La scelta del genere narrativo

Quando e perché scegliere il genere letterario per una storia

La scelta del genere narrativo

Il genere narrativo va scelto prima di scrivere un romanzo o un racconto o viene da sé?

Non ho alcun problema con la narrativa letteraria, che di solito si occupa di persone straordinarie in situazioni ordinarie, ma sia come lettore che come scrittore sono più interessato alle persone comuni in situazioni straordinarie. Voglio provocare nei miei lettori una reazione emotiva, persino viscerale. Farli pensare mentre leggono non è il mio scopo.

Stephen King, Notte buia, niente stelle

E neanche il mio. Non ho mai sopportato i “libri che fanno riflettere”. So riflettere per conto mio senza bisogno d’aiuto. Né mi piace scrivere storie che facciano riflettere. Magari ne ho anche scritte senza rendermene conto e questo significa che a me interessava la storia in sé, non far pensare il lettore.

La scelta del genere narrativo, per me, è stata una scelta naturale. Il mio primo racconto era un fantasy e il secondo una storia dell’orrore. Il primo libro letto però era un classico del ’900, ma ero già attratto dalle letture di genere, che ho poi approfondito.

Come scegliere il genere narrativo per il proprio romanzo

Il modo più ovvio per scegliere un genere è scrivere ciò che ti piace leggere. Cliff Daigle

Quello che penso io è che non si possa scegliere il genere narrativo. Sono d’accordo sul fatto che uno scrittore debba scrivere ciò che ama leggere – e questo è il motivo per cui mi piace scrivere narrativa di genere: perché mi piace leggerla.

Leggo anche i classici, italiani e stranieri, ma non è certo possibile scrivere un classico: possiamo scrivere un romanzo, che verrà magari definito grande e infine inserito post mortem nella lista dei libri classici.

Se cercate online informazioni sulla questione dei generi letterari nella scrittura creativa, almeno nei blog in inglese da più parti si legge che è importante scegliere il genere narrativo per il nostro romanzo.

Vi sembra un discorso logico? A me no.

Il genere narrativo è una questione di scelta?

No, non lo è. Il genere narrativo è un’attrazione. Quando ho in mente una storia, è già inserita in un genere narrativo. Com’è possibile non saperlo in precedenza? E com’è possibile adattare una storia a un preciso genere letterario? Ma forse questo, in certi casi, è possibile.

Il genere narrativo non è una questione di scelta. È una questione di familiarità. Un autore sente dentro di sé il richiamo per uno o più generi letterari, si sente attratto dalla narrativa di genere e si tiene lontano da quella mainstream, che non esiste (ma di questo parleremo in futuro).

Scegliere il genere narrativo significa semplicemente scegliere una storia da scrivere: l’argomento e l’idea stessa giungono contemporaneamente al genere in cui catalogarla.

Le ultime 2 idee che ho avuto per futuri romanzi sono una storia ambientata nella preistoria (ed ecco il genere: romanzo storico) e una dell’orrore su una sorta di leggenda. Non ho mai avuto dubbi sul genere letterario di una storia che volessi scrivere.

Scrivere del genere narrativo che ci compete

C’è soltanto un modo per facilitare il lavoro di scrittura: concentrarsi su ciò in cui possiamo dare il meglio. Che non significa che il nostro sarà un romanzo meraviglioso, ma che non andremo a imbarcarci in un’opera per cui non siamo portati.

Sarei stato un pazzo a iscrivermi alla facoltà di Matematica, come a scegliere Italiano e Fisica come materie da portare alla maturità (in realtà non ero portato neanche in Greco e Storia, ma non erano proibitive come le altre).

Se vogliamo avere speranze per scrivere un buon romanzo – e intendo il miglior romanzo che potremmo scrivere – allora dobbiamo scegliere il genere narrativo che ci compete, quello in cui possiamo dare il massimo.

Non sopporto i romanzi drammatici (né i film), quelli in cui si parla di brutte malattie e dell’agonia dei personaggi e del dolore dei familiari. Me ne tengo lontano come se fossi scaramantico. Ergo: non scriverei mai storie del genere, perché non saprei proprio come impostarle (e m’annoierebbero a morte).

La narrativa di genere compete a chi vuol intrattenere i lettori, come ci ha suggerito Stephen King, non a chi vuol farli riflettere.

Il genere narrativo è una scelta per voi?

O il vostro scopo è far riflettere il vostro pubblico? Vi è capitato di scegliere il genere letterario dopo aver avuto l’idea per una storia?

