compatibile con la spontaneità della creazione.

Su quest’ultimo punto non sono d’accordo. Quando ho scritto la trama di alcuni racconti, non l’ho mai seguita alla lettera, anzi, la storia poi ha preso pieghe diverse.

Scrivere di getto è senz’altro spontaneo, ma anche se si scrive seguendo una trama, la scrittura è sempre spontanea. Non lo è se si pianifica con dettagli maniacali ogni capitolo e ogni scena. Ma chi è così pazzo da farlo?

Scrivere di getto è affidarsi all’intuizione

Così sostiene King. Più che basarsi sulla storia – e qui credo intenda la trama – i suoi libri si basano sulla situazione. Ricordo ancora cosa scrisse in merito al romanzo Le notti di Salem: la situazione che aveva immaginato era Dracula in una città americana moderna. Cosa sarebbe accaduto?

Per King prima di tutto viene la situazione. I suoi personaggi, scrive nel saggio, sono sempre piatti, poco caratterizzati all’inizio. E chi ha letto qualche suo romanzo, come me, può confermarlo.

Ma in qualsiasi romanzo i personaggi sono poco caratterizzati all’inizio. Della situazione, invece, si può parlare. Il suo stile, quindi, è quello che chiamano nel mondo anglosassone what if.

Le storie di successo iniziano con una premessa – una domanda – una situazione what-if? che fa immediatamente interessare e incuriosire il pubblico.

Trovare il giusto what-if? è fondamentale per trovare la struttura della storia.

Writer’s Café

Che cosa (what) accadrebbe se (if) Dracula apparisse oggi in una città degli Stati Uniti?

Il risultato è stato Le notti di Salem.

Scrivere di getto significa creare storie senza struttura?

Assolutamente no. Le storie senza struttura sono quelle storie che non vanno da nessuna parte. Ho letto 18 romanzi di King e ogni storia funzionava. I personaggi erano realistici e ben riconoscibili uno dall’altro.

Le ambientazioni, le scene erano vivide, mi immaginavo tutto senza fatica. I dialoghi erano credibili, naturali.

Naturalmente penso che l’abilità dello scrittore conti molto: scrivere di getto e riuscire a creare una storia che sta in piedi richiede competenza e bravura.

Scrivere di getto: pro e contro

Se da una parte scrivere di getto ci fa sentire più naturali, più creativi anche, dall’altra bisogna padroneggiare l’arte della scrittura per scrivere un romanzo senza seguire una trama.

Ogni volta che ci ho provato, ho dovuto alla fine abbandonare il romanzo. E in tutto ne ho abbandonati almeno 7. Ma parliamo ormai di 30 anni fa.

Poi per me è stato fondamentale delineare una trama. Nel romanzo in infinita stesura (il solito P.U.) non ho potuto fare altrimenti, perché la struttura della storia non mi avrebbe permesso mai di scrivere di getto. Per questo romanzo ho dovuto fare il matematico.

Ho la trama delineata di altri 3 romanzi e delle idee abbozzate per un altro. Magari sarà proprio quest’ultimo che mi farà tornare alla scrittura di getto.

Scrivete di getto o no?

Qual è il vostro rapporto con la scrittura? Preferite scrivere di getto o dovete affidarvi a una trama per costruita?

30 Commenti

  1. Rebecca Eriksson
    5 Marzo 2020 alle 09:19 Rispondi

    Parto con una scrittura di getto, in genere le idee mi arrivano per alcune scene di cui sento la necessità di scriverle in modo istintivo. Parlando di racconti lunghi in genere appartengono a situazioni sparse qui e lì.
    Una volta ripreso un controllo razionale sul testo, ne creo una struttura e lo riprendo in mano inserendo le scene in modo strutturato. Le mie strutture non sono però mai rigide: conosco il punto A ed il (vicino) punto B, il percorso per arrivarci lo scopro mentre lo sviluppo.

    • Daniele Imperi
      5 Marzo 2020 alle 13:37 Rispondi

      Le scene forse riescono meglio se scritte di getto. La cosa migliore resta davvero conoscere inizio e fine, e creare con l’istinto il percorso intermedio. Ma anche la fine non deve essere rigida, nel senso che si può anche modificare.

  2. Marco
    5 Marzo 2020 alle 09:40 Rispondi

    Io scrivo di getto, poi mi fermo e torno indietro, e cerco di eliminare, migliorare, irrobustire il testo. Un sacco di gente dice che non ci siamo, che non si deve fare così; ma è il mio modo di scrivere, mi piace e non riesco a fare altrimenti.