27 Commenti

  1. Marco
    giovedì, 10 Dicembre 2020 alle 7:49 Rispondi

    Non sono mai partito dal genere letterario per scrivere. Scrivo le storie che scrivo perché spero (o mi illudo?) che siano il terreno che mi compete, dove posso combinare qualcosa. “Esse” hanno le loro gambe, e faranno il loro cammino, breve o corto che sia.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 10 Dicembre 2020 alle 13:21 Rispondi

      Be’, Savona ti compete sì :D
      Se non tratti narrativa di genere, ancor più non puoi partire dal genere…

  2. Michela Milani
    giovedì, 10 Dicembre 2020 alle 9:06 Rispondi

    Concordo su tutto. Per me la scrittura è un’arte e, almeno allo stato grezzo, scaturisce dall’ispirazione. Certo, poi un racconto, un romanzo o qualsiasi cosa si scriva, prima della pubblicazione richiede un lavoro certosino di aggiustamenti e revisione, ma non credo sia possibile scegliere a priori un genere in cui cimentarsi. Potrei anche decidere di voler scrivere un romanzo storico, ma non credo arriverei lontana senza un’idea forte alla base. Io sono più per scrivere ciò che ho in mente, trovo inutile ingabbiarsi in etichette che possono risultare premature. Solo alla fine è possibile inserire un lavoro di scrittura in un dato genere letterario. Inoltre, secondo me, classificare per forza un’opera è utile soprattutto a fini organizzativi, come nelle librerie e nelle biblioteche che giustamente espongono in base a criteri precisi. Quando scelgo un libro io mi soffermo sul titolo, sull’immagine di copertina e sull’incipit. Se mi colpiscono questi elementi, 9 volte su 10 lo compro, senza pensare tanto al genere letterario. Quindi, anche da scrittori, perché rinchiuderci in una classificazione che, almeno secondo me, serve a ben poco?

    • Daniele Imperi
      giovedì, 10 Dicembre 2020 alle 13:29 Rispondi

      Più che scegliere a priori un genere in cui cimentarsi, lo scegli perché leggi storie di quel genere.
      Riguardo all’idea forte, serve sia per il romanzo storico che per altri generi.
      Le etichette servono per ovvi motivi: se vuoi scrivere un romanzo di fantascienza, hai bisogno di un certo tipo di documentazione, diversa da quella di un romanzo storico e di altri generi letterari. Quindi in questi casi non è proprio possibile inserire alla fine il romanzo in un preciso genere, perché ogni genere narrativo ha sue caratteristiche e sue regole.
      I generi sono nati per quello: per classificare i libri, semplificando la scelta anche ai lettori.

  3. Orsa
    giovedì, 10 Dicembre 2020 alle 10:18 Rispondi

    Buongiorno, nemmeno io cerco la riflessione in una lettura. Emozione in un romanzo e conoscenza in un saggio, ecco cosa cerco. Dai drammi e dai cosiddetti “casi umani” me ne tengo alla larga anche io, cosa c’è da riflettere? Di spunti per deprimerci ne abbiamo già abbastanza nella realtà. A proposito, tu come fai a superare il frontale con la realtà quando chiudi l’ultima pagina di un bel libro?
    Carinissimo il soldato yankee con la “death card” nell’elmetto!

    • Daniele Imperi
      giovedì, 10 Dicembre 2020 alle 13:32 Rispondi

      Buongiorno, idem per me su romanzi e saggi. Quello che dico sempre anche io: mi bastano le notizie del giorno per deprimermi e i fatti della vita. Quando scrivo e leggo voglio altro.
      Quando chiudo il libro è ora di cena e di un bel (si spera) film, poi a dormire e alla mattina presto riapro il libro per un’oretta prima del lavoro :D

  4. Elisa
    giovedì, 10 Dicembre 2020 alle 11:50 Rispondi

    Io scrivo ciò che più mi attira. Nel senso: adoro il mistero, adoro i gialli (non troppo splatter), dove l’assassino può essere compreso seguendo gli indizi.Ma adoro anche ciò che va al di là. Esempio: mi piace Pirandello perché va ‘dentro’ la mente umana, così come Kafka o tanti altri.
    Secondo me il genere letterario arriva da sè, senza starci troppo a pensare. Segue un po’ il nostro essere, o almeno credo. Anche perché scrivere seguendo troppe regole inaridisce il tutto!

    • Daniele Imperi
      giovedì, 10 Dicembre 2020 alle 13:33 Rispondi

      Pirandello mi piace, Kafka sinceramente non m’ha comunicato nulla con il suo “Metamorfosi”. Spero che il “Il processo” mi piaccia.
      Che il genere letterario arrivi da sé, assieme all’idea, siamo d’accordo. Sulle regole anche, a patto di conoscerle prima di non seguirle.