    • Daniele Imperi
      5 Marzo 2020 alle 13:37 Rispondi

      Ma torni indietro alla fine della storia o man mano che scrivi? Nel secondo caso anche io dico che non si deve fare così :D

    • Lidia Furlan
      8 Marzo 2020 alle 15:57 Rispondi

      Di getto, fino a che non è maturato almeno l’incipit. So cosa voglio raccontare, non cosa accadrà nel futuro prossimo dei protagonisti. Dopo 30/40 cartelle, mi guardo indietro e rileggo e affino quanto editato. Da lì sento la necessità di fissare delle milestones ma non rigide, non esclusive. Per me è un piacere scrivere, mi piace sorprendermi lungo la via e tirare il freno a mano ogni tanto. Quindi niente timone rigido e inflessibile. Navigo a vista sapendo che prima o poi raggiungerò la metà, pazienza se circumnavigando un continente in più…

      • Daniele Imperi
        9 Marzo 2020 alle 08:10 Rispondi

        Forse è meglio non sapere tutto ciò che accadrà ai personaggi. Rileggere in continuazione, però, porta via troppo tempo.

        • Lidia
          9 Marzo 2020 alle 09:15 Rispondi

          Non rileggo in continuazione. Anzi. E’ come intraprendere un sentiero in mezzo al bosco per arrivare alla vetta o a un rifugio. Lungo il cammino ti concedi un paio di soste per rinfrancarti e goderti il paesaggio, suppongo? Ecco. Per me funziona così… arrivata alla mia prima fermata, mi siedo, tracanno dalla borraccia e mi rileggo quanto scritto fin lì, una sola volta ma in maniera attenta. Attenzione: non stravolgo la trama, semplicemente ripercorro il tratto ad alta voce… sento il suono, il ritmo delle frasi. Poi riparto e quelle pagine non le leggo più fino alla fine, fino all’editing. Non è una continua rilettura… ma è necessaria, per rendere armoniosa l’opera.
          No, infatti… io ritengo che non sia bene sapere cosa accadrà fin da subito ai nostri personaggi. Altrimenti che noia… sarebbe tutto prevedibile. Eh no!!

          • Daniele Imperi
            9 Marzo 2020 alle 09:18 Rispondi

            Oltre che prevedibile sarebbe anche un lavoraccio…
            In fondo un romanzo non è come un film o un fumetto, che devono avere una lunghezza preimpostata per rispettare limiti di tempo e spazio.

            • Lidia Furlan
              9 Marzo 2020 alle 10:44 Rispondi

              Convengo pienamente!

  3. Michela Milani
    5 Marzo 2020 alle 10:36 Rispondi

    Scrivere di getto? Mi capita in due situazioni. La prima, quando, in sostanza, scrivo per me stessa. Di solito si tratta di sfoghi personali o momenti che io amo definire di ispirazione pura, dove abbozzo storie, trame e racconti semplicemente per il gusto di scrivere. Oppure scrivo di getto alcuni post sul mio blog e sono sempre argomenti caldi del mio settore dove, spesso, si accende la mia vena polemica. Ma pensare di scrivere di getto un romanzo, beh, almeno per me, non se ne parla. Vero è che l’esercizio e una mente allenata aiutano molto, quindi scrivendo tanto si diventa più abili. Magari si può scrivere di getto una parte della narrazione o un dialogo. Ma scrivere in questo modo un intero romanzo, francamente, mi pare eccessivo, almeno per quelle che sono le mie abilità. Sicuramente però si tratta di un mio limite, tanto di cappello a chi ci riesce.

    • Daniele Imperi
      5 Marzo 2020 alle 13:55 Rispondi

      In quel primo caso devi per forza scrivere di getto.
      Io invece strutturo i post, sempre. Ma per ora un romanzo proprio no. In futuro vedremo.

  4. Ferruccio
    5 Marzo 2020 alle 13:09 Rispondi

    Io scrivo di getto gli articoli del blog, Li ritocco sempre in minima parte. Non però con la narrativa: le fasi di scrittura di getto sono in minima percentuale.

    • Daniele Imperi
      5 Marzo 2020 alle 13:56 Rispondi

      Raramente ho scritto di getto gli articoli del blog, ma negli ultimi anni mai.
      Anche per me in narrativa, eccetto che nei racconti, la scrittura di getto è affidata a piccole parti.

      • Ferruccio
        5 Marzo 2020 alle 14:08 Rispondi

        Ci tengo però a precisare che la metà dei miei post è adatta studiata per finire in un libro, dopo una revisione e dopo aver uniformato tutto quello che serve: quindi anche in questo caso la scrittura di getto vale sino a un certo punto

        • Daniele Imperi
          5 Marzo 2020 alle 14:16 Rispondi

          Quindi alla fine pubblicherai un libro con i tuoi post?

          • Ferruccio
            5 Marzo 2020 alle 14:32 Rispondi

            Bah, l’idea c’è. Molti Record Culturali sono delle chicche e potrei farne un libro. Lo stesso vale per le curiosità degli scrittori celebri. Ma ho anche altro materiale che potrebbe venirmi utile. Ho sempre pensato di non buttar via nulla di quello che scritto sul blog, almeno da quando ho iniziato a ragionare in una determinata ottica

  5. Andrea Perin
    5 Marzo 2020 alle 14:44 Rispondi

    Scrivo di getto trovandolo assai più divertente, (almeno ci si conceda questo).
    Quando inizio una ”storia” non so se rimarrà un racconto breve o diverrà un romanzo.
    Un editor, tempo fa, mi disse che così si sprecano delle ottime idee, limitandole a un racconto… c’est la vie!
    Il grosso gap nel scrivere di getto, per mia esperienza: se ti fermi (troppo) sei finito.

    • Daniele Imperi
      5 Marzo 2020 alle 14:45 Rispondi

      Sì, è stato divertente quando scrivevo di getto. Ecco perché un giorno vorrei riprendere.
      Però è meglio decidere subito se una storia deve essere un racconto o un romanzo.

  6. Chiara Baccarini
    5 Marzo 2020 alle 15:54 Rispondi

    Ciao Daniele, complimenti per il blog.

    Una volta scrivevo tutto di getto, sulla base dell’ispirazione del momento, senza pianificare nulla.
    E puntualmente, dopo poche pagine la storia si arenava.

    Ho una cartella sul computer piena zeppa di racconti iniziati e mai finiti proprio per questo problema. Prima o poi li riprenderò ;)

    Credo siano pochi gli scrittori che riescono a tirare fuori una storia convincente partendo semplicemente da una situazione, à la Stephen King appunto. Ci vogliono molto talento, esperienza e competenza per riuscirci.

    Adesso, quando ho un’idea che mi pare buona, invece di buttarmi a capofitto sulla pagina bianca cerco prima di buttare giù, almeno a grandi linee, la trama e i personaggi, e vedo che funziona.
    Niente impedisce poi di cambiarne alcuni sviluppi in corsa: la pianificazione deve aiutare la storia a prendere forma, non ingabbiarla.

    Il mio problema è un altro ora: mentre scrivo, torno spesso indietro a rileggere e a modificare il testo invece di farlo alla fine della prima stesura. Deleterio su tutti i fronti!

    • Daniele Imperi
      5 Marzo 2020 alle 16:10 Rispondi

      Ciao Chiara, grazie e benvenuta nel blog. Anche io ho diversi racconti iniziati o abbozzati, ma ormai m’è passata la voglia di scriverli.

      Un altro aspetto da considerare della scrittura di King è che scrive sempre storie della sua epoca. Almeno finora, non mi pare di aver letto romanzi storici, per fare un esempio, in cui serve molta documentazione, quindi non puoi prendere e scrivere.

      Ha scritto fantascienza, ma il genere non si limita alle astronavi e ai viaggi spaziali. Anche i poteri psichici sono fantascienza.
      Insomma, le sue storie partono avvantaggiate. E poi ambienta tutto in zone che conosce molto bene, di solito. Altro fattore da non trascurare.

      Leggere e modificare pian piano non va fatto, perché ti fa solo perdere tempo e anche concentrazione.

  7. Grazia Gironella
    5 Marzo 2020 alle 21:27 Rispondi

    Ho iniziato a scrivere già progettando, molto prima di leggere manuali che lo consigliassero, ma non mi sono mai sentita tanto legata al progetto da perdere la libertà. Nel tempo mi sembra comunque che i progetti siano sempre più scarni a favore dell’improvvisazione. Un filo da seguire mi serve, però, o almeno una destinazione. Senza posso anche scrivere pagine su pagine, ma non riescono altrettanto efficaci.

    • Daniele Imperi
      6 Marzo 2020 alle 08:15 Rispondi

      Tanti anni fa avevo anche io progettato un romanzo fantasy, scrivendo le trame di ogni capitolo, erano una cinquantina. Ovviamente anche quello abbandonato, non ricordo più per quale motivo.
      Forse anche King segue un filo, magari mentalmente. Per ora io mi sento legato a un progetto abbastanza solido.