  5. Fabio Amadei
    giovedì, 10 Dicembre 2020 alle 13:25 Rispondi

    Ricordo tempo fa un commento di un giornalista esperto di rock che lamentava il fatto di non riuscire a classificare la musica di Van Morrison. La cosa gli dava un fastidio quasi fisico. Il tizio non si capacitava di non poter rinchiudere il grande Van in qualche recinto ben preciso. La cosa lo faceva impazzire.
    Fa spiritual, gospel, country, jazz, insomma, cosa fa questo benedetto uomo? domandava lui al suo collaboratore in studio. Fa solo ottima musica; è unico! rispose quest’ultimo.
    Ecco, secondo me gli scrittori devono solo preoccuparsi di lasciare un segno forte, al di là del genere.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 10 Dicembre 2020 alle 13:37 Rispondi

      E figurati se posso classificare io Van Morrison, che di musica non capisco nulla :D
      D’accordo sul segno da lasciare.

  6. von Moltke
    giovedì, 10 Dicembre 2020 alle 14:52 Rispondi

    Come tu dici, il genere non si sceglie. Semmai, sono io a sentirmi scelto dalle mie storie. Che poi abbiano quasi tutte a che fare con la Storia (e quindi mi portino verso il romanzo storico) è unìaltra conseguenza del tuo discorso, ossia che si scrive su ciò che si ama, e per cui ci si sente portati.
    La narrativa cosiddetta “non di genere” è, secondo me, quella di scrittori che pretendono di essere dei classici e che, nella maggior parte dei casi, scrivono storie noiosissime, in cui non succede quasi nulla e ci si deve sorbire pagine e pagine di riflessioni di cui faccio volentieri a meno (ho una piccola ma ben fornita biblioteca di filosofia per questo).

    • Daniele Imperi
      giovedì, 10 Dicembre 2020 alle 16:11 Rispondi

      C’è chi è portato per un genere e chi per un altro.
      Concordo appieno con quanto dici sulla narrativa cosiddetta “non di genere”. Uno dei motivi per cui non leggo narrativa italiana moderna.
      Esatto: se voglio riflettere, mi leggo un saggio o un libro di filosofia (ma di autori del passato).

  7. Ferruccio
    giovedì, 10 Dicembre 2020 alle 16:06 Rispondi

    Non sono capace di scrivere cose di genere prefissate. Quando mi sono trovato obbligato a scrivere in contesti di quel tipo mi sono sempre lasciato condizionare dal mio ideale estetico narrativo e da ciò che magari inconsciamente voglio trasmettere. La presenza di elementi di “genere” mi serve soltanto per costruire una storia in termini metaforici o allegorici che abbia una forte associazione con la mia esperienza. L’esempio di ciò che dico è rintracciabile in diversi miei racconti che si trovano sul mio blog: “Anche gli alieni usano facebook” racconta della richiesta di amicizia di un alieno con l’io narratore, in realtà è una satira sull’uso sbagliato dei social network e “Donne e buoi dei paesi tuoi” racconta della partenza di un ragazzino per un viaggio interstellare, nella realtà è lo stato d’animo che avevo il primo giorno di collegio (perdonami lo spam)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 10 Dicembre 2020 alle 16:13 Rispondi

      Ho capito che intendi. Un po’ come Philip K. Dick, usava la fantascienza per trattare argomenti a lui cari.
      Hai scelto dei temi e poi ha inserito le storie nei generi più congeniali, ma solo per avere un “veicolo” in cui narrarle.

  8. Corrado S. Magro
    venerdì, 11 Dicembre 2020 alle 17:13 Rispondi

    Con qualche eccezione, non concedo molto attenzione al genere. Ciò che m’interessa è lo stile proprio all’autore. Ho la tendenza a sostituire al genere l’emozione. Se riesco a tenere viva l’emozione che mi ha spinto a scegliere di trattare con parole mie un evento, sarà il mosaico stilistico a gratificare o allonanare il lettore. In passato mi è stato detto che esprimo il meglio di me quando scrivo di eventi ambientati nei miei luoghi di origine pur essendone lontano da oltre mezzo secolo. Sarà anche vero ma non sono legati a un genere specifico e se hanno “generato” un impatto migliore lo devono all’emozione suscitata. Quando scelgo cosa leggere la prima valutazione è l’autore. Ma anche questa in certi casi si è rivelata fasulla in assenza di emozioni.

    • Daniele Imperi
      sabato, 12 Dicembre 2020 alle 8:44 Rispondi

      Lo stile per me è fondamentale. Scelgo di leggere in base all’autore se lo conosco, altrimenti scelgo in base al genere che voglio leggere o alla curiosità che mi ispira un libro.

  9. Ferruccio
    venerdì, 11 Dicembre 2020 alle 18:10 Rispondi

    Corrado, è lo stesso principio che muoveva la narrativa di Hemingway

    • Corrado S. Magro
      venerdì, 11 Dicembre 2020 alle 20:06 Rispondi

      Grazie del richiamo. Un astro, anche se “Il vecchio e il mare” decenni fa mi era riuscito a volte quasi pesante. Tutt’altra cosa “Per chi suona la campana”.

      • Daniele Imperi
        sabato, 12 Dicembre 2020 alle 8:47 Rispondi

        A me “Il vecchio e il mare” ha annoiato a morte, ma sono curioso di leggere “Per chi suona la campana” (forse perché vidi il film e m’era piaciuto).

        • Ferruccio
          sabato, 12 Dicembre 2020 alle 9:02 Rispondi

          Il vecchio e il mare, lo diceva anche Hemingway è pieno di trucchi. I 49 racconti sono il vero Hemingway e romanzi come Fiesta e Addio alle Armi. Per chi suona la campana è straordinario, ma rispetto agli altri due romanzi che ho citato in certi momenti sembra quasi un dramma teatrale per il tono dei dialoghi

  10. Grazia Gironella
    venerdì, 11 Dicembre 2020 alle 22:24 Rispondi

    Le mie storie sono sempre nate già inserite in un genere, ma non escludo che possa succedere diversamente. Ho notato che quasi tutto è possibile! Per il resto non ho mai pensato a tavolino: “voglio far riflettere il lettore”; è vero, però, che mentre scrivo esploro per forza dei temi, quindi può succedere che le mie storie facciano riflettere. E’ un processo naturale, non scelto. (Scusa per l’errore, sono recidiva. ;))

    • Daniele Imperi
      sabato, 12 Dicembre 2020 alle 8:46 Rispondi

      Se si esplorano dei temi, allora è possibile che ciò che scriviamo faccia riflettere qualche lettore.

  11. Barbara
    lunedì, 21 Dicembre 2020 alle 13:12 Rispondi

    Sei passato a leggere proprio “Quando la Postilla vale più del libro (per chi scrive)” in merito alla postilla di Notte buia, niente stelle, dove c’è quella frase? :D
    Come mai hai riportato “narrativa letteraria” invece di “prosa alta”? Hai un’edizione con una traduzione diversa?
    Mi piacciono molto le sue storie di persone ordinarie in circostanze straordinarie e, genere letterario a parte, cerco di scriverne anch’io. Ma il genere letterario non lo scegli per una storia, la storia appartiene a questo o quel genere di per sé, e se cerchi di cambiarle genere è un disastro su tutta la linea. Direi piuttosto che il genere letterario sceglie te e comincia con le letture. Lo stesso Stephen King scrive horror (ma non solo) perché quelle sono le storie che gli sono sempre piaciute.

    • Daniele Imperi
      lunedì, 21 Dicembre 2020 alle 13:17 Rispondi

      Non ho nessuna edizione di quel libro di King. Ho trovato per caso l’anteprima e mi ha colpito quella frase.
      Non puoi cambiare genere, infatti, sarebbe pazzesco: è come iniziare a costruire un’utilitaria e poi, a metà del lavoro, decidi per un’auto di Formula 1. Devi ricominciare da capo.
      Il genere letterario comincia con le letture, è vero, ma non credo mai alla favola “è stato il libro a scegliere me”.

    • Daniele Imperi
      lunedì, 21 Dicembre 2020 alle 13:23 Rispondi

      Ho controllato l’anteprima su Google books: il periodo è leggermente diverso da quello che ho riportato io, ma il mio rappresenta comunque una fedele traduzione. “Literay fiction” è narrativa letteraria, non prosa alta.

  12. Raffaella
    domenica, 17 Gennaio 2021 alle 14:22 Rispondi

    Io credo che ognuno di noi sia più o meno portato e ispirato a scrivere un determinato tipo di genere letterario, poi i grandi scrittori che hanno metodo ed esperienza possono sicuramente provare a cimentarsi in generi letterari diversi. Ma non sono assolutamente d’accordo sul fatto che si scrive ciò che piace leggere, perché magari, a qualcuno può piacere leggere i gialli ma non si è portati a scrivere intrecci narrativi di quel tipo. Credo piuttosto che sia vero il contrario: è difficile scrivere un genere letterario che non piace leggere.

    • Daniele Imperi
      lunedì, 18 Gennaio 2021 alle 12:29 Rispondi

      Certamente, non è detto che ti piaccia scrivere tutti i generi che ami leggere, ma di sicuro scrivi dei generi che leggi. Neanche io scriverei dei gialli, infatti, anche se ne ho letti.

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