  8. von Moltke
    5 Marzo 2020 alle 21:45 Rispondi

    L’una non esclude l’altra. Mi spiego: scrivo sempre di getto, ossia sotto l’ispirazione. Ma ho sempre avuto in mente una trama, per quanto labile o essenziale potesse essere. Se nel primo romanzo, poi, era solo un’idea generale, attorno a cui si agglomeravano man mano che scrivevo vari episodi e personaggi, nei successivi l’idea principale si strutturava ogni volta in modo più dettagliato. E tuttavia non ho mai rinunciato all’ispirazione del momento, lasciando sempre la trama ad un livello abbastanza essenziale da permettermi un buon margine di libertà. Ammetto che questo mi ha causato alcuni momenti di sofferenza per far quadrare alcuni eventi con altri, ma complessivamente è il modo di creare che preferisco. Fra l’altro, non ho mai preparato alcuna scheda dei personaggi.

    • Daniele Imperi
      6 Marzo 2020 alle 08:20 Rispondi

      Nel mio romanzo ho dovuto per forza sapere cosa succede in ogni capitolo, altrimenti i vari pezzi non avrebbero combaciato. Ma per ogni capitolo ho scritto 2-3 righe e una scaletta di eventi. E nonostante questo ho dovuto rimettere mano alla trama varie volte.
      Neanche io ho creato le schede dei personaggi: una volta m’era sembrata una buona idea adesso le trovo una scocciatura :)

  9. Corrado S. Magro
    5 Marzo 2020 alle 22:47 Rispondi

    È un continuo conflitto. Devo ammettere che scrivo quasi sempre di getto ma, per renderlo usufruibile senza “inaridirlo”, ecco l’altra faccia della medaglia che comporta tanto lavoro. Non riesco a procedere altrimenti. Anche le mie trame nascono da una sensazione, da una visione estemporanea che nel corso della stesura può arricchirsi o ridimensionarsi. Impossibile prevedere che tutto si svolga come in un primo momento, in un racconto forse sì.

    • Daniele Imperi
      6 Marzo 2020 alle 08:21 Rispondi

      Il problema infatti è quello: scrivendo da una visione o da una situazione, non sai dove finirai e questo potrebbe causare interruzioni continue e anche abbandoni.

  10. Maria Teresa Steri
    6 Marzo 2020 alle 14:24 Rispondi

    Se la progettazione, ovvero pensare la trama prima di mettersi a scrivere, è un modo per mettere a punto le idee, ben venga. L’importante è che non ci ingabbi la creatività e non ci si irrigidisca in schemi troppo artificiosi. Io non progetto tutto, ho una traccia del romanzo, il resto lo scopro man mano. Mi affido molto all’intuito, in pratica.
    Mi è capitato di inserire nella storia degli elementi senza sapere perché. A un certo punto acquistavano un senso, come se il mio inconscio sapesse tutto, ma io no. Non riuscirei mai a pianificare ogni dettaglio, mi sentirei priva di libertà e incapace di avere questi sprazzi di intuizione.
    Ciò nonostante, esistono sempre per me una scaletta e una mappa, che costruisco capitolo dopo capitolo al fine di tenere tutto sotto controllo.

    • Daniele Imperi
      6 Marzo 2020 alle 14:39 Rispondi

      Ecco, io sono finito proprio in uno schema troppo artificioso :D
      Il bello della scrittura di getto è proprio questo: che alla fine inserisci elementi imprevisti, ma posso benissimo funzionare.
      Tenere traccia degli eventi descritti è una buona cosa, non ci avevo pensato.

  11. Barbara
    17 Marzo 2020 alle 23:17 Rispondi

    Né plotter né pantser, sono un ibrido, un plot-ser. :D
    Se scrivo completamente di getto, mi perdo. Mi trovo di fronte ad una stradina con un muro davanti, senza uscita. Se scrivo progettando, finisco col non scrivere più. Sempre lì a raffinare la trama. Vado bene in una via di mezzo. Parto da una “scena di getto”, quella che scatena l’idea. Poi mentalmente inizio a progettare, a fare luce su tutto quello che c’è intorno: chi sono i personaggi, chi è il protagonista, perché sono lì, da dove arrivano, cosa hanno fatto o pensano di fare, soprattutto quale dovrebbe essere il finale. Ecco, senza finale nemmeno prendo la penna in mano. Il “vediamo dove va a finire ma intanto scrivo” su di me proprio non va. :)

    • Daniele Imperi
      18 Marzo 2020 alle 08:14 Rispondi

      Pantser che sarebbe? :)
      Il rischio di scrivere di getto è proprio perdersi, infatti. E progettando io pure ho dovuto aggiustare la trama più volte, ma per colpa di alcune lacune.
      Sul finale non mi so pronunciare. Forse dipende dal tipo di storia.

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